Terza parte delle letture estive sui quaccheri

Negli anni successivi, tuttavia, le critiche alla schiavitù si diffusero all’interno del mondo quacchero, fino a quando l’instancabile John Woolman, praticamente da solo, nello storico raduno annuale di Filadelfia del 1758 riuscì a convincere gli altri Amici non solo a liberare i propri schiavi, ma anche a compensarli per il lavoro che avevano svolto. Woolman portò i quaccheri su posizioni abolizioniste appellandosi non solo all’etica dell’amore cristiano, ma anche ai principi della giustizia naturale: «La libertà è un uguale diritto di tutti gli uomini. […] Gli schiavi non hanno stipulato nessun accordo che li obblighi a servirci, né hanno mai rinunciato alla loro libertà. […] Sono queste le anime per le quali Cristo è morto, e davanti all’Onnipotente risponderemo per la nostra condotta verso di loro».21

Le minacce di espulsione convinsero anche i più recalcitranti, e intorno al 1780 praticamente tutti i quaccheri americani avevano liberato e compensato i propri schiavi. «Il grande impatto di John Woolman – commenta Rothbard – rappresenta l’eterna testimonianza dell’effetto delle idee e della coscienza morale sulle azioni degli uomini. […] L’esempio dell’abolizione volontaria della schiavitù da parte dei quaccheri tenne alta la fiaccola della libertà per tutti gli americani. […] In questo modo i quaccheri, cheavevano sempre avuto una tradizione individualista, si allinearono con il pensiero razionalista e libertario che si stava diffondendo in Inghilterra e in America».22

Così il quaccherismo è stato il primo, fra le confessioni cristiane, a purgarsi di questa macchia. Anche in Inghilterra, negli anni che seguirono, i quaccheri furono tra i più energici sostenitori di William Wilberforce e di Thomas Clarkson nella lunga agitazione che si concluse con l’abolizione della Tratta degli Schiavi nel 1807, e con la legge del 1833 che poneva fine alla schiavitù in tutti possedimenti britannici.23

L’anima quacchera dell’America

Furono le colonie quacchere, non quelle puritane, a costituire il modello per gli Stati Uniti d’America. Non è una coincidenza che la Dichiarazione d’Indipendenza venne


21 Ibid.

22 Ibid.,p. 177-179.

23 Cfr. E. GRUBB, L’essenza del Quaccherismo, Torino, Fratelli Bocca, 1926, p. 172.

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proclamata nella Pennsylvania quacchera, e che il Bill of Rights, approvato insieme alla Costituzione americana, era modellato sulla Costituzione quacchera del Rhode Island. La stessa Campana della Libertà, il simbolo di indipendenza e libertà più comunemente associato alla Rivoluzione americana, si chiamava originariamente la Grande Campana Quacchera, essendo stata acquistata dall’assemblea della Pennsylvania molto tempo prima della guerra d’Indipendenza.

La cultura americana deve alla mentalità dei quaccheri molto più di quanto si pensi, a partire dal rifiuto delle distinzioni di rango e dai modi informali. Ancora oggi suscitano stupore nel mondo la schiettezza degli americani, che si riflette nella mancanza di affettazione e di cerimoniali nelle interazioni quotidiane. I quaccheri sostituirono con una semplice stretta di mano gli inchini e le riverenze. Salutavano tutti con l’appellativo di “amico”, rifiutandosi di dire “padrone”, “signore”, “madama”, “vostra grazia”, “eccellenza” o simili. Anche la semplicità quacchera nel vestire, nel comportarsi, nel parlare è stato fatto proprio dagli americani. I quaccheri usavano il plain speaking, un modo di parlare diretto, semplice e di poche parole, senza pomposa retorica o termini ricercati, che è rimasto in larga misura fino ad oggi.24

Per salvaguardare la libertà e incoraggiare la responsabilità individuale, scrive David Yount, i quaccheri favorirono un governo minimo sostenuto da una minima tassazione. Nel 1692, per esempio, respinsero la proposta di una tassa di un penny su una libbra, equivalente a quattro millesimi del valore del bene, perché la consideravano una “tassa gravosa” e un onere che privava i cittadini delle loro “libertà e proprietà”: «In termini moderni i primi quaccheri americani potrebbero essere raffigurati come libertari perché favorivano la responsabilità personale sulla regolamentazione del governo. […] I quaccheri della Pennsylvania, già prima della Rivoluzione americana, avevano garantito ai cittadini il diritto a essere giudicati da una giuria di pari, la rapidità del processo, e la tassazione solo con il consenso dei governati. Per assicurare che la tassazione fosse


24 Cfr. YOUNT, How the Quakers Invented America, cit., pp. 2, 12.

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equa, tutte le leggi fiscali decadevano automaticamente dopo un anno, e potevano essere rinnovate solo se erano ancora giustificate».25

L’epopea imprenditoriale dei quaccheri

Nel diciottesimo e diciannovesimo secolo i quaccheri furono protagonisti di una delle più notevoli epopee imprenditoriali della storia, compiendo in molti campi delle realizzazioni impressionanti, tenuto conto del loro numero limitato. In Inghilterra la persecuzione statale li distolse dagli impieghi statali, dalle professioni e dalle attività regolamentate dalla Legge sulle Corporazioni, che di fatto rese impossibile ai quaccheri intraprendere attività commerciali o artigianali nelle città in cui questi statuti erano in vigore. Inoltre, i quaccheri andavano gradatamente abbandonando le occupazioni agricole perché non intendevano pagare le decime. Sembra allora quasi incredibile che una setta così perseguitata, costretta a guadagnarsi da vivere in condizioni così difficili,

sia riuscita a raggiungere livelli di assoluta eccellenza nel mondo del commercio e dell’industria.26

Essendo loro precluse le carriere nello stato, nelle professioni e nelle corporazioni di mestiere, i quaccheri raggiunsero la prosperità nel mondo degli affari, particolarmente nel settore bancario e in quello manifatturiero, prediligendo lo sviluppo tecnologico e l’applicazione di principi scientifici nella produzione dei beni.27 L’etica dei quaccheri andrà progressivamente adattandosi alla Rivoluzione industriale, e ben presto si troverà a proprio agio completo entro il quadro dello sviluppo capitalistico.28 Malgrado il


25 Ibid., p. 14.

26 Cfr. D.B. WINDSOR, The Quaker Enterprise. Friends in Business, London, Frederick Muller Limited, 1980, p. 16.

27 I quaccheri hanno avuto anche un ruolo rilevante nel campo scientifico. Il numero degli Amici ai quali è stato permesso di accedere alla più prestigiosa istituzione scientifica britannica, la Royal Society, è proporzionalmente molto più alto del loro numero. Tra questi ci furono John Dalton, la cui teoria atomica, formulata nel 1808, sta a fondamento della chimica moderna; Thomas Young, che dimostrò la teoria ondulatoria della luce; il medico Joseph Lister, pioniere della chirurgia antisettica. Molti quaccheri furono astronomi di valore, tra cui Arthur Eddington, il padre dell’astrofisica moderna che per primo verificò sperimentalmente la teoria della relatività di Einstein; Jocelyn Bell-Burnell, che svolse un ruolo importante nella scoperta dei pulsars. In America si possono ricordare il botanico John Bartram e il pioniere delle ferrovie Philip E. Thomas. Cfr. P. FURTADO, Quakers, London, Shire Library, 2013, p. 56-57.

28 Cfr. VOLA, I quaccheri. Eversione e nonviolenza, cit., p. 39.

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carattere oltremondano della loro coscienza e delle loro pratiche spirituali, scrive Mike King, i quaccheri erano «istintivamente capitalisti».29

Fin dalla fine del ’600 acquisirono posti preminenti nell’industria mineraria e nelle fonderie di piombo ed argento;30 i capitoli più importanti dei primordi della storia dell’industria siderurgica, ha osservato l’eminente storico inglese T.S. Ashton, potrebbero essere scritti senza quasi uscire al di là dei confini della Società degli Amici,31 i quali diedero inoltre un contributo decisivo alla Rivoluzione industriale costruendo una fitta rete di canali e di strade a pedaggio di elevata qualità. Il quacchero John Hustler finanziò e progettò i canali di Leeds, Liverpool e Bradford, sui quali queste città costruirono la propria fortuna industriale, mentre nel 1825 la famiglia quacchera Pease costruì la prima ferrovia del mondo da Stockton a Darlington.

Un’altra industria dominata dai quaccheri fu quella della confetteria, in particolare del cacao e della cioccolata, dove i nomi dei Fry, dei Rowntree e dei Cadbury divennero celebri. Ma fu forse nell’attività bancaria che gli Amici raggiunsero i livelli più prodigiosi, con la fondazione, nel corso del ’700, delle banche Barclay, Hoare, Gurney. Imparentandosi tra loro, queste famiglie di banchieri crearono una vasta catena di credito in tutto il mondo commerciale quacchero, promuovendo gli scambi commerciali tra l’Inghilterra e l’America e gli investimenti fondiari nelle colonie. Fino alla Rivoluzione americana, il commercio e il credito tra le due sponde dell’Atlantico erano in massima parte in mano ai quaccheri. La loro confraternita era una rete commerciale che attraversava l’oceano, la più unita che si fosse mai vista. Gli Amici inglesi erano sempre i primi ad avere qualsiasi notizia riguardante gli affari in America.32


29 M. KING, Quakernomics. An Ethical Capitalism, London, Anthem Press, 2014, p. 6.

30 Dal 1692, per due secoli, la Quaker Lead Company tenne il primo posto in questo campo. Nel 1704, quando sir Isaac Newton fu nominato capo della Zecca e incaricato di riportare all’antico valore le monete d’argento, fu proprio dalla Quaker Lead Company che egli prese i lingotti d’argento, di qualità tanto pura che le monete che ne furono coniate divennero note con la denominazione di “scellini quaccheri”.

31 Cfr. T.S. ASHTON, Iron and Steel in the Industrial Revolution, Manchester, Manchester University Press, 1924, p. 213.

32 Cfr. J. WALVIN, The Quakers. Money & Morals, London, John Murray, 1997, p. 81 ss.

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Quakernomics

L’etica del lavoro, l’onestà, l’affidabilità e la correttezza negli affari fu all’origine della prosperità dei quaccheri. Quella che è stata definita Quakernomics (“economia quacchera”) non era un sistema teorico, ma una pratica commerciale legata ad una certa concezione dei doveri morali di un uomo d’affari. Una buona descrizione si trova nel classico di Richard H. Tawney, La religione e la genesi del capitalismo: «La società degli Amici, in un’epoca in cui la separazione fra religione ed etica sociale era quasi completa, rispose alla dottrina, da tutti riconosciuta, che permetteva di ottenere il massimo del guadagno offerto dal mercato, con l’insistenza sull’obbligo di esser coscienziosi e tolleranti anche nelle transazioni economiche e sul dovere sociale di sostenere insieme l’onere del dignitoso mantenimento dei fratelli in miseria».33

Il capitalismo quacchero si caratterizzava dunque per questi aspetti: frugalità e sobrietà di vita, elevati risparmi e investimenti, onestà nelle transazioni, preoccupazione per il benessere dei propri dipendenti, destinazione di una parte dei guadagni alle attività caritatevoli.34 Tutto questo, secondo Mike King, non aveva nulla a che fare con il socialismo, ma casomai con un “capitalismo etico”: nella Quakeromics il surplus esistente, o capitale, era raccolto privatamente dai quaccheri, era privatamente investito in fabbriche o banche possedute privatamente, e i profitti risultanti erano conservati privatamente. Non c’era nulla di socialista. Era il capitalismo classico.35

D’altro canto, come osserva Angiolo Maros Dall’Oro, i quaccheri erano in genere contrari al “puro statalismo economico”, perché vi temevano una riduzione della libertà


33 R.H. TAWNEY, La religione e la genesi del capitalismo, Feltrinelli, Milano, 1967, p. 224.

34 Questa etica del lavoro si trova già negli scritti dei fondatori. Ecco i consigli che George Fox diede agli Amici in una lettera del 1661: «Tenetevi lontani dai debiti: e non dobbiate nulla a nessuno se non amore. Non cercate di superare il vostro stato, per non trovarvi in difficoltà, in imbarazzo o in qualche trappola, ma tenetevi semplici e umili in tutte le vostre azioni. […] Comportatevi con giustizia, con rettitudine, con veridicità, con santità, e comportatevi ugualmente con tutti in tutto… e per questo mantenete la vostra parola, e le date fissate». Anche William Penn scriveva che «Salomone loda la Diligenza al massimo, in primo luogo essa apre la via alla Ricchezza: la mano diligente fa Ricchi. […] Se vedi un uomo diligente egli starà davanti ai Re. In terzo luogo conserva il patrimonio. […] Non è bene vivere sul capitale, devi essere diligente per preservare quello che hai, sia esso acquisito o ereditato, altrimenti si consumerà». Cit. in SYKES, Storia dei quaccheri, cit., pp. 174 e 176.

35 Cfr. KING, Quakernomics, cit., p. 7

Assad annuncia una nuova Ayasofya in Siria

 di Marco Magnano

 29 luglio 2020

La replica di uno tra i luoghi più simbolici di Istanbul potrebbe essere costruita ad Hama con il supporto russo, in un nuovo capitolo dell’uso della religione per scopi politici

La trasformazione da museo a moschea di Ayasofya, a Istanbul, ha fatto discutere sin dai primi annunci ed è diventata realtà venerdì 24 luglio. Quel giorno, infatti, si è tenuta la prima preghiera islamica pubblica dopo la riconversione.

La moschea, nata come cattedrale cristiana nel 537 e convertita in luogo di culto musulmano nel 1453, con la conquista ottomana di Costantinopoli, era stata trasformata in museo nel 1935. Negli anni questo luogo simbolico ha attraversato così tante conversioni da essere estremamente sensibile per numerose fedi.

Tra le comunità che hanno reagito con maggiore sdegno all’ultima operazione del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, senza dubbio la Grecia, con cui le dispute territoriali e sul tema delle minoranze durano da almeno un secolo, e la Russia, che già nell’Ottocento guardava con interesse alla “Nuova Roma”, come definita ancora oggi dalla Chiesa ortodossa e dal Patriarcato ecumenico. Eppure, anche tra i Paesi a maggioranza musulmana la decisione è stata accolta in modo non univoco, soprattutto per ragioni politiche.

Proprio per questo, e alla luce dell’alleanza che da anni tiene insieme Mosca e Damasco, il presidente siriano Bashar al-Assad ha annunciato lunedì 27 luglio la costruzione di una replica in miniatura di Ayasofya. La struttura, secondo il governo siriano, verrà costruita nella provincia di Hama, nel centro del Paese, con il supporto proprio della Russia. Secondo il giornale libanese Al-Modon, il terreno su cui avverrà la costruzione dell’edificio si trova nella città a maggioranza ortodossa di Al-Suqaylabiyah (l’antica Seleucia) ed è stato donato al governo da Nabeul Al-Abdullah, capo di una milizia lealista filo-regime all’interno della provincia, con l’approvazione del vescovo metropolitano della chiesa greco-ortodossa di Hama, Nicolas Baalbaki.

Intervistato dal giornalista palestinese Abdel Bari Atwan sul quotidiano Rai Al-Youm, il parlamentare russo Vitaly Milonov ha affermato che la Siria è il luogo ideale per la mini replica di Hagia Sophia perché “a differenza della Turchia, è un paese che mostra chiaramente la possibilità di un dialogo interreligioso pacifico e positivo”. In effetti, questa è l’immagine che il governo di Bashar al-Assad ha voluto fornire di sé negli ultimi decenni, e ancora di più con l’avvento della guerra nel 2011. Nell’annuncio della replica di Ayasofya, Assad ha fatto riferimento proprio all’importanza di un “dialogo pacifico” tra le principali confessioni religiose.

Nonostante un conflitto che ha causato oltre 500.000 morti e che ha costretto milioni di siriani a fuggire, diventando profughi o sfollati interni, Assad si è sempre rappresentato come il protettore della comunità cristiana in Siria, nonostante in varie fasi del conflitto nemmeno le strutture religiose siano state risparmiate, così come non lo sono stati i cristiani stessi, quando non schierati con Damasco.

Oltre a una questione di immagine, il gesto è anche una sfida nei confronti della Turchia, con cui il fronte settentrionale rimane congelato ma certamente non pacificato. Inoltre, Damasco individua in Ankara e nel suo supporto ai ribelli la causa primaria della guerra.

Ma perché la Russia si sta impegnando in un simile progetto, privo di valore strategico da un punto di vista militare e che la costringerà a trattative con la Turchia per evitare l’incidente diplomatico? Innanzitutto per una ragione pratica: il supporto alla costruzione di un “luogo del dialogo religioso” è utile per giustificare in parte la propria presenza militare in Siria con la difesa delle comunità cristiane. Inoltre, negli ultimi anni è sempre più evidente il ricorso russo alla religione come strumento di politica estera, forte di un rapporto tra Cremlino e patriarcato russo che non era così saldo dai tempi dell’impero zarista.

In effetti, la Russia usa la carta della civilizzazione religiosa in politica estera sin dai tempi della conquista dei khanati dell’Asia centrale, nella seconda metà dell’Ottocento, quando giustificò in questo modo al mondo la sua volontà di sottomettere Tashkent e Kokand, per poi allargarsi fino a Bukhara e Khiva e arrivando a lambire i domini britannici in quelli che oggi sono India e Pakistan.

In tempi più recenti, Vladimir Putin ha ripreso questo discorso in più occasioni, come nel caso della gigantesca cattedrale ortodossa dedicata alle forze armate russe, inaugurata lo scorso 22 giugno nella cerimonia per il Giorno della Vittoria, in cui si ricorda la vittoria contro i nazisti nella Seconda Guerra Mondiale. Lo stesso discorso vale per la politica russa in Medio oriente: a novembre, il presidente russo aveva incontrato a Mosca una delegazione dell’Autorità Nazionale Palestinese insieme al Patriarca della chiesa greco-ortodossa di Gerusalemme, Teofilo III, a cui aveva promesso di proteggere i cristiani del Medio oriente e le proprietà della chiesa ortodossa nella città santa. A febbraio, in visita in Palestina, Putin aveva voluto incontrare il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, Abu Mazen, a Betlemme, anziché a Ramallah, per caricare di significati cristiani la propria azione e la propria contrarietà al piano di spartizione statunitense per la Cisgiordania.

Anche per provare a ridurre il peso di iniziative come questa, il governo turco è corso ai ripari, affermando che con la riapertura di Ayasofya alla preghiera le icone cristiane verranno preservate, così come la possibilità per i turisti di visitare l’edificio. Ibrahim Kalin, portavoce di Recep Tayyip Erdoğan, ha citato a proposito la cattedrale di Notre Dame a Parigi, aperta sia ai turisti che ai fedeli. «Ayasofya – ha concluso Kalin – apparterrà sempre al patrimonio di tutto il mondo». Eppure, la sensazione è che questo non sia che l’inizio di una nuova stagione di scontro, anche stavolta con il pretesto della fede

Meeting Minutes del 31/7/2020

Meeting minutes del 31/7/2020

” Le cose non vanno ancora come dovrebbero per quanto riguarda la distribuzione dei beni terreni in questa nostra terra imperfetta. E mi pare un caso che uno finisca tra i sazi o tra gli affamati.”

Etty Hillesum

ANNE FRANK: “Margot e io cominciammo a stipare l’indispensabile in una borsa da scuola. La prima cosa che ci ficcai dentro fu questo diario, poi arriccia-capelli, fazzoletti, libri scolastici, un pettine, vecchie lettere; pensavo che bisognava nascondersi e cacciavo invece nella borsa le cose più assurde. Ma non me ne rammarico, ci tengo di più ai ricordi che ai vestiti.”

Non è la malvagità bensì la debolezza dell’uomo che deturpa e degrada maggiormente la dignità umana

Dietrich Bonhoeffer

Avvertenza sull’autore della lettura di questi giorni sui quaccheri:

Guglielmo Piombini è libraio, editore e studioso del pensiero liberale classico e libertario.Nato nel 1968, si è laureato in giurisprudenza presso l’università di Bologna. Non è un quacchero nè uno storico e non conosce, per mera ignoranza non casualke,  le adesioni quacchere al socialismo religioso, di cui abbiamo parlato negli anni scorsi. Un ufo deve essere per lui l’ex luterano Emil Fuchs (13 maggio 1874 Beerfelden , Granducato di Hesse – 13 Febbraio 1971) che è stato un tedesco teologo, passato al quaccherismo, proprio come me. Fu il nostro riferimento del socialismo religioso. Certamente cristiano e non liberale. E’ sfacciato sostenere che i quaccheri siano il pilastro del capitalismo.  Le pagine di questi giorni non formeranno dunque una pagina di storia, perchè già esiste. Poi non ci sono paragoni col sunto del mio docente di cristianesimi Paolo Ricca, che abbiamo avuto modo di fiffondere. Il sole e la notte. Abbiamo pubblicato perchè ex lettori ce lo chidevano meditazioni del divinitismo e diffondiamo anche la persona di parte politica Piombini. Un non teologo.

Del resto dopo la guerra fummo osannati dai conservatori americani per aver rifiutato i contributi della guerra alle famiglie, facendo risparmiare le casse statali… Non bisogna stupirsi di niente.

In memoria


In questa data nel 1898 (31 luglio) morì Mary Wicks Bennett. (Nato il 28 aprile 1819.) #Freethinker. Editore. I genitori di Mary si sono uniti agli #Shakers nel New Libano, New York, quando aveva cinque anni. Nel 1833, un bambino di 15 anni di nome D.M. (DeRobigne Mortimer) Bennett venne nella colonia del Nuovo Libano. Tredici anni dopo, nel 1846, Mary e D.M. lasciarono insieme la comunità Shaker per sposarsi. Dopo una serie di avventure fallite, si sono trasferiti a Parigi, Illinois e hanno fondato il giornale ′′ The Truth Seeker Il nome del giornale è stato scelto da Mary. Nel 1874 spostarono la loro operazione a New York City (335 Broadway), dove il giornale divenne il più grande periodico libero del tempo. Il masthead ha descritto il loro scopo: ′′ Devoto alla scienza, alla morale, al pensiero libero, all’uguaglianza sessuale, alla riforma del lavoro, all’istruzione libera e a qualsiasi cosa tenda ad elevare ed emancipare la razza umana. Opposto a preestcraft, dogmi, creeds, superstizione, bigotteria, monopoli, classi privilegiate, oppressione e tutto ciò che degrada o pesi mentalmente o fisicamente l’umanità.” Mary è sepolta nel cimitero di Green-Wood, Brooklyn, New York, accanto al marito.
~ La serie dei cimiteri degli Heroes di Marginal Mennonite Society.

Atto del santo apostolo ed evangelista Giovanni il teologo

  1. a) 108

Dopo aver rivolto loro queste parole, pregò così: O Gesù, che hai intrecciato col tuo intreccio questa corona, che hai congiunto tutti questi fiori al fiore immarcescibile del tuo volto, tu che hai seminato queste parole, tu che solo hai cura dei tuoi servi, medico che guarisce gratuitamente, tu che solo benefici e non disprezzi, tu solo compassionevole e amante degli uomini, tu solo salvatore e giusto, tu che sempre sei in tutti e sei dovunque presente e tutte le cose abbracci e ricolmi, Cristo Gesù dio signore; tu che con i tuoi doni e la tua misericordia proteggi quelli che sperano in te, tu che ben conosci le arti dell’eterno nostro nemico e tutti gli attacchi egli tende contro di noi, soltanto tu, Signore, aiuta con la tua protezione i tuoi servi.

Meeting Minutes

Meeting Minutes del 30/7/2020

“È tutto un mondo che va in pezzi. Ma il mondo continuerà ad andare avanti e per ora andrò avanti anch’io. Restiamo senz’altro un po’ impoveriti, ma io mi sento ancora così ricca, che questo vuoto non m’è entrato veramente dentro. Però dobbiamo tenerci in contatto col mondo attuale e dobbiamo trovarci un posto in questa realtà; non si può vivere solo con le verità eterne: così rischieremmo di fare la politica degli struzzi. Vivere pienamente, verso l’esterno come verso l’interno, non sacrificare nulla della realtà esterna a beneficio di quella interna, e viceversa: considera tutto ciò come un bel compito per te stessa.”
Etty Hillesum

Non va bene parlare di “legalità” dove si tratta dell’ordine della nostra vita cristiana e della fedeltà alle cose rivelate dalla lettura sacra e dalla preghiera. Il disordine disgrega e spezza la fede
Dietrich Bonhoffer

In memoria

In questa data nel 1948 (30 luglio) morì Sophonisba Breckinridge. (Nata il 1 aprile 1866.) #Suffragist. Attivista per i diritti civili. Scienziata sociale. Educatrice. Avvocato. Primo membro del NAACP. Membro anticipato del Partito della Pace Donna (organizzazione pacifista fondata in risposta alla prima guerra mondiale). Nata a Lexington, Kentucky. Morta a Chicago, Illinois. Seppellita nel cimitero di Lexington, Lexington, Kentucky.
~ La serie dei cimiteri degli Heroes di Marginal Mennonite Society.

In questa data nel 1419 (30 luglio) si è svolta a #Praga la ′′ Prima Difenestrazione di Praga ′′ a #Praga, Repubblica Ceca. Un leader hussite di nome Jan Zelivsky e i suoi seguaci stavano marciando verso il municipio  per affrontare i membri del consiglio comunale. Erano sconvolti per la corruzione nella Chiesa Cattolica e le disuguaglianze tra i contadini e la classe governante. Mentre il gruppo si avvicinava all’edificio, qualcuno gettava una pietra da una finestra nella sua direzione. Gli Hussiti hanno reagito rapidamente. Hanno assaltato l’edificio, sono entrati nella camera comunale e hanno buttato fuori diversi membri del consiglio dalle finestre. Così iniziò la Rivoluzione Hussite lunga 15 anni.
~ La serie di storia degli eretici di Marginal Mennonite Society

Preghiera per i nuovi lettori e lettrici

Dio tu vuoi che non solo ti chiamiamo Padre,ma Padre nostro comune,e che ti preghiamo concordemente per tutti.Perciò donaci un amore fraterno fatto di concordia,perché noi tutti, tutti insieme, ti riconosciamo,e ci consideriamo tra noi come veri fratelli e sorellenel pregare te , nostro amatissimo Padre comune,per tutti e per ognuno,come fanno i nostri fratelli per riguardo al padre.FaÂ’ che nessuno di noicerchi ciò che appartiene a se stesso o agli altri, dimenticando Te.Cessati tutti gli odi e le discordie,aiutaci, ti preghiamo, ad amarci tutti tra di noi,come veri figli di Dio,così che possiamo dire tutti insiemenon Padre mio, ma Padre nostro.                                                  Martin Lutero

Più di un trilione di dollari di profitti aziendali trasferiti nei paradisi fiscali

29.07.2020 – Londra, Regno Unito – Pressenza London

Quest’articolo è disponibile anche in: IngleseFrancese

Più di un trilione di dollari di profitti aziendali trasferiti nei paradisi fiscali
Regno Unito, Svizzera, Lussemburgo e Olanda – “l’asse dell’evasione fiscale” – sono responsabili del 72% di perdite di gettito fiscale nel mondo

Una nuova analisi dei dati dell’OCSE di inizio luglio, redatta sulla base di uno standard di riferimento sviluppato dalla Tax Justice Network (Rete di Giustizia Fiscale), ha rintracciato per la prima volta un totale di 467 miliardi di dollari di profitti aziendali trasferiti dalle multinazionali nei paradisi fiscali, con una perdita di gettito fiscale pari a 117 miliardi di dollari. I dati che riguardano 15 paesi offrono solo un quadro parziale del problema dell’abuso fiscale aziendale e confermano le precedenti stime della Rete di Giustizia Fiscale, secondo le quali i governi perderebbero ogni anno 500 miliardi di dollari a causa dei profitti portati nei paradisi fiscali. Il Regno Unito, la Svizzera, il Lussemburgo e l’Olanda, alias “l’asse dell’evasione fiscale”, sono responsabili del 72% delle perdite in gettito fiscale nel mondo. 

I dati pubblicati dall’OCSE confermano il grande successo ottenuto dalle politiche della Rete di Giustizia Fiscale e da altri attori globali nella lotta all’abuso fiscale aziendale. La ricerca OCSE è stata condotta paese per paese, basata su una proposta avanzata nel 2003 dalla Rete stessa, proposta che era stata inizialmente respinta perché “irrealistica” e “utopistica”. I dati consistono in un insieme di informazioni sulla rendicontazione paese per paese delle multinazionali di 26 stati. Tuttavia, vista le incongruenze nel formato e nella qualità dei dati, la Rete ha analizzato solo quelli relativi a 15 paesi.

La Rete di Giustizia Fiscale, che aveva avvertito i governi che “non avrebbero potuto uscire dalla crisi più forti di prima passando dalla botola di un paradiso fiscale”, ha chiesto loro di affrontare il problema sollecitando le imprese a pubblicare la propria rendicontazione paese per paese ogni anno, specificando dove ottengono i propri profitti e tassarle di conseguenza, prima che questi introiti vengano trasferiti nei paradisi fiscali. Per il momento la pubblicazione dell’OCSE rappresenta il più grande progresso fatto verso una maggiore trasparenza sulle imposte fiscali aziendali. 

Quanto è esteso il problema dell’abuso fiscale?

Secondo questa analisi le multinazionali, invece di dichiarare quali siano i paesi in cui hanno ottenuto i propri guadagni, trasferiscono ogni anno più di un trilione di dollari di profitti nei paradisi fiscali, dove le aliquote sono decisamente più basse o inesistenti, così da registrare introiti molto minori lì dove sono operativi e pagare, di conseguenza, molte meno imposte.

Il quadro parziale che emerge dai dati dell’OCSE, relativo ai 15 paesi che hanno fornito un insieme di informazioni sufficientemente dettagliato, ha permesso alla Rete di Giustizia Fiscale di identificare un totale di 467 miliardi di dollari di profitti trasferiti in tutto il pianeta e una perdita annuale in gettito fiscale di circa 117 miliardi di dollari. Servendosi di dati di più alta qualità del 2017 degli Stati Uniti come metro di paragone, la Rete stima che in realtà lo spostamento degli utili è superiore del 50% a quello riportato dalle 15 nazioni, ovvero circa 840 miliardi di dollari, con una perdita di gettito pari a 203 miliardi. Applicando questi calcoli a livello globale, si nota che l’evasione totale è pari a 1,3 trilioni di dollari all’anno, con una perdita di gettito fiscale di 330 miliardi. Sommandolo agli effetti indiretti causati dalla gara tra chi riduce di più le aliquote fiscali, la perdita di gettito fiscale annuale provocata dal ricorso ai paradisi fiscali da parte delle multinazionali probabilmente è in linea con la stima di 500 miliardi di dollari della Rete di Giustizia Fiscale, basata su una metodologia ideata dai ricercatori del Fondo Monetario Internazionale.

Dei 467 miliardi di dollari in utili trasferiti altrove riportati dai 15 paesi, la maggior parte è finita in Olanda (95 miliardi), seguita dalle Bermuda, un territorio d’oltremare britannico (44 miliardi), dallo stato americano di Puerto Rico (36 miliardi), Hong Kong (33 miliardi) e Lussemburgo (32 miliardi). I più grandi paradisi fiscali, che sono la principale causa della perdita di 117 miliardi in gettito fiscale, sono l’Olanda (24 miliardi), seguita dalle Bermuda (10,9 miliardi), Puerto Rico (9 miliardi), Lussemburgo (8 miliardi) e Irlanda (7,9 miliardi).

Perdite di gettito fiscale e guadagnati ottenuti grazie allo spostamento degli utili da parte dai vari paesi. I territori del Regno Unito e le dipendenze della Corona britannica sono segnalati con un asterisco. 

Nel 2019, secondo la stima dell’indice dei paradisi fiscali della Rete per la Giustizia Fiscale, basata su un’attenta analisi delle leggi e dei sistemi fiscali e delle economie delle nazioni coinvolte, la metà dei rischi di elusione fiscale aziendale mondiali sono riconducibili al Regno Unito, all’Olanda, alla Svizzera e al Lussemburgo, definiti “l’asse dell’evasione fiscale”. L’OCSE, nel suo nuovo studio, ha scoperto che è a questa “asse” che si può ricollegare il 72% delle perdite di gettito fiscale indicate nei dati.

I dati evidenziano la natura decisamente dispendiosa del modello dei paradisi fiscali. In cambio di una perdita di gettito fiscale annuale per i governi pari a 117 miliardi di dollari, i paradisi fiscali hanno raccolto solo 14,8 miliardi di dollari di gettito fiscale in più ogni anno. Per ogni dollaro guadagnato dai paradisi fiscale in imposte grazie allo spostamento di utili delle multinazionali, il mondo ne ha persi 6 per azienda.

Il livello di profitti perduti varia di paradiso in paradiso. I più “spreconi” sono i territori britannici oltremare. In cambio di una perdita di gettito fiscale annuale per i governi mondiali di circa 5 miliardi, le Isole Vergini britanniche hanno guadagnato nuovi introiti fiscali annuali pari a solo 0,02 miliardi. Per ogni dollaro che queste hanno riscosso grazie allo spostamento di utili nella sua giurisdizione da parte delle multinazionali, il mondo ne ha persi 314. Il territorio britannico oltremare di Cayman ha guadagnato 0,07 miliardi di dollari in più in imposte, costandone al mondo 7 (112 dollari persi nel mondo per ogni dollaro ottenuto da Cayman). Le Bermuda 0,04 miliardi, costandone 10,9 miliardi (24 dollari persi nel mondo per ogni dollaro ottenuto dalle Bermuda). Il Lussemburgo ha ricavato 0,4 miliardi, costandone circa 8 miliardi al mondo (20 dollari persi nel globo per ogni dollaro ottenuto dal Lussemburgo). Puerto Rico ne ha ottenuti 0,5 miliardi, costandone 8 (16 dollari persi per ogni dollaro in più per Puerto Rico).

L’analisi pubblicata dall’OCSE è un “momento di svolta”

La pubblicazione dell’analisi dell’OCSE nella giornata di ieri segna la prima volta nella storia in cui i dati sulla rendicontazione paese per paese sono stati resi pubblici, fatta eccezione per quella statunitense, messa a disposizione di tutti in primavera. Sollecitando le multinazionali a riportare per iscritto i profitti racimolati e i costi affrontati in ogni nazione in cui opera, invece che fornirne solo una somma complessiva, la rendicontazione espone i casi di spostamento degli utili, aiutando i governi a identificare e contrastare l’evasione fiscale.

La Rete per la Giustizia Fiscale ha accolto la pubblicazione dello studio come un “momento di svolta” nella battaglia all’evasione fiscale. Sviluppato dalla Rete nel 2003, la rendicontazione paese per paese alla fine si è guadagnata l’approvazione del G20 nel 2013 ed è stata formalizzata dall’OCSE nel 2015, rendendola un prerequisito fondamentale per i suoi membri, impegnandosi in un secondo momento a pubblicare i dati raccolti sottoforma di aggregato di informazioni nel 2019 -rimandando la pubblicazione a ieri.

La Rete per la Giustizia Fiscale ha analizzato la rendicontazione statunitense ad aprile, rivelando che le sole imprese americane trasferiscono utili per un totale di 115 miliardi di dollari nel Regno Unito, in Svizzera, nel Lussemburgo e in Olanda, costando all’UE più di 27 miliardi in perdite di gettito fiscale. Grazie alla rendicontazione delle 15 nazioni offre un’idea migliore del problema dell’elusione fiscale, ma c’è bisogno di ulteriori dati per ottenere uno sguardo d’insieme completo.

I paradisi fiscali mettono a rischio il recupero dalla pandemia globale

L’analisi della Rete per la Giustizia Fiscale conferma che le misure a cui è ricorsa l’UE per evitare che i sussidi post-COVID finiscano nei paradisi fiscali non saranno particolarmente efficaci nel contrastare lo spostamento degli utili. Rendendosi conto che le misure contenitive prese per evitare il tracollo economico verranno indebolite dalla presenza dei paradisi fiscali, numerosi stati membri dell’UE hanno vietato alle imprese lì registrate di ricevere gli aiuti economici di primavera. Tuttavia, il divieto riguardava soltanto i paesi presenti nella lista delle giurisdizioni non cooperative, lasciando di fatto i paradisi fiscali più pericolosi al mondo. La Rete per la Giustizia fiscale aveva già messo in guardia in passato dal fatto che la lista nera dei paradisi fiscali dell’UE copre soltanto il 7% dei rischi di opacità finanziaria posti dai paradisi fiscali, lasciando le porte spalancate all’evasione fiscale. L’analisi dei nuovi dati dell’OCSE ribadisce che è alle giurisdizioni presenti su questa lista nera che è riconducibile il 7% degli spostamenti di utili rivelati. Il territorio britannico delle isole Cayman è l’unico ad avere una certa rilevanza, essere responsabile per il 98% del profit shifting. 

Mentre diversi stati membri dell’UE hanno elaborato una serie di leggi che prevedono la pubblicazione della rendicontazione paese per paese da parte delle multinazionali come requisito imprescindibile per ricevere i sussidi post-Covid, così come proposto dalla Rete per la Giustizia Fiscale ad aprile, nessun governo l’ha ancora approvate. Alcune rivelazioni emerse dall’analisi pubblicata dall’OCSE dimostrato quanti casi di abusi fiscali potrebbero essere identificati e contrastati grazie al requisito fondamentale della consegna della rendicontazione paese per paese. La Rete chiede all’UE di mostrare la propria leadership agendo all’unisono per imporre questa rendicontazione – la legislazione abbraccerebbe la maggior parte delle multinazionali nel mondo, riuscendo così a dare un contributo estremamente positivo. 

Il Regno Unito rinnega il suo impegno e impedisce all’OCSE di pubblicare i suoi dati

Il Regno Unito ha impedito all’OCSE di pubblicare la sua rendicontazione paese per paese, rinnegando la promessa di provvedervi fatta nel 2016. L’allora ministro dell’economia George Osborne, che convinse l’UE a impegnarsi a pubblicare la rendicontazione, rese il Regno Unito uno dei primi paesi UE a ripromettersi, sia a livello nazionale che internazionale, di pubblicare la rendicontazione paese per paese, nell’ambito di un processo multilaterale. Ciononostante, a maggio 2020, il Ministero del Tesoro britannico ha confermato al parlamento di aver ribaltato la decisione prese, spingendo la Rete per la Giustizia Fiscale a lanciare un campanello d’allarme circa il ricorso del Regno Unito al paradiso fiscale.

Ai sensi della legge finanziaria del 2016 il governo britannico avrebbe il potere imporre alle multinazionali con sede nel Regno Unito di pubblicare la loro rendicontazione paese per paese; tuttavia, questa prerogativa non è ancora stata sfruttata fino a ora. La nazione raccoglie i dati dal 2016, ma il ministero del Tesoro ha affermato a maggio 2020 che non li avrebbe pubblicati, visto che facendo avrebbe commesso un’infrazione del processo dell’OCSE – quello stesso processo per cui ieri l’organizzazione ha pubblicato l’aggregato di informazioni nel suo studio, ricerca a cui il Regno Unito si è rifiutato di prendere parte.

Non esercitando il proprio potere di imporre alle imprese individuali la pubblicazione della rendicontazione paese per paese, come previsto dalla legge finanziaria del 2016, il Regno Unito ha perso l’occasione di incassare almeno 2,5 miliardi di sterline all’anno in gettito fiscale, per un totale di almeno 10 miliardi di sterline fino a oggi.Tra l’altro, questi 10 miliardi di sterline corrispondono proprio alla somma che, secondo il presidente del sistema sanitario nazionale inglese Simon Stevens, è necessaria per preparare il loro servizio sanitario per una possibile seconda ondata di contagi.

Mancata consegna dei dati

Ciò che colpisce nella ricerca dell’OCSE è notare quanti paesi non abbiano consegnato il modulo per la relazione informativa. Molti membri dell’organizzazione non hanno dato il consenso per la pubblicazione dei dati, come il Regno Unito. Molti hanno posto tante limitazioni da rendere queste informazioni sostanzialmente inutili ai fini della comprensione dei casi dei profit shifting delle multinazionali con sede nelle giurisdizioni dei paesi stessi. 

Il grafico sottostante riassume quanti dati ogni nazione abbia permesso di pubblicare, sulla base della loro posizione in classifica sull’indice dei paradisi fiscali della Rete per la Giustizia Fiscale. È facile distinguere quattro gruppi: i non- paradisi con alto e basso livello di pubblicazione e i paradisi fiscali con alto e basso livello di pubblicazione. Si noti come, tra i paradisi fiscali, le Bermuda e il Lussemburgo siano stati relativamente cooperativi e trasparenti nella rendicontazione paese per paese, mentre gli altri paradisi più problematici, inclusi diversi membri dell’OCSE, sono stati deliberatamente più opachi. 

Gli attivisti esortano i governi a pubblicare i dettagli sulle multinazionali

I dati pubblicati dall’OCSE riuniscono le rendicontazioni paese per paese raccolte da ogni nazione dalle multinazionali con sede all’interno dei propri confini. Aggregando le informazioni relative alle singole multinazionali le si rende anonime. Per far sì che la rendicontazione sia davvero efficace la Rete per la Giustizia Fiscale ha invitato i governi a sollecitare le grandi imprese a pubblicare le proprie relazioni. 

Numerosi gruppi societari hanno già promesso di pubblicare volontariamente le loro rendicontazioni, con la Vodafone a farlo per prima nel 2018. La Global Reporting Initiative è stata la prima a lanciare, nel dicembre 2019, uno standard fiscale, il GRI Tax Standard, che è il più ampio a cui una multinazionale possa fare riferimento per pubblicare la sua rendicontazione. Questi standard sono utilizzati dal 74% delle 250 società più grandi al mondo.

Alex Cobham, direttore generale della Rete per la Giustizia fiscale, ha affermato quanto segue:

 “La pandemia ha esposto i grossi costi che comporta un sistema fiscale internazionale programmato per mettere al primo posto gli interessi delle multinazionali, invece di quelli dei cittadini. Questi nuovi dati confermano che, ormai da anni, paradisi fiscali come il Regno Unito, la Svizzera, l’Olanda e il Lussemburgo infiammino una gara al ribasso, permettendo alle società più grandi di concentrare il benessere nelle proprie mani e di sottrarlo alle infermiere, ai servizi pubblici e alle imprese locali su cui facciamo affidamento in questo momento.”

“Questa è la rapina più grande e lunga della storia recente, ma la buona notizia è che ora disponiamo di uno dei migliori sistemi d’allarme che ci siano – abbiamo solo bisogno che i governi lo attivino.”

“Ora più che mai i governi devono riprogrammare i loro sistemi fiscali, così da dare la priorità al benessere dei cittadini e non agli interessi delle più grandi società. Il primo passo consiste nella trasparenza. Lo studio pubblicato dall’OCSE è un momento di svolta nelle azioni intraprese per rendere più trasparenti, in forma aggregata, le questioni fiscali delle multinazionali più grandi del globo. Per evitare davvero perdite in gettito fiscale miliardarie ogni anno i governi devono imporre alle aziende la pubblicazione annuale delle loro rendicontazioni individuali, tassandole in base a dove abbiano fatturato realmente, non in base a dove fingano di averlo fatto.”

Rosa Pavanelli, segretario generale della Public Services International (la federazione sindacale globale per i lavoratori dei servizi pubblici), sostiene quanto segue: 

 “Questi dati confermano quanto sia esteso il problema dello spostamento degli utili delle multinazionali e quanto sia alto il suo costo per le casse pubbliche. È un fattore che contribuisce indirettamente al sotto-finanziamento dei nostri servizi pubblici, problematica che la pandemia ha lasciato emergere del tutto. I legislatori devono intervenire urgentemente per fermare queste perdite e supportare i servizi pubblici – non possiamo permetterci di aspettare.”

Dereje Alemayehu, coordinatore esecutivo dell’Alleanza globale per la Giustizia Fiscale, ha affermato:

 “Tutti dovrebbero rendersi conto di quanto sia ironico il fatto che l’OCSE, il club dei paesi più ricchi, abbia pubblicato dei dati che mostrano gli abusi fiscali commessi dalle multinazionali più grandi dei loro stati membri. L’OCSE si è arrogata in maniera illegittima il compito di riformare le leggi fiscali internazionali e, non sorprendentemente, non ha mantenuto la sua promessa di riformare quelle leggi causano questi problemi. Il tutto è accaduto mentre sono i paesi del sud, che non sono parte dell’organizzazione, e i loro cittadini a subire le peggiori conseguenze dell’evasione fiscale. Non potrebbe essere più chiaro che la responsabilità di riformare la legislatura finanziaria dovrebbe andare alle Nazioni Unite, con la stessa velocità con cui i profitti vengono trasferiti nei paradisi fiscali, tra cui si annoverano anche gli stati membri dell’OCSE.”

Traduzione dall’inglese di Emanuele Tranchetti. Revisione di Thomas Schmid

Contatti: media@taxjustice.net

Note

  1. Secondo gli studi condotti in passato dalla Rete per la Giustizia Fiscale i governi perderebbero 500 miliardi di dollari all’anno di gettito fiscale a causa del trasferimento dei profitti delle multinazionali nei paradisi fiscali.
  2. L’OCSE ha pubblicato la rendicontazione dei dati paese per paese per la prima volta. È scaricabile qui.
  3.  La Rete di Giustizia fiscale ha pubblicato un documento in cui indica 5 passi da seguire per far si che i fondi stanziati per il COVID-19 siano usati per salvaguardare dei posti di lavoro, invece che finire nei paradisi fiscali. Sebbene questo documento abbia guadagnato molti consensi, incluso il supporto del presidente del partito social democratico tedesco Walter-Borjans e una dichiarazione del Partito dei Verdi scozzese, due dei suoi elementi chiave non sono stati implementati: la richiesta di andare oltre la lista nera dei paradisi fiscali dell’UE e la consegna della rendicontazione paese per paese come condizione imprescindibile per ricevere dei sussidi. 
  4. Questa pratica è conosciuta come profit shifting (spostamento degli utili). Sono vari i modi in cui un’impresa può trasferire i propri profitti in un paradiso fiscale per abbassare artificialmente il gettito fiscale da pagare da qualche altra parte nel mondo. Un metodo consiste nello spostamento dei diritti di proprietà intellettuale aziendale verso un paradiso fiscale, riscuotendo dalle sue filiali in altre parti del globo dei pagamenti per l’uso di quella proprietà. Per esempio, un’impresa di caffè potrebbe portare i suoi diritti di proprietà intellettuale in Lussemburgo e poi far pagare una quota alla sua filiale in Italia per l’uso del marchio. Per ogni tazza di caffè venduta in Italia, la filiale italiana pagherebbe un contributo per il marchio, riducendo così i guadagni riscossi in Italia. Spesso non c’è motivo di spostare i diritti di proprietà intellettuale in un paradiso fiscale come il Lussemburgo, se non quello di pagare meno imposte. Un altro metodo per spostare profitti è di fare prestiti con interessi all’interno del proprio gruppo. Una filiale olandese che fa un prestito alla filiale francese, riscuoterebbe degli interessi sul risanamento del debito, così che i profitti francesi possano essere trasferiti nei Paesi Bassi. Non è raro che si forniscano crediti del genere per reindirizzare gli introiti verso un paradiso fiscale. Per trovare altri esempi di profit shifting, si consulti il capitolo 3 del nostro rapporto su come la British American Tobacco è riuscita ad evadere il fisco. 
  5. Il “Corporate Tax Haven Index” classifica, ogni due anni, i paradisi fiscali più corrosivi al mondo. Ecco i risultati del 2019.
  6. L’analisi di aprile della rendicontazione statunitense è disponibile qui.
  7.  Qui trovate la nostra analisi della lista. 
  8. https://www.taxjustice.net/2020/05/21/scotland-joins-wave-of-countries-blocking-tax-haven-tied-corporations-from-receiving-covid-19-bailouts-tax-justice-network-responds/
  9. Vedasi la nostra analisi della blacklist europea qui.
  10. Vedi  Scotland joins wave of countries blocking tax haven-tied corporations from receiving Covid-19 bailouts; Tax Justice Network responds
  11. Vedasi nota 3.
  12. Il dietro front del Regno Unito sulla rendicontazione paese per paese è giunto a una settimana dall’analisi della Rete per la Giustizia Fiscale della rendicontazione statunitense, da cui era emerso che il Regno Unito costa ogni anno 1,5 miliardi di dollari in perdite di gettito fiscale. A febbraio 2020 la Gran Bretagna è stata sommersa dalla critica per essere arrivati al dodicesimo posto dell’indice sull’opacità finanziaria della Rete per la Giustizia Fiscale, una classifica di quelle nazioni più attive nell’aiutare gli individui a evadere il fisco. Potete leggere il nostro articolo su questo dietro front, pubblicato a maggio 2020, qui.
  13. L’analisi dell’università di Oxford ha stimato che il Regno Unito potrebbe prevenire perdite annuali in gettito fiscale, a causa dello spostamento di utili, pari a 2,5 miliardi di dollari all’anno. Partendo dal presupposto che le multinazionali potrebbero ricorrere ad altri strumenti per evadere il fisco, i ricercatori, conservativamente, hanno stimato che, grazie alla rendicontazione paese per paese, si potrebbe recuperare il 10% delle perdite in gettito fiscale. In pratica, la somma recuperata potrebbe essere decisamente maggiore. Secondo la Rete per la Giustizia Fiscale la rendicontazione paese per paese avrebbe potuto permettere, in più di 4 anni, di impedire alle multinazionali di evadere il fisco per un totale di minimo 10 miliardi di sterline.
  14. Qui trovate l’articolo: NHS chiefs in standoff with Treasury over emergency £10bn
  15. Si tratta di uno standard elaborato in collaborazione con aziende, investitori, gruppo sociali civili e organizzazioni del lavoro. Troverete più informazioni qui.
  16. Qui troverete più informazioni sulla GRI.

Alcune informazioni sulla Rete per la Giustizia Fiscale

La Rete per la Giustizia Fiscale crede che l’unico modo per creare un mondo più giusto, in cui tutti abbiano l’opportunità di condurre una vita significativa e soddisfacente, sia dotarsi di un insieme di un diritto tributario che sia anch’esso giusto, nell’ambito del quale ognuno può dare un contributo per la società che desideriamo. I nostri sistemi fiscali, sotto pressione di potenti imprese, sono stati programmati per pretendere il minimo da quelle multinazionali e da quelle élite più benestanti, che invece ottengono di più dalla nostra società, e per chiedere molto di più ai cittadini, in cambio di molto meno. La Rete per la Giustizia Fiscale sta lottando per ovviare a quest’ingiustizia. Ogni giorno forniamo ai cittadini e ai governi in tutto il mondo le informazioni e gli strumenti di cui hanno bisogno per riprogrammare i loro sistemi fiscali e finanziari, in modo tale che funzionino per tutti.

Seconda parte delle letture estive sui quaccheri

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+Diggers) di Gerard Winstanley, che consideravano gente pericolosa.9 Esisteva però una differenza fondamentale tra Quakers e Levellers: le prediche di Fox non costituivano un passo preparatorio per l’azione rivoluzionaria; al contrario, il suo scopo era quello di mutare il cuore degli uomini, in modo che riuscissero a vedere il mondo in una Luce nuova. Fox avvertiva continuamente i suoi seguaci che il potere raggiunto con mezzi rivoluzionari corrompeva coloro che lo afferravano. E difatti, anche il combattivo capo dei Livellatori, John Lilburne, quando nel 1655 si convertì al quaccherismo dichiarò: «Ho veramente ed effettivamente trovato quello che la mia anima ha cercato per tanti anni […] e per questo io sono ora fermamente convinto che da ora in poi non userò mai più una spada temporale, né mi unirò a coloro che agiscono in questo modo».10

Cromwell aveva sgominato i Livellatori, ma la popolazione laboriosa e industriosa che aveva aderito a questo movimento politico (composta principalmente da tessitori, sarti, calzolai, falegnami, muratori, lavoratori della terra) si riversò nel movimento religioso dei quaccheri, che nel corso degli anni ’50 si propagò capillarmente in tutta l’Inghilterra. Secondo alcune stime, nel 1660 i quaccheri erano già 60 mila. In questo modo le idee politiche dei Livellatori – suffragio generale, elezioni annuali, chiesa separata dallo stato, fine delle decime, abolizione dell’obbligo del servizio militare, abolizione della pena di morte, salvo che per omicidio o tradimento, abolizione di ogni privilegio legale – continuarono a diffondersi grazie all’azione degli Amici. Molti di questi punti passarono nei codici dei colonizzatori quaccheri dell’America e quindi, almeno nello spirito, nella Costituzione degli Stati Uniti.

I quaccheri nell’America coloniale

Nella sua monumentale storia dell’America coloniale in quattro volumi, Conceived in Liberty, Murray N. Rothbard assegna un posto di rilievo ai quaccheri, elogiando a più riprese le comunità “quasi anarchiche”, senza tasse, senza stato, pacifiche e tolleranti, che avevano fondato nel paese. I primi quaccheri provenienti dall’Inghilterra sbarcarono


9 Cfr. A.M. DELL’ORO, Giorgio Fox e i quaccheri, Fossano (CN), Editrice Esperienze, 1973, p. 109. 10 SYKES, Storia dei quaccheri, cit., p. 86.

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in America nel 1657, e furono ben accolti nel Rhode Island, la colonia libertaria fondata da Roger Williams.11 Al contrario, le colonie teocratiche della Nuova Inghilterra chiesero al Rhode Island di bloccare gli arrivi di questa setta «sediziosa e anarchica», le cui dottrine «distolgono i cuori della gente dalla soggezione al governo». Il Rhode Island riaffermò i propri principi di libertà religiosa, e i puritani del Massachusetts minacciarono l’embargo su tutte le merci in entrata e in uscita dal Rhode Island.12

I quaccheri trovarono in questa colonia non solo un rifugio, ma anche un terreno fertile per le conversioni. In un decennio «questa nuova setta individualista», ricorda Rothbard, convertì la maggioranza degli abitanti del Rhode Island.13 Il carattere dei

quaccheri contrastava del tutto con quello dei puritani: tanto libertari, informali, mistici, tolleranti e non violenti i primi, quanto esclusivi, dogmatici, rigidi, autoritari e pronti a perseguitare il dissenso i secondi. Dal Rhode Island i quaccheri partivano per le loro attività missionarie nel Massachusetts, dove incontravano la stessa feroce persecuzione che avevano subito in Inghilterra. I quaccheri furono arrestati, frustati e mutilati, ma misero in pratica la loro sperimentata tecnica della resistenza non violenta, rifiutando di cooperare con l’ingiustizia. Poiché queste pene non fermavano gli intrepidi missionari quaccheri, il Massachusetts decretò la pena di morte nei loro confronti.14 I primi condannati a morte per motivi religiosi sul suolo americano furono due quaccheri giustiziati il 27 ottobre 1659, mentre il 1° giugno 1660 venne impiccata la prima donna, la quacchera Mary Dyer.

Fortunatamente, gli avvenimenti politici dell’Inghilterra, con la fine del governo puritano e la restaurazione monarchica, indebolirono politicamente la teocrazia del Massachusetts, che fu costretta a liberare tutti i quaccheri arrestati. L’ultima condanna


11 Ma già nel 1655 o 1656 era sbarcata nei dintorni della baia di Chesapeake la missionaria quacchera Elizabeth Harris, il primo membro della Società degli Amici a toccare il suolo americano.

12 Cit. in M.N. ROTHBARD, Conceived in Liberty, Auburn, AL, Mises Institute, 1999 (1975), vol. I, p. 240.

13 Ibid., p. 241.

14 «Come i calvinisti a Ginevra o i presbiteriani in Scozia, là dove i puritani arrivarono a detenere il potere assoluto furono inesorabili nel colpire i dissenzienti. Così nel Massachusetts del ’600 troviamo l’obbligo di frequentare la chiesa puritana, pena la decadenza da ogni carica e poi, se dopo sei mesi non veniva il pentimento, multa, prigione, esilio o peggio; troviamo una severa censura sulla stampa; troviamo che è un dovere religioso mandare al rogo le streghe e le peccatrici incallite e impiccare ogni eretico che insidi “la santità della fede dei padri”». DELL’ORO, Giorgio Fox e i quaccheri, cit., p. 20.

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avvenne nel 1677, quando la quacchera Margareth Brewster fu costretta a girare per Boston legata a un carro e frustata. La persecuzione, tuttavia, aveva avuto come unico effetto quello di aumentare le conversioni e il numero dei quaccheri, proprio come era accaduto in Inghilterra.

Il sacro esperimento di William Penn

Nel frattempo il nobile inglese William Penn, convertitosi al quaccherismo, aveva ricevuto dal re Carlo II, in cambio dei servizi alla Corona prestati da suo padre, una vasta proprietà personale corrispondente all’attuale territorio della Pennsylvania. In questa terra decise di fondare, nel 1681, una colonia basata sulla completa libertà religiosa, il “sacro esperimento”, che avrebbe dovuto costituire un modello per tutte le nazioni. Essa doveva divenire un paese modello, un porto sicuro per tutti gli oppressi provenienti dall’Inghilterra e dagli altri paesi europei. Il suo esempio avrebbe dovuto aiutare la causa della tolleranza anche in patria.

Penn aveva letto attentamente John Locke e altri filosofi liberali, e come membro degli Amici aveva sofferto di persona numerose persecuzioni. Era quindi perfettamente preparato e ansioso di riversare i suoi studi e le sue esperienze nella costituzione che doveva redigere per la Pennsylvania. E difatti, il codice di leggi da lui preparato si dimostrò il più progredito dell’epoca, un vero e proprio depositario delle future libertà americane. I quaccheri inglesi, attratti dalla libertà religiosa e dalle terre abbondanti, affluirono in gran numero nella loro terra promessa, e vi fondarono Filadelfia, la città “dell’amore fraterno”. Ad essi si aggiunsero molti immigrati tedeschi, olandesi e scandinavi. La corsa precipitosa degli emigranti nonconformisti verso le colonie americane governate dai quaccheri, e i racconti che provenivano di laggiù pieni di accenti sulla libertà e sull’abbondanza che vi esistevano, ebbero una parte importante nel promuovere la tolleranza anche in Inghilterra.15

Otto anni dopo, 12.000 persone vivevano già nella colonia in una condizione politica quasi anarchica di governo minimo. Nel 1683 Penn aveva infatti condonato le tasse per


15 Cfr. SYKES, Storia dei quaccheri, cit., p. 172.

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un anno al fine di incoraggiare il popolamento della colonia. I coloni si abituarono così bene all’autogoverno e all’assenza di tassazione che negli anni successivi Penn non riuscì più a imporre le tasse all’Assemblea della Pennsylvania. Anche se ci furono vari tentativi per introdurre un governo vero e proprio, in questo periodo tutte le necessità comuni furono finanziate con i contributi volontari dei proprietari. «Per quattordici anni

gloriosi, dalla sua fondazione nel 1681 fino al 1696, salvo un anno la Pennsylvania rimase in uno stato quasi anarchico, senza tassazione», ricorda Rothbard.16 Grazie alla loro parsimonia, lealtà negli affari e al duro lavoro, gli Amici fecero della Pennsylvania la più prospera delle colonie. «Il Signore, con la sua mano provvidente, ha fatto di questo deserto un giardino pieno di frutti», affermò il quacchero Richard Townsend nel 1727.17

Pace con gli indiani e anti-militarismo

I quaccheri, unici fra i coloni, applicarono con coerenza i propri principi libertari anche nel campo militare e nei rapporti con le popolazioni indigene. Fin dall’inizio Penn aveva stabilito rapporti di pace e giustizia con gli indiani, acquistando scrupolosamente tutti i terreni sui quali questi vantassero delle pretese, persino nei casi dubbi. Nel 1683 concluse il Grande Trattato di Shackmaxon: il solo trattato tra indiani e cristiani, dirà felicemente Voltaire, mai violato, che garantiva il rispetto delle persone e l’acquisto di terreni o merci solo dietro pagamento di un prezzo convenuto.18 Perseguendo una politica di pace incomprensibile alla maggioranza degli altri coloni, che generalmente non si facevano scrupoli nel massacrare gli indiani, i quaccheri della Pennsylvania – osserva Rothbard – non costruirono fortini e non crearono milizie. Così facendo scoprirono, mirabile a dirsi, di non aver nulla da temere. I quaccheri si guadagnarono per sempre il rispetto degli indiani, i quali contraccambiarono la loro lealtà. In tutte le


16 M.N. ROTHBARD, Individualist Anarchism in the United States: The Origins, in «Libertarian Analysis», Winter 1970, p. 27.

17 YOUNT, How the Quakers Invented America, cit., p. 80. 18 Cfr. DELL’ORO, Giorgio Fox e i quaccheri, cit., p. 76.

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colonie dove governarono o furono politicamente influenti, non ci furono mai conflitti con gli indiani.19

Anche negli anni successivi l’assemblea della Pennsylvania, dove i quaccheri erano in maggioranza, resistette con fermezza alle continue pressioni provenienti dagli inglesi, i quali chiedevano loro di costituire una milizia armata per combattere i francesi. Nel 1739 il governatore inglese Thomas chiese: «Per quale motivo i quaccheri non esitano a uccidere un rapinatore entrato in casa loro, ma non vogliono difendersi da un esercito invasore?». L’assemblea rispose seccamente che, mentre il rapinatore sta commettendo consciamente un delitto, i soldati di un esercito probabilmente non sono consapevoli della criminalità del loro agire. Aggiunsero che non c’era nessun pericolo di invasione di un esercito francese, perché dappertutto gli inglesi sopravanzavano di numero i francesi.

Il governatore chiuse la discussione affermando che i principi dei quaccheri erano incompatibili con ogni forma di governo, e chiese che fossero dichiarati ineleggibili nell’assemblea della Pennsylvania.20 I quaccheri resistettero fino al 1756, anno in cui il governatore e il suo consiglio dichiararono guerra alle tribù Delaware e Shawnee. La reazione dei quaccheri fu quella di ritirarsi dall’assemblea, mettendo fine al loro predominio politico. Così, per non scendere a compromessi con la propria coscienza, dopo circa 75 anni si concluse il “Sacro esperimento” libertario di William Penn.

Contro la schiavitù

I quaccheri ebbero un altro primato nella storia americana: furono i primi a condannare pubblicamente la schiavitù. Già nel 1688, al raduno annuale degli Amici di Filadelfia, Francis D. Pastorius affermò che la schiavitù rappresentava una grave violazione della Regola d’Oro cristiana (“Non fare agli altri quello che non vuoi sia fatto a te”), e chiese ai suoi correligionari di liberare i propri schiavi. La sua esortazione però cadde nel vuoto perché molti quaccheri avevano vasti interessi legati al lavoro schiavistico.


19 Cfr. ROTHBARD, ConceivedinLiberty, vol. II, cit., p. 59-60. 20 Cit. in ROTHBARD, ConceivedinLiberty, vol. II, cit., p. 61

Speciale letture 2020 sui quaccheri

Storia libertaria dei quaccheri

Eunomia. Rivista semestrale di Storia e Politica Internazionali Eunomia VIII n.s. (2019), n. 1, 99-121

e-ISSN 2280-8949

DOI 10.1285/i22808949a8n1p99

http://siba-ese.unisalento.it, © 2019 Università del Salento

GUGLIELMO PIOMBINI

Cristiani contro lo stato. Storia libertaria dei quaccheri

Abstract: Since its birth in the mid-600s, the “Society of Friends”, the official denomination of the Quaker religion, manifested a peculiar individualistic, anti-authoritarian and libertarian character. The first Quakers intended to restore early Christianity, and just as the early Christians refused to cooperate with the State. For these reasons they were persecuted by the English crown and the New England puritans. The Quaker William Penn founded a colony, Pennsylvania, which prospered for many decades in conditions of freedom, tolerance, lack of taxes and minimal government. In the eighteenth and nineteenth centuries the Quakers distinguished themselves in the entrepreneurial, commercial and banking fields. In the 1900s they organized impressive humanitarian relief operations for the civilian populations affected by war and famine. Today, Quakerism is in decline, but there are signs of revival of the authentic libertarian and original anti-state spirit.

Keywords: Quakers; Society of Friends; Pennsylvania; Quakernomics; Libertarianism.

 cattolici,  protestanti

Fin dalla sua nascita la “Società degli Amici”, la denominazione ufficiale della religione quacchera, manifestò un peculiare carattere individualistico, antiautoritario e libertario.1

Nel 1652, nell’epoca turbolenta della guerra civile inglese, George Fox cominciò a predicare la possibilità per ogni singolo individuo di ricevere immediatamente gli insegnamenti di Cristo senza bisogno di intermediazione sacerdotale o di riti esteriori. Fox non intendeva creare l’ennesima setta protestante, ma riportare il cristianesimo alle sue origini, così com’era nei primi secoli, quando non era ancora legato in nessun modo all’autorità statale. La sua critica quindi era diretta in egual misura contro la chiesa cattolica, la chiesa anglicana e le chiese luterane e calviniste.2

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1 Il termine popolare con cui vennero identificati, “quaccheri” (Quakers), significa “tremolanti”. Questo appellativo venne attribuito loro per la prima volta da un giudice davanti al quale George Fox e i suoi seguaci erano comparsi in giudizio. Fa riferimento alle loro estasi mistiche oppure, secondo l’interpretazione dello stesso Fox, al fatto che i quaccheri “tremano” al cospetto del Signore.

2 «Fox viene di solito elencato tra i riformatori protestanti, ma questa non fu mai la sua intenzione. Egli non sperò mai di riformare la Chiesa, ma solo l’individuo. […] Più di Lutero, Calvino e Knox, George

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I membri della “Società degli Amici” rifiutavano l’autorità religiosa del papa, del re d’Inghilterra e di tutto il clero, ma non si consideravano protestanti perché negavano anche l’autorità delle Scritture e le dottrine di Lutero e Calvino. Il principio d’autorità dei quaccheri non era né la Tradizione dei cattolici, né la Bibbia dei protestanti, ma la Luce Interiore, cioè la Verità rivelata internamente dallo Spirito di Gesù Cristo. Essi ritenevano che la rivelazione e l’ispirazione non appartenessero solo al passato, ma anche al presente, e per questo mantenevano la propria anima vigilante nell’attesa. Il quaccherismo è quindi una religione eminentemente spirituale e mistica, poiché afferma la possibilità di un contatto diretto tra l’individuo e Dio, senza mediazioni ecclesiastiche. Il culto quacchero è spesso silenzioso e si accentra intorno alla Luce Interiore, nel pregare Dio di mandarla, nel lasciarsi illuminare quando viene, nel ringraziare Dio di averla mandata. La Bibbia, per quanto importante, non viene considerata un’autorità definitiva, perché non si possono comprendere le Scritture o farne buon uso se l’anima umana non è illuminata dallo Spirito divino.

La fede nella Luce Interiore, tuttavia, non significa che ognuno possa seguire l’ispirazione che vuole. La Luce è la Luce di Cristo che riproduce nei suoi seguaci il suo Spirito e la sua pratica di vita. Ma come stabilire se la Luce interiore è veritiera? I quaccheri risolvono questo problema ricorrendo al principio evangelico, secondo cui l’albero si riconosce dai frutti: da qui l’importanza fondamentale attribuita alla condotta di vita e lo scarso interesse per le dispute teologiche. Il cristianesimo è per gli Amici essenzialmente un’esperienza della Luce di Cristo nell’anima ed una norma di vita basata su tale esperienza. In altri termini, cristiano è colui che agisce con spirito cristiano, non colui che crede a certi dogmi o partecipa a certi riti. Poiché la Luce di Cristo è concessa in una certa misura a tutti gli uomini, i quaccheri vedono una scintilla

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Fox restaurò il cristianesimo primitivo. Gli altri riformatori cercavano di purificare la Chiesa e di portare la teologia più in linea con le Scritture. Essi intendevano quindi riparare il cristianesimo. Per contrasto, Fox scelse di tornare alla semplice fede e pratica dei compagni di Gesù, quando non c’erano preti o santuari ma solo fedeli con i loro leader che si riunivano nelle proprie case; e quando il Vangelo si applicava a tutti, non solo ai battezzati o ai predestinati. Egli cercò di riportare le lancette dell’orologio ai tempi in cui la gente osservava meravigliata i cristiani dicendo: “Guardate come si amano fra loro!”. Così come San Paolo liberò l’ebraismo dal suo legalismo, George Fox liberò il cristianesimo dalle sue formalità, dal suo istituzionalismo, dalla politica ecclesiastica». D. YOUNT, How the Quakers Invented America, Lanham, MD, Rowman & Littlefield, 2007, pp. 59, 62, 68.

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divina in ogni uomo, anche in quello apparentemente più lontano da Dio. Da qui la loro fiducia nella bontà del prossimo e il loro ottimismo, del tutto opposto alla cupa dottrina calvinista della predestinazione.

Fox e i suoi primi seguaci predicavano alle folle che accorrevano ad ascoltarli la stessa protesta dei profeti ebraici, i quali avevano inveito contro i re e contro i sacerdoti perché essi vincolavano la vita spirituale dell’uomo a dei sistemi concepiti per sostenere il proprio potere. I primi quaccheri illustravano con la parola e con la pratica quella che

avrebbe dovuto essere una vita purificata, nella convinzione che tutta la cristianità, anzi tutto il mondo, li avrebbe in breve raggiunti.3

L’epoca della persecuzione

I governanti si accorsero ben presto che Fox e i suoi seguaci, le cui predicazioni riunivano vaste folle in tutta l’Inghilterra, stavano diventando un pericolo politico, e cercarono di contrastarli in ogni modo. I quaccheri, infatti, non mostravano alcun rispetto né per i magistrati né per i ministri del culto: davanti alle autorità, ad esempio, si rifiutavano di giurare, di togliersi il cappello o di dare del “voi” (you) alle persone di rango superiore per censo o per nascita, e davano del “tu” (thou) persino al re! Nessun genere di punizione, tuttavia, riusciva a spaventarli, e affrontavano le persecuzioni con la stessa forza d’animo e lo stesso coraggio dei primi cristiani. Si è calcolato che, nei 25 anni successivi alla Restaurazione di Carlo II Stuart (1660), siano stati tra i 10.000 e i 15.000 i quaccheri imprigionati, e circa 450 quelli che morirono nelle carceri o a seguito dei maltrattamenti subiti. Le persecuzioni colpirono gli Amici proprio perché rifiutavano di ridursi alla clandestinità, persistevano a riunirsi nonostante i divieti,

riprendevano a farlo non appena scarcerati, mentre le donne e i bambini continuavano a riunirsi nelle strade, davanti alle sedi che venivano chiuse.4

I quaccheri, insomma, a differenza di altri dissidenti più prudenti, mantenevano un costante atteggiamento di resistenza passiva e s’intestardivano a rendere pubblica testimonianza della propria fede ad onta di ogni divieto delle autorità.


3 Cfr. J. SYKES, Storia dei quaccheri, Firenze, Sansoni, 1966, p. 45.

4 Cfr. G. VOLA, I quaccheri. Eversione e nonviolenza. Gli scritti essenziali (1650-1700), Torino, Claudiana, 1980, p. 30.

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non servivano la deportazione nelle terre d’oltremare, la confisca dei beni o le multe pesantissime. La persecuzione però disgustava la popolazione, che reagiva con simpatia nei loro confronti. La fermezza con cui i quaccheri continuavano ad affermare il loro diritto a riunirsi liberamente fece colpo sull’immaginazione dei contemporanei e assicurò loro il successo, perché il governo, stanco di avere a che fare con tanta ostinazione, cominciò a lasciarli in pace. Proprio come Gandhi tre secoli dopo, sconfissero l’oppressione senza ricorrere alla violenza, rendendo la posizione dei persecutori sempre più indifendibile agli occhi dell’opinione pubblica. In questo modo i quaccheri, come riconobbe il grande storico cattolico Lord Acton, diedero un contributo decisivo all’avvento della tolleranza religiosa in Inghilterra e, successivamente, in America.5

Eredi dei Livellatori

Nelle sue prediche Fox esortava gli individui a migliorare se stessi senza pretendere di cambiare la società, a non partecipare alla lotta politica, a rimanere fuori dagli apparati dello stato: «Siate dei campioni, siate degli esempi in ogni paese, in ogni luogo, in ogni nazione, ovunque vi rechiate; che il vostro comportamento e la vostra vita siano come una predica per tutti […] tenetevi puri dallo spargere il sangue di qualsiasi uomo, sia con le parole, o con gli scritti, o conversando». E ancora: «E voi tutti, Amici, non occupatevi dei poteri terreni; tenetevi lontani da tutte queste cose». Egli reiterò tante

volte questo argomento, finché esso fu incorporato nella Dichiarazione di Pace del 1660, fissando in tal modo i limiti dell’azione sociale dei quaccheri.6


5 Lord Acton spiega che in Europa la prima reazione all’assolutismo si ebbe in Inghilterra alla metà del seicento, quando i puritani, i quaccheri e altre confessioni nonconformiste innalzarono il vessillo della libertà di coscienza. Ciascuna congregazione si governava autonomamente e ogni membro partecipava alla sua amministrazione, mentre la chiesa ufficiale, la chiesa collegata allo stato, era considerata da loro come l’abominio supremo, e andava sotto il nome di Babilonia. In America, aggiunge Acton, «i Quaccheri avevano un sistema politico fondato sull’eguaglianza del potere, senza oppressione, privilegi, intolleranza o schiavitù». Lord Acton, Storia della Libertà, Roma, Ideazione, 1999, pp. 167 e 228.

6 Cfr. SYKES, Storia dei quaccheri, cit., p. 121.

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Gli Amici facevano a meno dei sacerdoti e di un preciso credo dogmatico, ma esigevano la semplicità di vita, la sincerità, l’affetto fraterno e il senso di eguaglianza di tutti gli uomini di fronte a Dio. Fox suggeriva un sistema legale ridotto ai minimi termini: tutte le leggi dell’Inghilterra, diceva, dovrebbero essere contenute in un libretto tascabile che ognuno dovrebbe poter comprendere. Inoltre, nei loro opuscoli gli Amici chiedevano che tutti i governanti e gli esecutori della Legge venissero scelti ogni anno dal popolo e che rendessero conto di tutte le loro azioni: «Anche i massimi capi delle

persone di governo dovrebbero essere soggetti alla Legge, e puniti da lei se la trasgrediscono, del pari come i più poveri fra il popolo».7

Queste idee politico-sociali provenivano dai Livellatori (Levellers), uno dei movimenti politici più attivi durante la Rivoluzione inglese. Guidati da John Lilburne, Richard Overton e William Walwyn, i Livellatori avevano dato vita ad una dottrina libertaria straordinariamente coerente, sostenendo la proprietà privata, la libertà religiosa per l’individuo e la minima interferenza governativa nella società. Sostenevano inoltre che i diritti di ciascun individuo sul proprio corpo e sui propri beni fossero “naturali”, perché derivavano dalla natura dell’uomo e dell’universo, e dunque non dipendevano dal governo né da esso potevano essere abrogati. Per un po’ sembrò che i Livellatori potessero trionfare nella guerra civile, ma Oliver Cromwell chiuse ogni

dibattito all’interno dell’esercito repubblicano imponendo una teocrazia puritana e facendo arrestare Lilburne e gli altri capi.8

I Quaccheri ereditarono molte delle proposte di riforma dei Livellatori. In particolare accolsero il concetto di sacralità della proprietà privata e rifiutarono le idee comuniste propagandate da un’altra setta politico-religiosa sorta in quel tempo, gli “Zappatori”

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7 E. BURROUGH, A Declaration to All the World of Our Faith and What We Believe, 1657, p. 5-6.

8 Murray N. Rothbard osserva che la vittoria di Cromwell e dei puritani sui Livellatori si dimostrò disastrosa per il corso della storia inglese, perché il repubblicanesimo rimase per sempre, agli occhi degli inglesi, associato al dominio sanguinario dei santi di Cromwell, al regno del fanatismo religioso e al saccheggio delle grandi cattedrali inglesi. Per questo, la morte di Cromwell condusse rapidamente alla restaurazione degli Stuart e al discredito permanente della causa repubblicana. È probabile, d’altro canto, che uno stato di natura come auspicato dai Livellatori, una tolleranza religiosa e un governo minimo sarebbero potuti risultare grosso modo accettabili per il popolo inglese, e avrebbero potuto assicurare in Inghilterra un corso di gran lunga più libertario di quanto effettivamente si sia visto dopo la Restaurazione e l’insediamento dei Whig. Cfr. M.N. ROTHBARD, Economic Thought Before Adam Smith, Cheltenham-Brookfield, Edward Elgar, 1995, p. 313.

(Segue domani.)

Meeting Minutes

Meeting Minutes del 29/7/2020

“È tutto un mondo che va in pezzi. Ma il mondo continuerà ad andare avanti e per ora andrò avanti anch’io. Restiamo senz’altro un po’ impoveriti, ma io mi sento ancora così ricca, che questo vuoto non m’è entrato veramente dentro. Però dobbiamo tenerci in contatto col mondo attuale e dobbiamo trovarci un posto in questa realtà; non si può vivere solo con le verità eterne: così rischieremmo di fare la politica degli struzzi. Vivere pienamente, verso l’esterno come verso l’interno, non sacrificare nulla della realtà esterna a beneficio di quella interna, e viceversa: considera tutto ciò come un bel compito per te stessa.”
Etty Hillesum


“Una volta che l’amore per tutti gli uomini comincia a svilupparsi in noi, diventa infinito”, Etty Hillesum, Diario, 11 luglio 1944

La forza dell’uomo è nella preghiera : pregare è respirare l’alito di Dio. Pregare significa affidarsi a Dio
Dietrich Bonhoffer


In memoria


Il 28 luglio 1535, Hans van Coelen e Harman Hoen sono stati decapitati ad #Amsterdam, Paesi Bassi. Erano #Anabaptisti, probabilmente della varietà rivoluzionaria. Sono stati accusati di aver partecipato loro malgrado al attacco al municipio di Amsterdam nel maggio del 1535. Entrambi gli uomini hanno detto di essere consapevoli dei piani per l’attacco prima ma hanno negato di aver partecipato.

Hans era di Groningen (circa 180 km a nord-est). È stato ribattezzato il mese precedente, il 1535 giugno, da Peter van Geyn. Harman era di Zwolle (circa 100 km ad est). È stato ribattezzato nell’autunno del 1534 a Deventer da Hans Speck (noto anche come Jan Specke), giustiziato ad Anversa nel 1537. Perché sospettati rivoluzionari, non sono stati inclusi nello specchio dei martiri.

Siamo in Italia gli unici che hanno costituito i giorno della memoria quotidfiano dei cristiani martiri non conformisti.Le fonti sono rigorosamente USA. Proibito parlame nel regime attuale.

Una poesia dedicata alle donne e in particolare ai nuovi ingressi , con una teologa, Dorothee Soelle, fra le più scomode del cristianesimo


Un albero di fico

Ancora il nostro albero non porta alcun frutto,

ancora rispediamo indietro i senza patria,

non lasciamo lavorare le lavoratrici,

ancora forniamo ai torturatori

tutto ciò di cui necessitano

e strozziamo la gola ai più poveri,

affinché anche il loro grido non ci disturbi.

Ancora Dio aspetta invano,

ancora il nostro tempo sta nelle mani dei potenti,

che gettano veleno nei nostri fiumi,

ci fanno trovare roba divertente sugli schermi della tv,

immettono metalli pesanti nel nostro cibo

e infondono paura nel nostro cuore.

Ancora non gridiamo abbastanza forte.

Per quanto ancora Dio ?

Per quanto ancora tu guarderai tutto questo

senza abbattere il tuo albero di fico ?

Ancora non abbiamo imparato a ravvederci/tornare indietro.

Ancora piangiamo raramente.

Ancora…



Poesia

Be generous

With love

It is a gift

From God above

David Herr

Sii generoso

Con affetto

È un dono

Da Dio in alto

Davide Herr

Sessant’anni anni fa, l’indipendenza di molti Stati africani. Il bilancio attuale? (2/5) Una dipendenza economica senza fine

27.07.2020 – Tolosa, Francia – Olivier Flumian

Quest’articolo è disponibile anche in: SpagnoloFranceseGreco

Sessant’anni anni fa, l’indipendenza di molti Stati africani. Il bilancio attuale? (2/5) Una dipendenza economica senza fine
(Immagine: copyright © photo Michel Hasson | http://phototheque.net/assets/02-gabon.jpg | fotografia libera da diritti)

È il 1960 e 17* Stati africani ottengono l’indipendenza. Le aspettative sono enormi in tutto il continente. Ma il contesto internazionale impone subito i propri vincoli: neocolonialismo, Guerra fredda, globalizzazione neoliberale pesano sulle nuove realtà appena costituite, mentre il continente si trova ad affrontare una rapidacrescita demografica e un’urbanizzazione selvaggia.

Qual è il bilancio degli ultimi sessant’anni? L’indipendenza ottenuta è riuscita a non deludere le aspettative? Come si è evoluta la condizione politica ed economica? In che modo si è trasformata la società civile? Le donne e i giovani hanno trovato la loro giusta collocazione?

Pressenza ha incontrato e intervistato Amzat Boukari-Yabara, docente presso l’École des Hautes Études en Sciences Sociales (Scuola di Studi Superiori in Scienze Sociali), storico e attivista panafricano.

Questa seconda parte è dedicata alla questione economica.

*Benin, Burkina Faso, Camerun, Repubblica del Congo, Repubblica Democratica del Congo, Costa d’Avorio, Repubblica Gabonese, Mali, Madagascar, Mauritania, Niger, Nigeria, Repubblica Centrafricana, Senegal, Somalia, Ciad, Togo.

Le colonizzazioni europee avevano lasciato in eredità all’Africa uno stato di dipendenza economica. Negli anni della Guerra Fredda, il neocolonialismo e, successivamente, la globalizzazione neoliberale non hanno fatto altro che perpetuare tale dipendenza.

Ma, nonostante tutto quanto detto sopra, si sono registrati dei progressi economici per le popolazioni?

Parlare di progressi economici è relativo, poiché l’obiettivo del colonialismo era quello di sfruttare le risorse africane. Eppure non vi è stata alcuna rivoluzione economica durante la decolonizzazione. Certo, a livello individuale, possiamo parlare di alcuni beneficiari, per esempio un numero crescente di miliardari (in dollari) in Nigeria, in Egitto, in Sudafrica, in Camerun o in Etiopia. Anche analizzando l’aumento dei consumi e l’accesso agli svaghi e ai servizi è possibile rendersi conto dell’esistenza di una piccola borghesia e di una modesta ma crescente classe media. Tuttavia, la stragrande maggioranza della popolazione africana, tra cui la quasi totalità dei giovani, vivono in condizioni precarie in termini di bisogni primari e vitali. L’impoverimento continua, con differenze tra aree urbane e rurali.

Inoltre, le ex colonie francesi non possono contare su una sovranità monetaria, che si tratti del franco CFA o dell’ECO, e se è ancora garantito un certo equilibrio fiscale, questo è dovuto unicamente a un’austerità non più sostenibile che non genera sviluppo strutturale alcuno. Particolare attenzione merita il franco CFA, molto attuale e al contempo simbolo della continuità coloniale. Durante la crisi del 1929, la Francia rafforza la propria politica monopolistica nei confronti del suo impero coloniale. Dieci anni dopo, viene creata la zona “Franca” con lo scopo di controllare l’economia coloniale sotto un regime cosiddetto “Esclusivo” in vigore dal XVII secolo. L’obiettivo è quello di proibire alle colonie francesi di commerciare con partner diversi dalla metropoli. Questa zona Franca diventa, allora, una sorta di zona protetta utile per gli investimenti e gli approvvigionamenti francesi rispetto alla concorrenza internazionale.

Nel dicembre 1945, la Francia svaluta il franco francese e istituisce il franco delle Colonie Francesi D’Africa, che consente di rilanciare il commercio estero e al contempo di contribuire alla ricostruzione dell’economia. La politica monetaria si basa su economie di predazione. Durante le campagne per l’indipendenza, alcuni Stati tentano di ottenere la propria sovranità economica. È il caso della Guinea di Sekou Touré, che subisce una vera e propria guerra economica, monetaria e commerciale da parte della Francia. Un altro esempio è quello del Mali di Modibo Keita, che abbandona il franco CFA nel 1962, salvo riadottarlo nel 1984 sotto il regno di Moussa Traoré (al potere dopo aver rovesciato il suo predecessore nel 1968). Infine, c’è il caso del Togo di Sylvanus Olympio, assassinato il 13 gennaio 1963 alla vigilia dell’annuncio dell’introduzione di una moneta nazionale togolese. Altri Paesi come il Madagascar o la Mauritania sono invece usciti da questo dominio economico e monetario che si sviluppa attraverso una serie di obblighi.

In Africa occidentale e centrale si stanno creando due zone CFA. I Paesi africani coinvolti hanno l’obbligo di depositare almeno il 50% delle proprie riserve monetarie nazionali presso il Tesoro Francese, dove vengono registrate in un conto operativo che però non possono utilizzare liberamente. In cambio, la Francia garantisce la conversione e la stabilità del franco CFA in base al principio della parità fissa prima con il franco francese e poi con l’euro. Anche l’acronimo si è evoluto: oggi si parla di franco della comunità francese d’Africa per i Paesi dell’Africa occidentale e di franco della comunità finanziaria d’Africa per quelli dell’Africa centrale. Il franco CFA, la cui fine è annunciata attraverso la moneta dell’ECO, è senza dubbio la forma più diretta e brutale di neocolonialismo economico. Alcuni economisti, come Nicolas Agbohou, non esitano a parlare di “nazismo monetario”, sottolineando come la Francia stia applicando alle sue ex colonie il sistema che essa stessa ha subito sotto l’occupazione tedesca. Altri, come Kako Nubukpo, parlano di “servitù volontaria”, sottolineando che questa moneta serve gli interessi di una piccola élite africana; il franco CFA, infatti, agendo come una moneta troppo forte rispetto all’economia reale, costituisce una sorta di tassa sulle esportazioni e di sussidio sulle importazioni.

A ciò si aggiungono due zone franco CFA che non comunicano tra loro. Le banconote emesse dalla Banca Centrale degli Stati dell’Africa Occidentale (BCEAO) per otto Stati (Benin, Togo, Costa d’Avorio, Niger, Burkina Faso, Senegal, Mali, Guinea-Bissau) non possono circolare né essere cambiate nei Paesi della Comunità Economica e Monetaria dell’Africa Centrale (CEMAC), che comprende a sua volta sei Paesi (Camerun, Guinea Equatoriale, Ciad, Repubblica gabonese, Repubblica del Congo e Repubblica Centrafricana). Gli Stati delle due zone non possono commerciare tra loro senza passare per la Francia. Allo stesso tempo, il sistema permette la libera circolazione dei capitali tra la Francia e i Paesi africani della “zona franco”, il che favorisce il riciclaggio di denaro, l’evasione fiscale a vantaggio delle multinazionali o delle élite, oltre che una reale dipendenza da Parigi. In effetti, la Francia ha anche un diritto di veto sulle banche centrali. Un veto che sta per essere simbolicamente revocato nel quadro della riforma, senza che la Francia cessi di essere al centro di questo sistema economico e monetario.

In questo contesto, il commercio interno e subregionale dell’Africa è troppo debole per costituire un mercato competitivo e dinamico. La maggior parte degli Stati nati dalla decolonizzazione operano all’interno di confini artificiali e inadeguati. Essi, infatti, in alcuni casi sono troppo piccoli per costituire un vero e proprio mercato nazionale, mentre in altri sono troppo grandi, per cui ci sono enormi distanze tra le aree di produzione e di consumo, oltre che infrastrutture insufficienti per il raggiungimento di uno sviluppo armonioso. Gli Stati si basano ancora su economie di rendita, di concessione, di monopolio o di estrazione, con scarsa industrializzazione e trasformazione delle materie prime e il dominio delle multinazionali. Eppure, l’Africa è un continente in cui i flussi economici verso l’esterno sono maggiori di quelli verso l’interno. E questo a dimostrazione del fatto che si tratta di un continente che finanzia il resto del mondo e che favorisce quella crescita di cui tutti gli altri beneficiano. In cambio, gran parte dei flussi economici verso l’Africa sono legati ai risparmi e alle rimesse della diaspora, ed è per questo motivo che è necessario studiare meglio la modalità con cui l’Africa si muove all’interno del mondo globalizzato.

Traduzione dal francese di Angelica Cucchi

Revisione di Ada De Micheli

Meeting Minutes per Patrick Zaki, che resta ancora in carcere

” Conosco due forme di solitudine. L’ una mi fa sentire terribilmente infelice, perduta e quasi sospesa; l’altra mi rende forte e felice”
Etty Hillesum

A chi ha gratitudine tutto giunge come dono, poichè sa che non si è meritato proprio nessun bene
Dietrich Bonhoeffer

ANNE FRANK: “Quanto sarebbero buoni gli uomini, se ogni sera prima di addormentarsi rievocassero gli avvenimenti della giornata e riflettessero a ciò che v’è stato di buono e di cattivo nella loro condotta!”


Benedizione a Patrick, ai suoi cari e ai colleghi studio

Benedizione Che l’Iddio che crea, redime e inspira Tutti: guidi i nostri pensieri e determini i nostri piani.

Che l’Iddio che ci chiama in una vita nuova nel Suo servizio Tutti: ci insegni come imparare uno dall’altra e dai doni della sua bontà.

Che l’Iddio che è la fonte di ogni creatività Tutti: ci doni una nuova visione ed ispirazione per il nostro compito.

Che l’Iddio, eterno amante, creatore e ispiratore Tutti: ci faccia vedere la luce del suo volto, oggi e per sempre. Amen.

Poesia

Tu però … Dio solo può dare la fede; Tu, però, puoi dare testimonianza. Dio solo può dare la speranza; Tu, però, puoi infondere fiducia. Dio solo può dare l’amore; Tu, però, puoi insegnare all’altro ad amare. Dio solo può dare la pace; Tu, però, puoi seminare l’unione. Dio solo può dare la forza; Tu, però, puoi dare sostegno ad uno scoraggiato. Dio solo è la via; Tu, però, puoi indicarla agli altri. Dio solo è la luce; Tu, però, puoi farla brillare agli occhi di tutti. Dio solo è la vita; Tu, però, puoi fare rinascere negli altri la voglia di vivere. Dio solo può fare ciò che appare impossibile; Tu, però, puoi fare il possibile. Dio solo basta a se stesso; Egli, però, preferisce contare su di Te