Grande manifestazione a Berlino “contro l’odio e il razzismo”

23.10.2017 Maga Navarrete

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Grande manifestazione a Berlino “contro l’odio e il razzismo”

Domenica 22 ottobre si è svolta a Berlino una grande manifestazione per protestare contro l’“odio e il razzismo in Parlamento”, mentre i deputati del partito nazionalista  e xenofobo Alternativa per la Germania, eletti di recente, si preparano a entrare in carica.

Il nuovo Parlamento si riunirà per la prima volta martedì. I suoi 709 deputati comprendono 92 rappresentanti di Alternativa per la Germania (AfD, secondo le sue iniziali in tedesco), che nelle elezioni del mese scorso ha ottenuto il 12,6% dei voti. E’ la prima volta che l’AfD è presente nel Parlamento nazionale.

 

La marcia è iniziata alla Porta di Brandeburgo ed è arrivata fino all’edificio del Reichstag, sede del Parlamento tedesco.

I partecipanti portavano cartelli che dicevano: “Prima l’umanità”, “Fermiamo l’AfD” “Non c’è spazio per il razzismo” e “Il mio cuore batte per la diversità”.

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Rajoy commissaria la Catalogna. 500.000 persone protestano a Barcellona

21.10.2017 Redazione Italia

Rajoy commissaria la Catalogna. 500.000 persone protestano a Barcellona
(Foto di Redaccion Barcelona)

Il Primo Ministro spagnolo Mariano Rajoy ha annunciato oggi l’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione, volta a riprendere il controllo della Catalogna. Ha giustificato la decisione con la necessità di tornare alla legalità, continuare con la ripresa economica e tenere nuove elezioni nella regione entro un massimo di sei mesi.

Venerdì prossimo, 27 ottobre, il Senato dovrà votare a maggioranza assoluta le misure richieste dal governo, tra cui la destituzione del Presidente Carles Puigdemont e del suo governo. L’applicazione dell’articolo 155 prevede inoltre che il governo spagnolo possa assumere il comando dei Mossos d’Esquadra (la polizia catalana) e destituire o nominare i responsabili della televisione e della radio pubbliche della Catalogna.

Le reazioni non si sono fatte attendere: Puigdemont ha definito le misure decise dal governo Rajoy “il peggior attacco alla libertà dai tempi del franchismo”, la presidente del Parlamento catalano Carme Forcadell ha parlato di “colpo di stato”,  la sindaca di Barcellona Ada Colau ha denunciato “il grave attacco alle libertà e ai diritti di tutti” e Podemos si è detto scioccato per la “sospensione della democrazia non solo in Catalogna, ma anche in Spagna.”

Intanto oggi pomeriggio quasi 500.000 persone sono scese in strada a Barcellona per chiedere la liberazione dei due attivisti indipendentisti Jordi Sanchez e Jordi Cuixart e per protestare contro la decisione di commissariare la Catalogna.

23 ottobre, Giornata Mondiale per la libertà di stampa. Sit-in di Articolo21 nei pressi dell’Ambasciata di Malta

23 ottobre, Giornata Mondiale per la libertà di stampa. Sit-in di Articolo21 nei pressi dell’Ambasciata di Malta
(Foto di https://www.articolo21.org)

Articolo 21, insieme a Fnsi, Amnesty International Sezione Italia, convoca un sit-in per lunedì 23 ottobre dalle 10 alle 11.30 in piazza Nicosia a Roma, vicino all’Ambasciata di Malta, per chiedere che sia fatta piena luce sull’assassinio della giornalista d’inchiesta Daphne Caruana Galizia. Questo ennesimo atto di barbarie contro un reporter deve far suonare un campanello d’allarme in tutta Europa, e in Italia in particolare. Malta è certo un paradiso fiscale crocevia di evasori, riciclatori, mafie e quant’altro, ma come lo sono il Lussemburgo, le isole britanniche Man, Jersey e Guernsey, o il Delaware negli USA, dove nessuno si è mai sognato di uccidere i cronisti scomodi. Malta è considerata abbastanza positivamente dai principali osservatori internazionali su democrazia e libertà di stampa, con criticità simili alle nostre, dalle pene troppo severe per il reato di diffamazione alle richieste di risarcimenti esorbitanti. Nulla che facesse pensare a una violenza simile..

Il fatto che la Caruana Galizia collaborasse con l’ICIJ, il consorzio internazionale di giornalismo investigativo, non è servito a proteggerla, come non aiuta quanti nel mondo (anche in Italia) collaborano a quel grande network di recente vincitore del prestigioso Pulitzer proprio per i Panama Papers a cui aveva collaborato anche Daphne.

Non possiamo quindi limitarci a piangere per la sua morte, né a scrivere del suo coraggio: dobbiamo proseguire il suo lavoro, rilanciare le sue inchieste e investigare più a fondo, anche a distanza, sul suo omicidio. E affiancare suo figlio Matthew, membro dell’ICIJ,  ora più solo nell’impegno di ricercare la verità. E pretendere che le autorità di La Valletta facciano chiarezza fino in fondo su esecutori, mandanti e motivazioni, chiunque risulti coinvolto. Questo per noi significa #scortamediatica. Non lasciamo soli i familiari e i colleghi di Daphne, è il modo più bello per ricordarla. Appuntamento per tutti a Roma lunedì prossimo

Aderiscono Ordine dei Giornalisti Lazio, PressingNoBavaglio, UsigRai, l’Espresso, Report/Rai 3, Tavola della pace, Associazione Amici di Roberto Morrione

 

Trump a Tsipras: “Sei uno dei nostri migliori clienti!”

19.10.2017 – Atene Marianella Kloka

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Trump a Tsipras: “Sei uno dei nostri migliori clienti!”

Desidero ringraziare il Primo Ministro e il popolo greco per l’amabile ospitalità concessa alle forze navali americane nella baia di Souda. E voglio inoltre elogiare la Grecia perché è uno dei pochi paesi membri della NATO a spendere almeno il 2% del PIL per la difesa.”.

Con queste parole il Presidente degli Stati Uniti ha confermato gli ottimi rapporti tra i due paesi. Questo è una conseguenza degli obblighi della Grecia nei confronti della  NATO e costituisce una politica che non viene colpita da alcun tipo di crisi economica. E naturalmente è una politica contro cui Alexis Tsipras si sarebbe scagliato con forza se fosse stato all’opposizione.

“Il costo reale dei caccia F16 è di 1.1 miliardi di dollari,” ha detto il Ministro greco della Difesa Panos Kamenos.  Oggi gli utenti greci di twitter stanno diffondendo varie idee sul modo in cui la Grecia, colpita da una tremenda crisi economica, avrebbe potuto spendere una somma simile per priorità come l’istruzione, la sanità e il lavoro. Il nostro governo invece spende tutti questi soldi perché si aspetta una stabilità geopolitica con l’intervento della NATO nel Mar Egeo e fornisce agli Stati Uniti un centro operativo nella baia di Souda, a Creta, per controllare meglio il Medio Oriente. Il governo spende i nostri soldi in questo modo perché sta aspettando che il Fondo Monetario Internazionale svolga un ruolo chiaro nel periodo successivo al terzo Memorandum, ossia adesso, e infine spende i nostri soldi in questo modo in attesa di futuri investimenti di compagnie americane… e se questo accadrà, naturalmente sarà con le loro condizioni lavorative.

Ormai sappiamo di non avere un governo di sinistra in Grecia, dunque non dovremmo restare sorpresi ogni volta che il Primo Ministro tradisce se stesso. Forse siamo preoccupati del suo livello di “maturità”, man mano che il tempo passa e lui acquista esperienza. Un’altra ragione potrebbe essere che quando cerchiamo un’alternativa nello spettro politico non riusciamo a trovare niente che sia più di sinistra di questo.

Anche se è terribile essere degli ottimi clienti della NATO, con tutto ciò che questo comporta, il lato positivo è che con movimenti politici simili l’abisso tra i 300 parlamentari e la popolazione diventa sempre più profondo. La settimana scorsa abbiamo assistito all’incapacità da parte dell’opposizione di mantenere la  promessa di votare a favore di una legge che riconosce legalmente l’identità di genere. Oggi vediamo il governo – che in teoria promuove i diritti umani – inginocchiarsi davanti a Donald Trump e ricevere le sue lodi in quanto ottimo cliente dell’industria militare.

La crisi della democrazia formale parlamentare aumenta di giorno in giorno e visto che ci sono sempre delle alternative, vale la pena ricordare che la democrazia ha modi diversi e più diretti di esprimersi. In base a quello che vedo, la società si sta già preparando per il futuro.

 

 

Proibito votare, manifestare e pensare: ora basta!

18.10.2017 – Barcellona Raquel Paricio

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Proibito votare, manifestare e pensare: ora basta!
(Foto di Redacción Barcelona)

La Catalogna sta vivendo una catastrofe politica che si ripercuote in tutti gli ambiti della società. In base a una politica di menzogne, Mariano Rajoy prepara il terreno in cui vuole seminare l’articolo 155 della Costituzione.

Gli ultimi mesi sono stati di massima tensione in Catalogna e di conseguenza anche in Spagna e in Europa, che vedendo la caduta del suo impero guarda dall’altra parte. Il Partito Popolare e i suoi alleati preparano il terreno per applicare l’articolo 155, che sospenderebbe l’autogoverno della regione. Le loro politiche della paura lasciano ormai solo spazio per dire Basta! Basta con le menzogne, basta con il dominio! Basta impedire il diritto al pensiero libero! Basta controllare quello che sfugge al controllo della repressione. L’essere umano è una specie in evoluzione e questo è un momento storico per avanzare, per non restare ancorati a un passato che non dà più risposte alle esigenze delle persone, al loro sviluppo umano e spirituale. Per tutto questo diciamo Basta!

Ieri sera più di 200.000 persone hanno manifestato pacificamente e in silenzio con un mare di candele nel centro di Barcellona e in varie città spagnole per chiedere la libertà dei due più recenti prigionieri politici: Jordi Cuixart e Jordi Sànchez.

Il governo di Mariano Rajoy, con il Partito Ciudadano e i socialisti, che cercano di trarre profitto dalla situazione, stanno inventando scuse e applicando strategie per spaventarci.

Mentono riguardo al modello educativo in Catalogna. Mentono riguardo ai casi di sedizione. Applicano la legge in base alla loro convenienza. I più grandi truffatori della storia, che si sono arricchiti grazie alla loro posizione privilegiata nelle cariche pubbliche, o per le parentele reali, sono per strada. I loro reati di corruzione stanno arrivando a zittire persone morte in modo misterioso appena prima di un processo. La Catalogna gli serve per distrarre l’attenzione. Sono anni che sviano l’attenzione.

Arresti e detenzioni

Jordi Cuixart e Jordi Sànchez sono finiti in prigione senza cauzione il pomeriggio del 16 ottobre per un  presunto reato di sedizione. Sono rappresentanti e attivisti pacifici di Òmnium Cultural e dell’Assemblea Nacional Catalana, organizzazioni indipendentiste che hanno promosso e capeggiato tutte le manifestazioni degli ultimi anni a favore dell’indipendenza, mobilitando milioni di persone in modo pacifico, con il fine di difendere la propria identità.

Il capo dei Mossos d’Escuadra, Josep Lluis Trapero, responsabile di un corpo armato di 17.000 persone che di recente ha ricevuto un riconoscimento internazionale per la sua efficienza, è rimasto in libertà condizionata, senza passaporto e con la proibizione di uscire dal territorio spagnolo.

E’ chiaro che il controllo dei Mossos è l’obiettivo principale del governo centrale nel caso di applicazione dell’articolo 155

Secondo la giudice Carmen Lamela, Cuixart e Sànchez sono finiti in prigione per ciò che hanno fatto il 20  settembre nel dipartimento di Economia. Quel giorno  la Guardia Civil si è presentata in 40 dipartimenti della Generalitat per perquisirli e ha finito per arrestare 14 funzionari per la loro partecipazione all’organizzazione  del referendum “illegale” del 1° ottobre. In quell’occasione Sànchez e Cuixart stavano cercando di mobilitare la gente verso la Gran Vía per protestare contro quello che stava succedendo. Non hanno mai compiuto atti di violenza, né impedito il lavoro della Guardia Civil. La perquisizione e gli arresti non sono stati denunciati solo in Catalogna; quello stesso pomeriggio alla Puerta del Sol di Madrid si è svolta una manifestazione a favore delle “libertà democratiche e del diritto di decidere”.

Qual è l’obiettivo di questa detenzione? Distruggere Òmnium e la ANC? Proibire le manifestazioni?

 

Menzogne riguardo al modello educativo

Il settore educativo è diventato incandescente da quando il Partito Ciudadano lo ha accusato in Parlamento di praticare  un “indottrinamento ideologico” nei confronti degli alunni e ha chiesto misure per sorvegliare il lavoro degli insegnanti, con la possibilità di multarli. La comunità educativa, una delle più organizzate e attive in Catalogna, ha denunciato con forza queste dichiarazioni.

Queste accuse mostrano un altro settore che si vuole controllare nel caso di applicazione dell’articolo 155.

E domani contro chi verranno dirette le menzogne?

Ora basta!

 

Egitto, basta persecuzioni anti-LGBTQIA!

17.10.2017 – Milano Redazione Italia

Egitto, basta persecuzioni anti-LGBTQIA!

Mercoledì 18 ottobre dalle 18,30 alle 20

Piazza San Babila, Milano

I colori non sono una vergogna: un sit-in contro la persecuzione (con armi anche italiane) e le campagne mediatiche contro le persone LGBTQIA in Egitto!

La persecuzione delle autorità egiziane contro le minoranze sessuali è sempre più feroce e assurda, come ha confermato la recente ondata di arresti avvenuti dopo il semplice sventolamento di una bandiera arcobaleno durante un concerto dei Mashrou’ Leila. A seguito dell’appello degli attivisti per i diritti umani egiziani e di organizzazioni di entrambe le sponde del Mediterraneo, le associazioni del Coordinamento Arcobaleno di Milano con Il Grande Colibrì invitano ogni persona interessata alla difesa dei diritti e delle libertà a manifestare mercoledì 18 ottobre alle 18.30 in piazza San Babila a Milano.

Chiediamo allo stato egiziano di rispettare i diritti di tutte le sue cittadine e di tutti i suoi cittadini, di proteggere la loro sicurezza e di garantire la loro libertà di parola e di espressione, come peraltro stabilito dalla Costituzione egiziana e dalle convenzioni internazionali. Denunciamo l’uso della repressione transfobica e omofobica come strumento per distrarre l’opinione pubblica dai fallimenti e dagli abusi delle autorità.

Chiediamo ai media egiziani di cessare le campagne di odio nei confronti delle minoranze sessuali, descritte su giornali e TV come “pervertite” o “sataniche”. Denunciamo l’abbandono dei minimi standard professionali, che ha trasformato i mezzi di informazione in megafoni dell’ignoranza e della paura, con articoli e servizi di infimo livello che intenzionalmente diffondono il pregiudizio e calpestano i diritti umani.

Chiediamo allo stato italiano di porre fine alla vendita di armi e munizioni all’Egitto e agli altri regimi che perseguitano una parte della propria popolazione. Denunciamo il fatto che, nonostante la stessa Unione Europea abbia rilevato più volte il pericolo che tali armi e munizioni siano usati “a fini di repressione interna”, la loro vendita è aumentata persino quando l’ambasciatore italiano al Cairo era stato richiamato a Roma.

#الألوان_مش_عار #ColorsRNotShame

Jeremy Corbyn: “E’ vero, i laburisti minacciano di distruggere l’attuale modello economico”

16.10.2017 Pressenza London

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Jeremy Corbyn: “E’ vero, i laburisti minacciano di distruggere l’attuale modello economico”
(Foto di https://www.facebook.com/JeremyCorbynMP/?fref=ts)

In un discorso tenuto sabato scorso alla “Cooperative Party Conference” Jeremy Corbyn, leader del Partito Laburista britannico, ha toccato molti importanti temi di politica nazionale e internazionale. Il testo completo si può leggere qui.

Riportiamo di seguito le parti più significative del suo discorso.

“Abbiamo bisogno di valori cooperativi nel paese e all’estero” ha detto. “Viviamo in un mondo lacerato dai conflitti, spronato dall’ego e da ambizioni neo-imperiali. Non è mai stato così importante ribadire la nostra adesione alla Carta delle Nazioni Unite, la cui terza clausola sostiene l’obiettivo di risolvere i problemi internazionali attraverso la cooperazione internazionale.

Con i problemi che ci troviamo davanti – proliferazione nucleare, cambiamento climatico, crisi globale dei rifugiati, crisi umanitarie in Siria, Yemen e Myanmar con i Rohingya – una visione  globale basata sui principi cooperativi è oggi più necessaria che mai. Che si tratti di Donald Trump o di Kim Jong, le posizioni da macho devono lasciare il posto a una collaborazione calma e razionale. In tutto il mondo le cooperative svolgono un ruolo fondamentale per stimolare lo sviluppo, dare potere alle donne e unire le comunità. Oggi oltre un miliardo di persone ne fanno parte e io sono fiero di essere uno di loro”.

Ha poi riconosciuto che l’accusa del Cancelliere dello Scacchiere Philip Hammond è vera. Sì, i laburisti minacciano di distruggere l’attuale modello economico, un sistema che sfrutta la maggioranza per i profitti di una minoranza, che i conservatori vogliono difendere per mantenere i privilegi di pochi.

Io non resterò con le mani in mano quando il loro modello economico significa:

–          raddoppio dei senzatetto

–          quattro milioni di bambini che vivono in povertà

–          oltre un milione di anziani che non ricevono le cure di cui hanno bisogno

Il loro modello economico è fallito. Non funziona per la maggior parte della gente. Perfino il Fondo Monetario Internazionale ammette che la disuguaglianza e le imposte troppo basse per i più ricchi danneggiano l’economia” ha aggiunto.

“Quando parliamo di rinazionalizzare monopoli naturali non ci ispiriamo a modelli remoti e centralizzati risalenti agli anni Quaranta e Cinquanta. Siamo decisi a creare modelli di proprietà che coinvolgano i lavoratori e i consumatori basati sui principi cooperativi, a livello di comunità, regionale o nazionale.

Credo che stiamo entrando in un periodo di opportunità senza precedenti per le politiche socialiste e i principi cooperativi. La nuova tecnologia rafforza la partecipazione. Oggi i movimenti sociali sono orizzontali e non gerarchici e lavorano in rete, piuttosto che dall’alto verso il basso. E’ per questo che quando mi sono presentato alle primarie per diventare leader ho dichiarato di volere che il nostro partito fosse un movimento. Oggi abbiamo più di mezzo milione di membri, che si sono iscritti perché vogliono essere coinvolti, vogliono partecipare al nostro movimento.

Il modello organizzativo dall’alto verso il basso è in crisi e sta crollando in politica, nei media e negli affari.

La tecnologia dell’era digitale dovrebbe dare potere ai lavoratori e consentirci di collaborare a un livello impossibile in passato, eppure troppo spesso ha permesso che emergesse la forma più rapace e sfruttatrice di capitalismo.

Guardiamo Uber, Deliveroo e altri. Le piattaforme usate da queste compagnie sono la tecnologia del futuro, ma fin troppo spesso i loro modelli d’affari non dipendono dal progresso tecnologico, bensì dalla creazione di un monopolio nel loro campo e nel suo uso per ridurre i salari e peggiorare le condizioni di lavoro.

Le piattaforme digitali stanno aprendo grandi opportunità per lo sviluppo di forme organizzative orizzontali e più democratiche.

Immaginatevi se Uber venisse gestita in forma cooperativa dai suoi autisti, che potrebbero così controllare in modo collettivo il loro futuro, mettersi d’accordo sui salari e le condizioni di lavoro e condividere o re-investire i profitti.

Questo nuovo consenso ricompenserà i veri creatori di ricchezza – ossia tutti noi.  Valorizzerà davvero le persone e le comunità e investirà in esse. Creerà un’economia adatta al 21° secolo, con uno stato che non abbia paura di agire quando qualcosa va storto, ma che soprattutto prenda l’iniziativa per assicurarsi che le cose funzionino.

L’ostacolo più grande non è tecnologico; l’ostacolo sta in noi stessi. Dobbiamo avere la fiducia e il talent organizzativo per far sì che tutto questo succeda davvero.

Le cooperative dovrebbero essere sostenuto dal governo attraverso l’accesso ai finanziamenti, cambiamenti legali che permettano loro di giocare alla pari nel mercato e una migliore politica degli appalti, così che il denaro pubblico venga usato per sostenere compagnie al servizio del bene comune.

Per impedire che pochi traggano vantaggio dall’”ascesa dei robot”, bisogna prendere in considerazione l’aumento del salario minimo, una settimana lavorativa più corta, schemi di condivisione del profitto e un modo di affidare la proprietà e il controllo dei robot a chi lavora con loro e conta su di loro.

Non abbiamo ancora tutte le risposte, ma stiamo pensando in modo radicale a come forgiare i prossimi trent’anni per usare il potere della nuova tecnologia perché la nostra economia funzioni per tanti e non per pochi.

Stiamo ispirando milioni di persone.

Siamo un movimento pronto ad andare al governo e pronto a plasmare il nostro paese per il futuro.”

Ius soli: basta con le strumentalizzazioni politiche e le false illusioni

15.10.2017 Redazione Italia

Ius soli: basta con le strumentalizzazioni politiche e le false illusioni

“Ius soli temperato”, Co-mai, AMSI eUniti per Unire: “Sì a una rapida approvazione, basta con le strumentalizzazioni politiche e le false illusioni”

“Tantissimi nostri sono scesi in piazza per dire #Siussolitemperato e #Noallestrumentalizzazionipolitici. Il grado  della Civiltà  e Democrazia di un Paese si vede dalle sue leggi. Proprio perché crediamo fermamente nella civiltà e democrazia italiane, chiediamo di approvare la legge sulla cittadinanza senza più ritardi e false illusioni. Siamo stanchi  della personalizzazione della politica da parte di alcuni deputati italiani e d’origine straniera, stanchi di chi erge i muri contro le persone per fare carriera sulle spalle della seconda generazione”.

Questo il commmmento di Foad Aodi, Presidente delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e dell’Associazione Medici di Origine Straniera in Italia (AMSI),  da Montecitorio. “Noi  sosteniamo da anni – aggiunge – la proposta di cittadinanza temperata ai figli degli immigrati; i  nostri movimenti han partecipato e hanno sostenuto la manifestazione del 13 ottobre a Roma. Ormai da anni assistiamo al tira e molla, a titoli di giornali  pro o contro questa proposta di legge, senza  che mai essa si traduca in pratica.

Noi proponiamo, da anni, una cittadinanza breve per chi lavora in Italia da 5 anni e rispetta le leggi italiane, conoscendo la lingua e cultura italiane, per poter risolver la questione dei concorsi pubblici che richiedono l’obbligo della cittadinanza: un segno del rispetto dei diritti civili e delle pari opportunità. Lo stesso vale per i figli degli immigrati: questa legge può’ facilitar la loro integrazione, e combattere le pericolose crisi d’identità, che a volte questi ragazzi  affrontano appunto  intensificando il loro legame con lo Stato italiano”.

 Aodi conclude  rivolgendo un appello, a tutta la politica italiana, di trovare “una sintesi per l’interesse comune: senza strumentalizzazioni politiche sulla pelle degli immigrati”.

Il Giro d’Italia non giustifichi l’apartheid

14.10.2017 BDSItalia

Il Giro d’Italia non giustifichi l’apartheid

L’ipotesi di far partire l’edizione 2018 del giro d’italia da israele è una scelta sciagurata che coinvolgerebbe il giro, gli atleti e gli organizzatori nella violazione del diritto internazionale, perché Israele viola il diritto internazionale.

La partenza da Gerusalemme significherebbe infatti “normalizzare” l’occupazione illegale della città da parte di Israele, avvenuta nel 1967. Malgrado le ripetute rivendicazioni da parte dei ministri israeliani durante la cerimonia di annuncio, la comunità internazionale non riconosce alcuna parte di Gerusalemme come capitale di Israele.

Nel 1947 infatti, con la risoluzione 181, l’ONU ha posto la città di Gerusalemme sotto l’egida internazionale attraverso uno statuto speciale e ha ripetutamente affermato negli anni che “sono illegali tutte le azioni intraprese da Israele, potenza occupante, per imporre le sue leggi, la sua giurisdizione e l’amministrazione sulla Città Santa di Gerusalemme”.  A Gerusalemme Est si abbattono le case palestinesi, le si confisca, si rende impossibile la vita dei palestinesi che da generazioni abitano la città.

Nel sud di Israele, dove è prevista un’altra tappa della corsa, decine di città beduine palestinesi sono prive di riconoscimento e di servizi di base da parte di Israele e sono state sottoposte a ripetute demolizioni, nel caso di Al-Araqib oltre 100 volte. Dal 2010, Israele ha revocato la cittadinanza di centinaia di beduini palestinesi senza alcuna ragione, rendendoli apolidi.

Queste politiche fanno parte della perdurante pulizia etnica da parte di Israele, che è cominciata 70 anni fa con la fondazione di Israele sulle rovine della patria palestinese e con il trasferimento forzoso della maggioranza dei palestinesi indigeni.

Questo è ciò che Israele intende ‘celebrare’ l’anno prossimo.  Il Giro d’Italia non deve prestarsi a tutto ciò.

Come negli anni ’80 sarebbe stato inaccettabile per il Giro d’Italia cominciare dal Sudafrica dell’apartheid, così oggi è inaccettabile iniziare la corsa in qualsiasi luogo sotto il controllo di Israele poiché questo servirà soltanto come timbro di approvazione per l’oppressione dei palestinesi da parte di Israele.

Come ha recentemente dichiarato in una intervista al quotidiano “La Provincia” di Como lo scorso 20 Settembre Paolo Ceruti, uno dei fondatori del celebre Museo del ciclismo del Ghisallo,    “questa scelta va contro lo spirito di pace dello sport”.

SOLLECITIAMO RCS A RISPETTARE IL DIRITTO INTERNAZIONALE

E A SPOSTARE L’INIZIO DELLA CORSA IN UN ALTRO PAESE.

 

Coordinamento lombardo solidarietà Palestina

Fonte: Campagna Palestinese per il Boicottaggio Accademico e Culturale di Israele (PACBI)

Traduzione di BDS Italiawww.bdsitalia.org

 

Gorbaciov: il mio appello a Trump e Putin

13.10.2017 Pressenza Budapest

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Gorbaciov: il mio appello a Trump e Putin
Il presidente USA Reagan e il Segretario Generale sovietico Gorbaciov all’Hofdi House in Reykjavik, Islanda, durante il Summit del 11/10/1986 (Foto di CTBTO stream di Flickr)

Di Mikhail Gorbachev.  Questa lettera ai leader di USA e Russia è stata pubblicata sul Washington Post.

Il prossimo dicembre segnerà il 30° anniversario della firma del trattato tra l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti per l’eliminazione dei missili a corto e medio raggio. Questo fu l’inizio del processo di taglio radicale degli arsenali nucleari, che continuò con i trattati di riduzione di armi strategiche del 1991 e del 2010 e con gli accordi per la riduzione delle armi nucleari tattiche.

La scala del processo lanciato nel 1987 è evidenziata dal fatto che, come Russia e Stati Uniti hanno riportato alla Conferenza di revisione del trattato di non-proliferazione nel 2015, l’80% delle armi nucleari accumulate durante la Guerra Fredda sono state disattivate e distrutte. Un altro fatto importante è che, nonostante il recente serio deterioramento nelle relazioni bilaterali, entrambe le parti abbiano rispettato gli accordi in materia di armi strategiche.

Tuttavia ora il Trattato sulle forze nucleari di livello intermedio (INF) è a rischio. E’ stato dimostrato essere il legame più vulnerabile nel sistema di limitazione e riduzione delle armi di distruzione di massa. Ci sono stati appelli da entrambe le parti per scartare l’accordo.

Quindi cosa sta accadendo, qual è il problema, e cosa c’è bisogno di fare?

Entrambe le parti hanno sollevato questioni di conformità, accusando l’altro di violare o eludere le disposizioni chiave del trattato. Dall’esterno, mancando informazioni più complete, è difficile valutare quelle accuse. Ma una cosa è chiara: il problema ha aspetti politici e tecnici. Spetta ai dirigenti politici intervenire.

Pertanto mi appello ai presidenti di Russia e Stati Uniti.

Le relazioni tra le due nazioni si trovano in una grave crisi. Deve essere cercata una via d’uscita, e sono disponibili mezzi ben testati per farlo: un dialogo basato sul mutuo rispetto.

Non sarà facile superare l’impasse delle questioni aperte sui due fronti. Ma neanche tre decenni fa il nostro dialogo fu facile. Ha avuto i suoi critici e i suoi detrattori, che hanno cercato di farlo deragliare.

In conclusione, è stata la volontà politica dei leader delle due nazioni a dimostrarsi decisiva. Ed è quello di cui c’è bisogno ora. Questo è ciò che i cittadini delle nostre due nazioni e i popoli di tutto il mondo si aspettano dai presidenti di Russia e Stati Uniti.

Invito la Russia e gli Stati Uniti a organizzare e realizzare un vertice ampio sull’intera gamma di questioni. Non è affatto normale che i presidenti delle principali potenze nucleari si incontrino semplicemente “ai margini” degli incontri internazionali. Spero che il processo di preparazione di un vertice vero e proprio sia ancora in corso.

Credo che il summit dovrebbe focalizzarsi sui problemi della riduzione delle armi nucleari e sul rafforzamento della stabilità strategica. Perchè se il sistema di controllo delle armi nucleari collassa, come può ben succedere se il Trattato INF decade, le conseguenze dirette e indirette sarebbero disastrose.

Più è vicina ai confini la dislocazione delle armi nucleari, maggiore è la loro pericolosità: c’è meno tempo per una decisione e un maggiore rischio di errore catastrofico. E cosa accadrebbe al Trattato di non proliferazione delle armi nucleari se la corsa al riarmo nuclerare ricominciasse? Temo che andrebbe in rovina.

Se invece il trattato INF viene salvato, ciò invierà al mondo un potente segnale: le due potenze nucleari sono consapevoli della loro responsabilità e si assumono seriamente i propri obblighi. Tutti tireranno un sospiro di sollievo, e le relazioni tra Russia e Stati Uniti finalmente si risolleveranno.

Sono fiducioso che la preparazione di una dichiarazione presidenziale congiunta sull’impegno dei due paesi nei confronti del trattato INF sia un obiettivo realistico. Contemporaneamente, anche le questioni tecniche potrebbero essere risolte; a questo scopo la commissione di controllo congiunto, nel quadro del trattato INF, potrebbe riprendere il proprio lavoro. Sono convinto che, con l’impulso dei due presidenti, i generali e i diplomatici sarebbero in grado di raggiungere un accordo.

Viviamo in un mondo travagliato. E’ particolarmente inquietante che le relazioni tra le due maggiori potenze nucleari, Russia e Stati Uniti, siano diventate una grave fonte di tensione e un ostaggio alle politiche interne. E’ tempo di tornare al buonsenso. Sono certo che anche gli avversari inveterati nei confronti della normalizzazione delle relazioni russo-americane non oseranno opporsi ai due presidenti. Questi critici non hanno argomenti dalla loro; il fatto che il trattato INF sia in vigore da 30 anni dimostra che è utile alla sicurezza dei nostri due paesi e del mondo.

In ogni impresa, è importante fare il primo passo. Nel 1987, il primo passo nel difficile quanto importantissimo processo di liberare il mondo dalle armi nucleari fu il Trattato INF. Oggi siamo di fronte alla doppia sfida di impedire il collasso del sistema degli accordi nucleari e di invertire la spirale discendente nelle relazioni russo-americane. E’ il momento di fare il primo passo.

 

Traduzione dall’inglese di Matilde Mirabella