Abbiamo celebrato la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani? Sono in pensione, a riposo. Una proposta

10.12.2019 – Riccardo Petrella

Abbiamo celebrato la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani? Sono in pensione, a riposo. Una proposta
Pianeta Terra (Foto di Archivio Pressenza)
Oggi, 10 dicembre, i diritti universali  hanno 71 anni.
L’umanità li porta piuttosto male. Sembra una  pensionata in uno stato di invecchiamento poco brillante. Ma anche i suoi nipotini, i bambini , apparentemente molto protetti dalla Dichiarazione Universale, hanno poco di  cui  essere allegri e festeggiare. A parte Babbo Natale e Nutella (ma anche qui, non tutti…)  Non parliamo poi dei vicini, soprattutto quelli dalla pelle nera (e assimilabili), la nostra pensionata  ne ha addirittura paura e ha innalzato muri dappertutto. I “migliori” sono  gli americani USA. Ne stanno costruendo, da anni, uno lungo più di 3.000 km da costa a costa. E tutti ‘i bianchi” del mondo non protestano, non muovono un dito. Cosi, se qualcuno deve avere paura sono invece  proprio quelli dalla pelle nera. Normalmente i maltrattati, i picchiati, gli esclusi, gli indesiderati, i cacciati nei ghetti  sono proprio loro  e  dai” bianchi”. Se poi, Dio non te ne voglia, tu sei  uno di quelli dalla pelle nera ed in più sei povero, cioè impoverito dai bianchi, e che devi fuggire dal tuo paese perché i bianchi hanno scatenato le guerre  per l’accaparramento ed il controllo delle risorse della tua regione, non cercare rifugio nelle terre dei bianchi. Devi fuggire dalla Terra.
La realtà è che i diritti umani sono stati messi in pensione. Nella casa di “riposo” non c’è posto per i diritti. E la regola non è nemmeno la carità, che non è una soluzione.
71 anni sono tanti ma la speranza di vita delle donne supera gli 80 e quelli degli uomini si è fermata ai 76. Ancora più interessante è il fatto che i giovani di oggi hanno ancora 50 , 60, 70 anni da vivere. Straordinario, loro sono fuori della logica pensionistica. Ad Hong Kong come in Cile, nel Nicaragua come in Iran, in Libano come in Russia ed anche negli USA le nuove generazioni, in particolare quelle femminili,  stanno tentando di cambiare la storia. Non vogliono che il loro futuro resti rubato dagli operatori della Borsa di New York , di Hong Kong e della City. Vogliono diritti perché credono nella libertà e nella giustizia sociale e nella giustizia ambientale. Vogliono amare le foreste, i fiumi, gli animali. Vogliono vivere con la Madre Terra, la Matria, non violentarla. Vogliono vivere in pace con tutti, democraticamente,  e non morire per la potenza, la ricchezza ed jl dominio degli altri. Specie nel lavoro, ne hanno fin sopra le scatole di sacrificarsi per la violenza (il profitto).
Viva la Dichiarazione Universale dei diritti umani e dei popoli, di tutti gli abitanti della Terra.
A tal fine propongo che coloro che lo desiderano, proclamino che nel 2020 agiranno nello spirito di considerare il 2020 l’anno della vita dei diritti e delle responsabilità della comunità globale della vita. In questo spirito, s’impegnano,  in particolare,  a lottare per il diritto di e all’acqua per la vita di tutti gli abitanti della Terra, un diritto sempre più messo in pensione e deliberatamente abbandonato e sacrificato sull’altare del dogma “l’accesso all’acqua costa, bisogna pagare come  per ogni altra merce”!
Via i predatori. La vita deve cessare di essere una merce, la Terra non deve essere più  in vendita

Greenpeace e Scomodo presentano Hack the ADS: l’advertising anti-consumismo che vorremmo nelle città

09.12.2019 – Greenpeace Italia

Greenpeace e Scomodo presentano Hack the ADS: l’advertising anti-consumismo che vorremmo nelle città
(Foto di Greenpeace)

Si chiude con un happening notturno la terza edizione del “Make Something Week”, il makers festival internazionale di Greenpeace. A Roma, la collaborazione tra Greenpeace, Scomodo e Spin Time Labs, ha dato vita a un evento con l’obiettivo di promuovere modelli di consumo in linea con i principi del “lifestyle 1.5”: uno stile di vita nuovo in cui “1.5” si riferisce all’aumento massimo della temperatura media globale stabilito per limitare i cambiamenti climatici.

Nelle notti di sabato e domenica circa duecento persone che hanno partecipato al workshop “Hack the Ads” hanno tappezzato il centro della città con manifesti alternativi alla pubblicità commerciale che, stimolando i consumi individuali, è una delle cause dell’eccessivo sfruttamento di risorse ambientali difficili da rigenerare.

“Nelle città gran parte degli spazi utilizzati per l’advertising commerciale sono pubblici. Noi cittadine e cittadini dovremmo avere voce in capitolo su come vengono utilizzati. Città come San Paolo in Brasile, Chennai in India o Grenoble in Francia hanno già bandito i cartelloni pubblicitari dai centri cittadini. Con l’esperimento italiano di “Hack the Ads” abbiamo voluto immaginare – per un giorno- Roma senza pubblicità commerciale. Al suo posto opere d’arte, messaggi sociali e culturali, la ribellione alla plastica, la denuncia di modelli di business predatori per l’ambiente e speranza per le nostre vite ed il Pianeta. Ciò a cui aspiriamo non dovrebbe essere dettato dalla pubblicità ma dalla volontà di mettere al sicuro le nuove generazioni (e le città in cui vivremo) dai cambiamenti climatici” dichiara Chiara Campione, Senior Strategist di Greenpeace Italia.

CONTATTI:

Chiara Campione, senior strategist di Greenpeace Italia, 347.0100310

Gabriele Salari, ufficio stampa Greenpeace, 342.5532207

Cecilia Preite Martinez, comms head, 348.3988615

Edoardo Bucci, Scomodo, 380.1461938