Turchia, lo stato di diritto è morto. Condannati all’ergastolo i fratelli Altan, Nazli Ilicak e altri tre giornalisti

 

17.02.2018 Articolo 21

Turchia, lo stato di diritto è morto. Condannati all’ergastolo i fratelli Altan, Nazli Ilicak e altri tre giornalisti
(Foto di Articolo 21)

La gioia per la liberazione, programmata ad arte, di Deniz Yucel, corrispondente di Die Welt dopo un anno di prigione in attesa del processo per “propaganda del terrorismo”, è durata poche ore, oscurata dalla condanna all’ergastolo per Ahmet Altan, scrittore e giornalista, suo fratello Mehmet, economista e editorialista e la veterana del giornalismo turco Nazlı Ilıcak.
La Corte del 26 ° Tribunale penale di Istanbul al termine della quinta udienza del processo che li vedeva imputati di aver tentato di “rovesciare l’ordine costituzionale attraverso l’uso della forza e della violenza” ha accolto la richiesta di carcere a vita per loro e altri i tre colleghi che nessun’altra ‘colpa’ hanno se non quella di aver fatto il proprio mestiere.
Ahmet e Mehmet Altan erano stati entrambi arrestati il 10 settembre 2016, mentre la Iliack era finita in carcere il mese prima.
È una prima gravissima sentenza per uno dei tanti procedimenti giudiziari contro i giornalisti accusati di essere collegati al tentativo di colpo di stato del 15 luglio 2016. Come gli Altan e la Ilicak altri colleghi rischiano di essere condannati al carcere a vita.
Utilizzando le parole di Ahmet Altan, scrittore di fama internazionale, l’unico romanziere in carcere in Europa, ci troviamo a cospetto di “un misero surrogato di atto d’accusa, privo non solo di intelligenza ma anche di rispetto per la legge e troppo debole per sostenere il peso immenso della condanna di ergastolo richiesta dal pubblico ministero”.
Accuse talmente paradossali che non meriterebbero neanche una difesa seria.
Giornalisti e intellettuali turchi sono accusati di aver inviato “messaggi subliminali” nei giorni precedenti al golpe per favorire la sua riuscita.
A parte qualche articolo e un’apparizione in tv, come nel caso del processo Cumhuriyet che vede tra i 18 imputati il noto giornalista investigativo Ahmet Sik, non c’è nulla che sostenga l`imputazione di golpismo e di legami con gli uomini accusati di essere ideatori del push sventato.
Non possiamo che essere, tutti noi, preoccupati e delusi. A nulla è valsa la sentenza della Corte Costituzionale che aveva disposto la scarcerazione degli imputati perché erano stati violati i loro diritti umani.
Questa sentenza ha decretato la morte dello stato di diritto in Turchia. Nessuno ora ha più alibi.

ANTONELLA NAPOLI

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Aggressione a tre ragazze dai fascisti “difensori delle donne”

16.02.2018 Redazione Italia

Aggressione a tre ragazze dai fascisti “difensori delle donne”

15 febbraio 2018. Denunciamo l’aggressione, avvenuta oggi a Piazza Vittorio, durante il sit-in chiamato da Casapound, in seguito allo stupro della clochard tedesca della scorsa settimana.

Si parla tanto di violenza sulle donne ma oggi abbiamo visto come i nostri corpi vengono strumentalizzati in chiave razzista dai media, dalla politica e dai fascisti. Sabato scorso eravamo a Macerata come Non Una Di Meno, dove abbiamo ribadito che la violenza sulle donne la fanno gli uomini, che non dipende dal passaporto, né dal colore della pelle.

Oggi, durante il presidio, un ragazzo e tre ragazze si sono ritrovate nei pressi della manifestazione; dopo aver letto lo striscione “Stupri, furti e violenze. Basta degrado all’Esquilino” e rifiutato i volantini offerti insistentemente dai militanti di Cp, ne hanno contestato la presenza e sono state aggredite. Le ragazze hanno provato a rispondere che l’iniziativa era strumentale ad alimentare la propaganda razzista e xenofoba contro i migranti. La risposta da parte dei “difensori delle nostre donne” sono stati calci, spintoni e sputi in faccia. Il tutto sotto l’occhio impassibile delle forze dell’ordine che non sono intervenute. Anche sentendo chiaramente un militante di Cp dire che avrebbe estratto “la lama”, non c’è stata reazione. Solo in un secondo momento le hanno allontanate con la forza, spintonandole, dicendo che dovevano andarsene perché stavano provocando i manifestanti autorizzati.

Come Non Una di Meno denunciamo lo squadrismo fascista e la complicità delle forze dell’ordine, denunciamo un’aggressione vergognosa ai danni delle ragazze che hanno semplicemente espresso la loro contrarietà ai messaggi veicolati da quella piazza. È sempre semplice usare violenza in trenta contro pochi e spalleggiati dalla polizia. La militarizzazione delle strade, l’espulsione dei migranti e le ronde fasciste non sono la soluzione alla violenza sulle donne, come vogliono farci credere. In questo periodo di campagna elettorale che giorno per giorno si costruisce sui nostri corpi per alimentare l’odio xenofobo, razzista e omofobo, saremo noi antifasciste transfemministe a riprenderci le strade perché l’unica sicurezza sono i nostri corpi di donne, migranti, trans, frocie.

Non un passo indietro. Non una di meno!

#WeTooGether

Non Una Di Meno – Roma

Carceri: si approvi la riforma dell’ordinamento penitenziario senza aver paura di populismi e razzismi

 

14.02.2018 Associazione Antigone

Carceri: si approvi la riforma dell’ordinamento penitenziario senza aver paura di populismi e razzismi

La riforma dell’ordinamento penitenziario è in dirittura d’arrivo. Dopo il parere della Commissione Giustizia della Camera è arrivato anche quello della medesima Commissione del Senato. Ora il testo è tornato al governo che dovrà approvarlo definitivamente, cosa non avvenuta nell’ultimo Consiglio dei Ministri.

“Si approvi la riforma prima che sia troppo tardi e che un eventuale cambio di governo possa cancellare questa importante occasione”. A dirlo è Patrizio Gonnella, presidente di Antigone. “Nell’approvarla invitiamo il governo a non tener conto dei pareri restrittivi del Senato. Si abbia coraggio anzi – sottolinea il presidente di Antigonea – di andare nel senso di maggiore apertura”.

“Il sistema penitenziario italiano ha bisogno di questa riforma per poter rispondere in maniera più adeguata ai cambiamenti occorsi negli ultimi decenni e mettere al centro della pena la risocializzazione del condannato, investendo innanzitutto nelle misure alternative”.

“Non si abbia paura di populisti e razzisti – conclude Gonnella – e si porti a compimento questo percorso di riforma”.

“I militari italiani sono morti per l’uranio”

 

13.02.2018 Redazione Italia

“I militari italiani sono morti per l’uranio”
Vaccinazione militari (Foto di Archivio Pressenza)

Così titolavano i maggiori giornali all’uscita della sintesi della commissione parlamentare d’inchiesta sulle morti dei militari italiani.

Ma leggendo bene la relazione finale di 4 anni di inchiesta parlamentare, per la maggior parte del testo parla di morti da VACCINAZIONE.

Testo integrale della Relazione finale della commissione parlamentare d’inchiesta sulle morti e malattie gravi dei militari italiani in missione.

I giornali e i telegiornali?
Omissione totale della notizia.

Ci ho messo 48 ore a digerire la botta.
Ora è tempo di scrivere 2 righe.

Il fatto quotidiano e dozzine di altre testate on-line hanno dato la notizia l’altro-ieri: ad ammalare e uccidere le migliaia di militari è stato l’uranio impoverito. Il governo sapeva, ma ha taciuto.

Ma da dove esce questa notizia?

La notizia esce dal fatto che l’altro ieri, alla Camera, è stata presentata la relazione definitiva della commissione di inchiesta sulle morti dei militari italiani, dopo oltre 4 anni di studi e perizie mediche.   (dal sito del Deputato Ivan Catalano, che ringrazio per il lavoro svolto)

La Commissione è formata da 30 parlamentari e diversi team scientifici e governativi di altissima caratura nazionale, i quali hanno fornito il supporto medico e tecnico nell’analisi dei decessi e delle patologie gravi che hanno devastato interi battaglioni di militari italiani (inizialmente ipotizzate derivanti dalla presenza dell’uranio).

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Sunto della relazione DEFINITIVA del 7 febbraio 2018.
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Consiglio vivamente la lettura integrale che, benché lunga, risulta incredibile nei termini in cui viene attribuita la causa delle patologie cancerose alle vaccinazioni multiple, eseguite con gli stessi vaccini in uso pediatrico.

Risparmio ogni parere personale (per quanto difficile), e riporto virgolettato il testo della relazione integrale.

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1) “Lo scopo della richiesta di tali dati era quello di verificare se dalla profilassi vaccinale militare, potessero configurarsi pericoli per la salute, tali da far incorrere in rischi inutili le persone sottoposte al trattamento. I singoli vaccini somministrati ai militari, che ricordiamo essere gli stessi autorizzati da AIFA per il settore civile, contengono adiuvanti, conservanti e contaminanti, nei limiti delle autorizzazioni per la commercializzazione individuale.”

L’inchiesta sull’uranio impoverito verte sui VACCINI?

E perché allora i giornali parlano solo di uranio impoverito?

Perché la commissione di inchiesta, si preoccupa dei vaccini iniettati ai militari?

Pericoli per la salute?

I vaccini non erano i farmaci più sicuri al mondo?

O no?

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2) “Sebbene la Commissione sia al corrente del fatto che le reazioni avverse differiscono tra adulti e bambini, ritiene doveroso non sottovalutare la complessiva quantità di Alluminio somministrata ai militari nell’intera profilassi vaccinale, in quanto negli adulti il maggior grado di sviluppo dei sistemi immunitario e nervoso al momento della vaccinazione, e le possibili forme di autoimmunità fisiologiche, possono favorire l’induzione di reazioni di tipo linfoproliferativo e malattie autoimmuni, come risulta dall’elencazione degli effetti indesiderati, reazioni avverse e controindicazioni, contenute nelle schede tecniche elaborate dalle case farmaceutiche”

Ah… meco*oni.

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3) “Come già evidenziato nella relazione intermedia di luglio, la vaccinazione comporta dei rischi in termine di problemi di immunosoppressione, iperimmunizzazione, autoimmunità e di ipersensibilità. Questa affermazione ha trovato conferma dall’analisi dei documenti pubblici dei vaccini, quali fogli illustrativi e schede tecniche (vedi da punto 4.4 delle RCP fornite da AIFA), come sintetizzati nella tabella che segue. In particolare, le case farmaceutiche chiedono l’applicazione di opportune precauzioni all’impiego del vaccino e, tra l’altro, la verifica dello stato di salute del vaccinando e dell’assenza delle patologie sotto elencate al momento della vaccinazione.”

la vaccinazione comporta il rischio di iperimmunizzazione?

Ma come?

Il presidente della massima associazione di pediatri, che riceve finanziamenti da una nota farmaceutica, ha spiegato questa estate in TV che ci si può rivaccinare senza rischi anche se si è già immunizzati, e che non esistono rischi di iperimmunizzazione!

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4) qui si arriva al top.
Dalla documentazione che la commissione ha richiesto alle case farmaceutiche, le farmaceutiche affermano che:

“Sono ben 22 le indicazioni di svolgere accertamenti pre-vaccinali volti ad escludere l’esistenza di eventuali stati di immunosoppressione, 7 quelle che prevedono la preventiva valutazione dell’efficienza o inefficienza del sistema immunitario, 3 quelle riferite alle necessità di escludere malattie autoimmuni, 9 le malattie oncologiche e, a vario titolo, ben 11 che chiedono una vera e propria analisi dell’eventuale immunodeficienza.
Alla luce di questo elenco la Commissione ritiene che l’allegato F alla direttiva DIFESAN 14 febbraio 2008, riguardante il modulo anamnestico e il consenso informato da compilare a cura del militare in sede di somministrazione vaccinale, appaia insufficiente e che la mera compilazione del modulo non possa ritenersi sostitutiva degli accertamenti sanitari richiesti dalle aziende produttrici dei vaccini. Conclude pertanto che il modulo debba essere integrato con i corrispondenti accertamenti diagnostici.”

Ma come è possibile?

Le farmaceutiche affermano che sono necessari accertamenti sanitari prima di vaccinare?

Il Ministro della salute, nell’estate 2017, quando i 150 famosi medici scrupolosi le fecero notare che non si può vaccinare indiscriminatamente tutti i bambini senza prima un’anamnesi approfondita, rispose che i vaccini sono sicuri e che non vi è necessità di alcun esame preventivo.

Il Ministro ha inviato circolari a tutti i pediatri dicendo che non si deve assolutamente avallare la richiesta di alcun genitore di svolgere alcun esame pre-vaccinale.

Tutti gli scienziati di corte hanno confermato quello che diceva il ministro.

Come mai le farmaceutiche, sotto inchiesta parlamentare, affermano il contrario?

Quindi ai bambini di 3 mesi non si fa alcun esame di quelli che la commissione ha decretato come assolutamente fondamentali, da svolgere per evitare i gravi effetti avversi qualora il soggetto fosse temporaneamente immunodepresso.

Poi ti vengono a raccontare che non si tratta di una sperimentazione di massa…

Avevo detto che non avrei fatto commenti…

Che incoerente.

Continuiamo…

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5) “A conferma della necessità di adottare precauzioni alle reazioni avverse si osserva infine che le case farmaceutiche richiedono esami e verifiche preventive in numero proporzionalmente maggiore, tanto più questi contengono componenti estranei al principio attivo.”

Ancora…

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6) “Alla luce di quanto sopra, la Commissione rileva la grave incompletezza dei dati ricevuti rispetto a quelli che sono nella disponibilità dal Ministero della Difesa e che quest’ultimo ha consegnato al solo Istituto Superiore di Sanità. Rileva in particolare che l’Osservatorio epidemiologico della Difesa, struttura competente del Ministero, ha omesso di trasmettere alla Commissione parlamentare tali integrazioni, sebbene ne avesse la disponibilità.”

E meno male che al termine della conferenza stampa, il relatore ha detto che invierà alla magistratura la relazione per valutare eventuali profili di responsabilità penale per le omissioni inspiegabili da parte delle autorità che hanno ostacolato la fornitura di dati fondamentali.

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7) “Alla luce dei dati raccolti e delle risultanze del Progetto, già alla data del 9 gennaio 2013, la Commissione Costa aveva ritenuto che le patologie e i decessi osservati tra i militari potessero essere determinati da “una concomitante e interagente azione dei fattori potenzialmente nocivi” riassunta nel concetto di “multi attorialità.
Pertanto, aveva sancito la necessità di adottare un “principio di precauzione” nell’attività di somministrazione dei farmaci e, in specie, dei vaccini, per cui “ogni attività di somministrazione di farmaci, vaccini, antidoti e ogni intervento medico-chirurgico suscettibile di determinare effetti iatrogeni [devono] essere effettuati tenendo conto della particolare situazione individuale, in relazione a specifiche indicazioni cliniche e [devono essere] praticati:

  • previa puntuale raccolta e registrazione di anamnesi mirata e specifica per il tipo di intervento da effettuare,
  • previa acquisizione di consenso informato all’effettuazione dell’intervento con illustrazione puntuale degli effetti e dei rischi legati all’intervento stesso e alla sua mancata esecuzione secondo le disposizioni di legge,
  • con rigoroso rispetto dei protocolli e dei calendari previsti”

Peraltro, anche agli esiti della ricerca condotta su 600 militari del 186º Reggimento «Folgore» reduci da missioni internazionali in teatri di guerra, era emersa “la possibilità che pratiche vaccinali particolari fossero state suscettibili di comportare una «disorganizzazione del sistema immunitario» che avrebbe potuto a sua volta essere alla base di patologie autoimmuni quali la tiroidite autoimmune, la sclerosi multipla, l’eritema nodoso, il lupus, l’artrite reumatoide, il diabete, la neurite ottica e, secondo alcuni ricercatori, di leucemie e
linfomi”

e ancora…

” in particolare si segnalano la vicenda del Caporale Maggiore F.R. (deceduto dopo quattro anni dall’arruolamento per linfoma di Hodgkin senza essere stato mai inviato in missione); quella del già Caporal Maggiore G.T., arruolato nel 1999 e in congedo dal 25.11.2000 dichiarato “permanentemente non idoneo al servizio militare incondizionato” perché affetto da linfoma di Hodgkin (tipo sclerosi nodulare in stadio clinico II A) e quella del soldato semplice D. G., congedato dopo poco più di sei mesi dall’arruolamento, avvenuto l’8 febbraio 2007, a seguito di grave astenia e deperimento fisico iniziati il giorno stesso della vaccinazione multipla, avvenuta il 19 giugno 2006. Dalle loro testimonianze si sono tratti significativi elementi a conferma che non sempre sia stata richiesta, analizzata o comunque approfondita, da parte del medico vaccinatore l’analisi pre-vaccinale del militare sottoposto e analogamente è emerso, con preoccupante ricorrenza, che alcuni medici vaccinatori non si attengono nel somministrare i vaccini alle norme di precauzione indicate dalle Linee Guida del 14 febbraio 2008.”

E ancora ancora…

“L’adozione di pratiche come le vaccinazioni multiple compresse può rappresentare, di per sé, un rischio per la salute in relazione ad almeno tre aspetti:

  • la quantità cumulativa dei vari componenti dei vaccini eccede il limite permesso per l’autorizzazione all’immissione in commercio del singolo vaccino;
  • le ipersensibilità indicate nei dossier di registrazione e allegati tecnici ai vaccini anche solo singolarmente considerati confermano la necessità delle analisi pre-vaccinali;
  • le reazioni avverse indicate nei dossier di registrazione e allegati tecnici ai vaccini anche solo singolarmente considerati confermano la necessità di una valutazione dei rischi personalizzata sulla profilassi vaccinale e la necessità di un monitoraggio periodico a lungo termine su ogni singolo vaccinato.

Fermo restando quanto sopra, la Commissione conferma ancora una volta le conclusioni già evidenziate dal Progetto SIGNUM, nonché dal lavoro del Prof. Nobile sulla Brigata Folgore – per quanto riguarda la necessità di non somministrare contemporaneamente più di 5 vaccini monovalenti monodose sui militari: tale modalità di inoculazione appare, dunque, la più corretta per evitare l’insorgere di reazioni avverse.
Infatti la Commissione, nell’ambito della sua attività di indagine, ha preso conoscenza di casi in cui si erano manifestate reazioni avverse in seguito alle vaccinazioni, con l’instaurarsi di patologie autoimmuni o neoplastiche sopravvenute, in una parte di popolazione militare non sottoposta a fattori di rischio diversi da quelli vaccinali.”

Il farmaco più sicuro e controllato al mondo…

NOTA BENE: ai militari si suggerisce ogni sorta di precauzione, personalizzazione e analisi pre-vaccinale.

Ai bambini no. Tutti in batteria come polli.

NOTA BENE: i vaccini militari sono gli stessi impiegati in uso civile, come spiega la relazione stessa.

“Per quanto riguarda l’approvvigionamento dei vaccini da parte della difesa, risulta che esse siano gli stessi in uso alla sanità pubblica, autorizzati dall’Agenzia italiana del farmaco (AIFA). ”

http://documenti.camera.it/…/leg.17.bol0855.data20170719.co…

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7) “la Commissione, al fine di garantire una effettiva ed efficace tutela della salute (e della sicurezza) dei militari impegnati in Italia e all’estero, nonché per perseguire la sicurezza della somministrazione dei vaccini, nell’ottica della eliminazione o quantomeno della massima riduzione del rischio di effetti negativi conseguente all’uso di vaccini in dosi multiple, raccomanda l’utilizzo di vaccini monodose, stante la concreta possibilità che il militare, data l’età adulta, risulti già immunizzato contro alcuni antigeni contenuti nei vaccini in dosi multiple.
Si raccomanda altresì che non vengano inoculati, in un’unica soluzione, più di cinque vaccini, essendo questa la soglia oltre la quale possono verificarsi eventi avversi.
Si raccomanda ancora una particolare attenzione all’anamnesi prevaccinale e negli esami reputati necessari nei casi dubbi o di eventuale, pregressa immunizzazione.”

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8) “La Commissione ha iniziato le sue attività di indagine sulle reazioni avverse alle vaccinazioni a seguito del riscontro di un cospicuo numero di casi con sopravvenute patologie autoimmuni o neoplastiche, in una parte di popolazione militare NON sottoposta a fattori di rischio diversi da quelli vaccinali.”

Alla faccia del sono sicuri ….. (NDR).

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9) “Alla luce di quanto emerso agli atti, la Commissione riscontra la necessità di utilizzare vaccini maggiormente purificati, in modo che il limite dei componenti in quantità cumulativa rientri entro il limite permesso per il singolo componente di ciascun vaccino, nei termini in cui gli studi prodromici alle singole AIC li abbiano riconosciuti come non pericolosi per la salute.”

La commissione si riferisce ancora una volta ai vaccini di uso civile.

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10) Qui si passa al ridicolo.

La relazione intermedia di luglio, in cui si evidenziava la correlazione forte tra vaccinazioni, patologie e decessi, ha rappresentato una minaccia per il decreto Lorenzin.

Il Ministero della salute ha immediatamente commissionato uno studio scientifico per confutare gli esiti di anni di analisi sui danni da vaccino, e per mettere a tacere il lavoro della commissione.

Lo studio, intitolato “mancanza di evidenze per disordini autoimuni e linfoproliferativi nel personale militare vaccinato italiano”, è arrivato solo un mese dopo (in fretta e furia) e ha tentato di mettere KO anni di relazioni mediche e studi approfonditi dei militari ammalati per uranio impoverito (uranio impoverito noto anche con il nome di “vaccino”).

La commissione di inchiesta, conclusasi ieri, aggiunge, al termine del documento, quanto segue:

“La Commissione considera lo studio dal titolo «Lack of evidence for post-vaccine onset of autoimmune/lymphoproliferative disorders, during a nine- month follow-up in multiply vaccinated Italian military personnel», pubblicato nel mese di agosto 2017 a firma, tra l’altro, di alcuni esponenti della sanità militare, e finanziato dal Ministero della difesa italiano con domanda di sovvenzione di progetto n. D85D10000250001, come redatto in situazione di conflitto di interessi, privo di alcun fondamento scientifico nel metodo e negli esiti contraddittorio. Osserva che, a dispetto dell’intitolazione che induce ad erronee conclusioni, gli stessi autori dichiarano lo studio non conclusivo. Peraltro, lo studio è stato effettuato con esclusione dalla coorte di quei militari con problemi di immunosoppressione, in tal modo confermando la pericolosità delle somministrazioni vaccinali a tali categorie di soggetti.
Sussistono dubbi di corretta utilizzazione del finanziamento pubblico a detto studio e per tali ragioni la Commissione trasmette la presente relazione alla procura della Corte dei Conti territorialmente competente

FINALMENTE!

E ancora, la commissione si inasprisce verso tale studio con il seguente paragrafo:

“Da un primo esame è emerso che la raccolta delle informazioni ai fini del follow up (il contro studio ministeriale ordinato dal ministero NDR) è stata effettuata utilizzando marcatori poco efficaci per valutare l’insorgenza di malattie
linfoproliferative. la Commissione ha riscontrato, inoltre, che nella matrice dei dati fatta pervenire vi sono ampie lacune, che rendono impossibile una valutazione statistica, con conseguenti dubbi sulla fattibilità dell’incarico di studio di tali dati attribuito dal Comitato di Ricerca Sanitaria Militare all’Istituto Superiore di Sanità, finanziato con la somma di € 40.700,00, come comunicato con nota prot. 819/COMM.URANIO del 10/10/2017.
Successivamente nel corso dell’attività istruttoria la Commissione, ha dovuto prendere atto che il Ministero della difesa è in possesso di ulteriori dati, utili ad integrare il quadro gravemente deficitario, rispetto a quelli fatti avere alla Commissione, come è risultato dal verbale della prima riunione del costituendo gruppo di studio sui dati del follow up.

Censura, pertanto, detto comportamento e ingiunge di completare l’invio e si riserva di fare denuncia alle autorità giudiziarie competenti in caso di perdurante omissione”.

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11) “CONCLUSIONI
Alla luce degli elementi raccolti, la Commissione conferma che vi sia una associazione statisticamente significativa tra patologie neoplastiche e linfoproliferative, e altre patologie (es. quelle autoimmuni), e la somministrazione dei vaccini secondo la profilassi vaccinale militare. La Commissione ritiene di non poter escludere il nesso di causa. ”

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12) La commissione prosegue:

“Studi scientifici hanno dimostrato gli effetti neurotossici dell’Alluminio27 in quantità molto inferiori a quelle sopra riportate. A tal proposito si richiama il seguente studio pubblicato su Journal of Toxicol 2014;2014:491316. doi: 10.1155/2014/491316. Epub 2014 Oct 2, dalt itolo “Aluminum-induced entropy in biological systems: implications for neurological disease” di Shaw CA a altri. Lo studio evidenza tra l’altro che : “l’Alluminio forma complessi tossici con altri elementi, come il fluoro, e interagisce negativamente con mercurio, piombo e glifosato. Al ha un impatto negativo sul sistema nervoso centrale in tutte le specie che sono state studiate, compresi gli esseri umani. L’Al ha un impatto negativo sul sistema nervoso centrale in tutte le specie che sono state studiate, compresi gli esseri umani.”. Inoltre in conformità a quanto riscontrato dalla commissione nella lettura dei dossier forniti dalle case farmaceutiche chiarisce che gli esseri umani sono sempre più esposti all’Alluminio da varie fonti tra cui i vaccini.
Si richiama inoltre lo studio pubblicato sul Journal of Trace Elements in Medicine and Biology al Volume 46, nel marzo 2018, alle pagine 76-82, dal titolo: “Aluminium in brain tissue in autism” di Matthew Molda, Dorcas Umar,”

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13) “Studi scientifici hanno dimostrato gli effetti neurotossici dell’Alluminio27 in quantità molto inferiori a quelle sopra riportate. A tal proposito si richiama il seguente studio pubblicato su Journal of Toxicol 2014;2014:491316. doi: 10.1155/2014/491316. Epub 2014 Oct 2, dal
tissue in autism” di Matthew Molda, Dorcas Umar, Andrew Kingc, Christopher Exley28, concernente la presenza di Alluminio nel tessuto cerebrale di bambini affetti da malattie
neurologiche. Lo studio ha riscontrato che “…Il contenuto di alluminio nel tessuto cerebrale nei soggetti autistici era costantemente alto. Il contenuto medio di alluminio (deviazione standard) su tutti e 5 gli individui per ciascun lobo era 3,82 (5,42), 2,30 (2,00), 2,79 (4,05) e 3,82 (5,17) μg / g di peso secco per il lobo occipitale, frontale, temporale e parietale rispettivamente. Questi sono alcuni dei valori più alti per l’alluminio nel tessuto cerebrale umano [finora] registrati e bisogna chiedersi perché, per esempio, il contenuto di alluminio del lobo occipitale di un bambino di 15 anni sarebbe di 8,74 (11,59) μg / g di peso secco.…”.

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14) pezzi di pollo e cellule umane

“Dai calcoli effettuati dalla Commissione è emerso che al termine della profilassi vaccinale, la quantità di contaminanti assunti (calcolata come Adiuvanti + contaminanti + eccipienti) è compresa tra circa 8,32 e 8,42 g. Questo valore è comunque sottostimato perché non sono stati testati i contaminanti biologici – ovvero virus, batteri, micoplasmi e micobatteri, nonché DNA umano fetale e DNA animale – che provengono dai tessuti biologici di coltura dei vaccini.”

Ma dai, ma che ti stupisci?

Non te lo ha detto il pediatra che il DNA ricombinante di feti abortiti e pollo viene iniettato tramite i vaccini anche pediatrici?

E lo sai cosa sia il DNA ricombinante?

Si usa anche definire proteina ricombinante ogni proteina ottenuta da trascrizione e traduzione di un frammento di DNA ricombinante inserito all’interno di un organismo ospite, che diviene in questo modo geneticamente modificato.
[Fonte WIKIPEDIA]

Quindi, un bambino vaccinato, è un bambino geneticamente modificato.

“Figata”, direbbe Omer Simpson.

“A questo proposito, nell’articolo già agli atti della Commissione (New Quality-Control Investigations on Vaccines: Micro and Nanocontamination35) è riportata una foto (foto n. 7 a pag. 11) della contaminazione di un vaccino con cellule umane/animali provenienti dal tessuto di coltura.”

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15) “Nei vaccini livelli inaccettabili di DNA umano”

Signò, ho fatto due etti e mezzo… che faccio… lascio?

La commissione di inchiesta prosegue:

“Poiché molti dei vaccini utilizzati vengono prodotti con colture di cellule e tessuti animali (embrioni di pollo) o umani (tessuti fetali, linee cellulari), tale contaminazione pone dei seri rischi per la salute umana, perchè potrebbe essere responsabile di reazioni autoimmuni contro il DNA umano. In particolare è il caso di richiamare lo studio dal tiolo “Epidemiologic and Molecular Relationship Between Vaccine Manufacture and Autism Spectrum Disorder Prevalence” di Deisher TA, et al. Issues Law Med. 2015, nelle cui conclusioni si legge: “I
vaccini prodotti in linee di cellule fetali umane contengono livelli inaccettabili di contaminanti del frammento di DNA fetale. Il genoma umano contiene naturalmente regioni suscettibili di formazione di rottura a doppio filamento e mutagenesi inserzionale del DNA.
La “Scossa di Wakefield” ha creato un esperimento naturale che può dimostrare una relazione causale tra vaccini fabbricati da linee cellulari fetali e la prevalenza di ASD.
La Commissione osserva che lo studio è frutto dell’analisi di laboratorio svolta su un vaccino presente nell’elenco della documentazione consegnata da AIFA, ma nella quale non si fa menzione di tale componente.
In relazione alle reazioni autoimmuni si fa rinvio alla trattazione nell’apposito paragrafo dal titolo Ipersensibilità e allergie, della presente relazione, in cui le aziende produttrici interessate suggeriscono di appurare l’ipersensibilità, tra l’altro, a cellule di pollo e uovo e a cellule diploide umane, prima di provvedere alla somministrazione del vaccino al fine di evitare reazioni indesiderate.”

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16) “Come già evidenziato nella relazione intermedia di luglio, la vaccinazione comporta dei rischi in termine di problemi di immunosoppressione, iperimmunizzazione, autoimmunità e di ipersensibilità. Questa affermazione ha trovato conferma dall’analisi dei documenti pubblici dei vaccini, quali fogli illustrativi e schede tecniche (vedi da punto 4.4 delle RCP fornite da AIFA), come sintetizzati nella tabella che segue. In particolare, le case farmaceutiche chiedono l’applicazione di opportune precauzioni all’impiego del vaccino e, tra l’altro, la verifica dello stato di salute del vaccinando e dell’assenza delle patologie sotto elencate al momento della vaccinazione.”

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17) Ennesima affermazione forte:

“Dalla una prima lettura dei dati si ritiene di dover evidenziare le patologie tumorali riguardanti il sistema linfopoietico e i tessuti molli, che sono interessati da interazioni con il processo di immunizzazione vaccinale. Queste appaiono essere in numero molto elevato rispetto alle patologie tumorali che hanno interessato altri organi. In particolare,

per leucemia risultano ammalati:
236 militari; morti: 97;

per patologie neoplastiche del sistema linfatico risultano ammalati:
27, morti: 3;

per linfomi/linfoma
846, morti 91;

per neoplasie del sangue risultano ammalati
22 militari, morti: 3;

per patologie neoplastiche dei tessuti molli risultano ammalati
118 militari, morti 21.”

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18) qui qualche considerazione è d’obbligo.
Sulla sicurezza vaccinale i professori affermano che solo chi è titolato a parlare di vaccini può parlare di vaccini.

Come mai allora il Ministero commissiona uno studio atto a smentire quanto sopra, delegandolo a personale decisamente non qualificato?

Di seguito, in merito a questo tentativo fallito di smontare gli esiti di anni di studio, la commissione si esprime duramente da pagina 199 in poi, condannando la competa assenza di personale qualificato ad esprimersi su tali patologie, e l’ampio conflitto di interessi dei partecipanti allo studio. indetto dal ministero nel tentativo di confutare la relazione “patologia oncologica-vaccini”.

La commissione infatti ri-afferma:

“Peraltro, lo studio risulta realizzato da autori che si trovano in situazione di conflitto di interessi. Infatti, almeno 5 dei soggetti che hanno partecipato al progetto come autori appartengono alla sanità militare, che – come dichiarato dallo stesso Gen. TOMAO più volte in audizione innanzi alla Commissione – non intende svolgere controlli pre o post-vaccinali sul personale militare. Tra essi appare anche il nome dello stesso Gen. TOMAO.
Si evidenzia, altresì, un conflitto di interesse anche rispetto all’ente finanziatore, il Ministero della Difesa, per lo stesso profilo evidenziato.
Tra gli autori dello studio mancano esperti in malattie autoimmuni e malattie linfoproliferative, indispensabili per la valutazione del nesso di causa e della plausibilità biologica tra le vaccinazioni multiple e tali patologie.”

—————————-
ALTRI DATI INTERESSANTI SUL PROGETTO SIGNUM:

“la Commissione parlamentare d’inchiesta sui casi di morte e di gravi malattie che hanno, colpito il personale italiano impiegato all’estero, nei poligoni di tiro e nei siti in cui vengono stoccati munizionamenti, in relazione all’esposizione a particolari fattori chimici, tossici e radiologici dal possibile effetto patogeno, ha accertato che l’85 per cento dei militari che hanno contratto gravi malattie non e’ mai uscito dai confini nazionali per partecipare alle missioni di pace. Per tale motivo, e’ lecito ipotizzare che le cause di tali patologie nulla abbiano a che fare con l’eventuale esposizione con l’uranio impoverito (seduta Commissione n. 23 del 9 marzo 2011)”

[FONTE http://dati.camera.it/ocd/aic.rdf/aic4_15575_16]

Il Prof. Giulio Tarro è un virologo di fama internazionale, pluripremiato, Presidente della Commissione sulle Biotecnologie della Virosfera UNESCO. Ex allievo di Sabin. Affermò:

“Arrivano conferme: vaccinazioni troppo ravvicinate, anamnesi insufficienti e confezioni multidose possono essere all’origine delle morti o delle gravi malattie dei militari.” Vaccinati a morte inchieste Repubblica

Il virologo: “I problemi? Nei protocolli e negli eccipienti al mercurio e alluminio”

Vaccinati a morte, la denuncia di Daniela Sinibaldi, 35 anni, è un carabiniere ed è entrata nell’esercito nel primo corso aperto alle donne – nel 2000 – piena di aspettative e speranze. https://www.youtube.com/watch?v=BNq6OAn5JP8

Ora dovremo fidarci di questa gente? Obbligati ad inoculare ai nostri figli in 6 anni 42 dosi di vaccino escluso l’influenzale?

PS: non è indicativo, ma nella sintesi della commissione:

– il termine “uranio” è presente 78 volte
– il termine “vaccino” (vaccini, vaccino e vaccinazioni): 307 volte

sui giornali e telegiornali che ho avuto modo di leggere/ascoltare

– il termine uranio: decine di volte
– il termine vaccini: zero…

Domanda 1: TG e quotidiani, quale relazione hanno letto?
Domanda2: l’hanno letta?

Ho scritto a redazione@ilfattoquotidiano.it chiedendo come mai avessero scritto un articolo così poco rappresentativo della realtà.

Non ho avuto risposta.

Tra qualche giorno disdico il mio stato di supporter mensile.

—-
IN TEMPI NON SOSPETTI… quando non c’era il diktat dall’alto, e tutti raccontavano le cose come stavano, anche Repubblica parlava di militari morti per vaccino.

Ora… il silenzio.

Fabio Di Matteo

 

Per ulteriori approfondimenti:

http://www.mainfatti.it/vaccini/Vaccini-militari-morti-e-patologie-gravi-per-somministrazioni-multiple_0228000033.htm  

http://www.analisidifesa.it/2017/09/in-principio-era-luranio-impoveritopoi-i-vaccini/

https://www.ilgazzettino.it/home/militare_morto_vaccino_linfoma_non_hodgkin_sentenza_ministero-273210.html

Progetto signum inniettare vaccini per scatenare patologie tumorali fra i militari italiani

https://www.nexusedizioni.it/it/CT/vaccini-letali-anche-per-i-militari-5638

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/morte-Finessi-linfoma-causato-vaccini-salute-2868bd12-b784-48ec-b0ee-c29f536b30d5.html

https://www.forzearmate.eu/2017/09/21/vaccini-letali-anche-per-i-militari/

http://www.repubblica.it/cronaca/2014/06/24/news/condanne_vaccini_mortali-89886186/

 

Roma, XXIV Conferenza del World Congress of LGBT Jews

12.02.2018 Dario Lo Scalzo

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Roma, XXIV Conferenza del World Congress of LGBT Jews
(Foto di Pressenza)

Minorities alone, Strong Together è il titolo della XXIV Conferenza del World Congress of LGBT Jews che avrà luogo a Roma dal 15 al 18 marzo. Abbiamo avuto l’opportunità di parlarne con Serafino Marco Fiammelli, Presidente e cofondatore della prima associazione ebraica LGBT italiana, Magen David Keshet.

Qual è l’obiettivo della conferenza? 

Per un’associazione giovane e unica in Italia come la nostra, l’obiettivo è molto ambizioso. A soli tre anni dalla fondazione abbiamo deciso di ospitare la conferenza annuale del World Congress of LGBT Jews. Il programma richiama l’attenzione su una questione importante della nostra società: l’odio.

Il titolo della Conferenza è “Minorities alone, Strong Together”. Siamo arrivati al punto che siamo tutti contro tutti e non solo tra diversità di genere, di religione o di nazionalità, ma anche tra simili. Ci si difende e si attaccano gli altri anche all’interno delle stesse minoranze. Ormai il principio di “diversi ma uniti” non funziona più. Oggi si preferisce dividersi attaccando e contrastando chi fino a ieri era parte della nostra vita, delle nostre idee, delle nostre battaglie, dei nostri ideali. Oggi ci sono minoranze che combattono ideologicamente altre minoranze, dimenticando il principio della tolleranza, dell’accoglienza e dell’accettazione delle diversità altrui.

Quali sono i temi principali che verranno affrontati dagli intervenenti?

I temi sono correlati ai problemi che affliggono la nostra vita quotidiana, l’odio, l’intolleranza, la paura e la violenza. La Conferenza è composta in quattro panels ognuno relativo a una specifica forma d’intolleranza e di violenza:

  • la violenza di genere contro le donne
  • le case famiglia per profughi LGBT e le strutture di accoglienza per persone LGBT in fuga dalle loro famiglie;
  • il dialogo e la collaborazione con associazioni musulmane LGBT;
  • i diritti civili in Israele, come coniugare il rispetto e la difesa dei diritti di tutti in un paese dalle forti tradizioni religiose, quale insegnamento per l’occidente.

Durante la conferenza ci sarà un confronto tra attivisti israeliani, sia ebrei che musulmani, e attivisti italiani.

Quali sono le aspettative legate a questa conferenza? 

La mia principale aspettativa è riuscire ad attirare l’attenzione di molti soprattutto del mondo LGBT e di quello ebraico per mostrare e condividere il lavoro delle associazioni ebraiche LGBT nel mondo, più in generale, ma anche più nello specifico il lavoro condotto da Magen David keshet. Il Congresso quest’anno parlerà “italiano”, raccontando della società civile, del movimento LGBT nazionale e dell’ebraismo italiano, almeno nelle questioni più vicine a noi. Saremo quindi specchio e vetrina.

In un momento storico così buio a che punto siamo nella lotta per valorizzare e affermare i diritti della persona? 

Paradossalmente i valori e le libertà individuali in Italia stanno facendo passi avanti ancorché piccoli e molto lentamente. Ma conquiste come la legge sulle unioni civili e il fine vita sono grandi successi. Questo nonostante una radicalizzazione e una società che ha posizioni politiche sempre più fondamentaliste e ossessionate dalla paura. Paura del futuro incerto, paura per la propria sicurezza, paura di perdere le proprie radici religiose e culturali. Paura che non va sottovalutata ne banalizzata, ma neppure fomentata o addirittura cavalcata per fini elettorali. Noi come movimento LGBT nazionale abbiamo il compito ora più che mai di essere attenti e vigili, se lo facciamo insieme saremo anche forti.

La conferenza si terrà pochi giorni dopo le elezioni. Che scenari pensa si possano creare all’indomani della tornata elettorale ovviamente per quanto riguarda il mondo LGBT? 

Le previsioni della vigilia fanno un po’ preoccupare. Abbiamo sentito di chi si prepara a cancellare la legge sulle unioni civili in caso di vittoria elettorale e questo rientra nel progetto di fomentazione della paura e dell’odio di cui parlavo. Creare un nemico da accusare delle nostre disgrazie, di incertezze e di insuccessi, in termini politici funziona sempre e da sempre viene usato con successo. Il movimento LGBT vigilerà attentamente e senza perdere di vista gli obiettivi futuri, quali il matrimonio egualitario e l’adozione.

A suo avviso può la nonviolenza essere la strada per lottare la violenza? 

Il movimento LGBT internazionale è uno dei pochi movimenti di lotta nonviolenti. Ha intrapreso la sua lotta rivoluzionaria alla fine degli anni ’60, sin dalla rivolta di Stonewall, quando alcuni gay, lesbiche e transessuali si sono ribellati ai continui soprusi della polizia; finirono tutti picchiati e arrestati. Da allora le persone LGBT hanno subito volenze, omicidi, attentati, campi di concentramento e riabilitazione, aggressioni anche mortali durante i gay pride. Voglio ricordare la Cecenia. E’ difficile combattere la violenza senza contrastarla in maniera adeguata. La nonviolenza è una delle utopie più belle e più irrealizzabile dell’umanità, e per quanto possa dispiacermene, no, non credo che si possa sconfiggere la violenza con la nonviolenza.

 

Alain Berset in Bangladesh visita i campi Rohingya

11.02.2018 Francesco Maria Cricchio

Alain Berset  in Bangladesh visita i campi Rohingya

Dall’asse Berna – Dacca ai rapporti diplomatici con la Birmania.
E’ terminata ieri la visita di Alain Berset, Presidente della Confederazione Svizzera, in Bangladesh. Il premier ha trascorso due dei quattro giorni a Dacca, spostandosi successivamente al confine con la Birmania, dove ha visitato uno dei campi profughi che accolgono i rifugiati Rohingya.
La Svizzera ha infatti da poco donato 12 milioni di franchi, che vanno a sommarsi agli 8 già versati in precedenza, per la causa Rohingya, che attanaglia Bangladesh e Birmania ormai da parecchi mesi.
Alla base dell’accordo ci sono i rapporti commerciali tra le due nazioni, da sempre ottimi, ulteriormente rinforzatisi negli ultimi anni.
L’intervento della comunità internazionale, a più riprese richiesto da molte associazioni umanitarie (su tutte Amnesty International), sembra quindi non essere stato del tutto ignorato. Ciò che però Matthew Wells (responsabile di Amnesty per le crisi) ribadisce, è la necessità di una presa di posizione forte ed autoritaria da parte dell’ONU. In un’intervista concessa Giovedì 8 Febbraio a “TRTWorld”, emittente televisiva con sede a Istanbul, ha nuovamente sottolineato come la semplice condanna della pulizia etnica ai danni della minoranza musulmana non sia più sufficiente. Ha poi esplicitamente richiesto provvedimenti i cui effetti siano tangibili, che abbiano cioè dirette conseguenze nel paese: tre esempi da lui citati sono l’embargo delle armi, sanzioni economiche ai danni degli ufficiali responsabili dei massacri e accesso libero alle organizzazioni umanitarie internazionali nello stato del Rakhine.
Quelle avanzate da Wells sono certamente proposte condivisibili, implicano però una collaborazione del governo birmano, ed in particolare della leader Aung San Suu Kyi, fino ad ora sempre negata.
Sia Berset che Wells sono dell’avviso che il rimpatrio dei profughi sia per ora prematuro, e che, qualora dovesse concretizzarsi in futuro, dovrebbe avvenire in totale accordo con i Rohingya. C’è anche però chi la pensa diversamente: Bill Richardson, ex Governatore del New Mexico ed ora membro del Partito Democratico negli States, sostiene infatti che l’applicazioni di sanzioni sulla Birmania avrebbe l’unico effetto di inasprire i già non facili legami tra lo stato asiatico e l’ONU. Secondo lui, la soluzione sarebbe quella di continuare sulla via del dialogo, e di persuadere la leader e Nobel per la Pace birmana a prendere coscienza della crisi. Nonostante ammetta che Suu Kyi viva “in una bolla”, si dice fiducioso che un approccio di questo tipo possa avviare il conflitto verso un’auspicata soluzione pacifica.

Co-mai e AMSI replicano a Salvini: “No agli attacchi indiscriminati all’ Islam e alle strumentalizzazioni politiche dell’ immigrazione”

Co-mai e AMSI replicano a Salvini: “No agli attacchi indiscriminati all’ Islam e alle strumentalizzazioni politiche dell’ immigrazione”

10.02.2018 Co-mai Comunità del Mondo Arabo in Italia

Co-mai e AMSI replicano a Salvini: “No agli attacchi indiscriminati all’ Islam e alle strumentalizzazioni politiche dell’ immigrazione”

“Con un manifesto Co-mai siamo stati i primi a dire ‘no’ alle moschee e imam fai-da-te, ‘sì’ alla preghiera in lingua italiana il venerdì e alla collaborazione del mondo islamico con le istituzioni italiane per un patto duraturo. Non servono sterili strumentalizzazioni politiche”. Così Foad Aodi, presidente delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e dell’Associazione Medici d’origine Straniera in Italia (Amsi) risponde alle dichiarazioni di Matteo Salvini, uscite ultimamente sulla stampa, secondo cui l’Islam sarebbe ” incompatibile con i nostri valori, la nostra libertà, la nostra Costituzione”.

“Siamo indignati e offesi dagli attacchi all’Islam e alla cultura del mondo arabo”, commenta Aodi; “attacchi che giungono da certa politica, il cui intento è solo isolare l’Italia dal resto del mondo”.

“Molti di noi sono arrivati in Italia da giovani per studiare e lavorare, mossi dall’amore verso la cultura, l’università, la civiltà, lo sport di questo Paese. Siamo, negli anni, diventati anche ambasciatori della cultura e della democrazia italiana nei nostri Paesi d’origine. Non saranno certo Salvini o politici simili a interrompere il dialogo che c’è tra l’ Italia e i Paesi arabi, euromediterranei e africani”, aggiunge Aodi: annunciando, a nome delle Comunità arabe e musulmane e della Rete della Diaspora Africana Nera in Italia, “un prossimo manifesto, “Uniti nei colori”, per rispondere al continuo attacco strumentale a fini elettorali”. “Invece di parlare di immigrazione e integrazione come temi spariti dai programmi elettorali -conclude- si finisce per attaccare chi in questo Paese si è integrato, studia, lavora e produce reddito”.

Probabilmente, aggiungiamo, le forze politiche che lanciano attacchi del genere vogliono imitare maldestramente l’amministrazione Trump dei primi mesi : dimenticando che negli stessi USA, gran parte del Paese s’è levata a condannare le politiche aprioristicamente antimusulmani, ricordando al presidente che gran parte del PIL e del buon funzionamento dei servizi pubblici ( quel poco che è rimasto dopo decenni di deregulation reaganian-bushiana e mesi di “correzione” trumpiana delle riforme di Obama) e privati USA dipende proprio dal quotidiano apporto di tantissimi lavoratori dipendenti e professionisti immigrati, in passato, dai Paesi islamici.

Fabrizio Federici

Se non saremo a Macerata non saremo al nostro posto

09.02.2018 Redazione Italia

Se non saremo a Macerata non saremo al nostro posto

Riportiamo il documento firmato da 16 sezioni ANPI della federazione di Roma e Provincia riguardo la decisione della segreteria nazionale di revocare l’appuntamento di domani a Macerata.
Di seguito, documento e firmatari dell’iniziativa:

«Come sezioni ANPI Roma, sentiamo la responsabilità politica e morale di esprimere il nostro dissenso verso la scelta dell’ANPI (Nazionale) insieme a Arci, Cgil e libera, di non partecipare e di sospendere la manifestazione indetta per il 10 febbraio a Macerata.
Riteniamo altresì grave che le istituzioni di questo paese, piuttosto che procedere subito con lo scioglimento delle formazioni neofasciste e la chiusura dei loro covi, alimentino una tensione costruendo una intollerabile paragone tra la giusta manifestazione antirazzista e antifascista del 10, arrivando a negarne l’agibilità formale attraverso la voce del ministro Minniti, e le odiose rivendicazioni delle formazioni neofasciste, già troppo tollerate in questo paese.
Pensiamo che mai come ora la nostra libertà e la nostra sicurezza siano messe in pericolo da una fascistizzazione della società e ci risulta difficile capire la scelta di abbandonare il campo in nome di una responsabilità politica tutta formale.
Se non l’Anpi chi, ci chiediamo, può in questo momento difficile tenere insieme i sentimenti e i valori della società civile, dei cittadini, in una grande manifestazione antifascista?
Il vile attentato fascista di Macerata necessita una risposta partigiana: se non saremo accanto ai cittadini di Macerata, alla comunità migrante delle Marche, alle vittime di violenza fascista, non saremo al nostro posto.
Per questo crediamo sia importante essere presenti alla manifestazione di sabato 10 febbraio a Macerata insieme a tutti gli antifascisti e invitiamo le altre sezioni a prendere parola affinchè la decisione della segreteria nazionale sia modificata».

Sezioni A.N.P.I :


Circolo ANPI X Municipio “Elio Farina”
Anpi Trullo-Magliana Franco Bartolini
Anpi Renato Biagetti
Anpi Montesacro “Orlando Orlandi Posti”
Anpi Albano “Marco Moscati e Salvatore Fagiolo”
Anpi Sezione Università Castro Pretorio Walter Rossi
Anpi Frascati Grottaferrata “Umberto Pavoni e Rovido Risi”
Anpi sez Genazzano “Giuseppe Emilio D’Amico e Lidia Ciccognani”
Anpi Tivoli “13 Martiri Tiburtini”
ANPI VI Municipio ‘Nascimben’
ANPI Monterotondo Sezione Edmondo Riva
ANPI San Lorenzo
Anpi Cinecittà-Quadraro “nido di vespe”
Anpi Centocelle “giordano sangalli”
Anpi casal bertone “zaccaria verucci”
Anpi esquilino monti “don pietro pappagallo”

I costi della guerra

I costi della guerra
(Foto di Antimafiaduemila.com)

I costi della guerra sono prima di tutto umani. Ogni anno nei 36 scenari di guerra contemporanei documentati dall’Atlante della Guerra e dei Conflitti  si cancellano le vite migliaia di persone e con esse il futuro di centinaia di regioni. Si calcola con una stima ottimistica che circa 167 mila persone hanno perso la vita nei conflitti armati di tutto il mondo nel 2015 e che più di 65 milioni di persone per gli stessi motivi sono state costretta a migrare nel 2016. Un numero di rifugiati senza precedenti, superiore agli abitanti dell’Italia e grande quanto quelli del Regno Unito, in fuga da comunità e spesso interi Paesi devastati nelle infrastrutture e nel tessuto economico. E se ai cinici verrà in mente che vendere armamenti genera indotto e posti di lavoro occorre spiegare loro che la ricaduta positiva del mercato delle guerra sull’economia mondiale, in realtà non esiste. Secondo i dati più recenti in mano all’Institute for Economics and Peace i conflitti e le violenze ci sarebbero costati 13,6 trilioni di dollari nel 2015, mentre per il rapporto “World Humanitarian Data and Trends” dell’Office for the Coordination of Umanitarian Affairs dell’Onu (Ocha), il mondo nel solo 2016 ha pagato alla guerra un tributo ancora più alto: 14,3 trilioni di dollari, pari al 12,6% del Pil globale. Un record negativo assoluto.

In particolare per l’Ocha se nel 2016 le spese militari sono costate 5,6 trilioni di dollari e la sicurezza interna ha richiesto circa 4,9 trilioni di dollari, pesando per oltre due terzi sui costi di guerre e conflitti, tutte le altre perdite economiche sono state causate direttamente dai conflitti per 1 trilione di dollari e dal crimine organizzato che spesso approfitta degli scenari bellici per 2,6 trilioni di dollari. Per Rob Smith, del World Economic Forum, non c’è da sorprendersi se il costo della guerra è aumentato negli anni visto che è in relazione al numero di conflitti: “Globalmente, nel 2006 c’erano 278 conflitti politici attivi. Dieci anni dopo, il numero di conflitti politici era salito bruscamente a 402”. Cifre ancora più chiare nel rapporto dell’Ocha secondo il quale se è vero che “Nel 2016, sono state 38 le crisi ritenute molto violente, cinque in meno rispetto al 2015, nel decennio 2006 – 2016, i conflitti di media intensità e le crisi violente hanno registrato un aumento esponenziale, passando dalle 83 del 2006 alle 188 del 2016”.

Per combattere queste crisi umanitarie e migliorare la vita di milioni di persone, l’ex Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-Moon ha presentato una nuova Agenda for Humanity” che delinea cinque punti fondamentali utili, anche per l’Ocha, a ridurre non solo la sofferenza dell’umanità dovuta alla guerra, ma anche gli enormi costi economici dovuti alle violenze. Fondamentale per un’agenda mondiale veramente umana sarà “Prevenire e terminare tutti i conflitti” migliorando la leadership e le azioni preventive di mediazione; in caso di conflitto armato occorre “Rispettare le regole di guerra” e quindi la protezione dei civili e delle loro case al pari dell’assistenza umanitaria e medica; serve “Non lasciare nessuno indietro”, cioè affrontare la questione di profughi e degli sfollati assicurandosi che nessuno si dimentichi dell’educazione dei bambini durante le crisi; non si può dimenticarsi di “Lavorare in modo da porre fine ai bisogni”, senza assistenzialismo, ma attraverso lo sviluppo locale; ed infine è necessario “Investire in umanità”, puntando sulle capacità locali di risolvere i conflitti.

Per il recente rapporto Ocha se i governi del mondo si assumessero queste responsabilità nei confronti delle situazioni conflittuali sarebbe molto più facile aiutare l’Onu a raggiungere i suoi 17 obiettivi di sviluppo sostenibile entro il 2030, che inseguono la promozione di società pacifiche, giuste e inclusive, libere dalla paura e dalla violenza in un contesto di conservazione del pianeta. Sì perché se i costi umani e quelli economici sono i minimi comuni denominatori della guerra, non possiamo dimenticare i suoi costi ecologici e ambientali. Secondo il grande economista Nicholas Georgescu-Roegen, ispiratore della moderna economia ecologica, “per farsi la guerra il genere umano spende ogni anno 6 volte di più di quanto sarebbe necessario investire per realizzare un’economia ecologica, in grado di creare lavoro e lenire le ferite che abbiamo causato all’ambiente che ci dà la vita. È dunque la pace il primo viatico per l’economia ecologica”.

Un’economia pacificata che a quanto pare sarebbe più rispettosa anche dei diritti animali, visto che nel caso specifico dell’Africa, secondo lo studio “Warfare and wildlife declines in Africa’s protected areas”, sostenuto dalla National Science Foundation assieme al Princeton Environmental Institute e appena pubblicato su Nature da Joshua Daskin e Robert  Pringle è evidente che “La guerra è stata un fattore costante nel decennale declino dei grandi mammiferi in Africa. A popolazioni che erano stabili nelle zone pacifiche è bastato solo un leggero aumento della frequenza dei conflitti per iniziare una spirale discendente”.  Nel loro studio, Pringle e Daskin hanno sottolineano come sarebbe utile “vedere le organizzazioni dedite alla conservazione e quelle umanitarie collaborare nei lavori di soccorso post-conflitto. La ripresa a lungo termine di una società dipende dalla salute e dalla speranza delle persone e gli ambienti naturali sani e ricchi di biodiversità sono risorse che catalizzano la salute e la speranza umana”. È quello che si chiama un positive-feedback loop.

“Nato e nukes non sono temi elettorali”

06.02.2018 Manlio Dinucci

“Nato e nukes non sono temi elettorali”
(Foto di defense.gov)

Il Governo, che nel periodo elettorale resta in carica per il “disbrigo degli affari correnti”, sta per assumere altri vincolanti impegni nella Nato per conto dell’Italia. Saranno ufficializzati nel Consiglio Nord Atlantico, che si svolge il 14-15 febbraio a Bruxelles a livello di ministri della difesa (per l’Italia Roberta Pinotti).

L’agenda non è stata ancora comunicata. È però già scritta nella “National Defense Strategy 2018”, che il segretario Usa alla Difesa Jim Mattis ha rilasciato il 19 gennaio. A differenza dei precedenti, il rapporto del Pentagono è quest’anno top secret. Ne è stato pubblicato solo un riassunto sufficiente comunque a farci capire che cosa si prepara in Europa.

Accusando la Russia di “violare i confini di nazioni limitrofe ed esercitare potere di veto sulle decisioni dei suoi vicini”, il rapporto dichiara: “Il modo più sicuro di prevenire la guerra è essere preparati a vincerne una”.

Chiede quindi agli alleati europei di “mantenere l’impegno ad aumentare la spesa per potenziare la Nato”. L’Italia si è già impegnata nella Nato a portare la propria spesa militare dagli attuali circa 70 milioni di euro al giorno a circa 100 milioni di euro al giorno. Praticamente nessuno, però, ne parla nel dibattito elettorale.

Come non si parla del contingente italiano schierato in Lettonia a ridosso del territorio russo, né dei caccia italiani Eurofighter Typhoon schierati il 10 gennaio in Estonia, a una decina di minuti di volo da San Pietroburgo, con la motivazione di proteggere i paesi baltici dalla “aggressione russa”.

Silenzio sul fatto che l’Italia ha assunto il 10 gennaio il comando della componente terrestre della Nato Response Force, proiettabile in qualsiasi parte del mondo “alle dipendenze del Comandante supremo delle forze alleate in Europa”, sempre nominato dal presidente degli Stati uniti.

Ignorata la notizia che la Marina italiana ha ricevuto il 26 gennaio il primo caccia F-35B a decollo corto e atterraggio verticale, il cui personale verrà addestrato nella base dei Marines di Beaufort in Carolina del Sud.

Questo e altro viene taciuto nel dibattito elettorale. Esso si concentra sulle implicazioni economiche dell’appartenenza dell’Italia all’Unione europea, ma ignora quelle politiche e militari, e di conseguenza anche economiche, dell’appartenenza dell’Italia alla Nato sotto comando Usa, di cui fanno parte (dopo la Brexit) 21 dei 27 stati della Ue.

In tale quadro non viene sollevata la questione delle nuove bombe nucleari B61-12, che tra circa due anni il Pentagono comincerà a schierare in Italia al posto delle attuali B-61, spingendo il nostro paese in prima fila nel sempre più pericoloso confronto nucleare con la Russia.

Per rompere la cappa di silenzio su tali questioni fondamentali dovremmo porre ai candidati e alle candidate alle elezioni politiche (come propone il
Comitato No Guerra No Nato) due precise domande in incontri pubblici, social e trasmissioni radio-televisive: “Lei è favorevole o no all’uscita dell’Italia dalla Nato? Lei è favorevole o no alla immediata rimozione dall’Italia delle armi nucleari Usa? Risponda Sì o No, motivando eventualmente il perché della sua scelta”.

Ai 243 parlamentari (tra cui spicca il candidato premier Luigi Di Maio), firmatari dell’impegno Ican a far aderire l’Italia al Trattato Onu sulla proibizione delle armi nucleari, dovremmo porre una terza domanda: “In base all’impegno sottoscritto, Lei si impegnerà, nella prossima legislatura, per la immediata rimozione dall’Italia delle bombe nucleari Usa B-61, che già violano il Trattato di non-proliferazione, e per la non-installazione delle B61-12 e di altre armi nucleari?”.

(pubblicato su il manifesto )