Vergogna Governo italiano in putrefazione! Complice dell’esercito egiziano

Altri 15 giorni di carcere per Patrick Zaki

19.01.2021 – Riccardo Noury

Altri 15 giorni di carcere per Patrick Zaki
(Foto di https://www.facebook.com/Patrick-Libero)

Dopo ben 48 ore di attesa, una prassi crudele che si aggiunge alla crudeltà generale della prolungata privazione della libertà, si è finalmente saputo l’esito – altri 15 giorni di custodia cautelare – dell’ennesima udienza di convalida della detenzione preventiva di Patrick Zaki.

Come noto, Patrick è indagato per cinque reati: minaccia alla sicurezza nazionale, incitamento a manifestazione illegale, sovversione, diffusione di notizie false e propaganda per il terrorismo. Si troverebbero in 10 post pubblicati su Facebook, che secondo la difesa dello studente sono stati scritti su un profilo falso, ma che non possono essere contestati.

Da circa 350 giorni Patrick langue in una cella della prigione di Tora, al Cairo, in condizioni durissime e nel costante pericolo di contrarre il coronavirus, che nell’enorme complesso carcerario egiziano ha già fatto vittime tra i detenuti, il personale amministrativo e la polizia penitenziaria.

Undici mesi e mezzo di detenzione arbitraria, illegale e immotivata – a tanto siamo arrivati, di udienza in udienza – avrebbero potuto essere sufficienti per i giudici egiziani e invece no. Patrick, se non interverranno fatti nuovi e sorprendenti, arriverà a ridosso dell’anniversario del suo arresto in carcere.

Dichiarazione del Consiglio Mondiale per la Pace sulla recente decisione del Dipartimento di Stato USA riguardo a Cuba

18.01.2021 – Il Dialogo

Dichiarazione del Consiglio Mondiale per la Pace sulla recente decisione del Dipartimento di Stato USA riguardo a Cuba
(Foto di radiocodaritorta via Flickr.com)

Il Consiglio Mondiale per la Pace (World Peace Council – WPC) condanna e respinge con la massima fermezza la recente decisione del Dipartimento di Stato USA di includere ancora una volta Cuba nella lista unilaterale degli Stati che sponsorizzano il terrorismo. Questa azione cinica e ipocrita dell’amministrazione statunitense mira a imporre nuove misure coercitive contro un popolo ed un Paese che difende da 62 anni il proprio diritto di determinare il suo futuro.L’imperialismo statunitense, con le sue lunghe azioni sovversive, gli interventi e tutti i tipi di sanzioni e blocchi decennali, non ha mai rinunciato alle sue ambizioni di imporre un regime come quello che c’era prima del trionfo della rivoluzione cubana nel 1959. Anche questa recente decisione degli Stati Uniti è uno strumento per diffamare Cuba, un Paese che costituisce una fonte di ispirazione per i poveri ed i popoli oppressi nel mondo. La solidarietà genuina ed altruista mostrata da Cuba ai popoli del mondo, sin dall’inizio della rivoluzione, è di primaria importanza*.Gli imperialisti statunitensi ed i loro alleati nel mondo non hanno il diritto morale né politico di giudicare ed etichettare un Paese come Cuba. La decisione del Dipartimento di Stato USA costituisce un atto di vendetta nei confronti di un Paese che rifiuta di piegarsi alle pretese dell’imperialismo ed un messaggio minaccioso agli altri popoli nel mondo.Come WPC non siamo affatto sorpresi da questi sviluppi, infatti ciò è in continuità con la politica di ben oltre 10 amministrazioni statunitensi (repubblicane e democratiche) contro il popolo di Cuba. Del resto è successo in tutti questi anni attraverso decine di guerre ed interventi imperialisti nel mondo, sempre con il pretesto di “affrontare il terrorismo”; mentre i popoli del mondo sanno benissimo che è l’imperialismo con i suoi meccanismi e strumenti, a terrorizzare e opprimere i popoli.Il WPC invita i suoi membri e amici a denunciare questa azione degli USA ed a rafforzare la solidarietà con il coraggioso popolo di Cuba.Il Segretariato del WPCAtene, 12 gennaio 2021Traduzione a cura del Comitato Contro La Guerra MilanoFonte: wpc-in.org* NdT: si fa fatica a comprendere come Stati europei, ad esempio l’Italia, abbiano potuto accogliere a braccia aperte i medici cubani giunti colà per recare appunto la propria solidarietà e il proprio aiuto durante l’epidemia.Sul nostro Blog: comitatocontrolaguerramilano.wordpress.com

La Scozia rende gratuite le protezioni igieniche

La Scozia rende gratuite le protezioni igieniche
(immagine : Sandor Molnar | https://pixabay.com/fr/users/molisandor-518379/?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=507422)

Il 24 novembre il Parlamento scozzese ha approvato all’unanimità una legge che prevede la tutela gratuita della salute. Questa è una novità mondiale!

Di Anastasis Mauriac

Il primo ministro scozzese Nicola Sturgeon dice di essere “orgogliosa di aver votato per questa legge rivoluzionaria”. Per combattere la precarietà mestruale, la deputata laburista Monica Lennon ha lottato duramente per far accettare il testo, lottando per quattro anni contro i membri conservatori del governo.

Ha vinto la sua prima battaglia nel 2018, quando è stata approvata la sua legge sulla protezione sanitaria gratuita nelle scuole e nelle università. L’operazione per rendere gratuita la tutela dell’igiene a livello nazionale costerà al governo circa 11 milioni di euro all’anno. Seguirà il modello di distribuzione gratuita di preservativi introdotto nel 2012[1].

Nella sua proposta di legge, Monica Lennon menziona le donne trans e afferma che anche loro sono vittime della precarietà mestruale e quindi saranno beneficiarie della legge. Spera che questa iniziativa scozzese “invii un segnale al mondo che sia possibile attuare il libero accesso universale alle protezioni periodiche”. In effetti, la precarietà mestruale è un vero e proprio problema sociale che colpisce molte famiglie.

Plan International UK ha condotto un’indagine nel 2017 rivelando che, su un campione rappresentativo di 1.000 giovani donne tra i 14 e i 21 anni, circa una su dieci non poteva permettersi di acquistare una protezione mestruale nel Regno Unito.

Analogamente, in Francia, secondo l’associazione Règles élémentaires, quasi 1,7 milioni di donne francesi sono vittime della precarietà mestruale. In Francia sono state messe in atto iniziative a livello individuale e regionale. Diverse università francesi, come Rennes 2 e la Sorbona, hanno installato nei loro stabilimenti dei distributori gratuiti di protezioni igieniche. Un’iniziativa replicata dalla regione Île-de-France per l’inizio dell’anno scolastico 2020 in dodici scuole superiori della regione di Parigi.

Infine, il 28 maggio, in occasione della Giornata mondiale dell’igiene mestruale, l’ex segretario di Stato per l’uguaglianza tra donne e uomini, Marlène Schiappa, ha annunciato “la sperimentazione di una tutela igienica gratuita per alunne e studentesse delle scuole secondarie, donne detenute, precarie e senzatetto” [2] Non possiamo che sperare che la Francia segua l’esempio della sua amica scozzese.

Tradotto dal francese da Francesca Grassia. Revisione: Silvia Nocera

[1] NHS HI-Net Grampian, free condoms distribution handbook, L Allerton.

[2] L’Ecosse rend les protections périodiques gratuites pour toutes les femmes, Elle, novembre 2020.

Meeting Minutes del 18 dicembre 2021

Meeting Minutes del18 dicembre 2021

Si è tenuta al Cairo l’udienza sul rinnovo della custodia cautelare per Patrick Zaki, lo studente egiziano dell’Università di Bologna in carcere in Egitto da quasi un anno con l’accusa di propaganda sovversiva su internet. Lo si è appreso nella capitale egiziana dove si precisa che – come la volta  precedente a dicembre – per ora non vi sono indicazioni sull’esito dell’udienza, ossia se  la carcerazione verrà rinnovata di altri 45 giorni o se verrà ordinato il rilascio .  All’udienza sul rinnovo della custodia cautelare di Patrick Zaki ha assistito, come ad altre precedenti,  un funzionario dell’ambasciata italiana al Cairo insieme ad altri diplomatici, oggi  delle ambasciate francese, olandese e canadese. Lo si è appreso al Cairo, dove Patrick è detenuto nel carcere di Tora.  I funzionari si sono recati al tribunale su iniziativa italiana, nell’ambito del  meccanismo di monitoraggio processuale dell’Unione Europea. Il caso Zaki è al momento l’unico attivamente monitorato da un gruppo di Paesi, e ciò sempre per iniziativa dell’ambasciata  italiana al Cairo, mentre il meccanismo di monitoraggio nel suo complesso  rimane momentaneamente sospeso a causa del Covid. I quattro diplomatici che hanno assistito all’udienza odierna hanno  potuto vedere Patrick Zaki e salutarlo, trovandolo in “buono stato”. Lo studente ha ringraziato più volte i diplomatici presenti per il sostegno che viene dall’Ue  e dai loro Paesi.  Zaki è indagato per cinque reati, gli stessi contenuti nei mandati di cattura che colpiscono regolarmente attivisti, avvocati, giornalisti, dissidenti e difensori dei diritti umani: minaccia alla sicurezza nazionale, incitamento a manifestazione illegale, sovversione, diffusione di notizie false e propaganda per il terrorismo. Reati ravvisabili, secondo la procura antiterrorismo egiziana, in 10 post pubblicati su Facebook, che secondo la difesa di Zaki sono stati scritti su un profilo falso. Tweet – See more at:

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/caso-zaki-coclusa-al-cairo-udienza-sul-rinnovo-della-detenzione-f8f89c3b-153d-4c67-bd80-738cb7cbdceb.html

Preghiera per Patrick Xaki

L'immagine può contenere: ‎1 persona, ‎il seguente testo "‎لباتريك الحرية PATRICK LIBERO FREE DATRICK باتريك الحرية PATRICK LIBERO FREE PICK ك الد r‎"‎‎

L’amore radicale che Gesù ci richiede, l’amore che non ricompensa il male con il male, ma invece dà sempre un nuovo inizio con il bene, è la conseguenza di quello che è Dio stesso.

Klaus Hemmerle

Occorre smilitarizzare l’uomo. Iniziando a smilitarizzare la Chiesa compromessa con i cappellani militari in una struttura che è scuola di morte Don Beppe Socci

* 1969 Praga muore Jan Palach

* 1998 A Viareggio muore don Beppe Socci, dopo aver speso una vita accanto agli ultimi e aver lottato, senza clamori, per una umanità semplice e nonviolenta.

n questa data nel 1577 (18 gennaio), Lourens Janssen è stato bruciato sul rogo di Anversa, Belgio. Era un anabattista di Delft, Olanda (circa 100 km a nord). Viene elencato due volte nello specchio dei martiri, come se fossero persone diverse. A pagina 1036 si chiama Louwerens the Shoemaker, e a pagina 1055-1056 si chiama Louwerens Janss Noodtdruft. Nel secondo racconto, Martirs’Mirror ci dice che Louwerens non aveva materiali per scrivere in prigione, così ha scritto due lettere su due cucchiai di stagno con un pin. Lo specchio dei martiri include il testo di queste ′′ lettere,” ognuna delle quali era una dozzina di parole. Devono essere stati cucchiai grandi.~ La serie di esecuzioni anabattiste dei protestanti

In questa data, nel 1530 (18 gennaio), quattro donne e due uomini furono giustiziati a Reinhardsbrunn (un villaggio vicino a Gotha, Turingia, Germania, dominato da un vecchio monastero benedettino). Erano anabattisti. I loro nomi erano: Elsa Kuntz, Christoph Ortlep, Katharina Konig, Barbara Unger, e una coppia sposata, Andreas e Katharina Kolb.Altri tre anabaptisti hanno scelto di ritrattare e sono stati rilasciati. I loro nomi erano: Valentin Unger, Balthasar Armknecht e Osanna Ortlep.Nota: sono i recanter che ammiriamo di più dalla nostra prospettiva nel 21° secolo. Chi saremmo se vivessimo ai primi tempi anabattisti. Non dovrebbe sorprendere apprendere che molti anabattisti hanno ritrattato. E molti recanters, se rilasciati, tornarono subito alle loro attività anabattiste. Volevano vivere per la loro fede, non morire per questa. Volevano tornare nelle loro case e famiglie, non lasciare i loro parenti soli e privi. Dio è offeso dalla ricantazione? Certo che no. MMS rifiuta l’idea che Dio abbia mai desiderato i martiri, allora o ora.~ La serie di esecuzioni anabattiste della Marginal Mennonite Society

In questa data nel 1906 (18 gennaio), Lucy N. Colman è morto. (Nata il 26 luglio 1817.) Abolizionista. Femminista. Suffragista. Freethinker. Docente. Lucy era abile a mettere a tacere i Cristiani, lanciando loro i propri principi. Citazione quotabile: ′′ Se la tua Bibbia è un argomento per il degrado delle donne e l’abuso con la frustata dei bambini, ti consiglio di metterla via e usare il tuo buon senso.” Lei è diventata più radicale man mano che invecchia. Ovunque sia andata per il suo lavoro abolizionista, ha scoperto che la chiesa era il ′′ baluardo della schiavitù.” Quando è stata attaccata dalla folla, erano i ministri ad essere i capibandieratori. Nata a Sturbridge, Massachusetts. Morta a Syracuse, New York. Seppellita nel cimitero di Mount Hope, Rochester, New York.~ La serie Heroes

L'immagine può contenere: albero, erba, spazio all'aperto e natura

Martin Luther King, quel sogno celebrato ma non realizzato

Di Paolo Naso e note fra parentesi di Maurizio Benazzi: il protestantesimo per la sua storia non è un movimento nonviolento e tutte le mattine lo ricordiamo nei secoli nei Meeting Minutes

—————————————

Il 15 gennaio 1929 nacque ad Atlanta il pastore battista, leader del movimento per i diritti civili degli afroamericani, una delle figure più carismatiche del Novecento.

Il King’s day in cui gli americani commemorano il più noto leader del movimento per i diritti civili degli USA fu istituito nel 1983, sotto la presidenza di Ronald Reagan.

E già questo è un fatto paradossale perché la storia non riconosce all’ex attore di film western un particolare ruolo nell’azione politica a sostegno delle popolazione afroamericana; al contrario l’asse strategico delle sue politiche sociali  fu orientato allo smantellamento delle misure di welfare adottate negli anni della presidenza Johnson che avevano dato frutti importanti sul piano della crescita economica delle minoranze etniche.

Ma il movimento che da tempo rivendicava un riconoscimento a King e a quanto egli rappresentò aveva ormai una sua consistenza e Reagan scelse di non contrastarlo, finendo anzi per assecondarlo e intestarsi così  il merito di una scelta fortemente simbolica dell’unità di tutti gli americani.

Il King’s day, celebrato in occasione del giorno della sua nascita, ha finito così per rimarginare alcune ferite che si trascinavano dai turbolenti anni ’60 ma anche per cristallizzare la figura del pastore battista e leader politico nel cliché addomesticato e rassicurante di eroe nazionale della nonviolenza (grazie alla convincimento operato dal quacchero, leader gay, Bayard Rustin *) e della convivenza interraziale.

Negli anni, questa operazione ha prodotto celebrazioni sempre più corali ma ha anche semplificato una figura complessa che va ricordata, oltre che per la sua lealtà all’America e ai suoi principi, per la sua capacità di mobilitare un movimento di massa che denunciava il tradimento plateale e violento di fondamentali diritti umani da parte di un sistema che, superata la segregazione, restava razzista, basato cioè su comportamenti e convenzioni che condannavano gli afroamericani a occupare i gradini più bassi del sistema sociale. Una dura contabilità, ad esempio, ancora oggi registra troppi afroamericani in carcere e troppo pochi nei college.

Gli anni di Obama alla Casa Bianca hanno creato l’illusione ottica di una inversione di tendenza e rafforzato la speranza di un paese che aveva la forza di redimersi dal suo peccato originale, il razzismo. Non è andata così e, chiusa quella finestra democratica, l’America deve fare i conti – di nuovo! – con quel dèmone che tormenta  la credibilità e la sostenibilità delle sue politiche sociali.

King continua ad apparire in lapidi e monumenti, così come nel Mall di Washington dove nel 1963 pronunciò il suo famoso discorso I have a dream. Ma appare sempre più solo, eroificato e addomesticato nella narrazione rassicurante di un paese riconciliato che ha sostanzialmente superato la sua divisione razziale. Non è così, e la sfida della coesione sociale si è semmai aggravata con l’aumento della popolazione ispanica e degli immigrati africani e asiatici.

King fu l’uomo della nonviolenza, certo, ma anche quello di una denuncia radicale e destabilizzante degli equilibri di potere della società americana. E vale la pena ricordare che non fu ucciso nel momento della sua massima fama ma, al contrario, quando si ritrovò isolato e screditato a causa delle  sue battaglie contro la guerra in Vietnam e contro la povertà di milioni di americani, bianchi e neri. Celebrare il sogno di una società riconciliata e liberata dal razzismo è giusto e utile, ma solo se si ha il coraggio morale e civile di riconoscere che quel sogno non si è realizzato.

(Al tramonto dell’era Trump l’America brucia ancora per gli scontri razziali nelle piazze delle città, in opposizione alla morte di neri ad opera della polizia USA.)

Fabrizio De André, un sogno che continua

L’11 gennaio del 1999 ci lasciava Fabrizio De André

Nel 1961 usciva il primo 45 giri di Fabrizio De André. Fu l’inizio di una carriera che lo porterà ad essere uno dei cantautori più amati dal pubblico italiano.

«Al centro delle sue canzoni – ricorda Rai cultura – ci sono in genere emarginati, ribelli e prostitute. Anarchico individualista, musicista schivo e solitario, De André vivrà una vita, come la definisce lui stesso, “in direzione ostinata e contraria”».

Nel 2011 (dieci anni fa esatti e a distanza di anni dalla  scomparsa del cantautore e poeta) usciva un cd meraviglioso: Sogno N°1.

«Sogno» è davvero un titolo azzeccato.

Un lavoro discografico realizzato per la Sony Music enorme, poderoso, un «inganno» sonoro meraviglioso, prodotto utilizzando tracce canore dell’artista precedenti poi arrangiate per essere eseguite dalla London Symphony Orchestra diretta da Geoff Westley. Un lavoro che vede affiorare nella novità dell’operazione discografica anche due tracce, incise appositamente, eseguite da Franco Battiato e da Vinicio Capossela.

Nel libretto non ci sono spiegazioni, parole, narrazioni, che gradiremmo leggere per capire com’è nato questo sogno, progetto, ossia per farci raccontare quest’album meraviglioso, quest’artificio sonoro che non sembra tale…

Tutto, dunque, è lasciato al solo ascolto. Possiamo affermare che effettivamente non servono parole se non quelle di de André e la musica che con amore, perché di questo si tratta, le accompagnano.

Fabrizio De André canta insieme a un’orchestra meravigliosa e intreccia la sua voce calda e profonda negli interstizi sonori, nei pochi silenzi, regalando i suoi versi agli arrangiamenti di Geoff (produttore e arrangiatore), che con maestria culla le parole, esaltandone sia senso che il significato. Tutto è perfetto. Come se il sogno fosse avvenuto davvero in studio con Fabrizio.

L’insieme si fonde e si amalgama, si nutre, si alimenta.

La canzoni contenute nel cd sono: Preghiera in gennaio; Ho visto Nina volare; Hotel Supramonte; Valzer per un amore (con Vinicio Capossela); Tre madri; Laudate Hominem; Disamistade; Rimini; Anime salve (con Franco Battiato); Le nuvole.

In copertina si può osservare una Londra disegnata e stilizzata, che riflette se stessa (sul Tamigi) e dove emergono e si inabissano ruote panoramiche, monumenti, campanili (Big Ben), edifici.

I testi delle canzoni (in italiano e in inglese) e alcune foto rappresentative sono contenute in un prezioso libretto.

L’immagine su due pagine in apertura è di De André. Fabrizio è ritratto baciato dal sole e seduto su una scalinata di metallo con una mano posta sulla sua nuca come a proteggersi dai raggi del sole o come a dire «guarda un po’ cosa mi hanno combinato»; poi altre immagini (dopo i testi delle canzoni), quella del direttore d’orchestra «in preghiera» mentre ringrazia gli orchestrali, i musicisti in sessione di registrazione, le partiture e Dori Ghezzi intenta a supervisionare la fasi di registrazione e di editing negli studi  Air Studios e nel più famoso Abbey Road Studios.

Il cd è ancora disponibile. Buon ascolto.

Gian Maria Gillio

Putin come Trump: La Russia si ritira dal trattato Open Skies a pochi giorni dall’insediamento di Biden

18.01.2021 – Alessandro Pascolini

La Russia si ritira dal trattato Open Skies a pochi giorni dall’insediamento di Biden
Un AN30B ucraino in vololo di ricognizione per OpenSkies (Foto di OSCE)

Lo scorso venerdì 15 gennaio il presidente russo Vladimir Vladimirovič Putin ha annunciato il ritiro della Russia dal trattato internazionale Open Skies, dopo che gli Stati Uniti hanno cessato unilateralmente di farne parte dal 22 novembre scorso, a seguito della decisione presa dal presidente Donald John Trump il 22 maggio 2020. Come previsto dal trattato, il ritiro russo si compirà fra sei mesi e le parti dovranno incontrarsi entro 60 giorni per discutere sulle sue implicazioni.Il trattato, firmato il 24 marzo 1992 dai paesi della NATO e del Patto di Varsavia, è in vigore dal 1° gennaio 2002 fra 34 dei paesi già membri delle due organizzazioni: copriva quindi quasi tutto l’emisfero nord, dall’Alaska a Vladivostok. Il trattato prevede un regime di voli di osservazione aerea disarmati per promuovere la prevedibilità e la stabilità strategica: i partecipanti hanno volontariamente aperto il proprio spazio aereo su base reciproca, consentendo il sorvolo del loro territorio al fine di rafforzare la fiducia e la trasparenza rispetto alle attività militari a riassicurare che nessuno stia pianificando una grave offensiva contro un altro.Gli USA impiegano i propri mezzi satellitari per il controllo della Russia e ciò li ha convinti a ritirarsi dal trattato per impedire alla Russia di volare sul loro paese; il trattato invece svolge un cruciale ruolo per la sicurezza di tutti i paesi europei e contribuisce a creare una situazione di trasparenza e di stabilità nel nostro continente.Come era facile prevedere, l’asimmetria creata con il ritiro americano è risultata inaccettabile per Putin, dato che la Russia continuava a rimanere aperta ai voli di controllo della NATO, ma le era impedita l’osservazione del principale paese della NATO, gli USA.  Il ministero degli esteri russo ha ricordato che la Russia era disposta a mantenere vivo il trattato con i paesi europei e il Canada se questi si impegnavano a non fornire agli USA i risultati delle loro osservazioni sulla Russia, ma la sua proposta non è risultata accettabile dalla NATO.

La scelta di Putin del ritiro pochi giorni prima dell’insediamento della nuova amministrazione americana è chiaramente un segnale al nuovo presidente americano Joseph Robinette Biden Jr, con cui Putin ha avuto a che fare durante l’amministrazione Obama. I rapporti fra i due presidenti sono freddi a partire dall’annessione russa della Crimea e dovranno venir ricostruiti su basi formali per creare un migliore clima fra le due potenze.

Con il ritiro degli USA e della Russia, il trattato viene di fatto svuotato del suo significato in quanto gran parte dei paesi già membri del Trattato di Varsavia fanno ora parte della NATO con l’eccezione della sola Bielorussia. Il prossimo incontro della commissione consultiva previsto per il 25 gennaio sarà cruciale per identificare possibili prospettive per il futuro.

Sarebbe comunque opportuno mantenere in vita il trattato con la sua commissione consultiva presso la sede dell’OCSE a Vienna nella prospettiva comunque di avere una struttura nella speranza della rivitalizzazione dello spirito che ha portato agli accordi sulla sicurezza europea.

Una speranza viene dalla nuova presidente dell’OCSE, il ministro degli esteri svedese Ann Linde; lei ha dichiarato il 14 gennaio al Consiglio permanente dell’organizzazione che intende rilanciare la co-operazione multilaterale per una comune sicurezza globale che comprende in modo inter-connesso aspetti politici, economici, i diritti umani, la democrazia, il principio della legge e dell’uguaglianza.

 Qui l’articolo originale sul sito del nostro partner

Meeting Minutes del 18/1/2021

Meeting Minutes del 18/1/2021

LUCIO ANNEO SENECA“Vivete come se doveste vivere per sempre, mai vi venga in mente la vostra caducità, non prestate attenzione a quanto tempo è già trascorso. Lo disperdete come provenisse da una fonte rigogliosa e inesauribile, benché nel frattempo proprio il giorno che è da voi donato a qualche uomo o attività sia forse l’ultimo. Ogni cosa temete come mortali, ogni cosa desiderate come immortali.

Preghiera per Patrick Zaki

La Procura di Roma ha aperto un fascicolo sulla vendita di due navi da guerra all’Egitto. L’indagine nasce da un esposto presentato da genitori di Giulio Regeni e verrà seguita in prima persona dal procuratore-capo Michele Prestipino Giarritta e dal pm Sergio Colaiocco, che già si occupano del caso della morte del ricercatore friulano, torturato […]

“Gia dal primo mattino e fino a notte dobbiamo raccomandare e affidare a Dio il nostro prossimo e fare delle nostre preoccupazioni per lui il soggetto della nostra preghiera”

Dietrich Bonhoeffer

Buon compleanno, Kenneth Boulding (Jan. 18, 1910-18 marzo 1993). Quacchero. Pacifista. Poeta. Scienziato. Economista. Filosofo Attivista per la pace. Nel marzo 1965, Kenneth ha aiutato a organizzare il primo Teach-In sulla guerra del Vietnam presso la Università del Michigan Ann Arbor. Sposato con la collega attivista per la pace Elise Boulding. Nato a Liverpool, Inghilterra. Morto a Boulder, Colorado. Cremato.~ La Marginal Mennonite Society Heroes Series

L'immagine può contenere: 1 persona, primo piano

′′ Non ho intenzione di schivare.Non sto bruciando nessuna bandiera.Non sto correndo in Canada.Io resto proprio qui. Vuoi mandarmi in galera? Bene, vai avanti tu. Sono in galera da 400 anni. Potrei essere lì per altri 4 o 5, maNon faccio 10,000 miglia per aiutare ad uccidere e uccidere altre povere persone. Se voglio morire, morirò proprio qui, in questo momento, combattendo te, se voglio morire.Tu sei il mio nemico, non nessun cinese, nessun vietcong, nessun giapponese.Tu il mio avversario quando voglio la libertà.Tu sei il mio avversario quando voglio giustizia.Sei il mio avversario quando voglio l’uguaglianza.Vuoi che vada da qualche parte a combattere per te?Non mi difenderete nemmeno proprio qui in America, per i miei diritti e il mio credo religioso.Qui a casa non vi schiererete nemmeno per i miei diritti.”

Muhammad Ali

Un pianeta esausto arranca verso il 2021

17.01.2021 – Los Angeles, Stati Uniti – Robert Hunziker

Quest’articolo è disponibile anche in: Inglese

Un pianeta esausto arranca verso il 2021
(Foto di Gerd Altmann from Pixabay)

All’inizio del nuovo anno, l’Alliance of World Scientist (13.700 membri) si è pronunciata in un resoconto caustico, senza riserve: “Gli scienziati credono che un cambiamento climatico catastrofico possa rendere inabitabile una parte significativa della Terra a causa del perpetrarsi di elevate emissioni di gas serra, dei cicli climatici auto-rinforzanti e degli incombenti punti di non ritorno”. (Fonte: William J. Ripple et al, The Climate Emergency: 2020 in Review, Scientific American, 6 gennaio 2021)

La missione: “Noi scienziati abbiamo l’obbligo morale di avvertire esplicitamente l’umanità di qualsiasi minaccia catastrofica.” (Fonte: https://scientistswarning.forestry.oregonstate.edu/)

La ricerca conclude: Stiamo distruggendo la Terra. – “Potrebbe gentilmente riformulare la frase in termini equivoci, imprecisi, vaghi e ambigui, che tutti noi possiamo comprendere?”

Anche se è molto difficile accettare l’affermazione radicale secondo cui “Stiamo distruggendo la Terra”, facciamoci l’abitudine, perché sta accadendo, anche se non esattamente davanti ai nostri occhi o sotto i nostri nasi. Per capire meglio quest’ecatombe, bisogna esaminare la scienza e scoprire gli ecosistemi in collasso all’interno di un sistema climatico caoticamente minacciato, soprattutto dove non vive nessuno. È da lì che inizia ed emerge prominentemente palesandosi in tutta la sua concretezza, nell’Artico, in Antartide, in Groenlandia, in Australia, in Siberia, nelle foreste pluviali di tutto il mondo, e nella vasta distesa degli oceani. Quasi nessuno vive in questi ecosistemi. E adesso che succede?

Sono in corso sforzi crescenti per arginare le ripercussioni su di un sistema climatico ferito. Cresce progressivamente, in tutta la terra, il riconoscimento della grave emergenza climatica per ciò che effettivamente è. Infatti, negli ultimi due anni, il 10% della popolazione mondiale ha dichiarato l’emergenza climatica:

1) 1.859 giurisdizioni in 33 Paesi hanno rilasciato dichiarazioni di emergenza climatica per conto di 820 milioni di persone. Quasi un miliardo di persone l’ha capito.

2) 60 milioni di cittadini del Regno Unito, ovvero il 90% della popolazione, vivono ora in zone in cui le autorità locali hanno dichiarato l’emergenza climatica (Hello XR).

3) In Australia, figliastra del Regno Unito, oltre un terzo della popolazione ha dichiarato l’emergenza climatica.

4) In Argentina, il 17 luglio 2019 il Senato, rappresentante 45 milioni di persone, ha dichiarato l’emergenza climatica.

5) Le assemblee canadesi, che rappresentano quasi il 100% della popolazione, hanno dichiarato l’emergenza climatica nel 2019-2020.

6) In Italia, quasi il 40% della popolazione, mediante assemblee, ha dichiarato l’emergenza climatica nel 2019-2020.

7) In Spagna il 100%.

8) Negli Stati Uniti il 10%, mentre sotto la ferrea direttiva di Trump il restante 90% rifiuta energicamente qualsiasi considerazione sul cambiamento climatico.

In netto contrasto con la posizione adottata dagli Stati Uniti prima del 20 gennaio, l’Alliance of World Scientists annuncia con parole esplicite la sfida che ci attende: “L’emergenza climatica è già in atto e sta accelerando più rapidamente di quanto previsto dalla maggior parte degli scienziati, molti dei quali sono profondamente preoccupati. Gli effetti negativi del cambiamento climatico sono molto più gravi del previsto e ora minacciano sia la biosfera che l’umanità” (Scientific American).

Sono parole pesanti: “…minacciando sia la biosfera che l’umanità…” ovvero “Gli scienziati credono che un cambiamento climatico catastrofico possa rendere inabitabile una parte significativa della Terra”, Ibidem.

“Il riscaldamento globale ha già reso parti del mondo più calde di quanto il corpo umano possa sopportare decenni prima di quanto previsto dai modelli climatici. Le rilevazioni a Jacobabad in Pakistan e a Ras al Khaimah negli Emirati Arabi Uniti hanno entrambe trasceso ripetutamente per almeno una o due ore la soglia mortale”. (Fonte: Climate Change Has Already Made Parts of the World Too Hot for Humans, NewScientist, 8 maggio 2020)

Infatti, la combinazione di calore e umidità eccessivi porta alla morte entro sei ore. Segni precoci di tale processo appaiono già decenni prima di quanto ci si aspettava. Dopo tutto, il corpo umano ha dei limiti. Se l’indice di temperatura/umidità è eccessivo, anche una persona sana seduta all’ombra e con abbondante acqua da bere soffrirà notevolmente o probabilmente morirà. È la temperatura di bulbo umido (WBT). In linea di massima, si raggiunge una soglia quando la temperatura dell’aria sale al di sopra dei 35 gradi Celsius (95 gradi Fahrenheit), combinata con un’umidità superiore al 90%.

Secondo gli scienziati, per arginare l’insorgenza del pericolo della temperatura di bulbo umido, le emissioni di CO2 devono essere fortemente e rapidamente ridotte, soprattutto in considerazione del fatto inquietante che tutti e cinque gli anni più caldi della storia si sono verificati a partire dal 2015.

Un recente studio ha rilevato che le combinazioni estreme di umidità/calore si sono verificate ben oltre la prolungata soglia di tolleranza fisiologica dell’uomo per una durata che va da 1 a 2 ore, concentrate nell’Asia meridionale, nel Medio Oriente costiero e nel sud costiero del Nord America. (Fonte: Colin Raymond, et al, The Emergence of Heat and Humidity Too Severe for Human Tolerance, Science Advances, Vol. 6, n. 19, 8 maggio 2020)

Nel frattempo, il principale colpevole, ovvero il CO2, l’elemento chiave del riscaldamento globale, ha recentemente raggiunto livelli da record assoluto per l’Era olocenica, che rappresenta 11.700 anni di condizioni climatiche stabili. Questo fino a quando livelli eccessivi di CO2 hanno iniziato ad aumentare il riscaldamento globale a partire dal 1750.

L’articolo dell’Alliance of World Scientists proclama il 2020 come uno degli anni più caldi mai registrati, e che ha provocato un’eccezionale ed ingente ondata di incendi in tutto il pianeta, in Siberia, negli Stati Uniti occidentali, in Amazzonia e in Australia. Questi sconvolgimenti senza precedenti sono indicativi di un sistema climatico malfunzionante. È evidente che il pianeta è malato.

Secondo l’Alliance “bisogna compiere ogni sforzo per ridurre le emissioni e incrementare la rimozione del carbonio dall’atmosfera”, Ibidem.

Intanto, diversi paesi si sono impegnati al raggiungimento di zero emissioni nette di anidride carbonica entro il 2050-60. Tuttavia, ci sono prove sempre più evidenti che questi obiettivi sono inadeguati, e nuove prove suggeriscono che il raggiungimento dell’impatto zero del carbonio vada perseguito entro il 2030, non 20-30 anni dopo. Sarebbe davvero troppo tardi.

Per ottenere un risultato che vada oltre una semplice parvenza di equilibrio del sistema climatico (se mai fosse possibile), sarà necessario aderire agli obiettivi della Bonn Challenge Global Restoration Initiative del 2011, che prevede il ripristino di 350 milioni di ettari di foreste e terreni entro il 2030. Settantaquattro Paesi hanno approvato questa soluzione basata sulla natura.

L’Alliance of World Scientists offre delle soluzioni al dilemma:

– Abbandonare l’uso di combustibili fossili, una priorità assoluta.

– Fermare le emissioni industriali come il metano, il particolato carbonioso (soot) e affini, al fine di ridurre drasticamente il tasso di surriscaldamento.

– Ripristinare gli ecosistemi naturali, soprattutto le colture, e di particolare rilievo: “Il disboscamento dell’Amazzonia, delle foreste tropicali nel Sud-est asiatico e di altre foreste pluviali, compresa la proposta di riduzione della foresta nazionale di Tongas in Alaska, che risulta particolarmente devastante per il clima”.

– Ridurre le carni bovine e i prodotti a base di carne per contribuire ad abbassare le emissioni di metano. Le piante sono commestibili e più sane.

– Il passaggio a un’economia senza carbonio che rifletta la nostra dipendenza dalla salute della biosfera, affettuosamente chiamata Madre Terra. Adottare l’eco-economia come sano sostituto del marchio neoliberale di capitalismo in perenne crescita, navigando su una strada asfaltata dorata verso una terra di fantasia ed estasi mai vista prima.

– L’attuale tasso di crescita della popolazione umana, pari a 200.000 neonati al giorno, deve stabilizzarsi e diminuire attraverso il sostegno e l’educazione delle giovani donne in tutto il mondo.

Pertanto, l’Alleanza proclama: “Nel dicembre 2020, il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha implorato che ogni nazione dichiari l‘emergenza climatica. Dunque, chiediamo che anche il governo degli Stati Uniti lo faccia, con la dichiarazione dell’emergenza climatica nazionale da parte di Joe Biden attraverso un ordine esecutivo o tramite l’approvazione da parte del Congresso di un importante finanziamento per l’attenuazione dei cambiamenti climatici e una dichiarazione di emergenza climatica (H.Con.Res.52, S.Con.Res.22), rimasta sepolta in una commissione del Congresso per tutto il 2020. Un anno fa, eravamo preoccupati per gli scarsi progressi nella mitigazione del cambiamento climatico. Ora siamo allarmati per il fallimento di progressi adeguati nel corso del 2020”. (Fonte: Scientific American)

Traduzione dall’inglese di Cecilia Costantini. Revisione di Thomas Schmid

Brasile, emergenza Covid in Amazzonia: Venezuela invia ossigeno

17.01.2021 – Agenzia DIRE

Brasile, emergenza Covid in Amazzonia: Venezuela invia ossigeno
(Foto di agenzia Dire)

A peggiorare la propagazione del virus in questa seconda ondata potrebbe anche essere una nuova variante dell’agente patogeno, definita “amazzonica”.

Il governo venezuelano invierà “immediatamente” ossigeno per uso medico nello Stato brasiliano di Amazonas, nel tentativo di aiutare le autorità locali a far fronte alla scarsità del prodotto nel pieno di una seconda ondata di contagi da Covid-19 che si sta registrando in questi giorni. A darne notizia è il Ministro degli Esteri di Caracas, Jorge Arreaza, che ha riferito tramite i social di aver ricevuto l’indicazione direttamente dal presidente Nicolas Maduro. Il dirigente venezuelano ha reso noto di aver già parlato con il governatore dello Stato, Wilson Lima e di aver già preparato il materiale.

“Solidarietà latinoamericana prima di tutto” ha chiosato Arreaza, forse alludendo anche alla complessa relazione con il presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, notoriamente contrario al governo di orientamento socialista di Maduro. Lo Stato di Amazonas, oltre 1,5 milioni di chilometri quadrati nel pieno dell’omonima foresta, la più grande del mondo, sta affrontando una fase di emergenza dovuta al rapido propagarsi del contagio e alla contemporanea scarsità di ossigeno negli ospedali: questo elemento è infatti fondamentale per assistere i malati più gravi di Covid-19.

Il presidente del sindacato dei medici locali, Mário Vianna, ha definito la situazione “terribile” e ha detto che “l’invio di ossigeno in assetto di guerra” servirà a salvare vite. Secondo il governatore Lima, si legge sul portale d’informazione Brasil de Fato, la richiesta dell’elemento è aumentata del 130% rispetto ad aprile, nel pieno della prima ondata di contagi.

Proprio durante questa fase Amazonas era già stata una delle aree più colpite al mondo. A peggiorare la propagazione del virus in questa seconda ondata potrebbe anche essere una nuova variante dell’agente patogeno, definita “amazzonica”, rilevata per la prima volta in Giappone in un gruppo di visitatori provenienti dallo Stato.

BRASILE, MSF: OSPEDALI PIENI IN AMAZZONIA E OSSIGENO INSUFFICIENTE

“Team di Medici Senza Frontiere (MSF) a Tefè e São Gabriel da Cachoeira, città rurali dell’Amazzonia brasiliana, stanno riscontrando un forte incremento di malati di Covid-19. Per far fronte a questa situazione, MSF sta cercando in queste ore soluzioni e valutando come poter continuare a supportare il sistema sanitario locale“.  Così una nota di MSF.

L’intero stato di Amazonas è in crisi. Gran parte dei malati gravi di Covid-19 vengono trasferiti nella capitale, Manaus, dove gli ospedali sono pieni. Questa situazione potrebbe causare ulteriori morti nei prossimi giorni”, segnala MSF. “Se la situazione peggiora, l’apporto di ossigeno a Tefè durerà solo un paio di giorni e il 60% dei pazienti ricoverati ne ha bisogno. Una percentuale in aumento rispetto alla settimana precedente, in cui solo il 30% dei malati necessitava di ossigeno- avverte MSF. Inoltre, altri Stati del nord del Brasile, come il Roraima, dipendono dalla produzione di ossigeno di Manaus. Il rischio è che le scorte potrebbero esaurirsi e che anche altri stati potrebbero subire la stessa terribile situazione che sta affrontando la capitale dello stato di Amazonas”.

MSF “sta cercando soluzioni per salvare vite umane. Team MSF inoltre stanno distribuendo mascherine e invitando le persone a seguire le linee guida per contrastare il CoViD-19”, conclude la nota.