Un’altra difesa è possibile: difendiamoci, sì, ma da chi e come?

15.12.2017 Azione Nonviolenta

Un’altra difesa è possibile: difendiamoci, sì, ma da chi e come?
L’arena di Pace e Disarmo, 25 Aprile 2014 (Foto di Laura Pavesi)

EDITORIALE COMUNE

 

In occasione del 15 dicembre (quarantacinquesimo anniversario dell’approvazione della prima Legge italiana di riconoscimento dell’obiezione di coscienza al servizio militare e istitutiva del servizio civile, la n. 772 del 15.12.1972), viene diffuso questo editoriale comune della Campagna “Un’altra difesa è possibile” sottoscritto da Direttori di diverse riviste e che sarà pubblicato su molti siti che sostengono la proposta di una Legge per la Difesa civile non armata e nonviolenta.

 

Nel dibattito sulla “legittima difesa” ci dev’essere un punto fermo: riconoscere che l’uso della forza è prerogativa dello Stato e non può essere lasciato al libero arbitrio del singolo.

La “difesa” è un punto decisivo nella pratica della nonviolenza attiva. Difesa della vita, difesa dei diritti, difesa della libertà, difesa dei più deboli, difesa dell’ambiente. La storia della nonviolenza moderna è storia di movimenti di difesa, da Gandhi che difendeva il suo popolo dal colonialismo, fino al Premio Nobel per la Pace 2017 assegnato alla Campagna per la messa al bando della armi nucleari che ci difende dall’olocausto atomico.  Oggi i movimenti nonviolenti nel mondo agiscono in difesa della pace e per salvare la vita a chi fugge dalle guerre.

La difesa personale e collettiva è al centro della Campagna nonviolenta “Un’altra difesa è possibile che vuole introdurre nelle nostre istituzioni la “Difesa civile non armata e nonviolenta” per mettere in campo capacità di prevenzione, di mediazione e di risoluzione dei conflitti. I movimenti nonviolenti hanno lanciato la proposta all’Arena di Pace e Disarmo del 25 aprile 2014. In pochi mesi sono state raccolte e depositate 50.000 firme per la Legge di iniziativa popolare. La Camera l’ha recepita e 74 deputati l’hanno sottoscritta. Poi, con la pressione di 20.000 cartoline inviate ai parlamentari di tutti i gruppi politici, il progetto di Legge n. 3484 è stato incardinato e calendarizzato. Noi chiediamo che in queste ultime settimane di lavori parlamentari si svolgano le audizioni nelle Commissioni congiunte Affari costituzionali e Difesa, per aprire la discussione che possa poi proseguire nella prossima legislatura.

La proposta tende allo sbocco legislativo, oltre che culturale, politico e finanziario, per assolvere al dovere costituzionale di difesa della Patria (art. 52) nell’ottemperanza del ripudio della guerra (art. 11) e prevede la costituzione del “Dipartimento della difesa civile, non armata e nonviolenta” con i compiti di difendere la Costituzione, di predisporre piani per la difesa civile, non armata e nonviolenta, curandone la sperimentazione e la formazione della popolazione, di svolgere attività di ricerca per la pace, il disarmo, la riconversione civile dell’industria bellica, di favorire la prevenzione dei conflitti armati, la riconciliazione, la mediazione, la promozione dei diritti umani, la solidarietà internazionale e l’educazione alla pace.

Il riconoscimento giuridico di forme di difesa nonviolenta è già stato fatto proprio dal nostro ordinamento (due sentenze della Corte costituzionale, la n. 164/1985 e 470/1989, la legge del 230 del 1998 di riforma dell’obiezione di coscienza e la legge 64 del 2001 istitutiva del servizio civile nazionale, e con il Decreto Legislativo n. 40 del 6 marzo 2017 sul Servizio Civile Universale). Ora tale visione è entrata nel Parlamento per ottenere una legge specifica. Questo è il coronamento di anni di lavoro sui territori delle Reti promotrici della Campagna “Un’altra difesa è possibile” (Conferenza nazionale Enti Servizio Civile, Forum Nazionale Servizio Civile, Tavolo Interventi Civili di Pace, Rete della Pace, Rete Italiana per il Disarmo, Sbilanciamoci!) che rappresentano il vasto mondo del volontariato, della pace, del servizio civile, del disarmo.

La difesa civile, non armata e nonviolenta è l’evoluzione della lotta degli obiettori di coscienza al servizio militare, che proprio 45 anni fa, il 15 dicembre 1972, ottenevano la prima Legge di riconoscimento e l’istituzione del servizio civile. Oggi vogliamo ridare valore e dignità alla parola “difesa”, sottraendola al monopolio militare. La difesa armata garantisce solo la difesa ad oltranza dell’industria degli armamenti ma lascia il Paese sempre più vulnerabile e indifeso di fronte ad ogni sorta di minaccia reale alla patria, inondazioni, terremoti, incendi, dissesto idrogeologico.

Nella Legge di bilancio 2018 sono annunciati 25 miliardi di euro nel capitolo “Difesa militare” con un aumento del + 4% rispetto al 2017, risorse sottratte alla difesa dalla povertà, dall’ignoranza, dal degrado del nostro Paese. La campagna “Un’altra difesa è possibile”, cerca di invertire la rotta.

L’unica difesa legittima è quella nonviolenta.

 

 

Campagna “Un’altra difesa è possibile”

 

Mao Valpiana

Direttore di Azione nonviolenta

 

Efrem Tresoldi

Direttore di Nigrizia

 

Alex Zanotelli

Direttore di Mosaico di pace

 

Mario Menin

Direttore di Missione Oggi

 

Riccardo Bonacina

Direttore di Vita

 

Pietro Raitano

Direttore di Altreconomia

 

Gianluca Carmosino, Riccardo Troisi, Marco Calabria

Direttori di Comune-info

 

 

15 dicembre 1972 – 2017

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Quei nomi dei leader nei simboli dei partiti

13.12.2017 Rocco Artifoni

Quei nomi dei leader nei simboli dei partiti
(Foto di https://www.facebook.com/groups/338061156656369/about/)

Beati i partiti che non hanno bisogno di leader. Verrebbe da dire, parafrasando Bertold Brecht, osservando la tendenza in atto dagli anni ’90 (Berlusconi docet) a “personalizzare” i gruppi politici. Un tempo non lontano a nessuno sarebbe venuto in mente di inserire nei simboli elettorali il nome del leader pro-tempore del partito o del movimento politico. Purtroppo oggi molti elettori votano non per scegliere un programma o un candidato nel collegio elettorale, ma quasi come un atto di fede nel leader in cui si identificano. Non si spiegherebbe altrimenti perché le campagne elettorali siano sempre più simili ad operazioni di marketing.

Per questa ragione ormai sulla scheda da inserire nell’urna elettorale siamo abituati a trovare i nomi di quasi tutti i leader di partito: Berlusconi, Bossi, Salvini, Fini, Meloni, Casini, Alfano, Di Pietro, Monti, Grillo, Vendola e persino Veltroni nel 2008. Non fa eccezione nemmeno il logo della neonata formazione politica “Liberi e Uguali”, in cui compare anche la scritta “con Pietro Grasso”.

La Costituzione italiana contiene implicitamente un’idea diversa della politica, fondata sulla partecipazione comunitaria alla costruzione della polis. Oggi invece prevale una sorta di indifferenza o di sottovalutazione della politica: lo si vide chiaramente dalla scarsa affluenza alle urne. Il voto non è più sentito come inderogabile dovere civico, perché negli ultimi anni si è creata un’evidente frattura nel sistema democratico. E quando il coinvolgimento dei cittadini è scarso, ci si affida ai leader: una delega che sembra una cambiale in bianco. Il popolo, benché sovrano, sembra confinato in esilio o almeno in una lontananza da cui è chiamato ad uscire quando le urne si aprono. Il voto è diventato un plebiscito pro o contro il “capo” del momento. Ad esempio il referendum costituzionale dello scorso anno per molti è stato un sì o un no a Matteo Renzi.

Non bisogna dimenticare che – grazie alle recenti leggi elettorali – da oltre 20 anni in Italia in Parlamento viene eletta una classe politica in maggioranza composta da nominati, cioè dai fedelissimi dei leader. Ma non bisogna fare l’errore di pensare che la “colpa” sia soltanto dei leader. Chi ha approvato le attuali leggi elettorali è stato democraticamente eletto. Senza contare che nessun leader può durare a lungo senza un reale sostegno popolare. A molti elettori piace lamentarsi della politica e dei politici, salvo poi rivotarli, nonostante tutto.

Ci troviamo in un circolo vizioso da cui è difficile uscire. Forse bisognerebbe cominciare a dare qualche segnale di cambiamento, per esempio cominciando a sostenere che il leaderismo non è un buon metodo per costruire una democrazia in cui tutte le persone siano protagoniste delle scelte politiche. E magari smettendo di dare il voto a quei partiti o movimenti che insistono a scrivere i nomi dei leader dentro simboli che dovrebbero essere collettivi. Il giudizio degli elettori resta comunque uno strumento utile per evitare il ripetersi di gravi distorsioni dello spirito costituzionale. Sempre che l’elettore voglia dimostrare di avere la schiena diritta e la consapevolezza che la politica sia qualcosa che ci appartiene. Un prete di montagna morto 50 anni fa direbbe “we care”, perché “sortirne tutti insieme è la politica”.

“Potere al popolo”: il manifesto per una lista elettorale di sinistra e dal basso

11.12.2017 Domenico Musella

“Potere al popolo”: il manifesto per una lista elettorale di sinistra e dal basso
(Foto di poterealpopolo.org)

Pubblichiamo il manifesto programmatico di un’interessante iniziativa partita lo scorso 18 novembre da un’assemblea che ha riunito 800 persone al Teatro Italia di Roma, continuata in seguito con oltre 60 assemblee territoriali convocate in tutto il Paese, alle quali seguirà un nuovo incontro nazionale il 17 dicembre, sempre nella capitale. Obiettivo di questo percorso è la costruzione di una lista che unisca singoli, movimenti, partiti e associazioni della “sinistra reale” che non è rappresentata dalle opzioni in campo e di un percorso politico che metta insieme, dal basso, la maggioranza silenziosa del Paese, rivendicando la democrazia (in greco: “potere del popolo”) reale.

 

Abbiamo aspettato troppo… Ora ci candidiamo noi!

Siamo le giovani e i giovani che lavorano a nero, precari, per 800 euro al mese perché ne hanno bisogno, che spesso emigrano per trovare di meglio. Siamo lavoratori e lavoratrici sottoposte ogni giorno a ricatti sempre più pesanti e offensivi per la nostra dignità. Siamo disoccupate, cassaintegrate, esodati. Siamo i pensionati che campano con poco anche se hanno faticato una vita e ora non vedono prospettive per i loro figli. Siamo le donne che lottano contro la violenza maschile, il patriarcato, le disparità di salario a parità di lavoro. Siamo le persone LGBT discriminate sul lavoro e dalle istituzioni. Siamo pendolari, abitanti delle periferie che lottano con il trasporto pubblico inefficiente e la mancanza di servizi. I malati che aspettano mesi per una visita nella sanità pubblica, perché quella privata non possono permettersela. Gli studenti con le scuole a pezzi a cui questo paese nega un futuro. Siamo le lavoratrici e i lavoratori che producono la ricchezza del paese.

Ma siamo anche quelli che non cedono alla disperazione e alla rassegnazione, che non sopportano di vivere in un’Italia sempre più incattivita, triste, impoverita e ingiusta. Ci impegniamo ogni giorno, organizzandoci in comitati, associazioni, centri sociali, partiti e sindacati, nei quartieri, nelle piazze o sui posti di lavoro, per contrastare la disumanità dei nostri tempi, il cinismo del profitto e della rendita, le discriminazioni di ogni tipo, lo svuotamento della democrazia.
Crediamo nella giustizia sociale e nell’autodeterminazione delle donne, degli uomini, dei popoli. Pratichiamo ogni giorno la solidarietà e il mutualismo, il controllo popolare sulle istituzioni che non si curano dei nostri interessi. In questi anni abbiamo lottato contro i licenziamenti, il Jobs Act, la riforma Fornero e quella della Scuola e dell’Università; contro la privatizzazione e i tagli della Sanità e dei servizi pubblici; per la difesa dei beni comuni, del patrimonio pubblico e dell’ambiente da veleni, speculazioni, mafie e corruzione, per i diritti civili; contro le politiche economiche e sociali antipopolari dell’Unione Europea; contro lo stravolgimento della Costituzione nata dalla Resistenza e per la sua attuazione. Per un mondo di pace, in cui le risorse disponibili siano destinate ai bisogni sociali e non alle spese militari. E ogni giorno ci impegniamo a costruire socialità, cultura e servizi accessibili a tutte e tutti.
Abbiamo deciso di candidarci alle elezioni politiche del 2018. Tutte e tutti insieme. Perché questo pezzo di paese escluso è ormai la maggioranza, e deve essere ascoltato. Perché se nessuno ci rappresenta, se nessuno sostiene fino in fondo le nostre battaglie, allora dobbiamo farlo noi. Perché siamo stanchi di aspettare che qualcuno venga a salvarci…
Abbiamo deciso di candidarci per creare un fronte contro la barbarie, che oggi ha mille volti: la disoccupazione, il lavoro che sfrutta e umilia, le guerre, i migranti lasciati annegare in mare, la violenza maschile contro le donne, un modello di sviluppo che distrugge l’ambiente, i nuovi fascismi e razzismi, la retorica della sicurezza che diventa repressione.

Abbiamo deciso di candidarci facendo tutto al contrario. Partendo dal basso, da una rete di assemblee territoriali in cui ci si possa incontrare, conoscere, unire, definire i nostri obiettivi in un programma condiviso. Vogliamo scegliere insieme persone degne, determinate, che siano in grado di far sentire una voce di protesta, che abbiano una storia credibile di lotta e impegno, che rompano quell’intreccio di affari, criminalità, clientele, privilegi, corruzione.

Potere al Popolo significa costruire democrazia reale attraverso le pratiche quotidiane, le esperienze di autogoverno, la socializzazione dei saperi, la partecipazione popolare. Per noi le prossime elezioni non sono un fine bensì un mezzo attraverso il quale uscire dall’isolamento e dalla frammentazione, uno strumento per far sentire la voce di chi resiste, e generare un movimento che metta al centro realmente i nostri bisogni.

Vogliamo unire la sinistra reale, quella invisibile ai media, che vive nei conflitti sociali, nella resistenza sui luoghi di lavoro, nelle lotte, nei movimenti contro il razzismo, per la democrazia, i beni comuni, la giustizia sociale, la solidarietà e la pace.

Affronteremo questa campagna elettorale con gioia, umanità ed entusiasmo. Con la voglia di irrompere sulla scena politica, rivoltando i temi della campagna elettorale. Non abbiamo timore di fallire, perché continueremo a fare – prima, durante e dopo l’appuntamento elettorale – quello che abbiamo sempre fatto: essere attivi sui nostri territori. Perché ogni relazione costruita, ogni vertenza che avrà acquisito visibilità e consenso, ogni persona strappata all’apatia e alla rassegnazione per noi sono già una vittoria. Non stiamo semplicemente costruendo una lista, ma un movimento popolare che lavori per un’alternativa di società ben oltre le elezioni.
Insieme possiamo rimettere il potere nelle mani del popolo, possiamo cominciare a decidere delle nostre vite e delle nostre comunità. Chi accetta la sfida?

#accettolasfida #poterealpopolo

Per sottoscrivere il manifesto scrivere a accettolasfida2018@gmail.com

Sito internet di “Potere al popolo”

 

La carovana delle donne in dirittura di arrivo a Roma

11.12.2017 WILPF (Women’s International League for Peace and Freedom)

La carovana delle donne in dirittura di arrivo a Roma

La “Carovana delle donne per il disarmo nucleare,” crediamo  debba il suo grande successo in gran parte alla scelta del nome. “Carovana” è un po’ parola magica,  sa di Oriente, di distacco dalla società industriale,  il procedere lento dei cammelli….Così abbiamo voluto definire la nostra campagna  un percorso che richiede pazienza e tenacia, poiché il rischio nucleare che ci viene sbandierato quotidianamente dalle TV con le esibizioni solo del Capo della Corea del Nord non viene ancora percepito come un “pericolo vero”, quasi si tratti di spettacoli teatrali.

Motivo dominante della nostra Carovana iniziata il 19 novembre a Livorno è stato la volontà di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla grande tragedia che incombe sull’umanità.

Intensi gli ultimi  giorni di attività della Carovana delle Donne per il Disarmo Nucleare che dal 20 novembre è in marcia sul territorio nazionale per promuovere il suo forte messaggio di Pace.

Promossa dalla WILPF Italia – Lega Internazionale Donne per la Pace e la Libertà e  dedicata a ROSA GENONI – cofondatrice WILPF 28 aprile 1915 – e ad ALBERTO L’ABATE – simbolo dell’ opposizione nonviolenta al nucleare militare e civile – la Carovana  ha attivato una diffusa mobilitazione per dire: NO alle Armi Nucleari, SÌ alla sicurezza dei territori e alla salute della popolazione messa fortemente a rischio anche dai nuovi progetti di  ampliamento e potenziamento delle basi Militari di Camp Darby (Pisa-Livorno) e di Ghedi (Brescia),  SÌ a una Economia di Pace, SÌ alla firma e ratifica italiana del Trattato Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW, ONU 7 luglio 2017), SÌ alla difesa della nostra Costituzione.

Copromotrici tante sigle nazionali: Disarmisti Esigenti, Comitato No guerra No Nato, Pax Christi,Pressenza, LDU, Accademia Kronos, Energia Felice, PeaceLink, Donne in Nero,Mondo senza guerre e senza violenza,Fermiamo chi scherza col Fuoco atomico (Campagna OSM-DPN), AWMR Italia – Associazione Donne della Regione Mediterranea  ma anche tante associazioni territoriali (in allegato il lungo elenco).

La Carovana ha chiuso la sua attività di contrasto alla “follia della violenza nucleare” il 10 dicembre, Giornata dei Diritti Umani  lasciando  nelle varie città toccate – Livorno, Pisa, Comuni della Val di Cecina, Ghedi, Milano, Parma, Bergamo, Vicenza, Varese, Padova, Trieste, Ravenna, Firenze, Roma , Viterbo, Napoli, Lecce,  Palermo, Iglesias e Alghero il fermento di una mobilitazione che continuerà. Promozione del Trattato, raccolta firme, dibattiti,  presidi davanti a basi militari e porti nucleari, incontri con le prefetture e coi comuni, filmati, incontri con gli studenti, presentazioni di libri ed esposizione di Mostre sul nucleare.

La conferenza stampa di chiusura della Carovana sarà   l’11 dicembre a Roma in Senato – Sala Nassirya nell’ambito dell’evento “Siamo tutti premio Nobel” una co-celebrazione di varie organizzazioni associate ad  ICAN,  in concomitanza delle  iniziative ad Oslo per l’assegnazione del  Nobel per la Pace ad ICAN. Successivamente ci sarà l’incontro con la Presidenza della Repubblica per consegnare il reportage della Carovana,  la raccolta delle firme della Petizione che chiede al Governo la ratifica del TPNW, e la forte richiesta che viene dai territori di liberarci dalla minaccia nucleare e dall’asservimento delle politiche di guerra.

 

Antonia Sani e Giovanna Pagani

WILPF Italia Lega Internazionale Donne per la Pace e la Libertà


CAROVANA DELLE DONNE PER IL DISARMO NUCLEARE

PROMOTORI e ADERENTI

WILPF Italia

Disarmisti Esigenti

Comitato No guerra No Nato

Pax Christi

Pressenza

LDU

Accademia Kronos

Energia Felice

PeaceLink

Donne in Nero

Mondo senza guerre e senza violenza

Fermiamo chi scherza col Fuoco atomico (Campagna OSM-DPN)

AWMR Italia – Associazione Donne della Regione Mediterranea

Associazione 140 vittime del Moby Prince
Associazione 10 Aprile Familiari Vittime Moby Prince

Comitato RWM per la Riconversione dell’Industria Bellica  IGLESIAS

ASCE- Associazione Sarda Contro l’Emarginazione  ALGHERO

ResPublica  -ALGHERO

Consulta  per la Pace, la Nonviolenza, i Diritti Umani e il Disarmo  PALERMO

Casa della Donna LECCE

Comitato Pace e Disarmo  NAPOLI

“Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” VITERBO

Associazione “RESPIRARE”  VITERBO

Le ragazze e i ragazzi del Servizio Civile di Caritas diocesana VITERBO

Comitato “Nepi per la pace” NEPI (Viterbo)

Istituto ricerche Internazionali ROMA

Biblioteca per la nonviolenza ROMA

Centro studi per la difesa civile ROMA

La fucina della Nonviolenza FIRENZE

Comitato fiorentino”Fermiamo la Guerra” FIRENZE

Progetto Rebeldia PISA

Piattaforma Eurostop PISA

Rete dei Comunisti PISA

Sindacato Generale di base PISA

Centro Ghandi PISA

Diritti in comune, la coalizione della sinistra PISA

Tavolo per la  Pace  Val di CECINA  (Livorno)

ANPI di CECINA  (Livorno)

Consigliera di Parità Provincia di LIVORNO

Rete Civica  Livornese Contro la Nuova Normalità della Guerra LIVORNO

ARCI Livorno

Arci Gay LIVORNO

Associazione Dieci Dicembre LIVORNO

Centro Studi Nonviolenza  LIVORNO

Missionarie di Maria – Saveriane di Parma.  PARMA

Donne e Uomini contro le Guerre BRESCIA

Lombardia sismica BRESCIA

Movimento contro la guerra BERGAMO

Mondo senza Guerre e Violenza MILANO

Casa per la Pace MILANO

Noi siamo Chiesa MILANO

No Nato No War MILANO,

NO Muos MILANO

No WAR di Piazza Armerina MILANO

Forum Contro la Guerra VARESE

No Dalmolin VICENZA

Rete di donne per la pace VICENZA

Comitato pace convivenza e solidarietà Danilo Dolci TRIESTE

 

Il Forum Contro la Guerra di Varese informa la popolazione

09.12.2017 – Varese Redazione Italia

Il Forum Contro la Guerra di Varese informa la popolazione
(Foto di Forum Contro la Guerra Varese)

Dopo l’incontro del 7 Dicembre con il Prefetto di Varese Giorgio Zanzi per illustrare le iniziative affinché l’Italia firmi il Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari e si liberi dalle stesse presenti sul suo territorio, oggi si è svolto un presidio di informazione della popolazione su questo tema spesso poco trattato dai mass media.

Il Forum Contro la Guerra, consegnate le prime trecento firme di cittadini al rappresentante del governo sul territorio, intende anche sollecitare i Consigli Comuni Varesini affinché approvino una mozione che inviti il governo a firmare e a ratificare il trattato.

Tribolazioni in Catalogna: Elezioni, sogno o incubo ?

08.12.2017 – Barcellona Sasha Volkoff

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Tribolazioni in Catalogna: Elezioni, sogno o incubo?

Diario di un povero piccolo mortale in Catalogna.

Venerdì 8 dicembre 2017. L’ altro giorno ho avuto un incubo. Ho sognato che Inés Arrimadas veniva eletto presidente della Generalitat, e insieme al PP aveva una maggioranza assoluta in Parlamento; Albiol veniva nominato consigliere dell’interno e Artur Mas consigliere delle finanze; Aznar arrivava all’inaugurazione, pieno di gioia; il suo primo decreto proibiva la lingua catalana; il secondo vietava i partiti catalani e il terzo bandiva le riunioni di più di 3 persone. Io mi rifugiavo in Andorra, insieme ad altri 4 milioni di catalani circa, anche se dato che tutti non ci stavamo, per vivere abbiamo dovuto scavare grotte sotto i Pirenei.

Mi sono svegliato con i sudori freddi, bagnato fradicio, anche se dopo una doccia di acqua fredda mi sono sentito meglio; ho consultato le notizie del giorno mentre preparavo la colazione, e con orrore ho visto Ciutadans salire nei sondaggi come la schiuma, grazie ad un discorso elaborato che è iniziato con “Siamo stufi del processo di indipendenza!” e si è concluso con… “Siamo stufi del processo di indipendenza!”. Sì, so che come programma governativo è un po’ povero, ma forse è sufficiente per qualche centinaio di migliaia di persone la cui principale fonte di informazione è una qualsiasi delle stazioni televisive o dei giornali alla portata dello stato. Tra l’ altro, sono stati tanto criticati, ma in realtà ci stanno dando un esempio di efficienza e risparmio: basta un unico sceneggiatore per tutti, e hanno anche pensato di trasmettere le notizie sul nazionale a reti unificate, dato che tutti ripetono le stesse frasi….

Ma non tutto è perduto. Altri partiti sono in lizza per le elezioni del 21 dicembre, a partire da Esquerra Republicana de Catalunya [la sinistra repubblicana della Catalogna, ndr], che presenta Oriol Jonqueras come candidato alla presidenza, anche se dato che è in carcere, e si è persa la chiave della sua cella tra i corridoi giudiziari di Madrid, in realtà propone come presidente la seconda in lista, Marta Rovira. La poverina l’altro giorno ha dovuto affrontare Arrimadas in un incontro faccia a faccia, e dal momento che non poteva sopportare essere sputacchiata ogni volta che l’altra pronunciava la “p”, non è stata in grado di rispondere a nessuno dei suoi attacchi.

Anche il “ballerino” Miquel Iceta si presenta per il Partit dels Sociales de Catalunya [PSC, Partito dei Socialisti di Catalogna], accompagnato alla sua destra da Espadaler, proprio quando pensavamo di esserci sbarazzati di Unió Democrática de Catalunya, e alla sua sinistra da Jiménez Villarejo, che da Podemos è passato al PSC, e chissà dove andrà a finire. Dicono che in questo modo Iceta dimostri la sua capacità di unire persone di diversa ideologia; a me sembra che gli manchi solo la riduzione di Pedro Ximénez e un po’ di formaggio di capra per essere una Insalata di Morti Viventi.

Poi c’è la “lista del Presidente” Carles Puigdemont, chiamata Junts per Catalunya [Insieme per la Catalogna], che in precedenza era il Partit Democràtic de Catalunya [PDeCat], e prima ancora il CDC [Convergenza Democratica della Catalogna] di Pujol, Mas e compagnia. Qui ci sono gli indipendentisti di 5 anni fa, quelli che si sono accordati con il PP e il PSOE, quelli che possono smettere di essere indipendentisti in qualunque momento, quelli che si sono impegnati ad applicare entusiastiche politiche di austerità dal 2010, quelli che si sono accordati con il CUP per mantenere il potere e quelli che si sono rifugiati a Bruxelles per mantenere la fedina penale pulita. E no, non sono persone diverse che rappresentano posizioni diverse, sono le stesse persone che hanno rappresentato tutte queste posizioni nel giro di pochi anni.

In mezzo agli indipendentisti e agli unionisti, naviga En Comú Podem con Xavi Doménech come candidato, che con tanta ragionevolezza, volontà democratica e dialogo sta rimanendo senza elettori. Sembra che questi non siano tempi buoni per conservare la calma e le buone relazioni, ora è il momento di trincerarsi in posizioni chiuse e accusare gli avversari dei peggiori mali possibili; in un Madrid-Barça non c’ è spazio per i mediatori, anche se chissà se non sarà l’arbitro che finirà per decidere la partita.

Per i campioni dello spagnolismo (che ancora non hanno ceduto al “fascino” di Arrimadas e Rivera) rimane il PP, con il sempre amabile, bello, elegante e colto Xavier García Albiol (sì, è ironico). Ma loro non sembrano molto preoccupati, perché con i pochi voti che hanno espresso in Catalogna, saranno sempre in grado di applicare le misure da Madrid, senza lasciare le poltrone.

Al polo opposto c’è il CUP, che avendo una regola interna secondo cui nessuno può ripetere una legislatura, sta esaurendo i militanti per le liste; al momento il primo in lista è Carles Riera. Questo ce l’hanno chiaro: indipendenza a palate e che Madrid mandi i carri armati, se vuole. Onestamente non credo che con un discorso così radicale potranno mai arrivare al governo, ma per il solo fatto di

averci levato di torno Artur Mas si meritano la mia più sincera gratitudine e simpatia.

Oltre a questi partiti, che sono quelli che hanno maggiori probabilità di ottenere una rappresentanza parlamentare, si presentano molte altre liste, tra cui gli animalisti, le diverse varianti dell’autentico marxismo, i fascisti con meno dissimulazioni e altri.

Abbiamo avuto elezioni nel 2010, 2012, 2015, e ora di nuovo. Saranno, infine!, le prime in cui non uscirà un presidente della vecchia Convergència, anche se spero che non passeremo dalla destra catalana alla destra spagnola. Bel panorama! Sognando, immagino un governo progressista in grado di avanzare nelle questioni sociali e nell’autogoverno. Che non sia possibile? Quae fuerunt advenae!

Traduzione dallo spagnolo di Matilde Mirabella

Nobel per la Pace ad ICAN: anche Senzatomica e Rete Disarmo presenti a Oslo

07.12.2017 Rete Italiana per il Disarmo

Nobel per la Pace ad ICAN: anche Senzatomica e Rete Disarmo presenti a Oslo
(Foto di https://www.facebook.com/retedisarmo/)

Pochi giorni alla Cerimonia di consegna del Premio Nobel per la Pace alla campagna Internazionale contro le armi nucleari, di cui Senzatomica e Rete Italiana per il Disarmo sono partner in Italia. Una delegazione di attivisti italiani sarà presente alle iniziative organizzate nella capitale norvegese come momento di festa, di approfondimento e di rilancio del percorso internazionale di disarmo nucleare.

Mancano solo pochi giorni allaconsegna del Premio Nobel per la Pace 2017, quest’anno assegnato ad ICAN (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons) la coalizione internazionale della società civile che da dieci anni promuove percorsi di disarmo nucleare, in particolare con la richiesta di un Trattato di messa al bando.

La Cerimonia di Consegna del Premio è in programma per le 13.00 di domenica 10 dicembre (che è anche la Giornata Internazionale per i Diritti Umani) nella City Hall di Oslo. Anche Senzatomica e la Rete Italiana Disarmo saranno presenti con una delegazione alle iniziative promosse da ICAN, di cui sono partner italiani. “Sarà meraviglioso celebrare tutti i grandi risultati raggiunti nel 2017 e usare questa energia per il lavoro che ancora ci aspetta – sottolinea Francesco Vignarca coordinatore di Rete Disarmo – L’anno che volge al termine si può già considerare fantastico, con il voto di luglio di approvazione del Trattato e con il recente Simposio sul disarmo in Vaticano, ma l’atmosfera che si respirerà ad Oslo per la consegna del Nobel insieme agli amici di tutto il mondo impegnati in ICAN sarà qualcosa di unico. Da valorizzare in tutte le azioni già in previsione per il 2018”.

Agli attivisti italiani è stato riservato anche un posto nella City Hall di Oslo tra il pubblico che assisterà alla consegna del Premio, segno della grande considerazione posta dal Comitato internazionale di Coordinamento di ICAN nei riguardi del lavoro di Rete Disarmo e Senzatomica. Una presenza che servirà a rappresentare e onorare gli sforzi compiuti in questi anni da centinaia di volontari e migliaia di sostenitori delle attività compiute dalle organizzazioni facenti parte delle campagne italiane.

Nei giorni di celebrazione che faranno da corollario alla Consegna del Nobel sono previste diverse importanti iniziative, tra cui la riunione di tutti gli attivisti internazionali di ICAN (sabato 9 dicembre) un momento di preghiera e riflessione inter-religioso (pomeriggio di sabato 9 dicembre) una fiaccolata celebrativa con interventi degli attivisti internazionali di ICAN (pomeriggio di domenica 10 dicembre), un convegno sull’impatto negativo delle armi nucleari sui diritti umani presso la sede della Croce Rossa norvegese (lunedì 11 dicembre) e l’inaugurazione della mostra dedicata ad ICAN e al disarmo nucleare presso il Centro Nobel (dalle 12 di martedì 12 dicembre).

“Questo riconoscimento rappresenta un tributo agli instancabili sforzi di tutti coloro che hanno perseguito incessantemente la messa al bando delle armi nucleari – commenta Daniele Santi, segretario generale di Senzatomica – ed è significativo pertanto che a ritirare il Nobel siano le signore Setsuko Thurlow e Beatrice Fihn in rappresentanza rispettivamente degli hibakusha (i sopravvissuti alle bombe di Hiroshima e Nagasaki) e della società civile che ha lavorato strettamente al loro fianco”.

L’azione che Senzatomica e Rete Italiana per il Disarmo hanno messo in campo fin dal giorno dell’approvazione del Trattato di messa al bando (in sigla TPNW) ha come obiettivo principale quello di modificare la posizione dell’Italia, che ha finora deciso di non partecipare ai negoziati e non controfirmare questa prima norma internazionale che pone gli ordigni nucleari nell’illegalità. A questo scopo è stata lanciata la mobilitazione “Italia Ripensaci” con la richiesta a cittadini, organizzazioni, associazioni, Enti Locali di “sottoscrivere simbolicamente il Trattato” (anche con atti formali) come espressione della volontà di disarmo nucleare della popolazione italiana. “Siamo determinati a fare sì che il TPNW sia uno strumento fondamentale per il trionfo del genere umano sui propri impulsi autodistruttivi. Ci impegniamo a proseguire con i nostri sforzi in questa direzione al fianco dei nostri amici di ICAN e in quanto parte della società civile globale”, conclude a riguardo Daniele Santi.

Per il 2018 la mobilitazione si concentrerà sulla sensibilizzazione dell’opinione pubblica (in particolare con la presenza sui territori della Mostra “Senzatomica” che ha già toccato oltre 70 città e quasi 350.000 visitatori) e sulla richiesta agli Enti Locali di tutta Italia di prendere posizione a favore del Trattato di messa al bando delle armi nucleari. “Ricordando l’impegno per la diplomazia delle città di Giorgio La Pira, abbiamo condiviso con tutti i membri italiani di Mayors for Peace (500 enti locali) una bozza di Ordine del Giorno da far approvare ai Consigli – sottolinea Lisa Clark, co-presidente dell’International Peace Bureau e referente in Italia di Mayors for Peace – l’intento è incoraggiare il governo italiano a trovare la modalità di unirsi al processo di messa al bando delle armi nucleari, in sintonia e coerenza con la sua storia e il suo tradizionale impegno internazionale. Già alcuni Consigli comunali hanno discusso e approvato la Mozione “Italia Ripensaci”; siamo certi che nelle prossime settimane saranno molti di più!”. Approvazioni a larga maggioranza dei testi ispirati all’azione della Campagna ICAN si sono avute ad esempio da parte del Comune di Padova e del Comune di Ivrea, e l’intenzione di reiterare documenti in linea con richieste simili precedenti è stata confermata anche dal Comune di Torino.

Un buon punto di partenza per azioni di disarmo nucleare che rendano il 2018 ancora più positivo del 2017. Sotto i buoni auspici del Premio Nobel per la Pace che ICAN si vedrà consegnare questa domenica 10 dicembre.

 

È questo il nostro Natale di pace?

06.12.2017 Redazione Italia

È questo il nostro Natale di pace?

di Alex Zanotelli

Sono indignato davanti a quest’Italia che si sta sempre più militarizzando.

Lo vedo proprio a partire dal Sud, il territorio economicamente più disastrato d’Europa, eppure sempre più militarizzato. Nel 2015 è stata inaugurata a Lago Patria (la parte della città metropolitana di Napoli) una delle più importanti basi NATO d’Europa, che il 5 settembre scorso è stata trasformata nell’Hub contro il terrorismo (centro di spionaggio per il Mediterraneo e l’Africa). Sempre a Napoli, la famosa caserma della Nunziatella è stata venduta dal Comune di Napoli per diventare la Scuola Europea di guerra, come vuole la Ministra della Difesa F. Pinotti.

Ad Amendola (Foggia), è arrivato lo scorso anno il primo cacciabombardiere F-35 armabile con le nuove bombe atomiche B 61-12. In Sicilia, la base militare di Sigonella (Catania) diventerà nel 2018 la capitale mondiale dei droni. E sempre in Sicilia, a Niscemi (Trapani) è stato installato il quarto polo mondiale delle comunicazioni militari, il cosidetto MUOS.

Mentre il Sud sprofonda a livello economico, cresce la militarizzazione del territorio (forse, non è per caso che così tanti giovani del Sud trovino poi rifugio nell’Esercito italiano per poter lavorare!).

Ma anche a livello nazionale vedo un’analoga tendenza: sempre più spese in armi e sempre meno per l’istruzione, sanità e welfare. Basta vedere il Fondo di investimenti del governo italiano per i prossimi anni per rendersene conto. Su 46 miliardi previsti, ben 10 miliardi sono destinati al ministero della Difesa: 5.3 miliardi per modernizzare le nostre armi e 2.6 per costruire il Pentagono italiano ossia un’unica struttura per i vertici di tutte le nostre forze armate, con sede a Centocelle (Roma).

L’Italia, infatti, sta investendo sempre più in campo militare sia a livello nazionale, europeo e internazionale. L’Italia sta oggi spendendo una barca di soldi per gli F-35, si tratta  di 14 miliardi di euro!

Questo, nonostante che la Corte dei Conti abbia fatto notare che ogni aereo ci costerà almeno 130 milioni di euro contro i 69 milioni previsti nel 2007. Quest’anno il governo italiano spenderà 24 miliardi di euro in Difesa, pari a 64 milioni di euro al giorno. Per il 2018 si prevede un miliardo in più.

Ma è ancora più impressionante l’esponenziale produzione bellica nostrana: Finmeccanica (oggi Leonardo) si piazza oggi all’ottavo posto mondiale. Lo scorso anno abbiamo esportato per 14 miliardi di euro, il doppio del 2015!

Grazie alla vendita di 28 Eurofighter al Kuwait per otto miliardi di euro, merito della ministra Pinotti, ottima piazzista d’armi. E abbiamo venduto armi a tanti Paesi in guerra, in barba alla legge 185 che ce lo proibisce. Continuiamo a vendere bombe, prodotte dall’azienda RMW Italia a Domusnovas (Sardegna), all’Arabia Saudita che le usa per bombardare lo Yemen, dov’è in atto la più grave crisi umanitaria mondiale secondo l’ONU (tutto questo nonostante le quattro mozioni del Parlamento Europeo!) L’Italia ha venduto armi al Qatar e agli Emirati Arabi con cui quei Paesi armano i gruppi jihadisti in Medio Oriente e in Africa (noi che ci gloriamo di fare la guerra al terrorismo!). Siamo diventati talmente competitivi in questo settore che abbiamo vinto una commessa per costruire quattro corvette e due pattugliatori per un valore di 40 miliardi per il Kuwait.

Non meno preoccupante è la nostra produzione di armi leggere: siamo al secondo posto dopo gli USA! Sono queste le armi che uccidono di più! E di questo commercio si sa pochissimo.

Quest’economia di guerra sospinge il governo italiano ad appoggiare la militarizzazione dell’UE. È stato inaugurato a Bruxelles il Centro di pianificazione e comando per tutte le missioni di addestramento, vero e proprio quartier generale unico. Inoltre, la Commissione Europea ha lanciato un Fondo per la Difesa che, a regime, svilupperà 5,5 miliardi d’investimento l’anno per la ricerca e lo sviluppo industriale nel settore militare.

Questo fondo, lanciato il 22 giugno, rappresenta una massiccia iniezione di denaro pubblico nell’industria bellica europea. Sta per nascere la “PESCO-Cooperazione strutturata permanente” dell’UE nel settore militare (la Shengen della Difesa!).

“Rafforzare l’Europa della Difesa – afferma la Mogherini, Alto Rappresentante della UE, per gli Affari Esteri- rafforza anche la NATO”.

La NATO, di cui l’UE è prigioniera, è diventata un mostro che spende 1000 miliardi di dollari in armi all’anno. Trump chiede ora ai 28 Paesi membri della NATO di destinare il 2% del Pil alla Difesa. L’Italia ne destina 1,2 %. Gentiloni e la Pinotti hanno già detto di Sì al diktat di Trump. Così l’Italia arriverà a spendere100 milioni al giorno in armi. E la NATO trionfa, mentre è in forse il futuro della UE. Infatti, è la NATO che ha forzato la UE a creare la nuova frontiera all’Est contro il nuovo nemico, la Russia, con un imponente dispiegamento di forze militari in Ucraina, Polonia, Romania, Bulgaria, in Estonia, Lettonia e con la partecipazione anche dell’Italia.

La NATO ha stanziato 17 miliardi di dollari per lo “Scudo anti-missili”. E gli USA hanno l’intenzione di installare in Europa missili nucleari simili ai Pershing 2 e ai Cruise (come quelli di Comiso). E la Russia sta rispondendo con un altrettanto potente arsenale balistico.

Fa parte di questo piano anche l’ammodernamento delle oltre duecento bombe atomiche B-61, piazzate in Europa e sostituite con le nuove B 61-12. Il ministero della Difesa ha pubblicato in questi giorni sulla Gazzetta Ufficiale il bando di costruzione a Ghedi (Brescia) di nuove infrastrutture che ospiteranno una trentina di F-35 capaci di portare cadauno due bombe atomiche B61-12. Quindi, solo a Ghedi potremo avere sessantina di B61-12, il triplo delle attuali! Sarà così anche ad Aviano? Se fosse così, rischiamo di avere in Italia una forza atomica pari a 300 bombe atomiche di Hiroshima! Nel silenzio più totale!

Mai come oggi, ci dicono gli esperti, siamo vicini al “baratro atomico”. Ecco perché è stato provvidenziale il Trattato dell’ONU, votato il 7 luglio scorso, che mette al bando le armi nucleari. Eppure l’Italia non l’ha votato e non ha intenzione di votarlo. È una vergogna nazionale.

Siamo grati a papa Francesco per aver convocato un incontro, lo scorso novembre, in Vaticano sul nucleare, proprio in questo grave momento in cui il rischio di una guerra nucleare è alto e per il suo invito a mettere al bando le armi nucleari.

Quello che non riesco a capire è l’incapacità del movimento della pace a mettersi insieme e scendere in piazza a urlare contro un’Italia e Unione Europea che si stanno armando sempre di più, davanti a guerre senza numero, davanti a un mondo che rischia l’olocausto nucleare. Eppure in Italia c’è una straordinaria ricchezza di gruppi, comitati, associazioni, reti che operano per la pace. Ma purtroppo ognuno fa la sua strada.

E come mai tanto silenzio da parte dei vescovi italiani? E che dire delle parrocchie, delle comunità cristiane che si apprestano a celebrare la nascita del “Principe della Pace?” “Siamo vicini al Natale – ci ammonisce papa Francesco – ci saranno luci, ci saranno feste, alberi luminosi, anche presepi… tutto truccato: il mondo continua a fare guerra!”.

Oggi più che mai c’è bisogno di un movimento popolare che contesti radicalmente questa economia di guerra.

Napoli, 5 dicembre 2017

4 dicembre: quel referendum quasi dimenticato

05.12.2017 Rocco Artifoni

4 dicembre: quel referendum quasi dimenticato
(Foto di Niccolò Caranti – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=25357447)

Il 4 dicembre di un anno fa la riforma costituzionale voluta da Renzi & Boschi è stata pesantemente sconfitta nelle urne referendarie. È stato un evento importante, anche soltanto perché Matteo Renzi ha rassegnato le dimissioni da Presidente del Consiglio dei Ministri e di conseguenza è nato il governo Gentiloni. In realtà Renzi – in caso di sconfitta al referendum – aveva promesso di ritirarsi dalla politica attiva e invece è ancora il segretario del Partito Democratico. Anche Maria Elena Boschi, che aveva dichiarato di seguire l’iter di Matteo Renzi, dopo il voto ha soltanto cambiato poltrona, ricoprendo il rilevante ruolo di Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.
Al di là di queste note relative ai percorsi politici dei protagonisti, è evidente che la data del 4 dicembre ha rappresentato una svolta nella politica italiana. Da allora il gradimento di Renzi & Boschi è in continuo declino e lo scenario è radicalmente cambiato. La composita area alla sinistra del Partito Democratico si sta riorganizzando e tutto il centrodestra si sta ricompattando. Consapevole che in questo scenario il treno del Partito Democratico rischia di finire su un binario morto, Matteo Renzi ha lanciato qualche segnale di apertura agli ex compagni e alleati di sinistra. Ma sembra davvero una mossa tardiva.
La recente approvazione della nuova legge elettorale, il cosiddetto Rosatellum, di fatto serve ad evitare che alle prossime elezioni ci sia un chiaro vincitore. Tutte le simulazioni mostrano come, dopo il voto della prossima primavera, nessun partito e/o coalizione disporrà della maggioranza dei seggi nei due rami del Parlamento. In Italia molto probabilmente si creerà una situazione simile a quella in cui oggi si trova la Germania, con gravi difficoltà per realizzare alleanze tra forze politiche concorrenziali.
Tutto ciò si sarebbe potuto evitare, se il clamoroso risultato elettorale del PD (il famoso 40%) alle elezioni europee del 2014 non avesse fatto “montare la testa” al leader del partito e ai suoi fedelissimi. Quando un partito pensa di essere autosufficiente, lì comincia il declino. Questo è oggi il rischio che corre anche il Movimento 5 Stelle.
Oltre a ciò si è visto che chi vuole forzare la mano, volendo cambiare unilateralmente le regole del gioco (la Costituzione), finisce per scottarsela: è accaduto al centrodestra nel 2006 e al Partito Democratico nel 2016. Per tacere sugli interessi di parte e del momento che di solito guidano la riscrittura delle leggi elettorali, ignorando sfacciatamente alcuni caposaldi costituzionali (e dopo la sconfessione della Consulta non c’è mai nessuno che si scusi e si dimetta!).
Per uscire da questa “palude” bisognerebbe riandare alle fonti, recuperando la cultura politica che ha consentito all’Assemblea Costituente di scrivere quel capolavoro giuridico e programmatico che è il nostro Patto di cittadinanza. Per questa ragione la data del 4 dicembre 2016 (come anche quella del 25 e 26 giugno 2006 in cui si è svolto il precedente referendum costituzionale) sarebbe da ricordare. Non per celebrare una vittoria o per sottolineare una sconfitta altrui, ma per richiamare tutti allo spirito costituzionale, di cui l’Italia oggi ha estremamente bisogno. Il fatto che il 4 dicembre sia passato quasi come se nulla fosse accaduto, senza memoria e senza autocritica, non è un buon segno per il prossimo futuro.

A Ravenna la Carovana delle Donne per il Disarmo Nucleare

04.12.2017 – Ravenna WILPF (Women’s International League for Peace and Freedom)

A Ravenna la Carovana delle Donne per il Disarmo Nucleare
(Foto di Donne in Nero)
Le Donne in nero di Ravenna  sfidando  il forte vento gelido di ieri 2 dicembre hanno fatto un sit in con raccolta firme di adesione alla Petizione che chiede alle istituzioni la Ratifica italiana del Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari.
Le firme verranno consegnate alla Presidenza delle Repubblica da una delegazione rappresentativa della Carovana, a Roma lunedì 11 dicembre.