Missione in Italia e nel sociale

QUACCHERI – MISSIONE IN ITALIA

“La vera Santità non toglie gli uomini dal mondo, ma li porta nel mondo per migliorarli”. Ispirati da queste parole di William Penn, fondatore della Pennsylvania, i volontari

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quaccheri americano sbarcarono nel nostro paese al seguito delle truppe alleate per contribuire attivamente alla ricostruzione

Di Massimo Rubboli, docente di Storia dell’America del Nord all’Università di Genova, dove ha insegnato anche Storia del cristianesimo.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, gran parte della popolazione italiana sperò che la guerra fosse finita o, comunque, che sarebbe durata ancora poche settimane. La realtà fu ben diversa e alla speranza subentrarono quasi subito delusione, paura, terrore. Infatti, i venti mesi successivi furono i più tragici di tutta la guerra, in particolare per la popolazione civile dell’Italia centrale: la ritirata delle forze armate tedesche di fronte all’avanzata dell’VIII armata britannica e della V armata americana lasciò dietro di sé desolazione e morte, paesi messi a ferro e fuoco e stragi brutali di uomini, donne e bambini, in conformità a quanto disposto dall’alto comando della Wehermacht, con ordinanze quali il famigerato Ordine Nerone (Neo-Befehl) dell’autunno 1943, che prescriveva di fare “terra bruciata” nei territori che dovevano essere abbandonati dalle truppe tedesche.  Oltre alla violenza tedesca, la popolazione civile subì anche le conseguenze di terribili bombardamenti alleati. Le tragiche vicende di quei lunghi venti mesi sono state ricostruite dalla ricerca storica, che però ha lasciato in ombra un aspetto di questo periodo, meno importante ma pur sempre degno di essere ricordato, quello degli aiuti umanitari portati da varie organizzazioni di soccorso. La storia di questi aiuti si evolve quasi di pari passo con l’avanzata delle truppe alleate e diventa poi sempre più significativa nell’immediato dopoguerra. L’offensiva alleata, iniziata nella notte del 10 luglio 1943 con lo sbarco di truppe britanniche nella Sicilia sudorientale e di truppe americane nel golfo di Gela, portò lentamente alla liberazione dell’Italia meridionale ma si arrestò di fronte alla linea Gustav, lo sbarramento creato dalle armate della Wehermacht per fermare o ritardare il più possibile l’avanzata alleata verso nord. Soltanto il 12 maggio 1944 gli anglo-americani sferrarono contro questa linea un attacco decisivo, che si concluse il 6 giungo 1944 con la liberazione dell’Italia centrale che restava sotto il controllo militare tedesco, si intensificarono le distruzioni e le stragi e lo spettacolo che si presentava via via, in ogni nuova zona liberata, all’esercito alleato era sempre più spaventoso. Era quindi urgentissimo portare aiuto a quanti erano scampati ai massacri, ma le forze alleate, impegnate duramente nell’avanzata, non potevano che prestare soccorsi limitati, che ovviamente non raggiungevano le località più isolate. E’ in questo drammatico contesto, alle spalle del fronte che avanza verso nord, che si collocano i primi interventi di volontari di diverse organizzazioni umanitarie, soprattutto americane. Si tratta di oltr venti organizzazioni di carattere laico, come l’American Relief for Italy (Ari) e l’International Rescue ad Relief Committee (Irrc), o legate a gruppi religiosi, come la War Relief Services (Wrs)  della National Catholic Welfare Conference e l’American Jewish Joint Distribution Commitee (Jdc). Non essendo possibile in poche pagine ricostruire adeguatamente la storia delle loro attività in Italia nel periodo che comprende l’ultima fase della seconda Guerra Mondiale e il primo dopoguerra, prenderemo in esame , a titolo esemplificativo, l’opera svolta da una di esse, l’America Friends Service Committee (Afsc), con l’avvertenzache ognuna agì secondo caratteristiche e forme proprie. La scelta dell’Afsc è anche motivata dal fatto che, come vedremo, proprio cinquan’anni fa le fu assegnato , insieme al British Friends Council, il Premio Nobel per la Pace.

IL MOVIMENTO QUACCHERO: PACIFISMO E IMPEGNO SOCIALE IN TUTTO IL MONDO

In questa tradizione di pacifismo e impegno sociale, motivato dall’amore e dal rispetto per ogni persona, si colloca l’AFSC, creata il 30 aprile 1917 a Filadelfia per rispondere all’entrata in Guerra degli Stati Uniti nel primo conflitto mondiale e alla necessità di provvedere un servizio alternativo per gli obbiettori di coscienza alla guerra e al servizio militare . Diversi giovani obiettori furono inviati, dopo un periodo di preparazione, in Francia per portare soccorso, insieme all’organizzazione Friends War Victims Relief Committee dei quaccheri britannici, ai rifugiati  e alla popolazione civile vicino al fronte di guerra: Anche le donne, secondo la tradizione quacchera che non opera discriminazione di sesso, parteciparono attivamente ai programmi d’aiuto che comprendevano cure mediche per madri e bambini, assistenza nel riparare o ricostruire le abitazioni civili e consulenza nel settore agricolo. Dopo l’armistizio, all’Afsc fu affidato l’incarico di organizzare massicci programmi di assistenza alimentare per i bambini tedeschi e di ampliare gli interventi umanitari già in atto in Russia. L’opera di soccorso venne svolta anche in Austria, Polonia, Serbia, Siria, Bulgaria e Albania. Più tardi, l’Afsc creò dei centri internazionali in Francia, Germania, Svizzera, Austria e Polonia per continuare a sovraintendere ai programmi di aiuto e anche per offrire un punto di riferimento a quanti erano interessati a lavorare per la pace. A partire dagli anni Venti, giovani quaccheri (ma non solo, perché nell’Afsc hanno sempre operato volontari di qualunque fede o posizione) iniziarono a svolgere attività sociali negli Stati Uniti, in aree povere, nei ghetti urbani, nelle scuole per neri degli Stati del Sud e nelle riserve indiane.

Durante la Grande Depressione, a queste attività si aggiunse un programma di assistenza alimentare per i bambini della regione degli Appalachi (Nord America), dove l’Afsc aiutò i minatori disoccupati a costruire cooperative e a costruire case per sé e per altri.

Contemporaneamente, l’Afsc s’impegnò nella promozione dell’educazione alla pace con iniziative di carattere nazionale. L’educazione alla pace e alla giustizia è rimasta fino ad oggi una delle sue attività principali.

I QUACCHERI INTERVENGONO A FAVORE DEGLI EBREI E DEI PAESI DISTRUTTI DALLA GUERRA

Nel 1936, volontari dell’Afsc – insieme a rappresentanti di altre Chiese pacifiste storiche, come i Mennoniti e la Chiesa dei Fratelli – andarono nella Spagna sconvolta dalla guerra civile per distribuire generi alimentari ai bambini di entrambe le parti in lotta. Quando i nazisti iniziarono a perseguire gli ebrei, una delegazione dell’Afsc andò in Germania per cercare di fermare la persecuzione e poi, visto l’insuccesso della missione, creò una rete internazionale per aiutare gli ebrei tedeschi a trasferirsi negli Stati uniti e in altri Paesi. Nel maggio 1940, l’Afsc ottenne il permesso di aprire un ufficio a Roma dove, per oltre un anno, collaborò nell’assistenza ai profughi con la Delasem (Delegazione per l’assistenza agli emigrati) l’organizzazione assistenziale dell’Unione delle comunità israelitiche , e con l’Opera San Raffaele (Sakt – Raphaels-Verein) di Amburgo, che aveva la propria sede romana nel convento dei Pallottini. Anche dopo la chiusura dell’Ufficio di Roma, l’attività continuò per tutta la durata della guerra e riguardò non solo ebrei ma altri rifugiati. Inoltre, volontari dell’Afsc si unirono a quelli della Friends Ambulance Unit (Fau), un’organizzazione creata da quaccheri inglesi ma senza legami formali con la Società degli Amici, nel portare soccorso medico in Cina e in India.

L’ingresso degli Stati Uniti nella seconda guerra mondiale creò di nuovo la necessità di provvedere un servizio alternativo per gli obbiettori di coscienza. Insieme al Brethen Service Committee e al Mennonite Central Committee, l’Afsc collaborò all’organizzazione del Civilian Public Service, che prevedeva l’utilizzo degli obbiettori nel settore agricolo e della riforestazione , nella prevenzione degli incendi e in diverse forme di servizio sociale. Durante la guerra, quando le autorità americane trasferirono la popolazione di origine giapponese sulla costa occidentale a campi di concentramento, l’Afsc protestò vivacemente contro questa violazione delle libertà civili e si preoccupò poi di aiutare gli internati a ritrovare la libertà e un lavoro.

Verso la fine della guerra, l’Afsc si mobilitò per attuare interventi di aiuto immediato alle popolazioni civili che avevano più sofferto a causa del conflitto. Questi interventi vennero diretti all’Europa, all’Asia, all’India e poi anche al Giappone.

I Paesi europei che beneficiarono degli aiuti dell’Afsc furono l’Italia, la Francia, l’Austria, la Germania, la Polonia, l’Ungheria e la Finlandia. Per quanto riguarda il nostro paese, bisogna ricordare che i primi contatti fra l’Afsc e l’Italia risalgono alla prima guerra mondiale, quando alcuni volontari collaborarono con la Croce Rossa Americana nell’opera di assistenza ai rifugiati nelle provincie di Avellino e di Ancora e a Milano. La prima organizzazione quacchera che operò in Italia dalla fine del 1943 fu la Fau, che collaborò in Sicilia con la Commissione di alleata controllo, nella parte già liberata, e con il Governo militare alleato nelle zone di guerra. Agli inizi del 1944, la Fau partecipò a Napoli alla lotta contro un’epidemia di tifo e poi si occupò di campi per rifugiati italiani. Il primo coinvolgimento diretto dell’Afsc risale all’incontro svoltosi ad Algeri nel gennaio 1944 tra gli alti ufficiali del Governo militare alleato e rappresentanti dell’Afsc, della Fau e del Jdc per discutere degli aiuti ai campi per rifugiati nella parte d’Italia già liberata. Il rappresentante dell’Afsc dichiarò l’interesse della propria organizzazione ma informò che una partecipazione attiva dipendeva dalle trattative in corso col governo americano.

L’AFSC ARRIVA IN ITALIA NEL 1944 E ORGANIZZA I PRIMI CAMPI PER I RIFUGIATI

Il 17 aprile 1944, in risposta ad una richiesta ufficiale presentata dall’Inter-Governmental Committee for Refugees (Igcr), il Comitato esecutivo dell’Afsc approvò il trasferimento di due dei suoi rappresentanti a Bari per collaborare con Sir Clifford Heathcote- Smith, il delegato ufficiale dell’Igcr.

Il primo,  David Hartley, arrivò il 14 maggio e il secondo , Howard Wriggins, sei giorni dopo. I due si incontrarono la prima volta con Sir Heathcote-Smith nel campo profughi di Ferramonti, nei pressi di Taranto, dove iniziarono il lavoro di controllo delle liste per rifugiati che dovevano imbarcarsi per la Palestina. Nell mese di giungo, Wriggins fu in grado d’inviare a Filadelfia un progetto di intervento in Italia da parte dell’Afsc, d’intesa con l’Igcr, la Commissione alleata di controllo, l’Jdc e la Fau, che prevedeva una raccolta di dati su tutti i rifugiati non italiani che richiedevano di emigrare negli Stati Uniti, l’inserimento nella società italiana di quei rifugiati che non potevano emigrare, la riunificazione delle famiglie dei rifugiati, la creazione di attività comunitarie nei centri di raccolta dei rifugiati e qualche forma di assistenza economica. Il progetto fu approvato e subito avviato: i due membri dell’Afsc avrebbero lavorato con due volontari della Fau, Sam Marriage e Dennis Mann, in ogni attività nelle zone di Bari, Potenza, Napoli e Salerno, fino a quando Wriggins non sarebbe stato trasferito a Roma per coordinare il lavoro da un ufficio centrale, cosa che avvenne il 15 agosto 1944.

Nei vari campi furono avviati laboratori per confezionare vestiti, riparare scarpe e produrre altri oggetti utili, anche al fine di ridare una certa fiducia in loro stessi e nelle loro capacità. Oltre a distribuire gli aiuti finanziari, quelli alimentari e gli indumenti (soltanto nel mese di ottobre, vennero spedite da Filadelfia all’Italia dieci tonnellate di vestiario) che giungevano direttamente dalla sede centrale, l’Afsc fu anche coinvolta nella distribuzione dei fondi per l’aiuto ai rifugiati stranieri messi a disposizione dell’Agenzia finanziaria alleata.

Nel mese di agosto si svolse a Roma anche la prima riunione del comitato di coordinamento di tutte le agenzie, pubbliche e private, coinvolte nell’opera di soccorso. Ne facevano parte rappresentanti della sezione  “Refugees and Displaced Persons” del Quartier generale delle forze armate alleate, dell’Unrra (United Nations Relief and Rehabilitation Administration, creata nel novembre 1943 da 44 governi per aiutare le popolazioni nelle zone che stavano per essere liberate), la Commissione alleata di controllo, la Croce Rossa Americana e quella Britannica, l’Afsc, il Jdc, l’Igcr e la Fau. Venne deciso di incontrare mensilmente per scambiarsi informazioni, evitare sovrapposizioni e rendere più efficiente l’opera di soccorso in Italia. Nell’autunno i responsabili dell’Afsc e della Fau pensarono di elaborare un piano di intervento comune per la ricostruzione di villaggi distrutti e, dopo alcuni viaggi di ricognizione, decisero di avviare un progetto pilota nella provincia di Chieti.

Disponendo di volontari ma non di mezzi sufficienti per realizzare un progetto di ricostruzione, le due organizzazioni legate ai quaccheri stipularono degli accordi con la Commissione alleata di controllo e con l’Unrra, che fornirono gli automezzi necessari al trasporto del materiale edile e un’assistenza logistica.

Lo scopo principale del progetto era quello di “incoraggiare le persone a ricostruire”, ridando loro fiducia nelle proprie capacità e nel futuro. L’intervento ebbe inizio ufficialmente alla fine di aprile 1945 nella valle dell’Avventino, ai piedi della Maiella, e interessò le località di Casoli, Colledimacine e Montedormo. Durante l’estate, con l’arrivo di nuovi volontari e di nuovi mezzi di trasporto, il programma di aiuti si estese a Palena, Lettopalena e Taranta Peligna e la base operativa fu spostata da Casoli a Palena. A novembre, però, a causa delle neve, tutto il gruppo si trasferì ad Ortona, dove era già attiva un’unità dell’Unrra, di cui facevano parte anche volontari del Servizio Civile Internazionale (Sci).

Nel gennaio 1946, su richiesta dell’Unrra, l’Afsc e la Fau assunsero la gestione della ricostruzione in un area più vasta, che comprendeva anche Villa Santa Maria e Castel di Sangro (in provincia dell’Aquila).

Il programma, oltre al trasporto di materiale edile, comprendeva anche la distribuzione di generi alimentari (soltanto durante la prima settimana di maggio, ad esempio, vennero distribuite nella provincia di Chieti undici tonnellate di cibo, inviate dall’American Relief for Italy) e l’assistenza agli internati nei campi profughi. La creazione del programma Unrra- Casas nell’aprile 1946 determinò un ulteriore ampliamento degli interventi e le due organizzazioni, insieme all’Sci, furono coinvolte in altre due aree, quella di Carrara e quella di Frosinone.

Il Maggiore impegno portò anche all’inserimento di giovani italiani, che collaborarono con americani, inglesi e svizzeri, anche se per loro era difficile comprendere fino in fondo le motivazioni spirituali che animavano i volontari quaccheri. Furono proprio queste motivazioni e soprattutto il desiderio di aiutare stando a fianco delle persone  e non sopra di loro che spinsero l’Afsc a rinunciare ad amministrare il programma Casas nell’autunno 1946: il lavoro, infatti, stava diventando sempre più di tipo amministrativo e istituzionale, e rischiava di snaturare lo spirito dell’Afsc che voleva offrire il proprio contributo nell’ambito di un rapporto umano. “Sentiamo che in Italia”, scriveva nel gennaio 1947 il responsabile dell’Afsc al direttore del programma Casas “il sospetto e la mancanza di fiducia che pervadono gran parte della vita italiana, come un’eredità della generazione del fascismo e degli anni di guerra, hanno effetti ancor più devastanti della carenza di materiali e di capitali da investire.

E’ questo il problema che ci interessa di più. Sappiamo che il nostro contributo sarà comunque piccolo, ma pensiamo che valga la pena tentare (…) di stimolare gli abitanti dei villaggi ad affrontare alcuni dei loro problemi insieme e cooperativamente, sperando che attraverso il lavoro comune possano trovare anche un maggior senso di interdipendenza e di rispetto e costruire un po’ alla volta dei nuovi modi di sentire”.

IL “PACIFISMO PARATICO”: NEL 1947 L’AFSC RICEVE IL PREMIO NOBEL PER LA PACE

Nel 1947, quindi , l’Afsc – pur continuando una parziale collaborazione con il programma Casas in diverse località – elaborò e realizzò un proprio programma di aiuti, finalizzato a fare lavorare le persone per un obiettivo comune, nella fiducia e nel rispetto. Alla fine del 1947, l’importanza del lavoro svolto dai quaccheri in diversi paesi del mondo ottenne un altissimo riconoscimento : il premio Nobel per la Pace.

In occasione della consegna del premio, l’allora presidente dell’Afsc, Henry J. Cadbury, disse: “ (…) a nome dell’Afsc accetto, la nostra parte di questo premio con umiltà e gratitudine. Umilmente, perché riconosciamo che noi quaccheri di oggi siamo debitori alle generazioni di quaccheri che per tre secoli hanno mostrato la strada del pacifismo pratico che noi tentiamo di seguire (..) Siamo grati che in questo premio l’attenzione sia di nuovo rivolta al bisogno degli ideali che noi professiamo: rifiuto di tutte le guerre, amicizia concreta al di là delle frontiere, riconciliazione con ex nemici ed ex amici.

La ricostruzione, per essere duratura, doveva fondarsi sulla riconciliazione. Questa convinzione ha continuato ad animare l’attività umanitaria dei quaccheri e, in particolare, dell’Afsc anche negli anni seguenti. In molti Paesi, nella Corea al Vietnam, dalla Nigeria al Bangladesh, dal Nicaragua al Medio Oriente., i volontari dell’Afsc hanno portato avanti tenacemente la loro testimonianza di pace, che non si è limitata allo sforzo di ricostruire quanto era stato distrutto dalla guerra ma è stata anche, e continua ad essere oggi, impegno contro la corsa agli armamenti, a livello nazionale e internazionale, e lotta contro la povertà e l’ingiustizia politica, economica e sociale.

L’articolo si conclude con la foto della prima pagina dell’Avanti del 4 aprile 1946 che parla dei quaccheri americani in Italia.

L’impegno dell’AFSC nella ricostruzione di Marciano in Garfagnana

Marciaso, un piccolo paese nel comune di Fosdinovo in provincia di Massa Carrara, fu distrutto dai tedeschi nell’agosto del 1944 per rappresaglia contro un’azione di partigiani che operavano nella Lunigiana. I primi interventi per la sua ricostruzione risalgono al campo di lavoro organizzato nell’estate del 1946 da Brigate Bunting, dell’Afsc. E da Charles Gros, dell’SCI, al quale parteciparono anche alcuni studenti italiani: Alessandro Lovatti, Franco Morozzo della Rocca, Paolo Pignatelli e Adriano Tommasini. Dopo una breve visita al campo di lavoro verso la fine d’agosto, Irwin Abrams – responsabile della formazione dei volontari dell’American Friends Service Committee – scrisse nel suo diario: “ Uno degli aspetti più significativi del lavoro dell’Afsc in Italia è il fatto che i nostri volontari sono arrivati in paesi sperduti come Marciaso, posti che sarebbero certamente rimasti fuori da ogni programma governativo per la ricostruzione.

Quale peso politico hanno poche centinaia di contadini di Marciaso? Politicamente, sono solo una frazione di un comune e, nonostante i loro bisogni, non avrebbero ricevuto alcun aiuto se non fosse stato per l’interesse e l’impegno di Bob (Barrus, responsabile della sezione di Carrara dell’Afsc) e degli altri.

La guerra non ha discriminato : ha distrutto luoghi storici come Cassino, che tutto il mondo sembra pronto ad aiutare a ricostruire, e ha anche distrutto paesi insignificanti come Marciaso, di cui nessuno si preoccupa”.

Massimo Ruboli

ORIGINI E IDEALI DEL MOVIMENTO QUACCHERO

Le origini dei quaccheri (quakers, ovvero “tremanti”) che in seguito assumeranno il nome di Società degli Amici, sisalgono alla metà del seicento. Nel clima di fermento religioso dell’Inghilterra dell’interregno, george Fox (un calzolaio nato a Fanny Drayton nel Leicestershire) e i suoi primi seguaci – insoddisfatti delle Chiese esistenti – predicavano un ritorno alla semplicità del cristianesimo delle origini e insistevano sul fatto che, essendoci in ongi persona una “Luce interiore”, non era necessario un intermediario per entrare in comunione con Dio, ma era sufficiente restare in silenzio, in ascolto dello Spirito. La loro prima dichiarazione contro la guerra risale al 1660, in risposta a un’accusa di complotto contro il re: “Noi testimoniamo al mondo che lo Spirito di cristo che ci guida nella verità non ci porterà mai a lottare e combattere contro nessuno con armi materiali, né per il regno di Cristo né per i regni di questo mondo”. Il pacifismo dei quaccheri non è mai stato un semplice rifiuto di prestare servizio militare, ma piuttosto un modo di vivere che non è compatibile con la violenza e la guerra, un’espressione esteriore dello “spirito interiore” di verità e amore, di cui ogni persona è dotata e che deve essere nutrito e messo in pratica . William Penn, il quacchero che fondò la Pennsylvania, affermò “ La vera santità non toglie gli uomini dal mondo, ma li porta nel mondo, per migliorarla”.

E’ questo è quello che i quaccheri hanno cercato di fare impegnandosi in moilte cause, dalla riforma carceraria alla cura dei malati di mente, dalla lotta contro la schiavitù alle prime società per la Pace.

Massimo Ruboli

Dossier

L’Aiuto umanitario

L’aiuto umanitario post-bellico dell’AFSC ai monteneresi

Le devastazioni e le stragi compiute dalle truppe naziste lungo la linea Gustav, in particolare nelle valli del Sangro e dell’Aventino e sul crinale mediano che le percorre, negli ultimi mesi del 1943 e i primi del 1944 sconvolsero profondamente la vita delle popolazioni colpite, dunque anche il nostro paese.

Le forze alleate, impegnate nel conflitto armato, non riuscivano a portare i soccorsi necessari nelle località interne e di non facile accesso. Questo compito fu assunto dalle varie organizzazioni umanitarie di volontariato, soprattutto americane. Nella nostra zona operarono la Friends Ambulace Unit (FAU),il Service Civil International (SCI) e l’American Friends Service Committee (AFSC).

Membri di spicco dell’AFSC furono l’architetto Bainbridge Bunting capo missione, deceduto nel 1981, e Macy Whitehead che vive a Bath, nello Stato del Maine, USA.

Essi, giunti in paese, presero alloggio nella casa di Fedele di genivazio e fin dal loro arrivo si prodigarono per stabilire buoni rapporti con la popolazione. Misero in atto un piano per avviare la ricostruzione e fornire primi soccorsi ai monteneresi. L’obiettivo principale del piano, stabilito dalla loro associazione, era quello di incoraggiare e sostenere gli abitanti a ricostruire un tetto per le loro famiglie e a ridare alla gente fiducia nelle loro capacità e nel futuro.

Come previsto dal piano d’intervento, fu costituito un Comitato di cittadini per la ricostruzione ed insieme ad esso furono fissate alcune priorità di lavoro. Con l’aiuto della popolazione essi provvidero a riattivare, a proprie spese, i servizi essenziali della vita del paese: furono riparate le condutture dell’acquedotto e le fognature, riattivate le fontane stradali del centro abitato, demoliti i muri pericolanti, sgombrate le strade dalle macerie. Bisognava trovare una soluzione all’assistenza dei bambini mentre i loro genitori erano impegnati nei lavori dei campi. Fu lanciato, pertanto, un progetto per la ricostruzione dell’asilo infantile e creato un comitato ad hoc. Nella realizzazione del progetto fu coinvolta anche la comunità dei monteneresi residenti negli Stati Uniti, comunità che si prodigò nella raccolta e nell’invio di indumenti per i monteneresi e di fondi per la costruzione dell’asilo. I Quaccheri si prodigarono per reperire e distribuire generi alimentari e indumenti ai più bisognosi, per assicurare un’assistenza logistica agli ammalati, per fornire agli alunni delle scuole elementari, che nel ’46 ricominciavano a frequentare la scuola, sia pure in locali di emergenza, materiale scolastico di consumo.

Per tutta la loro permanenza nel nostro paese, Mr. Bunting e Mr. Whitehead, mantennero ottimi rapporti con la popolazione. Essi strinsero legami di amicizia con i giovani con i quali scambiarono anche lezioni di italiano e di inglese. Legami oggi ancora vivi nei ricordi degli anziani del nostro paese.

In una recente lettera, il Signor Whitehead scrive ” Quando ritornai in America, alla conclusione della mia missione, portai con me molti bei ricordi: fotografie, canzoni, un ferro per le pizzelle, una caffettiera ed una conca di rame. I miei nipoti sono felicissimi quando una volta, o due volte, all’anno durante l’estate ci riuniamo e facciamo le pizzelle che non bastano mai” .

Dal loro rientro negli USA, Mr. Whitehead e Mr. Bainbridge, in tempi diversi, sono tornati a Montenerodomo.

Mr. Brainbridge tornò con la moglie, Signora Doreleen, nell’estate del 1956. “Noleggiammo una vespa a Roma e partimmo per Montenero. Ricordo ancora oggi quel bellissimo viaggio e mentre salivamo sempre più in alto per arrivare a Montenero osservavo la vostra magnifica montagna, la Maiella…”, scrive la Signora Bunting in una lettera datata ottobre 2005.

Mr. Whitehead tornò nel nostro paese nell’estate del 1998. Rivisitò i siti in cui aveva lavorato, incontrò alcuni monteneresi che aveva conosciuto e con i quali aveva condiviso il lavoro. Fu colpito dalla trasformazione del paese ed ammirò ancora una volta la bellezza dell’ampio panorama che si scorge dal Belvedere dove, nel 1947, fu ricostruito l’asilo infantile.
Il suo attaccamento al nostro paese è sempre vivo e ce lo ha dimostrato con l’interesse manifestato per il nostro progetto “Per non dimenticare…..”. Egli, con la generosità che lo ha sempre contraddistinto, ci ha regalato, per la nostra mostra fotografica documentaria, una serie interessante di fotografie del nostro paese degli anni 45/47.

Montenerodomo, lì 27 luglio 2006

Gesualdo Carozza

Lettera al Sindaco

Montenerodomo 27 luglio 2006

Egregio dott. Arnaldo Rossi
Sindaco di
Montenerodomo (Ch)

Oggetto: Proposta di conferimento della cittadinanza onoraria ai Signori Bainbridge BUNTING e Macy WHITEHEAD, membri dell’Associazione umanitaria AFSC ( American Friends Service Committee).

Signor Sindaco, Caro Arnaldo,
con la presente mi pregio sottoporre alla tua attenzione, ed a quella di tutto il Consiglio comunale di Montenerodomo, la proposta di conferimento della cittadinanza onoraria ai Signori Macy Whitehead e Bainbridge Bunting, quaccheri, membri dell’associazione umanitaria di volontariato AFSC (American Friends Service Committee), per la loro opera altamente meritoria svolta a favore dei monteneresi negli anni critici della ricostruzione post-bellica 1946 e 1947.
Fedeli ai loro ideali religiosi e coerenti con i principi fondamentali della loro associazione, essi si misero al servizio dei nostri padri, dei nostri nonni per la ricostruzione e la rinascita del nostro paese, fornendo loro supporti logistici e sostegno morale e condividendo con loro i vari momenti della vita quotidiana.
Nell’attesa di una decisione, ringrazio e porgo i più sentiti saluti.
Gesualdo Carozza

 

Cosa è la Chiesa oggi ?

di Maurizio Benazzi
Nella Bibbia il libro degli Atti degli apostoli racconta gli inizi della chiesa cristiana a Pentecoste (Atti 2,1-6). Dopo la scomparsa di Cristo i suoi discepoli erano disorientati, ma un giorno tutto è cambiato. Ciascuno di questi uomini e donne riceve lo Spirito Santo. A quel punto si organizzano tra di loro per portare la testimonianza di Cristo un po’ dappertutto e per soccorrere coloro che ne hanno bisogno…
La chiesa cristiana è così la comunità dei credenti per mezzo di Gesù Cristo. A fondarla è il dono dello Spirito, cioè un’esperienza personale di relazione con Dio (che può essere sperimentata in modi diversi a seconda degli individui). La parola “chiesa” significa “coloro che sono chiamati da Dio”, chiamati a mettersi in cammino.
La Chiesa universale con la C maiuscola è questa comunità in senso lato che supera ampiamente tutte le istituzioni umane (le chiese con la c minuscola). La Chiesa è costituita da tutti gli uomini e le donne che si sentono chiamati da Dio in Cristo, che siano membri della chiesa riformata di un certo luogo o di un’altra chiesa, ma anche coloro che non sono membri di alcuna chiesa in particolare.
Nel protestantesimo chiamiamo “chiesa” anche l’edificio dove ci si riunisce per pregare Dio e ascoltare la sua Parola. A volte quell’edificio è chiamato però anche “tempio”, per distinguerlo dalla comunità dei credenti, detta appunto “chiesa”.
Beninteso, la chiesa non è più perfetta degli esseri umani che la compongono (spesso è persino peggiore, come in tutti i gruppi umani). Ogni chiesa ha bisogno di convertirsi, di progredire, di riformarsi senza posa. Ciò è possibile soltanto nella misura in cui i cristiani si impegnano nella propria parrocchia, esprimono la propria opinione, contribuiscono a far cambiare le cose.
La diversità degli individui nelle loro sensibilità e nei loro punti di vista è una occasione per sentire la ricchezza dell’evangelo. La diversità delle chiese non è dunque uno scandalo, ma può essere una occasione per progredire tutti grazie a un dibattito fraterno. È invece triste quando dei cristiani disprezzano l’espressione di fede di altri cristiani, il loro culto o i loro sacramenti.
La missione della Chiesa e dunque delle chiese è: rendere testimonianza all’evangelo nel mondo odierno mediante una fede vivente (parlando di Cristo e mediante atti di servizio); riunirsi per celebrare Dio, leggere la Bibbia e meditarla. Non avendo riti o sacramenti che consideriamo solo interpretazioni umane la mia missione cristiana quacchera è Chiesa in senso pieno. Digitale ma reale. Perchè lo Spirito Santo soffia dove vuole e non necessariamente in un tempio o meeting house ma dove sono riuniti due o tre persone nel nome di Gesù.
Questa è la nostra Chiesa inclusiva. C’è tempo nella vita per stringersi la mano e conoscersi. La cosa fondamentale è lo Spirito Santo. E solo i credenti possono testimoniare la sua presenza come Dio vivente e che parla ancora oggi alle donne e uomini di questo tempo storico.
Amen

I Quaccheri nel Sociale

di Davide Melodia

Aspetti spirituali del lavoro quacchero per la Pace e la Giustizia

Note propedeutiche ad un Incontro col Quaccherismo

I – RADICI

Fin dall’inizio del movimento Q., sia George Fox, il Fondatore, che i suoi seguaci operarono, direttamente o indirettamente, per la pace e per la giustizia, come puro e doveroso effetto dei loro principi di fondo.

Il credere alla Luce interiore di Cristo, che non è riservata a pochi privilegiati, ma deve essere tesoro di tutti; e il dovere di trattare tutti alla stessa stregua, su un piede di eguaglianza – da cui derivò una serie di doveri, quali quello di dare del “tu” a chiunque, di non togliersi il cappello e di non fare riverenze a chicchessia, il rifiuto del giuramento che portò molti soldati, “convinti” di quaccherismo, a non rispettare più la disciplina e la gerarchia militare, ed a dimettersi dall’Esercito di Cromwell o ad esserne scacciati. (v. Wm Dewsbury ed altri). Lo stesso vale per i civili Q, che applicarono questi dettami e ne ebbero spesso conseguenze pesanti.

Per quanto riguarda personalmente George Fox (1624-1691), il suo impegno per la pace e la giustizia parte da lontano, e per motivi più profondi.

1651: Il Rifiuto
Mentre era in Carcere, George Fox ricevette l’invito a comandare un gruppo di soldati a favore della Repubblica. Era una occasione da non perdere per chiunque avesse vanità, voglia di gloria terrena, paura di soffrire ancora il carcere e bisogno di libertà. Fox, rifiutando l’invito, si condannò ad altri sei mesi di carcere ed alla incomprensione di chi cerca i beni di questo mondo, ma la sua mente e il suo spirito si muovevano su un altro piano, là dove ogni causa o voglia di guerra non esiste.

1656: “Quel tanto di Dio che c’ è in ognuno”
Questo principio, uno dei più importanti di Fox e del Quaccherismo, che sotto molti punti di vista fa la differenza con altri rami del Cristianesimo se viene accettato e portato alle sue estreme conseguenze, è anche spesso frainteso. Sebbene le sue proiezioni sociali siano numerose e ponderose: il rispetto dell’Altro, cioè del pensiero, della religione, della etnia, della cultura, della storia, della politica, della vita dell’Altro – è prima di tutto dal soggetto, che apprende e accetta la suddetta concezione, che bisogna partire.

Prima di quella frase c’è una parolina: “Rispondendo a…”.
Quindi?
Io, che ci credo, devo per primo rispondere a quella parte di Dio che è in me. E come si risponde? Mah! Intanto onorandola, rispettandola, col pensiero, la parola e l’azione. Dando l’esempio che deve offrire chi è convinto di avere in sé una misura di Dio. E poi, non troppo “poi”, occorre trarne tutte le conseguenze socio-religiose che sottintende, a partire dalla nonviolenza per finire con la nonviolenza. (v. Avv.)

1661: La Dichiarazione al Re Charles II.
A quel tempo G. Fox aveva solo 36 anni. Ma era ormai maturo per portare a compimento la sua missione nel mondo. Neppure un grande sconvolgimento, provocato dai Fifth Monarchy Men, che pretendevano con la forza di imporre un Regno di Cristo sulla terra, né la durissima sanguinosa repressione che ne seguì, né l’arresto di numerosi Quaccheri, confusi dal Governo con i ribelli suddetti, mise in crisi George Fox. Sapendo di interpretare ormai il sentimento irenico e il pensiero dei Quaccheri, sottopose al Re questa Dichiarazione con l’intento di chiarire la loro posizione non politicamente rivoluzionaria, e per ottenere la scarcerazione dei Q innocenti. Anche se è un testo di difficile comprensione, nel suo complesso è chiaro che: Fox denuncia chi, facendo confusione, vuole compromettere il Movimento; attacca tutti i guerrafondai che alimentano le guerre, chi le conduce e chi le combatte; chiarisce che invidia e cupidigia possono essere causa di guerra; e soprattutto espone il concetto che la violenza non va utilizzata in nessun caso, neppure per una buona causa – perché la violenza la rende cattiva.

Altro grande personaggio Q del primo periodo, la cui opera per la Pace e la giustizia ha un posto nella storia del Mondo, fu
William Penn (1644-1718).
Fondatore della Pennsylvania, scrittore e pensatore ispirato, celebre anche per il suo rispetto per gli Indiani, con cui fece il Great Treaty del 1683 e il Trattato del 17O1 durante la Great Assembly. Gli uni, i Quaccheri, e gli altri, gli Indiani, su un piede di parità, di rispetto reciproco e di collaborazione, che furono onorati da entrambe le parti fino al 1754. Avendo il Consiglio della Pennsylvania votato per organizzare un esercito, i Q, non più maggioranza assoluta, si dimisero (1755), mantenendo, per quanto li riguardava, i loro principi.

1693) Mentre è in Inghilterra, e si nasconde per evitare il carcere, di cui ha già provato la durezza, e ancora la proverà, William Penn scrive il celebre saggio: –Verso la Pace presente e futura dell’ Europa – una proposta di Società delle Nazioni ante-litteram.

Terzo grande personaggio Q alla fine del primo periodo, che portò un grande contributo alla giustizia fra gli uomini e la collaborazione fra le nazioni, fu
John Bellers (1654-1725).
Fra i saggi di Bellers indichiamo:

  • Progetto per la Istituzione di una comunità di lavoro – che fu in seguito ripreso da Robert Owen;
  • Epistola concernente l’educazione dei fanciulli;
  • Uno studio contro la Pena di Morte;
  • Saggi su i poveri, i fabbricanti, il commercio, il denaro;

Nel 1710 pubblicò uno dei suoi saggi più famosi:

  • Some Reasons for an European State, contenente una proposta per un Commonwealth europeo, cioè una Federazione di Stati con un Parlamento comune per comporre le divergenze internazionali. (cfr. Wm. Penn, 1693)

II – SVILUPPI

Tematiche sociali curate dai Quaccheri – ovvero:
tanti modi per rispondere a quel tanto di Dio che è in ognuno. Si noti quanta somiglianza vi sia tra i seguenti principi e attività, e la Nonviolenza attuale, almeno in teoria. Vediamone alcuni.

  • Abolizione della Schiavitù in America – sul piano personale e di gruppo:
  • a Germantown, in Pennsylvania, già nel 1688: Quaccheri e Mennoniti votano un Memorial contro la Schiavitù;

Sempre in Pennsylvania, nel 1699, i Quaccheri seguaci del dissidente George Keith si dichiarano contro la Schiavitù;
John Woolman, pure Q. (1720-1772) grande lottatore dello Spirito,
Anthony Benezet. (1713-1784), di origine francese, e
Levi Coffin (tra il 1862 e il 1865, durante la Guerra Civile inter-americana, accolse, protesse e introdusse negli Stati della Federazione (Nord), migliaia di schiavi negri fuggiaschi dalla Confederazione del Sud). In Africa e altrove…

Collaborazione. Esempio. I Quaccheri con Gandhi, in India: dalla fine degli Anni ’20 alla sua morte, quali: Reginald Reynolds, il Servizio quacchero di Assistenza (Quaker Service Unit), Horace Alexander e Marjorie Sykes, in India con lui e dopo di lui – per citarne alcuni. Tra i più noti collaboratori e studiosi di Gandhi vedi i già citati : Reginald Reynolds, Horace Alexander, Marjorie Sykes, e Rufus M. Jones.

Carceri

Elizabeth Fry (1780-1645).
Nel 1812, dopo un incontro con Stephen Grellet (1773-1845), ebbe inizio il suo impegno per il Problema carcerario e per possibili riforme, che la occupò tutta la vita. Si interessò a ogni tipo di prigione, in Inghilterra e in vari Paesi d’Europa. Studiò, conobbe o collaborò con vari Riformatori: da C. Beccaria a J. Howard… Anche nel suo caso va ricordato che l’impegno nasceva da una forte vocazione religiosa, e può essere ben compreso leggendo questa sua nota dopo una visita ad un cercere femminile nel 1827 : “Molto dipende dallo spirito con cui una visitatrice intraprende il suo lavoro. Deve essere uno spirito non di giudizio, ma di misericordia. Non deve dire nel suo cuore ‘Io sono più santa di te’, ma deve piuttosto avere perpetua rimembranza del fatto che tutti hanno peccato e sono venuti meno rispetto alla gloria di Dio.”

Educazione

Joseph Lancaster (1778-1838)
Divenuto quacchero, dopo avere abbandonato il progetto di essere un pastore calvinista, nel 1789 cominciò ad insegnare a bambini poveri in una sua stanza. Non avendo denaro per pagare dei collaboratori, concepì un metodo di insegnamento reciproco fra gli alunni. Il più bravo in ogni materia insegnava agli altri, e così un solo maestro poteva curare varie classi contemporaneamente. Da quì nacque il Metodo Lancasteriano del Mutuo Insegnamento (Mutual Teaching), che nel 1803 fece conoscere con un opuscolo: Improvements in Education ( miglioramenti nell’ educazione ). Una organizzazione per l’ educazione dei figli dei poveri, The Royal Lancasterian e poi la British and Foreign Schools Society, sostenuta dall’infaticabile filantropo William Allen (1770-1843) portarono avanti il suo metodo. Esso si diffuse in vari Paesi d’Europa, fra cui l’Italia, e durò fino al 1870. Malgrado alcuni limiti, il metodo contribuì, assieme ad uno simile del Rev. Andrew Bell, anglicano, alla acculturazione di vasti strati di giovani e giovanissimi.

Arbitrato e Mediazione: ( A e M )

A ) Un esempio del ‘600: Questo metodo saggio di intervento prima o durante un conflitto fra due forze avverse, con rappresentanti delle due parti, o al disopra delle parti, accettati da entrambi per dirimere una questione spinosa senza spargimento di sangue, fu proposto da una delegazione Quacchera del Rhode Island nel 1675 ad una delegazione capeggiata dal Roi Philippe (capo indiano dei Wampanogas). C’ era in atto una Guerra tra gli Indiani e gli Inglesi. I Quaccheri, pur rispettati e onorati dai primi, non riuscirono a convincere questi a fidarsi degli Inglesi, e la guerra riprese più violenta che mai. Passerà molto tempo prima che Stati o organismi internazionali riescano ad attuare questo metodo di pacificazione.
M ) I Quaccheri, in varie situazioni dall”800 ad oggi, hanno svolto un’opera di mediazione in situazioni ad alto rischio, in tutti i Continenti. (v. Missioni Q in M.O., dall’Impero Ottomano alla Palestina.)

Interventi umanitari, Assistenza, Ricostruzione ad opera dei Quaccheri

  • Guerra di Indipendenza Greca dall’Impero Ottomano (1821-1829). William Allen e i Friends organizzarono soccorsi alle popolazioni colpite dalla guerra, dando un esempio alla Gran Bretagna, ultima nel portare aiuti. Eppure la Grecia era lontana, e i suoi problemi, apparentemente, non riguardavano i Quaccheri. Chi glielo faceva fare ? l’essere “Amici “.
  • Guerra di Crimea tra Russia da una parte e Turchia,Inghilterra, Francia (Austria, Prussia), Regno di Sardegna (1855-56) dall’altra, per l’egemonia del Sud Est Europeo (1854-56).
  • Nel 1854 la Flotta Militare Inglese, non potendo colpire i porti russi direttamente, bombardò dei villaggi costieri della Finlandia, occupata dai russi da cinquant’anni. Alla fine del conflitto, 1856, due grandi filantropi Quaccheri, Thomas Harvey e Joseph Sturge, visitarono le zone colpite e, dopo la loro relazione sui fatti, raccolsero ben 9.000 sterline che fecero avere ad una organizzazione di soccorso finlandese che loro stessi avevano contribuito a mettere in piedi. Occorreva grande fede e chiara visione della costruenda fratellanza umana per andare contro una operazione del loro stesso Paese, che già li aveva in odio per la dichiarata posizione pacifista contro la Guerra.
  • Guerra Franco-Prussiana (1870-1871). I Quaccheri, alla fine di quella guerra, organizzarono con i Francesi una ricostruzione su vasta scala di villaggi distrutti, in modo da permettere alla popolazione di riprendere una vita attiva.
  • Emigrazione dei Duchobori dalla Russia (1888-1899 ). Il nome significa: Lottatori dello Spirito. Era una piccola Comunità religiosa russa, perseguitata dai governi e dalla Chiesa Ortodossa per le idee di tipo mistico (rivelazione diretta senza mediazioni), comunistico-pacifista, contraria sia allo Stato che alla Chiesa. Più volte deportata in varie parti dell’Impero zarista, dopo avere conosciuto in Siberia dei deportati tolstoiani, questa Comunità fu oggetto dell’interessamento di Tolstoj stesso. Questi informò delle peripezie dei Duchobori i Quaccheri inglesi, che, insieme ai Quaccheri americani, riuscirono a farli emigrare prima a Cipro e poi in Canada. La loro storia è molto complessa, anche per le divisioni interne che si sono verificate soprattutto in Canada, dove sono ancora presenti, nel numero di circa 20.000.
  • Guerra Anglo-Boera, Sud Africa (1899-1902). Finita la guerra, alcuni Quaccheri presero contatto con i civili boeri che avevano sofferto per il conflitto, e riportarono un sentimento di pace cristiana dove era esistito il conflitto, oltre che aiuti concreti.
  • Guerra Anglo-Irlandese, Irlanda (1920-1921). L’opera di ricostruzione fisica e morale fu sia dei Quaccheri inglesi che di quelli irlandesi. George Fox aveva scritto in una Epistola che : “dare a chi è nel bisogno è un atto di amore minimo, perché le cose materiali hanno poco valore in confronto alle cose che stanno in alto e sono immortali” (parafrasi).

Interventi Quaccheri di vario tipo nel recente passato ( da sviluppare )

I Guerra Mondiale (1915-1918) Primo Dopoguerra: Germania – Italia – Francia … Guerra Civile Spagnola (1936-1938) Opera quacchera di assistenza a bambini affamati e civili feriti.

Seconda Guerra Mondiale (1939-!945) Secondo Dopoguerra: Germania – Italia – Francia …

Interventi Quaccheri di vario tipo, dal soccorso alla ricostruzione (svil.)

dall’ educazione alla mediazione, ieri e oggi Esempi:

  • Ex Jugoslavia
  • Kossovo
  • Timor Est
  • M.O. in generale
  • Palestina in particolare

Varie, nei tre secoli e mezzo di vita della Società Religiosa degli Amici (svil.)

Carceri
Manicomi
Scuola, Educazione
Tortura
Pena di Morte
Federazione fra Nazioni
Presenza come ONG in Organismi internazionali (v. ONU)
Giustizia
Interventi presso Potenti

Attività ireniche interne al mondo religioso, cristiano e non ( sviluppare )
Ecumenismo (JPIC:Justice,Peace,Integrity of Creation; Ch. Peace)
Historical Peace Churches: Q – Mennoniti – Fratelli

Organizzazioni Quacchere per attività socio-religiose ( da completare ) FAU (+ Refugee Work) – AFSC – QPS – QUNO – EMES – IRU – QCEA – FSC (ora parte del QPS) – FWCC – *Varie Premio Nobel per la Pace, 1947, per i loro grandi servigi all’ Umanità, conferito a : American Friends Service Committee e britannico Friends Service Council. * Nota: Nel campo religioso, a livello normale, c’è chi si interessa di aspetti spirituali e chi si occupa di problemi materiali. Ma in molti casi, almeno nel Quaccherismo, ad un più alto grado di spiritualità corrisponde un massimo impegno per i problemi della società.

I quaccheri e la libertà dello Spirito

a cua di Bruno Gambardella

Intervista a Davide Melodia, che era coordinatore nazionale degli « amici dei Quaccheri » nel nostro paese fino al 1994. Una intensa esperienza spirituale segnata da grande attenzione ecumenica, da grande libertà nelle espressioni liturgiche, dal massimo rigore nel praticare il sacerdozio universale.

La prima domanda è proprio la più ovvia e personale. Melodia, perché l’ha fatto? Perché quacchero? Perché questa scelta sicuramente inattesa specialmente nel contesto religioso italiano?

Ad un certo momento della mia avventura spirituale, diretta nel cristianesimo – come pastore e predicatore nelle chiese protestanti – e indiretta mediante lo studio di varie religioni, ho incontrato il quaccherismo che già mi affascinava per la sua coerenza secolare nel pacifismo. In esso ho trovato risposta ad una esigenza molteplice di evoluzione, di essenzialità, di ecumenicità, di esperienza profonda e diretta di Dio, di etica, di equilibrio tra essere e fare, di espressione. Nell’entrare nella famiglia dei quaccheri dal culto non programmato, cioè senza liturgia né pastori, ho promesso che non getterò il dono della predicazione, se mi verrà chiesto di usarlo. Mi è stato risposto di fare come mi sento, purché sotto la guida di Dio.

Veniamo al quaccherismo. Anche la denominazione è piuttosto enigmatica e, specialmente nella facile storpiatura in « quacquero », con strane e ridicole assonanze. Cosa significa « quacchero »?

Il nome, che italianizzato in « quacchero » suona curioso e misterioso, è quaker in inglese, e vuol dire « tremante », dal verbo to quake. Origina, secondo il fondatore del movimento, George Fox, da una risposta ironica di un giudice inglese, certo Bennett, che il Fox aveva ammonito con la frase: « Trema di fronte alla Parola di Dio! » È un fatto, comunque, che nei primi decenni, durante le riunioni in silenzio del proprio culto, i quaccheri più compresi dalla tensione spirituale provassero delle vibrazioni e facessero dei brevi interventi tremando.. Ma questo aspetto è andato via via scomparendo col tempo.

Il nome, che da tempo è definitivamente affermato, dopo essere stato Amici nella Verità, Figli di Luce, è per il movimento: « Società religiosa degli Amici ». I simpatizzanti sono Amici degli Amici, o Amici dei Quaccheri, e possono serbare tutto il proprio bagaglio religioso.

Al di là del nome: il quaccherismo nei suoi princìpi fondamentali, nei tratti essenziali delle sue convinzioni e dei suoi comportamenti.

I quaccheri hanno dei principi fondamentali, ma non una dottrina, un credo, o dogma di alcun genere. È buona cosa conoscere il pensiero di George Fox, di William Penn o di R. Barclay, ed è utile fare tesoro di Quesiti e Consigli, una raccolta di massime, e della più vasta raccolta di pensiero quacchero Fede e Pratica Cristiana, ma pur essendo dei testi, non sono sacri e non sono una autorità sul piano teologico. Ciò che conta, è cercare di conoscere la volontà di Dio, e metterla in pratica.

Il silenzio, per i quaccheri, è una via maestra per conoscere tale volontà divina, in un raccoglimento senza liturgia, senza sacramenti (la vita intera è un sacramento), senza pastori, in cui nulla possa distrarre il credente dalla ricerca della luce interiore.

Naturalmente, il silenzio del culto – che non è assenza di parole, ma ascolto della Parola di Dio che è incisa nel cuore dell’uomo, e può comunque farsi sentire senza mezzi e persone intermediarie – non è un valore in sé, ma uno strumento di valore. La luce interiore (di Cristo) non è un fenomeno luminoso che si cerca di provocare, ma una condizione che si può trovare e ritrovare, nel raccoglimento dei presenti disposti in cerchio. E il silenzio può essere reso più ricco da qualche breve intervento spontaneo di chi, fra i presenti, sente l’urgenza di esprimersi brevemente su una cosa che prova in quel momento, con una breve preghiera, una citazione biblica. Può accadere che un intervento, considerato comunque un servizio (ministero), possa ispirarne altri.

Dopo un’ora circa la riunione si chiude con una stretta di mano circolare, ed anche se non ha dato frutti straordinari è considerata una cosa altamente preziosa, perché ha messo in comunione dei fratelli. Il principio base però, il punto fermo da cui è partito il pensiero quacchero, e che ne costituisce a tutt’oggi l’essenza, è la certezza che esiste « una parte di Dio in ogni creatura ». Fox diceva: « That of God in every one ». Alcuni potranno speculare teologicamente o filosoficamente, sul perché e il come quel tanto di Dio sia nell’uomo, se è l’anima, lo spirito o cos’altro; il quacchero non lo discute, vi aderisce con semplicità, non lo impone a nessuno, lo vive e lo dimostra. Come? Rispettando nel prossimo, amico, protestante, cattolico, ebreo, musulmano, indù, buddista o ateo, la creatura di Dio, portatrice di una somma di eterno.

Quindi: il nemico non esiste. L’altro è come me, anche se non lo sa. Di qui il pacifismo, la nonviolenza, l’obiezione di coscienza, la parità assoluta tra uomo e donna, la fratellanza universale e cosi via.
Di qui la ricerca di « quel tanto di Dio » che è in noi, per cominciare, altrimenti non si riesce ad amare il prossimo.
Di qui il culto del silenzio, per trovare un rapporto diretto con lo Spirito dal quale si può essere guidati nelle scelte della vita.
Di qui una vita di servizio continuo, di impegno socio-religioso che ha pochi eguali, perché il quacchero non si blocca sul divario tra fede e azione: credere e operare è un tutto unico. Se credi, operi, se ascolti Dio, operi nella giusta direzione. Invece di dedicare parte del suo tempo o degli Amici alla costruzione di templi, di parati, di apparati, alla gestione di cerimonie complesse, di culti elaborati, alla ritualità di sacramenti, la Società degli Amici dedica tutto il tempo e il denaro e le persone ad attività quali: la pace, la riconciliazione degli uomini, la presenza nei luoghi di conflitto per soccorrere i più deboli, la soluzione di problemi carcerari, sanitari, la scuola, l’alfabetizzazione, l’informazione. Le attività, le sigle che ne derivano, sono moltissime, in ogni parte del mondo, e si svolgono con discrezione e umiltà.

Quaccheri in Gran Bretagna, negli Stati Uniti… Quaccheri anche in Italia? Se sì, con quale consistenza, spazi, visibilità?

In Italia, il Quaccherismo non ha mai avuto una forte risposta positiva. Forse la totale assenza di riti, la mancanza di propaganda con fini di conversione, e perfino il silenzio – che ha certamente un suo fascino religioso e poetico in generale, posto al centro della cultualità, senza una guida sicura e riconosciuta cui appoggiarsi – non contribuiscono alla sua conoscenza e diffusione. Ma la gente matura, oggi, vuole sapere e affrontare i problemi, anche religiosi, anche se tabù, personalmente, senza deleghe. Non è escluso che il Quaccherismo venga conosciuto ora in Italia, perché ha qualcosa da dire, e molto da fare, in un mondo di parole vane.

Ultima domanda: qual è la collocazione del quaccherismo nel contesto dell’ecumenismo cristiano e dei rapporti tra le religioni?

Nei rapporti con le altre chiese, protestanti, cattolica e ortodossa, il discorso si fa complesso ma non problematico. Complesso, perché, non essendovi una gerarchia ecclesiastica e un’unica autorità centrale con poteri decisionali, ogni Meeting locale o nazionale ha libertà di scelta, oltre che situazioni diverse. Non problematico perché i quaccheri rifuggono da diatribe teologiche e organizzative, e i contrasti, se ci sono, riguardano aspetti pratici di problemi comuni.

Dopo il primo periodo burrascoso e drammatico, in cui cattolici e protestanti non accettavano minimamente l’esistenza di un movimento totalmente a-liturgico e a-gerarchico, che suonava di per sé come una provocazione, e in cui le autorità civili e militari contribuirono per la loro parte a ostruzionismi e persecuzioni, i quaccheri hanno trovato un modus vivendi di luogo in luogo e di caso in caso, basato sulla tolleranza e il rispetto reciproco, sia con i protestanti nel cui seno sono nati durante la Rivoluzione puritana di Oliver Cromwell, sia con i cattolici, di cui condividono, con tutti i cristiani, la fede in Cristo Gesù. C’è qualche gruppo religioso che non perdona loro di non schierarsi decisamente da una parte o dall’altra, ma al quacchero gli schieramenti non interessano.

Altri non perdonano loro di sostenere che la Parola di Dio non è tutta contenuta nelle Sacre Scritture, perché può essere udita e percepita dentro di sé nella meditazione, nella preghiera, e fuori dell’uomo, nella creazione, nella storia, e perfino in altre religioni: pur se il quacchero assicura che Cristo resta al centro della propria fede, ed è la prima fonte di rivelazione, a molti cristiani formati diversamente sembra limitativo.

Il quacchero crede fino in fondo che « lo Spirito soffia dove vuole … » e quindi anche al di là, prima, diversamente dal luogo di culto ufficiale, tramite un predicatore riconosciuto e debitamente preparato e consacrato.

Ma qui sorge un altro problema. Fermo restando il principio della scintilla divina in ogni uomo, che porta il quacchero a derivarne un reale sacerdozio universale, oltre al rispetto, al pacifismo, ecc…. in America, fin dal ’700, si è sentito un crescente bisogno di un minimo di guida spirituale, che il culto non programmato sin qui descritto non offre. Ne sono nati nel tempo movimenti scissionisti che hanno reintrodotto il culto programmato, con un ministro (pastore), letture, inni, sermone, e un certo spazio di silenzio. Oggi, negli Stati Uniti e nei gruppi del Terzo mondo fondati da quaccheri americani, il culto programmato è maggioritario; e risponde di fatto alla esigenza di sostegno biblico.

I rapporti con le altre Chiese, specie sui problemi della pace e del servizio sociale, sono di norma eccellenti.

( a cua di Bruno Gambardella)

Giovedì, 04 dicembre 2003