10 punti fermi dagli scienziati sul clima

06.12.2019 – Giornalisti Nell’Erba

10 punti fermi dagli scienziati sul clima

 Clima: nel rapporto “10 New Insights in Climate Science 2019”, presentato oggi a COP25 e consegnato alla segretaria esecutiva dell’UNFCCC Patricia Espinosa, si legge chiaramente, al primo punto, che il cambiamento climatico è più veloce e potente di quanto avessimo mai previsto: “Il ritmo dell’aumento contemporaneo delle concentrazioni di gas a effetto serra non ha precedenti nella storia del clima negli ultimi 66 milioni di anni e le concentrazioni di metano sono ora a un livello record del 257% dei livelli preindustriali. Un aumento della temperatura globale di 1,5 ° C al di sopra dei livelli preindustriali potrebbe essere raggiunto già nel 2030, anziché nel 2040 come è la proiezione media dell’IPCC”.

Il report- non certo l’unico proveniente dal mondo della ricerca presentato alla conferenza ONU sul clima – è in 10 punti chiave.

Secondo punto: non andiamo per niente bene. “Nonostante i fattori trainanti della riduzione delle emissioni, come la crescita dell’energia verde, le istituzioni che disinvestono dai combustibili fossili e alcuni paesi che eliminano gradualmente il carbone, l’industria fossile è ancora in crescita e i leader globali non si stanno ancora impegnando per i necessari tagli alle emissioni. Non siamo sulla buona strada per raggiungere l’accordo di Parigi”.

Terzo risultato del reporttutte le montagne saranno devastate con danni per tutto il pianeta. “Le montagne sono in prima linea per l’impatto dei cambiamenti climatici. I ghiacciai, la neve, il ghiaccio e il permafrost stanno diminuendo, il che influenzerà la disponibilità di acqua e aumenterà i pericoli naturali come frane e cascate, che potenzialmente colpiscono più di un miliardo di persone in tutto il mondo. Il cambiamento climatico influenzerà anche in modo irreversibile gli ecosistemi montani e la loro biodiversità, riducendo l’area dei punti di crisi della biodiversità, facendo estinguere le specie e compromettendo la capacità delle montagne di fornire servizi ecosistemici chiave. Dobbiamo riconoscere che la conoscenza locale e indigena nelle regioni montane svolge un ruolo chiave nella loro conservazione e gestione”.

Anche le foreste sono minacciate, con conseguenze globali. “Le foreste del mondo sono un importante pozzo di anidride carbonica, assorbendo circa un terzo delle emissioni antropogeniche di anidride carbonica. Gli incendi boschivi causati dall’uomo però hanno ridotto questi pozzi e il cambiamento climatico amplifica globalmente gli incendi boschivi selvatici. L’aumento degli incendi è stato osservato negli Stati Uniti occidentali e in Alaska, Canada, Russia e Australia a causa della prolungata siccità. Enormi emissioni sono state registrate dai cambiamenti nel terreno dell’Etiopia occidentale e dell’Africa tropicale occidentale. La perdita di foreste influenza sia il clima locale che quello globale. Combattere la deforestazione e incoraggiare la riforestazione, insieme alla gestione sostenibile delle foreste e altre soluzioni climatiche naturali, sono opzioni importanti per ridurre le emissioni nette”.

Le condizioni meteorologiche estreme sono la “nuova normalità” nel 2019”, scrivono i ricercatori.  Il cambiamento climatico ci sta costringendo a riconsiderare l’idea che abbiamo di un evento estremo. Ciò che una volta era considerato improbabile o raro – sia in termini di intensità che di frequenza – sta diventando parte di una “nuova normalità”. Gli eventi meteorologici e climatici estremi da record hanno continuato a dominare i titoli nel 2019, con l’impatto di eventi che vanno al di là della semplice registrazione e del danno ambientale: i costi materiali e umani sono particolarmente elevati. Sempre più le società dovranno adattarsi  ad eventi “composti”, che possono amplificare in modo significativo il rischio di gravi impatti, e ad eventi “a cascata”, che non lasciano abbastanza tempo alle società di riprendersi prima che ne arrivi un altro. Gli estremi persistenti delle piogge e le ondate di calore, i modelli meteorologici insoliti dovuti al mutamento del flusso di correnti nell’emisfero settentrionale, così come i mari più caldi e più alti, influenzeranno tutte le regioni del mondo in modi diversi. Una mitigazione ambiziosa può contenere i rischi se manteniamo il riscaldamento a 1,5 ° C, ma a livello regionale verranno comunque raggiunti livelli pericolosi”.

Altra questione, la biodiversità: “la custode della resilienza della terra è minacciata”. “La biodiversità sulla terra, le barriere coralline e le popolazioni ittiche vedranno perdite tra il 14 e il 99 % a un riscaldamento da 1 a 2 ° C”, figuriamoci cosa potrebbe accadere se andassimo oltre. Inoltre, “la biodiversità è una caratteristica chiave degli ecosistemi stabili, fornendo – tra molti altri servizi all’umanità – riserve e pozzi di carbonio e proteggendo in tal modo la resilienza del sistema terrestre contro l’interruzione delle emissioni antropogeniche di carbonio. Pertanto, è urgente fermare il degrado degli ecosistemi”, continuano i ricercatori.

I cambiamenti climatici minacciano la sicurezza alimentare e la salute di centinaia di milioni di persone. “La denutrizione sarà il maggior rischio per la salute a causa dei cambiamenti climatici con il calo della produttività agricola, in particolare nelle zone aride dell’Africa e delle regioni montuose dell’Asia e del Sud America. Inoltre, l’aumento delle concentrazioni di anidride carbonica ridurrà la qualità nutrizionale della maggior parte delle colture di cereali. I cambiamenti climatici stanno già influenzando la produzione alimentare riducendo i raccolti agricoli, in particolare ai tropici, e aumenteranno perdite e danni in tutto il sistema alimentare. Gli stock ittici globali sono destinati a ridursi ulteriormente con il cambiamento climatico ed è un’ulteriore pressione sulle scorte già in calo di pesci e molluschi, importanti fonti di proteine ​​e sostanze nutritive umane”.

I più poveri e vulnerabili saranno anche i più colpiti dai cambiamenti climatici. “La mancata risposta e relativo mancato adattamento ai cambiamenti climatici avranno conseguenze disastrose per centinaia di milioni di persone, principalmente le più povere, e ostacoleranno lo sviluppo nei paesi in via di sviluppo. Mentre tutti noi saremo colpiti dai cambiamenti climatici, i poveri sono più vulnerabili alla siccità, alluvioni, alte temperature e altri disastri naturali, anche per la loro scarsa capacità di adattamento. Con l’aumentare della frequenza dei pericoli naturali e climatici, sfuggire alla povertà sarà particolarmente difficile”.

Equità e uguaglianza sono fondamentali per mitigare e adattare con successo i cambiamenti climatici. “La giustizia sociale è un fattore importante per la resilienza della società di fronte ai cambiamenti climatici, vitale per la cooperazione sia locale che globale per facilitare la mitigazione e l’adattamento. L’elevata disuguaglianza è stata identificata come un fattore che contribuisce al disastro: l’esaurimento delle risorse ha spinto le civiltà a collassare in passato e minaccia la capacità della nostra attuale civiltà di sopravvivere ai cambiamenti climatici e ad altri cambiamenti ambientali. Il successo della politica climatica dipende anche dall’accettazione sociale, dalla giustizia, dalla correttezza e da un’equa distribuzione dei costi. Si tratta di fattori importanti per il sostegno pubblico alla politica e per evitare pericolosi sentimenti nazionalisti. Potrebbe essere giunto il momento per i punti di svolta sociale sull’azione per il clima”.

I sondaggi dell’opinione pubblica indicano che un numero crescente di cittadini in vari paesi è seriamente preoccupato per i cambiamenti climatici e che le recenti massicce proteste civili si stanno avvicinando alle soglie in cui ci si potrebbe aspettare il “ribaltamento” di alcuni sistemi socioeconomici. Tuttavia, le misure politiche devono accompagnare il cambiamento comportamentale e per soddisfare l’accordo di Parigi sono necessarie trasformazioni profonde e di lungo periodo guidate da una grande varietà di attori”.

A proposito di sondaggi, anche gli italiani sono preoccupati. L’89% degli intervistati del sondaggio del XVII Rapporto “Gli Italiani, il solare e la green economy” fatto da Noto Sondaggi per Fondazione UniVerde, è preoccupato dai cambiamenti climatici, il 79% è convinto che si sta facendo poco per contenere l’aumento delle temperature entro i 2 gradi e solo il 2% crede nell’azione del Governo. Inoltre per il 34% degli italiani a mettere in campo azioni sono associazioni e società civile, seguono scienziati (25%), Università e scuole (8%). Per fermare il cambiamento climatico, la convinzione è che si stia facendo di più nel settore del riuso e riciclo dei materiali (27%) e nella produzione di energia da fonti rinnovabili (24%).

Il nostro primo ministro dice che il governo è in azione: “L’Italia c’è, nella sfida ai cambiamenti climatici”, dichiara Giuseppe Conte: “Noi lavoriamo innanzitutto per rispettare i parametri di riduzione della Co2 così come indicato dall’Accordo di Parigi e per raggiungere gli obiettivi posti dall’Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite”, dice. Si tratta di “una sensibilità declinata molto puntualmente e in modo molto prospettico nel programma di governo. Va arricchita di contenuti”. Appunto. E di incisività, aggiungiamo noi.

Scherzi a parte, si rafforza il partito della guerra

Manlio DinucciIl Manifesto

EDIZIONE DEL06.12.2019

PUBBLICATO5.12.2019, 23:58

Il presidente francese Macron ha parlato di «morte cerebrale» della Nato, altri la definiscono «moribonda». Siamo dunque di fronte a una Alleanza atlantica che, senza più una testa pensante, si sta sgretolando per effetto delle fratture interne? I litigi al Summit di Londra sembrano confermare tale scenario. Occorre però guardare alla sostanza, ai reali interessi su cui si fondano i rapporti tra gli alleati.

Mentre a Londra Trump e Macron polemizzano sotto gli occhi delle telecamere, in Niger senza tanta pubblicità lo US Army Africa (Esercito Usa per l’Africa) trasporta con i suoi aerei cargo migliaia di soldati francesi e i loro armamenti in diversi avamposti in Africa Occidentale e Centrale per l’Operazione Barkhane, in cui Parigi impegna 4.500 militari, soprattutto delle forze speciali, con il sostegno di forze speciali Usa anche in azioni di combattimento. Contemporaneamente i droni armati Reaper, forniti dagli Usa alla Francia, operano dalla Base aerea 101 a Niamey (Niger). Dalla stessa base decollano i Reaper della US Air Force Africa (Forza aerea Usa per l’Africa), che vengono ora ridislocati nella nuova base 201 di Agadez nel nord del paese, continuando a operare di concerto con quelli francesi.

Il caso è emblematico. Stati uniti, Francia e altre potenze europee, i cui gruppi multinazionali rivaleggiano per accaparrarsi mercati e materie prime, si compattano quando sono in gioco i loro interessi comuni. Ad esempio quelli che hanno nel Sahel ricchissimo di materie prime: petrolio, oro, coltan, diamanti, uranio. Ora però i loro interessi in questa regione, dove gli indici di povertà sono tra i più alti, vengono messi in pericolo dalle sollevazioni popolari e dalla presenza economica cinese. Da qui la Barkhane che, presentata come operazione anti-terrorismo, impegna gli alleati in una guerra di lunga durata con droni e forze speciali

Il più forte collante che tiene unita la Nato è costituito dai comuni interessi del complesso militare industriale sulle due sponde dell’Atlantico. Esso esce rafforzato dal Summit di Londra. La Dichiarazione finale fornisce la principale motivazione per un ulteriore aumento della spesa militare: «Le azioni aggressive della Russia costituiscono una minaccia per la sicurezza Euro-Atlantica». Gli Alleati si impegnano non solo a portare la loro spesa militare almeno al 2% del Pil, ma a destinare almeno il 20% di questa all’acquisto di armamenti. Obiettivo già raggiunto da 16 paesi su 29, tra cui l’Italia. Gli Usa investono a tale scopo oltre 200 miliardi di dollari nel 2019. I risultati si vedono. Il giorno stesso in cui si apriva il Summit Nato, la General Dynamics firmava con la US Navy un contratto da 22,2 miliardi di dollari, estendibili a 24, per la fornitura di 9 sottomarini della classe Virginia per operazioni speciali e missioni di attacco con missili Tomahawk anche a testata nucleare (40 per sottomarino).

Accusando la Russia (senza alcuna prova) di aver schierato missili nucleari a raggio intermedio e aver così affossato il Trattato Inf, il Summit decide «l’ulteriore rafforzamento della nostra capacità di difenderci con un appropriato mix di capacità nucleari, convenzionali e anti-missilistiche, che continueremo ad adattare: finché esisteranno armi nucleari, la Nato resterà una alleanza nucleare».

In tale quadro si inserisce il riconoscimento dello spazio quale quinto campo operativo, in altre parole si annuncia un costosissimo programma militare spaziale della Alleanza. È una cambiale in bianco data all’unanimità dagli Alleati al complesso militare industriale.

Per la prima volta, con la Dichiarazione del Summit, la Nato parla della «sfida» proveniente dalla crescente influenza e dalla politica internazionale della Cina, sottolineando «la necessità di affrontarla insieme come Alleanza». Il messaggio è chiaro: la Nato è più che mai necessaria a un Occidente la cui supremazia viene oggi messa in discussione da Cina e Russia.

Risultato immediato: il Governo giapponese ha annunciato di aver comprato per 146 milioni di dollari l’isola disabitata di Mageshima, a 30 km dalle sue coste, per adibirla a sito di addestramento dei cacciabombardieri Usa schierati contro la Cina.

Istanbul un dramma politico

Non avendo ricevuto donazioni tutti i siti avranno la sola estensione wordpress.com, che rimane gratuita e senza oneri per il gestore. Il prezzo della libertà dell’otto per mille cattolico o valdese lo paghiamo volentieri. Ci rifiutiamo di chiedere fondi otto per mille valdesi per la traduzione professionale dell’antico catechismo quacchero (Bori si era guardato bene dal tradurlo pur avendo disponibilità e competenze maggiori di quelle personali, l’area liberal ha sempre pensato di fare a meno delle nostre radici esclusivamente cristiane). Col tempo grazie al prof. Colacino abbiamo tradotto la fondamentale base teologica di Barcleys. Senza quella non si è quaccheri. Altro che solo rifiuto del battesimo….come indica un sito milanese.

Istanbul, crocevia di omicidi politici

06.12.2019 – Murat Cinar

Istanbul, crocevia di omicidi politici

La città più grande della Turchia si vanta tristemente di essere un luogo di omicidi commessi contro i giornalisti, oppositori oppure ex agenti segreti stranieri e locali.

Una storia centenaria

Hasan Fehmi Bey forse è uno dei primi di questo lungo curriculum. Giornalista oppositore al gruppo dirigente dell’epoca ottomana, fu assassinato nel 1905 a Istanbul. Infatti secondo l’Associazione dei Giornalisti di Turchia è il primo “martire della stampa”, per cui tuttora nel Paese il giorno della sua morte, 6 maggio, vengono commemorati tutti i colleghi assassinati.

Abdi İpekçi è un altro giornalista assassinato tra le vie della vecchia Costantinopoli. L’ex capo redattore del quotidiano nazionale Milliyet fu ucciso nel 1979 dal famoso Mehmet Ali Ağca, che tentò di assassinare Papa Giovanni Paolo II, nel 1981, in Piazza San Pietro. L’altro sicario di Ipekçi fu Oral Çelik, anche lui coinvolto nell’attentato contro Wojtyla. Entrambi ultra nazionalisti assassinarono Ipekçi per via delle sue idee progressiste e pacifiche.

Tra gli ultimi omicidi commessi a Istanbul contro i giornalisti andrebbe messo anche Hrant Dink. giornalista armeno di cittadinanza turca assassinato a due passi dal suo giornale, Agos, nel 2007 da un minorenne ultra nazionalista. Il caso di Dink è ancora aperto e fino a oggi sono stati inserite nella lista degli  imputati e sospettati anche diverse persone impiegate nelle forze armate. Pochi mesi prima dell’uccisione di Dink era stata avviata una campagna di linciaggio e calunnia mediatica e politica contro di lui.

Assassinati stranieri

Negli anni 90 la capitale economica della Turchia ha assistito alla resa dei conti del conflitto russo ceceno. In quel periodo si rifugiavano nel Paese diversi cittadini ceceni che alzavano la voce contro il Cremlino. Secondo il quotidiano britannico The Guardian e l’emittente televisiva BBC, il caso di Abdülvahid Edelgireyev è uno di quelli più interessanti. Edelgireyev, prima di essere assassinato nel 2015 era coinvolto in un tentativo fallito di attentato contro il presidente russo, Putin, e faceva parte dell’organizzazione terroristica El Nusra. Quindi si tratterebbe di un personaggio molto importante a livello internazionale. Dal 2008 fino ad oggi, a Istanbul sono stati assassinati almeno 5 cittadini russi e ceceni, definiti come “terroristi”, “oppositori” oppure “ex agenti segreti”.

Forse una delle figure più particolari trovate morte a Istanbul è Umarali Quvvatov. Imprenditore tagiko e leader del movimento dell’opposizione Grup 24 dopo aver accusato di corruzione l’ex Presidente della Repubblica di Tagikistan, Emomali Rahmon, aveva lasciato il suo Paese. Quvvatov è stato assassinato nel 2015; viveva in Turchia da un anno con sua moglie e cinque figli.

Jamal Ahmid Khashoggi è uno degli ultimi casi di assassinio avvenuti sul Bosforo. Giornalista saudita, è stato assassinato il 2 ottobre del 2018 nel palazzo consolare dell’Arabia Saudita. Il suo caso è diventato un elemento di grande crisi diplomatica tra una serie di attori internazionali, tra cui ovviamente gli Stati Uniti d’America, il governo di Ankara e una parte della famiglia reale saudita.

I casi di morte che coinvolgono personaggi chiave e importanti comprendono anche i cittadini occidentali. L’11 novembre del 2019 è stato trovato morto vicino alla sua abitazione James Gustaf Edward Le Mesurier, ex membro dei servizi segreti britannici, fondatore e direttore del May day Rescue e sostenitore dei “Caschi bianchi”, Syria Civil Def, in Siria. Tuttora non è chiaro se l’ex agente segreto sia stato assassinato oppure si sia suicidato, ma secondo i media locali ci sono diversi indizi importanti che sosterrebbero la tesi dell’omicidio.

L’ultimo caso invece riguarda Masoud Molavi Vardanjani, giovane cittadino iraniano. La polizia trova il cadavere di un cittadino straniero il 14 novembre di quest’anno, nel cuore della città, a Sisli. Dopo due settimane il corpo viene identificato. La voce comune dei media parla dell’assassinio di un altro ex agente segreto straniero. Secondo l’articolo firmato da Murat Yetkin pubblicato sul portale di notizie Gazete Duvar, pochi giorni dopo l’uccisione di Vardanjani, il Ministro degli Affari Esteri del governo statunitense, Mike Pompeo, pronunciò queste parole: “L’assassinio dell’oppositore iraniano rifugiato in Turchia è la dimostrazione del fatto che l’aggressività del regime iraniano ha superato i suoi confini nazionali”. Con questa dichiarazione si rafforza l’ipotesi dell’ennesimo assassinio politico commesso a Istanbul. In questi ultimi giorni, la polizia ha arrestato 11 persone accusate di essere coinvolte nell’uccisione di Vardanjani, tra cui anche alcuni cittadini iraniani. Vardanjani è conosciuto per il suo canale Telegram in cui diffondeva documenti segreti che sostenevano di provare la “corruzione dentro il governo iraniano”. Definito un genio informatico, mentre collaborava con i servizi segreti iraniani per la sicurezza informatica, durante la sua permanenza in Turchia, dal 2018 portava avanti un lavoro di contro-informazione che fa pensare all’ipotesi del suo cambio di posizione, forse in collaborazione con i servizi segreti statunitensi.

Sembra che la il principale centro industriale, finanziario e culturale della Turchia continui, tristemente, a essere anche il centro della resa dei conti delle operazioni nazionali e internazionali.

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A – La nostra fede quacchera

Traduzione delle 15 preposizioni quacchere di Barclays dell’Amico Prof. Carlo Nicola Colacino – Inedito in italiano del marzo 2016

1

La prima proposizione ha a che fare col fondamento della conoscenza.    Vedendo che l’altezza di tutta la felicita’ e’ posta nella vera conoscenza di Dio (“questa e’ la vita eterna, conoscere te, l’unico vero Dio, e Gesu’ Cristo, che tu hai mandato”), la comprensione autentica e giusta di questa fondamento e’ cio’ che e’ piu’ necessario conoscere ed in cui e’ piu’ necessario credere in prima istanza.

 

2

La seconda proposizione ha a che fare con la rivelazione immediata.

2.1

Dato che “nessuno conosce il Padre se non il Figlio, e quelli cui il Figlio lo rivela” e dato che la rivelazione del Figlio e’ con e attraverso lo Spirito; pertanto solo e soltanto attraverso la testimonianza dello Spirito la vera conoscenza di Dio e’ stata, e’, e puo’ solo essere rivelata; colui il quale, mosso dal suo stesso Spirito, ha convertito il caos del mondo in questo meraviglioso ordine in cui era il principio, e creo’ l’uomo come essere vivente, per dominarlo e governarlo, cosi’ attraverso la rivelazione dello stesso Spirito ha manifestato se stesso ai figli dell’uomo, patriarchi, profeti e apostoli; queste rivelazioni di Dio attraverso lo Spirito, siano date da voci esteriori e apparizioni, sogni o manifestazioni oggettive interiori nel cuore, erano dello stesso oggetto formale della fede e tali rimangono; perche’ l’oggetto della fede dei santi e’ lo stesso in tutte le epoche, anche se sotto diverse manifestazioni.

2.2  Inoltre, queste rivelazioni interiori divine, che noi riteniamo assolutamente necessarie per la costruzione della vera fede, non contraddicono in alcun modo la testimonianza esteriore delle scritture, ne’ la solida e giusta ragione
2.3

Tuttavia da questo non deve seguire che queste rivelazioni divine devono essere soggette all’esame, ne’ della testimonianza esteriore della scrittura, ne’ della ragione naturale dell’uomo, ne’ di una qualche regola ancora piu’ nobile o certa ne’ di qualche principio primo: perche’ questa illuminazione divina e interiore, e’ cio’ che e’ evidente e chiaro di per se’ e forza, per la sua stessa evidenza e chiarezza, la comprensione ben disposta verso l’assenso, cosi’ come i principi comuni delle verita’ naturali muovono e spingono la mente ad un assenso naturale, cioe’ che il tutto e’ maggiore delle sue parti; che due affermazioni mutuamente contradditorie non possono essere entrambe vere, ne’ entrambe false; cio’ che e’ anche manifesto, secondo i principi dei nostri avversari che -supposta la possibilita’ delle rivelazioni divine interiori- ciononostante confesseranno a noi che ne’ la scrittura ne’ la ragione pura le contraddiranno. E pero’ non deve seguire nemmeno- secondo i nostri avversari- che sia necessario sottoporre la scrittura e la ragione alle rivelazioni divine del cuore.

 

3

La terza proposizione: le Scritture

3.1

Da queste rivelazioni dello Spirito di Dio ai Santi sono scaturite le Scritture della verita’ che contengono 1) un racconto storico fedele degli atti del popolo di Dio nelle diverse epoche, e di come, in modo singolare e incredibile, la provvidenza abbia spesso assistito tale popolo. 2) Un racconto profetico di molte cose, di cui alcune sono passate e altre ancora da venire. 3 Un racconto completo e ampio di tutti i principi fondamentali della dottrina di Cristo, mantenuti e sviluppati in diverse preziose dichiarazioni, esortazioni, sentenze che, per opera dello Spirito di Dio, in diverse occasioni e numerose circostanze. furono pronunciate e scritte nelle chiese dai pastori. Tuttavia, poiche’ esse sono solo una dichiarazione della sorgente, e non la sorgente stessa, non devono essere ritenute il campo principale di tutta la verita’ e la conoscenza, ne’ la regola immutabile della fede e delle opere. Ciononostante, come cose che danno una testimonianza vera e fedele del fondamento primario della fede, esse sono e devono essere apprezzate come seconda regola, subordinata allo Spirito, dal quale ricevono tutta la loro eccellenza e la certezza; perche’ solo dalla testimonianza interiore dello Spirito noi sappiamo che esse sono vere, pertanto loro testimoniano che lo Spirito e’ quella guida dalla quale i santi sono condotti verso la verita’: ribadiamo pertanto che lo Spirito e’ la guida prima e principale.

3.2

E dunque noi riceviamo e crediamo nelle scritture, perche’ esse procedono dallo Spirito. Pertanto lo Spirito e’ la regola in modo piu’ originale e principale, anche secondo quella massima che noi studiamo a scuola “Propter quod unumquodque est tale, illud ipsum est magis tale” che possiamo tradurre come: “quello per cui una cosa e’ tale, quello stesso e’ ancora piu’ tale”.

 

 

4

La quarta proposizione, che ha a che fare con l’uomo nel peccato.

4.1

Tutta la posterita’ di Adamo, o umanita’, sia Ebrei che Gentili, cosi’ come il primo Adamo o uomo terreno, e’ peccatrice, degenerata e morta, prima della sensazione o del sentimento di questa luce interiore o seme di Dio, ed e’ pertanto soggetta al potere, natura e seme del serpente, che egli semina nei cuori degli uomini, mentre loro vivono in questo stato naturale e corrotto; da cui segue che non solo le loro parole e le loro azioni ma che anche i loro pensieri sono perpetuamente malvagi di fronte a Dio, perche’ nascono da questo seme depravato e cattivo.

4.2

L’uomo pertanto, mentre si trova in questo stato, non puo’ conoscere niente in modo giusto; si’, i suoi pensieri e le sue idee riguardo Dio e le cose spirituali, fino al momento di essere disgiunto dal seme del male e unito alla luce divina, sono infruttuose sia per se’ stesso che per gli altri; da cui rigettiamo gli errori Sociniani e Pelagiani, che esaltano una luce naturale; cosi’ come gli errori dei Papisti e dei Protestanti che affermano, che l’uomo, privo della vera grazia divina, possa essere un vero ministro della novella.

4.3

Cionostante questo seme non e’ imputato anche ai piccoli, fino a quando loro per trasgressione non si uniscono ai peccatori; perche’ essi sono per natura i figli della rabbia divina, che camminano secondo il protere del principe dell’aria.

5 e 6

La quinta e la sesta proposizione riguardano la Redenzione Universale di Cristo, e anche la salvezza e la Luce Spirituale, attraverso la quale ogni uomo e’ illuminato

5

Dio, che e’ amore infinito, che non gode della morte del peccatore ma che gode che tutti gli uomini possano vivere ed essere salvati, ha tanto amato il mondo da dare al Suo unico Figlio la luce, che chiunque credesse in Lui fosse salvato; che illuminasse ogni uomo che viene al mondo e rendesse manifeste tutte le cose che sono riprovevoli e che insegnasse tutta la temperanza, la giustizia, e la santita’: e che in questa luce illuminasse i cuori di tutti in un giorno (Pro tempore: per un tempo) per raggiungere la salvezza, se non resistita: nemmeno e’ tale salvezza meno universale che il seme del peccato, che e’ l’acquisto della sua morte, che provo’ la morte per ogni uomo: “perche’, cosi’ come in Adamo tutti muoiono, cosi’ in Cristo tutti sono resi vivi”.
6.1

Secondo dunque questo principio o ipotesi, tutte le obiezioni contro l’universalità della morte di Gesù Cristo sono facilmente superate; non è nemmeno necessario ricorrere al ministero degli angeli, o ad altri messaggeri miracolosi, di cui si dice Dio faccia uso, per manifestare la dottrina e la storia della passione di Cristo a quelli che, vivendo in quelle parti del mondo così remote da non essere state raggiunte dalla predicazione del vangelo, hanno comunque usufruito della grazia primaria e comune; da cui segue logicamente che, come alcuni degli antichi filosofi potrebbero essere stati salvati, così potrebbero esserlo ora coloro che, messi dalla provvidenza in parti del mondo remote dove la conoscenza della storia è lacunosa, vengono fatti partecipi del mistero divino, se ricevono aprendosi senza resistenze a quella grazia “la cui manifestazione è data ad ogni uomo affinché ne approfitti”.

6.2

Questa dottrina certa dunque, avendola ricevuta, e’ da testimoniare: che c’e’ una luce ed una grazia evangelica e salvifica in tutti, l’universalita’ dell’amore e della misericordia di Dio verso l’umanita’ – sia nella morte del suo amato figlio, il Signore Gesu’ Cristo, e nella manifestazione della luce nel cuore- e’ stabilita e confermata anche contro le obiezioni di quelli che la negano.

6.3

Pertanto “Cristo ha assaporato la morte per ogni uomo”: non solo per tutti i tipi di uomini, come alcuni dicono invano, ma per ognuno, di ogni specie; il beneficio di questo regalo non e’ esteso solo a coloro che hanno una conoscenza specifica della sua sofferenza e della sua morte, cosi’ come sono descritte nelle scritture, ma anche a coloro i quali sono necessariamente esclusi da tale conoscenza a causa di qualche accidente inevitabile; conoscenza che noi volutamente dichiariamo essere molto utile e di grande conforto, ma non assolutamente necessaria a colui, al quale Dio stesso l’ha celata; tuttavia anche loro possono essere compagni nel mistero della sua morte, nonostante non ne conoscano la storia- se lasciano il suo seme e la sua luce entrare ed illuminare i loro cuori; nella cui luce viene vissuta la comunione col Padre e col Figlio, cosi’ che gli uomini malvagi diventino santi, e amanti di quella potenza, dai cui tocchi interiori e segreti loro si sentono allontanati dal male e avvicinati al bene, e imparano a fare agli altri quello che loro vorrebbero fosse fatto a loro; in cui Cristo stesso afferma tutti siano inclusi.

6.4

Pertanto coloro i quali hanno negato che Cristo fosse morto per tutti gli uomini, hanno insegnato il falso; e nemmeno sono stati sufficientemente fedeli alla verita’ coloro i quali pur affermando che egli fosse morto per tutti, hanno aggiunto l’assoluta necessita’ della conoscenza esteriore del fatto, per poter ottenerne l’effetto salvifico; tra questi i Remostanti olandesi sono stati i piu’ approssimativi, e tanti altri assertori della redenzione universale, per il fatto che non hanno posto la grandezza di questa salvezza nel principio divino ed evangelico della luce e della vita, secondo il quale Cristo illumina ogni uomo che viene al mondo, principio che pure viene ribadito in modo eccellente ed evidente in queste scritture, Gen. VI 3, Deut. XXX 14, John I 7,8,9 Rom X 8, Tito II 11

 

7

La settima proposizione. A proposito della giustificazione

7.1

Come molti non resistono questa luce, ma la ricevono, in loro viene prodotta una nascita santa, pura e spirituale, che sviluppa santita’, giustizia, purezza e tutti questi altri frutti benedetti che sono graditi a Dio; dalla cui nascita santa, per testimoniare Gesu’ Cristo, formato dentro di noi e compiendo le sue opere in noi, dato che noi siamo santificati e pertanto giustificati agli occhi di Dio, secondo le parole dell’apostolo: “ma voi siete purificati, ma voi siete santificati, ma voi siete giustificati, nel nome del Signore Gesu’ e dallo Spirito di nostro Signore.

7.2

Pertanto non e’ per le nostre opere imbellite dalla nostra volonta’, ne’ per le nostre buone opere considerate in se’, ma per Cristo, che e’ sia il regalo che il donatore, e la causa che produce gli effetti in noi; il quale, cosi’ come ci ha riconciliati quando eravamo nemici, nella sua sapienza ci salva e ci giustifica in questo modo, come dice lo stesso apostolo in un altro passaggio: “secondo la sua misericordia ci ha salvatp, rigenerandoci e rinnovandoci tramite lo Spirito Santo”.

 

8

L’ottava proposizione. A proposito della perfezione.

8.1

In colui il quale questa nascita santa e pura e’ completamente realizzata, il corpo della morte e del peccato arriva ad essere crocifisso e rimosso e i loro cuori sono uniti e soggetti alla verita’, in modo da non obbedire ad alcuna suggestione del Maligno, ma per essere liberi dal peccare e dal trasgredire la legge di Dio e in tal rispetto pertanto perfetti.

8.2

Tuttavia perfino questa perfezione ammette una crescita, e rimane la possibilita’ di peccare, se la mente non si attiene diligentemente e attentamente ai comandamenti del Signore.

 

 

9

A proposito della perseveranza, e della possibilita’ di cadere dalla Grazia.

9.1

Nonostante questo dono, grazia interiore di Dio, sia sufficiente a condurre alla salvezza, tuttavia in quelli in cui non si realizza puo’ diventare e spesso diventa la loro condanna.

9.2

Inoltre, in coloro in cui e’ stata posta, per purificarli e santificarli, per condurli ad un’ulteriore perfezione, a causa della disobbedienza coloro possono uscire dalla grazia, e trasformarla in lascivia e lussuria, facendo naufragare la fede; e dopo “aver assaggiato il dono divino, ed essere stati fatti messaggeri dello Spirito Santo, essi peccano di nuovo”.

9.3

Tuttavia si puo’ raggiungere in questa vita una tale crescita e stabilita’ nella fede, che un’apostasia totale non e’ piu’ possibile.

 

10

La decima proposizione. Il ministero

10.1

Per questo dono, o luce di Dio, tutta la conoscenza vera nelle cose spirituali e’ ricevuta e rivelata; cosi’ per lo stesso motivo, come e’ manifestata e ricevuta nel cuore, dalla forza e per il potere della stessa, ogni vero ministro del Vangelo e’ ordinato, preparato e istruito nel lavoro del ministero; e attraverso la guida e l’attrazione di questa luce sia ogni evangelista e pastore Cristiano guidato e ordinato nel suo lavoro del vangelo, sia nel posto dove intende predicare, sia su coloro i quali devono essere istruiti sia sui tempi in cui deve svolgere il suo ministero.

10.2

Inoltre, coloro i quali hanno questa autorità e devono predicare il vangelo, devono farlo senza pretendere commissioni o riconoscimenti; perché d’altro canto, coloro i quali vogliono appropriarsi delll’autorità di questo dono divino, comunque colti o autorizzati dalle commissioni di uomini e chiese, sono da ritenersi degli impostori, e non degli autentici ministri della parola.

10.3

Così, coloro i quali hanno ricevuto questo dono santo e puro, “così come hanno ricevuto così sono liberi di donare” senza procurarsi alcun vantaggio, ancora meno come mezzo per procurarsi denaro; tuttavia se Dio ne avesse chiamato alcuni dalle loro occupazioni o mestieri, attraverso i quali essi si procurano il sostentamento, potrebbe essere legale per costoro, secondo la libertà che loro si sentono dati nel Signore, di ricevere anche queste cose temporali -quanto strettamente necessario per il cibo e i vestiti- se donati liberamente da coloro ai quali hanno comunicato le cose spirituali

 

11

Undicesima proposizione: l’adorazione

11.1

Tutta la vera e accettabile adorazione a Dio è offerta nel movimento e nell’attrazione interiore del suo Spirito, che non è limitato né a posti, né a tempi, né a persone; poiché nonostante noi dobbiamo adorarlo sempre, nel fatto che dobbiamo sempre temerlo, tuttavia per ciò che riguarda il significato esteriore di tale adorazione in preghiere, lodi, prediche, non dobbiamo adorarlo quando e dove vogliamo noi, ma quando e dove ci muove lui attraverso l’ispirazione segreta del Suo Spirito nei nostri cuori, che Dio ascolta e accetta, e non manca mai di muoverci lì dove serve, cosa della quale lui è il solo giudice.

11.2

Tutte le altre forme di adorazione dunque, sia lodi che preghiere che prediche, che l’essere umano mette in piede di sua spontanea volonta’ e a sua decisione, che lui puo’ iniziare e finire a proprio piacimento, che fanno e disfanno, come lui stesso vede, siano esse in forma prescritta e canonica, come una liturgia o preghiere concepite spontaneamente, non sono altro che superstizioni, adorazioni della volonta’ e idolatria abominevole agli occhi di Dio: che l’uomo deve rigettare, rinnegare e da cui si deve separare, nel giorno della sua rinascita spirituale; comunque gli sia piaciuto -lui che strizzava l’occhio nei tempi d’ignoranza, con rispetto alla semplicita’ ed all’integrita’ di alcune di queste pratiche, e del suo seme innocente, che giace come se fosse stato sepolto nei cuori degli uomini, sotto la massa della superstizione- soffiare sui morti e sulle ossa asciutte e sollevare alcuni respiri e rispondere loro, e questo fino al giorno in cui la luce albeggera’ e si propaghera’ chiaramente.

 

12

La dodicesima proposizione: il battesimo

12.1

Poiche’ c’e’ un solo Signore ed una sola fede, cosi’ c’e’ un solo battesimo: che non e’ la rimozione dei peccati della carne, ma la risposta della buona coscienza davanti a Dio per intercessione della resurrezione di Gesu’ Cristo.

12.2

E questo battesimo e’ una cosa pura e spirituale, da testimoniare, il battesimo dello spirito e del fuoco, attraverso il quale siamo sepolti con lui, e che avendo lavato ed essendo mondati dai nostri peccati, possiamo camminare nel rinnovamento della vita, del quale rinnovamento il battesimo di Giovanni era un simbolo, che era stato ordinato per un tempo determinato e non per continuare per sempre.

12.3

Per quanto riguarda il battesimo dei neonati, e’ solamente una tradizione umana, per la quale non c’e’ ne’ un precetto ne’ un riferimento alla pratica nella scrittura.

 

13

La tredicesima proposizione: a proposito della comunione o della partecipazione al corpo e sangue di Cristo.

La comunione del corpo e sangue di Cristo e’ interiore e spirituale, e’ la partecipazione della sua carne e del suo sangue, attraverso i quali l’uomo interiore viene nutrito giornalmente nei cuori ci coloro in cui abita Cristo; di cio’ lo spezzare il pane da parte di Cristo coi suoi discepoli fu un simbolo, che fu usato per un certo tempo dalla chiesa, che aveva ricevuto la sostanza per la causa dei deboli; anche se “astenersi dalle cose strangolate e dal sangue”; la lavanda reciproca dei piedi e l’unzione degli infermi con l’olio; tutte queste cose sono ordinate con non meno autorita’ e solennita’ che il vecchio testamento; tuttavia vedendo che questi riti non sono altro che ombre di cose migliori, cessano in coloro i quali hanno ottenuto la sostanza.

 

14

La quattordicesima proposizione: concernente il potere del Magistrato Civile in questioni puramente religiose, e che hanno a che fare con la coscienza.

Dal momento che Dio ha assunto per se’ il potere ed il dominio sulla coscienza e quindi e’ il solo a poterla rettamente istruire e governare, pertanto non e’ legale per nessuno, per alcuna virtu’ di autorita’ o principalita’ che si hanno nei governi di questo mondo, forzare le coscienze degli altri; pertanto tutti gli omicidi, le espulsioni, le multe, gli imprigionamenti e queste altre cose, da cui gli uomini sono afflitti, per il solo esercizio della loro coscienza o per differenze nel culto o nelle opinioni, procedono dallo spirito di Caino, l’omicida, e sono contrarie alla verita’. Purche’ sia stabilito che nessun uomo, sotto la scusa della coscienza, faccia del male al suo vicino o attenti alla di lui vita o proprieta’; o faccia cose distruttive o inconsistenti con la convivenza umana; nel qual caso la legge si applica al trasgressore e la giustizia viene amministrata su tutti, senza riguardo per i singoli.

 

15

La quindicesima proposizione: saluti e riposo, etc.

Dato che lo scopo primario di tutta la religione e’ di redimere l’uomo dallo spirito del mondo e dalle vane conversazioni mondane, e di condurlo ad un’intima comunione con Dio, davanti al quale, se noi lo temiamo sempre, siamo felici; pertanto tutti i vani usi e costumi e tutte le vane abitudini, sia in parola che in opera, devono essere respinte e dimenticate da coloro che sentono questo timore; cose come il togliersi il cappello di fronte ad un altro uomo, gli inchini e le posture del corpo, e altri saluti di questo genere, con tutte le formalita’ folli e superstiziose che accompagnano tali gesti; tutto questo l’uomo lo ha inventato nel suo stato degenere, per nutrire il suo orgoglio nella vanita’ e nella vanagloria di questo mondo; e cosi’ anche i giochi inutili, i divertimenti frivoli, lo sport e i giochi, che sono stati inventati per passare il tempo prezioso e distogliere la mente dalla testimonianza di Dio nel cuore, e dal sentire in modo vivo e profondo il timore di Lui, e dallo Spirito evangelico con cui i Cristiani devono sempre essere rigenerati, spirito che conduce alla sobrieta’, alla serieta’ ed al timor di Dio; in cui, se noi ci sottomettiamo, la benedizione di Dio viene sentita accompagnarci in quelle azioni in cui dobbiamo impegnarci, per poterci prendere cura necessariamente dell’umo esteriore.

La Facilitazione: ecco come mettere radici ai sogni

Posta ricevuta

Buonasera,
sono Alejandro Cifuentes e la contatto dalla redazione di Forum, Mediaset, per chiederle gentilmente se potrebbe aiutarmi nella mia ricerca. Sto cercando una ragazza tra i 20 e i 30anni e un signore tra i 45 e i 65, entrambi bolognesi, che abbiano la voglia di partecipare a una puntata di Forum (Canale 5) interpretando il ruolo di due persone appartenenti alla comunità dei quaccheri. Cerchiamo sia persone che non hanno mai recitato sia attori professionisti a cui offriamo un regolare contratto di lavoro e una retribuzione. Chiedo il vostro aiuto con l’obiettivo di fare buona informazione: non vogliamo che quel punto di vista sia impoverito da qualcuno che non ne conosce effettivamente usi, costumi, tradizione, visione e via dicendo.
Grazie in anticipo e buona serata
Alejandro Cifuentes
Ho fatto presente  che come conservative del varesotto non ho contatti coi bolognesi dalla morte del prof. Bori e gli ho fornito il link del gruppo di riferimento liberal su Facebook:
https://www.facebook.com/groups/152794871433916/

La Facilitazione: ecco come mettere radici ai sogni

05.12.2019 – Redazione Toscana

La Facilitazione: ecco come mettere radici ai sogni
La facilitazione è uno strumento di trasformazione sociale, capace di rendere un gruppo, una comunità, un team, più coeso ed efficace. Dall’esperienza degli ecovillaggi, una cassetta degli attrezzi per il supporto del lavoro in gruppo.PRATO – La seconda edizione del corso di Facilitatore di primo livello accreditato IIFAC-E (Istituto internazionale di facilitazione e cambiamento – Europa, www.facilitacion.org) avrà inizio il 7-8 Marzo, presso la sede dell’ecovillaggio La Torre di mezzo (Po). Per l’8 e il 9 febbraio è invece previsto il fine settimana introduttivo “Mettendo radici ai nostri sogni”. Conduce Efstathios Mavridis, detto Delfino, facilitatore professionale IIFAC-E.

Efstathios Mavridis, detto Delfino, greco di origine, è approdato all’età di 25 anni in Spagna dove ha conosciuto l’esperienza dell’ecovillaggio Lakabe, una delle esperienze comunitarie tra le più importanti della penisola iberica. In quel luogo, dove ha vissuto per 11 anni, ha potuto ampiamente coltivare capacità relazionali, manageriali, organizzative ed ecologiche poiché una comunità dove vivono e lavorano in media 40 persone, che pone un accento ecologista su ogni aspetto della propria esistenza, è una palestra quotidiana come poche al mondo. Come se non bastasse, alcune persone della sua comunità sono state fondatrici della sede spagnola dell’Istituto internazionale di Facilitazione e Cambiamento-IIFAC (https://english.iifac.org), fondato in Messico da Beatrice Briggs, facilitatrice di fama mondiale, nel 2002. “L’ampia formazione in facilitazione che ho ricevuto e l’esperienza sul campo” spiega Delfino “mi hanno permesso di riempire una cassetta degli attrezzi utile ad appoggiare i processi di gruppo nel raggiungimento dei propri obiettivi”. Per questo, oltre a viaggiare in tutta Europa, per il secondo anno consecutivo, tiene il corso di Facilitazione di primo livello sia per formare professionisti in un settore in crescita e in espansione, sia per supportare persone e gruppi che hanno grandi sogni e progetti ma che non sanno come realizzarli.  “La facilitazione” afferma Delfino “è quanto di meglio posso offrire al mondo come contributo concreto al momento storico e sociale che stiamo attraversando”.

Oltre alla formazione IIFAC-E, Efstathios Mavridis è facilitatore professionista di Forum, una tecnica di indagine emozionale sviluppata nello storico ecovillaggio Zegg, in Germania (https://www.zegg.de/en/).

Dalle ore 9:00 di sabato 8, alle ore 18:00 di domenica 9 febbraio, si svolgerà il corso introduttivo  “Mettendo radici ai nostri sogni”. Questa è un’ottima occasione, aperta a tutti, per chi desidera conoscere il docente ed avere un “assaggio” della formazione annuale.

Il corso annuale avrà inizio il fine settimana 7-8 marzo, presso l’ecovillaggio La Torre di Mezzo, col primo degli otto moduli residenziali dedicato all’esplorazione delle dinamiche di gruppo e dei fattori che ne influenzano il benessere e l’efficacia.

La peculiarità didattica e metodologica si svela fin dal primo incontro attraverso la multidimensionalità dell’approccio, basato sull’alternanza di lavoro individuale, a coppie e in gruppo, sull’uso della parola, dell’introspezione e del corpo, di spiegazione teorica, pratica ed esperienziale. Lo si può definire un apprendimento integrale, arricchito da temi di fondamentale importanza come la comunicazione, le relazioni, le dinamiche di gruppo, il conflitto, la leadership e la governance, l’intelligenza collettiva e l’organizzazione strutturale.

Progressivamente, gli studenti saranno in grado di mettere in pratica tecniche e principi di base nei propri gruppi, comunità, team di lavoro, in azienda o nelle associazioni, in enti pubblici e privati o in organizzazioni. Piccole “perle” che fanno la differenza in termini di efficienza, efficacia e  concretezza senza nulla togliere alla relazioni umane. Un approccio che permette di vedere i “problemi” come soluzioni e capace di valorizzare le intelligenze presenti nel sistema in cui stiamo operando.

A fare da cornice alla formazione, l’accogliente comunità intenzionale ed ecovillaggio La Torre di mezzo, fondata nel 2013, composta da 5 adulti residenti, oltre a numerosi amici che sostengono il progetto e l’associazione omonima il cui scopo è coltivare una cultura ecologica a partire dalle relazioni fino a toccare ambiti come quello dell’abitare e lavorativo.
Situata a 600 metri tra le cime dell’Appennino tra Prato, Bologna e Barberino di Mugello (Firenze) la sede si trova in mezzo alla natura, tra pascoli e boschi. È un luogo che permette di staccare dalla vita quotidiana ed immergersi nella formazione.

La comunità, è ben radicata nel territorio ma anche attiva e collegata a Reti nazionali come RIVE- Rete italiana villaggi eoclogici (www.ecovillaggi.it) e Rete di reti (www.retedireti.org) ma anche internazionali come il GEN-Global ecovillage network (https://ecovillage.org) e ECOLISE (www.ecolise.eu). Il suo tratto distintivo? Un’accoglienza familiare, spontanea e coinvolgente.

Per informazioni sul Corso introduttivo “Mettendo radici ai nostri sogni” e per il Corso di facilitazione di primo livello certificato IIFAC-E presso La Torre di Mezzo contatta: Francesca Pacha Gori, 347 4454335 – facilitatoscana@gmail.com – https://corsofacilitazione.wordpress.com – FB: latorredimezzo

Il  Corso di facilitazione di primo livello certificato IIFAC-E è attivo anche a Milano, scopri di più sul sito  https://corsofacilitazione.wordpress.com

L’esercito USA da solo inquina quanto 140 Paesi. La macchina militare distrugge il pianeta.

L’esercito USA da solo inquina quanto 140 Paesi. La macchina militare distrugge il pianeta.

L’impatto ambientale dell’esercito statunitense è enorme. Come la catena di rifornimento di una qualsiasi grossa azienda, la Difesa di Washington fa affidamento su un’estesa rete globale di navi portacontainer, camion e aerei cargo per rifornire le proprie truppe di tutto ciò che serve: dalle bombe agli aiuti umanitari, passando per il combustibile. Un nuovo studio pubblicato sulla testata The Coversation, ha calcolato l’impronta ambientale di questa gigante infrastruttura.

I report sulle emissioni di gas serra solitamente si concentrano sul consumo di energia e carburante da parte dei civili, ma alcuni studi recenti, compreso questo, mostra che l’esercito statunitense è tra i maggiori responsabili dell’inquinamento nella storia. Tanto che, da solo, consuma più idrocarburi ed emette più gas nocivi per l’ecosistema della maggior parte dei Paesi di medie dimensioni. Se la Difesa di Washington fosse una nazione, il suo solo consumo di carburante la renderebbe il 47esimo produttore di gas serra al mondo, tra il Perù e il Portogallo.

Nel 2017, la Difesa statunitense ha acquistato circa 270 barili di petrolio al giorno e, attraverso la sua combustione, ha emesso più di 25mila chilotonnellate di diossido di carbonio (o anidride carbonica). L’aeronautica militare ha comprato greggio per 4,9 miliardi di dollari, la marina per 2,8 miliardi, l’esercito per 947 milioni e il corpo dei Marine per 36 milioni.

Non è un caso, però, che le emissioni dell’apparato militare statunitense vengano spesso ignorate dagli studi sul cambiamento climatico. Prima di tutto, è molto difficile ottenere dati rilevanti dal Pentagono o da altri dipartimenti della Casa Bianca. Perdipiù Washington, nel 1997, ha richiesto una deroga al Protocollo di Kyoto, che la esonerava dal riportare tutti i dati sulle emissioni del proprio esercito. Una scappatoia che è stata eliminata dagli accordi di Parigi, ma il fatto che Donald Trump abbia promesso di uscirne nel 2020 rende pressoché nullo questo risultato.

Questo studio è basato su dati raccolti grazie a diverse richieste FOIA (Freedom of Information Act) inoltrate all’Agenzia per la logistica della Difesa statunitense, il colosso burocratico che si occupa di gestire la catena di rifornimento dell’esercito, compresi l’acquisto e la distribuzione del carburante.

L’esercito degli Stati Uniti ha compreso da tempo di non essere immune dalle potenziali conseguenze del cambiamento climatico, riconoscendo quest’ultimo come un “moltiplicatore di minacce” in grado di esacerbare rischi preesistenti. Molte basi militari, anche se non tutte, hanno iniziato a prepararsi per affrontare i danni del riscaldamento globale, come ad esempio l’innalzamento del livello del mare. E non si può nemmeno dire che la Difesa abbia ignorato la propria fetta di responsabilità. Come già mostrato in passato da The Conversation, l’esercito statunitense ha sì investito nello sviluppo di fonti di energia alternative, come i biocarburanti, ma lo ha fatto in misura del tutto minoritaria rispetto all’ammontare totale delle spese per il carburante.

La politica ambientalista dell’esercito statunitense resta dunque contraddittoria: c’è stato qualche tentativo di rendere più sostenibili alcuni aspetti delle proprie attività, attraverso l’uso di elettricità proveniente da fonti rinnovabili per alimentare le basi ad esempio, ma rimane l’istituzione che consuma più idrocarburi in tutto il mondo. Perdipiù, anche per gli anni a venire, resterà vincolata all’uso di velivoli e navi da guerra alimentati a carbone perché su questi si basano operazioni non concluse che andranno avanti a tempo indefinito.

Il cambiamento climatico è diventato un tema sensibile nella campagna elettorale per le elezioni del 2020. I principali candidati dei Democratici, come la senatrice Elizabeth Warren, o i membri del Congresso, come la deputata Alexandria Ocasio-Cortez, chiedono iniziative concrete, come il Green new deal. Ma affinché queste possano essere efficaci è necessario prendere in considerazione anche la riduzione dell’impronta ambientale della Difesa di Washington, sia nella politica interna che nei trattati internazionali sul clima.

Lo studio di The Conversation dimostra che il contrasto al cambiamento climatico richiede la riduzione di diversi comparti del vasto apparato militare degli Stati Uniti. Poche altre attività umane sono così devastanti per l’ecosistema come la guerra. Riduzioni significative nel budget per la Difesa limiterebbero le capacità di Washington di lanciarsi in nuovi conflitti e questo determinerebbe un grosso calo nella domanda di combustibili fossili da parte di uno dei più grossi responsabili dell’inquinamento al mondo.

Non ha senso girarci attorno: i soldi spesi per procurare e distribuire petrolio in lungo e in largo nell’Impero statunitense potrebbero tranquillamente essere investiti nel Green new deal, qualsiasi forma prenderà. E se non in questo, non mancano certo i settori che potrebbero beneficiare di qualche fondo in più; qualsiasi opzione sarebbe più valida di finanziare una delle più grandi forze militari nella storia dell’umanità.

Questo articolo è stato tradotto da The Conversation.

Ocean Viking: 60 sopravvissuti lasciati in un limbo mentre subentra l’inverno

03.12.2019 – Redazione Italia

Ocean Viking: 60 sopravvissuti lasciati in un limbo mentre subentra l’inverno
(Foto di Hannah Wallace Bowman / MSF)

Mentre comincia l’inverno nel Mediterraneo centrale, 60 sopravvissuti aspettano di poter sbarcare dopo cinque giorni dal soccorso in acque internazionali effettuato dalla Ocean Viking, una nave di soccorso noleggiata da SOS MEDITERRANEE in partnership con Medici Senza Frontiere (MSF). SOS MEDITERRANEE

invita le autorità marittime e una coalizione di Stati Europei a mobilitarsi in fretta per assegnare un Luogo Sicuro alla Ocean Viking.

A seguito di un soccorso impegnativo di notte fatto dal team di Ricerca e Soccorso di SOS MEDITERRANEE il 28 Novembre, 60 persone sono state messe in salvo da una barca di legno instabile e sovraffollata in pericolo a 60 miglia nautiche dalla costa libica. 19 minori non accompagnati sono parte di questi sopravvissuti, inclusi un bambino di 3 mesi e il suo fratellino di 3 anni.

Dei 60 sopravvissuti a bordo della Ocean Viking molti sono stati curati dal team medico di MSF per ferite significative e recenti, avvenute in Libia. Un paziente rimane sotto osservazione e avrà bisogno di un trasferimento immediato all’ospedale durante lo sbarco. Con il cambiamento delle condizioni meteo, le persone soccorse non reagiscono ai farmaci per il controllo del mal di mare e la maggior parte ha ora bisogno di iniezioni per tenere sotto controllo il vomito.

Il 29 novembre la Ocean Viking ha inviato la richiesta di Luogo Sicuro per i 60 sopravvissuti  al Libyan Joint Rescue Coordination Centre (LYJRCC – centro libico di coordinamento dei soccorsi). Data l’assenza di una risposta, la Ocean Viking ha mandato una nuova richiesta per un Luogo Sicuro alle autorità marittime più vicine – gli MRCC Italiano e Maltese – ed è ora in una posizione di standby tra Malta e Italia. Tutti e due gli MRCC hanno risposto negativamente al momento.

“Uomini, donne e bambini sono nuovamente bloccati sul ponte della nostra nave dopo essere stati soccorsi in mare. Mentre il team medico si sta prendendo cura di loro, il tempo peggiorerà nei prossimi giorni. Questo prolungherà inutilmente la sofferenza dei sopravvissuti che hanno già patito molto,” dice Nicholas Romaniuk, Coordinatore di Ricerca e Soccorso per SOS MEDITERRANEE a bordo della Ocean Viking. “E’ urgente trovare una soluzione per i sopravvissuti a bordo e stabilire un meccanismo di sbarco prevedibile, discusso varie volte dai leader europei negli ultimi mesi, ma non è mai stato ancora implementato.”

33 persone riportate in Libia da una nave commerciale

Nel frattempo il 1° dicembre la Ocean Viking viene a sapere che le 33 persone soccorse il giorno prima da una nave mercantile al largo della Libia sarebbero state riportate a Tripoli dalla guardia costiera libica. Questo è successo dopo che la nave mercantile ha chiesto aiuto alla Ocean Viking. A causa della mancata autorizzazione a fare il trasferimento, la Ocean Viking non è stata in grado di portare le persone in un luogo sicuro.

“Il team della Ocean Viking ha fatto del suo meglio per dare assistenza ai sopravvissuti e al capitano della nave in un contesto molto difficile.  L’attuale situazione in mare impedisce alle persone soccorse e alle navi che intervengono per salvarle di sbarcarle velocemente in un porto sicuro. I capitani delle navi sono lasciati nel limbo mentre i sopravvissuti, stando alle testimonianze raccolte a bordo, sono terrorizzati all’idea di essere riportati in Libia. I capitani che effettuano soccorsi devono ricevere indicazioni per lo sbarco dei naufraghi in un porto sicuro appena possibile. La Libia non può essere considerata un porto sicuro. Tutti dicono queste frasi ogni giorno, compresi i leader europei e i loro governi. La situazione in Libia è ben nota. Allo stesso tempo, però, i paesi europei rifiutano di prendersi la responsabilità del coordinamento, inclusa l’indicazione di un porto sicuro e ci invitano a parlare con la guardia costiera libica, che non può fornirci porti sicuri.

Le politiche dell’Unione Europea sono grossolanamente incoerenti. Da un lato riconoscono che la situazione della Libia è un problema, il che non qualifica i porti libici come sicuri. Dall’altro lato le persone soccorse vengono rimandate in Libia”, dice il direttore delle operazioni di SOS MEDITERRANEE, Frédéric Penard. “La Ocean Viking è stata per ancora una volta testimone di una continua mancanza di coordinazione nell’area; navi commerciali lasciate a soccorrere persone in mare con poco o nessun supporto per quello che succede dopo e le navi delle ONG ostacolate nel loro lavoro di salvare vite. Le persone continuano a scappare dalla Libia. Le uniche due opzioni che hanno sono di essere riportate in Libia contro la loro volontà o morire in mare. Usare la morte come strumento per impedire alle persone di trovare sicurezza sembra un’opzione accettata da alcune persone che prendono decisioni a livello europeo. 743 persone delle quali si ha conoscenza sono state vittime di queste politiche quest’anno,” aggiunge Nicholas Romaniuk.

La Nato nello spazio. Costi alle stelle

03.12.2019 – Manlio Dinucci

La Nato nello spazio. Costi alle stelle
(Foto di Wikimedia Commons)

Si svolge a Londra, il 4 dicembre, il Consiglio Nord Atlantico dei capi di stato e di governo che celebra il 70° anniversario della Nato, definita  dal segretario generale Jens Stoltenberg  «l’alleanza di maggiore successo nella storia».

Un  «successo» innegabile. Da quando ha demolito con la guerra la Federazione Jugoslava nel 1999, la Nato si è allargata da 16 a 29 paesi (30 se ora ingloba la Macedonia), espandendosi ad Est a ridosso della Russia. «Per la prima volta nella nostra storia – sottolinea Stoltenberg  – abbiamo truppe pronte al combattimento nell’Est della nostra Alleanza».

Ma l’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico è andata oltre, estendendo  le sue operazioni belliche fin sulle montagne afghane e attraverso i deserti africani e mediorientali.

Ora la Grande Alleanza mira più in alto. Al Summit di Londra – preannuncia Stoltenberg  – i leader dei 29 paesi membri «riconosceranno lo spazio quale nostro quinto campo operativo», che si aggiunge a quelli terrestre, marittimo, aereo e ciberspaziale. «Lo spazio è essenziale per il successo delle nostre operazioni», sottolinea il segretario generale lasciando intendere che la Nato svilupperà un programma militare spaziale.

Non fornisce ovviamente dettagli, informando però che la Nato ha firmato un primo contratto da 1 miliardo di dollari per modernizzare i suoi 14 aerei Awacs. Essi non sono semplici aerei-radar ma centri di comando volanti, prodotti dalla statunitense Boeing, per la gestione della battaglia attraverso i sistemi spaziali.

Certamente quasi nessuno dei leader europei (per l’Italia il premier Conte), che il 4 dicembre «riconosceranno lo spazio quale nostro quinto campo operativo», conosce il programma militare spaziale della Nato, preparato dal Pentagono e da ristretti vertici militari europei insieme alle maggiori industrie aerospaziali.

Tantomeno lo conoscono i Parlamenti che, come quello italiano, accettano a scatola chiusa qualsiasi decisione della Nato sotto comando Usa, senza preoccuparsi delle sue implicazioni politico-militari ed economiche.

La Nato viene lanciata nello spazio sulla scia del nuovo Comando spaziale creato dal Pentagono lo scorso agosto con lo scopo, dichiarato dal presidente Trump, di «assicurare che il dominio americano nello spazio non sia mai minacciato». Trump ha quindi annunciato la successiva costituzione della Forza Spaziale degli Stati Uniti, con il compito di «difendere i vitali interessi americani nello spazio, il prossimo campo di combattimento della guerra».

Russia e Cina accusano gli Usa di aprire così la via alla militarizzazione dello spazio, avvertendo di avere la capacità di rispondere. Tutto ciò accresce il pericolo di guerra nucleare.

Anche se non si conosce ancora il programma militare spaziale della Nato, una cosa è certa: esso sarà estremamente costoso. Al Summit Trump premerà sugli alleati europei perché portino la loro spesa militare al 2% o più del pil. Finora lo hanno fatto 8 paesi: Bulgaria (che l’ha portata al 3,25%, poco al di sotto del 3,42% degli Usa), Grecia, Gran Bretagna, Estonia, Romania, Lituania, Lettonia e Polonia. Gli altri, pur rimanendo al di sotto del 2%, sono impegnati ad aumentarla.

Trainata dall’enorme spesa Usa  – 730 miliardi di dollari nel 2019, oltre 10 volte quella russa – la spesa militare annua della Nato, secondo i dati ufficiali, supera i 1.000 miliardi di dollari. In realtà è più alta di quella indicata dalla Nato, poiché non comprende varie voci di carattere militare: ad esempio quella delle armi nucleari Usa, iscritta nel bilancio non del Pentagono ma del Dipartimento dell’Energia.

La spesa militare italiana, salita dal 13° all’11° posto mondiale, ammonta in termini reali a circa 25 miliardi di euro annui in aumento. Lo scorso giugno il governo Conte I vi ha aggiunto  7,2 miliardi di euro, forniti anche dal Ministero per lo sviluppo economico per l’acquisto di sistemi d’arma.  In ottobre, nell’incontro col Segretario generale della Nato, il governo Conte II si è impegnato  ad aumentarla stabilmente di circa 7 miliardi di euro annui a partire dal 2020 (La Stampa, 11 ottobre 2019).

Al Summit di Londra saranno richiesti all’Italia altri miliardi in denaro pubblico per finanziare le operazioni militari della Nato nello spazio, mentre non si trovano i soldi per mantenere in sicurezza e ricostruire i viadotti che crollano.

ITALIA IN PRIMA LINEA, ATTERRA A SIGONELLA IL PRIMO DRONE NATO

27 NOV 2019 —

Manlio Dinucci – Il Manifesto

È atterrato nella base Usa/Nato di Sigonella in Sicilia, dopo 22 ore di volo dalla base aerea di Palmdale in California, il primo drone del sistema Ags (Alliance Ground Surveillance) della Nato, versione potenziata del drone Usa Global Hawk (Falco Globale).

Da Sigonella, principale base operativa,  questo e altri quattro aerei dello stesso tipo a pilotaggio remoto, supportati da diverse stazioni terrestri mobili, permetteranno di «sorvegliare», ossia spiare, vaste aree terrestri e marittime dal Mediterraneo all’Africa, dal Medioriente al Mar Nero.

I droni Nato teleguidati da Sigonella, in grado di volare per 16.000 km a 18.000 m di altezza, trasmetteranno alla base i dati raccolti. Questi, dopo essere stati analizzati dagli operatori di oltre 20 postazioni, verranno immessi nella rete criptata  che fa capo al Comandante Supremo Alleato in Europa, sempre un generale Usa nominato dal presidente degli Stati uniti.

Il sistema Ags, che diverrà operativo nella prima metà del 2020, sarà integrato con l’Hub di Direzione Strategica per il Sud: il centro di intelligence che, nel quartier generale Nato di Lago Patria (Napoli) sotto comando Usa, ha il compito di raccogliere e analizzare informazioni funzionali alle operazioni militari soprattutto in Africa e Medioriente.

Principale base di lancio di tali operazioni, effettuate per la maggior parte segretamente con droni da attacco e forze speciali, è quella di Sigonella, dove sono dislocati droni Usa Reaper armati di missili e bombe a guida laser e satellitare.

I droni da attacco e le forze speciali, mentre sono in azione, sono collegati, attraverso la stazione Muos di Niscemi (Caltanissetta), al sistema di comunicazioni satellitari militari ad altissima frequenza  che permette al Pentagono di controllare, attraverso la sua rete di comando e comunicazioni, droni e cacciabombardieri, sottomarini e navi da guerra, veicoli militari e reparti terrestri, mentre sono in movimento in qualsiasi parte del mondo si trovino.

Nello stesso quadro operano i 15 Predator e Reaper e gli altri droni dell’Aeronautica italiana, teleguidati dalla base di Amendola in Puglia. Anche i Reaper italiani possono essere armati di missili e bombe a guida laser per missioni di attacco.

Il sistema Ags, che potenzia il ruolo dell’Italia nella «guerra dei droni», viene realizzato con «significativi contributi» di 15 Alleati: Stati uniti, Italia, Germania, Norvegia, Danimarca, Lussemburgo, Polonia, Romania, Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Slovacchia, Slovenia. Principale contrattista del sistema è la statunitense Northrop Grumman. L’italiana Leonardo fornisce due stazioni terrestri trasportabili.

Il «contributo» italiano al sistema Ags consiste, oltre che nella messa a disposizione della principale base operativa, nella compartecipazione alle spese inizialmente con oltre 210 milioni di euro. Altri 240 milioni di euro sono stati spesi per l’acquisto dei droni Predator e Reaper.

Compresi gli altri già acquistati e quelli di cui si prevede l’acquisto, la spesa italiana per i droni militari sale a circa un miliardo e mezzo di euro, cui si aggiungono i costi operativi. Pagati con denaro pubblico, nel quadro di una spesa militare che sta per passare dalla media attuale di circa 70 milioni di euro al giorno a una di circa 87 milioni di euro al giorno.

I crescenti investimenti italiani nei droni militari comportano conseguenze che vanno al di là di quelle economiche. L’uso dei droni da guerra per operazioni segrete sotto comando Usa/Nato svuota ancor più il parlamento di qualsiasi reale potere decisionale sulla politica militare e di riflesso sulla politica estera. Il recente abbattimento di un Reaper italiano (costato 20 milioni di euro), in volo sulla Libia, conferma  che l’Italia è impegnata in operazioni belliche segrete in violazione dell’Art.11 della nostra Costituzione.

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Sono state inseriti i nostri collegamenti su Wikipedia sulle pagine degli Hutteriti, di Michael Gaismar, di Albert Schweitzer, martirologio anabattista, la fede dei socialisti religiosi, Emil Fuchs e altri socialisti religiosi, la storia della Resistenza di Olgiate Olona. Non è stato possibile inserire altri link, ad esempio sul cimitero acattolico o degli inglese di Livorno ma gli internauti hanno modo di leggere un lavoro ventennale sul web nella pagine che su Google appaiono sempre come prima o seconda scelta.