Casa di preghiera Jakob Hutter: maranâ thâ’

Aggiornamento dei sabati con letture degli Atti dei martiri

Siria: i cristiani formavano poco meno del 15% della popolazione (circa 1,2 milioni di persone) sotto il censimento del 1960, ma non si è tenuto nessun censimento più recente. Stime correnti li stabilizzano al 10% circa della popolazione (2.100.000), grazie alla natalità inferiore e ai più alti livelli di emigrazione rispetto ai compatrioti musulmani.: Preghiamo con le parole dei martiri di Lione per la loro distretta e persecuzione religiosa. Se taciamo non diamo possibilità allo Spirito di agire.

(…) .24 “Dopo alcuni giorni gli empi torturarono di nuovo il martire, pensando che, se avessero applicatoi medesimi strumenti di supplizio sulle sue carni ora che avevano visto enfie e ustionate, avrebbero avuto ragione di lui,m visto che non poteva sopportare neppure d’essere sfiorato con la mano; o altrimenti , se fosse perito sotto le torture, il fatto avrebbe atterrito gli altri. Quanto a lui, non gli accadde invece proprio niente del genere; anzi, contro ogni umana aspettativa, il misero corpo si sollevò e raddrizzòsotto i successivi tormenti e riacquistò il primitivo aspetto e l’uso delle membra, cosicché quella seconda tortura gli fu, per grazia di Cristo, non già un supplizio ma rimedio. (…)

Martirio di Policarpo
(…)
1.1 Abbiamo voluto narrarvi per iscritto, fratelli, la vicenda di quanti hanno testimoniato la fede e del beato Policarpo, che con la sua testimonianza , quasi ne apponesse il sigillo, pose fine alla persecuzione. In effetti, pressochè tutti i fatti precedenti ad esso ebbero luogo perché il Signore dell’alto potesse mostrarci quale deve essere la vera testimonianza secondo l’insegnamento del Vangelo. 1,2 Policarpo, differì, al modo del Signore, la propria consegna alle autorità, perché anche noialtri divenissimo suoi imitatori, guardando non solo a noi stessi, ma pure al nostro prossimo. E’ infatti segno di amore vero e saldo il desiderare non solo la propria salvezza, ma anche quella di tutti i fratelli.
2.1 Beate dunque e nobili tutte le testimonianze che sono state rese secondo il volere di Dio. Bisogna infatti che noi si sia assai prudenti e si rimetta a lui la completa giurisdizione su tutto. 2.2 In effetti, chi non sarebbe ammirato dinanzi al coraggio e alla resistenza loro e alla loro devozione verso il Signore? Con le carni consumate dai flagelli, tanto da farsene visibili le interne strutture sino alle vene profonde e alle arterie, essi hanno sopportato la tortura al unto da muovere i presenti alla pietà e al pianto; e a tale estremo coraggio sono giunti, che nessuno di loro ha emesso voce nè gemito, mostrando a noi tutti che in quell’ora, nella quale veniamo tormentati, erano assenti dalla propria carne i valorosissimi testimoni di Cristo, o meglio, che il Signore era presente per parlare con essi.
(…)
Amen

Martirio di Giustino, Caritone, Carito, Evelpisto, Ierace, Peone, Liberiano e della loro comunità

1. Al tempo degli iniqui decreti dell’idolatria i santi su menzionati furono tratti in arresto e fatti comparire davanti al prefetto di Roma, Rustico.
(…)
5 1. Il prefetto fa a Giustino: “Se saria fustigato e decapitato, credi che salirai in cielo? 2. Rispose Giustino: “Confido di ottenerlo con la mia perseveranza, se non cesso di perseverare. So che questo è riservato a quanti hanno vissuto rettamente, ma soltanto alla conflagrazione del mondo”. 3. Il prefetto Rustico domandò “Comunque lo pensi, salirai al cielo?”. Rispose Giustino: “Non lo penso: ne sono assolutamente convinto” 4. Il prefetto Rustico disse: ” Se non obbedite sarete giustiziati” 5. Ribatté Giustino: E’ nei nostri voti d’essere salvati, una volta giustiziati”, Il prefetto Rustico sentenziò : “Quando non hanno voluto sacrificare agli dei siano fustigati e condotti all’esecuzione secondo la procedura di legge”.
6. I santi martiri rendendo gloria a Dio vennero al solito luogo delle esecuzioni e portarono a compimento la loro testimoni9anza con la professione di fede nel nostro Salvatore, al quale è gloria e potenza insieme con il adre e lo Spirito Santo ora e nei secoli dei secoli. Amen

Aggiornamento del 26 marzo 2016

 

Una preghiera per il popolo cubano affinché possa uscire dall’embargo criminale statunitense e quello siriano perchè esca quanto prima dalla guerra che dura ormai da 5 anni

 

Stasera la testimonianza di un deportato sopravvissuto in luogo della meditazione giornaliera su Bonhoeffer

 

Salmo 26

 

1Di Davide. Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura? Il Signore è difesa della mia vita, di chi avrò timore? 2 Quando mi assalgono i malvagi per straziarmi la carne, sono essi, avversari e nemici, a inciampare e cadere. 3 Se contro di me si accampa un esercito, il mio cuore non teme; se contro di me divampa la battaglia, anche allora ho fiducia. 4 Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita, per gustare la dolcezza del Signore ed ammirare il suo santuario. 5 Egli mi offre un luogo di rifugio nel giorno della sventura. Mi nasconde nel segreto della sua dimora, mi solleva sulla rupe.

 

 

Atto del santo apostolo ed evangelista Giovanni il teologo

  1. a) 108

Dopo aver rivolto loro queste parole, pregò così: O Gesù, che hai intrecciato col tuo intreccio questa corona, che hai congiunto tutti questi fiori al fiore immarcescibile del tuo volto, tu che hai seminato queste parole, tu che solo hai cura dei tuoi servi, medico che guarisce gratuitamente, tu che solo benefici e non disprezzi, tu solo compassionevole e amante degli uomini, tu solo salvatore e giusto, tu che sempre sei in tutti e sei dovunque presente e tutte le cose abbracci e ricolmi, Cristo Gesù dio signore; tu che con i tuoi doni e la tua misericordia proteggi quelli che sperano in te, tu che ben conosci le arti dell’eterno nostro nemico e tutti gli attacchi egli tende contro di noi, soltanto tu, Signore, aiuta con la tua protezione i tuoi servi.

 

Lessico Cristiano

 

Agneia o purità morale

Agneia nel greco profano può indicare sia la condizione di purità – secondo i vari significati assunti da agnos nella sua evoluzione semantica – sia l’atto della puirificazione (expiatio, lustratio).

Nei pochissimi passi dei libri proto e deuterocanonici dell’A.T. in cui ricorre il sostantivo indica la purità cultuale (Num 6,2.21: nezer), il voto e la consacrazione del nazireo (2 Chr 30,19: tobora), la purità necessaria per il contatto con le cose sante; analogamente in Mal 14,36 indica la santità del luogo di culto.

Nel N.T. in Tim 4,12; 5,2 la parola ha perduto completamente il significato cultuale e indica la purità e irreprensibilità morale in senso lato.

 

Sabato alla Ragaz: politica estera

 

 

Da Internazionale

 

Radovan Karadžić è stato condannato per il genocidio di Srebrenica

 

A più di vent’anni dal massacro di Srebrenica e dal sanguinoso assedio di Sarajevo e di altre città bosniache, i giudici del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia (Tpi) hanno condannato l’ex leader serbobosniaco Radovan Karadžić per genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra, commessi durante la guerra in Bosnia dal 1992 al 1995. L’ex leader è stato condannato per dieci degli undici capi di imputazione a suo carico e dovrà scontare quarant’anni di carcere.

 

Radovan Karadžić è stato condannato con l’accusa di genocidio per il massacro di Srebrenica nel 1995, la più grave strage commessa in Europa dopo la seconda guerra mondiale.

 

L’11 luglio 1995, negli ultimi mesi della guerra in Bosnia, le milizie serbobosniache conquistarono l’enclave di Srebrenica dove si erano rifugiati migliaia di profughi – in gran parte musulmani – fuggiti dalla pulizia etnica in corso nella Bosnia orientale.

 

Srebrenica era considerata dalle Nazioni Unite una zona di sicurezza. L’esercito guidato dal generale Ratko Mladić e i gruppi paramilitari ultranazionalisti provenienti dalla Serbia conquistarono la città: separarono uomini e ragazzi dalle donne e procedettero a esecuzioni di massa, seppellendo i corpi in varie fosse comuni. Secondo le stime, in pochi giorni morirono più di ottomila persone. I 600 caschi blu olandesi posti a difesa dell’area non intervennero.

 

È stata riconosciuta anche “una responsabilità individuale” all’ex leader serbobosniaco per il sanguinoso assedio di Sarajevo, durato tre anni.

 

I giudici del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia hanno assolto “per insufficienza di prove” l’ex leader per una delle due accuse di genocidio per i massacri compiuti in sette villaggi bosniaci.

 

Oltre a Karadžić, è sotto processo anche il generale serbobosniaco Ratko Mladić, e i due principali responsabili dei servizi segreti serbi, Jovica Stanišić e Franko Simatović, per i quali la procura del Tpi ha richiesto la riapertura del procedimento dopo una prima sentenza di assoluzione.

 

EX JUGOSLAVIARADOVAN KARADŽIĆ

 

Aggiornamento del 19 marzo 2016

Salmo 25 per Francesco e Fabio nuovi ingressi nella Meditazione Meeting Minutes e per il suo prof. De Benedetti i suoi studi e l’attività divulgativa della lingua e religione ebraica biblica.
1 Di Davide.
Signore, fammi giustizia:
nell’integrità ho camminato,
confido nel Signore, non potrò vacillare.
2 Scrutami, Signore, e mettimi alla prova,
raffinami al fuoco il cuore e la mente.
3 La tua bontà è davanti ai miei occhi
e nella tua verità dirigo i miei passi.
4 Non siedo con gli uomini mendaci
e non frequento i simulatori.
5 Odio l’alleanza dei malvagi,
non mi associo con gli empi.
6 Lavo nell’innocenza le mie mani
e giro attorno al tuo altare, Signore,
7 per far risuonare voci di lode
e per narrare tutte le tue meraviglie.
8 Signore, amo la casa dove dimori
e il luogo dove abita la tua gloria.
9 Non travolgermi insieme ai peccatori,
con gli uomini di sangue non perder la mia vita,
10 perché nelle loro mani è la perfidia,
la loro destra è piena di regali.
11 Integro è invece il mio cammino;
riscattami e abbi misericordia.
12 Il mio piede sta su terra piana;
nelle assemblee benedirò il Signore.

Atti del santo apostolo ed evangelista Giovanni il teologo 85
In gloria di Cristo
Dopo aver parlato così, Giovanni fece l’invocazione, prese il pane e lo portò al sepolcro per spezzarlo e disse:…
Glorifichiamo il tuo nome, che ci ha convertito dall’errore e dall’inganno crudele.
Glorifichiamo te, che hai mostrato ai nostri occhi tutto ciò che abbiamo visto.
Rendiamo testimonianza alla tua benevolenza, che si manifesta in molteplice guisa.
Lodiamo il tuo santo nome, Signore, che hai convinto quelli che hai voluto convincere.
Rendiamo grazie a te, signore Gesù Cristo, perchè crediamo nella grazia immutabile.
Rendiamo grazie a te, che ti sei servito della nostra natura per salvarla
Rendiamo grazie a te, che ci hai donato questa fede inflessibile, che tu sei dio ora e sempre.
Noi tuoi servi ti rendiamo grazie, radunati con retta intenzione e scelti dal mondo, o Santo.

Lessico cristiano: l’Universita del Sabato – la santità nel N.T.

…nell’adorazione del Dio trascendente, nella riconciliazione tra l’uomo e Dio operata da Gesù e nell’idea di una nuova creazione, come tempio dello Spirito Santo….

4. La santità dell’ecclesia
Come già rivelato, la connessione fra la santità e il culto secondo il Nuovo Testamento si esprime non solo nel nome di Dio, ma anche nella comunità che prega e serve Dio.
Anche i n questo caso l’addentellato anticotestamentario è evidentissimo , Gerusalemme è e aghia polis (Mt 4,5; 27,53; Apoc 11,2) dove abita il gran re (Mt 5,35). Come il Sinai (Act 7,33) e il monte della trasfigurazione (2 Pet 1,18), così anche il tempio di Gerusalemme è un topos aghios (Mt 24,15; Act 6,13); anche Paolo, sebbene in senso traslato, definisce “santo” il tempio di Dio (1 Cor 3,17; Eph 2,21); essendo aghios, il tempio santifica l’offerta sacrificale (Mt 23,19). Oltre il culto anche la Scrittura è santa come documento costitutivo del popolo eletto (Rom 1,2); il suo fondamento è la legge di Mosé che si articola nei comandamenti ed è fondata sull’alleanza divina (Lc 1,72). E’ questa una concezione tipica dei sacerdoti e dei dottori delkla legge che da essi è passata nel N.T.
Il culto anticotestamentario, che costituisce l’addetellato e la premessa del nuovo, permane in Heb 8,5 e perciò anche l’aghios nel N.T. ha un significato nuovo e superiore: “penumatico”. Cristo come o aghios pais diventa il centro di un nuovo santuario, in quanto egli è sacerdote, vittima e tempio di Dio.
Il suo carattere sacerdotale è sottolineato soprattutto nella potente visione teologica della lettera agli Ebrei che è conforme alla concezione complessiva del N.T. Già la comunità di Gerusalemme attraverso l’aghios pais (Act 4,27.30) diventa un tempio dello Spirito Santo (4,31). Così in mezzo all’antico popolo di Dio ne sorge uno nuovo che in riferimento a Ex 19,6, può essere definito basileion ierateuma, ezos aghion e per il quale è valido l’antico participio: 1 Pet 1,16. Nella grandiosa visione storica di Paolo il concetto di Paolo il concetto di “popolo eletto” è svincolato dai suoi limiti nazionali e identificato con la chiesa di Cristo. Sulla santa radice dell’antico “popolo eletto” sono stati innestati i nuovi rami del mondo pagano (Rom 11,17), che da quella radice vengono santificati. La radice è evidentemente Cristo come in Rom 11,12, destinata a dominare sui pagani. Per tramite suo essa è stata santificata non solo nel “troco” (ossia nei fedeli convertiti dal giudaismo), ma anche gli innesti (ossia i convertiti dal paganesimo); Essi sono in 1 Cor 1,2. La politeia di Efph 2,12 attraverso Cristo è stata estesa a tutta la cristianità, sicché anche i cristiani di provenienza pagana sono edifizio eretto sulla pietra angolare, che è Cristo, e sul fondamento degli apostoli e dei rofeti. Gli aghioi appartengono alla politeia. Ristretto originariamente alla cristianità di provenienza giudaica – i cui membri negli Atti degli Apostoli vengono spesso definiti aghioi (Act 9,13.32.41; 26,10) – il popolo santo di Dio si estende poi fra i pagani.
E questa la ragione molto semplice per cui Paolo usa spesso l’aggettivo aghioi in riferimento sia ai membri della chiesa madre di Gerusalemme (Rom 15,25s; 1 Cor 16,1.15; 2 Cor 8,4 e passim) sia ai convertiti dal paganesimo (Rom 1,7; 1 Cor 1,2 e passim). Anche le singole ecclesiai sono sante insieme ai loro membri come parti dell’ecclesia agia xai amonos (Eph 5,27). In Paolo non si riscontra alcuna differenza di principio fra gli aghioi della comunità primitiva e quelli delle chiese di missione; infatti la loro santità deriva egualmente da Cristo, anche se il dato storico è ineliminabile. Per tutte le ecclesiai ton aghion vale lo stesso ordine (1 Cor 14,33), poiché esse sono parti organiche del corpo dell’ecclesia. Nell’indirizzo alle chiese è singolare l’espressione di Rom 1,7; 1 Cor 1,2), apposizione di ecclesia che in qualche modo individualizza il concetto tradizionale e veterotestamentario di miqra qodes (la radunanza sacra cultuale che i LXX in Ex 12,16, Lev 23,2 ss e passim traducono regolarmente con xletè aghia – concretum pro abstracto; anche Paolo parla di 2 Tim 1,9 Xlesis aghia che viene da Dio. Ma mentre nell’espressione veterotestamentaria l’accento batte su qodes, Paolo da rilievo soprattutto ai xletoi (Rom 1,16; 1 Cor 1,24). I cristiani infatti non sono aghioi per natura, ma per la chiamata di Dio.
Essi debbono il privilegio di essere membri della comunità “santa” alla chiamata della Grazie divina in Cristo ( Phil 1,1). Come aghioi essi appartengono a una comunità cultica che è fondata sul sacrificio di Cristo; in Col 3,12 essi sono stati eletti da Dio a far parte di questa comunità cultuale. In Act 20,32 è l’eredità di Dio che viene ripartita fra i “santificati” in modo che essi vi hanno parte. Così pure in Eph 1,18 si parla di una splendida ricchezza da riconoscere. Questo passo non può essere considerato separatamente da quello dalla lettera ai Colossesi in cui è detto che il Padre ha reso i cristiani idonei (Col 1,12) ; infatti xleros è la traduzione normale di nahala, mentre a meris corrisponde l’ebraico heleq “porzione”. La precisazione en to foti è aggiunta per contrasto e si riferisce quindi alla luce della grazia, non a quella della gloria celeste; l’ingresso nella Basileiadel vero e prorio erede è già avvenuto. Il diritto degli aghioi non è altro che il diritto ereditario del popolo di Dio proclamato dal Deuteronomia.
5. La vita “santa” dei cristiani
Come la Chiesa è un naos aghios (1 Cor 3,17, Eph 2,21) così la vita dei cristiani dev’essere come descritta in Rom 12,1; 15,16). Paolo stesso, alludendo al suo martirio, si paragona a una libagione in aggiunta al sacrificio e all’offerta della fede della sua chiesa (Phil 2,17). Ma non solo la morte, bensì anche la vita terrena e fisica del cristiano è una tusia, applicabile ai cristiani singolarmente (Phil 4,21) oltre che nel loro complesso, riemerge l’aspetto cultuale. Alla tradizionale offerta materiale, distinta dalla persona dell’offerente, il cristianesimo sostituisce l’offerta personale del corpo, ossia della vita terrena, offerta che si identifica perciò con l’esistenza stessa dell’offerente. In questa concezione l’idea di santità rasenta quella di moralità; si tratta in realtà di concetti facilmente interscambiabili. Ma la moralità in relazione al sacrificio non si presenta come sedeq bensì come purezza (Lev 13,7; 14,23; Ez 44,23), conservando così un aspetto cultuale. Nell’offerta cristiana della vita personale vale il principio di Pindaro. La “purezza” predicata da Gesù nel discorso della montagna (Mt 5,8) ha un contenuto morale e questa accezione della parola è rimasta fondamentale e normativa per la cristianità originaria (1 Tim 1,5;2 Tim 2,22; Tit 1,15: Iac 1,27). La purità è innocenza (Act 18,6; 20,26). È la condizione morale dell’uomo distinta dalla moralità attiva, che si presenta come dixaiosune. La moralità cristiana non appare come nuovo modo di agire, ma soprattutto come un nuovo modo di essere, la cui migliore definizione è aghiaseos. (i concetti di “giustizia” e “santità” esprimono però due realtà distinte di cui il cristianesimo sottolinea la fondamentale differenza, contrariamente all’ellenismo che li associa).
Come aghioi sono destinati ad una vita che si realizza nella vita fisica di ognuno, ma anche nella carità reciproca. L’obbligo di fedeltà che i cristiani hanno verso Cristo vale anche nei riguardi dei fratelli in quanto aghioi (Eph 1,15 Philm 5); essa è in Gal 5,6 in cui essi devono servirsi reciprocamente (5,13). La chiesa di Cristo è costituita come da Eph 4,12; lo stesso Paolo sottolinea continuamente diaxonias tois aghiois (Rom 15,25; 1 Cor 16,15; 2 Cor 8,4; 9,1). Bisogna accogliere i santi in modo degno (Rom 16,2) e prender parte (Rom 16,2) e prender parte ai loro bisogni (12,13). La comunità dei santi riconciliati in Cristo e si servono reciprocamente (2 Cor 5,17); il santo bacio è il sigillo di questa comunità (1 Cor 16,20; 2 Cor 13,12; 1 Thess 5,26). Chi è in Cristo (1 Cor 1,2) irradia la sua santità sulle persone che gli sono più vicine, cosicché la donna è santificata dall’uomo, l’uomo nella donna e i figli di genitori cristiani sono aghia. Anche in questo caso ahios è usato in senso di condizione morale. Lo stesso vale per la vergine (1 Cor 7,34). L’opposto di questa moralità è la axatarsia (Mt 23,7; Rom 1,24; 6,19) che si concreta specialmente nei peccati sessuali del mondo pagano, a cui il N.T. attribuisce appunto l’axataroton (Act 10,14.28; 11,18; Eph 5,5), come già l’A.T. parla di eres tme a (Am 7,17; Hos 9,3). Anche questi passi – risentano essi o no dell’influsso ellenistico – confermano che la “santità” è sempre la condizione di innocenza, non l’azione morale. Ma questa condizione morale è strettamente connessa con il culto. Perciò in nessun caso si può tradurre aghiotes e aghios con “moralità” e “morale”, perché in questo modo si trascura la componente religiosa e cultuale del concetto.
Infine la “santità” è il criterio fondamentale e il principio costitutivo del giudizio finale , Infatti in 1 Cor 6,2. Poiché si parla di uomini e non di angeli, è da pensare che l’apostolo alluda al giudizio della ecclesia tou teou, alla quale sono state consegnate le chiavi del regno dei cieli (Mt 16,17; 18,18; Io 20,23) e quindi il potere di legare e sciogliere. Perciò la fede può essere definita aghiotate (Iudae 20), in quanto chi ha fede è al di fuori del “mondo” e non sarà giudicato.
6. La Ecclesia trumphans.
a. Come la Ecclesia militans, così anche la Ecclesia triumphans sta sotto il segno della santità. Ad essa appartengono gli esseri angelici, che già nell’A.T. vengono considerati “santi”. Gli aggheloi aghios sono un termine apocalittico ripreso dallo stesso Gesù (Mc 8,38; Lc 9,26) quando prospetta il ritorno del Figlio dell’uomo con gli angeli santi ricollegandosi al concetto dell’ultimo giudizio presente in Daniele (Dan 7,9 ss).
Un accenno agli angeli si trova sicuramente anche in 1 Thess 3,13. Infatti abbastanza spesso gli scritti apocalittici usano “santi” nel senso di “angeli”. Non si può escludere che, oltre agli angeli, negli aghioi siano comprese anche le anime beate dei giusti (4 Esdr 6,26). Più difficile è stabilire se 2 Thess 1.10 si riferisca agli angeli o ai cristiani. Poiché oi aghioi autou non ha evidentemente lo stesso significato di altro. E’ da pensare se che aghioi si riferisca agli angeli insieme ai quali Cristo compare l’ultimo giorno per essere ammirato da tutti i credenti. Del resto anche nel passo citato dei Salmi si parla evidentemente di angeli. Infine anche in un passo dell’apocalisse giovannea aghioi indica probabilmente gli esseri celesti. Infatti la successione nell’apostrafe di Apoc 18,20 si presenta logica soltanto se gli aghioi menzionati subito dopo il cielo e prima degli apostoli e dei profeti, pilastri del regno di Dio sulla terra (Eph 2,20; 3,5) sono i qaddise eljonin (Dan 7,18.21) ossia esseri celesti. Distruggendo la potenza di Babilonia Dio rende giustizia alla gerarchia degli esseri a lui fedeli rappresenta in cielo dagli angeli e in terra dagli apostoli e dai rofeti.
b. Alla Ecclesia triumphans quale appare nell’Apocalisse appartengono anche gli uomini in quanto aghioi. E’ questo certamente il caso di Apoc 5,6 ss innalzate prima dai 24 vegliardi e poi da un angelo (8,3.4). In Apoc 11,18 questi “santi” vengono collocati fra i profeti e sono dunque evidentemente uomini. Poiché si parla del giudizio dei morti l’interpretazione migliore è che siano i profeti dell’A.T., dopo i quali gli aghioi costituiscono la ristretta cerchia della cristianità primitiva e i foboumenoi sono i convertiti dal paganesimo. E’ chiaro poi che si tratta di cristiani quando in Apoc 14,12 si parla della loro costanza. Si può pensare che gli aghioi siano i martiri dell’era apostolica, come Pietro e Paolo, distinti dagli altri nei quali saranno da ravvisare le vittime delle persecuzione di Nerone, ossia i martiri della chiesa di Roma.
Meno definita è l’espressione mancante dell’articolo in 18,24. Infatti in questi casi non vi è nessun riferimento locale a Roma. La posizione alternata di profetai e aghioi non indica una successione gerarchica cronologica; forse i profetai sono i profeti dell’Antico e del Nuovo Testamento, ai quali vengono associati gli aghioi (i martiri cristiani) e i martiri in genere. Nel periodo di transizione successivo alla prima resurrezione cade l’attacco di Gog e Mogog di 20,9. L’accampamento degli aghoi, a giudicare dal precedente di Ezechiele (Ezech 38 s ), può essere soltanto Gerusalemme, sicché probabilmente esso simboleggia la cristianità primitiva. Infine si riferisce alla distinzione fra i buoni e i cattivi (22,11). Data l’eccezione comune del termine aghizein il significato non è tanto “si santifichi”, in quanto “sia santificato” da Dio. Dixaios e aghios esprimono le qualità che contraddistinguono il cristiano nell’epoca finale.
Possiamo quindi concludere che il fondamentale carattere cultico del concetto di “santità” non è mai venuto meno né nell’Antico Testamento che nel Nuovo. Tanto nell’uno che nell’altro la concezione del “popolo di Dio” implica un elemento cultuale che viene, sì trasformato e spiritualizzato, ma non scompare mai completamente. Esso è presente, infatti, nell’adorazione del Dio trascendente, nella riconciliazione tra l’uomo e Dio operata da Gesù e nell’idea di una nuova creazione, come tempio dello Spirito Santo. Il concetto di “Santità” ha quindi per il cristianesimo un valore essenziale e determinante.
Segue settimana prossima il termine Agnoeo = non sapere, ignorare.

Aggiornamento del 27 febbraio 2016

Salmi 24 Preghiamo per le famiglie arcobaleno rimaste escluse dalla Legge in approvazione al Parlamento : preghiamo per i bambini dimenticati dai governati. Sono tutti figli e figlie di Dio al pari degli altri.

 

Di Davide.

Alef

A te, Signore, elevo l’anima mia,

 

Bet

Dio mio, in te confido: non sia confuso!

Non trionfino su di me i miei nemici!

 

Ghimel

Chiunque spera in te non resti deluso,

sia confuso chi tradisce per un nulla.

Continua qui :http://www.laparola.net/testo.php?riferimento=Salmi+24&versioni%5B%5D=C.E.I.

 

Una preghiera per te che partecipi al culto quacchero, il Meeting del Sabato.

 

Paolo di Tarso, Lettera agli Efesini 5,14

Svegliati, tu che dormi,

e sorgi dai morti,

e Cristo t’illuminerà

 

Lessico Cristiano: Aghios (sacro o Santo)

(…)

  1. LA TEOLOGIA PROFETICA
  2. Se nella religione nazionale il sacro mantiene ancora, accanto alla dimensione storica, un aspetto naturalistico, questo scompare nella teologia profetica. In questa Dio è visto nella pienezza della sua personalità divina trascendente la sfera umana e tutte le cose create. E’ significativo che proprio in Osea, il quale ridimensiona decisamente l’aspetto cultico della religione, Jahvé si presenti come qados in tutta la sua trascendenza morale rispetto all’uomo: “Io sono Dio, non un uomo, santo (qados) in mezzo a te” (Hos 11,9). Israele si è votato al culto di Baal e per esso è diventato come una ierodula, q desa, (Hos 4,14; 12,1). In questa prostituzione sacra esso commette un peccato mortale contro Jahvé, che è qados e q desa dovrebbe essere la distruzione di Israele, ma Dio non vuole questa distruzione proprio perché è qades. Nella santità di Dio all’elemento negativo, che dovrebbe distruggere l’impurità  (tum a, cfr 2 Sam 11,4) si unisce quello positivo, creatore, per cui Jahvé è l’albero della vita (Os 5,3; 6,10; 9,4; 14,9). Secondo Osea l’essenza di Dio consiste nell’amore soprannaturale (agapao).

Il contrasto fra santità di Dio e l’impurità di Israele si risolve in ultima analisi  nel fatto che Dio è amore – amore incomprensibile per l’uomo. Così la santità di Dio – che è poi la sua natura e personalità – non si può disgiungere dal suo amore, idea, questa, che non ha confronti  nell’A.T. né prima né dopo Osea. Il profeta che, nella felicità del suo amore crudelmente distrutta, ha sperimentato come potenza indomabile dell’amore possa salvare anche la donna perduta, concepisce la santità di Jahvé – ossia la natura divina – come sorgente di un amore incrollabile e fecondo che può, si, distruggere, ma poi ridà la vita. Secondo l’antico concetto ebraico il divino, proprio perché santo, è in contrasto assoluto con tutto ciò che è umano  e peccaminoso. Questa antitesi permane anche nella teologia di Osea, ma si risolve in quella fra l’amore santo e la natura che non è santa. Soltanto Dio, perché santo, può amare la natura profana ed impura, mentre per l’uomo ciò è impossibile; perciò l’antitesi fra Dio e l’uomo permane proprio nell’amore che lo risolve.

  1. Il concetto di santità è al centro della teologia di Isaia. Fondamentale per comprendere la sua concezione di Dio è il trishagion (Is 6,3), che risuona sulla bocca dei cherubini nella visione che chiamò Isaia alla missione profetica. Esso significa che il Signore degli eserciti è in qualche modo santo alla terza potenza. Mentre la gloria ( kabod) di Jahvé, la sua gravitas si manifesta come in trasparenza in tutto il mondo, la santità è invece l’essenza più intima e nascosta di Dio. Il numen tremendum, la terribile maestà del Dio  così concepito trova espressione incomparabile nel sacro timore di Isaia. Il suo tremito sembra comunicarsi alla soglia del tempio, sulla quale egli si trova; nella teofania egli avverte un contrasto mortale con la sua natura poiché egli è tame impuro e crede di dover morire. Il seguito della visione e soprattutto le parole “La colpa è tolta, il peccato è perdonato” (6,7) dimostrano che si tratta di una impurità non fisica, ma morale. Isaia ha bisogno di una riconciliazione (kfr), e questa avviene qui nella sfera del sacro. Sembra che la riconciliazione sia sempre implicitamente richiesta nell’incontro cultuale fra l’uomo e il Santo dei Santi. Ma in questo caso l’iniziativa della riconciliazione non parte dall’uomo attraverso un sacrificio, bensì da Dio stesso che la attua facendo toccare le labbra di Isaia  da un cherubino con un carbone ardente preso dall’altare – ossia con uno strumento sacro. Isaia, in seguito a questo perdono , non si definisce esplicitamente santo, qados, ma tale può essere chiamato in quanto dopo la purificazione egli è libero e continuo rapporto con Dio. Egli definisce però col termine qados (4,3) la condizione finale di coloro che saranno salvati sul nome Sion, ed è sintomatico che questa sia una condizione di vita (katub lahajjim), mentre la visione del Santo nello stato di aXataroia, produce la morte (6.5).

Dal concetto della santità di Dio Isaia ha tratto la definizione di Jahvé  come santo di Israele (qdos jisra el). Notoriamente essa ricorre soltanto nel libro di Isaia e in alcuni passi che ne dipendono (2 Reg. 19,22; Ier 50,29, ecc), ripartita in misura quasi eguale fra il Protoisaia e il Deuteroisaia, e usata anche dai redattori del libro (12,6; 17,7; 29,19). L’espressione è innegabilmente paradossale: infatti in quanto qados Dio si distingue da ogni realtà creata sia della natura che della storia. Legandosi a Israele come qdos jisra el, ahvé istituisce un rapporto che necessariamente mira a creare un popolo santo (‘am qados), anche se questo appellativo si applica soltanto (4,3) a un resto del popolo. La luce di Israele sarà come un fuoco  per tutto ciò che è impuro e il suo santo sarà la fiamma che divorerà e annienterà la scoria (10,16). Che il qdos jisra el sia in messo al suo popolo è una grazia suprema; ma egli decreterà  il giudizio per Israele,  e sarà l’annientamento della massa e solo per il residuo devoto sarà la purificazione.

Di fronte all’impurità del popolo il qdos jisra el è quindi soprattutto il giudice divino. Una volta  è chiamato il Dio santo, ha el haqqados (5,16) in un passo isolato dove però si parla ancora del giudizio. Come el qados Jahvé si mostra santo (niqdas).

  1. Fra i discepoli di Isaia il concetto di qdot jisrael è ripreso dal Deuteroisaia. Ma mentre il Protoisaia riconnette l’espressione all’idea del giudizio ed esprime con essa fondamentalmente il contrasto fra Jahvé ed Israele, il Deuteroisaia, al contrario, la associa all’idea della redenzione. Infetti orami il Santo di Israele ha compiuto il giudizio; ma il fine ultimo del giudizio è la salvezza di Israele. Jahvé come qados è unico e incomparabile (Is 40,25); egli, come in Osea, è Dio e non uomo. Nella sua santità consiste il suo segreto divino (45,15). Ma questo segreto si manifesta nella redenzione (45,18). Come q dos jisrael Jahvé è creatore (41,20; 45,11) e salvatore (41,14; 43,3.14; 47,4) di Israele; come redentore , go el egli si dichiara legato a Israele da un vincolo di parentela e garante della sua libertà. Perciò l’idea della redenzione è al centro della teologia del Deuteroisaia e anche il Santo di Israele è visto in questa luce. Si nota, insomma, nel Deuteoisaia una connessione fra la salvezza e la santità che originariamente era estranea al concetto di qds. La concezione del Deuteroisaia ha una logica paragonabile aa quella di Osea. Infatti poiché Jahvé come qados è Dio e non uomo, se egli è l’antitesi delle leggi naturali del creato, se i suoi pensieri e le sue vie non sono umane (55,8 ss), allora la sua santità deve comportare una realtà in cui egli regnerà incontrastato poiché le vecchie realtà – ri sonot – sono passate e tutto si è rinnovato.

 

  1. Il periodo postesilico

Nella concezione del sacro propria del giudaismo postesilico confluiscono due correnti, quella sacerdotale-cultuale e quella profetica moralistica. La prima predomina nella letteratura legale, la seconda negli scritti poetici. La legge israelitica nello stato giudaico retto dai sacerdoti diviene sempre più un codice cerimoniale in cui gli elementi popolari cedono a quelli rituali. Perciò il concetto di santità con tutte le sue derivazioni acquista un’importanza preminente. Alla testa di Israele, che dev’essere un regno di sacerdoti e popolo santo (Ex 19,6) sta il sommo sacerdote come  qdos jhwh (Ps 106,16) il suo frantale reca la scritta: qodes jihwh (Es 28,36). Ma sia pure ad un livello inferiore, sono santi tutti i sacerdoti (Lev 21,6 s), così come i leviti, concepiti come un sacrificio vivente e continuo per Jahvé, ed infine tutto il popolo (Lev 11,44 ss e passim, Num 15,40). La forza della santità si comunica alle persone e alle cose che si trovano nell’area del santuario e si stabilisce una differenza fra il semplice qodes e il qodes qodasim. Tutto ciò comporta evidentemente il pericolo di una materializzazione del sacro, contro la quale ha dovuto prendere posizione Gesù (Mt 23,17.19).

Al di sopra del culto, i Sami cantano un mondo spirituale in cui rivive tutta la ricchezza della teologia profetica, soprattutto del Deuteroisaia, e la santità è concepita personalmente come la persona del Santo di Israele (Ps 71,22; 78,41; 89,19), o come i santi membri del popolo eletto  (Ps 34,10; 89,6). Abbastanza spesso si parla anche del santuario di Dio (Ps 5,8; 138,2 e passim). Anche se del sacerdozio si parla relativamente poco, si può tuttavia osservare che la raccolta del Salterio risale alla stessa epoca in cui si formava lo stato sacerdotale postesilico. Il culto era il coronamento della fede e nessun contrasto si avvertiva fra l’uno e l’altra. Anzi, le solennità celebrate nel santuario agivano potentemente sugli spiriti, perché nel tempio “si vedeva” Dio (Ps 27,4; 42,3; 63,3 e passim) e si godeva della sua presenza. Il sacrificio in tutta la varietà delle sue forme, era il segno della riconciliazione fra l’uomo e Dio. Tutto questo era profondamente consolante, perché non si fondava su un’invenzione umana, ma era un’istituzione divina. Lo Spirito Santo (Ps 51,13 ruah haqqodes) era presente nel popolo israelitico (Is 63,10 s. ) era lo spirito della riconciliazione che Dio aveva riversato nei cuori (Ez. 36,26 s. ) e la cui privazione faceva paura (Ps. 51,13).

  1. Il fondamento cultuale del concerto di aghios, è presente anche negli scritti sacri dell’epoca ellenistica e negli apocrifi. La santità è pacificamente attribuita a Gerusalemme (1 Mach 2,7; 2 Μach 1,12; 3 Mach 6,5; Tob 13,9), al tempio (1 Esd 1,53; 2 Mach 1,29; 5,15; 3 Mach 16), al santuario  (ta aghia 1 Mach 3,43.51.58ss e passim;  Iud 4,12 s), sull’altare (2 Mach 14,3 ; Ecclus 45,10), al sabato (2 Mach 5,25; Tob 2,1), agli oggetti di culto (Ecclus 45,10) (indumenti); 26,17 (candelabro) ; 45,15 (olio) 2 Mach 15,16 (spada); 1 Mach 12,9 (libri); al sacerdozio (1 Mach 2,54), al popolo eletto (1 Mach 10,39.44, Sap 18,9), all’alleanza (1 Mach 1, 15.63). Ciò non fa che continuare quanto già sia nota nei libri protocanonici. Lo stesso si dica attribuzione di aghios a Dio (2 Mach 14,36; 3 Mach 2,2; Ecclus. 23,9; Tob 12,12.15) – anche se l’invocazione “Tu o Santo” suona un po’ singolare – oppure al nome divino  (Tob 3,11; 8,5 e passim) al cielo (Sap ,10), agli angeli ( Tob 11,14; 12,15), allo Spirito (Sap 1,5; Ecclus 48,12), sebbene il libro della Sapienza – in cui sembra riconoscibile un influsso stoico – intendeva in senso diverso pneuma aghios da ruah.

In complesso, però, va detto che gli scritti deuterocanonici e apocrifi si mantengono sulla linea della concezione dell’aghiou già acquisita. Nei LXX quasi sempre aghios – che nel greco profano ricorre assai di rado – traduce l’ebraico qds, e ciò con piena ragione. In questa traduzione non è la radicale semitica ad assumere il valore semantico di aghios, ma è aghios che vien piegato ad esprimere tutti i significati dell’ebraico qds. E’ indicativo, a questo proposito, il fatto che in riferimento al tempio i LXX usano sempre to ahiou o ta aghia, e mai il termine greco corrente ierou; ciò denota la “consapevole tendenza ad evitare la parola greca comunemente usata per indicare i templi pagani. Sebbene to aghou si trovi impiegato già all’epoca di Tolomeo III per designare un tempio pagano, il plurale ta aghia dei LXX si trova solo nella lettera agli Ebrei e in Giuseppe, dove è semitismo per indicare il tempio di Gerusalemme. Senza fondamento è l’idea che aghios in certi casi possa avere anche il senso di “sublime”, “venerabile” e che questa accezione sia ampiamente rappresentata anche nel N.T.  Il realtà il concetto di sublime, venerabile, se si accompagna al nora, ossia se comrende anche il concetto di terribile, può talvolta essere espresso da Aghios = qds ma non nel senso di kabod = maiestas.

 

 

 

Aggiornamento del 20 febbraio 2016
Una preghiera per il blog costruito dai quaccheri e che domani alle ore 10 verrà consegnato all’ANPI di Olgiate Olona in via Pietro Colombo, affinchè possa costituire una testimonianza verace dei protagonisti olgiatesi per la conquista della libertà e democrazia nelle future generazioni
http://www.anpimedioolona.it
Lo faccio con un salmo noto a tutti Il 23 che trovate a questo link:http://www.laparola.net/testo.php?versioni%5B%5D=C.E.I.&riferimento=Salmi22
Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla; (…)
Un preghiera ancora per Stefano e i suoi problemi di salute
 Vangelo di Luca 1,46-55
Magnificat
La mia esalta il Signore
e il mio spirito ha esultato
in Dio mio salvatore (Habac 3,18),
perché ha guardato all’umiltà
della sua serva (1 Reg 1,11):
ecco, da ora tutte le generazioni mi diranno
beata
perché grandi cose ha fatto per me il Potente:
santo è il suo nome (Sl 110,9)
e la sua misericordia di generazione in generazione,
a quelli che lo temono (Sl 102,17).
Col suo braccio ha compiuto prodigi,
ha disperso quelli che in cuor loro si sentivano
superbi (Sl 88,11)
ha rovesciato i potenti dai loro troni
e ha innalzato i poveri (Giob 12,19; 5,11);
ha colmato di beni gli affamati (Sl 106,9)
e ha rinviato a mani vuote i ricchi.
Ha accolto Israele suo servo (Is 41,8)
memore della sua misericordia (Sl 47,3)
secondo quanto ha detto ai nostri padri,
ad Abramo e alla sua stirpe (Mich 7,20),
nei secoli.
Aggiornamento del 13 febbraio 2016
Una preghiera per le vittime di Medici senza Frontiere: Basta con la guerra! L’Italia ritiri le truppe dalle missioni all’estero!
Paolo di Tarso, Prima lettera a Timoteo 1,17
Al re dei secoli
Al re dei secoli,
incorruttibile invisibile
unico Dio,
onore e gloria
nei secoli dei secoli.
Così sia.

La parola ebraica Shabbat proviene dal verbo ebraico lishbot (לשבות), che letteralmente significa smettere, inteso come smettere di compiere alcune azioni. Sebbene “Shabbat” e la sua versione anglicizzata “Sabbath” siano universalmente tradotti come “riposo” o “tempo del riposo”, una traduzione più letterale sarebbe “lo smettere” con l’induzione a “smettere di lavorare”.
Sheva, in ebraico, può anche significare il numero “7”.
Questa considerazione contribuisce anche a chiarire la questione teologica sul perché, nel settimo giorno della creazione, così come riportato nel libro della Genesi, Dio abbia avuto bisogno di riposare: una volta compreso che Dio ha smesso di lavorare piuttosto che riposato, si rientra in un’ottica biblicamente più aderente alla figura di un Dio onnipotente che non ha necessità del riposo; per questo si deduce l’interpretazione della parola “riposò” come aggiunta a quanto da Lui era già stato compiuto, appunto lo Shabbat.
Lo Shabbat (detto anche Shabbath, Shabbos secondo la pronuncia Ashkenazita o Shabat; plur. Shabbetot o Shabbatot, in ebraico שבתות), in ebraico: שבת, è la festa del riposo, che è osservata ogni sabato dal tramonto del venerdì.
In questo giorno di celebrazione, ci si saluta con un sentito “Shabbat Shalom” ; secondo un’opinione esegetica ebraica, oltre al “Shabbat”, come saluto l’espressione “Shalom” significa anche “siamo in tre…”: le due persone presenti, che si accolgono reciprocamente, e Dio, anch’Egli presente eternamente (la parola ebraica che significa “tre” è infatti Shalosh, la lettera Mem dell’alfabeto ebraico rappresenta poi un significato correlato anche a quest’uso).
Shabbat Shalom a tutti…! Di vero cuore…

Preghiamo per le nuove adesioni al gruppo di meditazione giornaliera quacchera che passa questa settimana da 17 adesioni a 44 di cui 6 via e.mail e 2  whatsapp al 348 7997824. Rimanere nell’amore di Dio è il testo di Dietrich Bonhoeffer. Possa essere così per noi
Lo facciamo col Salmo 21 che leggete qui
http://www.laparola.net/testo.php?riferimento=Salmi21&versioni%5B%5D=C.E.I.

Il Salmista supplica come Gesù sulla Croce e sappiamo ormai tutti del Dio nascosto.
Amen

Atti apocrifi

Martirio del santo apostolo Pietro
9 (38) – 10 (39)

A Cristo, dio dell’universo

Quando lo sospesero nel modo che aveva chiesto, cominciò a dire (…)
10 (39) Poiché tu mi hai fatto conoscere e rivelato queste cose, Parola, che poco fa ho chiamato legno di vita, ti rendo grazie non queste labbra inchiodate, non con la bocca che profferisce verità e menzogna, non con questa parola che procede per artificio di una natura materiale. Ma rendo grazie a te , o re, con la voce
che viene concepita nel silenzio,
che non si percepisce manifestatamente,
che non procede per tramite di organi corporei,
che non arriva a orecchio carnale,
che non viene ascoltata da sostanza corruttibile,
che non è nel mondo e non risuona sulla terra,
che non è scritta nei libri,
che non è di uno senza essere di un altro,
ma con questa voce ti rendo grazie, Gesù Cristo, col silenzio della voce, con la quale lo spirito che è in me ti ama, ti parla, ti vede: solo lo spirito di comprende.
Tu mi sei padre, mi sei madre, mi sei fratello, amico, servo, intendente.
Tu sei il tutto, e il tutto è in te.
Tu sei l’essere, e non c’è altro che è, eccetto tu solo.
Perciò anche voi, fratelli, rifugiandovi in lui e apprendendo che solo in lui è il vostro essere, otterrete tutto ciò che egli vi promette, ciò che occhio non ha visto, orecchio non ha udito e non è salito al cuore dell’uomo (1 Cor 2,9).
Dunque ti preghiamo per ciò che ci hai promesso di dare, Gesù immacolato, ti lodiamo, ti rendiamo grazie, ti confessiamo, glorificandoti noi, deboli uomini, perché perché tu sei dio e non altri; a te sia gloria ora e per tutti i secoli dei secoli. Così sia.

Lo straniero (Xenos) nel Vangelo
Daniele Garrone
I parte: l’interpretazione classica (Sabato prossimo la parte più consistente sulla modernità dello sviluppo esegetico)

Il Nuovo Testamento offre meno materiale dell’Antico Testamento riguardo al rapporto con gli stranieri. La cosa è di per sé comprensibile. L’Antico Testamento rispecchia la condizione di un popolo che ha rapporti con persone che di quel popolo non fanno parte e che definisce anche in termini giuridici lo status; il Nuovo quella di gruppi emergenti con la loro visione religiosa i contesti in cui sono minoritari.
Le non numerose attestazioni neotestamentarie del termine straniero (Xenos) consentono tuttavia alcune considerazioni, in quanto esse si trovano in contesti significativi.
Il primo testo da prendere in esame è quello cui fa evidentemente allusione il titolo assegnatomi: l’accoglienza dello straniero rientra tra le cosiddette “opere di misericordia” di Matteo 25,31-46.
La scena si presenta come il giudizio finale ad opera del Figlio dell’uomo sul suo trono glorioso. Oggetto del giudizio sono “tutte le genti” (v. 32). Gli uomini saranno giudicati in base al comportamento che avranno avuto nei confronti di “uno solo di questi fratelli più piccoli” (Mt 25:40 CEI), con cui il Signore si identifica “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. (Mt 25,35-36 CEI).
Nel corso della storia, la descrizione del giudizio finale è stata variamente interpretata.
A partire dal XIX sec. Ha avuto larga diffusione un’interpretazione universalistica; “i fratelli e e le sorelle del figlio dell’uomo sono tutti i bisognosi della terra, cristiani e non cristiani. Questa lettura riflette e al tempo stesso alimenta un cristianesimo non dogmatico; Matteo 25 è comunque sempre stato un testo fondamentale per motivare la diaconia e, non a caso, viene ripreso dalla teologia della liberazione che arriva ad una concezione del “sacramento del prossimo”; infine Mt 25 può diventare uno dei testi chiave di una teologia delle religioni, enfatizzando il fatto che “i giusti” non sanno di aver avuto a che fare con Cristo nel loro amore per il prossimo bisognoso.
L’interpretazione classica vedeva nei “minimi fratelli” dei cristiani (eventualmente “cristiani perfetti”), talora riferendo anche ai cristiani “tutti i popoli”.

Aggiornamento del 6 feb 2016

Buon Sabato
Io non sono un uomo di lettere o di scienza. Io pretendo umilmente di essere un uomo di preghiera. E’ la preghiera che ha salvato la mia vita, senza la preghiera, da molto tempo avrei perso la ragione. Se non ho perduto la pace dell’anima, nonostante tutte le prove, è perché questa pace viene dalla preghiera. Si può vivere qualche giorno senza mangiare, ma non senza pregare. La preghiera è la chiave del mattino, è il catenaccio della sera. La preghiera è l’alleanza… santa tra Dio e gli uomini per ottenere di essere liberati dalle grinfie del principe delle tenebre. Dobbiamo fare una scelta: o allearci con le forze del male o, al contrario, con le forze del bene. Ecco la mia testimonianza personale; chiunque ne faccia l’esperienza vedrà che la preghiera quotidiana aggiunge qualche cosa di nuovo alla sua vita, qualche cosa che non ha un equivalente in null’altro. (Mahatma Gandhi)

una preghiera per i perseguitati per la religione professata, per le mamme di poveri bambini microcefali a una “vita” di handicap e di sofferenze, spesso gravi e gravissime col virus Zika, per legittime e i loro famigliari del terremoto in Tainan, Taiwan
http://www.laparola.net/testo.php?riferimento=Salmi+20&versioni%5B%5D=C.E.I .
Sii propizio, o signore Dio, alle nostre suppliche e concedi, ti preghiamo, a noi che viviamo nei triboli il soccorso della tua pietà, sicché , consolati dalla presenza del tuo figlio noi non ci lasciamo

Aggiornamento del 30 gen 2016

Preghiamo per noi, il gruppo degli Amici di Gesù in Italia, le sua attività digitali, le persone che ruotano attorno direttamente o indirettamente sui siti collegati. Siamo un piccolo seme piantato da mesi che sta crescendo grazie alle benedizioni che riceviamo.
Preghiamo questa settimana col Salmo 19
http://www.laparola.net/testo.php?riferimento=Salmo+19&versioni%5B%5D=Nuova+Riveduta

Accogli, Dio onnipotente, le preghiere del tuo popolo e, mentre la tua giustizia sfolgora dal cielo, ogni terra produca letizia (Sl 85,12) sicché – ti preghiamo – le nostre anime, che attendono ansiose l’avvento del figlio tuo, redentore del mondo, siano ricolme di feconda benedizione.
Aggiornamento di sabato 23 gennaio 

per i nostri nemici, tutti.

Usata anche dai colportori medioevali valdesi

Tu, pertanto, o Signore, Dio dei giusti

Non stabilisti di far grazia ai giusti,

come Abramo, Isacco e Giacobbe,

coloro che non peccarono contro di te;

ma stabilisti di far grazia a me, che sono un peccatore.

E ora guarda, sto piegando le ginocchia del mio cuore dinanzi a te;

e sto implorando la tua benevolenza.

Ho peccato , o Signore, ho peccato;

e conosco bene i miei peccati.

Ti imploro;

perdonami, o Signore, perdonami!

Non distruggermi con le mie trasgressioni;

non essere adirato con me per sempre;

non ricordare i miei peccati,

e non condannarmi e non mi esiliare negli abissi della terra!

Perché tu sei il Dio di quanti si pentono

(Preghiera ebraica di Manasse, vv.8 e 11-13)

 

“Credo in Dio, che vuole il fascino della vita e il cambiamento in tutti gli stati attraverso il nostro lavoro, la nostra politica”. Per Dorothee Soelle l’idea di un Dio che è “in cielo in tutta la sua gloria”, mentre ad Auschwitz tutto quanto era stato organizzato anche dai cristiani era “insopportabile”.

STUDIARE LA STORIA DI WILLIAM PENN

“Il Grande Spirito, padre di tutti gli uomini, vuole che bianchi ed indigeni vivano insieme, e non solo come fratelli, ma come se avessero un’unica testa, un unico cuore e un unico corpo”: In quel trattato Penn, mentre s’impegnava per sé e per i compagni a non usare mai le armi, chiedeva agl’indigeni che anch’essi convenissero su questi tre punti: nessun padrone e nessun schiavo, nessuna divisione in classi, nessuna lotta di religione.

(Articolo condiviso col gruppo dei Nativi americani in fb negli anni passati)

 

Aggiornamento di sabato 16 gennaio

Per la Pace in Burkina Faso

  1. a) 108

Dopo aver risolto loro queste parole, prego così:

O Gesù, hai intrecciato col tuo intreccio questa corona,

che hai congiunto tutti questi fiori al fiore  del tuo volto,

tu che hai seminato queste parole,

tu che solo hai cura dei suoi servi,

medico che guarisce gratuitamente,

tu che solo benefichi e non disprezzi ,

tu solo compassionevole e amante degli uomini,

tu solo salvatore e giusto,

tu che sempre sei e in sei tutti

e se dovunque presente

e tutte le cose abbracci e ricolmi,

Cristo Gesù dio Signore;

tu che con i tuoi doni e la tua misericordia

proteggi quelli che sperano in te,

tu che ben conosci le arti dell’eterno nostro nemico

e tutti gli attacchi che egli tende contro di noi,

soltanto tu, Signore, aiuta con noi la tua protezione

i tuoi servi.

Aggiornamento di sabato 9 gennaio

Per le vittime del terrorismo e i loro famigliari, per il popolo egiziano così scosso anche ieri.

Quando lo sospesero nel mondo che aveva chiesto, cominciò a dire (..)
10 (39) Poichè tu mi hai fatto conoscere e rivelato queste cose, Parola, che poco fa ho chiamato legno di vita, ti rendo grazie non con queste labbra inchiodate, non con la bocca che profferisce verità e menzogna, non con questa parola che procede per artificio di una natura materiale. Ma rendo grazie a te, o re, con la voce
che viene concepita nel silenzio,
che non si percepisce manifestatamente,
che non arriva a orecchio carnale,
che non viene ascoltata da sostanza corruttibile,
che non è nel mondo e non risuona sulla terra,
che non è scritta nei libri,
che non è di uno senza essere di un altro,
ma con questa voce ti rendo grazie, Gesù Cristo, col silenzio della voce, con la quale lo spirito che è in me ti ama, ti parla, ti vede: solo lo spirito ti comprende.
Tu mi sei padre, mi sei madre, mi sei fratello, amico, servo, intendente .
Tu sei il tutto , e il tutto è in te.
Tu sei l’essere, e non c’è altro che è, eccetto tu solo.
Perciò anche voi, fratelli, rifugiandovi in lui e apprendendo che solo in lui è il vostro essere, otterrete tutto ciò che egli vi promette, ciò che occhio non ha visto, orecchio non ha udito e non è salito al cuore dell’uomo (1 Cor 2,9).
Dunque ti preghiamo per ciò che ci hai permesso di dare, Gesù immacolato, ti lodiamo, ti rendiamo grazie, ti confessiamo, glorificandoti noi, deboli uomini, perché tu solo sei dio e non altri: a te sia gloria ora e per tutti i secoli dei secoli. Così sia.

 

Aggiornamento di sabato 2 gennaio 2016

Invocazione

 

Vieni, Signore

 

Vangelo di Luca 1,68 -79

 

Benedictus

 

Benedetto il signore Dio d’Israele (Sl 40,14),

perché ha visitato e redento il suo popolo (Sl 110,9)

e ha suscitato per noi una forza di salvezza (Sl 17,3)

nella casa di Davide suo servo,

come ha annunciato dal tempo antico

per bocca dei suoi santi profeti:

di salvarci dai nostri nemici

e dalla mano di quanti ci odiano (Sl 105, 10)

avere misericordia dei nostri padri

e ricordarsi della sua santa alleanza,

del giuramento che giurò con Abramo nostro padre (Gen 17,7; Lev 26,42);

di concederci, senza timore e liberati dalle mani

dei nemici,

di servizio in santità e giustizia,

al suo cospetto, per tutti i giorni,.

E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo:

precederai infatti la presenza del Signore,

per preparare le sue vie (Is 40,3),

per far conoscere la salvezza al suo popolo,

nella remissione dei loro peccati,

per l’amore misericordioso del nostro Dio,

grazie al quale sorgendo dall’alto ci visiterà il sole (Mal 4,2)

per illuminare quelli che giacciono nelle tenebre e nell’ombra della morte (Is 9,2)

per indirizzare i nostri piedi nel cammino

della pace.

 

Vangelo di Luca 1,46-55

 Magnificat

La mia esalta il Signore

e il mio spirito ha esultato

in Dio mio salvatore (Habac 3,18),

perché ha guardato all’umiltà

della sua serva (1 Reg 1,11):

ecco, da ora tutte le generazioni mi diranno

beata

perché grandi cose ha fatto per me il Potente:

santo è il suo nome (Sl 110,9)

e la sua misericordia di generazione in generazione,

a quelli che lo temono (Sl 102,17).

Col suo braccio ha compiuto prodigi,

ha disperso quelli che in cuor loro si sentivano

superbi (Sl 88,11)

ha rovesciato i potenti dai loro troni

e ha innalzato i poveri (Giob 12,19; 5,11);

ha colmato di beni gli affamati (Sl 106,9)

e ha rinviato a mani vuote i ricchi.

Ha accolto Israele suo servo (Is 41,8)

memore della sua misericordia (Sl 47,3)

secondo quanto ha detto ai nostri padri,

ad Abramo e alla sua stirpe (Mich 7,20),

nei secoli.

 

Atti del santo apostolo ed evangelista Giovanni il teologo 85

In gloria di Cristo

 

Dopo aver parlato così, Giovanni fece l’invocazione, prese il pane e lo portò al sepolcro per spezzarlo e disse:

Glorifichiamo il tuo nome, che ci ha convertito dall’errore e dall’inganno crudele.

Glorifichiamo te, che hai mostrato ai nostri occhi tutto ciò che abbiamo visto.

Rendiamo testimonianza alla tua benevolenza, che si manifesta in molteplice guisa.

Lodiamo il tuo santo nome, Signore, che hai convinto quelli che hai voluto convincere.

Rendiamo grazie a te, signore Gesù Cristo, perchè crediamo nella grazia immutabile.

Rendiamo grazie a te, che ti sei servito della nostra natura per salvarla

Rendiamo grazie a te, che ci hai donato questa fede inflessibile, che tu sei dio ora e sempre.

Noi tuoi servi ti rendiamo grazie, radunati con retta intenzione e scelti dal mondo, o Santo.

 

 

La prima proposizione

 Per quanto riguarda il vero fondamento della conoscenza.

1

Vedendo l’altezza di ogni felicità è posto nella vera conoscenza di Dio, (“Questa è la vita eterna, per conoscano te, il solo vero Dio, e Gesù Cristo che tu hai mandato,”) la vera e giusta comprensione di questa fondazione e terra della conoscenza, è quello che è più necessario per essere conosciuto e creduto in primo luogo.

La seconda proposizione

Per quanto riguarda rivelazione immediata.

2.1

Vedendo “nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo rivela i;” e vedendo la rivelazione del Figlio è in e per mezzo dello Spirito; quindi la testimonianza dello Spirito è che da sola con la quale la vera conoscenza di Dio è stato, è, e non può che essere rivelato; che come, per lo spostamento del suo Spirito, si convertì al caos di questo mondo in quella meravigliosa ordine in cui era nel principio, e creato l’uomo un essere vivente, di governare e governarla, così dalla rivelazione dello stesso Spirito egli ha di sé tutto manifestato lungo ai figli degli uomini, entrambi patriarchi, profeti e apostoli; che rivelazioni di Dio per mezzo dello Spirito, sia da voci esterne e apparizioni, sogni o manifestazioni interiore oggettivi nei cuori, erano di vecchio l’oggetto formale della loro fede, e rimangono eppure così di essere; dal momento che l’oggetto della fede dei santi è la stessa in tutti i tempi, anche se previsto sotto diverse amministrazioni.

2.2

Inoltre, queste rivelazioni interiori divine, che facciamo assolutamente necessario per la costruzione della vera fede, né facciamo né si può mai contraddire la testimonianza verso l’esterno delle Scritture o retta ragione e del suono.

2.3

Ma di qui non si segue, che queste rivelazioni divine devono essere sottoposti all’esame, una delle testimonianza verso l’esterno delle scritture, e della ragione naturale dell’uomo, come ad una regola o pietra di paragone più nobile o certa: per questo divino e verso l’interno di illuminazione, è ciò che è evidente e chiaro di per sé, costringendo, per sua stessa evidenza e chiarezza, la comprensione ben disposta a assenso, irresistibilmente spostando lo stesso thereunto; anche i principi comuni di verità naturali spostare e inclinare la mente di un assenso naturali: come, che il tutto è maggiore della sua parte; che due parole contraddittorie non possono essere sia vero, non sia falsa: che si manifesta anche, secondo principio nostri avversari “, che – supponendo la possibilità di perfezionamento attivo rivelazioni divine – si tuttavia confessare con noi, che né la Scrittura né la ragione del suono sarà contraddirla: eppure non seguirà, secondo loro, che la Scrittura, o sana ragione, dovrebbero essere sottoposti all’esame delle rivelazioni divine nel cuore.

Il Terzo Proposition

Per quanto riguarda le Scritture.

3.1

Da queste rivelazioni dello Spirito di Dio, ai santi, hanno proceduto le Scritture della verità, che contengono, 1. Un resoconto storico fedele delle agiti del popolo di Dio nei subacquei età, con molte provvidenze singolari e straordinari presenti loro. 2. Un conto profetico di parecchie cose, delle quali alcuni sono già passato, e alcuni ancora venire. 3. Un resoconto completo e ampio di tutti i principali principi della dottrina di Cristo, che si tiene avanti nei subacquei prezioso dichiarazioni, esortazioni, e frasi, che, per il movimento dello Spirito di Dio, erano a più riprese, e in occasioni varie, parlate e scritto verso alcune chiese ei loro pastori: tuttavia, perché sono solo una dichiarazione della fontana, e non la fontana stessa, quindi non devono essere stimati il terreno principale di ogni verità e della conoscenza, né la regola primaria adeguata la fede e le buone maniere. Tuttavia, come quella che darà una vera e fedele testimonianza della prima fondazione, sono e possono essere stimati una regola secondario, subordinato allo Spirito, da cui hanno tutta la loro eccellenza e certezza; per come la testimonianza interiore dello Spirito che facciamo da soli veramente li conosciamo, in modo da testimoniare, che lo Spirito è quella guida con cui i santi sono condotti in tutta la verità: di conseguenza, secondo le Scritture, lo Spirito è la prima e principale capo.

3.2

E vedendo noi pertanto riceviamo e riteniamo le Scritture, perché procedono dallo Spirito; quindi anche lo Spirito è più originale e soprattutto la regola, secondo quella massima ricevuto nelle scuole, Propter quod unumquodque est racconto, illud ipsum est magis racconto Englished così:. “Quella per cui una cosa è tale, che la cosa in sé è più come.”

Il quarto Proposition

Per quanto riguarda la condizione dell’uomo in autunno.

4.1

Posteri tutto di Adamo, o l’umanità, sia ebrei e gentili, come per il primo Adamo, o uomo terreno, è caduta, degenerato, e morto, privo della sensazione o sentimento di questa testimonianza verso l’interno o seme di Dio, ed è soggetto fino alla potere, la natura, e seme del serpente, che ha seminato nel cuore degli uomini, mentre si attengono a questo stato naturale e corrotto; da dove viene, che non è loro parole e azioni solo, ma tutte le loro sono malvagi perennemente agli occhi di Dio, come procedere da questo seme depravato e malvagio.

4.2

L’uomo, quindi, come è in questo stato, può conoscere nulla bene; sì, i suoi pensieri e concezioni in materia di Dio e le cose spirituali, fino a che non può essere disgiunta da questo mal seme, e unita alla luce divina, sono inutili sia per sé e gli altri: da qui sono respinti gli errori sociniane e Pelagie, nell’esaltare una luce naturale ; come anche dei papisti, e la maggior parte protestanti, che affermano che l’uomo, senza la vera grazia di Dio, può essere un vero ministro del Vangelo.

4.3

Tuttavia, questo seme non può essere imputato ai bambini, fino a quando per la trasgressione che realmente uniscono stessi con essa; perché sono per natura figli d’ira, che camminano in base alla potenza del principe dell’aria.

Il quinto e sesto Proposizioni

Per quanto riguarda la redenzione universale da Cristo,

e anche il salvataggio e la Luce Spirituale, con cui ogni uomo è illuminato.

Il quinto Proposition

5

Dio, dal suo amore infinito, che non si diletta nelle morte del peccatore, ma che tutti dovrebbero vivere ed essere salvato, s’è tanto amato il mondo, che ha dato il suo Figlio unigenito una luce, affinché chiunque crede in lui deve essere salvato ; che illumina ogni uomo che viene nel mondo, e ti fai manifesto tutte le cose che sono reproveable, e predicando a tutti e la temperanza, giustizia e pietà: e in questa luce illumina i cuori di tutti in un giorno [Pro tempore: per un tempo], per la salvezza, se non resistere: né è meno universale di quanto il seme del peccato, essendo l’acquisto della sua morte, che ha assaggiato la morte per ogni uomo; “per come tutti muoiono in Adamo, così in Cristo tutti riceveranno la vita.”

Il sesto Proposition

6.1

Secondo la quale principio (o ipotesi), tutte le obiezioni contro l’universalità della morte di Cristo sono facilmente risolti; né è necessario per ricorrono al ministero degli angeli, e quegli altri mezzi miracolosi, che, si dice, Dio si serve di, per manifestare la dottrina e la storia della passione di Cristo a costoro, che, vivendo in quei luoghi del mondo dove la predicazione verso l’esterno del Vangelo non è nota, si sono ben migliorato il primo e il comune di grazia; per conseguenza, ne consegue anche che, come alcuni dei vecchi filosofi potrebbe essere stato salvato, così anche possono ora alcuni – che dalla provvidenza sono espressi in parti remote del mondo, in cui la conoscenza della storia è che vogliono – essere fatti partecipi del mistero divino, se ricevono e non resistono che la grazia “, una manifestazione della quale è dato a ogni uomo per l’utilità comune”.

6.2

Questo certa dottrina, allora in fase di ricezione, vale a dire: che c’è una luce e la grazia evangelica e il salvataggio in tutto, l’universalità dell’amore e della misericordia di Dio verso gli uomini – sia nella morte del suo Figlio diletto, il Signore Gesù Cristo, e nella manifestazione della luce nel cuore – è stabilito e confermato contro le obiezioni di coloro che negano.

6.3

Quindi “Cristo ha assaggiato la morte per tutti:” non solo per tutti i tipi di uomini, come alcuni vanamente parlano, ma per tutti, di tutti i tipi; il beneficio di cui offerta non solo esteso a tale, che hanno le conoscenze verso l’esterno distinta della sua morte e le sofferenze, come lo stesso viene dichiarato nelle Scritture, ma anche a coloro che sono necessariamente esclusi dal beneficio di questa conoscenza da parte di alcuni inevitabile incidente; che conoscenza che volentieri confessiamo di essere molto redditizio e confortevole, ma non assolutamente necessario a tale, dal quale Dio stesso ha negato che; tuttavia essi possono essere resi partecipi del mistero della sua morte – anche se ignoranti della storia – se soffrono il suo seme e la luce – illumina il cuore – a prendere posto; in cui la luce, la comunione con il Padre e il Figlio è imposto, in modo tale di uomini malvagi diventare santo, e gli amanti di quel potere, per cui verso l’interno e tocchi segreti si sentono trasformato dal male al bene, e imparare a fare per altri come sarebbero fatto da; in cui Cristo stesso afferma tutto da includere.

6.4

Mentre poi hanno falsamente ed erroneamente insegnato, che hanno rinnegato Cristo sia morto per tutti gli uomini; così non hanno essi sufficientemente insegnato la verità, affermando che lo sia morto per tutti, hanno aggiunto la necessità assoluta di conoscenza verso l’esterno dello stesso, al fine di ottenere il suo effetto di risparmio; tra i quali Rimostranti d’Olanda sono stati principalmente mancarono, e molti altri assertori della Redenzione universale, in quanto non hanno posto la portata di questa salvezza in quel principio divino ed evangelica di luce e vita, con cui Cristo illumina ogni uomo che viene a il mondo, che è eccellente ed evidentemente tenuto fuori in queste scritture, Gen, vi, 3. Deut. xxx. 14. John i. 7, 8, 9. Rom. X. 8. Tit. II.11.

Il settimo Proposition

In merito alla giustificazione.

7.1

Tutti coloro che non resistono questa luce, ma ricevono lo stesso, in esse si produce un parto santo, puro e spirituale, portando avanti la santità, la giustizia, la purezza, e tutti gli altri frutti benedetti che siano accettabili per Dio; con la quale la nascita santa, cioè, Gesù Cristo, formato in noi, e lavorando le sue opere in noi – come siamo santificati, quindi siamo giustificati agli occhi di Dio, secondo le parole dell’Apostolo: “Ma siete stati lavati, ma siete stati santificati, ma siete stati giustificati, nel nome del Signore Gesù, e mediante lo Spirito del nostro Dio “.

7.2

Quindi non è dalle nostre opere compiute nella nostra volontà, e neppure con le buone opere, considerate di per sé, ma da Cristo, che è sia il dono e il donatore, e la causa che produce gli effetti in noi; che, come egli ci ha riconciliato mentre eravamo nemici, sciorina anche nella sua saggezza salvarci, e ci giustifica in questa maniera, come dice lo stesso Apostolo altrove, “Secondo la sua misericordia egli ci ha salvati, mediante il lavacro della rigenerazione, e il rinnovamento dello Spirito Santo “.

L’ottavo Proposition

Per quanto riguarda la perfezione.

8.1

In chi questa nascita santa e pura è completamente portato via il corpo di morte e del peccato viene ad essere crocifisso e rimosso, e il loro cuore solidale e sottoposto alla verità, in modo da non obbedire a qualsiasi suggerimento o tentazione del maligno, ma a essere liberi da peccare reale, e trasgredire la legge di Dio, e in questo senso perfetto.

8.2

Eppure sciorina questa perfezione ancora ammettere di crescita; e rimane la possibilità di peccare, in cui la mente non doth più diligente e vigile partecipare al Signore.

La Nona Proposition

Per quanto riguarda La perseveranza, e la possibilità di cadere da Grace.

9.1

Anche se questo dono, e grazia interiore di Dio, essere sufficiente per risolvere la salvezza, ma in quelli in cui è resistito tanto può e doth diventare la loro condanna.

9.2

Inoltre, nel quale essa ha operato in parte, per purificare e santificare loro, al fine di una loro ulteriore perfezione, per la disobbedienza come potrebbe cadere da esso, e trasformarlo di lussuria, facendo naufragio della fede; e dopo “aver gustato il dono celeste e sono stati fatti partecipi dello Spirito Santo, di nuovo cadere via.”

9.3

Tuttavia tale aumento e la stabilità nella verità può in questa vita essere raggiunti, dal quale non ci può essere un’apostasia totale.

The Proposition Decimo

Per quanto riguarda il Ministero.

10.1

Come da questo dono, o la luce di Dio, tutto vera conoscenza delle cose spirituali ricevuto e ha rivelato; così dallo stesso, come si manifesta e ha ricevuto nel cuore, con la forza e la potenza dello stesso, ogni vero ministro del Vangelo è ordinato, preparato e fornito nel lavoro del ministero: e dal leader, in movimento, e il disegno della presente sentenza, deve ogni evangelista e pastore cristiano di essere guidati e ordinato nella sua opera del vangelo, sia per quanto riguarda il luogo in cui, come per le persone a cui, e come ai tempi in cui lui è quello di ministro.

10.2

Inoltre, coloro che hanno questa aggiudicatrice può e deve predicare il Vangelo, anche se senza commissioni umano o di letteratura; come d’altra parte, coloro che vogliono l’autorità di questo dono divino, per quanto appreso o autorizzate dalle commissioni di uomini e chiese, devono essere stimati, ma come seduttori, non veri ministri del Vangelo.

10.3

Inoltre, che hanno ricevuto questo dono santa e immacolata “, come hanno ricevuto gratuitamente, così sono loro liberamente di dare”, senza auto o di contrattazione, di gran lunga meno di usarlo come un mestiere per ottenere i soldi per esso: ma se Dio ha chiamati qualsiasi dalle loro occupazioni o mestieri, da cui vengono a loro sostentamento, può essere lecito per tale, secondo la libertà che li sentono dato nel Signore, a ricevere tali temporali – vale a dire, ciò che può essere necessario per loro per la carne e abbigliamento – come lo sono liberamente dato loro da coloro ai quali essi hanno comunicato spirituals.

L’undicesima Proposition

Per quanto riguarda il Culto.

11.1

Tutto vero e accettabile culto a Dio è offerto in lo spostamento e il disegno del suo Spirito, che non è né limitata a luoghi, tempi, o di persone verso l’interno e immediata; per se saremo per adorarlo sempre, nel senso che dobbiamo temere davanti a lui, ma per il significato esteriore di esso in preghiere, lodi o prediche, non dovremmo farlo dove e quando ci sarà, ma dove e quando sono spostato thereunto dalle segrete ispirazioni del suo Spirito nei nostri cuori, che Dio ascolta e gradito le di, e non è mai che intendano trasferirsi noi thereunto, quando il bisogno è, di cui è il solo giudice corretto.

11.2

Tutti gli altri culto poi, entrambe le lodi, preghiere e prediche, che l’uomo si accinge a sua volontà, ea sua stessa nomina, quale può sia iniziare e finire a suo piacere, fare o lasciare incompiuto, come se stesso vede incontrarsi, sia essi una forma prescritta, come una liturgia, o preghiere concepiti estemporaneamente, dalla forza naturale e la facoltà della mente, sono tutti ma superstizioni, la volontà-culto, e l’idolatria abominevoli agli occhi di Dio; che devono essere negati, respinti, e separata da, in questo giorno della sua spirituale derivante: tuttavia potrebbe averlo soddisfatto – che occhiolino ai tempi dell’ignoranza, per quanto riguarda la semplicità e l’integrità di alcuni, e del proprio seme innocente, che si trovava in quanto sono stati sepolti nel cuore degli uomini, sotto la massa di superstizione – a soffiare sulle ossa morte e secche, e di sollevare alcune breathings, e rispondere a loro, e che fino al giorno dovrebbe più chiaramente all’alba e rompere indietro.

Il Dodicesimo Proposition

Per quanto riguarda il Battesimo.

12.1

Poiché vi è un solo Signore e una sola fede, per cui vi è “un solo battesimo,. Che non è il mettere via della sporcizia del corpo, ma la risposta di una buona coscienza davanti a Dio, mediante la risurrezione di Gesù Cristo”

12.2

E questo battesimo è una cosa pura e spirituale, vale a dire, il battesimo dello spirito e del fuoco, con la quale siamo stati sepolti con lui, che essere lavati e eliminati dai nostri peccati, possiamo “camminare in una vita nuova;” di cui il battesimo di Giovanni era una figura, che è stato comandato per un tempo, e non continuare per sempre.

12.3

Per quanto riguarda il battesimo dei bambini, si tratta di una mera tradizione umana, per la quale né precetto non pratica si trova in tutta la Scrittura.

Il Tredicesimo Proposition

Per quanto riguarda la comunione, o la partecipazione del Corpo e del Sangue di Cristo.

13

La comunione del corpo e del sangue di Cristo è interiore e spirituale, che è la partecipazione della sua carne e sangue, con la quale l’uomo interiore è quotidianamente nutre nei cuori di coloro in cui Cristo dimora; dei quali cose nella frazione del pane da Cristo con i suoi discepoli era una figura, che hanno anche utilizzato in chiesa per un momento, che aveva ricevuto la sostanza, per la causa dei più deboli; anche come “l’astensione dalle cose soffocate, e dal sangue;” il lavaggio piedi l’uno all’altro, e l’unzione degli infermi con l’olio; tutti che sono comandato con non meno autorità e solennità del precedente; ma vedendo non sono che le ombre di cose migliori, cessano in quali hanno ottenuto la sostanza.

Il Quattordicesimo Proposition

Per quanto riguarda la potenza del Magistrato Civile,

nelle questioni puramente religiosa, e alla coscienza.

14

Poiché Dio ha assunto per sé il potere e il dominio della coscienza, che solo può giustamente istruire e governare, perciò non è lecito per qualsiasi sorta, in virtù di qualsiasi autorità o principato portano nel governo di questo mondo, per forza la coscienza degli altri; e quindi tutti uccisione, bandendo, affinamento, imprigionare, e altre cose del genere, che gli uomini sono afflitti con, per il solo esercizio della loro coscienza, o differenza di culto o opinione, procede dallo spirito di Caino, l’assassino, ed è contraria alla verità; purché sempre, che nessun uomo, con la scusa della coscienza, pregiudica il suo vicino di casa nella sua vita o proprietà; o fare qualsiasi cosa distruttivo per, o in contrasto con la società umana; nel qual caso la legge è per il trasgressore, e giustizia da somministrare a tutti, senza rispetto delle persone.

XV Proposition

Per quanto riguarda Saluti e divertimento, ecc.

15

Vedendo il fine principale di ogni religione è per redimere l’uomo dallo spirito e vano modo del mondo, e di condurlo in comunione interiore con Dio, davanti al quale, se abbiamo paura sempre, siamo stati considerati felice; quindi tutti i costumi e le abitudini vane stessa, sia in parole e opere, devono essere respinte e abbandonato da coloro che vengono a questa paura; come ad esempio il decollo il cappello di un uomo, le arcate e cringings del corpo, e le altre saluti del genere, con tutte le formalità insensati e superstiziosi li frequentano; tutto ciò che l’uomo ha inventato nel suo stato degenerato, per alimentare il suo orgoglio per la vana pompa e gloria di questo mondo; come anche i giochi non redditizie, ricreazioni frivoli, Sportings e gamings, che vengono inventate per passare via il tempo prezioso, e deviare la mente dalla testimonianza di Dio nel cuore, e dal senso vivo della sua paura, e da quello spirito evangelico con cui ne I cristiani dovrebbero essere lievitati, e che porta in sobrietà, la gravità, e timore di Dio; in cui, come rimaniamo, la benedizione del Signore si sente di partecipare a noi in quelle azioni in cui siamo necessariamente impegnati, per la presa in carico per il sostentamento dell’uomo verso l’esterno.

 

Le nostre ferite

 

« Noi non ci occupiamo dei poverissimi. Questi sono inimmaginabili e li possono avvicinare solo gli esperti di statistica o i poeti. La nostra storia tratta della gente di buona famiglia, o di coloro che sono obbligati a far finta di esserlo.[Edward Morgan Forster, Casa Howard, traduzione di Enrico La Stella, G.T.E. Newton Compton editori, 1993, p.67] »

 

Il termine “povertà” può assumere molteplici significati ed essere impiegato con diverse accezioni.

Quando la povertà assume connotazioni estreme di assenza di beni materiali primari si parla di miseria, termine che assume oltre a quello economico e sociale, come quello di povertà, anche un valore immateriale indicante sia un’estrema infelicità sia una condizione spirituale di grettezza e meschinità morale.

 

Il più delle volte nei vari significati i due termini vengono comunemente indicati come equivalenti, essendo la differenza genericamente indicata in un’accentuazione delle caratteristiche negative della miseria rispetto a quelle della povertà.

 

La soglia di povertà è un termine di riferimento oggettivo (che ha la valenza di criterio normativo) che caratterizza quantitativamente una determinata situazione di povertà, per cui chi vive in condizioni tali da non raggiungere il minimo per la sopravvivenza (che secondo la Banca Mondiale viene indicato nell’avere due dollari per persona al giorno) può essere indicato in condizioni di povertà.Non esistono invece indicatori certi dello stato di miseria, che del resto ha un aspetto molto più evidente dello stato di povertà, che può (entro certi limiti) essere mascherato come quando si parla ad esempio di “una dignitosa povertà” mentre una “dignitosa miseria” è un’espressione improponibile.

 

Muri della gentilezza per i senzatetto

https://ecumenici.wordpress.com/2016/01/01/muri-della-gentilezza-per-i-senzatetto/

 

Attiva anche in Italia la piattaforma per ospitare in casa in migranti

https://ecumenici.wordpress.com/2015/12/26/attiva-anche-in-italia-la-piattaforma-per-ospitare-in-casa-in-migranti/

 

Canto dell’Agnello

 

Grandi e mirabili le tue opere (Es 15,11),

Signore Dio onnipotente;

giuste e veraci le tue vie (Deut 32,4),

re delle genti (Ger 10,7)

Chi non sarà preso da timore, Signore,

e non glorificherà il suo nome? (Ger 10,6)

Perchè tu solo il Santo,

perchè tutte le genti verranno

e si prostreranno al tuo cospetto (Sl 85,9)

perché i tuoi giudizi saranno resi manifesti.

A partire da Sabato prossimo si inseriranno nuove preghiere apostoliche alternate a progetti di condivisione com questi proposti oggi: Grazie alle 42 persone che hanno aderito. Siamo già un circolo di Preghiera importante. Non è una biblioteca…

 

PER un aiuto materiale di cibo a Milano consiglio

 

Pane Quotidiano, Viale Monza, 335, Milano MI, Italia

 

+39 02 2700 0468

 

Possono darvi un sacchetto di alimenti.

 

E c’è una lunga fila ogni giorno. Ma è sempre meglio di niente. Sono dei laici che non vi chiedono niente

 

I RIFERIMENTI LOCALI SONO SEMPRE GLI ASSISTENTI SOCIALI DEL PROPRIO COMUNE, se non siete di Milano

 

Opera San Francesco viale Piave 2, Milano,

 

Tel 0277122400 chiedi se hanno ancora la mensa

 

Ho trovato questo

 

Dormitorio Pubblico di Viale Ortles, 69

 

tel 025695268Uomini e donne senza dimora maggiorenni (gli stranieri devono avere regolare permesso di soggiorno). 13.30-8.30 Posti disponibili: 430. Accettazione: colloquio col servizio sociale (lu-ve 8-11) e schermografia. Ammissioni: ma gi, dopo aver fatto la schermografia e aver avuto parere favorevole dell’Ass. Sociale (tel. 02.62.26.1 solo nel pomeriggio). Costi: 1-1,50 € a seconda del reparto, per notte. Per gli ospiti funzionano alcuni servizi: servizio sociale, custodia bagagli, doccia ed infermeria tutti in forma gratuita; mensa serale: 1,50 € (salvo esenzioni).

 

Ecco anche

 

Dormitorio di via Calvino

 

Dormitorio comunale di via Anfossi

 

Dormitorio comunale di via Maggianico

 

Dormitorio della Fondazione Cardinal Ferrari

 

Dormitorio femminile di viale Isonzo

 

Capannone di piazzale Lodi, dormitorio con sacco a pelo.

 

Dormitorio “Il Villaggio della Misericordia” di Affori fondato da Fratel Ettore

 

Centro Arca in via San Giovanni alla Paglia

 

Casa della Carità di via Brambilla

 

 

 

Ciò che abbiamo attestato dalle Scritture per la domenica è l’appello di Paolo per la colletta. Mai è stata abolito da Gesù il Sabato, solo da lui riformato. Per noi rimane valido di fare la carità per i profughi. Se avete segnalazioni di Enti laici che gradiscono ricevere aiuti in denaro o in beni segnalatelo per favore in modo che aggiorniamo i riferimenti che indichiamo e non solo per la città di Milano.

 

Domenica della Condivisione a Milano: Le opere buone sono un segno della presenza dello Spirito Santo in Te, che tu sia credente o non credente.

 

Lo Spirito Soffia infatti dove vuole

 

– Per ospitare una famiglia di profughi: il Comune mette a disposizione questa e.mail per indicare tempi e numero di posti casesolidali@comune.milano.it

 

– Offerte di materiale come biancheria intima nuova, asciugamani, prodotti per la cura del corpo, latte in polvere e pannolini (non altro) Hub stazione centrale – sottopasso Mortirolo angolo via Sammartini Cell. 342 1221235

 

– Arca: Via Aldini, 74 patrizia.sironi@insiemesipiofare.org o tamarapacchiarini@progettoarca.org per solo abbigliamento casual e sportivo soprattutto da uomo scarpe da ginnastica per tutti

 

– City Angels Via Paolini 4 sergio@cityangels.it vestiario uomo, scarpe uomo, asciugamani e articoli toilette

 

-Stazione Centrale, Memoriale Binario 21: stefanopasta@gmail.com biancheria intima, ciabatte per uomini, articoli da toilette

 

– Casa Suraya via Padre Salerio 51 f.sdraiati@farsiprossimo.it latte in polvere e omogenizzati di frutta e verdura, biancheria intima, succhi di frutta e merendine, scarpe, prodotti per la cura del corpo anche per i bambini, articoli da toilette, creme idratanti, detergenti, zaini e zainetti ma non vestiti.

 

Possiamo pregare per il nostro Carlo Nicola qui con noi, che vive una situazione di distretta.

E’ stato un insostituibile traduttore dal tedesco e sta cimentandosi con l’inglese

 

Siamo oggi a 42 adesioni: vi ringrazio tutte e tutti, non potendo leggere i vostri nomi – A luglio sarete invitati a leggere su un nostro gruppo già attivo di oltre 110 persone il testo, sempre da me digitalizzato, il libro di Bonhoeffer “Il Libro di preghiera della Bibbia”, fino ad allora c’è la sua meditazione giornaliera, che potete chiedere a parte. Diamo l’indicazione di un link per chi non avesse una Bibbia cartacea e leggere i Salmi

http://www.laparola.net/bibbia/libro.php?n=23

Non li riproponiamo qui essendo già disponibili in rete. Questo è tutto lavoro certosino di digitalizzazione pura.

 

«Dio, raccogli i miei pensieri verso di te. Presso di te la luce, tu non mi dimentichi. Presso di te l’aiuto, presso di te la pazienza. Non capisco le tue vie, ma tu conosci il cammino per me».

 

 

La meditazione è disponibile solo su messanger di Facebook e via e.mail a maurizio_benazzi@libero.it  – Non al momento in bacheca, presupponendo un interesse di conversione personale.

Ho riportato stamani le 35 pagine del Primo Festival quacchero digitale di fine novembre 2015: un evento colossale per noi piccolo gruppo di uomini e che si differenzia per la grandezza dai precedenti Meeting mensili, raggruppati in una pagina a parte da maggio a ottobre. Pace e guarigione anche nel 2016 ai nostri Amici e non.

https://quaccheri.wordpress.com/circolo-di-preghiera/

 

 

 

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