Meeting Minutes del 24/3/2020

Meeting Minutes del 24/3/2020

ecco, le mie rose sono sempre lì. Se sopravviverò e se allora dirò la vita è bella e ricca di significato, bisognerà pur credermi
Etty Hillesum

*1984 A Torino muore Domenico Sereno Regis, già presidente del Mir italiano (cofondato inizialmente anche da quaccheri) e militante nonviolento

Chi crede di sapere ha già smesso di imparare
Michel De Montaigne

Preghiamo per le 6077 (ad ora) vittime del virus e i loro cari che sono stati tenuti lontani da loro e perchè la pandemia non si diffondi anche al centro-sud Italia, meno attrezzato sotto il profilo delle strumentazioni. Il flusso migratorio verso i paesi di origine è stato un atto di irresponsabilità. Confessiamo il nostro peccato.

Fermati e siedi accanto a te stesso

Lascia ogni faccenda,

abbandona la tua volontà,

raccogliti tra le mani.

 

Ascolta il silenzio per attimi,

chiudi gli occhi… e resta così…

 

Invoca il Signore…

chiamalo ancora… e impara l’attesa,

… ora nasce la preghiera…

 

“Possa il tuo Grande Spirito, o Signore, raggiungermi,

abitare il cuore come casa,

e il tuo Soffio diventare il mio respiro”.

Lettera aperta a governo e istituzioni: Chiediamo subito un #decretobambini

23.03.2020 – Olivier Turquet

Lettera aperta a governo e istituzioni: Chiediamo subito un #decretobambini
(Foto di http://www.agevolando.org/chiediamo-subito-un-decretobambini/)

Sono circa 450.000 in Italia i minorenni in carico ai servizi sociali di cui 91.000 a causa di maltrattamenti [1]1.260.000 vivono in condizioni di povertà assoluta[2]. Impossibile quantificare quanti vivono inoltre in situazioni di disagio sommerse o invisibili.

Ci sono bambini e bambine, ragazzi e ragazze che vivono situazioni di forte vulnerabilità, condizioni di povertà economica, sociale ed educativa.

Travolti dalla paura, vittime di violenza in famiglia, che vivono in condizioni di degrado, maltrattamento e abuso grave, impossibilitati a chiedere aiuto.

Ragazzi e bambini che vivono questa grave e pervasiva esperienza traumatica senza alcun genitore in grado di spiegare loro cosa stia succedendo, o che vivono senza vie di fuga in situazioni di violenza fisica e psicologica perpetrata contro loro e le loro madri.

Ragazzi per i quali stare a casa, senza andare a scuola per tanto tempo, senza contatti sociali e – dunque – senza essere adeguatamente supportati a livello emotivo, educativo e didattico – genera o riattiva le esperienze di rifiuto, abbandono, pericolo, emarginazione, già vissute in altre situazioni.

Ragazzi e bambini, tutti, che hanno inalienabili diritti sanciti dall’Onu che sono compressi – come quelli di tutti in questa situazione di crisi – ma che dipendono anche da come gli adulti intorno a loro agiscono, pensano e attuano le norme, reagiscono alle emergenze.

In questa fase è praticamente impossibile attivare le necessarie segnalazioni alle autorità giudiziarie competenti (Procure e Tribunali per i minorenni) e i conseguenti interventi di protezione, secondo le indicazioni previste dalla legge 184/1983 e s.m. quali aiuti alle famiglie di origine, affidamenti familiari, inserimenti in comunità, adozione.

Ci sono inoltre molti minorenni, non allontanati dalle famiglie, ma che vivono in situazioni familiari a rischio (di povertà educativa, maltrattamento e incuria) per i quali erano stati attivati interventi di supporto educativo (inserimento in centri semiresidenziali, diurni, educativa territoriale e domiciliare). A causa dell’emergenza sanitaria quasi tutti questi servizi non residenziali sono stati sospesi con gravi ripercussioni sulla loro tutela.

Solo in alcuni casi – e grazie all’impegno degli operatori e delle organizzazioni coinvolte – sono stati mantenuti contatti e sostegni da remoto.

Segnaliamo infine la situazione di molti giovani care leaver, ragazzi neomaggiorenni cresciuti in comunità o in affido. Molti di loro oggi vivono soli o sono rientrati nelle famiglie di origine. Alcuni tra loro vivono altrettante situazioni di rischio perché privati dell’aiuto necessario.

Chiediamo pertanto misure urgenti per andare incontro alle esigenze di protezione e per assicurare i diritti di tutti i bambini e i ragazzi, mettendo nelle condizioni i servizi sociali, scolastici, educativi, formativi e di altro genere di poter intervenire – con strumenti appropriati e con il coinvolgimento ove necessario della magistratura minorile – in tutte le situazioni di rischio sopra elencate e in tutte quelle legate ai diritti dei minorenni (tutela, protezione, istruzione, gioco, socialità, partecipazione, informazione adeguata, etc.).

Le organizzazioni proponenti chiedono vengano attuate le seguenti misure:

  • costituire task force locali tra scuola, autorità giudiziarie minorili, servizi sociali, sanitari e terzo settore (comprese le associazioni familiari), accreditati e collegati ai soggetti decisori locali/regionali, per segnalare e   per intervenire subito sulle situazioni più fragili e a rischio con interventi di sollievo (dispositivi per collegamento a distanza, tablet o pc, giochi, materiale di cartoleria, spesa alimentare, vestiti, ecc.), nonché monitoraggi quotidiani da parte di personale competente e, in generale, tutte le iniziative applicabili nell’ambito delle misure emergenziali per favorire l’esercizio massimo dei diritti di tutti i bambini e i ragazzi;
  • realizzare i necessari interventi urgenti di tutela attivati anche in attuazione a provvedimenti dei Giudici minorili, per mettere in protezione le vittime (se necessario anche tramite art. 403 c.c.) assicurando il rispetto delle norme sanitarie per le realtà di accoglienza;
  • creare gruppi di informazione e sostegno psicologico per insegnanti che devono curare in questa fase ancora di più non solo gli aspetti didattici ma anche quelli relazionali facendo sentire a questi bambini e bambine che continuano a essere pensati, che c’è un adulto di riferimento. Lo stesso dovrebbe essere realizzato anche nei confronti dei piccoli della fascia 0-5 anni con il supporto dei consultori pediatrici e delle altre strutture territoriali come scuole dell’infanzia e ludoteche;
  • sensibilizzare le forze dell’ordine a dare tempestivo riscontro alle chiamate di aiuto che possono ricevere rispetto a situazioni di violenza familiare;
  • individuare una figura istituzionale che coordini tale task force, definendone funzione, qualifica e ambito di competenza.

Per quanto riguarda il lavoro degli operatori coinvolti nei servizi residenziali[3] si ritiene necessario fornire supporto sanitario e per intervenire nelle situazioni più delicate (affidatari, case-famiglia, comunità educative, comunità genitori-bambini, centri antiviolenza, case rifugio) nei confronti di bambini, ragazzi e donne accolte, per trattare i temi di questo trauma così pervasivo che stiamo vivendo, anche attraverso consulenza psicologica ed educativa e progettazione di attività non solo di intrattenimento.

Infine, per le organizzazioni occorre connettere le misure per salvaguardare i soggetti del terzo settore, come la cassa integrazione e altre forme di sostegno economico. Il settore sociale e sociosanitario in questo momento sta garantendo la tenuta territoriale e la mediazione sociale attraverso la continuazione delle attività, il rischio è di far collassare l’intero sistema pubblico e del privato sociale che gestisce i servizi essenziali per la tutela dei bambini, dei ragazzi, delle famiglie nel nostro Paese.

Le associazioni promotrici trasmetteranno queste richieste alle istituzioni competenti e avvieranno nei prossimi giorni una petizione online che persone singole e organizzazioni potranno sottoscrivere.

Primi firmatari

Agevolando

Artemisia (Firenze)

Anfaa – Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie

Arciragazzi nazionale

Care Leavers Network Italia

Centro educativo diocesano Regina Pacis (Napoli)

Cismai – Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento e l’abuso all’infanzia

Cnca – Coordinamento nazionale comunità di accoglienza

Cncm – Coordinamento nazionale comunità per minori

Fondazione Domus De Luna (Cagliari)

Kayros (Vimodrone)

L’Orsa Maggiore (Napoli)

Mcf Mondo comunità e famiglia (Milano)

Progetto Famiglia

SOS Villaggi dei Bambini

Istituto Don Calabria

Terra dei piccoli (Roma)

Anna Ancona, psicoterapeuta e psicoanalista Spi (Ferrara)

Maria Apuzzo, psicologa e psicoterapeuta (Napoli)

Valerio Belotti, Università di Padova

Teresa Bertotti, Università di Trento

Donata Bianchi, consigliera comunale Firenze

Paolo Bianchini, Università degli studi di Torino

Elena Buccoliero, Movimento Nonviolento (Ferrara)

Annamaria Campanini, presidente International Association of Schools of Social Work (Iasww) e Università Bicocca (Milano)

Simona Cappella, assistente sociale (Napoli)

Maria Caiazzo, assistente sociale (Napoli)

Silvia Chieco, medico, Destinazione minori onlus (Roma)

Francesca Corradini, assistente sociale (Napoli)

Domenico Costantino, direttore del consultorio di Napoli dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori (Napoli)

Maria Dalterio, assistente sociale (Napoli)

Marilena Dellavalle, Università di Torino

Francesca Falcone, Università della Calabria

Silvia Fargion, Università di Trento

Valentina Fedele, Università della Calabria

Carmen Festa, psicologa (Caserta e Benevento)

Franca Garreffa, Università della Calabria

Loredana Gaudio, psicologa (Napoli)

Marianna Giordano, assistente sociale (Napoli)

Marco Giordano, Università di Napoli Federico II

Maria Giovanelli, psicologa psicoterapeuta (Moncalieri)

Mariano Iavarone, assistente sociale (Napoli)

Joëlle Long, Università di Torino

Diletta Mauri, Università di Trento

Giulia Moretto, Università di Trento

Don Gennaro Pagano, direttore Centro Regina Pacis (Napoli)

Rita Palomby, psicologa (Napoli)

Luisa Pandolfi, Università di Sassari

Paola Ricchiardi, Università di Torino

Francesca Ruozi, assistente sociale (Trento)

Mara Sanfelici, Università di Parma

Annamaria Scapicchio, psicologa (Napoli)

Antonia Chiara Scardicchio, ricercatrice in pedagogia

Emanuela Torre, Università di Torino

Patrizia Vannini, Funzionario socio-culturale (Poggibonsi)


[1] Indagine nazionale sul maltrattamento dei bambini e degli adolescenti in Italia a cura di Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, Terres des Hommes, Cismai – 2015

[2] Le statistiche Istat sulla povertà – 2018

[3] Ministero del lavoro e delle politiche sociali: sono circa 12.000 minorenni in comunità e circa 14.000 in affido familiare (2016)

Meeting Minutes: buona settimana di speranza

Meeting Minutes del 23/3/2020

” Si vorrebbe essere un balsamo per molte ferite ”
Etty Hillesum

*1978 La Svezia vieta per prima gli spray che danneggiano l’ozono

“I privilegi che rinfacciano ad altri, diventano diritti se siamo noi a goderne”
Mark Twain

Accogliamo in Italia fiduciosi i medici specialisti provenienti da Cuba, Russia e Cina: le loro competenze a disposizione del nostro SSN, messo duramente alla prova. Dopo la scellerata privatizzazione dei decenni scorsi.

Vieni, Signore, non tardare, recaci il giorno tanto cercato: perché, perché questi anni di attesa, queste ere di ritardo?
Vieni e instaura il tuo governo di pace senza fine; vieni prendi possesso del tuo Regno, Sommo Re di giustizia.

Horatius Bonar

 

DESPAIR

God is

Always there

In the midst

Of your espair

David Herr

Dio è

Sempre lì

Nel bel mezzo

Della tua disperazione

Davide Herr

 

Un antimilitarista varesino contro le decisioni di Conte

All’articolo 1 del dpcm del 22.03.2020, per la lotta al Coronavirus, a fronte di restrizioni a molte altre attività produttive, considerando di fatto quelle relative alla produzione bellica come di prima necessità e strategiche, si dice:
(…)
h) sono consentite le attivita’ dell’industria dell’aerospazio  e
della difesa, nonche’ le altre attivita’ di rilevanza strategica  per
l’economia  nazionale,  previa  autorizzazione  del  Prefetto   della
provincia ove sono ubicate le attivita’ produttive.
(…)
Nell’allegato sulle attività produttive ammesse si citano anche l’amministrazione pubblica e la difesa.
Qui i link ai documenti:
Il dpcm:
E l’allegato:
Questa è la ”guerra” contro il virus?
Che si possa bombardare con gli F35 ?

Elio Pagani

In Afghanistan il Noruz insanguinato da attentati, perché?

22.03.2020 – Walimohammad Atai

In Afghanistan il Noruz insanguinato da attentati, perché?

In Afghanistan il tradizione Noruz che segna in coincidenza dell’Equinozio di Primavera l’inizio del nuovo anno (tradizione comune a molti popoli della regione) è stato funestato da morti e feriti per una serie di attentati più o meno gravi avvenuti in varie città e villaggi negli ultimi giorni. L’ultimo è stato ieri un assalto a un check-point che ha ucciso 24 soldati a Zabul.

Perché accade tutto questo?

E’ stato detto che l’accordo siglato a Doha dai talebani e dagli  Stati Uniti era un primo passo verso la pace. Ma anche molti commentatori hanno notato che alla firma dell’accordo e ai negoziati non aveva partecipato l’attuale governo afghano in carica.

Questa ondata di attentati e quest’attacco diretto contro l’esercito afghano ci fa pensare che forse l’accordo non era per fare la pace ma per regolare altri affari che riguardavano specialmente talebani e governo USA. Infatti uno dei punti è che i talebani non riconoscono questo governo e che è palese che l’Afghanistan non è, oggi, un paese libero ma piuttosto un paese in mano a potenze extranazionali e, al suo interno, a bande armate che in nome di Allah, dei costumi tribali o di appoggi esterni si dividono il paese senza pensare ai veri interessi della gente.

Un’altra cosa che è bene notare è che  nel trattato di Doha vi sono clausole segrete ed è facile ipotizzare che siano a vantaggio dei talebani. Il 10 marzo era previsto un incontro fra governo e talebani: non ha avuto luogo e non si sa se e quando avverrà. Però è evidente che in questo caos generalizzato e in questo clima di terrore sarebbe opportuno che il governo e i talebani si riunissero e trovassero almeno accordi minimi come un vero cessate il fuoco. Il popolo afghano se lo meriterebbe dopo tanta tragedia.

 

Meeting Minutes: buona domenica di speranza

Meeting Minutes del 22/3/2020: buona domenica

“… trovare e realizzare davvero la semplicità nella tua vita e in ciò che ti circonda. Sul serio: sii umile e semplice, aspetta, rimani aperta, lascia crescere…E devi anche aver fiducia nel fatto che un giorno tutto si amalgamerà in una grande sintesi e credere che stai costruendo qualcosa”
Etty Hillesum

Non tutto ciò che viene dopo è progresso
Alessandro Manzoni

Si consiglia la lettura di Becchetti Leonardo, La ricca sobrietà, ECRA, Roma 2016 pagine 84

Segni di speranza : In meno di 24 ore si sono già offerti spontaneamente oltre 7.000 medici da tutta Italia per fare la propria parte, rischiando vita, salute, tutto, per curare le persone.
Ben oltre 20 volte tanto la richiesta.

“Le persone religiose parlano di Dio quando la conoscenza umana (qualche volta per pigrizia mentale) è arrivata alla fine o quando le forze umane vengono a mancare – e in effetti quello che chiamano in campo è sempre il deus ex machina, come soluzione fittizia a problemi insolubili, oppure come forza davanti al fallimento umano; sempre dunque sfruttando la debolezza umana o di fronte ai limiti umani; questo inevitabilmente riesce sempre e soltanto finché gli uomini con le loro proprie forze non spingono i limiti un po’ più avanti, e il Dio inteso come deus ex machina non diventa superfluo […] …io vorrei parlare di Dio non ai limiti, ma al centro, non nelle debolezze, ma nella forza, non dunque in relazione alla morte e alla colpa, ma nella vita e nel bene dell’uomo. Raggiunti i limiti, mi pare meglio tacere e lasciare irrisolto l’irrisolvibile. La fede nella resurrezione non è la «soluzione» del problema della morte. L’«aldilà» di Dio non è l’aldilà delle capacità della nostra conoscenza! La trascendenza gnoseologica non ha nulla a che fare con la trascendenza di Dio.

È al centro della nostra vita che Dio è aldilà. La Chiesa non sta lì dove vengono meno le capacità umane, ai limiti, ma sta al centro del villaggio”

Dietrich Bonhoeffer, pastore della chiesa confessante in opposizione a quella evangelica di Stato, praticamente nazificata.

Intervista a C.F.R., operatrice presso un centro di supporto per famiglie con figli diversamente abili

21.03.2020 – Fabrizio Maffioletti

Intervista a C.F.R., operatrice presso un centro di supporto per famiglie con figli diversamente abili

Molte situazioni di disagio sociale preesistenti, si sono notevolmente aggravate a causa dell’emergenza sanitaria.

Abbiamo chiesto il parere di un’operatrice di una CAD (Centro di Attività Diurna), strutture che assistono le persone con disabilità e le loro famiglie.

 

Buon giorno, innanzitutto come sta? Come stanno le persone che Le stanno vicine?

Buon giorno a lei, mi viene da risponderle “compatibilmente” alla situazione,  mi chiedo anche cosa significhi “vicine” in questo momento, se per “vicine” intende nello stesso luogo, nella stessa casa, stiamo bene grazie.

 

Lei lavora con famiglie che hanno figli diversamente abili, ed è rappresentante di classe, dal suo punto di osservazione quali sono, a suo parere, gli aspetti di criticità che riguardano questa emergenza in cui le persone devono restare a casa?

La domanda è certamente complessa: immaginare di  trattenere per un tempo, di fatto, non definito, bambin* dentro case non fatte, non più fatte, per accogliere il quotidiano, può rendere, allo stato attuale, queste abitazioni assimilabili a delle carceri.

Ormai le case concesse alla maggioranza delle persone sono a mala pena luoghi ove sfamarsi, dormire e guardare la TV, edifici che non dispongono più di spazi ove correre, giocare o poter disporre di luoghi che permettano di soddisfare, qualora se ne presenti la necessità, il bisogno di silenzio, di stare soli seppur per qualche momento.

Molte delle famiglie che conosco, ad esempio della classe scolastica della quale sono rappresentante, abitano in case piccole pur avendo più figl*, spesso case senza terrazzi, o anche semplicemente balconi, mancano di quelli che, in questa emergenza, stanno diventando gli unici spazi di libertà.

Parliamo di spazi che, per quanto dignitosi, non sono adatti a tempi di permanenza prolungati, famiglie che molto spesso non dispongono di dispositivi, in questo momento fondamentali, come  PC , smartphone tablet, adatti alla didattica on-line, soluzione attualmente adottata per sopperire alla chiusura delle scuole, e, qualora li posseggano, spesso non sono in numero sufficiente per tutt* i/le bambin*.

Molto spesso le persone mancano lecitamente delle competenze necessarie per utilizzare agevolmente questi strumenti, cosa che crea ulteriore frustrazione oltre a quella che già conosciamo.

Frustrazione ulteriormente acuita dalla pressione che i/le figl* esercitano sui genitori.

I/le figl* sentono l’esigenza di sentirsi “adeguat*”,  esigenza sentita sempre di più, al giorno d’oggi, come condizione irrinunciabile.

Quindi frustrazioni che si sommano alla frustrazione, inoltre oggettivamente si crea un’ulteriore differenza tra classi scolastiche sul territorio e , naturalmente,  soprattutto tra classi sociali, situazione, anche e soprattutto dal punto di vista etico, inaccettabile.

Inoltre ormai spero sia chiaro a molt* che rimanere a casa non è la stessa cosa in ogni casa: dipende dall’abitazione, dalle persone che ci vivono, dal loro stato di salute, fisica, psichica e psicologica.

Ad esempio ove si dica che si debba andare a correre, fare la spesa, portare il cane a spasso, a 300 metri da casa, occorre che comprendiamo che non tutti i quartieri sono vivibili allo stesso modo e abbiano tutti lo stesso grado di servizi, di concentrazione di negozi, seppur per beni di prima necessità, soprattutto nel caso in cui gli acquisti debbano necessariamente essere finalizzati al risparmio.

C’è il problema delle famiglie mono-genitoriali, la maggior parte delle quali sono composte da donne sole e i/le loro figl*, persone che magari stanno tutt’ora lavorando nonostante l’emergenza.

Prima dell’emergenza alcune di queste persone potevano contare sull’appoggio di familiari più anziani, appoggio sul quale ora non possono più contare per senso di responsabilità, oppure, ove obbligate dalle circostanze, lo fanno con preoccupazione, quindi si genera ulteriore frustrazione.

Non dimentichiamo che anche solo per fare la spesa, per protezione della salute de* propr* figl*, si deve evitare di portarli con sé, ma questa è, purtroppo, solo la punta dell’iceberg.

Ci sono famiglie con figl* che hanno problemi di disabilità, o anche solo con piccole difficoltà, che normalmente si possono più affrontare un po’ meglio, mi riferisco a bambin* con lievi difficoltà cognitive,  a figl* di genitori con divorzi conflittuali in atto, bambini quindi con situazioni psicologiche più complesse di altri: la situazione di isolamento, e di non monitoraggio, aggrava certamente la loro condizione.

C’è anche il terribile problema, ancor più aggravato dall’obbligo di restare a casa, de* bambin* che sono vittime di violenza domestica, l’attuale condizioni di impossibilità ad uscire di casa, sia per loro, che per i genitori, espone questi bambini all’aumento esponenziale delle probabilità di poter subire ennesime violenze.

Lo stesso discorso vale per le persone con disabilità che in realtà non sono, come spesso vengono definite,  un “gruppo sociale”, sono persone.

Sono  accomunate, per assurdo, dal fatto di essere meno “incasellabili” a livello sociale, perché hanno meno adattabilità al sistema.

Come operatori e operatrici sociali, non possiamo non renderci conto di quanto sia necessario un approccio individuale, tagliato “su misura”, che preveda l’analisi delle necessità della famiglia tutta, perché è tutta la famiglia che va sostenuta e tenuta insieme in tutti questi casi.

Spesso si tratta di famiglie, seppur molto amorose, stremate, già stremate.

Nuclei familiari spesso con situazioni socialmente complesse alle spalle, in caso contrario avrebbero ben altro accesso a supporti adeguati, anche in questo caso, la classe sociale è determinante.

Queste famiglie socialmente fragili, con persone diversamente abili a carico, vivono spesso in case non adatte soprattutto nel caso della convivenza h24 imposta dall’emergenza, inoltre una persona con disabilità sovente comporta dover affrontare spese importanti a carico della famiglia stessa.

La persona con disabilità psichica necessita di un lavoro quotidiano  per non perdere le competenze acquisite, per non perdere i benefici mantenuti dalla relazione stabilita in condizioni di assistenza e monitoraggio, idem per coloro che hanno disabilità fisiche, motorie, in mancanza di continuità nell’assistenza nel monitoraggio, si rischia una regressione estremamente significativa, che si traduce in un carico sia fisico, che emotivo, a carico delle famiglie spesso inimmaginabile, oltre che un carico di frustrazione importante ai danni de* operatori/operatrici che li assistono.

Ritengo che il modo nel quale questi aspetti siano gestiti in tale emergenza, sia imbarazzante.

I  CAD (Centri di Attività Diurni) sono gestiti da cooperative che hanno relazioni e accreditamenti diretti con la amministrazione pubblica : sono retribuiti un base alle presenze giornaliere degli utenti.

Di fatto queste attività considerate servizio essenziale, hanno dovuto adattarsi all’attuale emergenza.

Questo si traduce in un’analisi di tutti i casi relativi agli utenti per capire quali debbano essere assistiti direttamente nel centro, oppure possano essere assistiti in remoto.

A tutt’oggi non siamo in grado di capire se la riconversione delle attività verrà accettata dalla committenza pubblica,( ovvero Regione e Comune), e se quindi sia mantenuta la condizione di servizio essenziale, aspetto fondamentale affinché la cooperativa mantenga l’appalto e venga retribuita, inoltre la sospensione delle attività decisa mercoledì scorso, di fatto,  espone economicamente le cooperative.

Inoltre tutto l’acquisto dei presidi sanitari atti a fronteggiare l’emergenza, è a carico delle cooperative stesse ovviamente…

Nelle comunità residenziali non risulta che, da parte delle Istituzioni, siano state prese misure a tutela degli utenti (e dei/delle lavoratori/lavoratrici), a mio parere avviene perché questa è una fascia di popolazione che non ha voce, che è ricattabile, esattamente come le famiglie disagiate, come le persone senza fissa dimora, come i detenuti nelle carceri o i trattenuto nei CPR: in pratica come tutte quelle categorie sociali di persone che devono necessariamente dipendere da quei pochi servizi sociali ancora erogati dallo Stato.

Persone anche “semplicemente” soggiogate da un mercato del lavoro e da una struttura sociale che non permette di scegliere per sé.

 

Se capisco bene, Lei sta denunciando il de-finanziamento del welfare, situazione peraltro preesistente, ma che in questa emergenza mostra, in tutta la sua drammaticità, i danni sociali che sta causando. Alcune situazioni non considerate nella promulgazione del DPCM dell’11 marzo, sono poi state, grazie anche alla determinazione delle associazioni, meglio gestite. Cosa si può fare, a Suo parere, durante quest’emergenza, per cercare quanto meno di tamponare queste situazioni e cosa dovrà essere fatto dopo, per risolvere questi problemi?

Non sono né una persona che fa politica né un’analista politica, ciò che è chiaro sia a me, che a molte altre persone, è che la politica istituzionale da troppo tempo non sta dando risposte.

E stata sostituita da “presunti” amministratori della Cosa Pubblica, incapaci di avere un orizzonte collettivo, sempre a mio parere,  asserviti a chi i captali li ha, capitali spesso ingenti, incapaci di vedere che così si attua una distruzione, inimmaginabile e radicale, della collettività e delle vite.

Da più parti viene dichiarato che in Italia si sono persi negli ultimi dieci anni 70.000 posti letto ospedalieri, gli effetti di queste politiche li abbiamo vissuti sulla nostra pelle anche ben prima di questa emergenza, coloro che lavorano nel SSN, che ora vengono definiti “angeli”, da molto tempo lavorano in condizioni, di fatto, inaccettabili e loro sono la punta di diamante.

Immaginiamo quelle Madri e quei Padri che citavo prima, molti di loro lavorano nelle Case di Cura, nelle ditte di pulizie, che lavorano a fronte di contratti molto svantaggiosi a seguito della “distruzione” del mondo del lavoro mediante la destrutturazione delle leggi che avevamo conquistato con grande fatica.

Parliamo di persone che non possono minimamente immaginare di dire di no, anche se tutto ciò non li fa dormire la notte e non garantirà loro né l’accesso a studi di qualità per i propri figl*, né una vita dignitosa, né la garanzia di un’anzianità, persone costrette, di fatto, a lavorare finché staranno in piedi,.

Ci stanno regalando una vita senza presente né futuro.

Quello che fortunatamente sta avvenendo tra molte persone è una grande coesione sociale, tenerezza, ascolto, sostegno, anche ironia.

Spero tuttavia che non ci si “abitui” a queste risorse che abbiamo sempre utilizzato, tra “poveri” c’è certamente maggior solidarietà, sembra un luogo comune, ma è ciò che vedo, quanto meno laddove i problemi non si traducano in rabbia, c’è tenerezza.

Purtroppo dove la rabbia è cieca, si genera un’aggressività rivolta a chi sta peggio: razzismo, neofascismo diffuso che diventa pericoloso e fuorviante, che impedisce di comprendere chi ci ha messo davvero in queste situazioni.

Questo naturalmente avveniva anche prima dell’emergenza, ma adesso è ancor più radicale.

Le scuole del centro e le scuole della periferia, seppur pubbliche, non sono equiparabili,  i/le bambin* non giocano negli stessi parchi giochi, in generale non hanno gli stessi strumenti, non hanno la stessa qualità didattica, non crescono nello stesso modo, non hanno le stesse esperienze, né possibilità, né opportunità.

Questo è evidentissimo a chiunque volga, anche solo per un momento, lo sguardo a queste realtà.

Le persone che governano questo Paese dovrebbero prendersi le loro responsabilità, costruendo una società degna di questo nome, andando a prendere i soldi a coloro che li hanno, perché i soldi in realtà ci sono, dovrebbero attuare una vera lotta contro la corruzione.

Dovrebbero smettere di chiamare persone inquisite o condannate, che, tra l’altro, hanno già fallito in più occasioni all’esercizio dei mandati ricevuti, a risolvere i gravi problemi della collettività.

In ballo ci sono le nostre vite, il futuro dei nostr* bambini, il presente dei nostri anziani.

Devono smettere di agire in  nome di un profitto che ormai arriva a pochissime persone, che sta alimentando un mostro disumano.

Non c’è un’altra strada, io non la vedo.

Meeting minutes: shabbat shalom

Meeting Minutes del 21/3/2020: shabbat shalom

” Un essere umano è corpo e spirito….non è però una cosa semplice, quella ‘stille Stunde’, ‘ora quieta’; bisogna impararla..”
Etti Hillesum

C’è chi sta esibendo in Facebook simboli fascisti come il sig. Gabriele Papi: gli ho ricordato prima di segnalarlo a Facebook e bloccarlo, che è un reato. Preghiamo per la conversione alla democrazia di queste menti prive di senno. Non solo nel nome di Etty.
Preghiamo anche per i senza tetto che vengono multati severamente dai vigili, perché non “stanno a casa”: si dimentica che loro una casa non la hanno e gli enti pubblici dovrebbero trovargli un alloggio di fortuna per fargli rispettare la Legge.

Concedi, o Signore, che le nostre orecchie che hanno udito la tua lode restino chiuse alla voce del litigio e della discordia; che i nostri occhi che hanno visto il tuo grande amore, vedano anche la tua beata speranza.
Concedi che la lingua che ha cantato la tua lode, d’ora in avanti testimoni la verità e che i piedi che hanno sostato nei tuoi atrii, seguano il sentiero della luce.
Dall’India

* Giornata contro la discriminazione razziale, in ricordo di Sharperville in Sudafrica nel 1960. Ci furono 69 vittime.

La tristezza è la stanchezza che entra nell’anima
Christian Bobin

LOVING PEOPLE

Loving people

I feel

Make God

Seem real

David Herr

 

Amare le persone

Amare le persone

Mi sento

Fai Dio

Sembra reale

Davide Herr

Tagliare subito le spese per le armi

20.03.2020 – Rovereto – Alex Zanotelli

Tagliare subito le spese per le armi
(Foto di http://turchia.over-blog.com/)

Nel drammatico momento che stiamo vivendo in Italia e nel mondo intero, sentiamo il bisogno umano e civile di levare la nostra voce contro lo scandalo gigantesco delle spese militari, su cui come sempre i più tacciono.

Non dobbiamo tacere. In questo momento come mai è giusto e doveroso chiedere al nostro Governo di tagliare subito le spese per armamenti e destinare quanto risparmiato ai bisogni della sanità e a quelli di chi dovesse perdere il lavoro.

Si tratta di somme ingenti. E molto cresciute in questi ultimi anni mentre si tagliavano le spese per la sanità. Nel 2018 la spesa militare italiana è stata di 25 miliardi di euro, pari all’1,45 del Pil, in aumento rispetto al 2017 del 4%. Ma sono cifre pazzesche in tutto il mondo, vedi i dati sul sito del Sipri di Stoccolma.

Quella destinata ai soli armamenti nel 2018 è stata di 5,7 miliardi, aumentata di ben l’88% nelle ultime tre legislature, dice lo studioso Francesco Vignarca, secondo il quale “Tra i programmi di riarmo nazionale in corso i più ingenti sono le nuove navi da guerra della Marina, tra cui una nuova portaerei, nuovi carri armati ed elicotteri da attacco dell’Esercito, i nuovi aerei da guerra Typhoon e gli F-35”.

In particolare questi ultimi, gli F-35, sono da anni molto contestati dal mondo del pacifismo: una spesa enorme, oltre 50 miliardi di euro complessive, per un aereo con “difetti strutturali” (secondo vari esperti) e comunque un armamento d’attacco e al servizio di strategie d’attacco, in ciò sostanzialmente in chiaro contrasto con il dettato dell’art. 11 della nostra Costituzione. Un “inutile spreco di risorse” denuncia da tempo la campagna “Taglia le ali alle armi”. Quanto sarebbe utile dirottare questi miliardi verso il contrasto al surriscaldamento globale e ai cambiamenti climatici, quindi alla nostra salute?

Non dimentichiamo poi che nelle spese militari italiane ci sono quelle a supporto delle basi americane in Italia (con bombe atomiche) e non ultima c’è pure la spesa per i cappellani militari (circa 200, con un costo di 15 milioni tra stipendi e pensioni).

Un taglio sostanzioso a queste spese potrebbe essere subito deciso da Governo e Parlamento. Non sarebbe razionale oltre che giusto, soprattutto in questo momento?

Si pensi che un solo aereo F-35 costa la bellezza di 130 milioni di euro. Già il Governo Monti nel 2012 aveva ridotto da 131 a 90 gli aerei da comprare, perché non si procede subito almeno con un’altra bella sforbiciata? Quale forza politica si potrebbe opporre in questo drammatico momento? Quante le rianimazioni, quanto altro personale si potrebbero avere con il costo di un solo di questi aerei?

Non bisogna dimenticare poi che in questi ultimi anni la sanità italiana è stata massacrata da tagli lineari enormi: con Monti nel 2012 ci fu un piano di tagli per 25 miliardi in tre anni e la spesa per la sanità fu portata dal 7,1 al 6,7% del Pil; il governo Letta proseguì con un taglio di 2,6 miliardi e coi tagli continuarono il governo Renzi e la ministra Lorenzin. Negli ultimi 10 anni il Servizio sanitario nazionale ha subito un taglio di 37 miliardi di euro, col risultato di migliaia di posti letto in meno (siamo scesi sotto la media europea, 3,5 per 1000 abitanti contro 5), spese per il personale ridotte di 2 miliardi tra il 2010 e il 2018, persi 42,800 posti a tempo indeterminato, deficitaria la prevenzione. E ancora, il raddoppio della quota dei più poveri che rinunciano alle cure e la enorme crescita del divario sanitario tra nord  e sud (con la complicità delle classi dirigenti del sud). Un massacro. Tutto nonostante i tichet, il cui gettito è passato da 1,8 miliardi del 2008 a 3 miliardi nel 2018. Oggi piangono tutti, nel Palazzo, ma ieri?

La crisi del coronavirus impone di ripensare la nostra quotidianità ma anche i nostri stili di vita e i nostri modelli di sviluppo, non c’è dubbio. Perché non anche le priorità di spesa dei governi?

Ripensare le spese militari è un tassello prioritario del nuovo mondo da immaginare e concepire ove sia finalmente messa al bando la guerra e le spese degli Stati destinate a strumenti di vita anziché a strumenti di morte. Uno Stato lo sta facendo, è il Costarica. E’ possibile, è conveniente. Chiediamolo in molti, chiediamolo tutti.

Raffaele Crocco, Massimiliano Pilati, Francesco Pugliese, Beatrice Taddei, Alex Zanotelli

 

Meeting Minutes del 20 marzo 2020

“E se si prega per qualcuno gli si manda un po’ della propria forza”
Etty Hillesum

Preghiamo oggi per la mia Lombardia e i lombardi che si trovano ad essere al centro della pandemia, nel mondo intero

Fin dall’inizo, Dio immenso, tu hai guidato il mio cammino.
Ogni giorno mi hai accompagnato fedelmente e per me hai avuto in serbo solo del bene.
Spesso mi hai seguita, quando mi sono inoltrata per vie sbagliate; allora ho potuto di nuovo cominciare, perchè la tua voce mi ha chiamata.

Gisela Kandler

*1930 Gandhi dà inizio alla “marcia del sale”, una delle più grandi azioni nonviolente della storia

* 2003 Ore 3, 35: Ha inizio la guerra “preventiva” contro l’Iraq

I nostri padri videro che la nostra vera felicità e il nostro benessere consistevano in un uso appropriato delle nostre mani e piedi.

M.K. Gandhi

Per brevità, tracciamo un breve elenco delle Risposte della Nonviolenza, a cura di Davide Melodia, convertito dal militarismo al quaccherismo: responsabile nazionale del Disarmo unilaterale, negli anni ’70

  • Non accettare il concetto di Nemico
  • Cercare i Valori dell’Altro
  • Cercare l’Umanità nell’Altro
  • Non accettare che Diversità significhi Avversità
  • Cercare i punti di Convergenza e non di Divergenza fra i Valori propri e quelli dell’Altro
  • Sollecitare le Aspirazioni alla Pace in Sé e nell’Altro
  • Intervenire come Mediatori fra gli Uni e gli Altri in conflitto
  • Offrirsi quali Ambasciatori di Pace fra i Contendenti
  • Cercare di fugare le Paure dell’Altro, dopo avere fatto un percorso di auto-liberazione dalle cause della Paura

PAUSE

May I pause

And linger here

For in this place

God is near

David Herr

 

Pausa

Posso mettermi in pausa

E rimango qui

in questo posto

Dio è vicino

Davide Herr