Autore: George Fox

La visione del paradiso
nel Journal di George Fox

1 A diciannove anni George Fox , nel 1643, lascia casa e lavoro (aiutava un calzolaio, che era anche allevatore di bestiame) e comincia a vagare, con un vestito di pelle che egli stesso s’è fatto, per campagne, città e villaggi dei Midlands. C’è stata una voce che l’ha indotto a partire: «Vedi come i  giovani  vanno insieme nella vanità e i vecchi sotto terra; e tu devi abbandonare tutti, giovani e vecchi, e tenerti lontano da tutti, e diventare per tutti uno straniero»(«Thou must be a stranger unto all» J 3). Così parla di sé in quegli anni di sofferenza e di ricerca, nel suo diario:1
«Digiunavo spesso e molti giorni camminavo lontano dalle case in luoghi solitari, spesso prendevo la mia Bibbia e andavo a sedere in qualche albero cavo, in luoghi remoti fino a quando la notte giungeva; e molte volte mi aggiravo qua e là anche la notte in una dolorosa solitudine, poiché nel tempo dei primi interventi del Signore su di me io ero un uomo dei dolori» (J 9 s). «Avevo circa vent’anni quando queste prove vennero su di me, e continuai alcuni anni in una condizioni molto tormentata, e  volentieri l’avrei allontanata da me. E andai da molti preti a cercare conforto ma non trovai conforto da loro»(J 4).
Dal clero riceve difatti ben poco aiuto. Uno gli consiglia «di fumare e cantare salmi», e George gli dice che non ama il tabacco e non è in condizioni di cantare.  Questo stesso, appena George si allontana, racconta tutte le sue confidenze ai garzoni che mungono il latte. Un altro lo disgusta,  assalendolo perché calpesta inavvertitamente un’aiola. Un altro gli suggerisce di farsi cavare sangue («ma non ebbero una goccia del mio sangue, aggiunge).  «Pensai che erano dei ben miserabili confortatori, e vidi che non mi servivano a nulla, perché non potevano raggiungere la mia condizione»(J 4).
Intanto però lo accompagnano e lo guidano progressivamente segnali e illuminazioni («openings»). All’inizio del 1646 viene guidato a capire le sofferenze di Cristo; e come quelli che si chiamano cristiani, protestanti o papisti, non lo sono veramente; e che avere studiato a Oxford o a  Cambridge  e avere molte «nozioni» non basta, per essere ministri di Cristo. Ai suoi parenti, che lo rimproverano perché non va in chiesa, e va invece nei campi o nei frutteti, risponde che l’apostolo ha insegnato che i credenti non hanno bisogno di maestro, perché l’unzione dello spirito insegna loro (J 7).
Un’altra volta gli viene manifestato che l’altissimo non abita in templi fatti con le mani(J 8). L’esperienza fondamentale per Fox ha luogo nel 1647:

… come avevo abbandonato tutti i preti, così io abbandonai anche i predicatori indipendenti, e quelle che erano ritenute le persone di maggiore esperienza, poiché mi resi conto che tra di essi non c’era  nessuno che poteva parlare alla mia condizione. Ma quando tutte le mie speranze in loro e in tutti gli uomini erano andate, in modo che io non avevo più nulla fuori di me che mi potesse aiutare, quando non sapevo più cosa fare, allora, oh allora udii una voce che diceva: «C’è uno solo che può veramente parlare

*Quanto segue rappresenta un tentativo di rilettura di una pagina capitale «Diario» di Fox, nel contesto biografico dei primi anni della sua missione pubblica. Una redazione più completa di questo testo sarà presentato su  Annali di storia del’esegesi, X,. Lo presento con la consapevolezza del molto lavoro che occorre ancora fare: consapevolezza che cresce man mano che si approfondisce la conoscenza di questo mondo e di questa figura, e man  mano che si coglie, a suo proposito, la verità della riflessione di Emerson (1835) : «la vera biografia [di Fox] si deve trovare in quelle rivelazioni che egli ricevette stando nei frutteti, in luoghi solitari, per strada, e che sono  segnate da due tratti: 1. sono di carattere liberale e filosofico, così da concordare  con le massime delle scuole di filosofia; hanno una diretta rilevanza per la morale pratica». Emerson diceva questo in una conferenza del 26 febbraio 1835 (Early Lectures, I, 165-182, in particolare p. 170). L’incontro di Emerson con Fox è molto importante nel periodo formativo dello scrittore. Cf. F.B.Tolles, Emerson and Quakerism, American Literature 10 (1938)142- 165. Ho accennato all’influenza su Emerson del passo del Journal che studieremo in un intervento dal titolo Emerson and Wisdom, all’ XI convegno dell’Italian Association for North American Studies, Messina 24-26 ottobre 1991, intervento da pubblicarsi nei relativi atti. Come si vedrà la lettura «liberale-filosofica» suggerita da Emerson è anche quella che adotto nella mia interpretazione di Fox.
Cito da The Journal of George Fox. A revised Edition by John L.Nickalls, Cambrige U.P., 1952, abbreviando «J». Il diario fu da Fox dettato circa trent’anni dopo gli avvenimenti che stiamo esaminando a partire probabilmente dal 1674, a Thomas Lower. La versione di Giovanni Pioli, Il giornale di George Fox, Edizioni Religioni Oggi, Roma 1969, appare condotta sull’edizione del 1911, basata sul «Manoscritto Spence», chiamata Cambridge Journal.
L’edizione Nickalls del 1952 vuole invece riproporre il testo che Thomas Ellwood pubblicò nel 1694, un testo composito, basato sul manoscritto Spence, ma arricchito di ulteriori documenti. Queste differenze non incidono sostanzialmente sul quanto diremo.

 

alla tua condizione: proprio Gesù Cristo»[«There is one, even Christ Jesus, that can speak to thy condition»]. A queste parole il mio cuore diede un balzo di gioia. Allora il Signore mi mostrò la ragione per cui non c’era sulla terra nessuno che potesse parlare alla mia condizione: affinché io tributassi a lui tutta la gloria, poiché tutti sono sottoposti al peccato, e resi muti dalla mancanza di fede come io lo ero stato, in modo che Gesù che illumina e dona grazia, fede e potenza, potesse avere su tutti la preminenza. Così, quando Dio è all’opera, chi può fermarlo? Questo ho imparato dall’esperienza (J 11).
Cresce allora in lui il desiderio della pura conoscenza di Dio e di Cristo, «senza aiuto di un qualsiasi uomo, libro, scritto». «Sebbene leggessi le Scritture che parlavano di Cristo e di Dio, non sapevo di nulla se non per rivelazione, in quanto ad aprire era colui che aveva la chiave, ed era il Padre della vita ad attrarmi al suo figlio mediante il suo spirito» (J 11)
Le visioni si susseguono:

Un giorno dopo aver camminato in solitudine nella campagna e essere ritornato a casa, fui rapito nell’amore di Dio, in modo che non potevo fare altro che ammirare la grandezza del suo amore. Mentre ero in quella condizione la luce e la potenza eterna mi si dischiusero,  e in esse io vidi chiaramente che tutto era stato fatto e doveva essere fatto in Cristo e per mezzo di Cristo (J 14 ).
Gli appare un «fuoco purissimo», il fuoco del discernimento degli spiriti ( J 14 s). Apprende di dovere cibarsi del cibo che altri calpestano, cioè la vera vita, la vita di Cristo (J 19 s). Vede le montagne spianarsi, perché possa venire  la gloria di Dio (J 16). Vede Babilonia, Sodoma e Gomorra, e la sua tomba:

 

Quindi potevo dire di essere stato, in spirito, a Babilonia, a Sodoma e in Egitto, e nella tomba, ma di esserne uscito, per l’eterna potenza di Dio, e di essere stato posto al di sopra di queste cose, e del loro potere, essendo entrato nella potenza di Cristo. E vidi le messi biondeggiare il seme di Dio sparso abbondantemente sul terreno, più di quanto mai frumento sia stato affidato alla terra, e nessuno per  raccoglierlo; e per questo io mi affliggevo con lacrime (J 21).
Vede, nel 1648, la terra fendersi, perché il seme divino possa crescere in essa (J 22). Vede il sangue di Cristo, il sangue della nuova alleanza(J 23). La predicazione, avvalorata da segni straordinari, trova grande rispondenza.

Ma di nuovo ecco un momento di oscurità:

Una mattina, mentre stavo seduto vicino al fuoco, venne su di me una gran nube, e una tentazione  prese ad ossessionarmi: ma rimasi seduto, tranquillo. Mi si diceva: «Tutte le cose vengono dalla natura», e gli elementi e gli astri mi si affollavano sopra così che ero come avvolto da una nube. Ma poiché me ne stavo tranquillo e silenzioso, la gente in casa non si accorgeva di nulla. E mentre sedevo tranquillo sotto questa visione, e lasciavo che avesse il suo corso, sorsero in me una speranza viva e una voce vera che diceva: «C’è un Dio vivente che ha fatto tutte le cose». E subito la nube e la tentazione svanirono,  e la vita prevalse su tutto, e il mio cuore si rallegrò e lodai il Dio vivente. Dopo qualche tempo incontrai alcune persone che avevano l’idea che non ci fosse un Dio, e che tutte le cose invece venissero dalla natura. Ebbi con loro una grande disputa e li soverchiai e indussi taluni di loro a confessare che c’è un Dio vivente. Allora vidi che era stato bene che io passassi attraverso a quella prova (J 25).
3 Il «Diario» racconta vari altri episodi, tutti volti a ricordare i primi, grandi successi della predicazione, ma poco più avanti un’altra visione sembra collegarsi a quella precedente: una visione che rappresenta il culmine e il termine di questo periodo di iniziazione, in cui Fox compie le sue esperienze fondamentali e definisce i contenuti della sua predicazione:

Potevo dire a quel punto di essere asceso in spirito fino al paradiso di Dio, attraverso la spada fiammeggiante. Tutte le cose erano nuove e tutta la creazione mandava per me un profumo diverso da prima, inesprimibile. Non conoscevo altro che purezza, innocenza e giustizia, essendo stato rinnovato ad immagine di Dio da Gesù Cristo, così da poter dire d’essere asceso alla condizione in cui era Adamo prima della caduta. La creazione era manifesta ai miei occhi e mi fu mostrato come tutte le cose hanno i loro nomi attribuiti loro in base alla loro natura e virtù. Ed ero incerto se dedicarmi alla professione di medico a beneficio dell’umanità, vedendo che mi erano state così manifestate dal Signore la natura e la virtù delle creature. Ma subito fui rapito in spirito, perché conoscessi una condizione diversa e più stabile di quella di Adamo quando era innocente: quella di Gesù Cristo che non sarà mai soggetta a caduta. E il Signore mi mostrò che quelli che gli siano stati fedeli nella potenza e nella luce di Cristo dovranno ascendere a quella condizione in cui viveva Adamo prima della caduta, dove le opere mirabili della creazione e le loro virtù possono essere conosciute attraverso le manifestazioni di quella divina Parola di sapienza e potenza da cui furono create. A grandi cose il Signore mi introdusse, e meravigliose profondità mi furono manifestate, di là da quanto si possa esprimere a parole; ma appena ci si sottomette allo spirito di Dio, e si cresce nell’immagine e nella potenza dell’Onnipotente, si può ricevere la Parola di sapienza, che tutto manifesta, e si può riconoscere la segreta unità dell’Essere Eterno.

La storia della predicazione di Fox è appena all’inizio, ma occorre fermarsi su questa pagina, e su quel che segue, per il carattere decisivo delle affermazioni che vi sono contenute. Fox continua a spostarsi. Giunto alla valle di Beavor, riceve una ulteriore illuminazione connessa a quella appena esposta.
Mentre ero là, il Signore mi manifestò tre cose a proposito delle tre grandi professioni nel mondo, la medicina, la teologia (cosiddetta) e la legge. E mi mostrò che i medici erano estranei alla sapienza di Dio, dalla quale le creature furono fatte, e che perciò essi non conoscono le virtù delle creature, perché sono estranei alla Parola di sapienza da cui furono fatte. E mi mostrò che i preti erano estranei alla fede vera di cui Cristo è autore, la fede che purifica e dà vittoria e porta gli uomini ad avere accesso a Dio, la fede per cui sono graditi a Dio, mistero della fede, che la coscienza pura comprende. Mi mostrò anche che gli uomini di legge erano estranei all’equità e alla vera giustizia, e da quella legge di Dio che giudicò la prima trasgressione e ogni peccato e che corrisponde allo spirito di Dio che viene contristato e offeso nell’uomo.
Mi fece vedere che questi tre, i medici, i preti e gli uomini di legge reggevano il mondo privi della sapienza, della fede e dell’equità e della legge di Dio, gli uni pretendendo di curare il corpo, gli altri l’anima, gli altri la proprietà privata. Ma vidi che erano tutti estranei, estranei alla sapienza, estranei alla fede, estranei all’equità e alla legge perfetta di Dio.
Mentre il Signore mi manifestava queste cose, sentivo che la sua potenza si effondeva su di tutti, e che da questa tutti avrebbero potuto essere riformati, solo che avessero voluto accoglierla e sottomervisi. I preti potevano essere riformati e addotti alla vera fede che è un dono di Dio. Gli uomini di legge potevano essere riformati e addotti alla legge di Dio che corrisponde a quanto di Dio vi è (ed è trasgredito) in ognuno e che induce ad amare il prossimo come se stessi. Questa legge mostra che se si fa torto al vicino si fa torto a se stessi, e insegna a fare agli altri quel che si vorrebbe fosse fatto a se stessi. I medici possono essere riformati, e addotti alla sapienza di Dio da cui tutte le cose furono fatte e create, in modo che ricevano la giusta conoscenza delle creature e comprendere le virtù di cui le ha dotate la Parola di sapienza, da cui furono fatte e sono sorrette. Tutto questo mi fu manifestato con dovizia: come tutti sono estranei alla sapienza di Dio, e alla giustizia e alla santità in cui fu fatto l’uomo al principio. Ma qualora tutti credano nella luce e camminino nella luce con cui Cristo illumina ogni uomo che viene in questo mondo, e divengano figli della luce e del giorno di Cristo, allora, in questo suo giorno tutte le cose, visibili e invisibili, si vedranno alla divina luce di Cristo, l’uomo spirituale, celeste, da cui tutte le cose furono fatte e
create (J 28 s.).
Questa sezione del «Diario» prosegue con un ampio sviluppo, che riguarda una delle tre classi sopra ricordate, quella dei preti, e si conclude con importanti affermazioni attinenti all’ermeneutica spirituale e al suo nesso con il recupero della condizione adamitica:

Ma quando attraverso lo Spirito e la potenza di Dio si giunge a Cristo che adempie i tipi,le figure, le ombre, le promesse e le profezie che lo riguardano; quando si è condotti dallo Spirito Santo nella verità e nella sostanza delle Scritture, seduti ai piedi di lui che ne è l’autore e il fine, allora le Scritture si leggono e si comprendono con profitto e grande piacere. Inoltre il Signore Dio, quando fui fatto ascendere così da giungere alla sua immagine, in giustizia e santità, entrando nel paradiso di Dio, mi fece vedere lo stato per cui Adamo divenne anima vivente, e anche la statura di Cristo, il mistero che era stato nascosto da età e generazioni: cose ardue a pronunciarsi, che molti non possono accettare. Giacché, di tutte le sette della cosiddetta cristianità che io ho potuto incontrare nel complesso, non ne trovai alcuna che potesse accettare che si dicesse che si deve giungere alla perfezione di Adamo, all’immagine di Dio e alla giustizia e alla santità in cui era Adamo prima della caduta, divenendo «Now was I come up in spirit through the flaming sword into the paradise of God. All things were new, and all the creation gave another smell unto me than before, beyond what words can utter. I knew nothing but pureness, and innocency, and righteousness, being renewed up into the image of God by Christ Jesus, so that I say I was come up to the state of Adam which he was in before he fell. The creation was opened to me, and it was showed me how all things had their their names according to their nature and virtue. And I was in a stand of mind whether I should practise physic for the good of mankind, seeing the nature and virtues of the creatures were so opened to me by the Lord. But I was immediately taken up in spirit, to see into another or more steadfast state than Adam’s innocency, even into a state in Christ Jesus, that should never fall. And the Lord showed me that such as were faithful to him in the power and light of Christ, should come up into that state in which Adam was before he fell, in which the admirable works of the creation, and the virtues thereof, may be known, through the openings of that divine Word of wisdom and power by which they were made. Great things did the Lord lead me into, and wonderful depths were opened unto me, beyond what can by words be declared; but as people come into subjection to the spirit of God, and grow up in the image and power of the Almighty, they may receive the Word of wisdom, that opens all things, and come to know the hidden unity in the Eternal Being»(J 17 s). limpidi e puri senza peccato, come egli era. Perciò, come potrebbero accettare che gli si dica che si deve crescere sino alla misura della statura della pienezza di Cristo, quando non possono accettare di sentire che si deve arrivare, qui in terra, a quello stessa potenza e a quello stesso Spirito in cui si trovavano i profeti e gli apostoli? Eppure è una verità certa che nessuno può capirne gli scritti nel modo giusto senza lo stesso Spirito mediante cui furono scritte (J 31-33).

4Da queste pagine emergono, a mio modo di vedere, le due posizioni fondamentali del quaccherismo delle origini. La prima riguarda l’interpretazione spirituale: non è possibile leggere le Scritture se non si è nello stesso Spirito in cui furono scritte e perciò, per leggerle e comprenderle, si deve arrivare a quello stesso Spirito che le ha prodotte. 3 Questo principio permette di ripercorrere tutta la storia biblica,  comprendendola dall’interno, «applicandola debitamente al proprio stato »(J 31), cioè riproducendo in se stessi le condizioni di Giovanni il Battista, dei Profeti, di Mosè, e infine di Adamo: ricuperando l’inizio  attraverso la fine, attraverso il nuovo Adamo. Enunciato appunto in questo momento dell’evoluzione spirituale di Fox, questo principio verrà ripreso infinite volte.
Giacché in quella Luce e in quello Spirito che era prima che le Scritture fossero prodotte, e che aveva guidato i santi uomini di Dio a produrle, vedevo che tutti devono giungere a quello Spirito, se vogliono conoscere nel modo giusto Dio, o Cristo, o le Scritture , quello Spirito che guidava e ammaestrava quanti le scrissero (J 33).
Dovevo indirizzare la gente a quello Spirito che aveva prodotto le Scritture, e che poteva condurre all’intera verità, sino a Cristo e a Dio, come quelli che le avevano prodotte…Queste cose le compresi non con l’aiuto degli uomini, né con la lettera, anche se le Scritture sono scritte nella lettera, ma nella luce del Signore Gesù Cristo, immediatamente attraverso il suo Spirito e la sua potenza, come fecero i santi uomini di Dio che scrissero le Sante Scritture. Non che io avessi poca stima delle Sante Scritture, anzi esse erano preziosissime per me, ma questo accadeva perché io ero nello stesso spirito in cui esse furono rivelate, e scoprii poi che quello che il Signore mi aveva manifestato concordava con esse (J 34).
Perciò quello stesso Spirito di Dio deve essere presente in coloro che intendono accostarsi alle Scritture di nuovo; in quello spirito essi devono entrare in comunione con il Figlio e il Padre e con le Scritture e gli uni con gli altri, reciprocamente: senza questo spirito non si può conoscere né Dio, né Cristo, né le Scritture e neppure essere in comunione l’uno con l’altro (J 136).
Attendete tutti il Signore, perché possiate stabilmente dimorare in lui… Nessuna creatura può leggere le Scritture traendone profitto, se non chi giunge alla luce e allo Spirito che produssero le Scritture ( Ep. 65,1654).
…e io gli dissi che tutta la cosiddetta cristianità aveva le Scritture ma non la potenza e lo spirito in cui si trovavano quanti le avevano prodotte; e che per questa ragione quella gente non era in comunione col Figlio, né con il Padre né con le Scritture, e nemmeno fra di loro(J 200).
Non v’è conoscenza delle Scritture se non mediante lo stesso Spirito Santo che ha indotto gli uomini santi a produrle… Conoscere la comunione con Cristo nella morte e nella sofferenza è più della comunione del pane e del vino. Questa ha fine, mentre la comunione dell’Evangelo e dello Spirito Santo non hanno fine. (Ep.230, 1663).
5La seconda posizione è di carattere antropologico . Se il primo principio è che per leggere le Scritture si deve e si può giungere allo stesso Spirito che le produsse, il secondo è che ci si deve – e ci si può – riproporre attraverso Cristo, il modello dell’innocenza e della signoria di Adamo sulla creazione,  prima della caduta. Il nesso tra i due asserti è strettissimo,l’uno dipende dall’altro, e Fox ne è consapevole. Si noti infatti il suo argomentare: «Come potrebbero accettare che gli si dica che si deve crescere sino alla misura della statura della pienezza di Cristo, quando non possono accettare di sentire che si deve arrivare, qui in terra, a quello stessa potenza e a quello stesso Spirito in cui si trovavano i profeti e gli apostoli?».
E si noti anche quanto sia consapevole trattarsi di proposizioni specifiche, distintive della novità del suo movimento rispetto al resto: «…di tutte le sette della cosiddetta cristianità che io ho potuto incontrare nel complesso,  non ne trovai alcuna che potesse accettare che si dicesse che si deve giungere alla perfezione di Adamo, all’immagine di Dio e alla giustizia e alla santità in cui era Adamo prima della caduta, divenendo limpidi e puri senza peccato, come egli era. Perciò, come potrebbero accettare…». Cf.la mia postfazione R.W.Emerson , Teologia e natura, tr. it. di M. Lollini, Genova 1991, pp.187-208, dove ho studiato questa formula, che viene indirettamente ripresa di Emerson nel suo saggio «Nature».
Questa posizione si distacca dalla concezione puritana, che pure è il terreno in cui Fox è cresciuto, proprio per una diversa valutazione antropologica. Non si tratta, per Fox, di negare la realtà del male e del peccato: è anzi questo il suo punto di partenza, e la sua prima esperienza è piena di affermazioni al riguardo. Basta guardare la Apology for the True Christian Divinity di Robert Barclay (1675), nella letteratura quacchera lo scritto teologico più chiaro ( e pressoché l’unico scritto teologico in senso tecnico, organizzato per tesi), per rendersi conto che l’accettazione della dottrina della caduta è assai netta (compresa l’opposizione a pelagiani e sociniani). Ad essa tuttavia fa da contrappeso la dottrina della universalità e interiorità della redenzione, che è proposta ad ognuno attraverso la «luce che illumina ogni uomo», e che sviluppa il Seme presente in ognuno. C’è una lettera polemica di Fox in cui tutto questo viene enunciato con molta forza.
Le persone sono salvate da Cristo, dicono, ma mentre sei in vita non devi essere ancora libero dal peccato. E’ come se uno fosse schiavo in Turchia, incatenato a una nave, e venisse uno a riscattarlo per riportarlo nel suo paese; ma i turchi dicessero: «Tu sei riscattato, ma mentre sei in vita non devi uscire dalla Turchia, e essere liberato dalla catena». Così voi siete riscattati, ma dovete portare un corpo di peccato e di morte e non potete andare alla casa del vostro padre Adamo prima della caduta, ma dovete vivere nella casa di Adamo nella caduta, finché vivete! Ma, io dico,voi siete stati riscattati da Cristo. Gli è costato il suo sangue riscattare l’uomo dalla condizione in cui si trova, e sollevarlo alla condizione in cui l’uomo era prima della caduta; così Cristo divenne maledizione per portare l’uomo fuori della maledizione, e sopportò l’ira per portare l’uomo alla pace di Dio e alla condizione di Adamo prima della caduta; non solo, ma in quella  condizione, in Cristo, in cui non ci sarà più caduta. Questa è la mia testimonianza, a ogni uomo sulla terra (Ep. 222, del 1662).
6L’estrazione sociale, la formazione, molti tratti della personalità di Fox sono comprensibili, come si è detto, solo nel quadro puritano: primo fra tutti il senso del male, in se stessi, nel mondo e nella cristianità, il bisogno di purezza e di riforma, il coraggio e l’indipendenza assoluta nella ricerca, il primato della Bibbia. Non è da stupire che notevoli tentativi siano stati fatti per vedere nel movimento quacchero appunto una espressione estrema del puritanesimo. La stessa parola decisiva per Fox: «There is one, even Christ Jesus, that can speak to thy condition» può e in in certo senso deve essere letta anzitutto sullo sfondo puritano, anzi protestante: essa è infatti anzitutto una protesta contro ogni mediazione religiosa: «there is one», «c’è uno solo». Ma, come è stato giustamente notato, l’esperienza spirituale del primo quaccherismo eccede quella
linea di confine della «sola Scrittura» che costituisce la linea di demarcazione essenziale tra la posizione evangelica e quella riformata. Non eccede tanto nelle singole affermazioni, quanto nell’asserto  fondamentale che il singolo e la comunità possono e debbono ricevere la manifestazione interiore di quella luce, di quello spirito che, pur presenti nelle Scritture, rimarrebbero altrimenti racchiusi nella lettera morta. Giustamente Douglas Gwyn insiste sul atteggiamento escatologico come tratto caratteristico del primo movimento quacchero, che attende in silenzio la manifestazione interiore e diretta dello stesso Cristo maestro, sostanza delle Scritture. «Even Christ Jesus can speak», «proprio Cristo Gesù può parlare».  Ovvero: «Christ is come to teach his people himself by his Spirit», «il Signore stesso è venuto per insegnare al suo popolo con il suo Spirito» (J 149). In questa esperienza escatologica si spiega anche la ricca tonalità apocalittica propria della prima esperienza di Fox (le visioni e la manifestazioni, «openings»).  Il tutto può essere meglio compreso tenendo presente il ruolo dell’apocalittica nel cristianesimo primitivo, come è stato messo di luce da Ernst Käsemann.
7Questa proposta interpretativa, che collocherebbe l’esperienza di Fox e dei suoi amici in un quadro estremamente arcaico, quello della comunità postpasquale raccolta nell’attesa del Risorto, è assai suggestiva (anche in ordine ad una prospettiva militante che non è estranea a D. Gwyn e in genere a quanti si interessano di queste vicende). E tuttavia, proprio i testi su cui ho richiamato l’attenzione, e la cui rilevanza invece sembra sfuggire ai più recenti interpreti ricordati, impediscono di acquietarsi nella soluzione appena esaminata. Quei testi, con i due asserti che ho appena richiamati (ovvero uno stesso asserto, con due risvolti, uno antropologico, uno ermeneutico) non sono pienamente riconducibili all’atmosfera della prima escatologia cristiana. Riprendiamo dunque quei passi.
L’idea di una ascesa mistica, di un rapimento al Paradiso, è certamente di Paolo,6 e viene da Paolo (1Cor 15) l’idea che i credenti, in Cristo, Nuovo Adamo recuperino in un certo senso la condizione . Soprattutto ad opera di Geoffry Nuttall, The Holy Spirit in Puritan Faith and Experience, Oxford 1946 e Hugh Barbour, The Quakers in Puritan England, New Haven 1964, cf. Douglas Gwyn, Apocalypse of the Word, Richmond 1986. Apocalypse of the Word,, XXIs e soprattutto 113ss. Egli fu «caught up into Paradise», nella versione King James, 1Cor 12,4. paradisiaca. Ed è vero che Adamo dà nome alle cose, di cui è costituito signore, già nel racconto genesiaco.  E tuttavia nella visione di Fox il recupero – certo non immediato, ma in Cristo, quindi in forma più stabile e decisiva – della condizione di Adamo e quindi della condizione paradisiaca viene presentato con una concretezza inaudita: «La creazione era manifesta ai miei occhi e mi fu mostrato come tutte le cose hanno i loro nomi attribuiti loro in base alla natura e virtù. Ed ero incerto se dedicarmi alla professione di medico a beneficio dell’umanità, vedendo che mi erano state così manifestate dal Signore la natura e la virtù delle creature». Un passo dell’apocrifa Sapienza di Salomone potrebbe bene costituire l’ispirazione del brano: Salomone ha avuto la «conoscenza infallibile delle cose», e fra l’altro anche delle  «nature (physeis) degli animali» e la «virtù (dynameis ) delle radici» (7, 20). Ma tutto questo non appartiene alla Bibbia di Fox. Così anche non appartiene strettamente alla Bibbia di Fox la parte finale della descrizione: «A grandi cose il Signore mi introdusse, e meravigliose profondità mi furono manifestate, di là da quanto si possa esprimere a parole; ma appena ci si sottomette allo spirito di Dio, e si cresce nell’immagine e nella potenza dell’Onnipotente, si può ricevere la Parola di sapienza, che tutto manifesta, e si può riconoscere la segreta unità dell’Essere Eterno».
Dobbiamo a Rufus Jones, grande studioso quacchero, di tendenza liberale, nel suo bel libro Spiritual Reformers in the 16th and 17th Centuries (1914)7 l’indicazione più precisa e convincente della fonte di Fox: un’autore che Fox non cita mai – non è suo costume – ma che circolava tradotto in Inghilterra precisamente all’epoca delle sue prime esperienze: il mistico Jacob Boehme. Questi aveva avuto,nel 1600, una esperienza analoga. Nell’introduzione del traduttore John Sparrow alle Quaranta questioni, del 1647, si poteva leggere:«Andava nei campi e ivi percepiva le meravigliose opere del creatore nelle segnature, nelle forme, nelle figure e nelle qualità o proprietà (“in signatures, shapes, figures and qualities or properties”) di tutte le cose create manifestate molto chiaramente e semplicemente».
Se poi si vogliono prendere in considerazione scritti un poco successivi alla data della visione di Fox (ma si ricordi che il diario è scritto a grande distanza di tempo), si può confrontare, sempre seguendo R.Jones, la vita di Boehme scritta da Justice Hotham (1653). John Ellistone,inoltre, nel 1649, nell’introduzione alla traduzione delle Epistole di Boehme, presenta un testo ancora più vicino: la conoscenza attinta per la luce divina porta a conoscere le «differenti segrete qualità e virtù («qualities and vertues») quali sono «nascoste in tutte le cose visibili e corporee, come metalli, minerali, piante ed erbe», le quali potranno essere «applicate al loro uso naturale per curare e guarire la natura corrotta e decaduta»(«applied to their naturall use for the curing and healing of corrupt and decayed nature»).
Anche per il passaggio attraverso la spada di fuoco, e per il «profumo» del paradiso si possono indicare corrispondenze boehmiane. Così anche il riferimento alla Sapienza, alla Sofìa, che manifesta l’unità del creato con Dio, è tipico e costantissimo tema di Boehme. Anche l’idea che non sia possibile intendere la Scrittura senza il dono dello Spirito sarebbe frequente in Boehme e nei suoi interpreti inglesi.
8A giudicare dalle valutazioni di Douglas Gwyn, l’opera storiografica di Rufus M. Jones è ora oscurata dallo stesso oblio che avvolge in genere la storiografia positivistica di tendenza teologica liberale. E tuttavia il suo Spiritual Reformers è indispensabile per collocare correttamente il movimento quacchero tra riforma, umanesimo, mistica, e come tale quell’opera andrebbe rivalutata.
Vi sono tuttavia specifici tratti, nella visione del Paradiso di Fox, che non si possono ascrivere ad una influenza boehmiana, e di questi il principale, ben lontano dallo spirito del contemplativo Boehme, è la tendenza di Fox a trarre immediate conseguenze operative, e non teologiche, dalla sua esperienza mistica. Nella valle di Beavor Fox capisce che i membri delle tre professioni: medici, magistrati, teologi tutti sono estranei rispettivamente alla sapienza, all’equità e alla legge perfetta di Dio, e alla fede. Ma crede anche che sia possibile riformare queste professioni, ricondurle «alla sapienza di Dio, e alla giustizia e alla santità in cui fu fatto l’uomo al principio». La preoccupazione di Fox è dunque quella di cogliere immediatamente la rilevanza secolare della visione paradisiaca: essa comporta la riappropriazione delle professioni fondamentali – la medicina e la scienza in genere, la magistratura e l’attività di governo, la teologia e il ministero- attraverso un unico disegno riformatore. Al quale, nei
suoi tre aspetti, dedico qualche osservazione, per finire.

9Richiamare un classico come Le origini intellettuali della Rivoluzione inglese (1965) di Christopher Hill può servire a restituire l’atmosfera in cui – nel secolo di Bacon e di Pascal – si colloca il terribile dubbio di Fox: «Mi si diceva: “Tutte le cose vengono dalla natura”, e gli elementi e gli astri mi  7Il classico studio di W.C. Braithwaite, The Beginnings of Quakerism,, 2 ed., Cambridge 1955 (1a ed. 1912), 38-41, rileva l’importanza della visione paradisiaca, e rivia a Boehme (e alla mistica familista), gà sulla scorta di R.Jones, Studies in Mystical Religion, del 1909. Per la ricca storia precedente del tema mistico dell’ascesa in paradiso, si può vedere per esempio un vecchio classico libro, A.Stolz, Teologia della mistica, tr. it.Brescia 1947. 8R.M.Jones, Spiritual Reformers in the 16th and 18th Centuries (1914), Boston 1959, 221-227. si affollavano sopra così che ero come avvolto da una nube». Così anche ricordare, con Hill, l’enorme impulso delle scienze mediche, in quel secolo, può spiegare perché Fox, trasportato in Paradiso, si domandi se non sia il caso di diventare medico («practise physic for the good of mankind»).
Può essere pertinente il richiamo alla prefazione di William Penn, quando scrive: «In tutte le cose si dimostrava un uomo, anzi,un uomo forte, un uomo nuovo e di alti pensieri [“heavenly-minded”], teologo e naturalista [“a divine and a naturalist”], una creatura tutta di fattura del Onnipotente.  Sono stato sorpreso per le sue domande e le sue risposte nelle cose della natura; perché mentre era ignorante per quanto riguarda la scienza inutile e sofisticata, aveva in sé i fondamenti del sapere utile e raccomandabile, e lo apprezzava sempre» (J XLVIII). E’ una specie di idealizzazione di Fox, cui si attribuiscono i tratti di quel nuovo Adamo, che era tanto centrale nella concezione degli Amici, tanto più per quelli che, come Penn, erano protesi verso la nuova esperienza americana.
10Nell’Inghilterra di Milton, del Paradise Lost e del Paradise Regained, e dei Two Treateses on Government di Locke,la discussione sulla condizione adamitica era fondamentale, e attraverso di essa si elaboravano idee sullo stato di natura e sulla legge naturale, idee decisive per la concezione moderna della politica. Per quanto riguarda Fox e il primo movimento quacchero, l’antropologia implicita nella visione del paradiso si sviluppa immediatamente in una prassi in cui mistica e politica sono perfettamente contigue e coerenti.
E’ subito dopo la visione che Fox spiega come debba dare del «tu» a tutti, e non levarsi il cappello dinanzi ad alcuno(J 36).E’ a causa della sua fedeltà alla visione che Fox viene incarcerato nel 1650:

Mi fecero entrare e uscire dalla stanza interrogandomi dall’una del pomeriggio alle nove di sera,  portandomi avanti e indietro, e mi deridevano per i miei «rapimenti» (così si esprimevano). Infine mi chiesero se ero santificato.
Io risposi: «Santificato? Sì, perché sono stato nel paradiso di Dio».
Mi chiesero allora se non avevo peccato. «Peccato?» risposi. «Cristo mio Salvatore mi ha liberato dal peccato, e in lui non c’è peccato. Mi chiesero poi come facevo a sapere che Cristo abita in noi. Io risposi: «Dallo Spirito che lui ci ha dato». Allora per mettermi alla prova mi chiesero se qualcuno di noi fosse Gesù Cristo. Io risposi: «No, noi non siamo nulla. Cristo è tutto.» Loro chiesero: «Se un uomo ruba commette peccato?» Io risposi: «Ogni ingiustizia è peccato».
Mi interrogarono in questo modo per molto tempo. Poi mi condannarono come bestemmiatore e come uomo senza peccato, e mi destinarono assieme a un compagno alla Casa di Correzione di Derby per sei mesi (J 51 s) 

Alla sua visione ancora si appella quando vorrebbero, nello stesso carcere di Derby, farlo ufficiale dell’esercito del Commonwealth, e alle insistenze e alle lusinghe egli risponde di aver « aderito al trattato di pace che era stato concluso prima che esistessero le guerre e i conflitti» (J 65).9 Nella fetida prigione di Derby prigione è sconvolto da fatto che la pena di morte venga inflitta per un nulla , scrive ai magistrati, soffre lui stesso per questo pene mortali angosce mortali, ma la sua visione lo conforta. «Una volta stavo così male per questo che mi sembrava di morire; ma quando, rimanendo fermo nella volontà di Dio, quella sofferenza passò, si levò alta nella mia anima una preghiera al Signore. Allora vidi i cieli aprirsi e la gloria di Dio brillare luminosa su tutte le cose»(J 65s).
Per fedeltà alla sua visione scriverà a Cromwell: «Vivi nella sapienza della vita di Dio, in modo che attraverso di essa tu possa essere ordinato ad accogliere alla sua gloria, e ordinare le sue creature alla sua gloria»( 1655, J 194), e parole simili alla figlia di Cromwell, malata.
Per fedeltà alla sua visione Fox molto tardi , a quarantacinque anni, si sposerà con Margaret, vedova del giudice Thomas Fell, «per la redenzione di tutti i matrimoni a seguito della Caduta», per provare «com’era il matrimonio agli inizi prima che esistessero il peccato e la profanazione». Della sua visione parlerà, sino alla fine (J 665 s.).

11E’ appunto con l’immagine del primo incontro di Margaret Fell con George Fox, nel 1652, che vorrei rievocare per concludere. Questa scena vivida raccoglie in compendio metodi e e temi della predicazione quacchera primitiva (qui neppure più si pensa al confronto con la contemplazione Giustamente Paolo Ricca fa rilevare che il pacifismo quacchero non si radica semplicemente nel Sermone della montagna, ma sulla dottrina spirituale del seme e e della luce interiore, Le Chiese evangeliche e la pace, S.Domenico di Fiesole, 1989, 33 s. Citazioni tratte da John Sykes, Storia dei Quaccheri, tr. it. Firenze 1966, 100. boehmiana). La parole di Fox, le sue affermazioni e i suoi interrogativi, suppongono quel che si è detto prima circa le due posizioni fondamentali, ermeneutica ed antropologica, del quaccherismo, ma tutto questo viene tradotto, da Fox che interpella i cristiani di quella chiesa, in due domande semplici, nelle quali l’antico principio ermeneutico, patristico prima ancora che boehmiano, del «leggere la Scrittura nello stesso Spirito in cui fu scritta» diviene principio produttivo di parlare-agire nuovo: «La Bibbia dice; ma tu che cosa dici? e tu, come vivi?»:

Al momento del canto, prima del sermone, entrò e finito il canto, si alzò dalla sedia o dal banco, e chiese il permesso di parlare. E colui che era sul pulpito assentì. Le prime parole che disse erano così: «Non è ebreo chi lo è di fuori, né è circoncisione quella che è di fuori, ma è ebreo che lo è dentro, è circoncisione quella del cuore» [Rom 2,28s]. Continuò così, parlando di Cristo Luce del mondo, che illumina ogni uomo che viene nel mondo [Gv 1,9]; quella luce poteva radunarli dinanzi a Dio ecc. Ed io mi alzai dal mio banco e mi meravigliai della sua dottrina, perché non avevo mai sentito nulla di simile. Ed egli continuò, e aprì le Scritture e disse:«Le Scritture furono le parole dei profeti e di Cristo e degli Apostoli, erano quanto essi, parlando, sperimentavano e possedevano, ricevendolo dal Signore» [«The Scriptures were the prophets’ words and Christ’s and the Apostle’s words and what as they spoke they enjoyed and possessed and had it from the Lord»]. E disse: «Che cosa avevano a che fare con le Scritture, se non in forza del loro rapporto con Spirito che le produceva? [«Then what had any to do with the Scriptures, but as they came to the Spirit that gave them forth?»] Tu dirai: “Cristo ha detto questo, e gli apostoli hanno detto quello”. Ma tu, che cosa puoi dire? Sei figlio della Luce, hai camminato nella Luce, e ciò che dici, viene interiormente da Dio?»[«You will say, Christ says this, and the apostles say this; but what canst thou say? Art thou a child of light and hast walked in the light, and what thou speakest, is inwardly from God?»]
Queste parole mi trapassarono il cuore e allora vidi chiaramente che tutti siamo nell’errore. Così mi risedetti sul banco e piansi amaramente. E gridai in spirito al Signore:«Siamo tutti ladri, siamo tutti ladri, abbiamo preso la lettera delle Scritture e non ne sappiamo nulla, dentro di noi». 12
Pier Cesare Bori
11Cf.

 

DALLE LETTERE DI GEORGE FOX

A quel che di Dio è in voi mi rivolgo, e vi supplico per il Signore di tornare dentro di voi, in attesa di udire la sua voce dentro. Attendendo, là, e tenendovi stretti al Signore, crescerà il discernimento, perché possiate distinguere la voce dello straniero quando si farà sentire… Siate fedeli, siate fedeli al Signore, in quel che voi sapete. Ep. 5 (1652).
Il vostro maestro è dentro di voi ; non cercate fuori ; lui vi insegnerà, mentre siete coricati e mentre siete per strada, come evitare ogni occasione di peccato e ogni cattiva azione [1652; Journa1,143].
Sottomettetevi, e il potere verrà. Riposando sul fondamento di ogni rivelazione, state fermi e tranquilli e la forza verrà, subito. State fermi e tranquilli nella luce, sottomettetevi ad essa, e tutto il resto tacerà e scomparirà, e la gioia verrà. E quanto verranno tempeste e travagli, sprofondatevi in quanto è puro, tutto tacerà e svanirà…Quando i vostri pensieri vagano lontano, allora siete turbati e inquieti. Fermate la mente su quello Spirito, che era prima della lettera. In esso apprenderete a leggere rettamente le Scritture. Ep. 10 (1652).
Riconoscetevi gli uni gli altri nella potenza della vita senza fine e mutamento…Attenetevi nelle vostre riunioni a quel che non muta. Cristo e null’altro regni in voi. Ep. 23(1653).
La vostra forza è nel restare fermi e tranquilli, e nell’ esserne rigenerati. Occorre che sappiate come attendere e come camminare dinanzi a Dio, mediante lo Spirito che è in voi…E, amici, dovunque vi riunite, prestate attento ascolto gli uni agli altri, sul fondamento di quanto è eterno, e badate che le vostre parole provengano dalla vita eterna. Ep. 46(1653).
Amici, accudite il seme di Dio e la vita di Cristo. Non siate oppressi da molti pensieri, ma sia la vostra vita al di sopra ogni pensiero, affinché possiate regnare e vivere nel seme di Dio. Ep. 52 (1653).
Il nucleo sta dentro, la scorza fuori… Quelli di fuori si nutrono fuori. Ep. 46(1653).
Attenetevi al si e al no , perché chi non ha potere sulla sua lingua, la sua religione è vana. Ep. 58(164).
Amici tutti, tenetevi bene in basso. E dimorate nella vita di Dio, per tenervi in basso. Ep. 62 (1654).
Attendete tutti il Signore, perché possiate stabilmente dimorare in lui… Nessuna creatura può leggere le Scritture traendone profitto, se non chi giunge alla luce e allo Spirito che produssero le Scritture. Ep. 65 (1654).
Figli miei …questa è la mia gioia, che troviate ordine e guida nella potenza di Dio, e la riconosciate ciascuno nell’altro, e riconosciate la voce, e il suono delle parole, e la loro potenza . Giacché le parole, senza la potenza, distruggono la semplicità, divengono forma, e stanno fuori dell’obbedienza alla verità. Ep.79 (1654).
Vivete nel seme e sperimenterete allora il ministero della vita e dello spirito dentro ciascuno di voi, affinché possiate essere di vantaggio agli altri che sono di fuori, e gli uni agli altri. Ep. 84 (1655).
C’è in voi la tentazione di lasciarvi attrarre dagli affari e di strafare. Allora avverrà che non potrete fare nulla al servizio di Dio, saprete solo agitarvi ripetendo “i miei affari, i miei affari!”. Sarete immersi nelle cose, e non sarete sopra le cose… Così, quanto siete assorbiti dalla questione del denaro, e ne siete oppressi, tornate con la mente a quel che eravate prima. Ep. 131 (1656).
Amici tutti, dappertutto, riunitevi insieme e attendete che, nella misura dello Spirito, le vostre menti siano da lui guidate sino a Dio e ricevano da Dio sapienza…Amici, riunitevi insieme … e riconoscetevi l’un l’altro in quel che è eterno, nella luce che era prima che il mondo fosse…Quando volgete le spalle a questa luce, divenite estranei, e, trascurando le riunioni, divenite freddi…Ep.149 (1657)

parlate, magari solo due o tre parole, e sedetevi di nuovo; e tenetevi nella vita, perché possiate rispondere a quel che di Dio è presente in ogni uomo sulla terra. Ep. 150 (1657).
Quando gli amici avranno finito di discutere le loro faccende, siedano e continuino ancora un poco, quietamente, e attendano il Signore per sperimentare la sua presenza. Non vadano oltre, ma si attengano a quella potenza che vi fa sentire che l’Onnipotente è fra di voi. Ep. 162 (1658).
Così prima della caduta non c’erano giuramenti; nella caduta c’erano; ma dopo la restaurazione della primitiva condizione, non ci sono né giuramenti, né decime, né templi esterni. Ep. 165 (1658).
Non abbiamo bisogno di messe che ci insegnino, non abbiamo bisogno del libro di preghiera, perché lo Spirito che produsse le Scritture ci insegna come pregare, cantare, digiunare, ringraziare, onorare glorificare Dio. Ci insegna come camminare dinanzi a lui e agli uomini, e come usare di tutte le creature sulla terra. Ep.171 (1659).
Dappertutto, tutti gli amici che sono morti alle armi carnali e le hanno fatte a pezzi, dimorino in quel che toglie di mezzo ogni occasione di guerra, nella potenza che ridà la vita agli uomini e non ne distrugge alcuno, né vuole che si distruggano. Ep. 177(1659).
Il seme cresce in voi nel silenzio, dove potete trovare nutrimento, nello spirito di vita… Là c’è innocenza e semplicità di cuore, lo spirito si vivifica, la vita si nutre. Ep. 181 (1659).
Fratelli, guardatevi dal mescolarvi con le potenze esteriori, terrene Ep.188(1659).
Riconoscete l’uno nell’altro la potenza e la vita di Dio. Esse produssero le Scritture ed erano prima delle Scritture. In quella vita che ha in sé l’unità, Dio Onnipotente vi preservi. Ep.197(1660).
Ma io vi dico, siete redenti da Cristo…perché l’uomo potesse giungere allo alla condizione in cui era Adamo prima della caduta, e anche oltre, in Cristo, ad una condizione donde non ci sarà caduta. Questa è la mia testimonianza a voi, e a tutti gli uomini sulla terra. Ep.222 (1662).
Non v’è conoscenza delle Scritture se non mediante lo stesso Spirito Santo che ha indotto gli uomini santi a produrle… Conoscere la comunione con Cristo nella morte e nella sofferenza è più della comunione del pane e del vino. Questa ha fine, mentre la comunione dell’Evangelo e dello Spirito Santo non hanno fine. Ep.230 (1663).
Se non vi discostate dalla luce, dallo Spirito e della verità che sono dentro, sentirete la luce che vi guida e vi conduce, e vi istruisce. In questa luce potrete rivestire l’immortalità. E non vergognatevi di Gesù Cristo, luce, vita e maestro, e del suo spirito che vi guida. Ep. 238 (1664).
Non si deve sempre parlare, o stare a sentire chi parla, ma ci si deve infine sottomettere in obbedienza . Ep. 248 (1666).
Attendete, nella sua potenza e nella sua luce, affinché possiate esser figli della luce, credendo nella luce che è la vita in Cristo, innestati in lui, la vera radice ed edificati su di lui, il vero fondamento. Ep. 288 (1672).
Cari amici,
con affetto saluto voi e tutti gli altri amici fedeli in catene. Il mio desiderio si volge al Signore: che in questi giorni di grande tempesta possiate stare eretti, fedeli e coraggiosi, nel suo nome glorioso e nella sua pacifica verità …Sono testimone di Dio in tutte le mie sofferenze e imprigionamenti e frustate dinanzi ai magistrati, sessanta volte circa, in trentasei anni. E cosi, amici, possiate uscire dalla prova più preziosi dell’oro dal crogiolo. Attenetevi alla parola della pazienza. Ep. 377 (1682).
Lettera a tutti coloro che vanno in America per impiantarvi nuove fattorie.
Dovunque vivete e vi insediate materialmente, invitate tutti gli indiani e i loro capi e riunitevi con loro, e loro con voi, così da creare piantagioni interiori con la luce e la potenza di Dio e la grazia, la verità e lo spirito di Cristo e così da rispondere alla luce della verità e allo spirito di Dio che è negli indiani, nei loro capi e nel loro popolo…Ep.379 (1682).

Lo ripeto: se al Signore piacerà e sarà sua volontà di provarvi in fetide prigioni , in torri, a Brideswells, in case di pena, se il Signore tollererà che siate messi in posti del genere….io dico che egli può santificare posti del genere… dico che il suo popolo è tutto nella mano e sotto le ali di Cristo…Pregate per i nemici che vi mettono in quei posti; e se vi maledicono e vi odiano, dovete benedirli e far loro del bene… Tenetevi sotto l’ala di Cristo: egli è il vostro santuario e il vostro salvatore che distrugge il distruttore, ed è sopra tutti, il primo, l’ultimo. Ep. 398 (1684).
La vostra stella è fissa, con essa potrete orientarvi sino a giungere all’eterna terra del riposo, il regno di Dio. Addio, null’altro che il mio amore. No more but my love. Ep. 314(1675).

E’ stata ampliatala pagina di George Fox con la prefazione di W. Penn, esclusa da Bori ma meritevole di lettura: https://quaccheri.wordpress.com/autori-george-fox/

George Fox (1624-1691)
George Fox dettò il suo Journal a Thomas Lower nel 674-1675, ed esso fu poi pubblicato nel 1694 da Th. Ellwood. I numeri tra parentesi quadre rinviano all’edizione Nickalls (Oxford 1952)-Il diario si apre con la prefazione (1694) di William Penn (1644-1718, il fondatore della Pennsylvania) Una versione completa del diario disponibile in italiano è quella a cura di Giovanni Pioli, Il Giornale di George Fox, Roma 1969. Il Diario è di difficile traduzione, sia per l’essenziale e talvolta rude semplicità del linguaggio, sia per il fondo biblico, non più percepibile dalla nostra cultura.

 

Dalla prefazione di William Penn

 

Era un uomo che Dio aveva dotato di una chiara e straordinaria profondità, in grado di discernere lo spirito degli altri, e di dominare assai bene il proprio. Sebbene la sua intelligenza, dal unto di vista più mondano, e specialmente in modo di esprimersi, potesse sembrare alle sensibilità raffinate sgraziata e fuori moda, la sostanza era molto profonda e non solo reggeva ad un attento esame, ma quanto più era considerata, tanto più risultava consistente e istruttiva. Le sentenze sulle cose divine che da lui talvolta venivano, per quanto improvvise e frammentarie, erano spesso come testi da cui si potevano sviluppare spiegazioni assai belle. Il fatto che non vi fosse ne arte ne parte che potesse influire sul contenuto o sul modo di esercizio del suo ministero e che le tanto straordinarie , eccellenti e necessarie verità che era venuto a predicare al genere umano non avessero nulla dell’intelligenza e della sapienza umana a raccomandarle, era davvero , tutto questo, una dimostrazione, al di là di ogni contraddizione, che era stato Dio ad inviarlo : sicché dal punto di vista umano egli era originale , di nessun uomo era la copia. Il suo ministero e isuoi scritti mostrano che erano espressione di uno che non aveva ricevuto insegnamento umano e che non aveva imparato dallo studio quello che diceva. Le verità che egli comunicava non erano nozionistiche o speculative, ma verità sensibili e pratiche , che tendevano alla conversione, alla rigenerazione e all’insediamento del regno di Dio nel cuore degli uomini. Il suo lavoro consisteva nel trovare il modo in cui questo poteva realizzarsi (XKII-XLIII)

 

Nella sua testimonianza o ministero si sforzò di aprire la Verità alla comprensione della gente dando loro un fondamento, Gesù Cristo , la Luce nel mondo, in modo che , riconducendoli a quanto di divino c’era in loro, potessero conoscere e giudicare meglio di questo, e di se stessi.(XLIII).

 

Ma soprattutto egli eccelleva nella preghiera. L’intima natura e la profondità del suo spirito, l’impressione di solennità e la reverenza suscitate dal suo modo di presentarsi e dal suo comportamento, la scarsità e la pienezza delle sue parole devastavano spesso l’ammirazione anche negli estranei, perchè quelle parole erano di solito motivo di consolazione intorno a lui. Il suo modo di pregare costituiva, devo dire, quanto di più impressionante, di più vivo, di più degno di rispetto io abbia mai avvertito o osservato. In verità questa era la testimonianza del fatto che era più vicino a Dio più degli altri uomini, e quanto più lo si conosceva tante più ragioni si avevano per avvicinarsi a lui con riverenza e timore.. (…)

 

Era così dolce, soddisfatto, modesto, disponibile, costante, tenero che era un piacere stare in compagnia Non esercitava la sua autorità se non sopra il male che si trovava ovunque e in ognuno, ma lo faceva con amore, compassione e pazienza; un uomo tra i più capaci di misericordia, tanto pronto a perdonare quanto incapace a ricevere o portare offesa. Migliaia di persone possono veramente dire che egli fu per loro un salvatore, e per questa ragione gli spiriti eccellenti lo amavano con amore autentico e stabile.

 

Era un lavoratore infaticabile, infatti nella sua più giovane età, prima che i viaggi e e le molte straordinarie e profonde sofferenze indebolissero il corpo per il ministero itinerante, egli lavorò e si affaticò molto nella parola, nella dottrina e nella disciplina, in Inghilterra, Scozia e Irlanda, convertendo molti a Dio, confermando nella fede coro che erano convinti della verità, e stabilendo un buon ordine tra di loro, nella vita della chiesa.

 

Scrivo sulla base della mia diretta conoscenza e non prestando fede a racconti fatti da altri; ma mia testimonianza è vera, dal momento che sono rimasto con lui per intere settimane e mesi in diverse situazioni, che comportavano il più stretto contatto e nelle circostanze più critiche , di notte e di giorno, nel mare e sulla terra, in questo aese o altrove. Posso veramente dire che non l’ho mai visto fuori posto, o incapace ad affrontare un certo tipo di servizio o una certa situazione (XLII).

 

Nel suo comportamento era civile al di là di ogni forma di educazione; molto temperato, mangiava poco, e dormiva meno, sebbene la sua costituzione fisica fosse imponente.

 

In questo modo egli visse e dimorò fra di noi; e come visse, così morì, sperimentando nei suoi ultimi momenti la stessa eterna potenza, che lo aveva cresciuto e tenuto in vita Era così pieno di fiducia da trionfare sulla morte , come se la morte fosse cosa a malapena degna di nota e di menzione , perfino alla fine (XLIII):

 

Lamia opera si compie con questo breve epitaffio al suo nome

 

Molti figli hanno agito con virtù in questo giorno, ma, caro George , tu li superi tutti. (XLIII).

 

 

 

 

 

 

DAL «DIARIO» di GEORGE FOX
1635 Affinché tutti possano conoscere come il Signore ha operato con me, e attraverso quali esperienze, prove e sofferenze mi ha guidato.
Sono nato nel mese chiamato luglio nell’anno 1624, a Drayton-in-the Clay nel Leicestershire. Mio padre si chiamava Christopher Fox; e di professione faceva il tessitore, un uomo onesto, e c’era un seme di Dio in lui. I vicini lo chiamavano «l’Onesto Cristoforo». Mia madre era una donna retta; il suo nome da ragazza era Mary Lago, della famiglia dei Lagos, della stirpe dei martiri.
Quando giunsi all’età di undici anni, maturai la coscienza della purezza e dell’onestà, poiché fin da bambino mi fu insegnato come potevo mantenermi puro. Il Signore mi insegnò ad essere fedele in tutte le cose, ad agire fedelmente sia interiormente, verso Dio, sia esteriormente verso gli uomini, e ad attenermi il «sì» e il «no» in tutte le occasioni. Perché il Signore mi mostrò che anche se la gente del mondo ha la bocca piena di inganni e di parole volubili, io invece dovevo attenermi al «sì» e al «no» in ogni circostanza; che le mie parole dovevano essere poche e saporite, condite con grazia; che non dovevo bere e mangiare in maniera sregolata ma per mantenere la salute, facendo uso delle creature secondo lo scopo per cui erano state create, come servi, ciascuno al loro posto, per la gloria di colui che le creò [1].

In seguito, siccome ero ormai cresciuto, i miei parenti pensarono di fare di me un ecclesiastico, ma altri li persuasero a cambiare consiglio; allora fui mandato a lavorare con un calzolaio di mestiere, che commerciava in lana e allevava bestiame per venderlo, molto passava attraverso di me. Finché io rimasi con lui, egli fu come benedetto dal cielo; ma dopo che io lo lasciai fallì e le sue cose andarono in rovina. In tutto quel tempo non feci mai torto a uomo o donna, perché la potenza del Signore era con me e sopra di me, per preservarmi dal male. Mentre svolgevo quell’occupazione nel trattare con i clienti usavo la parola «verily» («in verità») ed era abbastanza comune tra la gente che mi conosceva dire: «Se George dice ‘in verità’ non c’è modo di smuoverlo». Quando i ragazzi e la gente rozza si prendevano gioco di me li lasciavo fare e andavo per la mia strada, ma la gente in genere amava la mia innocenza e la mia onestà [2].
1644 Durante la mia permanenza a Barnet, fui colpito da una forte tentazione di disperazione.
E allora compresi come Cristo fu tentato e le gravi pene in cui mi trovavo. Talvolta restavo ritirato nella mia camera, e spesso camminavo in solitudine nel parco della città, in attesa del Signore. E mi meravigliavo che queste cose capitassero proprio a me, riflettevo sulla mia vita e dicevo: «Sono mai stato così prima?»[4]
1646 Quando giunsi nel Leicestershire, i miei parenti avrebbero voluto che mi sposassi, ma io
dissi loro che ero ancora un ragazzo e che dovevo prima acquistare saggezza.. Altri avrebbero voluto che io diventassi soldato della compagnia ausiliare, ma io rifiutai, e rimasi addolorato che loro facessero questo tipo di offerte a un giovane tenero quale ero. Quindi mi recai a Coventry, dove presi una camera nella casa di un uomo di chiesa fino a quando la gente cominciò a conoscermi, dato che in quella città c’erano molte persone gentili.
Dopo un po’ di tempo tornai di nuovo nel mio paese, e vi rimasi per quasi un anno, in gravi pene e angustie, passeggiando molte notti in solitudine [5].
Mi recai a visitare un altro vecchio prete a Mancetter nel Warwickshire e ragionai con lui riguardo alle cause della disperazione e delle tentazioni, ma lui non conosceva la mia situazione, e mi prescrisse l’uso del tabacco e il canto dei salmi. Il tabacco era una cosa che io non amavo, e i salmi non ero in condizione di cantarli, non sapevo cantare. Allora lui mi invitò a ritornare promettendo di dirmi molte altre cose, ma quando ritornai da lui era arrabbiato e ombroso, perché non gli era piaciuto quello che gli avevo detto nell’occasione precedente [5-6].
1647 Portai le Scritture e dissi a quella gente che dentro l’uomo c’è l’unzione dello spirito, che
insegna, e che il Signore avrebbe istruito lui stesso il suo popolo [8].
Press’a poco all’inizio del 1647, fui mosso dal Signore ad andare nel Derbyshire, dove mi incontrai con alcuni amici, ed ebbi molti colloqui con essi. Quindi prosegui nella regione chiamata Peak, dove mi incontrai con altri amici e con alcune persone che avevano idee vuote e superbe. Continuando a viaggiare attraverso il Leicestershire e nel Nottinghamshire, conobbi persone gentili, e una donna gentilissima, di nome Elizabeth Hooton; con queste persone ebbi alcuni incontri e colloqui. Ma le mie pene continuavano, ed ero spesso sottoposto a gravi tentazioni; digiunavo spesso e molti giorni camminavo lontano dalle case in luoghi solitari, spesso prendevo la mia Bibbia e andavo a sedere in qualche albero cavo, in luoghi solitari fino a quando la notte giungeva; e molte volte mi aggiravo qua e là anche la notte in una dolorosa solitudine, poiché nel tempo dei primi interventi del Signore su di me io ero un uomo pieno di dolore [9].
Oh, eterno amore di Dio per la mia anima in grave angoscia! Esso eccedeva di gran lunga la misura delle mie gravi pene e dei miei tormenti [10].
Dopo aver ricevuto dal Signore l’illuminazione che mi fece comprendere come essere stati educati a Oxford o a Cambridge non fosse sufficiente a preparare un uomo ad essere ministro di Cristo, i preti per me persero di valore, e prestai maggiore attenzione ai dissenzienti. Vidi che tra di essi c’erano alquanto gentili, e molti di loro in seguito si lasciarono convincere, perché avevano una qualche larghezza di vedute. Ma come avevo abbandonato tutti i preti, così io abbandonai anche i predicatori indipendenti, e quelle che erano ritenute le persone di maggiore esperienza, poiché mi resi conto che tra di essi non c’era nessuno che poteva parlare alla mia condizione. Ma quando tutte le mie speranze in loro e in tutti gli uomini erano andate, in modo che io non avevo più nulla fuori di me che mi potesse aiutare, quando non sapevo più cosa fare, allora, oh allora udii una voce che diceva: «C’è uno solo che può veramente parlare alla tua condizione: proprio Gesù Cristo». A queste parole il mio cuore diede un balzo di gioia. Allora il Signore mi mostrò la ragione per cui non c’era sulla terra nessuno che potesse parlare alla mia condizione: affinché io tributassi a lui tutta la gloria, poiché tutti sono sottoposti al peccato, e resi muti dalla

mancanza di fede come io lo ero stato, in modo che Gesù che illumina e dona grazia, fede e potenza, potesse avere su tutti la preminenza. Così, quando Dio è all’opera, chi può fermarlo? Questo ho imparato dall’esperienza [11].
Un giorno dopo aver camminato in solitudine nella campagna e essere ritornato a casa, fui rapito nell’amore di Dio, in modo che non potevo fare altro che ammirare la grandezza del suo amore. Mentre ero in quella condizione la luce e la potenza eterna mi si dischiusero, e in esse io vidi chiaramente che tutto era stato fatto e doveva essere fatto in Cristo e per mezzo di Cristo; e come lui vince e distrugge questo tentatore, il Diavolo e tutte le sue opere, ed è superiore a lui; e che tutte queste pene erano state un bene per me, e le tentazioni avevano messo alla prova la fede che Cristo mi aveva dato. E il Signore mi rivelò quello che io vidi attraverso tutte queste pene e tentazioni. La mia viva fede era cresciuta al punto che tutto era fatto per mezzo di Cristo, la vita e la mia fede erano in lui. Quando in qualunque momento un velo mi rendeva oscura la mia condizione spirituale, la mia fede intima rimaneva salda, e la speranza dentro mi sosteneva, come un’ancora in fondo al mare, e ancorava la mia anima immortale al suo Capo, facendola galleggiare sulla superficie del mare, il mondo, dove imperversano tutte le onde furiose, gli uragani, le tempeste e le tentazioni. Ma oh, proprio allora vidi le mie pene, prove e tentazioni, meglio di come le avevo viste in ogni altro momento [14].
Per questo nessuno può essere un ministro di Gesù Cristo se non nello Spirito eterno, che esisteva prima che le Scritture fossero annunciate; perché se essi non hanno il suo spirito, non hanno niente di lui [17].
Però l’opera del Signore continuò in alcuni, e le mie pene e i miei affanni cominciarono a svanire e lacrime di gioia scendevano dal mio viso: lacrime di gioia che avrei potuto versare giorno e notte davanti al Signore, con umiltà e contrizione di cuore. Vidi allora ciò che è eterno e cose ineffabili; e del grande e infinito amore divino conobbi ciò che non può essere espresso a parole. Poiché ero stato trasportato dall’eterno e glorioso potere di Cristo proprio attraverso 1′ oceano delle tenebre e della morte, attraverso e sopra il dominio di Satana, proprio attraverso la tenebra che copriva tutto il mondo e che tutto racchiudeva e imprigionava nella morte. E l’eterna potenza di Dio, che mi portò attraverso queste cose, era la stessa che in seguito scosse le nazioni, i preti, gli uomini di chiesa e il popolo. Quindi potevo dire di essere stato, in spirito, a Babilonia, a Sodoma e in Egitto, e nella tomba, ma di esserne uscito, per l’eterna potenza di Dio, e di essere stato posto al di sopra di queste cose, e del loro potere, essendo entrato nella potenza di Cristo. E vidi le messi biondeggiare il seme di Dio sparso abbondantemente sul terreno, più di quanto mai frumento sia stato affidato alla terra, e nessuno per raccoglierlo; e per questo io mi affliggevo con lacrime [21].
1648 Nel 1648, mentre mi trovavo seduto nella casa di un Amico nel Nottinghamshire (poiché in questo tempo la potenza di Dio aveva aperto il cuore di alcuni affinché ricevessero la parola di vita e riconciliazione), vidi che stava per prodursi una grande crepa attraverso tutta la terra, e che un grande fumo si sarebbe levato da quella crepa; e dopo questa ci sarebbe stata una grande scossa. Era la terra nel cuore degli uomini, doveva essere scossa prima che il seme di Dio potesse crescere dalla terra[…] E fu proprio così; poiché la potenza del Signore cominciò a scuotere gli animi, e noi cominciammo ad avere grandi riunioni, e la potenza del Signore si manifestava tra la gente, con grande sorpresa sia dei laici che dei preti [22].
Dopo questo mi recai ancora a Mansfield, dove c’era un grande incontro di uomini di chiesa e di gente comune: lì fui ispirato a pregare, e la potenza del Signore era così grande che sembrava che la casa ne fosse scossa. Quando ebbi finito, qualcuno dei fedeli disse che era come ai tempi degli apostoli, quando la casa dove essi si trovavano era rimasta scossa [22-23].
Una mattina, mentre stavo seduto vicino al fuoco, venne su di me una gran nube, e una tentazione prese ad ossessionarmi: ma rimasi seduto , tranquillo. Mi si diceva: «Tutte le cose vengono dalla natura», e gli elementi e gli astri mi si affollavano sopra così che ero come avvolto da una nube. Ma poiché me ne stavo tranquillo e silenzioso, la gente in casa non si accorgeva di nulla. E mentre sedevo tranquillo sotto questa visione, e lasciavo che avesse il suo corso, sorsero in me una speranza viva e una voce vera che diceva: «C’è un Dio vivente che ha fatto tutte le cose». E subito la nube e la tentazione svanirono, e la vita prevalse su tutto, e il mio cuore si rallegrò e lodai il Dio vivente. Dopo qualche tempo incontrai alcune persone che avevano l’idea che non ci fosse un Dio, e che tutte le cose invece venissero dalla natura. Ebbi con loro una grande disputa e li soverchiai e indussi taluni di loro a confessare che c’è un Dio vivente. Allora vidi che era stato bene che io passassi attraverso a quella prova[ 25].

Mentre mi trovavo a Mansfield, aveva luogo una seduta di magistrati riguardo all’assunzione dei servitori; e fui ispirato dal Signore ad andare a parlare ai magistrati affinché non sfruttassero il personale a servizio nei salari. Così mi recai all’albergo dove si erano adunati i magistrati, ma vi trovai una compagnia di violinisti, e allora non giudicando quello un momento adatto non entrai, pensando di ritornare il mattino seguente, quando avrei potuto trovare una più seria occasione di parlare con loro. Ma quando al mattino ritornai, erano già partiti, e io rimasi colpito da cecità, al punto che non potevo più vedere. Chiesi allora al padrone dell’albergo dove i magistrati avessero tenuto la loro seduta quel giorno e lui mi indicò una città distante otto miglia. Dal momento che la mia vista stava ritornandomi mi recai in quella città correndo quanto più velocemente potevo. Arrivato alla casa dove si trovavano i magistrati e molti servitori, esortai i magistrati a non sfruttare i servitori nei loro salari, e a comportarsi con loro in maniera giusta e onesta; e esortai i servi a compiere i loro doveri, e a servire onestamente, ecc. Tutti ricevettero le mie esortazioni gentilmente, poiché io ero ispirato dal Signore [26].
Così l’opera del Signore progredì, e molti furono condotti dalle tenebre alla luce nel corso del triennio che comprende il 1646, il 1647 e il 1648. Si tennero allora diversi incontri di Amici in molti luoghi per raccogliere l’insegnamento di Dio, attraverso la sua luce, il suo spirito e il suo potere, poiché la potenza del Signore si manifestava irrompendo in modo sempre più meraviglioso.
Potevo dire a quel punto di essere asceso in spirito fino al paradiso di Dio, attraverso la spada fiammeggiante. Tutte le cose erano nuove e tutta la creazione mandava per me un profumo, diverso da prima, inesprimibile. Non conoscevo altro che purezza, innocenza e giustizia, essendo stato rinnovato ad immagine di Dio da Gesù Cristo, così da poter dire d’essere asceso alla condizione in cui era Adamo prima della caduta. La creazione era manifesta ai miei occhi e mi fu mostrato come tutte le cose hanno i loro nomi attribuiti loro in base alla natura e virtù. Ed ero incerto se dedicarmi alla professione di medico a beneficio dell’umanità, vedendo che mi erano state così manifestate dal Signore la natura e la virtù delle creature. Ma subito fui rapito in spirito, perché conoscessi una condizione diversa e più stabile di quella di Adamo quando era innocente: quella di Gesù Cristo che non sarà mai soggetta a caduta. E il Signore mi mostrò che quelli che gli siano stati fedeli nella potenza e nella luce di Cristo dovranno ascendere a quella condizione in cui viveva Adamo prima della caduta, dove le opere mirabili della creazione e le loro virtù possono essere conosciute attraverso le manifestazioni di quella divina Parola di sapienza e potenza da cui furono create. A grandi cose il Signore mi introdusse , e meravigliose profondità mi furono manifestate, di là da quanto si possa esprimere a parole; ma appena ci si sottomette allo spirito di Dio, e si cresce nell’immagine e nella potenza dell’Onnipotente, si può ricevere la Parola di sapienza, che tutto manifesta, e si può riconoscere la segreta unità dell’Essere Eterno.
Così viaggiai al servizio di Dio, come il Signore mi guidava. E quando arrivai a Nottingham, la grande potenza di Dio era là tra gli amici. Di là andai a Clawson in Leicestershire, nella valle di Beavor, e la grande potenza di Dio era anche là, in parecchie città e villaggi dove gli Amici erano radunati. Mentre ero là, il Signore mi manifestò tre cose a proposito delle tre grandi professioni nel mondo, la medicina, la teologia (cosiddetta) e la legge. E mi mostrò che i medici erano estranei alla sapienza di Dio, dalla quale le creature furono fatte, e che perciò essi non conoscono le virtù delle creature, perché sono estranei alla Parola di sapienza da cui furono fatte. E mi mostrò che i preti erano estranei alla fede vera di cui Cristo è autore, la fede che purifica e dà vittoria e porta gli uomini ad avere accesso a Dio, la fede per cui sono graditi a Dio, mistero della fede, che la coscienza pura comprende. Mi mostrò anche che gli uomini di legge erano estranei all’equità e alla vera giustizia, e a quella legge di Dio che giudicò la prima trasgressione e ogni peccato e che corrisponde allo spirito di Dio che viene contristato e offeso nell’uomo. Mi fece vedere che questi tre, i medici, i preti e gli uomini di legge reggevano il mondo privi della sapienza, della fede e dell’equità e della legge di Dio, gli uni pretendendo di curare il corpo, gli altri l’anima, gli altri la proprietà privata. Ma vidi che erano tutti estranei, estranei alla sapienza, estranei alla fede, estranei all’equità e alla legge perfetta di Dio [ 27- 29].
Vidi anche come la gente legga le Scritture senza averne una retta percezione, e senza applicarle come si deve alla propria condizione. Perché, quando leggono che la morte ha regnato da Adamo a Mosè, che la legge e i profeti ci sono stati fino a Giovanni, e che l’ultimo nel regno è più grande di Giovanni, leggono queste cose e le applicano ad altri, ma non a se stessi, le ritengono vere per altri ma non per loro stessi, e non si volgono verso loro stessi per trovarne la verità dentro di loro. Invece, siccome queste cose mi furono manifestate, vidi la morte regnare da Adamo a Mosè, dall’ingresso nella trasgressione sino al ministero della condanna, che trattiene gli uomini dal peccato che porta la morte. Allora, oltrepassato il ministero di Mosè, si può leggere e comprendere il ministero dei profeti , che giunge attraverso figure, tipi e ombre sino a Giovanni, il più grande tra i profeti nati da donna; ministero che prepara la via del Signore, abbassando le montagne elevate e rendendo diritti i sentieri. Oltrepassato questo ministero, si può conoscere come entrare nel regno eterno.

E vidi che nessuno poteva leggere le parole di Giovanni, avendone una vera comprensione, se non in, e con lo stesso Spirito per cui Giovanni disse quelle parole, e mediante quella sua luce ardente e splendente che è inviata da Dio. Perché mediante quello spirito e loro nature curve possono essere rese diritte, e le loro nature aspre possono essere levigate, e colui che opera dentro di loro con prepotenza e violenza può essere cacciato, e quelli che erano ipocriti possono giungere a produrre frutti atti al pentimento, e le loro montagne di peccato e di sapere terreno possano essere in loro abbassate, e le loro valli in loro esaltate, così che sia preparata in loro una via al Signore: il minimo nel regno è più grande di Giovanni. Ma tutti devono prima conoscere la voce che grida nel deserto, nei loro cuori, che attraverso la trasgressione è divenuto come un deserto.
Così vidi che era facile dire che la morte era regnata da Adamo a Mosè, e che la legge e i profeti erano fino a Giovanni e che il più piccolo nel regno è più grande di Giovanni; ma nessuno poteva sapere come la morte regnasse da Adamo a Mosè ecc. se non nello stesso Spirito Santo in cui erano Mosè, e i profeti e Giovanni. Non potevano conoscere il significato spirituale delle parole di Mosè, dei profeti, e di Giovanni, né vedere le loro sofferenze e i loro viaggi e molto meno vedere oltre di loro, sino al termine loro nel regno, a meno che avessero lo Spirito e la luce di Gesù; né potevano conoscere le parole di Cristo e dei suoi apostoli senza il suo spirito.
Ma quando attraverso lo Spirito e la potenza di Dio si giunge a Cristo che adempie i tipi,le figure, le ombre, le promesse e le profezie che lo riguardano; quando si è condotti dallo Spirito Santo nella verità e nella sostanza delle Scritture, seduti ai piedi di lui che ne è l’autore e la fine, allora le Scritture si leggono e si comprendono con profitto e grande piacere.
Inoltre il Signore Dio, quando fui fatto ascendere così da giungere alla sua imagine, in giustizia e santità, entrando nel paradiso di Dio, mi fece vedere lo stato per cui Adamo divenne anima vivente, e anche la statura di Cristo, il mistero che era stato nascosto da età e generazioni: cose ardue a pronunciarsi, che molti non possono accettare. Giacché, di tutte le sette della cosiddetta cristianità che io ho potuto incontrare nel complesso, non ne trovai alcuna che potesse accettare che si dicesse che si deve giungere alla perfezione di Adamo, all’imagine di Dio e alla giustizia e alla santità in cui era Adamo prima della caduta, divenendo limpidi e puri senza peccato, come egli era. Perciò, come potrebbero accettare che gli si dica che si deve crescere sino alla misura della statura della pienezza di Cristo, quando non possono accettare di sentire che si deve arrivare, qui in terra, a quello stessa potenza e a quello stesso Spirito in cui si trovavano i profeti e gli apostoli? Sebbene sia una verità certa, che nessuno può capirne gli scritti nel modo giusto senza lo stesso Spirito mediante cui furono scritte [31-33].
Questo io vidi nelle pure manifestazioni della Luce, senza aiuto di alcun uomo, né io allora sapevo dove trovarlo nelle Scritture; sebbene dopo, cercando nelle Scritture, lo trovassi. Giacché in quella Luce e in quello Spirito che era prima che le Scritture fossero prodotte, e che aveva guidato i santi uomini di Dio a produrle, vedevo che tutti devono giungere a quello Spirito, se vogliono conoscere nel modo giusto Dio, o Cristo, o le Scritture , quello Spirito che guidava e ammaestrava quanti le scrissero [33].
Dovevo indirizzare la gente a quello Spirito che aveva prodotto le Scritture, e che poteva condurre all’intera verità, sino a Cristo e a Dio, come quelli che le avevano prodotte [34].
Queste cose le compresi non con l’aiuto degli uomini, né con la lettera, anche se le Scritture sono scritte nella lettera, ma nella luce del Signore Gesù Cristo, immediatamente attraverso il suo Spirito e la sua potenza, come fecero i santi uomini di Dio che scrissero le Sante Scritture. Non che io avessi poca stima delle Sante Scritture, anzi esse erano preziosissime per me, ma questo accadeva perché io ero nello stesso spirito in cui esse furono rivelate, e scoprii poi che quello che il Signore mi aveva manifestato concordava con esse [34].
Inoltre, quando Dio mi inviò nel mondo, mi proibì di togliermi il cappello davanti a chiunque, elevata o umile che fosse la sua condizione; e mi impose di dare del «tu» e del «te» a tutti gli uomini e a tutte le donne, senza considerazione per la loro condizione sociale, fosse essa elevata o bassa, di ricchezza o di povertà. E mentre viaggiavo su e giù per il paese, non dovevo dire«buongiorno» e «buonasera» a nessuno; né dovevo fare inchini o piegare il ginocchio davanti ad alcuno; e questo faceva infuriare le sette e gli uomini di chiesa. Ma la potenza del Signore mi fece superare tutte queste difficoltà per sua gloria, e molti in breve tempo si volsero a Dio, perché il giorno celeste del Signore sorse irrompendo dall’alto con rapidità e attraverso la sua luce molti poterono riconoscere la condizione in cui si trovavano [36].
1649 Oh la rabbia e il disprezzo, la collera e il furore! Oh i colpi, i pugni, le botte e gli
imprigionamenti che dovemmo sopportare per non toglierci il cappello davanti agli uomini! Perché era
proprio quello che ben presto mise alla prova la generale pazienza e la capacità di controllo. A qualcuno
di noi il cappello fu strappato con violenza e gettato via tanto che poi non lo ritrovarono. E’ difficile
riferire il linguaggio empio e il trattamento brutale che subimmo per questo, così come il pericolo di perdere la vita, un rischio in cui talvolta ci trovammo per questo stesso motivo. Tutto ciò ad opera di importanti grandi uomini di chiesa, che in tal modo mostravano di non essere dei veri credenti. E questa cosa, anche se piccola agli occhi del mondo, pure portò un’enorme confusione fra tutti gli uomini di chiesa e i preti. Ma, benedetto sia il Signore, molti finirono per rendersi conto della vanità di quel costume di togliersi il cappello davanti agli uomini, e sentirono, a sua sfavore, il peso della testimonianza della verità [37].
Mentre mi trovavo a Mansfield-Woodhouse, uscendo dalla riunione a Mansfield, fui ispirato ad andare in un Primo-giorno alla casa del campanile di quel luogo e dopo che il prete ebbe terminato io proclamai la verità a lui e al popolo. Ma la gente si scagliò su di me colpendomi con pugni e con libri, e mi gettarono a terra senza compassione o pietà e quasi mi soffocarono schiacciandomi. Fui pestato duramente nella casa del campanile, mi gettarono contro i muri e dopo avermi preso a spintoni e buttato fuori, caddi a terra nel cortile, tutto pesto per le loro crudeli percosse. Mi alzai di nuovo e allora mi presero a pugni, mi spinsero e mi picchiarono ora sollevandomi e ora gettandomi a terra e mi misero in ceppi e portarono una frusta per frustarmi, ma non lo fecero. E appena fui messo alla gogna mi lanciarono contro pietre e la testa, le braccia, il petto, le spalle, la schiena e i fianchi furono così colpiti che rimasi intontito e stordito dai colpi. Ero bollente quando mi misero in ceppi. Ma dopo un po’ di tempo mi liberarono e mi condussero davanti al magistrato, nella casa di un cavaliere dove c’erano molte importanti persone e mi esaminarono; io ragionai con loro delle cose di Dio e dei suoi insegnamenti, di Cristo, e di come quel Dio che aveva creato il mondo non stesse bene nei templi fatti con le mani. Io dissi poi diverse altre cose della verità e loro, vedendo come era stato trattato crudelmente, mi lasciarono libero. Quella gente feroce era pronta a gettarsi addosso a me con bastoni, ma il governatore glielo impedì. Dopo avermi liberato mi minacciarono con pistole, mi dissero che se mai fossi ritornato in quel luogo mi avrebbero sparato e ucciso; e che loro avrebbero portato le loro pistole perfino nella «casa del campanile. Con questo tipo di minacce io fui liberato. A causa dei maltrattamenti subiti potevo camminare o anche solo reggermi in piedi a malapena. Nonostante questo con grande sforzo riuscii a trascinarmi per circa un miglio fuori dalla città, e mentre attraversavo i campi incontrai alcuni Amici. Ero così malridotto che non potevo girarmi nel letto, anche il cuore dentro mi doleva, ma dopo poco tempo la potenza del Signore scese su di me e mi risanò, e di questo mio riconquistato benessere sia lode per sempre al Signore [44-45]
Mentre attraversavo il Leicestershire giunsi a Twycross, dove c’erano agenti delle imposte, e fui ispirato dal Signore ad andare da loro per ammonirli di guardarsi dall’opprimere i poveri, e la gente rimase molto colpita da questo mio gesto. In quella città viveva un uomo importante, malato da lungo tempo che i medici avevano rinunciato a curare. Alcuni Amici nella città desideravano che andassi a trovarlo. Mi recai alla sua casa ed egli mi ispirò alla preghiera; gli parlai nel suo letto, e la potenza del Signore entrò in lui, un uomo affettuoso e gentile. Lo lasciai, scesi al piano inferiore tra i domestici, e dissi poche parole: che loro avrebbero dovuto temere il Signore, pentirsi e fare grande conto del loro tempo e cose simili; a quel punto arrivò uno dei servi con una spada sguainata, corse verso di me prima che io mi accorgessi di lui e mi puntò la spada addosso. Io lo guardai in faccia e gli dissi: «Sciagurato, per me questa spada non è che una pagliuzza.» E allora lui fuggì adirato, urlando parole minacciose; io me ne andai, la potenza del Signore pervase ogni cosa e il suo padrone si ristabilì secondo la mia convinzione e la mia fede. Allora egli congedò il servo che mi aveva rincorso con la spada; in seguito fu ben disposto verso gli Amici e quando io ritornai in quella città sia lui che sua moglie vennero ad incontrarmi [49].
1650 In quel luogo venne un ufficiale di polizia, mi prese per mano e mi disse che dovevo
comparire davanti ai magistrati insieme ai due compagni che erano con me, e così quando ci presentammo davanti a loro circa verso l’una del pomeriggio, ci chiesero per quale motivo eravamo andati là. Io dissi che Dio ci aveva ispirato ad agire così [51].
Mi fecero entrare e uscire dalla stanza interrogandomi dall’una del pomeriggio alle nove di sera, portandomi avanti e indietro, e mi deridevano per i miei «rapimenti»(così si esprimevano).
Infine mi chiesero se ero santificato. Io risposi: «Santificato? Sì,» perché sono stato nel paradiso
di Dio».
Mi chiesero allora se non avevo peccato.
«Peccato?» risposi. «Cristo mio Salvatore mi ha liberato dal peccato, e in lui non c’è peccato.» Mi chiesero poi come facevo a sapere che Cristo abita in noi.
Io risposi: «Dallo Spirito che lui ci ha dato.»
Allora per mettermi alla prova mi chiesero se qualcuno di noi fosse Gesù Cristo.
Io risposi: «No, noi non siamo nulla. Cristo è tutto.»
Loro chiesero: «Se un uomo ruba commette peccato?»
Io risposi: «Ogni ingiustizia è peccato.»
Mi interrogarono in questo modo per molto tempo. Poi mi condannarono come bestemmiatore e come uomo senza peccato, e mi destinarono assieme a un compagno alla Casa di Correzione di Derby per sei mesi [51-52].
Fu il giudice Bennet di Derby il primo a chiamarci «Quakers» perché noi gli dicemmo di tremare dinnanzi alla parola di Dio, e questo accadeva nell’anno 1650. I giudici mi diedero il permesso di camminare liberamente per un miglio dalla prigione. Io compresi la loro intenzione e dissi al carceriere che se mi avessero precisato fin dove potevo arrivare entro la distanza di un miglio, avrei approfittato talvolta del permesso di uscire. Loro probabilmente pensavano che io volessi fuggissi. Gli dissi che non ero in quello spirito; e il carceriere confessò in seguito che che lo avevano fatto con lo scopo che io me ne andassi liberandoli da quel tormento, e dissero che io ero un uomo onesto [58].
Quando ero nella Casa di Correzione i miei parenti vennero a visitarmi: erano afflitti per la mia detenzione perché consideravano una grande vergogna il fatto che io fossi in prigione. Era una cosa strana allora essere imprigionati per motivi religiosi. Andarono dal giudice che mi aveva messo in carcere e offrirono cento sterline in garanzia; e altri di Derby cinquanta sterline a testa, in modo che io potessi andare a casa con loro senza più comparire tra quella gente a fare dichiarazioni contro i preti. Mi fecero comparire davanti ai giudici con i miei parenti, e poiché io non avevo accettato la loro garanzia (dal momento che mi ritenevo innocente e avevo annunciato la parola di vita e di verità a loro), il Giudice si alzò adirato; e poiché io mi ero inginocchiato per pregare il Signore di perdonarlo, si precipitò addosso e mi colpì con entrambe le mani e gridò: «Portalo via, carceriere, portalo via.» E alcuni pensavano che io fossi pazzo, perché mi battevo per la purezza, la perfezione e la giustizia [60-61].
1651 Mentre mi trovavo nella casa di Correzione, venne a visitarmi un soldato di cavalleria, il
quale mentre stava seduto nella «casa del campanile» ascoltando il discorso del prete rimase profondamente turbato; e la voce del Signore scese su di lui con queste parole: «Non sai che il mio servo è in prigione? Recati da lui per istruzioni». Io parlai in maniera adeguata alla sua condizione spirituale, allargando la sua comprensione e facendo scendere in lui la luce e lo spirito di Dio. Gli dissi quello che gli aveva dato coscienza dei suoi peccati e procurato angoscia, perché quella stesso cosa gli avrebbe anche indicato la via della salvezza; perché colui che mostra all’uomo il suo peccato è anche colui che lo libera da esso. In questo modo la potenza del Signore si manifestò a lui, ed egli cominciò a comprendere molto bene la verità di Dio e la sua misericordia, tanto che cominciò a parlare con coraggio della verità tra i soldati del suo corpo [64].
1651 Mentre il periodo di sei mesi della mia incarcerazione nella Casa di correzione volgeva
al termine, la Casa di Correzione venne riempita di persone che avrebbero arruolato e i soldati avrebbero voluto me come loro capitano e urlavano che non avrebbero voluto nessun altro. Allora il direttore della Casa di correzione ricevette l’ordine di condurmi al mercato davanti ai commissari e ai soldati; e lì mi offrirono quella promozione in ragione della mia «virtù», come dicevano, con molti altri complimenti, e mi chiesero se non avessi voluto prendere le armi per il Commonwealth contro il re. Ma io risposi di aver vissuto tutta la mia vita nella virtù che ha eliminato tutte le occasioni di guerra, e che sapevo da dove le guerre avevano origine, dalle passioni intemperanti, come ci spiega la lettera di Giacomo [4,1]. Nonostante questa mia risposta essi continuarono a corteggiarmi affinché accettassi la loro offerta, pensando che io facessi complimenti. Ma io dissi che avevo aderito al trattato di pace che era stato concluso prima che esistessero le guerre e i conflitti. Loro insistettero ancora, sostenendo di offrirmi quella carica ispirati da amore e benevolenza come riconoscimento della mia virtù, aggiungendo altre lusinghe simili, tanto che io dissi che se quelli erano il loro amore e la loro benevolenza io me li ficcavo sotto i piedi. Allora la loro collera aumentò e dissero: «Portalo via, carceriere, e gettalo nella prigione sotterranea tra le canaglie e i criminali». Cosa che fecero, buttandomi tra trenta farabutti in una fetida prigione sotterranea, piena di pidocchi e priva di letti. Lì fui trattenuto per quasi mezzo anno in una rigida prigionia; se si escludono le poche volte che mi lasciarono passeggiare nel giardino, perché erano convinti che non sarei scappato via.
In quel periodo fui molto angustiato a causa dei giudici e dei magistrati e dei tribunali; e fui mosso a scrivere ai giudici riguardo alle condanne a morte che loro spesso decidevano per il semplice furto di bestiame, di denaro o di altre cose di piccolo conto; per ammonirli che quelle condanne erano contrarie alla legge di Dio. Una volta stavo così male per questo che mi sembrava di morire; ma quando, rimanendo fermo nella volontà di Dio, quella sofferenza passò, si levò in alto nella mia anima una preghiera al Signore. Allora vidi i cieli aprirsi e la gloria di Dio brillare luminosa su tutte le cose. Due uomini erano condannati al supplizio per lievi colpe che avevano commesso; fui ispirato ad ammonirli per
il loro furto e a confortarli riguardo alla morte che li attendeva, che erano contrarie alla legge di Dio; e poco dopo il loro supplizio i loro spiriti mi apparvero mentre stavo camminando, e vidi che quegli uomini stavano bene.
In prigione c’era anche una giovane donna che doveva essere condannata a morte per aver rubato al suo padrone; il giudizio fu presto emesso e fu preparata una fossa per lei che era sul punto di andare al supplizio. Fui ispirato a scrivere al giudice e alla giuria riguardo a questo caso; e sebbene lei fosse ormai sul patibolo, bendata, pronta per l’esecuzione, essi non poterono impiccarla (come si può ben comprendere dallo scritto che io mandai perché fosse letto sul patibolo), e fu quindi ricondotta in prigione. Allora quelli sfogarono la loro rabbia su di me nella cella. In seguito, nella prigione questa giovane donna fu convertita all’ eterna verità di Dio [64-66].
Ebbe così luogo la battaglia di Worcester, e il giudice Bennet mandò gli ufficiali per spingermi a diventare soldato, vedendo che io non ero disposto ad accettare comandi. Gli risposi che ero estraneo alle guerre esteriori. Loro ritornarono alla carica questa volta offrendo denaro per convincermi, ma io non accettai [67].
Mi offrirono denaro due volte, ma io non ne accettai. Allora si arrabbiarono e mi condannarono ad una rigida prigionia senza libertà provvisoria sotto cauzione. Per questo scrissi loro di nuovo, indirizzando la mia lettera al colonnello Barton, che era un predicatore, e agli altri che erano coinvolti nel mio imprigionamento.
Dopo avermi gettato nella prigione sotterranea di Derby, la gente era convinta che io non sarei mai più uscito di là; ma io avevo fede in Dio, e credevo che quando a lui sarebbe piaciuto ne sarei stato liberato; poiché il Signore mi aveva annunciato in precedenza che non dovevo ancora essere allontanato da quel luogo, dal momento che mi trovavo là per compiere un servizio che mi era stato assegnato da Lui [67].
I magistrati non potevano trovare un accordo riguardo al mio caso: in certi momenti avrebbero voluto deferire il mio caso al Parlamento, in altri mi avrebbero voluto esiliare in Irlanda. Prima mi chiamavano imbroglione, seduttore, e bestemmiatore; ma quando Dio li colpì con i suoi flagelli, dissero che ero un uomo onesto e virtuoso. Tuttavia le loro opinioni positive o negative, i loro elogi o le loro maldicenze sul mio conto mi lasciavano del tutto indifferente, perché gli uni non mi esaltavano, e gli altri non mi deprimevano: di questo sia lode al Signore.
Finalmente si indussero a liberarmi dalla prigione press’appoco all’inizio dell’inverno del 1651, dopo aver trascorso – meno tre settimane – un anno intero in prigione, in quattro prigioni diverse, nella Casa di correzione, nella prigione della città, nella prigione sotterranea della contea, e infine nel carcere comune dove fui tenuto fino alla mia liberazione. Tutto questo accadeva nel mese che chiamavano ottobre nei giorni del Repubblica. E la luce, la verità e la gloria del Signore si propagavano e si diffondevano [70].
Il giorno seguente andai a Cranswick dal Capitano Pursloe e insieme ci recammo dal Giudice Hotham, un uomo molto gentile, che aveva qualche esperienza del modo in cui Dio opera nei cuori umani. Dopo aver conversato un po’ con lui riguardo alle cose di Dio, mi fece entrare nel suo studio, e lì mi disse che da dieci anni egli aveva conosciuto quel principio divino, e che era lieto del fatto che il Signore volesse ora far conoscere quell’esperienza. Dopo un po’ venne a trovarlo un prete con cui io avevo avuto qualche conversazione sulla verità, ma la sua bocca rimase ben presto chiusa, perché egli non era altro che un teorico, e non possedeva alcuna esperienza di ciò che parlava [74-75].
Nel pomeriggio mi recai a trovare un alto prelato, il loro dottore, (che il Giudice Hotham avrebbe voluto invitare a parlare con me), nella «casa del campanile», a circa tre miglia di distanza, dove egli predicava, e rimasi seduto fino a quando il prete ebbe terminato. Egli prese il testo che diceva: «Oh! lasciate che ogni assetato venga liberamente, senza denaro e senza prezzo alcuno» Io fui ispirato dal Signore a rispondergli: «Scendi giù, imbroglione mercenario, come fai ad invitare il popolo a venire liberamente ad attingere gratuitamente all’acqua di vita, mentre tu prendi loro trecento sterline all’anno per predicare loro le Scritture? Come fai a non arrossire di vergogna? Si comportarono forse in questo modo il profeta Isaia e Cristo, i quali parlavano e predicavano gratuitamente? Non ha forse Gesù Cristo comandato ai suoi ministri: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date»? E così il prete sbalordito se ne andò via [76].
1652 Nell’eterno potere di Dio fui ispirato dal Signore a salire su una tavola e a dire loro che
Cristo era presente in loro, salva la loro empietà; e che quella volta erano l’eterna potenza di Cristo e
Cristo stesso ad aver parlato a loro attraverso di me. E tutti unanimemente riconobbero la cosa, e ne
diedero testimonianza, confessandola -sì, perfino gli stessi uomini di chiesa e tutti quelli che erano adirati contro di me- e io dissi che se la potenza di Dio e il Seme di Dio avevano parlato nell’uomo o nella donna, era Cristo [96].
Di notte giungemmo in una casa di campagna; e non essendoci nessun albergo intorno, volevano che noi ci fermassimo per tutta la notte lì dove avremmo reso un buon servizio in nome del Signore, proclamando la sua verità tra di loro; poiché il Signore mi aveva rivelato che se io fossi riuscito a indirizzare una persona verso lo stesso spirito dei profeti e degli apostoli quando produssero le Scritture, lui o lei avrebbero scosso tutto il paese nella loro professione per dieci miglia intorno [103].
Il giorno seguente riprendemmo il viaggio, ammonendo la gente che incontravamo che il giorno del Signore stava per venire su di loro. Quando giungemmo vidi una grande collina chiamata Pendle Hill, e ne feci l’ascensione con grande fatica perché era ripida, ma fui ispirato dal Signore a proseguire fino alla cima; e quando vi giunsi vidi il mare che bagna il Lancashire. E lì, sulla cima di quel colle, fui ispirato a proclamare il giorno del Signore; e da quell’altezza il Signore mi mostrò in quali luoghi egli aveva una moltitudine di persone da adunare. Mentre scendevo, sul fianco della collina trovai una sorgente d’acqua e mi rinfrescai, perché avevo mangiato poco e bevuto poco per molti giorni [103-104].
Qui il Signore aprì ai miei occhi la visione di una moltitudine in bianche vesti, lungo un fiume, la quale veniva al Signore [104].
Da quel luogo io mi recai a Ulverston e quindi a Swarthmoor dal Giudice Fell [113].
Margaret Fell era stata fuori, e quando alla sera tornò a casa i suoi figli e raccontarono che io e il prete Lampitt non andavamo d’accordo; lei rimase colpita in qualche modo da quel fatto perché aveva fiducia in lui(il prete nascondeva loro le sue cattive azioni). Così quella notte conversammo a lungo e io proclamai la verità a lei e alla sua famiglia.
Il giorno seguente Lampitt ritornò e io parlai a lungo con lui davanti a Margaret Fell, che ben presto comprese chiaramente la vera natura del prete, e lei e la sua famiglia furono investiti dalla verità del Signore. Poco dopo nel giro di due o tre giorni ci fu un’intera giornata di penitenza, io ero trattenuto a Ulverston e Margaret Fell mi chiese di accompagnarla alla« casa del campanile», poiché non si sentiva completamente libera dalla sua condizione precedente. Io dissi: «Devo fare quello che mi ordina il Signore» e così la lasciai e camminai nei campi, ma la parola del Signore mi ingiunse poco dopo di andare alla «casa del campanile»[114].
Quindi io mostrai come Dio fosse venuto per insegnare al suo popolo attraverso il suo spirito e a condurlo fuori da tutti i loro precedenti modi di vita, religioni, chiese, e culti, perché tutte queste cose non erano che parole di altri uomini, dal momento che erano ben lontane dalla vita e dallo spirito in cui si trovavano quando furono create.
Il giudice Sawrey urlò: «Portatelo via»; e la moglie del giudice Fell disse agli ufficiali: «Lasciatelo in pace, perché egli non dovrebbe parlare liberamente come gli altri?»[114-115]
In seguito ritornai a Swarthmoor; lì vennero fuori quattro o cinque preti, e io chiesi se qualcuno di loro potesse dire di aver udito la parola del Signore comandare di andare a parlare a questa o quella persona e nessuno di loro osò rispondere affermativamente. Ma uno di loro in un accesso di passione disse che lui poteva raccontare le sue esperienze allo stesso modo di quello che facevo io. Ma io gli dissi che le esperienze erano una cosa, ma andare con il messaggio e la parola del Signore come avevano fatto i profeti e gli apostoli e come io stesso avevo fatto con loro, questa era un’altra cosa.
Poteva qualcuno di loro dire di avere mai ricevuto un comando o una parola come questa? Ma nessuno di loro poteva rispondere a questa domanda. Io allora dissi che i falsi profeti e i falsi apostoli e gli anticristi potevano usare le parole e parlare delle esperienze degli altri uomini senza aver mai conosciuto o udito la voce di Dio o di Cristo; allo stesso modo di come loro potevano appropriarsi delle buone parole ed esperienze degli altri. Queste parole li imbarazzarono molto e misero in luce quel che erano [123].
Il Colonnello West che per molto tempo era stato debole di salute si alzò, ringraziò il Signore e disse di non aver mai visto in tutta la sua vita tanta gente sobria e tanti volti onesti insieme. Disse che il Signore lo aveva guarito quel giorno, perché lui era stato malato, e disse: «George, se hai qualcosa da dire al popolo, lo potrai dichiarare liberamente nelle sessioni aperte». Così io fui ispirato dal Signore a parlare, e appena cominciai, il prete Marshall, il loro oratore, se ne andò. Fui allora ispirato a dichiarare che le Scritture furono prodotte dallo spirito di Dio e che tutti devono anzitutto giungere ad avere dentro di sé lo Spirito di Dio, attraverso il quale conoscere Dio e Cristo, quello spirito da cui i i profeti e gli apostoli

hanno imparato; nello stesso spirito tutti saranno in grado di conoscere le sante Scritture, lo spirito che era presente in esse e che lo produsse. Perciò quello stesso Spirito di Dio deve essere presente in coloro che intendono accostarsi alle Scritture di nuovo; in quello spirito essi devono entrare in comunione con il Figlio e il Padre e con le Scritture e gli uni con gli altri, reciprocamente: senza questo spirito non si può conoscere né Dio, né Cristo, né le Scritture e neppure essere in comunione l’uno con l’altro [136].
1653 Allora invitai tutta la gente a prestare ascolto al vero maestro, lontano dai prezzolati che
insegnano al solo scopo di tosare e defraudare la gente, perché il Signore stesso è venuto per insegnare al suo popolo con il suo Spirito; e Cristo dice: «Impara da me; io sono la via» che illumina chiunque viene al mondo, perché tutti attraverso lui possano credere: imparando in questo modo a conoscerlo, lui che li ha illuminati, lui che è la luce[149-150].
Li portai tutti allo spirito di Dio che si trova dentro di loro, attraverso cui potevano conoscere Dio, Cristo e le Scritture, procurandosi la celeste comunione dello Spirito; spiegai come venisse allora predicato di nuovo il Vangelo eterno che dà vita e immortalità mediante la sua luce [1 Tim.1,10]; che il giorno del Signore era venuto, che Cristo stesso era venuto per insegnare al suo popolo; e come essi potessero trovare dentro di sé il loro maestro, quando si trovavano al lavoro o nel loro letto
Il Signore mi aveva dato uno spirito di discernimento attraverso il quale per molte volte avevo riconosciuto lo stato e la condizione della gente, mettendo alla prova il loro spirito [155].
Il giorno dopo attraverso quel paese giungemmo di nuovo a Cumberland dove avevamo un’adunanza generale di molte migliaia di persone sulla cima di una collina, vicino a Langlands. Era un momento celeste e glorioso e la gloria del Signore splendeva sopra ogni cosa; c’era tanta gente quanta poteva essere raggiunta dalla voce di chi parlava in mezzo a loro. Gli occhi erano fissi a Cristo loro maestro, e tutti erano seduti ai piedi della loro Vite; poi un Amico che era ministro entro fra di loro. Egli si sentiva portato a levarsi per parlare, ma si rese conto che non c’era bisogno di parole perché tutti stavano seduti all’ascolto del loro maestro Gesù Cristo; così egli sentì di doversi sedere di nuovo in mezzo a loro senza dire una parola.
C’era un così forte convincimento a Cumberland, Bishoprick, Northumberland, Yorkshire, Westmorland, e Lancashire e le piante di Dio tanto crescevano e fiorivano aiutate dalla pioggia celeste, e la gloria di Dio splendeva tanto su di loro che molte voci il Signore aprì a celebrare la sua lode, anche ai bambini e ai lattanti aveva dato forza [168].

A quel che di Dio è in voi mi rivolgo, e vi supplico per il Signore di tornare dentro di voi, in attesa di udire la sua voce dentro. Attendendo, là, e tenendovi stretti al Signore, crescerà il discernimento, perché possiate distinguere la voce dello straniero quando si farà sentire… Siate fedeli, siate fedeli al Signore, in quel che voi sapete. Ep. 5 (1652).
Il vostro maestro è dentro di voi ; non cercate fuori ; lui vi insegnerà, mentre siete coricati e mentre siete per strada, come evitare ogni occasione di peccato e ogni cattiva azione [1652; Journa1,143].
Sottomettetevi, e il potere verrà. Riposando sul fondamento di ogni rivelazione, state fermi e tranquilli e la forza verrà, subito. State fermi e tranquilli nella luce, sottomettetevi ad essa, e tutto il resto tacerà e scomparirà, e la gioia verrà. E quanto verranno tempeste e travagli, sprofondatevi in quanto è puro, tutto tacerà e svanirà…Quando i vostri pensieri vagano lontano, allora siete turbati e inquieti. Fermate la mente su quello Spirito, che era prima della lettera. In esso apprenderete a leggere rettamente le Scritture. Ep. 10 (1652).
Riconoscetevi gli uni gli altri nella potenza della vita senza fine e mutamento…Attenetevi nelle vostre riunioni a quel che non muta. Cristo e null’altro regni in voi. Ep. 23(1653).
La vostra forza è nel restare fermi e tranquilli, e nell’ esserne rigenerati. Occorre che sappiate come attendere e come camminare dinanzi a Dio, mediante lo Spirito che è in voi…E, amici, dovunque vi riunite, prestate attento ascolto gli uni agli altri, sul fondamento di quanto è eterno, e badate che le vostre parole provengano dalla vita eterna. Ep. 46(1653).
Amici, accudite il seme di Dio e la vita di Cristo. Non siate oppressi da molti pensieri, ma sia la vostra vita al di sopra ogni pensiero, affinché possiate regnare e vivere nel seme di Dio. Ep. 52 (1653).
Il nucleo sta dentro, la scorza fuori… Quelli di fuori si nutrono fuori. Ep. 46(1653).
Attenetevi al si e al no , perché chi non ha potere sulla sua lingua, la sua religione è vana. Ep. 58(164).
Amici tutti, tenetevi bene in basso. E dimorate nella vita di Dio, per tenervi in basso. Ep. 62 (1654).
Attendete tutti il Signore, perché possiate stabilmente dimorare in lui… Nessuna creatura può leggere le Scritture traendone profitto, se non chi giunge alla luce e allo Spirito che produssero le Scritture. Ep. 65 (1654).
Figli miei …questa è la mia gioia, che troviate ordine e guida nella potenza di Dio, e la riconosciate ciascuno nell’altro, e riconosciate la voce, e il suono delle parole, e la loro potenza . Giacché le parole, senza la potenza, distruggono la semplicità, divengono forma, e stanno fuori dell’obbedienza alla verità. Ep.79 (1654).
Vivete nel seme e sperimenterete allora il ministero della vita e dello spirito dentro ciascuno di voi, affinché possiate essere di vantaggio agli altri che sono di fuori, e gli uni agli altri. Ep. 84 (1655).
C’è in voi la tentazione di lasciarvi attrarre dagli affari e di strafare. Allora avverrà che non potrete fare nulla al servizio di Dio, saprete solo agitarvi ripetendo “i miei affari, i miei affari!”. Sarete immersi nelle cose, e non sarete sopra le cose… Così, quanto siete assorbiti dalla questione del denaro, e ne siete oppressi, tornate con la mente a quel che eravate prima. Ep. 131 (1656).
Amici tutti, dappertutto, riunitevi insieme e attendete che, nella misura dello Spirito, le vostre menti siano da lui guidate sino a Dio e ricevano da Dio sapienza…Amici, riunitevi insieme … e riconoscetevi l’un l’altro in quel che è eterno, nella luce che era prima che il mondo fosse…Quando volgete le spalle a questa luce, divenite estranei, e, trascurando le riunioni, divenite freddi…Ep.149 (1657)

parlate, magari solo due o tre parole, e sedetevi di nuovo; e tenetevi nella vita, perché possiate rispondere a quel che di Dio è presente in ogni uomo sulla terra. Ep. 150 (1657).
Quando gli amici avranno finito di discutere le loro faccende, siedano e continuino ancora un poco, quietamente, e attendano il Signore per sperimentare la sua presenza. Non vadano oltre, ma si attengano a quella potenza che vi fa sentire che l’Onnipotente è fra di voi. Ep. 162 (1658).
Così prima della caduta non c’erano giuramenti; nella caduta c’erano; ma dopo la restaurazione della primitiva condizione, non ci sono né giuramenti, né decime, né templi esterni. Ep. 165 (1658).
Non abbiamo bisogno di messe che ci insegnino, non abbiamo bisogno del libro di preghiera, perché lo Spirito che produsse le Scritture ci insegna come pregare, cantare, digiunare, ringraziare, onorare glorificare Dio. Ci insegna come camminare dinanzi a lui e agli uomini, e come usare di tutte le creature sulla terra. Ep.171 (1659).
Dappertutto, tutti gli amici che sono morti alle armi carnali e le hanno fatte a pezzi, dimorino in quel che toglie di mezzo ogni occasione di guerra, nella potenza che ridà la vita agli uomini e non ne distrugge alcuno, né vuole che si distruggano. Ep. 177(1659).
Il seme cresce in voi nel silenzio, dove potete trovare nutrimento, nello spirito di vita… Là c’è innocenza e semplicità di cuore, lo spirito si vivifica, la vita si nutre. Ep. 181 (1659).
Fratelli, guardatevi dal mescolarvi con le potenze esteriori, terrene Ep.188(1659).
Riconoscete l’uno nell’altro la potenza e la vita di Dio. Esse produssero le Scritture ed erano prima delle Scritture. In quella vita che ha in sé l’unità, Dio Onnipotente vi preservi. Ep.197(1660).
Ma io vi dico, siete redenti da Cristo…perché l’uomo potesse giungere allo alla condizione in cui era Adamo prima della caduta, e anche oltre, in Cristo, ad una condizione donde non ci sarà caduta. Questa è la mia testimonianza a voi, e a tutti gli uomini sulla terra. Ep.222 (1662).
Non v’è conoscenza delle Scritture se non mediante lo stesso Spirito Santo che ha indotto gli uomini santi a produrle… Conoscere la comunione con Cristo nella morte e nella sofferenza è più della comunione del pane e del vino. Questa ha fine, mentre la comunione dell’Evangelo e dello Spirito Santo non hanno fine. Ep.230 (1663).
Se non vi discostate dalla luce, dallo Spirito e della verità che sono dentro, sentirete la luce che vi guida e vi conduce, e vi istruisce. In questa luce potrete rivestire l’immortalità. E non vergognatevi di Gesù Cristo, luce, vita e maestro, e del suo spirito che vi guida. Ep. 238 (1664).
Non si deve sempre parlare, o stare a sentire chi parla, ma ci si deve infine sottomettere in obbedienza . Ep. 248 (1666).
Attendete, nella sua potenza e nella sua luce, affinché possiate esser figli della luce, credendo nella luce che è la vita in Cristo, innestati in lui, la vera radice ed edificati su di lui, il vero fondamento. Ep. 288 (1672).
Cari amici,
con affetto saluto voi e tutti gli altri amici fedeli in catene. Il mio desiderio si volge al Signore: che in questi giorni di grande tempesta possiate stare eretti, fedeli e coraggiosi, nel suo nome glorioso e nella sua pacifica verità …Sono testimone di Dio in tutte le mie sofferenze e imprigionamenti e frustate dinanzi ai magistrati, sessanta volte circa, in trentasei anni. E cosi, amici, possiate uscire dalla prova più preziosi dell’oro dal crogiolo. Attenetevi alla parola della pazienza. Ep. 377 (1682).
Lettera a tutti coloro che vanno in America per impiantarvi nuove fattorie.
Dovunque vivete e vi insediate materialmente, invitate tutti gli indiani e i loro capi e riunitevi con loro, e loro con voi, così da creare piantagioni interiori con la luce e la potenza di Dio e la grazia, la verità e lo spirito di Cristo e così da rispondere alla luce della verità e allo spirito di Dio che è negli indiani, nei loro capi e nel loro popolo…Ep.379 (1682).

Lo ripeto: se al Signore piacerà e sarà sua volontà di provarvi in fetide prigioni , in torri, a Brideswells, in case di pena, se il Signore tollererà che siate messi in posti del genere….io dico che egli può santificare posti del genere… dico che il suo popolo è tutto nella mano e sotto le ali di Cristo…Pregate per i nemici che vi mettono in quei posti; e se vi maledicono e vi odiano, dovete benedirli e far loro del bene… Tenetevi sotto l’ala di Cristo: egli è il vostro santuario e il vostro salvatore che distrugge il distruttore, ed è sopra tutti, il primo, l’ultimo. Ep. 398 (1684).
La vostra stella è fissa, con essa potrete orientarvi sino a giungere all’eterna terra del riposo, il regno di Dio. Addio, null’altro che il mio amore. No more but my love. Ep. 314(1675).

Allora stendemmo un’altra dichiarazione e la facemmo stampare, mandandone alcune copie al re e al Consiglio. Altre copie furono vendute nelle strade e alla Borsa. La dichiarazione suonava così:
Questa Dichiarazione fu consegnata al re nel ventunesimo giorno dell’undicesimo mese dell’anno 1660.
Dichiarazione del tranquillo e inoffensivo popolo di Dio, detto dei quaccheri, contro tutti i cospiratori e combattenti nel mondo, per rimuovere ogni ragione di zelo e sospetto da parte dei magistrati e del popolo nel regno, riguardo alle guerre e ai combattimenti. E inoltre, risposta a quella parte dell’ultimo proclama del re che menziona i quaccheri, per discolparli dall’accusa di partecipazione al complotto e al combattimento di cui si parla in quel documento, dichiarando la loro innocenza.
I nostri principi e la nostra pratica sono sempre stati ispirati alla ricerca e al perseguimento della pace, della giustizia e della conoscenza di Dio, cercando il bene e il benessere e facendo quello che tende alla pace di tutti. Noi sappiamo che le guerre e i combattimenti hanno origini dalle passioni degli uomini (v. Giacomo IV, 1-3), da cui il Signore ci ha redento allontanando l’occasione della guerra. La quale occasione, e la stessa guerra (in cui gli uomini invidiosi, che amano se stessi più di Dio, bramano, uccidono e desiderano per avere nelle loro mani le vite e le proprietà di altri uomini), sorgono dalle passioni. E’ nostra caratteristica negare espressamente tutti i principi e le pratiche violente, come tutte le guerre esteriori, i conflitti e i combattimenti con armi e esteriori, per qualunque scopo o pretesa. E questa e la nostra testimonianza al mondo intero [398-399].
Lo spirito di Cristo, da cui siamo guidati, non è mobile, e non accade che una volta egli allontani dal male e un’altra ci indirizzi verso di esso; e noi sappiamo con certezza, e lo testimoniamo al mondo, che lo spirito di Cristo, che ci conduce ad abbracciare tutta la verità, non ci spingerà mai a combattere e a fare la guerra contro nessun altro uomo con armi esteriori, né per il regno di Cristo, né per i regni di questo mondo [399-400].
Perché noi possiamo dire al mondo intero che noi non abbiamo fatto torto a nessun uomo nella sua persona o nelle sue proprietà, non abbiamo usato la forza o la violenza contro nessun uomo, non siamo stati scoperti in nessun complotto, né dichiarati colpevoli di sedizione. Quando abbiamo subito un torto non abbiamo cercato di vendicarci, non abbiamo fatto resistenza all’autorità, ma nei casi in cui non potevamo obbedire per ragioni di coscienza, abbiamo sofferto più di ogni altro nella nazione. Noi siamo stati trattati come pecore da macello, perseguitati e disprezzati, picchiati, colpiti con pietre, feriti, messi alla gogna, frustati, imprigionati, cacciati dalle sinagoghe, gettati in prigioni sotterranee e in orribili celle dove molti di noi sono morti in cattività, separati dagli amici e privati del necessario sostegno per molti giorni, con altre simili crudeltà [401].
Questi sono sia i nostri principi che la nostra prassi, e lo sono stati fin dall’inizio, tanto che se dobbiamo soffrire, essendo sospettati di aver impugnato le armi o fatto al guerra ad alcuno, questo è privo di ogni fondamento per noi; poiché non è e non è mai stato nei nostri cuori, da quando siamo entrati in possesso della verità di Dio; e non lo faremo mai, perché è contrario allo spirito di Cristo, alla sua dottrina, e alla pratica dei suoi apostoli, contraria a colui per il quale noi soffriamo tutte le cose e sopportiamo ogni cosa.
E mentre gli uomini vengono contro di noi con bastoni, aste, spade sguainate, pistole puntate, e ci colpiscono e feriscono e ci fanno violenza, pure noi non abbiamo mai opposto resistenza, ma i nostri capelli, la nostra schiena e il nostro viso erano pronti per i colpi dei nostri assalitori e aguzzini. Non è un onore per l’umanità né per la nobiltà assalire gente inoffensiva che non solleva un braccio in armi per difendersi [401-402].
Oh, gli insulti e le bastonature giornaliere sulla strada perché noi non toglievamo il nostro cappello e perché davamo del «tu» allo stesso modo a tutti. I preti si impadronivano dei nostri beni perché noi non potevamo gettare nelle loro fauci le decime; inoltre eravamo buttati in prigione, come testimoniano gli scritti dedicati a raccontare queste sofferenze. Dovevamo pagare multe enormi per non prestarci al giuramento. Ma il Signore Dio in tutte queste cose fu nostro avvocato [406].
Fui ispirato a scrivere a quei giudici e a chiedere loro se noi avevamo mai opposto resistenza quando loro ci avevano preso gli aratri e gli attrezzi, le mucche e i cavalli, il frumento e il bestiame, le pentole e i piatti, e ci avevano frustato, messo alla gogna, e gettato in prigione; e tutto questo perché noi ci proclamavamo devoti servitori di Dio in spirito e verità, e per il fatto che noi non potevamo conformarci

alle loro religioni, alle loro maniere e ai loro costumi. Abbiamo mai opposto resistenza? Non abbiamo forse offerto schiena, guancia e volto ai oro sputi, e i capelli da strappare?[406-407]
1664 Fui trattenuto in prigione fino all’Assise.
E quando loro e la giuria ebbero giurato, il giudice mi chiese se io avessi rifiutato il giuramento nell’ultima Assise.
E io dissi che non avevo mai giurato in vita mia, e che Cristo, il salvatore e il giudice del mondo dice: «Non giurare».
474
1665 Così mi condannarono di nuovo a una rigida detenzione. E il colonnello Kirby diede
ordine al secondino che nessuna persona viva doveva venire da me, poiché io non potevo parlare con nessuno.
Fui gettato in una torre fumosa dove saliva il fumo delle altre stanze fermandosi come umidità sui muri, dove pioveva anche sul mio letto e il fumo era così spesso che qualche volta potevo a malapena vedere una candela. Ero chiuso con tre serrature, e l’aiuto-secondino veniva di rado ad aprire una delle porte che c’erano in alto; il fumo era così spesso che io ne ero quasi soffocato ed ero così tormentato dal freddo e dalla pioggia che il mio corpo era quasi insensibile, gonfio dal freddo [484-485].
Dopo aver attraversato diverse contee e aver partecipato a molti incontri, visitando gli Amici e i parenti, alla fine giunsi a Londra.
Ma ero così debole per aver giaciuto per circa tre anni in una crudele e dura prigionia, e il mio corpo e le mie articolazioni erano così rigide e intorpidite che a malapena potevo montare a cavallo. Non potevo neppure piegare bene le ginocchia, facevo molta fatica a sopportare il fuoco e a mangiare del cibo caldo: ero stato per troppo tempo tenuto lontano da queste cose.
Così dopo aver visitato i gruppi di Amici di Londra, che erano numerosi e cari, passeggiai tra le rovine della città prodotte dal fuoco, e vidi davanti a me esattamente quello che la parole del Signore mi avevano rivelato molti anni prima [510].
1667 Sia benedetto il Signore. E sebbene fossi molto debole, viaggiai in lungo e in largo
servendo il Signore.
511
1669 Quando giungemmo in Irlanda a cavallo, nella terra e nella aria stessa si poteva
avvertire la corruzione della nazione e ed era un’odore diverso rispetto all’Inghilterra, con il dilagare della corruzione, del sangue, dei massacri e della follia [537].
E lì [ a Bristol], dove ci eravamo sposati, mi incontrai con Margaret Fell le sue figlie e i suoi generi. Margaret Fell era venuta a visitare sua figlia Yeamans.
Già da parecchio tempo avevo avuto dal Signore segnali che io potevo prendere in moglie Margaret Fell. Appena glielo menzionai lei sentì immediatamente la risposta della vita che veniva da Dio. Ma anche se mi aveva aperto questa possibilità, pure non avevo ancora ricevuto da lui il segnale per realizzarla. Per questo misi da parte per il momento quel progetto, e continuai a lavorare e a servire Dio come prima, viaggiando in lungo e in largo per la nazione e attraverso l’Irlanda guidato dal Signore. Ma dopo essere ritornato dall’Irlanda e giunsi a Bristol incontrai Margaret Fell, il Signore mi rivelò che la cosa doveva essere realizzata ora.
Dopo averne discusso insieme le dissi che se anche lei era d’accordo nel realizzare la cosa ora, avrebbe dovuto mandare a chiamare i suoi figli, ciò che fece. Quando arrivò il resto delle sue figlie fui ispirato a chiedere loro e ai generi se erano tutti contenti e se Margaret si fosse comportata con loro secondo la volontà del marito, essendo lei vedova; e se suo marito non avesse lasciato nulla a lei per l’assistenza dei suoi figli, in modo che lei sposandosi potesse farne patire a loro la perdita oppure se avesse lei stessa provveduto alla loro assistenza in luogo di questo, e tutte le altre cose. I figli mi risposero che lei aveva fatto più del necessario, e che non erano contenti del fatto che io parlassi di quelle cose. Gli dissi che ero schietto e che avrei voluto che tutte le cose fossero fatte con schiettezza, poiché non cercavo alcun vantaggio materiale per me.
In questo modo dopo aver reso partecipi i figli della cosa, e dopo che se ne fu discusso nel corso di numerosi incontri sia di uomini che di donne, riuniti insieme per quello scopo, e tutti erano soddisfatti, ci fu un grande incontro convocato di proposito nella casa per incontri di Broad Mead in Bristol, dove il Signore ci unì in onorevole matrimonio, nel patto eterno e nell’immortale Seme di vita, alla presenza di molti testimoni nati da famiglie di Amici [554-555].

1670 Alla fine persi l’udito e la vista tanto che non potevo né vedere né ascoltare. Dissi agli
Amici che potevo essere un segno a quanti non volevano vedere o ascoltare la verità. Continuai a vivere in questa condizione per un periodo abbastanza lungo. Molte persone venivano da me, ma io sentivo il loro spirito e potevo distinguere chi era di cuore onesto e chi non lo era, anche se non li vedevo.
Molti Amici che erano dottori vennero da me e avrebbero voluto curarmi, ma io non ero nella condizioni di occuparmi di queste cose. Giacqui per molte settimane in grandi sofferenze, lamenti, travagli, dolori e oppressioni [570].
Giacqui nella casa della vedova Dry tutto quell’inverno, combattendo con gli spiriti maligni, e non potevo sopportare il sapore della carne [570].
Nella mia profonda miseria ho visto cose che sono inenarrabili; vidi nere casse da morto, ma io superai tutto questo.
E alla fine vinsi questi spiriti, questi divoratori di uomini, anche se molte volte ero così debole che la gente non sapeva se ero realmente nel corpo o fuori. Molti cari amici vicini e lontani vennero a trovarmi e vegliarono su di me e restarono al mio fianco. Vicino alla primavera cominciai a sentirmi meglio e a passeggiare in giro, tra lo stupore degli Amici e degli altri.
Ma tutti loro si accorsero e notarono che appena le persecuzioni cessarono io mi risollevai dai travagli e dalle sofferenze [573].
1673 Il grande Signore Dio del cielo e della terra, creatore di tutte le cose, che è sopra tutte
le cose, ci ha condotto con la sua mano forte e con la sua grande potenza e sapienza, attraverso molti pericoli e rischi, per mare e per terra: pericoli dei falsi uomini di chiesa privi di dominio di sé stessi, simili alle onde tempestose del mare, che però seppi calmare; pericoli di lupi, orsi, tigri e leoni; pericoli di serpenti a sonagli e altre creature velenose di natura altrettanto dannosa; situazioni pericolose attraverso grandi paludi, acquitrini e regioni selvagge dove non c’era posto se non per creature simili, dove noi abbiamo viaggiato e alloggiato di notte accanto ai fuochi; pericoli in grandi baie, insenature e fiumi, in piccole barche e piccole canoe; pericoli in mezzo a grandi nubifragi e grandi tempeste nell’oceano, che molte volte erano così terribili da non potersi raccontare; grandi pericoli attraverso le regioni indiane nei boschi o nelle zone selvagge a causa dei mangiatori di uomini, alcuni dei quali stavano in attesa di qualcuno della nostra compagnia che si fosse allontanato da noi; ma furono scoperti, perché la potenza del Signore diede loro il dominio su ogni cosa; grandi pericoli di notte per il freddo, la pioggia, il gelo, la neve, passando molte notti insieme nei boschi e nelle regioni selvagge, al punto che qualcuno di noi ne ebbe le mani e le dita intorpidite, mentre in simili condizioni altri, del mondo, avevano avuto congelato naso e dita delle mani e dei piedi (fui testimone di qualcuno di questi fatti); e pericoli di ladri per terra e di pirati per mare, di cui il mare abbonda, in questi tempi travagliati [661].
Il Signore era la nostra scorta; Il Signore nostro Dio guidava il nostro cammino; il Signore nostro Dio, che cavalca sulle ali del vento, comandava ai nostri venti, per noi [662].
Margaret (Fell), e Thomas Lower (suo genero) con due delle sue figlie, Sara Fell e Rachel Fell, vennero a Bristol da me provenendo dal Nord, e John Rous e William Penn e sua moglie, e Gerald Roberts scesero da Londra per vederci; e molti amici da molte parti della nazione vennero per vederci alla fiera.
In quel luogo noi tenemmo gloriosi e potenti incontri, e la potenza e la vita infinita del Signore pervadevano ogni cosa. Fui ispirato a dichiarare che Dio era il primo maestro , in Paradiso; e l’uomo che si attiene ai suoi insegnamenti è felice … Quelli che vengono rinnovati nella divina celeste immagine, in cui l’uomo fu prima creato, conosceranno lo stesso Dio, che fu maestro di Adamo ed Eva in Paradiso, per parlare ora a loro attraverso suo figlio, che non cambia. Sia gloria al suo nome per sempre [665-666].
Thomas Lower, anche se si trova in libertà non mi abbandonerà, ma resterà con me in prigione fino a quando non vedrà quello che può essere per me.
Addio, il mio amore e null’altro [677].
George Fox

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