Poesie: Ritmi sociali

Davide Melodia, deceduto nel 2006

Nato a Messina 1920
Prigioniero di guerra: 1940-46
Maestro elementare: 1947-48
Pastore Evangelico battista: 1948-54
Maestro carcerario: 1957-61
Traduttore al giornale Il Giorno: 1961-68
Pittore 1959-75,  Insegnante privato Inglese:1969-75

Consigliere com. Verde Livorno:1986-87, 1990
Consigliere Prov. Verde  VCO: 1995-97
Presidente dei Verdi del VCO: 1999-2001

Pacifista Nonviolento; 1947, segg.
Eco-pacifista: 1967, segg.
Segretario Movimento Nonviolento: 1981-83
Segr.Lega Disarmo Unilaterale: 1979-83
Membro Mov. Int. Riconciliazione
Vegetariano 1972 segg.
Predicatore Evangelico: 1979 segg.
Quacchero: 1984 segg.

R I T M I   S O C I A L I

di
Davide Melodia
(2000)

Nota: Questa breve raccolta di poesia civile la dedico ad amici ed a cultori della pace, della nonviolenza, dei diritti civili e della salvaguardia del Creato.

 

Titoli:

  1. Chi dice donna dice dramma
  2. Figli della Violenza
  3. C’ era una volta il Fascio
  4. Monito ai Genitori del Mondo
  5. Tessitrice Natura
  6. Eterno Emigrante
  7. Nelson Mandela
  8. Terra Violata
  9. Non Parlare di Nonviolenza
  10. Delinquente Diplomato
  11. Arcobaleno di Pace
  12. La Paix
  13. A Gino Vermicelli
  14. Amico Cavaliere
  15. Rendere più bella la Vita

 

CHI DICE DONNA DICE DRAMMA

Si vuol tornare, nel 2000, alla situazione precedente la Legge 194, con interventi abili, che a poco a poco la rendono inoperante, così da interferire nuovamente nella libera scelta della maternità, secondo coscienza, da parte della donna.

Per questo riesumo questi versi scritti nel 1975 :


Uomini togati dai loro scranni tuonano:
– “Sta scritto : in difesa della razza
(Codice Penale Art. 545, 547, 548. . .)
cade la lama della legge sulla donna
che alla futura vita di un figlio attenta.”
– “Ma. . .” invano tenta, la rea,
d’interporre un verbo in sua difesa.
– “Taci, femmina, nel Codice Penale è scritto !”
– “E chi l’ha scritto ?”
– “Sommi legislatori !”
– “Uomini !”
– “L’hai detto !”
– “Nel Codice Penale corre :
‘È punito l’aborto e chi concorre.’
Va’, partorisci e non contravvenire più !”
Già nel lontano Genesi, al Terzo Capo :
“Con dolore – si ammoniva – partorirai figliuoli”,
e ancora :”Tuo marito dominerà su te”.

Antiche, pesanti, queste catene tengono
i moderni Soloni ai piedi e ai polsi d’Eva avvinte.
Il cigolìo dei ceppi – e il segno –
malamente ricopre il moderno
fuorviante clamore.

Con sovrumano slancio la femminista,
antistorica ovviamente,
sola s’adopra ad allentare i vincoli
ed a mostrarli al Mondo attonito.

Turgide sono degli Ospedali le corsìe
di madri timorate di Dio,
di madri timorate dal Codice,
di madri timorate dall’Uomo.
Figli dell’amore,
figli dell’odio,
figli della colpa, del caso, dell’errore,
dello stupro, dell’orrore.
Figli, figli, figli !
Figli di uomini e di mostri,
figli di angeli e di démoni,
ricchi, poveri, amati, non amati,
sani, malati, ciechi, tarati . . .
figli, perché si struggano,
perché so uccidano, domani,
per la miseria, per il dolore,
per le guerre e gli ideali
sbagliati.

Figli, per la vanità, la gloria, la patria,
figli da gettare in pasto
alle fauci del progresso,
alle catene di montaggio,
all’accattonaggio.

Figli, da gettare sopra le camionette della polizia,
o sotto la sporta del contrabbandiere.
Figli ! Spine, non rose,
spine di ferro intorno ai Cavalli di Frisia
od ai fili spinati di un Campo di Sterminio.

Ma la Legge, non la Donna al bivio
va severamente difesa..
E mentre qualcuno monta la guardia
al letto dell’italica famiglia,
una madre mancata muore
per le mancate cure,
un’altra invece langue, sepolta in casa,
e un’altra ancora si nasconde
in una clinica privata, rasentando,
nel dubbio, la follìa.

Giustizia è fatta !
Giustizia ?
Che c’entra la Legge
con la Libertò di Coscienza ?!

 


 

FIGLI DELLA VIOLENZA

L’ Umanità contempla,
commossa forse,
attonita, impotente certo,
un campo di battaglia su più piani,
orrendo e immenso, là,
nei Balcani

Su esso soffia, vorticante,
un vento di follìa omicida
senza soluzione.

Ivi si uccide,
dopo torture sadiche,
ivi, per umiliare,
e imporre il seme di una stirpe
si stupra la donna inerme,
e si stravolge una terra
per serbarla ad unica,
imperiosa etnìa.

Ivi,
i figli della violenza,
ignoti ai padri,
alle madri invisi,
da tutti riguardati quali
bellici ignominiosi residuati

o altrove
se migrati su lidi di pietà.
sapranno solo odiare
la vita ricevuta, e odiare
entrambi i suoi datori. . .
se sopravvivere potranno
a tanto avvilente logorìo.

La guerra,
da sempre madre di dolore
infinito,

mai era caduta tanto in basso,
suk greto arido
del disonore.

(Verbania, 8 aprile 1993)

 


 

C’ era una volta il Fascio

C’ era una volta il Fascio,
e qualcuno
lo cancellò.
C’ era una volta la violenza,
in pace,
dal Concordato clerico fascista
alle Corporazioni,
e in guerra,
ma qualcuno,
tra lacrime e infiniti sacrifici,
la fermò.
Si chiamava, mi sembra, Resistenza.
Poi venne un cinquantennio di democrazia,
imperfetta;
di giustizia, di libertà, di ricerca
politica e sociale,
ancora più imperfetta.
Ma quando la tentennante baracca nazionale,
piena di tarli,
di corruzione e compromessi,
aveva impreso,
con mani e menti pulite,
a rafforzare e riscattare i suoi pilastri,
ecco una Triplice Alleanza in doppiopetto
apprestarsi in nome della libertà
ad affossarla.

Nubi nerastre s’addensano all’orizzonte,
anzi ai “sacri confini della Patria”,
mentre s’invocano denunce di Patti
e riscosse antistoriche.
Equilibri sociali e ardue integrazioni
vengono messi in forse,
proiettando drammatiche avventure
sullo schermo della Storia.
Una privatizzazione a oltranza in ogni campo
mette a repentaglio
il già malato micro e macro
economico tessuto.
La collaborazione internazionale,
la coesistenza interetnica,
la solidarietà umana senza pregiudizi
corrono confusamente verso l’involuzione.
E lo spettro del Fascismo
soffia nel collo delle Istituzioni.

A noi,
di fronte a questi guasti
politico-sociali,
con il coraggio dei padri
e l’esperienza dei figli,
spetta l’onore e l’onere
di tramandare indenne
uno storico retaggio
consacrato dal sangue
dei martiri antifascisti.

(Milano, 25 aprile 1994)

 


 

MONITO AI GENITORI DEL MONDO

(per la Global March, 24 mag.1998)

Onora,
sta scritto nell Antico Patto,
tuo padre e tua madre,
e un tal comandamento
non è stato
fino in fondo
rispettato.

Ma l’ universo
dei biblici credenti
in altro e grave modo disonora
la propria conclamata
umanità,

violando
dei fanciulli,
dei figli inermi,
l’ innocenza, l’ onore, la libertà,
negando loro il gioco,
l’ educazione,
la gioia di vivere,
la vita stessa.

Il nuovo comandamento sia,
padri, madri degeneri,
mercanti d armi, generali,
che mine terrestri diffondete
in guerra
e le dimenticate in pace,
che in guerra mandate fanciull

e, catturati, non li liberate,
dirigenti di multinazionali
che ai bimbi e non ai grandi
lavori degradanti date,
a voi tutti dico:

Onorate i vostri figli !
Restituite loro
il retaggio dell amore !

 


 

TESSITRICE NATURA

Fra le sue leggi eterne ha,
la Natura,
incessante tessitrice,
continuo un travaglio
di cellule viventi
entro un ordito
ancora in parte ignoto.
A Lei risale
la paziente costruzione
di epidermici complessi,
d istologici costrutti,
d erboree inflorescenze,
di fossili sedimenti,
d immoti o semoventi
terracquei elementi,
tessuti, distrutti, reintessuti
al volgere d ogni
biologica, geologica stagione.
Venustà, maestà, possanza,
effimera fragilità,
nell’ agorà, nel claustro,
nel macro o micro cosmo;
in positivo, in negativo,
in fieri, nella stasi,
in ogni evento, non evento: Vita
L’ umana creatura,
da tal Magistra pronta a coglier frutti,
radici non cura per il Futuro
– che l’ attende al varco –
ma il Presente,
solo il Presente cova e spreme,
insieme ad un esercito di cose
irrinnovabili,
senza rete precipitando
verso i Campi Elisi
di un abisso senza fondo.

( Livorno, Agosto 1979)

 


 

Eterno Emigrante

Adamo
progenitore d’ una migrante specie,
cacciato dal Terrestre Paradiso, cadde,
dell’ impervio, truce, sconosciuto,
inospitale mondo,
dell’ angoscia, di belve,
di violente Forze della Natura, preda.
Ma strappò, coi figli sparsi nei piani,
nei monti nelle valli nel mare,
dal suolo e dalle onde cibo,
ai dirupi ed alle rocce
grotte per dimorarvi.

Quando, trovato un sito,
ed ivi prosperato s’ insuperbì,
lasciò dimentico nel pozzo fondo
miserie e pianti di pellegrino.

Fattosi civile
al nuovo pellegrino negò
lo spazio vitale e lo gettò
fuori, nella notte.

O Tu, che vivi placido nell opulenza
assiso tra i frutti del progresso
torna a quel pozzo e scava,
scava nella memoria storica
ed ombre nude e smunte
vagare vedrai.
Son l’ ombre dei tuoi padri.

Ecco,
oggi, domani, sempre,
nel tuo cammino t imbatterai
in povere smarrite creature
senza casa né cibo, né pace, né amore, né amicizia,
e forse alfine i derelitti progenitori
rammenterai e tenderai loro
una mano amica.

( Livorno, 29 luglio, 1988 )

 


 

A Nelson Mandela

Chi

più libero di te,
Nelson Mandela,
che da cinque lustri ristretto
in una sbarrata cella
il tuo bianco spirito mandi
a la tua negra gente
e la sostieni
indistruttibile
nella sua lotta
per l’ ideale?
Il tuo stesso nome vola
mentre il tuo corpo è immoto
nella sbarrata cella
vola
universo simbolo
di Libertà
dall’ Africa alle Americhe all’ Oriente
ovunque e Diritto e Verità
sono concussi.
Ombra fatale agli Oppressori,
luce amicale agli Irredenti
è il sacrificio tuo ininterrotto,
pegno di un non lontano
realizzato sogno di Pace,
di Giustizia, di Umanità.

(Livorno, 1985)

 


 

TERRA VIOLATA

Lungo la terrestre
o pelagica superficie del globo,
su la crosta,
sul pelo dell’ acqua,
nelle profondità delle miniere,
negli abissi del mare,
agli uomini,
nel tempo e nello spazio,
ricchezze gratuitamente,
o Terra, hai dato !

Poi vennero le polveri nere,
ed i meccanici e ciechi strumenti di morte
che straziano l’ armato e l’ innocente,
ed i natanti vennero
che a tradimento sotto il mare affondano
l’ ignaro navigante,

ed i volanti vandali dal cielo apparvero,
cui nel carnet la somma degli scempi
è vanto.

E da oggi, anzi da ieri,
cara, materna, amica Terra,
che ci hai nutriti e dissetati,
con l’ erbe tue curati,
involontaria complice di mine assassine
nei campi, nei porti resa tu sei.

Non più il soldato,
marciando nei tuoi sentieri
il nemico teme, soltanto,
ma il fanciullo, la donna, l’inerme vegliardo trema
nello sfiorare l’ antica tua coltre amata,
perch s’annida in essa, universale,
l’ insidia più letale:
la mina,
che fra le pieghe dell’ odio e del danaro,
ha snaturato anche Te.

( Verbania, 14.9.1994 )

 


 

Non parlare di Nonviolenza

Se non ami la vita, la gente,
la folla variopinta,
la libertà degli altri,
la follìa degli altri,
non parlare di nonviolenza.

Se non sei cittadino del mondo,
amico dei neri, dei gialli, di tutti,
non parlare di nonviolenza.

Se non denunci confini,
barriere, nazionalismi,
patrie, bandiere, galere,
non parlare di nonviolenza.

Se non ti opponi ad eserciti di ogni colore,
a corpi separati, consacrati,
ubriachi di potenza,
non parlare di nonviolenza.

Se non ti rivolti contro il verticismo,
il centralismo, l’ autoritarismo,
non parlare di nonviolenza.

Se non contesti il sacro che nasconde il vero,
il dio in terra che nasconde il cielo,
il consumismo che risucchia il sangue
dei dannati della terra,
non parlare di nonviolenza.

Se non ti getti nel folto della mischia,
come la dinamite nel pozzo di petrolio
per spegnere l’ incendio,
pronto a perir con esso,
non parlare di nonviolenza.

O, se ne parli,
di’ che stai favoleggiando
intorno a qualche cosa
che non sai.

(Sardegna, 14 agosto, 1976)

 


 

DELINQUENTE DIPLOMATO

Chiuso con più mandate in una cella
pago la colpa d’ esser nato povero.
Tu nella poltrona davanti al video,
con un whiskey in mano a mo’ di digestivo,
godi l’ onesto frutto del tuo conto in banca.
La tua virtù è specchiata.
Sei pure cavaliere del lavoro.
E galoppi, cavaliere,
lontano dai ricordi sconvenienti.
Sei molto educato.
Ma io sono maleducato,
io li cerco e li coltivo quei ricordi,
per maledire il giorno in cui nascesti,
cavaliere.
Come vedi,
la pena non è servita di lezione,
non ho imparato ad accettare
la mia sorte di predestinato alla galera,
non ho imparato a perdonare
chi non perdona.
Quand’ ebbi fame
tu non mi sfamasti,
quand’ ebbi sete
non mi dissetasti
quando chiesi lavoro
mi scacciasti,
quando rubai denaro mi colpisti
col braccio della legge;
quando fuggii dal carcere
come una volpe mi braccasti
e mi facesti sbranare dai cani-poliziotto.
Prima ero povero e innocente.
Ora son sempre povero ma delinquente…diplomato.
Diplomato alla Scuola Superiore
della Giustizia di Stato.

( Milano, 5 Settembre 1974 )

 


 

ARCOBALENO DI PACE

Tace.
Di fronte ai massacri,
alle angosce, alle paure,
alle fatiche atroci
delle marce forzate
e senza speranza,
di fronte al mancato asilo,
al mancato ascolto,
all abbrutimento del profugo,
del perseguitato,
alla disumanizzazione
di torturatori e torturati,
alle atrocità tutte
della guerra
il vile, l’ indifferente, l’ egoista,
tace,
e la guerra impazza.
L amante segreto della violenza,
in prima persona,
o in diretta televisiva,
tace ma esulta,
nutrendo le sue pulsioni
di morte.
E la guerra impazza.
Colpevoli o innocenti,
sotto la mannaia del boia
o della bomba pseudo intelligente,
cadono a migliaia in un sospiro
di odio e di dolore
perdendo a un tempo l’ appuntamento
con il presente ed il futuro
e Dio.

.
Uomini e donne, vecchi e bambini,
creati per vivere,
incontrano,
improvvisamente,
la morte.
Colpevoli son quelli
che la guerra l’ hanno scatenata,
dopo lungo lasso di tempo dedicato
a coltivare inimicizia e rancore
fra la gente.
Innocenti pure non sono
coloro che alla violenza rispondono
con pari violenza,
sì facendo ponendosi
sullo stesso piano
degli aggressori.
E sì facendo, tutti,
dei fabbricanti d armi
ingrossano le borse,
e tragicamente ingrassano
la terra dei campi minati.
La guerra è come un uragano
che esplode con potenza immane
su uomini e cose,
e fra i sopravvissuti libera
la violenza delle passioni
e delle azioni.
La pace, per converso,
assomiglia all arcobaleno
dopo la tempesta,
laddove e quando,
pei buoni uffici di gente
di buona volontà,
la guerra cessa.
Brillano allora,
nello spettro arcuato,
i colori dell iride di pace,
il bianco
per la Fede rinnovata nell umanità,
il verde
per la rinata Speranza,
il rosso
per il ritrovato Amore.
Chi ci impedisce
di far parte di quella schiera
di esseri umani
che pongono fine
alla violenza,
che s interpongono
fra l’ uno e l’ altro combattente,
che l’ uno e l’ altro invitano
ad una tavola rotonda,
sotto l’ arcobaleno,
in vista della Riconciliazione ?
E guerra e pace
sono proiezione
della volontà umana.
Sta a noi la scelta.

( Verbania, 29 marzo 1999 )

Parole di un vegliardo,
già guerriero mediocre,
quindi prigioniero di guerra
per sei lunghi anni,
e infine,
per amore,
per sempre,
predicatore nonviolento
di Pace.

 


 

LA PAIX

(Parole di pace, sul motivo di La Mer di Charles Trenet)

La Paix,
qu’est-ce que la Paix ?
On l’a presque oublié
dans la terreur profonde et amère
artificiellement fabriquée.

La Paix,
qu’on a fait d elle ?
Amie de la jeunesse,
qu’on a revé pendant les ans
d’espoir et d’amour
et de vie.

Voyez,
il-y-a des gens
qui vont les cultiver,
qui vont regagner l’ame
de l’Homme
qui s’égara.

Jetez
ces instruments
de mort et de détresse,
venez avec nous tous,
livrez
un chant à la Paix
fraternelle.

(pendant une Rencontre Quaker en France)

 


 

A Gino Vermicelli

Te ne sei andato in silenzio.
La discrezione era un “valore”
in una persona come te.
Dall’ alto della tua statura,
fisica e morale,
guardavi il Mondo e gli Uomini
come un “signore”,
nel senso più pieno della parola.

Del tuo passato, intenso, coraggioso,
prezioso, nella Resistenza e nell’agone politico,
non parlavi
se non invitato a farlo.

Meditavi, piuttosto, di norma,
intorno al futuro degli Altri:
un futuro di Pace,
nella Giustizia.

Avevi preso le armi
per allontanare l’Ingiustizia
e l’orrore Nazi-fascista,
ma senza sete di sangue.

Quando altre forme di resistenza,
non armata incontrasti per via,
con la consueta apertura mentale
ascoltasti attentamente e con rispetto
e cogliesti quanto più potevi
sul piano del Disarmo,
dell’ Intermediazione,
del Dialogo fra eguali.

Un Nonviolento ha trovato naturale
venire al tuo funerale,
e renderti omaggio
come un compagno di viaggio.

A rivederci, non so dove, né quando,
per lottare questa volta insieme,
per la Libertà dalla Violenza,
dalla Menzogna, dalla Meschinità.

(Verbania, 25.5.1998)

 


 

A te, che hai lasciato il corpo alla Terra, ed hai rimesso l’anima a Dio, ma sei presente col cuore fra chi ti rispetta, a loro nome parlo,

Amico Cavaliere

Caro Pasquale Cavaliere,
quale che sia la forma e la dinamica della tua morte,
qualcuno, gettando sulle tue spalle
pesi insostenibili,
ti ha tolto la vita.

Tu l’ avevi già data,
la parte migliore di essa,
alla gente, ai diseredati, agli amici, ai politici
– Verdi e non Verdi –
senza chiedere molto, se non un po’ di attenzione.

E accorrevi, dovunque venivi chiamato,
presentandoti umilmente,
per servire.

Superavi, eroicamente, la tua timidezza
per amore degli altri.

Ai vincitori non portavi ossequio,
ai vinti porgevi una buona parola.

Sempre e comunque con un cordiale sorriso.

Ci lasci un gran vuoto, certo,
ma anche un esempio
che colma in parte quel vuoto.

Mi avevi detto di non abbandonare la lotta,
ma ora, senza di te,
sarà più dura.

Un estimatore

P.S.: di fronte alla sofferenza che conduce a morte
si sospenda, nel rispetto, ogni giudizio.

 


 

Rendere più bella la Vita

(prosa lirica)

 

I problemi dell esistenza, e parlo di quella umana,
perché delle altre non so nulla, sono tali e tanti che
giudico dovere di ognuno di fare qualcosa
per rendere più bella la vita.
Questo semplice pensiero mi è venuto in mente guardando
con stupore come un semplice tappeto di poco costo ha
abbellito il mio studio, ed ha prodotto un effetto psi=
cologico positivo su di me ed altre persone di passaggio.
L operaio che l’ ha fatto forse non è consapevole dell effetto
della sua fatica, ma se lo sapesse ne sarebbe orgoglioso.

 

Il pensiero successivo è: ci diamo poco da fare per abbellire la vita
in generale, la nostra, quella degli altri – nemici compresi –
e non ci preoccupiamo di ringraziare coloro che lo fanno.

 

Eppure ci vuol poco. E costa poco.
Quanto infatti costa un sorriso,
una stretta di mano, una pacca sulla spalla, una visita breve ?

 

E quanto sollievo potrebbe portare
a chi si sente solo, a chi soffre,
a chi medita di fare del male
o di farsi del male ?

 

Siamo insensibili e chiusi, i più,
nel quotidiano ed oltre.

Ma qualcuno, baciato dalla pietà,
parte non fa della infinita
lugubre schiera dell’egoismo.

 

P.S.: Dedico questi pensieri a Pasquale Cavaliere, cavaliere di nome e di spirito, che ha fatto qualcosa durante la sua breve esistenza, troncata tragicamente in Argentina ai primi di agosto 1999, per rendere più bella la vita degli Altri.