Meeting Minutes

Meeting Minutes del 4 agosto 2020

” Nella vita non bisogna sottrarsi a nulla, ma “confrontarsi” con tutte le futilità e le difficoltà e le tristezze, cercare sempre un contatto pieno con la vita, con tutto quello che ne fa parte, pur riuscendo a farselo scivolare addosso, e a fuggire la presa delle piccole cose “
tty Hillesum


Non soltanto i deboli hanno bisogno dei forti , ma questi ultimi possono anche stare senza quelli. L’esclusione dei deboli è la morte della comunità.
D. Bonhoeffer
Si segnala che a 1 euro si può comprare un libro in pillole del martire edito dalla Claudiana, da portare in borsa in spiaggia. Curato dal prof. Fulvio Ferrario, valdese.





ANNE FRANK: “Per una come me, scrivere un diario fa un curioso effetto. Non soltanto perché non ho mai scritto, ma perché mi sembra che più tardi né io né altri potremo trovare interessanti gli sfoghi di una scolaretta di tredici anni. Però, a dire il vero, non è di questo che si tratta; a me piace scrivere e soprattutto aprire il mio cuore su ogni sorta di cose, a fondo e completamente.”


In memoria


In questa data nel 1892 (4 agosto) morì Ernestine Rose. (Nato il 13 gennaio 1810.)
#Suffragist#abolizionista#Freethinker avvocatessa per i diritti umani e la tolleranza universale. Riconosciuta come la migliore oratrice femminile dell’America del XIX secolo. Una grande forza intellettuale nel movimento delle donne della sua giornata. Ha suscitato polemiche e indignazione ovunque andasse. Nata a Piotrkow Trybunalski, Polonia. Morta a Brighton, Inghilterra. Seppellita nella corsia di #HighgateCemetery Swain, Londra, Inghilterra.
~ La serie dei cimiteri degli Heroes di Marginal Mennonite Society.



In questa data nel 1882 (4 agosto) morì Anna Murray Douglass. (Nata nel 1813, giorno esatto sconosciuto.
#Abolizionista Prima moglie di #FrederickDouglass La casa Douglass a #Rochester New York è stata un’importante fermata sulla #UndergroundRailroad. Nata a Denton, Maryland. Morta a Washington, D.C. Inizialmente sepolta nel cimitero di Graceland a Washington, dopo che Graceland ha chiuso nel 1894, i suoi resti sono stati spostati al cimitero di Mount Hope a Rochester.
~ La serie Eroi di Marginal Mennonite Society,


Buon compleanno, Evelyn Jane Sharp (agosto. 4, 1869 giugno 1955)!
#Suffragist#Pacifist#WarTaxResister#Antifascista#Romanzista#Giornalista Scrittrice  dei bambini. Attivista nell’ala militante del movimento femminile britannico. Attivista con la lega internazionale femminile per la pace e la libertà (WilpF). Arrestato nel 1911 per rompere le finestre degli uffici governativi. Editore del giornale ′′ Votes for Women Durante la prima guerra mondiale, Evelyn si è rifiutata di pagare le tasse sul reddito, per le quali è stata arrestata e confiscata la sua proprietà, Nata e morì a Londra, Inghilterra.
~ La serie Eroi di Marginal Mennonite Society.


Buon compleanno Esther Roper (agosto. 4, 1868 aprile 1938)!
#Suffragist#Pacifist#LaborOrganizer sostenitore degli obiettori di coscienza e delle loro famiglie. Avvocatessa per la riforma della prigione. Opponente della pena capitale. Nel 1896 Esther incontrò la poeta irlandese Eva Gore-Booth. Le due donne sono diventate compagne nel lavoro e nella vita. Insieme organizzavano vendute di fiori femminili, artisti circo, barmaid e pozzi di carbone. Nel 1900 fondarono una pubblicazione trimestrale chiamata ′′ Women’s Labour News.” Nel 1913 si trasferirono a Londra, dove incontrarono lo scrittore transgender Thomas Baty (che si chiamò Irene Clyde). I tre attivisti hanno pubblicato una rivista chiamata ′′ Urania ′′ in cui sostengono una società senza gender. Nato nel Cheshire, Inghilterra. Morta ad Hampstead, Londra, Inghilterra. Seppellita a St. Giovanni all’Hampstead Churchyard, accanto a Eva, che era morta 12 anni prima.
~ La serie Eroi di Marginal Mennonite Society.


Poesia

Please guide

Our hearts and mind

So we are more loving

And more kind

David Herr Guida per favore

I nostri cuori e la nostra mente

Quindi siamo più amorevoli

E più gentile

Davide Herr  

Preghiera

Atti apocrifi

Martirio del santo apostolo Pietro
9 (38) – 10 (39)

A Cristo, dio dell’universo

Quando lo sospesero nel modo che aveva chiesto, cominciò a dire (…)
10 (39) Poiché tu mi hai fatto conoscere e rivelato queste cose, Parola, che poco fa ho chiamato legno di vita, ti rendo grazie non queste labbra inchiodate, non con la bocca che profferisce verità e menzogna, non con questa parola che procede per artificio di una natura materiale. Ma rendo grazie a te , o re, con la voce
che viene concepita nel silenzio,
che non si percepisce manifestatamente,
che non procede per tramite di organi corporei,
che non arriva a orecchio carnale,
che non viene ascoltata da sostanza corruttibile,
che non è nel mondo e non risuona sulla terra,
che non è scritta nei libri,
che non è di uno senza essere di un altro,
ma con questa voce ti rendo grazie, Gesù Cristo, col silenzio della voce, con la quale lo spirito che è in me ti ama, ti parla, ti vede: solo lo spirito di comprende.
Tu mi sei padre, mi sei madre, mi sei fratello, amico, servo, intendente.
Tu sei il tutto, e il tutto è in te.
Tu sei l’essere, e non c’è altro che è, eccetto tu solo.
Perciò anche voi, fratelli, rifugiandovi in lui e apprendendo che solo in lui è il vostro essere, otterrete tutto ciò che egli vi promette, ciò che occhio non ha visto, orecchio non ha udito e non è salito al cuore dell’uomo (1 Cor 2,9).
Dunque ti preghiamo per ciò che ci hai promesso di dare, Gesù immacolato, ti lodiamo, ti rendiamo grazie, ti confessiamo, glorificandoti noi, deboli uomini, perché perché tu sei dio e non altri; a te sia gloria ora e per tutti i secoli dei secoli. Così sia.

Snowden sotto processo in Virginia

03.08.2020 – Alessandro Bonafede

Snowden sotto processo in Virginia
(Foto di Osservatorio Globalizzazione)

«Mi chiamo Edward Joseph Snowden. Un tempo lavoravo per il governo, ora lavoro per le persone. Mi ci sono voluti quasi trent’anni per capire che c’era una differenza tra le due cose e, quando è successo, ho iniziato ad avere qualche problema sul lavoro. E così adesso passo il tempo cercando di proteggere la gente dalla persona che ero una volta – una spia della CIA e della National Security Agency. Se state leggendo questo libro è perché ho fatto qualcosa di molto pericoloso, per uno nella mia posizione: ho deciso di dire la verità».

Dal 2013, dalle pagine del “Guardian” e da “errore di Sistema” l’autobiografia di Edward Snowden il mondo ha appreso e aperto gli occhi: un insider che rispondeva al nome di Edward Snowden spiegava intervista dopo intervista in che modo e perché CIA e National Security Agency ci stavano spiando tutti raccogliendo informazioni sensibili da ogni telefonata, messaggio o e-mail.

In questa autobiografia (Errore di Sistema) edita da Longanesi, l’autore, oggi rifugiato in Russia, ripercorre la sua storia figlia di un’era digitale globale in cui grazie alla tecnologia siamo sempre più interconnessi e per colpa della tecnologia sempre più controllabili.

Solo allora il mondo capì di essere illegalmente sorvegliato col fine, tra gli altri, di essere manipolabili e ricattabili. Il Datagate assestò un colpo molto duro all’idea di democrazia e segnò l’apice della consapevolezza pubblica sul potere dei dati e sul potere delle agenzie internazionali di servizi segreti.

Recentemente gli Stati Uniti si sono accaniti contro Edward Snowden e la procura della Virginia ha intentato una causa civile contro l’ex funzionario della National Security Agency. Il suo nuovo libro, (Errore di Sistema) violerebbe gli accordi di non divulgazione di informazioni classificate come sensibili da Cia e National Agency

Il Dipartimento di Giustizia degli USA ha affermato che Snowden ha divulgato il libro senza sottoporlo alla revisione delle agenzie di intelligence di cui era stato dipendente, violando quindi gli obblighi di riservatezza che aveva firmato. Snowden è anche indagato per aver rilasciato interviste pubbliche su temi legati al su lavoro nelle agenzie di intelligence. È stato denunciato anche l’editore.

La causa appartiene a un filone separato dalle accuse questa volta non civili ma penali contestate a Snowden. I capi di accusa sono: violazione dell’espionage act per le sue rivelazioni sul Datagate. L’azione giudiziaria è stata annunciata nello stesso giorno in cui è uscito il libro. Snowden è accusato di aver violato l’obbligo di riservatezza imposto dal suo contratto con la National Security Agency.

In una nota il dipartimento di Giustizia USA afferma di voler “impedire o limitare la pubblicazione o la distruzione del libro, recuperare tutti i proventi guadagnati da Snowden in ragione del fatto che non ha sottoposto il libro a revisione preventiva in violazione dei suoi obblighi contrattuali”.

“Le informazioni d’intelligence dovrebbero proteggere la nostra nazione, non portare a profitti personali” ha dichiarato G. Zachary Terwilliger, procuratore federale del distretto della Virginia.

Rifugiato in Russia, Snowden è accusato di spionaggio negli Stati Uniti. L’ex contractor della Nsa ha da poco chiesto il diritto d’asilo alla Francia. In un’intervista rilasciata alla radio France inter ha dichiarato: “Ho chiesto l’asilo in Francia nel 2013 sotto François Hollande. Mi farebbe piacere che Emmanuel Macron mi accordasse lo stesso diritto ora”.

Meeting Minutes

Meeting minutes del 3 agosto 2020

“E quasi a ogni battito del mio cuore, cresce la mia certezza: tu non puoi aiutarci, ma tocca a noi aiutare te, difendere fino all’ultimo la tua casa in noi. Mio Dio, cercherò di aiutarti affinché tu non venga distrutto dentro di me, ma a priori non posso promettere nulla. Una cosa, però, diventa sempre più evidente per me, e cioè che tu non puoi aiutare noi, ma che siamo noi a dover aiutare te, e in questo modo aiutare noi stessi. L’unica cosa che possiamo salvare di questi tempi, e anche l’unica cosa che veramente conti, è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio. E forse possiamo anche contribuire a disseppellirti dai cuori devastati di altri uomini”
Etty Hillesum

Una chiesa della fede, che non sia di più Chiesa dell’amore puro e universale, non serve a nulla
Dietrich Bonhoeffer

Note di lettura:

Senza una lettura attenta dei libri 17-20 delle Antichità Giudaiche è veramente difficile comprendere i Vangeli. Si possono leggere nella splendida traduzione di uno dei massimi cristianisti, Manlio Simonetti, nei meridiani Mondadori (Storia dei giudei da Alessandro Magno a Nerone,2002).

Il loro studio approfondito sarebbe utile a chi si limita a fare analisi interne dei vangeli (e che al massimo cita piccoli brani isolati di Giuseppe).

Mauro Pesce, biblista bolognese che scrive anche su Facebook

Ieri nessuno ne ha parlato, tranne “Un ponte per Anna Frank”: noi, contrariamente alla maggioranza degli italiani o borghesi,  siamo interessati alla loro Memoria. Altro che ruspe di oggi….

2 AGOSTO: GIORNATA DEL RICORDO DELL’OLOCAUSTO DI ROM E SINTI! (La tragica notte del Porrajmos)
La Giornata del ricordo dell’Olocausto di Rom e Sinti avviene il 2 agosto.
La data è stata scelta perché nella notte fra 2 e 3 agosto 1944, numerosi Rom, soprattutto donne, bambini e anziani, furono uccisi nel “Lager delle famiglie zingare” (Zigeunerfamilienlager) nel campo di sterminio di Auschwitz. Il numero totale di persone uccise nel genocidio è stimato fra le 220.000 e le 500.000. Alcuni Paesi hanno scelto di commemorare il genocidio in date diverse.

Per NON dimenticare.

– –
Piero Terracina ricorda perfettamente la notte in cui rom e sinti scomparvero da Birkenau: “Io non avevo ancora 16 anni ed arrivai a Birkenau; quello era un Vernichtunglager (campo di sterminio) dove non è che si poteva morire, si doveva morire. Erano tutti settori separati che si distinguevano per una lettera che era stata loro associata e dall’altro lato del nostro filo spinato c’era il settore che era conosciuto come lo Zigeunerlager ovvero il campo degli zingari[…]. In quel campo c’erano tantissimi bambini, molti di quei bambini certamente erano nati in quel recinto […]. La notte del 2 agosto 1944, ero rinchiuso ed era notte e la notte nel lager c’era il coprifuoco, però ho sentito tutto. In piena notte sentimmo urlare in tedesco e l’abbaiare dei cani, dettero l’ordine di aprire le baracche del campo degli zingari, da lì grida, pianti e qualche colpo di arma da fuoco. All’improvviso, dopo più di due ore, solo silenzio e dalle nostre finestre, poco dopo, il bagliore delle fiamme altissime del crematorio. La mattina, il primo pensiero fu quello di volgere lo sguardo verso lo Zigeunerlager che era completamente vuoto, c’era solo silenzio e le finestre delle baracche che sbattevano”.

Porrajmos non è un termine molto noto, anche tra coloro che sono più attenti al dovere della memoria. È il termine – traducibile come “grande divoramento” – con cui Rom e Sinti indicano lo sterminio del loro popolo sotto il nazismo.

In Italia le leggi razziali del 1938 colpirono anche la comunità zingara. I rom internati furono circa 25.000. L’internamento dei rom e sinti in Italia obbedisce agli ordini emanati l’11 settembre 1940 dal capo della polizia Arturo Bocchini.

L’Italia fascista è stata un ingranaggio del sistema di persecuzione e deportazione di rom e sinti e quindi del Porrajmos. Questo attraverso alcune fasi specifiche con un intervento sempre più radicalizzato: l’allontanamento ed il rimpatrio dei cosiddetti “zingari” (anche quelli di cittadinanza italiana), la pulizia etnica nelle zone di frontiera rispetto alla presenza di soggetti rom e sinti (con il confino obbligatorio in Sardegna), l’arresto e l’invio in “campi di concentramento riservati a zingari” sorti sul territorio italiano ad esempio ad Agnone (Molise).

Dal 1933, data dell’ascesa al potere del nazismo, il regime tedesco sviluppa una politica repressiva contro gli zingari in tre direzioni ascendenti: 1933–1937, si intensificano le misure vessatorie e di controllo; 1937–1940, si sviluppano rigorosi controlli contro la delinquenza, il vagabondaggio e l’asocialità; infine, 1940–1943, si estendono le leggi razziali anche verso gli zingari.

Il 16 dicembre 1942 Himmler firma l’ordine di internare gli zingari ad Auschwitz, insieme alle prostitute avranno sul petto un triangolo nero e una Z cucita sul vestito.
L’ordine di Himmler era stato anticipato da una lunga serie di atti persecutori e violenti. La “questione zingara”, infatti, aveva impegnato i nazisti sin dai primi anni di regime e la sua “risoluzione” fu peraltro facilitata dalla preesistenza di istituzioni, iscritte nella secolare storia di discriminazione europea di questo popolo, quali il Servizio informazioni sugli zingari, fondato a Monaco nel 1899, ma presto trasformato in Ufficio centrale per la lotta alla piaga zingara, con sede a Berlino, che si occupò della individuazione di tutti gli appartenenti alla razza zigana. Se, infatti, fino ad allora gli zigani erano stati considerati un problema di ordine securitario da affidare alle autorità di polizia, per i nazionalsocialisti divennero immediatamente un problema di ordine razziale.

Tra i più zelanti a occuparsene vi furono lo psichiatra Robert Ritter, a capo prima dell’Unità di ricerca per l’igiene razziale e biologia demografica e poi dell’Istituto di Biologia criminale, e la sua assistente Eva Justin, che fornirono i presupposti “scientifici” alla successiva legislazione: gli zingari provenivano sì dal ceppo indoeuropeo ariano, ma nel corso delle lunghe peregrinazioni avevano perso la loro purezza, e costituivano quindi ormai “un miscuglio pericoloso di razze deteriorate”, portatrici addirittura del gene Wandertrieb, “la voglia di girovagare”, un istinto amorale al nomadismo.

Schedatura – anzi, “censimento” nel linguaggio nazista –, studio genetico per definire il livello di purezza o ibridazione di ciascun individuo, sterilizzazione forzata della popolazione dai 12 anni in su, incarcerazione, trasferimento in sezioni speciali dei ghetti per gli Ebrei o in campi di lavoro e aree dedicate – in condizioni però insostenibili per la sopravvivenza dei più –, annullamento dei diritti personali e poi, con il procedere dell’avanzata nazista in Europa, stragi in loco immediate per contrastare le fughe, fino al comando definitivo del trasferimento di tutti gli zingari ad Auschwitz, inequivocabile segno del disegno genocida.

Il primo convoglio raggiunse il lager il 26 febbraio 1943; marchiati con la stella nera degli “asociali” – ciò che ha permesso per molto tempo di considerare la loro deportazione una questione, ancora, di ordine pubblico –, furono segregati nel cosiddetto Zigeunerlager, senza passare per la selezione in entrata, senza essere separati dalle loro famiglie, né costretti poi al lavoro forzato, ma lasciati morire per inedia, freddo e malattie. Probabilmente proprio perché considerati “razza degradata”, inoltre, continuarono a essere preferiti come cavie negli esperimenti medici compiuti da Mengele e dal suo staff.

La notte del 2 agosto 1944, un delirante comunicato di Hitler ordina l’immediata eliminazione dei 2897 zingari, tra cui donne, anziani e bambini. (Fonte Ass.ne I figli della Shoah)


Di ieri anche:

In questa data nel 1972 (2 agosto) morì Paul Goodman. (Nato il 9 settembre 1911.) #pacifista#Anarchico#Psicoterapeuta. Romanziere. Poeta. Attivista antiguerra. Resistente  fiscale della guerra. Amante della città. Co-fondatore della terapia #Gestalt. Aperto bisessuale. Autore di ′′ Crescere Assurdo ′′ (1960) e ′′ Mis-Educazione obbligatoria ′′ (1964), tra tante altre opere. Nato a Greenwich Village, New York City. Morto a North Stratford, New Hampshire. Seppellito nel cimitero dello Stratford Center.
~ La serie dei cimiteri degli Heroes di Marginal Mennonite Society.

Una preghiera per i popoli nomadi

 in Italia, che non usiamo mai per non cadere in un rito di chiesa, e propro per questo la leggiamo insieme solo oggi.

“Padre nostro che sei nei cieli: sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come è in cielo così in terra; dacci oggi il nostro pane quotidiano, perdona i nostri peccati come noi li perdoniamo a quelli che ci hanno offeso; non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male, poiché a te appartengono il regno, la potenza e la gloria, nei secoli dei secoli. Amen!”

In fiamme la riserva di Monte Cofano nel trapanese

02.08.2020 – Calogero Muscarella – Redazione Italia

In fiamme la riserva di Monte Cofano nel trapanese
(Foto di Pressenza)

Sicilia, terra di false emergenze, scontate profezie e ignota bellezza (per tacer del Geotrogus)

7 maggio 2020

Accadrà quest’estate in Sicilia una grande emergenza. Le fiamme schiariranno la notte, nuvole di fumo oscureranno i cieli, campi e boschi saranno arsi dal fuoco. Animali e piante saranno spazzate vie in un gigantesco rogo. Rimarrà solo cenere e lunghe distese di terra bruciata laddove prima regnava la bellezza. Non so dove né il giorno ma accadrà. E allora l’indignazione serpeggerà di bocca in bocca, di post in post, di foto in foto. I social network tutti saranno semi di indignazione. Dai pulpiti i politici urleranno allo scempio minacciando vendetta e rimedio. Una grande sommossa popolare al culmine della quale non cambierà un cazzo, come sempre accade in Sicilia.

(inciso) La storia di un coleottero

Nell’autunno del 2014 il medico palermitano Ignazio Sparacio, grande esperto di coleotteri siciliani, fece una breve escursione sulla sella che precede la lunga salita che porta alla sommità di Monte Cofano. Si tratta di un ameno anfratto di natura posto nella costa settentrionale del trapanese fra la ben nota Erice e i monti che circondano San Vito Lo Capo, un angolo di paradiso con un piccolo laghetto naturale circondato da palme nane su cui placidamente pascolano numerose vacche. In una delle vasche usate per abbeverare il bestiame l’entomologo trovò annegati alcuni scarabeidi del gruppo dei Geotrogus, coleotteri di circa 2 cm color nocciola che si nutrono di radici e la cui biologia è poco nota.

Lì osservò con attenzione sotto il microscopio e, con grande sorpresa, scoprì che appartenevano a una specie nuova, non ancora descritta che dedicò al suo amico Michele Bellavista e pubblicò su una rivista scientifica. Ricordo ancora con quale emozione ne mostrò al sottoscritto gli esemplari raccontando della sua scoperta con la stessa passione con cui si narrano le ultime imprese del figlio. Il Geotrogus michaelis che si sappia è noto esclusivamente per l’area in cui è stato ritrovato, quei pochi ettari di pascolo e gariga nel cuore della Riserva naturale di Monte Cofano. Di questa specie non si sa praticamente nulla se non il nome. Sconosciuta è la sua vita, sconosciuta finanche la femmina (tutti gli esemplari ritrovati sono maschi).

L’uomo è tale perché ha sete di conoscenza, parafrasando le parole del Sommo Poeta messe nella bocca di Ulisse ed è questa sete spinge i naturalisti a esplorare il territorio, sorprendersi per una meraviglia quando per i più è solo un banale mollusco, una semplice piantina se non un inutile “scarafaggio”. ma anche loro, dal più piccolo dei coleotteri alla più vistosa delle orchidee, sono “bellezza”, piccoli frammenti di quell’enorme puzzle che è la Biodiversità è che in Sicilia, in luoghi come monte Cofano, raggiunge dei picchi impressionanti. Bellezza più nobile, se vogliamo, di quella ascosa nei Musei o che svetta in una piazza. Perché una specie per essere tale è stata scolpita da centinaia di migliaia se non milioni di anni di evoluzione. Il Geotrogus michaelis presumibilmente già esisteva quando la specie umana fece i primi vagiti, quando le sue navi raggiunsero tutte le coste della Terra, quando costruì aerei per dominare i cieli satelliti lo spazio. Quando nel 1600 Caravaggio dipingeva a Palermo la natività il Geotrogus era già a Monte Cofano da Millenni. E con lui altre specie la cui distribuzione è limitata ai pochi ettari di questo promontorio come la bellissima Erica sicula, l’elegante Limonium cophanense, il minuto Phagnalon metlesicsii

La banalità dell’emergenza

29 luglio 2020

“In fiamme la riserva di Monte Cofano”

Sono forse un veggente, un sensitivo, un cartomante? No. È la storia di ogni anno, di ogni estate, di ogni volta che la canicola inonda la Sicilia. L’”emergenza incendi” è di una banalità sconcertante, il titolo più scontato di agosto.

Che siano le Madonie o i Nebrodi, gli Iblei o i Peloritani la solfa è sempre la stessa, bruciano come una sigaretta appena appicciata. Eppure non sono fatti di carta né solcati da ruscelli di benzina. Tutto quello che a questo punto potrei aggiungere saranno le solite tristi parole di un siciliano amante della natura incazzato e impotente.

Non so né mai si saprà chi sia stato il responsabile né il motivo (pastori che ripuliscono il terreno per preparalo ai nuovi pascoli? Forestali stagionali che appiccano il fuoco così da giustificare la loro esistenza e costringere l’ente pubblico a rinnovare il contratto?) chi ci guadagna dagli incendi (quanto costano i canadair e chi ne intasca i soldi?), se ci sono responsabilità politiche (quanto è grande il bacino elettorale dei Forestali stagionali?) o amministrative (chi controlla il territorio? Perché non si riesce a intervenire in tempo?) quello che so è che un pugno di specie sono forse scomparse. Per sempre. Estinte insomma. Ma forse la vita è più forte di un incendio, forse in qualche angolo risparmiato dalle fiamme hanno trovato rifugio. Forse. Ma non esiste cosa più disarmante e triste di un funerale senza estremo saluto.

Delle fiamme di Notre Dame si parlerà nei secoli, chi si ricorderà mai del piccolo Geotrogus michaleis di cui nessuno saprà mai com’era fatta la femmina?

Meeting Minutes domenicale

Meeting Minutes domenicale

La diffusione mondiale del Coronavirus ancora oggi ci fa comprendere di nuovo la vulnerabilità della vita umana e può rappresentare un momento per un nuovo impegno a pregare e a servire amorevolmente il prossimo.
Buona domenica

1 AGOSTO 1944 – L’ULTIMO SCRITTO DI ANNE FRANK!

Cara Kitty,
“una contraddizione ambulante” è l’ultima frase della mia lettera precedente e la prima di questa odierna. “Contraddizione”, sai spiegarmi esattamente che cos’è? Come tante parole, anche questa ha due significati: contraddizione dal di fuori e dal di dentro.
La prima vuol dire non accettare le opinioni degli altri, volerla sapere più lunga, avere l’ultima parola, insomma, sono tutte caratteristiche negative per le quali sono ben nota; per la seconda invece non sono famosa, è il mio segreto.
Ti ho già raccontato altre volte che la mia anima è come se fosse divisa in due parti. La prima alberga la mia allegria sfrenata, le continue prese in giro, la gioia di vivere e soprattutto il fatto di vedere il lato positivo in tutte le cose. Con questo voglio dire che non ci trovo niente di male in un flirt, in un bacio, un abbraccio, una battuta spinta. Questo lato di solito sta in agguato e caccia via l’altro che è molto più bello, puro e profondo. Non è vero che il lato buono di Anne non lo conosce nessuno e proprio per questo così pochi riescono a sopportarmi? Certo, sono un pagliaccio divertente per un pomeriggio, ma poi tutti ne hanno abbastanza di me per tutto un mese. ecco, sono proprio come uno di quei film romantici è per le persone serie, semplicemente un diversivo, svago per una volta, qualcosa da dimenticare presto, non tanto brutto, ma ancora meno bello. Mi fa uno strano effetto doverti raccontare questo, ma perché non dovrei farlo, visto che so che è la verità? Il lato più leggero e superficiale di me supererà sempre quello più profondo, quindi prevarrà sempre. Non puoi nemmeno immaginare quante volte ho già provato a spingere via, a nascondere questa Anne, che è solo la metà di tutto quello che si chiama Anne, ma non ci riesco e so anche perché.
Ho molta paura che tutti coloro che mi conoscono come sono sempre, debbano scoprire che ho anche un altro lato, un lato più bello e più buono. Ho paura che mi prendano in giro, che mi trovino ridicola, sentimentale, e non mi prendano sul serio. Sono abituata a non essere presa sul serio, ma soltanto la Anne “superficiale” ci è abituata e lo può sopportare, la Anne più “profonda” invece è troppo debole.

Le volte che riesco effettivamente a far venir fuori per un quarto d’ora la Anne buona, lei si ritrae come una mimosa appena deve parlare, cede la parola alla Anne n° 1 e, prima che me ne renda conto, sparisce.

In compagnia la Anne non si è mai fatta vedere, neppure una volta, mentre quando sono sola è lei a prevalere. So benissimo come vorrei essere e come sono… di dentro, ma purtroppo sono così esclusivamente per me stessa. E questo forse, no, sicuramente, è il motivo per cui dico di avere una natura interiore allegra, mentre gli altri trovano che io sia allegra esteriormente. Dentro la Anne pulita mi indica la via, fuori non sono altro che una capretta scatenata che cerca di liberarsi. Come dicevo, avverto tutto in modo diverso da come lo esprimo, per questo sono stata definita cacciatrice di uomini, civetta, sapientona e lettrice di romanzetti.

L’Anne allegra ride, risponde in modo insolente, si scrolla le spalle con indifferenza, si comporta come se non gliene importasse niente, e invece la Anne silenziosa reagisce in modo opposto. Per essere del tutto sincera voglio confessarti che mi dispiace, che faccio sforzi indicibili per cambiare, ma che mi trovo a combattere contro eserciti sempre più forti.

Tra me sospiro: – Guarda che cosa ne è di te: brutte opinioni, espressioni sarcastiche e costernate, persone che ti trovano antipatica, e questo solo perché non ascolti i buoni consigli della tua metà buona. Oh, vorrei tanto ascoltarli, ma non riesco. Se sono silenziosa e seria tutti pensano che sia uno scherzo e devo salvarmi con una battuta di spirito, per poi non parlare dei miei familiari che pensano che io stia male, mi fanno inghiottire pastiglie per il mal di testa e calmanti, mi toccano il collo e la fronte per sentire se non ho la febbre, s’informano se sono andata di corpo e criticano il mio cattivo umore. Non sopporto, quando si occupano tanto di me, allora sì che divento prima sfacciata, poi triste e alla fine torno a rovesciare il cuore, giro in fuori la parte brutta e in dentro la buona e cerco un modo per diventare come vorrei tanto essere e come potrei essere se… nel mondo non ci fosse nessun altro.
Tua Anne M. Frank

In una comunità cristiana è impotantissimo  che ogni individuo sia un membro indispensabile di una catena

Dietrich Bonhoeffer

Buon compleanno

Buon 91° compleanno, Mary Lou (Rich) Goertzen (nata agosto. 2, 1929)! #Mennonite ha cambiato #Quaker#Pacifist. Artista. Attivista della pace. Semplice sostenitore dello stile di vita. Nato a Newton, Kansas. Laureata al Bethel College. Sposò Ernie Goertzen nel 1951. Nel 1965, Mary Lou ed Ernie si trasferirono a Berkeley, in California, dove divennero parte della scena della controcultura. Si sono anche uniti al Berkeley Friends Meeting Nel 1975 si sono trasferiti in una vecchia scuola a Deadwood, Oregon, dove Mary Lou vive fino ad oggi. Ernie e Mary Lou sono i soggetti di un documentario dal titolo ′′ Kind, True and Necessary ′′ (2006), prodotto da James Knight.
~ La serie Eroi di Marginal Mennonite Society.

 Poesia

Where do I hear

God speak

By the shores

Of a gentle creek

David Herr

Dove sento

Dio parla

Vicino alle coste

Di un dolce torrente

Davide Herr

Il nuovo paradigma: il rischio nucleare

01.08.2020 – Alessandro Pascolini

Il nuovo paradigma: il rischio nucleare
(Foto di Pexels)

È ormai chiaro che l’obiettivo dell’eliminazione delle armi nucleari si è allontanato dall’orizzonte e appare oggi un’utopica speranza (da mantenere sempre viva!): a parte affermazioni di principio e continui, rinnovati auspici, delle varie proposte per un approccio operativo al disarmo nucleare presentate nel corso degli anni rimane ora solo l’“iniziativa di Stoccolma” stepping stones approach (“pietre per guadare”), che coinvolge 16 paesi guidati da Germania e Svezia ma non ha trovato considerazione da alcuna delle potenze nucleari.

Anche la stagione del controllo degli armamenti nucleari, con la difesa e il rafforzamento dei trattati esistenti, la ricerca di nuovi accordi che costringano a ulteriori riduzioni delle armi e cancellazione di programmi destabilizzanti, e per la prevenzione di nuove corse agli armamenti risulta un “paradigma” di fatto superato, data l’indisponibilità cinese a negoziati sulle forze nucleari, la resistenza di paesi non nucleari e nucleari a vincoli rafforzati per il regime anti-proliferazione e la volontà di Russia e Stati Uniti di garantirsi una piena libertà nelle proprie politiche nucleari.

Conseguentemente, obiettivi meno ambiziosi ma più urgenti diventano di primaria importanza: i lavori più recenti degli studiosi dei problemi delle armi nucleari riguardano l’analisi del rischio dell’impiego, volontario o accidentale, di un’arma nucleare, con l’obiettivo di trovare vie per la sua riduzione. Il “rischio nucleare” sembra diventato appunto il nuovo “paradigma” su cui impegnarsi. A sostegno dell’importanza di queste ricerche è l’opinione diffusa fra gli studiosi che il rischio nucleare si sia andato acutizzando negli ultimi anni fino a raggiungere un livello analogo a quello esistente nei momenti più tesi della guerra fredda.

Naturalmente questo confronto non può essere quantificato, non esistendo una misura per questo rischio, e, d’altra parte, le situazioni attuali sono sostanzialmente differenti rispetto agli anni ‘80. Un aiuto a comprendere gli attuali aspetti del pericolo nucleare sono importanti studi recenti dell’istituto di ricerca per il disarmo delle Nazioni unite (UNIDIR), dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), alcuni lavori specifici per il contesto europeo di The British American Security Information Council (BASIC), gli atti di un convegno sul tema promosso dal Center for Global Security Research di Livermore e un volume di Daedalus dedicato a Meeting the Challenges of a New Nuclear Age.

Se il passaggio dalla ricerca per il disarmo nucleare a quella per la riduzione del rischio di esplosioni nucleari appare una grave e rassegnata rinuncia, dovuta alla tragica realtà delle attuali relazioni internazionali, c’è già chi ritiene che ormai anche questa battaglia sia persa e ci si debba piuttosto preoccupare degli effetti di una guerra nucleare globale e occorra impegnarsi a fare in modo da ridurre le prospettive di un inverno nucleare con i conseguenti danni ambientali e climatici al pianeta; simulazioni con modelli atmosferici avanzati degli effetti climatici di un conflitto nucleare fra Russia e USA con le armi attualmente disponibili secondo il trattato New START presentano prospettive mostruose, con tutto l’emisfero nord per lunghi anni a temperature costantemente sotto zero, anche nei mesi estivi.

Secondo questo paradigma di estremo pessimismo si dovrebbe individuare il numero massimo di armi nucleari e il limite della loro potenza che impedirebbe l’inverno nucleare anche se impegnate in una guerra.

La nuova era del rischio

La differenza fondamentale del presente confronto nucleare rispetto alla guerra fredda sta nel superamento dell’ordine bilaterale USA–URSS, sostanzialmente simmetrico per quanto riguardava le strategie, le capacità di attacco e di reazione, la percezione del rischio e l’accettazione di forme di mitigazione del rischio stesso sia con misure informali che accordi legali. A livello globale, la Cina gioca ora un ruolo di co-protagonista accanto a Russia e Stati Uniti, e il confronto nucleare trilaterale presenta relazioni più complesse fra i protagonisti e complica i loro piani e le possibili strategie, generando nuove forme di rischio nucleare.

La diffidenza fra le potenze nucleari, che sta da alcuni anni caratterizzando le loro relazioni, si è ulteriormente accresciuta durante la presente pandemia, non solo per le accuse reciproche sulla responsabilità della pandemia stessa, ma anche perché sono venuti meno tutti i contatti diretti fra le varie sub-comunità internazionali che rendono i rapporti transnazionali fruttuosi a diminuire differenze di vedute e a creare uno spirito di collaborazione su problemi specifici; in particolare sono saltati le conferenze internazionali delle varie comunità scientifiche e la stessa attività di ricerca in laboratori internazionali, gli incontri diretti dei diplomatici, dei militari e degli operatori economici nella varie sedi istituzionali, ma anche le attività artistiche, culturali e sportive e il turismo che pongono in contatto diretto le diverse popolazioni.

Ma è cambiata sostanzialmente anche la “geografia” del rischio nucleare: mentre prima il confronto si riduceva al contesto euro-atlantico, sono ora emersi anche altri distinti subsistemi, tutti tipicamente trilaterali e fortemente asimmetrici, con caratteristiche e problematiche specifiche. Sono appunto le asimmetrie presenti a rendere inadeguate le soluzioni messe a punto durante la guerra fredda e ad aggravare conseguentemente il rischio nei vari contesti.

A livello regionale, anche nell’Asia meridionale il grave confronto India–Pakistan deve venir riconsiderato tenendo conto del ruolo della Cina nello scacchiere, delle sue questioni aperte con l’India, in particolare le dispute territoriali sull’Himalaya, e le sue strette relazioni col Pakistan. L’acquisizione da parte indiana di missili in grado di colpire importanti obiettivi cinesi aumenta il rischio nucleare nella regione, come pure le nuove armi pakistane per il diretto impiego in battaglia.

Nell’Asia nord-orientale, le relazioni ostili della Corea del Nord con gli USA e i suoi alleati coinvolgono anche gli interessi russi e cinesi in un sistema nucleare quadrilaterale, con rapporti bilaterali estremamente differenti fra i protagonisti e con obiettivi contrastanti, che rendono difficilissima la gestione della presente crisi. Cruciale è il confronto sino-americano sul controllo del Mar cinese meridionale; a metà luglio due squadre navali americane (delle portaerei Nimitz e Reagan) con unità di paesi alleati vi hanno compiuto manovre congiunte, a rifiutare le pretese cinesi su tali acque, mentre è iniziato un “conflitto dei consolati” fra i due paesi, segnale di un’ostilità crescente a ogni livello.

Nel travagliato Medio oriente il rischio nucleare ha un duplice aspetto: da una parte la politica di “opacità nucleare” di Israele che genera incertezza sulla sua precisa strategia e incoraggia nei suoi avversari analisi da caso peggiore con conseguenti strategie militari, dall’altra la presenza attiva nell’area di paesi con armi nucleari a sostegno di gruppi contrapposti di attori locali, con la possibilità di scontri diretti: oltre a Russia e USA, in particolare in Siria, e i stretti rapporti fra Arabia Saudita e Pakistan, anche Francia e Inghilterra sono attive in vari paesi. Di fatto ci sono almeno 41 installazioni militari straniere nella regione, inclusa una base cinese a Gibuti.

Va osservato che se i vari sub-contesti presentano caratteristiche specifiche del rischio nucleare, essi sono comunque correlati fra di loro e sviluppi (negativi o positivi) si riverberano fra uno e l’altro e a livello globale.

Gli studi correnti hanno identificato in generale quattro modalità di rischio nucleare:

  • l’impiego dottrinale si riferisce al ricorso all’arma nucleare come indicato nelle politiche dichiarate esplicitamente, principalmente basate sulla ritorsione a fronte di vari tipi di comportamenti avversari; il rischio viene amplificato dalle ambiguità in tali politiche;
  • l’uso da escalation è collegato all’aggravamento di una tensione o conflitto in corso e all’

introduzione di armi nucleari in tempi di crisi;

  • l’uso non autorizzato si riferisce all’impiego senza l’autorizzazione del governo o da parte di attori non statali, o forze deviate;
  • l’uso accidentale può avvenire per un errore, un malfunzionamento tecnico o a causa della fallibilità umana.

Di conseguenza, gli approcci alla riduzione del rischio devono individuare le fonti e le

condizioni che determinano ciascuno di questi percorsi in modo da trovare forme per minimizzare il rischio complessivo.

Il rischio nucleare nel contesto euro-atlantico

Il contesto euro-atlantico è molto mutato negli ultimi trenta anni, caratterizzato ora dalla permanenza della guerra al suo interno, dal rafforzamento del ruolo delle armi nucleari per la difesa, dalla fine delle politiche di cooperazione con la Russia e la manipolazione del rischio attraverso gli strumenti di comunicazione di massa e social media.

Il contesto di rischio nella regione è al tempo stesso complesso e volatile: instabile a causa di importanti cambiamenti politici in corso e complesso per la diversa natura e i differenti interessi dei molteplici attori presenti, dall’Atlantico fino agli Urali a est, l’Oceano glaciale artico a nord, il Mediterraneo e la Turchia a sud, nonché per i vari livelli di competizione.

Accanto ai singoli stati giocano un ruolo importante, e non sempre coerente e coordinato, strutture multinazionali, come l’Unione Europea, la NATO e l’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva (CSTO) e l’Unione doganale euroasiatica guidate dalla Russia. Coesistono rapporti di confronto/deterrenza nucleare bi-laterali (Regno Unito–Russia, Francia–Russia, NATO–Russia), stati coperti dalla deterrenza estesa degli USA (25 membri della NATO), paesi che partecipano attivamente alla condivisione di armi nucleari (Belgio, Germania, Italia, Paesi Bassi e Turchia), paesi neutrali e stati che lottano per l’abolizione globale delle armi nucleari (come Austria e Irlanda).

Le percezioni del rischio nucleare degli attori sono asimmetriche a livelli strategici, regionali e sub-regionali, risultato di asimmetrie nelle capacità, errate percezioni riguardo alle reciproche dottrine nucleari e scarsa analisi del rischio, con particolari percezioni di insicurezza nel Caucaso, nella zona baltica (inclusa l’enclave russa di Kaliningrad) e nel contesto del Mar Nero.

L’attuale inasprimento del rischio strategico dipende da diversi fattori, fra di loro concatenati e rafforzati a vicenda; i principali sono:

– le tensioni internazionali e la reciproca diffidenza tra gli attori europei, in particolare gli stati con armi nucleari;

– le presenti dottrine nucleari basate su una “deterrenza” estesa dalla risposta ad attacchi nucleari a reazione a una varietà di ostilità, anche da parte di paesi privi di armi di distruzione di massa, non esclusi attacchi informatici;

– l’assetto nucleare russo e americano finalizzati entrambi di fatto al “controllo dell’escalation” (escalation dominance), ossia la capacità di mantenere la supremazia militare a tutti i livelli del confronto militare, da scontri convenzionali di varia intensità a scambi nucleari di differente potenza;

– l’ambiguità nella politica d’impiego di armi nucleari “tattiche” per operazioni sul campo di battaglia e di nuove armi di teatro continentale;

– l’ulteriore erosione dell’attuale regime di controllo degli armamenti nucleari, vanificato e incompatibile con una strategia basata su escalation dominance;

– aspetti particolari della presente modernizzazione/sviluppo qualitativo degli arsenali nucleari, compresi i sistemi nuovi ed esotici, dai vettori con capacità duali (convenzionali e nucleari) alle armi nucleari di limitata potenza, che abbassano la soglia dell’impiego nucleare, dai sistemi antimissile a testate in grado di raggiungere l’obiettivo con traiettorie non balistiche;

– nuove forme di vettori autonomi con testate che potrebbero compromettere e destabilizzare l’equilibrio strategico, o minarne la fiducia;

– potenziali forme di escalation esacerbate dalla comunanza di sistemi nucleari e convenzionali, in particolare per il comando e controllo;

– contatti ravvicinati e provocazioni reciproche, in particolare navali e aeree;

– forme di guerra non-convenzionale, inclusi attacchi cibernetici alle forze nucleari e azioni contro i satelliti dedicati al loro controllo.

Gli Stati Uniti e la Russia appaiono presi in una spirale crescente confronto che sta portando a una corsa agli armamenti nucleari e rende ogni crisi estremamente più esplosiva.

Se, come sembra, la riduzione del rischio nucleare è il massimo obiettivo che oggi possiamo ragionevolmente perseguire, è necessario esaminare in dettaglio le varie cause e cercare per ciascuna le azioni necessarie a ridurne gli effetti verso uno stato di stabilità a rischio minimo.

Chiaramente, i problemi sono squisitamente di natura politica e possono venir attenuati solo con un cambiamento di atteggiamento fra la Russia e le controparti europee e gli Stati Uniti, basato sulla ripresa del dialogo a tutti i livelli senza precondizioni di sorta, la comprensione delle reciproche percezioni di insicurezza e il riconoscimento del comune rischio nucleare, la sospensione degli sviluppi militari più destabilizzanti. Data l’attuale politica americana di chiusura al dialogo, i singoli paesi europei e la Comunità europea dovrebbero essere protagonisti in quest’opera di alleviamento dell’ostilità e della diffidenza con la Russia.

Compito di tutti coloro che sentino la gravità del rischio nucleare è quindi di fare le necessarie pressioni sui propri governanti per una nuova fase di distensione in Europa e la costruzione di una comune sicurezza.

Riferimenti

– Joshua Coupe, Charles G. Bardeen, Alan Robock, and Owen B. Toon, 2019, Nuclear Winter Responses to Nuclear War Between the United States and Russia in the Whole Atmosphere Community Climate Model Version 4 and the Goddard Institute for Space Studies Model E, Journal of Geophysical Research: Atmospheres 124 (15), 8522-43.

– Maxwell Downman and Marion Messmer, April 2019, Re-emerging Nuclear Risks in Europe Mistrust, ambiguity, escalation and arms-racing between NATO and Russia, The British American Security Information Council (BASIC), London.

– Tytti Erästö and Petr Topychkanov (2020), Towards greater nuclear restraint: raising the threshold for nuclear weapon useSIPRI Insights on Peace and Security, No. 2020/6 May 2020, SIPRI, Stockholm.

– Ugne Komzaite, Anna Peczeli, Benjamin Silverstein, and Skyler Stokes, 2020, Nuclear Risk Reduction in an Era of Major Power Rivalry, Workshop Summary, February 19-20, 2020, Center for Global Security Research, Livermore, CA.- Robert Legvold and Christopher F. Chyba (ed) 2020, Meeting the Challenges of a New Nuclear Age, Daedalus 149 (2).

– Marion Messmer, June 2020, Strategic Risk Reduction in the European Context, Risk Assessment and Policy Recommendations, The British American Security Information Council (BASIC), London.

– Rishi Paul, February 2020, Advancing Strategic Risk Reduction in Europe Perspectives from Paris, The British American Security Information Council (BASIC), London.

– George Perkovich, Toward Accountable Nuclear Deterrents: How Much is Too Much?, Carnegie Endowment for International Peace, Washington, DC.

– Wilfred Wan (ed), 2020, Nuclear Risk Reduction: Closing Pathways to Use, UNIDIR, Geneva.

Ultima parte delle letture estive sui quaccheri

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negli anni settanta a sostegno dei regimi totalitari comunisti.55 Perduta la profonda fede cristiana di un tempo, al punto che alcuni quaccheri oggi si dichiarano atei, buddisti o New Age,56 molti gruppi di Amici si dedicano soprattutto all’attivismo politico da

posizioni ultra-progressiste su temi come i cambiamenti climatici, l’eguaglianza di genere, la giustizia sociale o l’immigrazione. Sono lontani i tempi in cui i quaccheri erano una confessione religiosa in rapida crescita: oggi la Società degli Amici conta 210.000 membri in tutto il mondo, la metà dei quali negli Stati Uniti, 50 mila nell’Africa orientale e soltanto 17.000 nella loro nazione d’origine, l’Inghilterra.57

I quaccheri di oggi hanno perso ogni rilevanza perché si sono appiattiti sulle ideologie politiche alla moda, e hanno così frainteso o dimenticato l’insegnamento di Gesù, secondo cui lui e i suoi discepoli “non fanno parte del mondo” (Giovanni, 17,16), e che qualsiasi iniziativa, anche se animata da buone intenzioni, nel momento in cui cerca di fondere la religione e la politica non ha la benedizione del Signore (Giacomo 4,4), e non può quindi riuscire (Salmo 127,1).

Non meravigliano quindi i risultati del tutto fallimentari delle politiche dirigiste adottate dai due presidenti degli Stati Uniti di religione quacchera, Herbert Hoover (1929-1933) e Richard Nixon (1968-1974): sotto l’amministrazione Hoover si verificò la crisi del ’29, mentre con Nixon si ebbe il crollo del sistema aureo internazionale


55 Alcune di queste prese di posizione dei quaccheri americani a favore dei regimi marxisti della Cina, del Mozambico, del Vietnam e della Corea del Nord sono in P. HOLLANDER, Pellegrini politici. Intellettuali occidentali in Unione Sovietica, Cina e Cuba (Bologna, Il Mulino, 1988, pp. 383, 391, 450). Stephen Chapman denunciò il «moralismo selettivo e l’uso di doppi giudizi per i diritti umani [che] avevano reso l’American Friend Service Committee praticamente indistinguibile da ogni altro gruppo di sinistra che svolgeva un’opera di propaganda contro i governi di destra e a favore di quelli di sinistra. […] Quando l’AFSC si occupa delle condizioni esistenti nei paesi comunisti evita di notare tutte le manchevolezze che nota altrove». Cfr. S. CHAPMAN, Shot from Guns: The Lost Pacifism of the American Quakers, in «New Republic», June 9, 1979, pp. 16-17.

56 Cfr. D. BOULTON, ed., Godless for God’s Sake: Nontheism in Contemporary Quakerism by 27 Quaker Nontheists, Hobson Farm, Dales Historical Monographs, 2006. 57 Eppure l’autorevole Rufus Jones aveva messo in guardia i propri correligionari dall’eccessiva fede nella politica: «La società alla quale aspiriamo non arriverà dalla proclamazione del socialismo o di quale altro schema di cura universale. Nessun sistema di redistribuzione dei beni o dei profitti raggiungerà l’obiettivo. […] Nessuna panacea immediata trasformerà la società, perché rimescolando degli atomi di piombo non si formerà mai un oggetto d’oro». R.M. JONES, Quakerism:TheReligionofLife, London, Headley Brother, 1908, p. 37-39. Ancora: «I Quaccheri si sono sempre impegnati nel miglioramento del mondo, ma ancora di più nel miglioramento del singolo individuo. È stato certamente questo il punto focale della missione spirituale di Cristo e di tutte le grandi imprese religiose. La vita di una persona è più preziosa di tutto l’oro del mondo. […] Il valore intrinseco dell’individuo deriva dalle potenzialità divine presenti nella sua anima». JONES, TheFaithandPracticeoftheQuakers, cit., pp. 88-89

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seguito da una grave stagflazione. Nixon dovette poi dimettersi con due anni d’anticipo a causa dello scandalo Watergate.58 Gli Amici contemporanei, ha scritto di recente Paul Buckley in un tentativo di rivitalizzare il quaccherismo riportandolo alle sue peculiarità

originarie, «sono in larga misura inconsapevoli del fatto che c’era un tempo in cui noi fuggivamo la politica, le elezioni, gli impieghi nel governo».59

Un quaccherismo libertario?

Negli Stati Uniti si sono però formati negli ultimi anni dei gruppi di Amici che aderiscono, in coerenza con la teologia, la storia e la pratica del quaccherismo, alla filosofia libertaria fondata sui diritti naturali.60 I Libertarian Quakers fanno notare che la morale predicata da Gesù Cristo non può accettare come legittima, in nessun caso, l’aggressione contro la persona o i beni altrui, e quindi in ultima analisi coincide con l’assioma libertario di non aggressione.61 Qualsiasi forma di coercizione dell’uomo sull’uomo è in contrasto con l’insegnamento evangelico, e anche l’aiuto ai più bisognosi, così enfatizzato dai quaccheri, soggiace a questa regola, perché mai il Messia ha auspicato forme di assistenza che, invece di sgorgare dallo spontaneo sentimento di carità delle persone, si fondassero sull’uso della forza, come la ridistribuzione forzata della ricchezza o la messa in comunione obbligatoria dei beni. Per questa ragione l’esistenza delle imposte, e quindi dello stato stesso, molto difficilmente sembra accordarsi con lo spirito evangelico. Le imposte, infatti, violano il divieto di aggressione


58 Sulle gravi responsabilità della politica economica interventista di Herbert Hoover si legga M.N. ROTHBARD, La Grande Depressione, Soveria Mannelli, CZ, Rubbettino, 2006. Sulla débacle economica di Richard Nixon si veda A.B. LAFFER-S. MOORE-P.J. TANOUS, The End of Prosperity, New York, Threshold Editions, 2008, pp. 68-72.

59 P. BUCKLEY, Primitive Quakerism Revived: Living as Friends in the Twenty-First Century, San Francisco, Inner Light Books, 2018, p. 92.

60 La formulazione teorica più completa della dottrina giusnaturalistica libertaria si trova nell’opera di M.N. ROTHBARD, L’etica della libertà, Macerata, Liberilibri, 1996.

61 Si veda il sito https://quakerlibertarians.weebly.com/ curato da Matt Hisrich e Eric Palmieri. Nell’articolo di Ben Stone, My Natural Progression from Libertarian Theist to Quaker (2011) si afferma che «il quaccherismo è il naturale risultato dell’applicazione dei principi libertari alla teologia, mentre il libertarismo è il naturale risultato dell’applicazione dei principi quaccheri alla politica».


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perché si fondano sulla minaccia di usare la violenza fisica contro i contribuenti, individui pacifici e per nulla aggressivi.62

Di recente, ha suscitato una certa sorpresa la partecipazione alle riunioni del culto quacchero di Charles Murray, un intellettuale molto noto negli Stati Uniti, autore del libro Cosa significa essere un libertario.63 Intervistato dalla rivista quacchera «Friends Journal», Murray ha affermato che, pur non essendo un totale credente, «il quaccherismo, nella misura in cui si avvicina a un’ideologia politica, ha una naturale rassomiglianza con il libertarismo. […] Credo che il quaccherismo sia un magnifico adattamento della religione cristiana. Il concetto “in tutti c’è qualcosa di divino” è profondo. L’idea che il contatto con Dio avvenga grazie alla Luce Interiore è un contributo profondo. […] Per questo il consiglio principale che vorrei dare ai quaccheri è di tenere la politica fuori dalle loro riunioni, non solo perché ciò allontanerebbe le persone come me, ma perché le questioni politiche sono triviali in confronto alla potenza della teologia quacchera».64

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62 Questi concetti si ritrovano esposti anche nelle opere religiose del grande scrittore russo Lev Tolstoj, il quale ebbe contatti con i quaccheri e fu da essi fortemente influenzato: «La storia dei quaccheri e lo studio delle loro opere, di quelle del Fox, del Penn e soprattutto dei libri del Dymond (1827), mi hanno dimostrato che l’impossibilità di conciliare il cristianesimo colla guerra e colla violenza è stata non solo riconosciuta da lungo tempo, ma inoltre così nettamente e indiscutibilmente provata, che non si può comprendere questa unione impossibile della dottrina del Cristo colla violenza, ch’è stata predicata e che continua ad essere predicata dalle chiese». L. TOLSTOJ, Il Regno di Dio è in voi, Torino, Fratelli Bocca, 1894, p. 4. Le idee dei quaccheri hanno ispirato in via indiretta, attraverso gli scritti di Tolstoj, anche la dottrina della non violenza di Gandhi.

63 Cfr. CH. MURRAY, Cosa significa essere un libertario, Macerata, Liberilibri, 1997.

64 S. WILKINSON, Interview with Charles Murray, in «Friends Journal», December 26, 2012.

Meeting Minutes

“Quel che fa paura è il fatto che certi sistemi possono crescere al punto da superare gli uomini e da tenerli stretti in una morsa diabolica, gli autori come le vittime”

Etty Hillesum

Il bene della giustizia , della verità, della bellezza e in generale  tutte le grandi imprese richiedono tempo, costanza, e “rimembranza”, altrimenti degenerano
Dietrich Bonhoeffer


Preghiamo per i nostri nemici, per coloro che stravolgono l’azione e il pensiero dell’unico gruppo cristiano Premio Nobel per la Pace nel mondo (gruppo americano e inglese) per solo fini di giudizio di parte politica. Servi del liberismo conservatore o peggio reazionario italiano.

Punto 5 della  fondamentali preposizioni quacchere di Barclays che ci tramandiamo nei secoli, ora anche in Italia


Dio, che e’ amore infinito, che non gode della morte del peccatore ma che gode che tutti gli uomini possano vivere ed essere salvati, ha tanto amato il mondo da dare al Suo unico Figlio la luce, che chiunque credesse in Lui fosse salvato; che illuminasse ogni uomo che viene al mondo e rendesse manifeste tutte le cose che sono riprovevoli e che insegnasse tutta la temperanza, la giustizia, e la santita’: e che in questa luce illuminasse i cuori di tutti in un giorno (Pro tempore: per un tempo) per raggiungere la salvezza, se non resistita: nemmeno e’ tale salvezza meno universale che il seme del peccato, che e’ l’acquisto della sua morte, che provo’ la morte per ogni uomo: “perche’, cosi’ come in Adamo tutti muoiono, cosi’ in Cristo tutti sono resi vivi”.Apri le impostazioni del documentoApri il pannello di pubblicazione

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Global Witness: «Oltre 200 gli attivisti per diritti e ambiente uccisi nel mondo nel 2019»

31.07.2020 – Il Cambiamento

Global Witness: «Oltre 200 gli attivisti per diritti e ambiente uccisi nel mondo nel 2019»
(Foto di Il Cambiamento)

Sono oltre 200 gli attivisti per i diritti umani, i diritti alla terra e per la tutela dell’ambiente uccisi nel mondo nel 2019 per le loro iniziative di lotta: un tragico record negativo. È ciò che emerge dall’ultimo rapporto Global Witness.

Sono almeno 212 gli attivisti per i diritti umani, i diritti alla terra e per la tutela dell’ambiente uccisi nel mondo nel 2019 per le loro iniziative di lotta: un tragico record negativo. Emerge dall’ultimo rapporto Global Witness dove si precisa che due terzi degli omicidi sono avvenuti in America Latina. L’Ong segnala inoltre come il numero degli ambientalisti uccisi o scomparsi sia sicuramente più alto rispetto ai dati ufficiali.

La Colombia è il primo paese al mondo per numero di attivisti per la terra e l’ambiente uccisi nel 2019. Nel paese, si legge nel rapporto di GW, sono stati documentati 64 omicidi lo scorso anno, più che in qualsiasi altro paese. I gruppi indigeni, prosegue il rapporto, sono particolarmente a rischio e coprono la metà degli omicidi registrati, nonostante rappresentino solo il 4,4 per cento della popolazione. Un’alta percentuale degli omicidi documentati, denuncia l’Ong, è da attribuire a gruppi criminali organizzati o paramilitari, molti dei quali hanno preso il controllo di aree precedentemente controllate dalle Farc.

Uno dei punti chiave dell’accordo di pace tra governo e Farc, firmato nel 2016, prevede incentivi alle famiglie che sostituiscono le coltivazioni di coca con altri prodotti, come cacao e caffè, al fine di ridurre il traffico di droga che ha alimentato il conflitto. Ma il programma di sostituzione della coca, denuncia Global Witness, è stato male implementato: la sussistenza di circa 100 mila famiglie è a rischio in quanto molti contadini non hanno ricevuto i pagamenti promessi. Coloro che hanno sostenuto o partecipato al programma sono stati minacciati dalle organizzazioni criminali e paramilitari, denuncia l’Ong, secondo cui almeno 14 persone lo scorso anno sono state uccise in questo contesto.

Oltre due terzi degli omicidi si sono registrati in America Latina. La sola regione dell’Amazzonia ha visto 33 morti nel 2019. Quasi il 90 per cento degli omicidi in Brasile (24) è avvenuto in Amazzonia, mentre in Honduras gli omicidi sono saliti da quattro nel 2018 a 14 lo scorso anno, rendendo il paese il più pericoloso per numero di abitanti. Il settore minerario è quello in cui si è registrato il maggior numero di omicidi, con 50 attivisti uccisi nel 2019. Segue l’agrobusiness con 34 attivisti uccisi. Il disboscamento è stata l’attività che ha visto il maggiore incremento di omicidi a livello globale dal 2018, con un aumento dell’85 per cento degli attacchi contro gli attivisti che si oppongono all’attività e 24 di loro uccisi lo scorso anno. Il 40 per cento delle vittime appartiene a comunità indigene.

 Qui l’articolo originale sul sito del nostro partner

Parte quarta delle letture estive sui quaccheri

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personale, una super-burocrazia che alimenta parassiti e genera lungaggini e sperperi, e presto o tardi la ricomparsa, anche in esso, delle caste dei privilegiati e dei paria.36 Effettivamente avevano ogni ragione per non fidarsi di uno stato che era stato causa e strumento delle loro più grandi persecuzioni, che aveva cercato di sopprimerli, e che ora si ingeriva nei loro commerci esclusivamente come esattore di tasse e accise.37 Il fatto che all’origine fossero un gruppo perseguitato accentuò la loro psicologia di outsider. Ciò significa che essi mantennero sempre un atteggiamento di diffidenza verso l’autorità, senza aspettarsi alcun aiuto dal governo in caso di difficoltà.38 Predicando contro l’ozio, gli sprechi, l’indulgenza ai piaceri o lo sciupio dei propri capitali per acquisire beni mondani, i quaccheri incarnarono fedelmente quell’etica “protestante” descritta da Max Weber, così strettamente legata allo sviluppo del capitalismo. Per mezzo della loro assoluta integrità riuscirono a superare tutti nella reputazione commerciale, e la loro parola divenne la moneta di maggior valore nel paese. Come ricorda il fondatore George Fox sul suo Diario, «a poco a poco la gente si rese conto dell’onestà e della sincerità degli Amici e come essi si attenessero al sì e al no nella parola e negli affari, e il loro modo di vita e il loro parlare aveva un profondo effetto e convinceva tutti della testimonianza di Dio, ed essi videro e si resero conto che, a causa della loro coscienza rispetto a Dio, essi non li avrebbero mai ingannati o frodati, e alla fine capirono che potevano anche mandare un bambino e avrebbero ricevuto lo stesso trattamento che se fossero andati di persona, in uno qualsiasi dei loro negozi».39

Proprio per mantenere fede alla parola data, gli Amici furono i primi a stabilire il sistema dei prezzi fissi per le loro merci, abbandonando l’abitudine allora corrente di mercanteggiare. Essi godevano di largo credito, molti affidavano loro volentieri il proprio denaro, erano pronti a partecipare alle loro imprese commerciali, erano ansiosi di essere assunti alle loro dipendenze.40 Per salvaguardare questa reputazione, la comunità degli Amici esercitava un penetrante controllo sulle attività economiche dei

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36 Cfr. DELL’ORO, Giorgio Fox e i quaccheri, cit., p. 138. 37 Cfr. WALVIN, The Quakers, cit., p. 76.

38 Cfr. KING, Quakernomics, cit., p. 14.

39 The Journal of George Fox, Cambridge, Cambridge University Press, 1952, p. 169. 40 Cfr. SYKES, Storia dei quaccheri, cit., p. 191-192.

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propri membri. Chi non si dimostrava al livello della correttezza quacchera negli affari veniva inesorabilmente disconosciuto dalla comunità, perché bisognava proteggere un prestigio che era prezioso.41

In questo modo i quaccheri inglesi e americani non solo prosperarono, ma divennero una comunità oltremodo ricca. E tuttavia mai usarono questo loro potere per favorire i loro interessi politici come gruppo.42 Nella Società degli Amici non c’erano gerarchie, capi o un quartier generale. La Società era organizzata come una blanda federazione di riunioni autonome, le quali erano prive di poteri vincolanti. In questi incontri non si tenevano mai votazioni a maggioranza, ma si cercava sempre l’accordo unanime. I quaccheri ritenevano che il loro metodo di governo, nascente dal basso verso l’alto su base locale e volontaria, fosse adatto anche alla società nel suo insieme. Esso avrebbe rappresentato, secondo l’influente filosofo e teologo quacchero americano Rufus Jones

(1863-1948),      «un    sostituto     al     nostro     insoddisfacente     sistema     di    governo maggioritario».43

Contro la guerra

I quaccheri non hanno formulato una nuova teoria dei rapporti tra lo stato e l’individuo, ma hanno affermato, con i loro principii, i limiti dell’autorità dello stato. Hanno rifiutato di obbedire ad imposizioni che invadevano il sacro dominio della loro fedeltà a Cristo,come già gli antichi cristiani quando si imponeva loro il culto verso l’imperatore, subendone le conseguenze.44 I quaccheri sono diventati famosi nel mondo per il loro pacifismo, che si è tradotto nel rifiuto di obbedire al proprio governo, quando questo ordina di imbracciare le armi e sparare ad altri esseri umani. In America i quaccheri che si rifiutarono di combattere nella guerra d’indipendenza e nella guerra civile ebbero non


41 Cfr. DELL’ORO, Giorgio Fox e i quaccheri, cit., p. 113. 42 Cfr. WINDSOR, The Quaker Enterprise, cit., p. 27.

43 Queste idee quacchere sul governo, scrive Rufus Jones, sono state sviluppate da Mary Parker Follett nell’“ammirevole” libro The New State (New York, Evergreen Review, 1918). Cfr. R.M. JONES, The Faith and the Practice of the Quakers, London, Methuen, 1927, p. 68-69.

44 Cfr. GRUBB, L’essenza del Quaccherismo, cit., p. 138.

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pochi problemi.45 In Inghilterra il politico quacchero John Bright, che nel 1846 insieme

a Richard Cobden aveva ottenuto una memorabile vittoria nella lotta liberoscambista per l’abolizione delle leggi protezioniste sul grano, perse il seggio in Parlamento a causa dei suoi appassionati discorsi contro la guerra di Crimea.46     Questa posizione intransigente venne ribadita nell’affollata assemblea annuale di Londra del 1915, dove i quaccheri affermarono la malvagità della guerra e il dovere di illuminare chiunque su questo punto, anche a costo di sfidare la censura militare. La Società degli Amici fu dunque l’unica confessione religiosa a rimanere indenne dalle esaltazioni statolatriche e nazionaliste che porteranno l’Europa alla peggiore catastrofe della sua storia.47

Mentre molti sacerdoti cattolici e pastori protestanti benedivano la propria nazione che andava alla guerra, i quaccheri rifiutarono la coscrizione, si diedero a diffondere pubblicazioni antimilitariste non autorizzate, e accettarono ogni sorta di angherie per amore della loro fede. Il governo inglese reagì infatti con processi e condanne: 142 di loro furono messi in prigione e 5 furono condannati a morte dalla corte marziale, anche se la sentenza fu poi commutata in 10 anni di lavori forzati. Nel dicembre 1917 gli Amici sfidarono apertamente i regolamenti imposti dalla censura, notificando al governo e alla stampa le loro intenzioni e le loro ragioni: «Per i Cristiani è un dovere permanente di essere liberi di obbedire, ed agire e parlare, in conformità alla legge del

Signore, una legge che è superiore a quella di qualsiasi stato, e nessun funzionario governativo può esonerare gli uomini da questo loro dovere».48

Gli Amici inglesi e americani crearono allora un Comitato di servizio, il Friends Service Council, per organizzare gli aiuti alle vittime della guerra. In questa attività di soccorso i quaccheri si erano già prestati durante le guerre dell’ottocento, ma nella prima guerra mondiale svilupparono un’attività davvero prodigiosa. La grandiosa


45 I dilemmi morali dei quaccheri durante la guerra di secessione americana sono rappresentati nel magnifico film La Legge del Signore (Friendly Persuasion) del 1956, diretto da William Wyler, con Gary Cooper, Dorothy McGuire e Anthony Perkins.

46 Cfr. KING, Quakernomics, cit., p. 127.

47 Sulla prima guerra mondiale come effetto dello “stato totale” si veda l’illuminante riflessione storiografica di B. DI MARTINO, La Grande Guerra 1914-1918. Stato onnipotente e catastrofe della civiltà, Plano, TX, Monolateral, 2018.

48 Dichiarazione riportata da SYKES, Storia dei quaccheri, cit., p. 265.

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organizzazione umanitaria messa in atto dai quaccheri anglosassoni nell’Europa in fiamme fu la più imponente che il mondo avesse sperimentato fino a quel momento. Il personaggio chiave di questa operazione fu il già ricordato Rufus Jones, il quale riuscì ad ottenere dal presidente Wilson lo status di “servizio non combattente” per i quaccheri, che permetteva loro di essere in prima linea nell’impegno di soccorso.49 Finita la guerra l’opera di assistenza non cessò, ma si estese alla Germania e all’Austria e poi, dal 1921 al 1923, all’Unione Sovietica durante la terribile carestia provocata dalla politica economica comunista di Lenin: un lavoro eroico nello sterminato territorio russo, prestato in condizioni difficilissime. I Comitati di servizio non smobilitarono mai, e aiutarono ovunque i profughi in fuga dalle dittature. Nella seconda guerra mondiale i quaccheri emularono per zelo l’attività svolta nella Grande Guerra, tanto che nel 1947 venne loro conferito il premio Nobel per la pace.

Elogi e riconoscimenti

La coerenza di vita cristiana dei quaccheri ha sempre suscitato ammirazione nei contemporanei e numerosi sono stati gli attestati di stima. Il vescovo anglicano B.F. Westcott scrisse che «Fox fu capace di plasmare un carattere in quelli che lo seguirono, carattere che sotto i riguardi dell’indipendenza, della sincerità, dell’energia, della intrepidezza, della purità, non è stato mai sorpassato nella storia delle lotte cristiane».50 Nella sua Storia della società inglese, G.M. Trevelyan scrisse un significativo elogio dei quaccheri: «Il gran compito di quella gente eccezionale fu di mantenere intatte le doti cristiane nel mondo degli affari e della vita domestica, e di mantenerle senza ostentazione e ipocrisia. L’Inghilterra può ben essere orgogliosa di averla prodotta e perpetuata. La pentola puritana era andata in bollore con immensa foga e furia; quando si fu raffreddata e se ne versò il contenuto, si ritrovò al fondo questo prezioso sedimento».51


49 Si legga al riguardo la dettagliata ricostruzione di P. MACRÌ, L’American Friends Service Committee e il soccorso quacchero in Europa dalla Grande guerra al 1923, San Cesario di Lecce, Manni, 2013, con prefazione di Antonio Donno.

50 B.F. WESTCOTT, Social Aspects of Christianity, London, MacMillan, 1909, p. 129. 51 G.M. TREVELYAN, Storia della società inglese, Torino, Einaudi, 1942, p. 341.

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Il filosofo americano William James scrisse nel suo classico studio La varietà

dell’esperienza religiosa che «la religione quacchera fondata da Fox è qualcosa che è impossibile elogiare troppo. In un’epoca di falsità fu una religione di veridicità radicata nell’interiorità spirituale, e rappresentò un ritorno alla verità del Vangelo originario più di qualsiasi esperienza gli uomini avessero mai conosciuto».52 In Italia il quaccherismo ha avuto una limitatissima diffusione, ma non ha mancato di suscitare simpatie in alcuni pensatori cattolici come Piero Martinetti e Ernesto Bonaiuti, o pacifisti come Giovanni Pioli e Aldo Capitini.53

In definitiva, come rileva Antonio Donno, il quaccherismo è una religione anglosassone, frutto delle peculiari condizioni di libertà garantite dalla Gran Bretagna e sviluppatesi potentemente all’interno dell’immenso territorio americano, grazie alle libertà che la sfera anglo-americana garantiva ai propri cittadini in virtù della sua tradizione liberale, libertà che erano inconcepibili nell’Europa continentale.54 La Società degli Amici infatti ha avuto una storia gloriosa tutta le volte che si è opposta alle pretese dello Stato e si è tenuta lontana dagli scontri politici o ideologici.

Politicizzazione e declino

L’ondata di secolarizzazione che ha investito il cattolicesimo e il protestantesimo a partire dalla metà degli anni sessanta non ha però risparmiato il quaccherismo, producendo un analogo declino nella pratica spirituale. Una grave macchia furono le ripetute prese di posizioni dei quaccheri dell’American Friends Service Committee


52 Cit. in YOUNT, How the Quakers Invented America, cit., p. 103.

53 Piero Martinetti nel suo libro Gesù Cristo e il Cristianesimo (Milano, Il Saggiatore, 1964, p. 470) parla con fervore della Luce interiore, sino a concludere che «la società quacchera è certo la forma più pura e più vitale del cristianesimo attuale». Di Ernesto Bonaiuti fece scalpore nel 1932 una conferenza elogiativa sui quaccheri, tenuta nella sede dell’YMCA a Roma. Giovanni Pioli ammirò i quaccheri, conobbe molti suoi rappresentanti e ne sposò due principi, quello sulla religione senza sacerdoti e quello sul diritto all’obiezione di coscienza contro il militarismo; Aldo Capitini amava spesso ricordare i precedenti quaccheri nella sua lunga lotta per gli ideali pacifisti. DALL’ORO, Giorgio Fox e i quaccheri, cit., p. 140. 54 A. DONNO, Prefazione a P. MACRÌ, L’American Friends Service Committee e il soccorso quacchero in Europa dalla Grande guerra al 1923, cit., p. 7.

Mancano solo 3 pagine …. fortunatamente.