Creata la pagina sul cimitero storico di Livorno

Grazie al lavoro del quacchero Davide Melodia siamo in grado di diffondere la sua opera completa sul Cimitero storico di Livorno, dopo averlo segnalato alla Pagina “I Tesori di Livorno” su Facebook

Livorno è segnalata nel testo “Tremolanti e papisti” di Stefano Villani come la prima città italiana che vide in azione la Missione quacchera inglese.

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Martin Luther King: “Io ho un sogno”. Il discorso del 28 agosto 1963 a Washington

Martin Luther King, nato ad Atlanta in Georgia nel 1929, laureatosi all’Universita’ di Boston nel 1954 con una tesi sul teologo Paul Tillich:

Oggi sono felice di essere con voi in quella che nella storia sara’ ricordata come la piu’ grande manifestazione per la liberta’ nella storia del nostro paese.

Un secolo fa, un grande americano, che oggi getta su di noi la sua ombra simbolica, firmo’ il Proclama dell’emancipazione. Si trattava di una legge epocale, che accese un grande faro di speranza per milioni di schiavi neri, marchiati dal fuoco di una bruciante ingiustizia. Il proclama giunse come un’aurora di gioia, che metteva fine alla lunga notte della loro cattivita’.

Ma oggi, e sono passati cento anni, i neri non sono ancora liberi. Sono passati cento anni, e la vita dei neri e’ ancora paralizzata dalle pastoie della segregazione e dalle catene della discriminazione. Sono passati cento anni, e i neri vivono in un’isola solitaria di poverta’, in mezzo a un immenso oceano di benessere materiale. Sono passati cento anni, e i neri ancora languiscono negli angoli della societa’ americana, si ritrovano esuli nella propria terra.

Quindi oggi siamo venuti qui per tratteggiare a tinte forti una situazione vergognosa. In un certo senso, siamo venuti nella capitale del nostro paese per incassare un assegno. Quando gli architetti della nostra repubblica hanno scritto le magnifiche parole della Costituzione e della Dichiarazione d’indipendenza, hanno firmato un “paghero'” di cui ciascun americano era destinato a ereditare la titolarita’. Il “paghero'” conteneva la promessa che a tutti gli uomini, si’, ai neri come ai bianchi, sarebbero stati garantiti questi diritti inalienabili: “vita, liberta’ e ricerca della felicita’”.

Oggi appare evidente che per quanto riguarda i cittadini americani di colore, l’America ha mancato di onorare il suo impegno debitorio. Invece di adempiere a questo sacro dovere, l’America ha dato al popolo nero un assegno a vuoto, un assegno che e’ tornato indietro, con la scritta “copertura insufficiente”. Ma noi ci rifiutiamo di credere che la banca della giustizia sia in fallimento. Ci rifiutiamo di credere che nei grandi caveau di opportunita’ di questo paese non vi siano fondi sufficienti. E quindi siamo venuti a incassarlo, questo assegno, l’assegno che offre, a chi le richiede, la ricchezza della liberta’ e la garanzia della giustizia.

Siamo venuti in questo luogo consacrato anche per ricordare all’America l’infuocata urgenza dell’oggi. Quest’ora non e’ fatta per abbandonarsi al lusso di prendersela calma o di assumere la droga tranquillante del gradualismo. Adesso ‘ il momento di tradurre in realta’ le promesse della democrazia. Adesso e’ il momento di risollevarci dalla valle buia e desolata della segregazione fino al sentiero soleggiato della giustizia razziale. Adesso e’ il momento di sollevare la nostra nazione dalle sabbie mobili dell’ingiustizia razziale per collocarla sulla roccia compatta della fraternita’. Adesso e’ il momento di tradurre la giustizia in una realta’ per tutti i figli di Dio.

Se la nazione non cogliesse l’urgenza del presente, le conseguenze sarebbero funeste. L’afosa estate della legittima insoddisfazione dei negri non finira’ finche’ non saremo entrati nel frizzante autunno della liberta’ e dell’uguaglianza. Il 1963 non e’ una fine, e’ un principio. Se la nazione tornera’ all’ordinaria amministrazione come se niente fosse accaduto, chi sperava che i neri avessero solo bisogno di sfogarsi un po’ e poi se ne sarebbero rimasti tranquilli rischia di avere una brutta sorpresa.

In America non ci sara’ ne’ riposo ne’ pace finche’ i neri non vedranno garantiti i loro diritti di cittadinanza. I turbini della rivolta continueranno a scuotere le fondamenta della nostra nazione finche’ non spuntera’ il giorno luminoso della giustizia.

*

Ma c’e’ qualcosa che devo dire al mio popolo, fermo su una soglia rischiosa, alle porte del palazzo della giustizia: durante il processo che ci portera’ a ottenere il posto che ci spetta di diritto, non dobbiamo commettere torti. Non cerchiamo di placare la sete di liberta’ bevendo alla coppa del rancore e dell’odio. Dobbiamo sempre condurre la nostra lotta su un piano elevato di dignita’ e disciplina. Non dobbiamo permettere che la nostra protesta creativa degeneri in violenza fisica. Sempre, e ancora e ancora, dobbiamo innalzarci fino alle vette maestose in cui la forza fisica s’incontra con la forza dell’anima.

Il nuovo e meraviglioso clima di combattivita’ di cui oggi e’ impregnata l’intera comunita’ nera non deve indurci a diffidare di tutti i bianchi, perche’ molti nostri fratelli bianchi, come attesta oggi la loro presenza qui, hanno capito che il loro destino e’ legato al nostro. Hanno capito che la loro liberta’ si lega con un nodo inestricabile alla nostra. Non possiamo camminare da soli. E mentre camminiamo, dobbiamo impegnarci con un giuramento: di proseguire sempre avanti. Non possiamo voltarci indietro.

C’e’ chi domanda ai seguaci dei diritti civili: “Quando sarete soddisfatti?”. Non potremo mai essere soddisfatti, finche’ i neri continueranno a subire gli indescrivibili orrori della brutalita’ poliziesca. Non potremo mai essere soddisfatti, finche’ non riusciremo a trovare alloggio nei motel delle autostrade e negli alberghi delle citta’, per dare riposo al nostro corpo affaticato dal viaggio. Non potremo mai essere soddisfatti, finche’ tutta la facolta’ di movimento dei neri restera’ limitata alla possibilita’ di trasferirsi da un piccolo ghetto a uno piu’ grande. Non potremo mai essere soddisfatti, finche’ i nostri figli continueranno a essere spogliati dell’identita’ e derubati della dignita’ dai cartelli su cui sta scritto “Riservato ai bianchi”. Non potremo mai essere soddisfatti, finche’ i neri del Mississippi non potranno votare e i neri di New York crederanno di non avere niente per cui votare. No, no, non siamo soddisfatti e non saremo mai soddisfatti, finche’ la giustizia non scorrera’ come l’acqua, e la rettitudine come un fiume in piena.

Io non dimentico che alcuni fra voi sono venuti qui dopo grandi prove e tribolazioni. Alcuni di voi hanno lasciato da poco anguste celle di prigione. Alcuni di voi sono venuti da zone dove ricercando la liberta’ sono stati colpiti dalle tempeste della persecuzione e travolti dai venti della brutalita’ poliziesca. Siete i reduci della sofferenza creativa. Continuate il vostro lavoro, nella fede che la sofferenza immeritata ha per frutto la redenzione.

Tornate nel Mississippi, tornate nell’Alabama, tornate nella Carolina del Sud, tornate in Georgia, tornate in Louisiana, tornate alle baraccopoli e ai ghetti delle nostre citta’ del Nord, sapendo che in qualche modo questa situazione puo’ cambiare e cambiera’.

*

Non indugiamo nella valle della disperazione. Oggi, amici miei, vi dico: anche se dobbiamo affrontare le difficolta’ di oggi e di domani, io continuo ad avere un sogno. E un sogno che ha radici profonde nel sogno americano.

Ho un sogno, che un giorno questa nazione sorgera’ e vivra’ il significato vero del suo credo: noi riteniamo queste verita’ evidenti di per se’, che tutti gli uomini sono creati uguali.

Ho un sogno, che un giorno sulle rosse montagne della Georgia i figli degli ex schiavi e i figli degli ex padroni di schiavi potranno sedersi insieme alla tavola della fraternita’.

Ho un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, dove si patisce il caldo afoso dell’ingiustizia, il caldo afoso dell’oppressione, si trasformera’ in un’oasi di liberta’ e di giustizia.

Ho un sogno, che i miei quattro bambini un giorno vivranno in una nazione in cui non saranno giudicati per il colore della pelle, ma per l’essenza della loro personalita’.

Oggi ho un sogno.

Ho un sogno, che un giorno, laggiu’ nell’Alabama, dove i razzisti sono piu’ che mai accaniti, dove il governatore non parla d’altro che di potere di compromesso interlocutorio e di nullification delle leggi federali, un giorno, proprio la’ nell’Alabama, i bambini neri e le bambine nere potranno prendere per mano bambini bianchi e bambine bianche, come fratelli e sorelle.

Oggi ho un sogno.

Ho un sogno, che un giorno ogni valle sara’ innalzata, ogni monte e ogni collina saranno abbassati, i luoghi scoscesi diventeranno piani, e i luoghi tortuosi diventeranno diritti, e la gloria del Signore sara’ rivelata, e tutte le creature la vedranno insieme.

Questa e’ la nostra speranza. Questa e’ la fede che portero’ con me tornando nel Sud. Con questa fede potremo cavare dalla montagna della disperazione una pietra di speranza.

Con questa fede potremo trasformare le stridenti discordanze della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fraternita’.

Con questa fede potremo lavorare insieme, pregare insieme, lottare insieme, andare in prigione insieme, schierarci insieme per la liberta’, sapendo che un giorno saremo liberi.

Quel giorno verra’, quel giorno verra’ quando tutti i figli di Dio potranno cantare con un significato nuovo: “Patria mia, e’ di te, dolce terra di liberta’, e’ di te che io canto. Terra dove sono morti i miei padri, terra dell’orgoglio dei Pellegrini, da ogni vetta riecheggi liberta’”. E se l’America vuol essere una grande nazione, bisogna che questo diventi vero.

E dunque, che la liberta’ riecheggi dalle straordinarie colline del New Hampshire.

Che la liberta’ riecheggi dalle possenti montagne di New York.

Che la liberta’ riecheggi dagli elevati Allegheny della Pennsylvania.

Che la liberta’ riecheggi dalle innevate Montagne Rocciose del Colorado.

Che la liberta’ riecheggi dai pendii sinuosi della California.

Ma non soltanto.

Che la liberta’ riecheggi dalla Stone Mountain della Georgia.

Che la liberta’ riecheggi dalla Lookout Mountain del Tennessee.

Che la liberta’ riecheggi da ogni collina e da ogni formicaio del Mississippi, da ogni vetta, che riecheggi la liberta’.

E quando questo avverra’, quando faremo riecheggiare la liberta’, quando la lasceremo riecheggiare da ogni villaggio e da ogni paese, da ogni stato e da ogni citta’, saremo riusciti ad avvicinare quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, protestanti e cattolici, potranno prendersi per mano e cantare le parole dell’antico inno: “Liberi finalmente, liberi finalmente. Grazie a Dio onnipotente, siamo liberi finalmente”.

 

 

In silenzio per lutto sui fatti turchi pensando a Danilo Dolci, nonviolento

Una minima notizia su Danilo Dolci

Danilo Dolci e’ nato a Sesana (Trieste) il 28 giugno 1924, arrestato a Genova nel ’43 dai nazifascisti riesce a fuggire; nel ’50 partecipa all’esperienza di Nomadelfia a Fossoli; dal ’52 si trasferisce nella Sicilia occidentale (Trappeto, Partinico) in cui promuove indimenticabili lotte nonviolente contro la mafia e il sottosviluppo, per i diritti, il lavoro e la dignita’. Subisce persecuzioni e processi. Sociologo, educatore, e’ tra le figure di massimo rilievo della nonviolenza nel mondo. E’ scomparso il 30 dicembre 1997. Di seguito riportiamo una sintetica ma accurata notizia biografica scritta da Giuseppe Barone (comparsa col titolo “Costruire il cambiamento” ad apertura del libriccino di scritti di Danilo, Girando per case e botteghe, Libreria Dante & Descartes, Napoli 2002): “Danilo Dolci nasce il 28 giugno 1924 a Sesana, in provincia di Trieste. Nel 1952, dopo aver lavorato per due anni nella Nomadelfia di don Zeno Saltini, si trasferisce a Trappeto, a meta’ strada tra Palermo e Trapani, in una delle terre piu’ povere e dimenticate del paese. Il 14 ottobre dello stesso anno da’ inizio al primo dei suoi numerosi digiuni, sul letto di un bambino morto per la denutrizione. La protesta viene interrotta solo quando le autorita’ si impegnano pubblicamente a eseguire alcuni interventi urgenti, come la costruzione di una fogna. Nel 1955 esce per i tipi di Laterza Banditi a Partinico, che fa conoscere all’opinione pubblica italiana e mondiale le disperate condizioni di vita nella Sicilia occidentale. Sono anni di lavoro intenso, talvolta frenetico: le iniziative si susseguono incalzanti. Il 2 febbraio 1956 ha luogo lo “sciopero alla rovescia”, con centinaia di disoccupati – subito fermati dalla polizia – impegnati a riattivare una strada comunale abbandonata. Con i soldi del Premio Lenin per la Pace (1958) si costituisce il “Centro studi e iniziative per la piena occupazione”. Centinaia e centinaia di volontari giungono in Sicilia per consolidare questo straordinario fronte civile, “continuazione della Resistenza, senza sparare”. Si intensifica, intanto, l’attivita’ di studio e di denuncia del fenomeno mafioso e dei suoi rapporti col sistema politico, fino alle accuse – gravi e circostanziate – rivolte a esponenti di primo piano della vita politica siciliana e nazionale, incluso l’allora ministro Bernardo Mattarella (si veda la documentazione raccolta in Spreco, Einaudi, Torino 1960 e Chi gioca solo, Einaudi, Torino 1966). Ma mentre si moltiplicano gli attestati di stima e solidarieta’, in Italia e all’estero (da Norberto Bobbio a Aldo Capitini, da Italo Calvino a Carlo Levi, da Aldous Huxley a Jean Piaget, da Bertrand Russell a Erich Fromm), per tanti avversari Dolci e’ solo un pericoloso sovversivo, da ostacolare, denigrare, sottoporre a processo, incarcerare. Ma quello che e’ davvero rivoluzionario e’ il suo metodo di lavoro: Dolci non si atteggia a guru, non propina verita’ preconfezionate, non pretende di insegnare come e cosa pensare, fare. E’ convinto che nessun vero cambiamento possa prescindere dal coinvolgimento, dalla partecipazione diretta degli interessati. La sua idea di progresso non nega, al contrario valorizza, la cultura e le competenze locali. Diversi libri documentano le riunioni di quegli anni, in cui ciascuno si interroga, impara a confrontarsi con gli altri, ad ascoltare e ascoltarsi, a scegliere e pianificare. La maieutica cessa di essere una parola dal sapore antico sepolta in polverosi tomi di filosofia e torna, rinnovata, a concretarsi nell’estremo angolo occidentale della Sicilia. E’ proprio nel corso di alcune riunioni con contadini e pescatori che prende corpo l’idea di costruire la diga sul fiume Jato, indispensabile per dare un futuro economico alla zona e per sottrarre un’arma importante alla mafia, che faceva del controllo delle modeste risorse idriche disponibili uno strumento di dominio sui cittadini. Ancora una volta, pero’, la richiesta di acqua per tutti, di “acqua democratica”, incontrera’ ostacoli d’ogni tipo: saranno necessarie lunghe battaglie, incisive mobilitazioni popolari, nuovi digiuni, per veder realizzato il progetto. Oggi la diga esiste (e altre ne sono sorte successivamente in tutta la Sicilia), e ha modificato la storia di decine di migliaia di persone: una terra prima aridissima e’ ora coltivabile; l’irrigazione ha consentito la nascita e lo sviluppo di numerose aziende e cooperative, divenendo occasione di cambiamento economico, sociale, civile. Negli anni Settanta, naturale prosecuzione del lavoro precedente, cresce l’attenzione alla qualita’ dello sviluppo: il Centro promuove iniziative per valorizzare l’artigianato e l’espressione artistica locali. L’impegno educativo assume un ruolo centrale: viene approfondito lo studio, sempre connesso all’effettiva sperimentazione, della struttura maieutica, tentando di comprenderne appieno le potenzialita’. Col contributo di esperti internazionali si avvia l’esperienza del Centro Educativo di Mirto, frequentato da centinaia di bambini. Il lavoro di ricerca, condotto con numerosi collaboratori, si fa sempre piu’ intenso: muovendo dalla distinzione tra trasmettere e comunicare e tra potere e dominio, Dolci evidenzia i rischi di involuzione democratica delle nostre societa’ connessi al procedere della massificazione, all’emarginazione di ogni area di effettivo dissenso, al controllo sociale esercitato attraverso la diffusione capillare dei mass-media; attento al punto di vista della “scienza della complessita’” e alle nuove scoperte in campo biologico, propone “all’educatore che e’ in ognuno al mondo” una rifondazione dei rapporti, a tutti i livelli, basata sulla nonviolenza, sulla maieutica, sul “reciproco adattamento creativo” (tra i tanti titoli che raccolgono gli esiti piu’ recenti del pensiero di Dolci, mi limito qui a segnalare Nessi fra esperienza etica e politica, Lacaita, Manduria 1993; La struttura maieutica e l’evolverci, La Nuova Italia, Scandicci (Fi) 1996; e Comunicare, legge della vita, La Nuova Italia, Scandicci (Fi) 1997). Quando la mattina del 30 dicembre 1997, al termine di una lunga e dolorosa malattia, un infarto lo spegne, Danilo Dolci e’ ancora impegnato, con tutte le energie residue, nel portare avanti un lavoro al quale ha dedicato ogni giorno della sua vita”. Tra le molte opere di Danilo Dolci, per un percorso minimo di accostamento segnaliamo almeno le seguenti: una antologia degli scritti di intervento e di analisi e’ Esperienze e riflessioni, Laterza, Bari 1974; tra i libri di poesia: Creatura di creature, Feltrinelli, Milano 1979; tra i libri di riflessione piu’ recenti: Dal trasmettere al comunicare, Sonda, Torino 1988; La struttura maieutica e l’evolverci, La Nuova Italia, Firenze 1996. Recente e’ il volume che pubblica il rilevante carteggio Aldo Capitini, Danilo Dolci, Lettere 1952-1968, Carocci, Roma 2008. Tra le opere su Danilo Dolci: Giuseppe Fontanelli, Dolci, La Nuova Italia, Firenze 1984; Adriana Chemello, La parola maieutica, Vallecchi, Firenze 1988 (sull’opera poetica di Dolci); Antonino Mangano, Danilo Dolci educatore, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1992; Giuseppe Barone, La forza della nonviolenza. Bibliografia e profilo critico di Danilo Dolci, Libreria Dante & Descartes, Napoli 2000, 2004 (un lavoro fondamentale); Lucio C. Giummo, Carlo Marchese (a cura di), Danilo Dolci e la via della nonviolenza, Lacaita, Manduria-Bari-Roma 2005; Raffaello Saffioti, Democrazia e comunicazione. Per una filosofia politica della rivoluzione nonviolenta, Palmi (Rc) 2007. Tra i materiali audiovisivi su Danilo Dolci cfr. i dvd di Alberto Castiglione: Danilo Dolci. Memoria e utopia, 2004, e Verso un mondo nuovo, 2006.

James Mott, Quaker

Happy birthday, James Mott (June 20, 1788 – Jan. 26, 1868)! ‪#‎Quaker‬. ‪#‎Hicksite‬. ‪#‎Pacifist‬. ‪#‎Abolitionist‬. ‪#‎Suffragist‬. Attended the founding meeting of the American Anti-Slavery Society in Philadelphia in 1833. Later he helped found the Pennsylvania Anti-Slavery Society with his wife, Quaker minister Lucretia (Coffin) Mott. In 1848 he chaired the Seneca Falls Convention, the first women’s rights convention, where Lucretia was the main speaker. Born in Cow Neck, Long Island, New York. Died in Brooklyn, New York. Buried in the Fair Hill Burial Ground, 9th & Cambria Streets, Philadelphia, alongside Lucretia.
~The Marginal Mennonite Society Heroes Series.

foto di Marginal Mennonite Society.

Debora

Debora

 

“Quando ci allontaniamo da Dio e facciamo del male, Egli smette di proteggerci e ci consegna nelle mani dei nemici. E solo pentendoci  e tornando a lui che si può sperare in un cambiamento delle sorti, allora Dio suscita un liberatore…”.

Una donna incita alla battaglia un esercito sfiduciato e organizza la strategia bellica. E’ lei che convoca Barak per comunicargli l’oracolo di quel Dio che sta per liberare il suo popolo dall’oppressore: lui deve prepararsi perché la vittoria è certa. Anche se Sisara, il capo dell’esercito nemico, possiede 900 carri di ferro. La titubanza forse sta nel fatto che Debora sia disposta ad accompagnarlo ma Debora accetta: “Dio darà Sisara nelle mani di una donna”.

L’esito della battaglia è a favore dopo una bufera li scalza. Una scena nuova si presenta con una tenda di beduini, una donna e Sisara. La donna, Giaele, lo invita a rifugiarsi sotto la sua tenda, offre al fuggiasco latte e riposo per poi ucciderlo conficcandogli un puntello nel  cranio.

Barak constata solo il decesso. Giaele uccide per non essere uccisa come rappresaglia.

Debora con un inno è rappresentata come madre di Israele. La madre del nemico attende il ritorno(sta alla finestra) del figlio. La pazzia bellica coinvolge il sentire delle madri, coloro che donano la vita e cercano di preservarla.

Il libro dei Giudici è attuale perchè rappresenta il vortice di una guerra infinita, con qualche decennio di pace e prova a riflettere sul rapporto fra Dio e la storia e la presenza di Dio anche nel silenzio che contrassegnava l’esperienza prima di questi eventi bellici. La guerra distrugge anche la differenza di genere a ben vedere.

 

Cinque sorelle nella Bibbia

Cinque sorelle

5 donne si presentano davanti a Mose in Num. 27,2 “e davanti al sacerdote Eleazar, davanti ai principi e a tutta l’assemblea all’ingresso della tenda di convegno per esporre e argomentare direttamente le loro richieste nel momento in cui ci si prepara a distribuire la terra ad ogni capofamiglia, dopo la morte del padre.  Un uomo che non ha avuto figli maschi.

La proposta dalle 5 donne è “Dateci una proprietà in mezzo ai fratelli di nostro padre” (v.  4b) ossia permetteteci di ereditare la arte di terra (della terra promessa)che sarebbe destinata a nostro padre.

Queste donne immaginano un privilegio ritenuto maschile, vietato. Mosé porta il caso davanti all’Altissimo e Dio da ragione alle donne. “Lefiglie di Zelofcad dicono bene Sì tu darai in eredità loro una proprietà tra i fratelli di loro padre e farai passare ad esse l’ereditàdel loro padre. (V. 7).

Loro costituiscono un precedente importante per il legislatore. La terra era un elemento importante all’epoca. Ledonne perderanno la terra quando si sposeranno con gli uomini di altre tribù. Ledonne si dovranno sposare all’interno del clan. Un pugno per la libertà di affetti di Macla, Noa, Ogla, Milka e Tirza.

Senza eredi maschi il loro nome dunque sopravvive e rimane impressa nella storia la loro sfida all’assemblea tuta per far valere una istanza di giustizia. Non siamo ancora all’eguaglianza…

La rosa bianca: Sophie Scholl

Happy birthday, Sophie Scholl (May 9, 1921 – Feb. 22, 1943)! With her brother and some friends, Sophie formed White Rose, a non-violent resistance group inside Nazi Germany. In the summer of 1942, group members co-wrote half a dozen anti-Nazi leaflets and began distributing them. On Feb. 18, 1943, they were caught passing out their leaflets on the campus of the University of Munich. Four days later, Sophie, her brother Hans, and their friend Christoph Probst were found guilty of treason and condemned to death. They were beheaded in Stadelheim Prison the same day.
~The Mennonite Matriarchal Movement Heroes/Martyrs Series.

foto di Mennonite Matriarchal Movement.

Buongiorno amici e buon Lunedi a tutti voi da parte mia e che lieto sia. Smaaacckk!!!!

foto di Giovanni Balestrazzi.
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Giancarlo Piredda
Giancarlo Piredda Buon giorno,buon inizio di settimana ciao

Barbara Poidomani
Barbara Poidomani Siii grazie ci vuol un bel caffe’ Buongiornooooooooo

Maurizio Benazzi
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A chi cerca di rappresentare il nuovo sindaco laburista di Londra Sadiq Khan come un blairiano-renziano ricordo che è considerato ‘Labour Left’, che è stato lo stratega dalla campagna per la leadership del Labour di Edward Miliband contro il fratello David (blairiano) e che alle primarie laburiste per la candidatura a Sindaco di Londra ha sconfitto Tessa Jowell, blairiana.
E che è stato uno dei parlamentari firmatari della candidatura di Jeremy Corbyn….

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Paolo Severi
Paolo Severi E che sta in un grande partito, che fa le priamarie e sta lì grazie a un sistema elettorale uninominale secco, molto simile all’italucum.

Paolo Severi ha risposto · 7 risposte · 1 h
Gregorio Malavolti
Gregorio Malavolti Cosa c’entra il sistema dei collegi uninominali con l’Italicum dio solo lo sa….

Antongiulio Barbaro ha risposto · 8 risposte · 2 h
Osvaldo Miraglia
Osvaldo Miraglia Diciamo che il Labour è un grande contenitore della sinistra (dai riformisti ai “rivoluzionari”) dove si discute, si vota, e chi vince detta la linea politica fino alle successive elezioni, senza che ai perdenti venga la malsana idea di fare una scissione per creare un altro partitucolo ininfluente? Lo definiamo cosi?

Osvaldo Miraglia ha risposto · 4 risposte · 1 h
Maurizio Benazzi
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William Penn introduce George Fox

E’ stata ampliatala pagina di George Fox con la prefazione di W. Penn, esclusa da Bori ma meritevole di lettura: https://quaccheri.wordpress.com/autori-george-fox/

George Fox (1624-1691)

 

George Fox dettò il suo Journal a Thomas Lower nel 674-1675, ed esso fu poi pubblicato nel 1694 da Th. Ellwood. I numeri tra parentesi quadre rinviano all’edizione Nickalls (Oxford 1952)-Il diario si apre con la prefazione (1694) di William Penn (1644-1718, il fondatore della Pennsylvania) Una versione completa del diario disponibile in italiano è quella a cura di Giovanni Pioli, Il Giornale di George Fox, Roma 1969. Il Diario è di difficile traduzione, sia per l’essenziale e talvolta rude semplicità del linguaggio, sia per il fondo biblico, non più percepibile dalla nostra cultura.

 

Dalla prefazione di William Penn

 

Era un uomo che Dio aveva dotato di una chiara e straordinaria profondità, in grado di discernere lo spirito degli altri, e di dominare assai bene il proprio. Sebbene la sua intelligenza, dal unto di vista più mondano, e specialmente in modo di esprimersi, potesse sembrare alle sensibilità raffinate sgraziata e fuori moda, la sostanza era molto profonda e non solo reggeva ad un attento esame, ma quanto più era considerata, tanto più risultava consistente e istruttiva. Le sentenze sulle cose divine che da lui talvolta venivano, per quanto improvvise e frammentarie, erano spesso come testi da cui si potevano sviluppare spiegazioni assai belle. Il fatto che non vi fosse ne arte ne parte che potesse influire sul contenuto o sul modo di esercizio del suo ministero e che le tanto straordinarie , eccellenti e necessarie verità che era venuto a predicare al genere umano non avessero nulla dell’intelligenza e della sapienza umana a raccomandarle, era davvero , tutto questo, una dimostrazione, al di là di ogni contraddizione, che era stato Dio ad inviarlo : sicché dal punto di vista umano egli era originale , di nessun uomo era la copia. Il suo ministero e isuoi scritti mostrano che erano espressione di uno che non aveva ricevuto insegnamento umano e che non aveva imparato dallo studio quello che diceva. Le verità che egli comunicava non erano nozionistiche o speculative, ma verità sensibili e pratiche , che tendevano alla conversione, alla rigenerazione e all’insediamento del regno di Dio nel cuore degli uomini. Il suo lavoro consisteva nel trovare il modo in cui questo poteva realizzarsi (XKII-XLIII)

 

Nella sua testimonianza o ministero si sforzò di aprire la Verità alla comprensione della gente dando loro un fondamento, Gesù Cristo , la Luce nel mondo, in modo che , riconducendoli a quanto di divino c’era in loro, potessero conoscere e giudicare meglio di questo, e di se stessi.(XLIII).

 

Ma soprattutto egli eccelleva nella preghiera. L’intima natura e la profondità del suo spirito, l’impressione di solennità e la reverenza suscitate dal suo modo di presentarsi e dal suo comportamento, la scarsità e la pienezza delle sue parole devastavano spesso l’ammirazione anche negli estranei, perchè quelle parole erano di solito motivo di consolazione intorno a lui. Il suo modo di pregare costituiva, devo dire, quanto di più impressionante, di più vivo, di più degno di rispetto io abbia mai avvertito o osservato. In verità questa era la testimonianza del fatto che era più vicino a Dio più degli altri uomini, e quanto più lo si conosceva tante più ragioni si avevano per avvicinarsi a lui con riverenza e timore.. (…)

 

Era così dolce, soddisfatto, modesto, disponibile, costante, tenero che era un piacere stare in compagnia Non esercitava la sua autorità se non sopra il male che si trovava ovunque e in ognuno, ma lo faceva con amore, compassione e pazienza; un uomo tra i più capaci di misericordia, tanto pronto a perdonare quanto incapace a ricevere o portare offesa. Migliaia di persone possono veramente dire che egli fu per loro un salvatore, e per questa ragione gli spiriti eccellenti lo amavano con amore autentico e stabile.

 

Era un lavoratore infaticabile, infatti nella sua più giovane età, prima che i viaggi e e le molte straordinarie e profonde sofferenze indebolissero il corpo per il ministero itinerante, egli lavorò e si affaticò molto nella parola, nella dottrina e nella disciplina, in Inghilterra, Scozia e Irlanda, convertendo molti a Dio, confermando nella fede coro che erano convinti della verità, e stabilendo un buon ordine tra di loro, nella vita della chiesa.

 

Scrivo sulla base della mia diretta conoscenza e non prestando fede a racconti fatti da altri; ma mia testimonianza è vera, dal momento che sono rimasto con lui per intere settimane e mesi in diverse situazioni, che comportavano il più stretto contatto e nelle circostanze più critiche , di notte e di giorno, nel mare e sulla terra, in questo aese o altrove. Posso veramente dire che non l’ho mai visto fuori posto, o incapace ad affrontare un certo tipo di servizio o una certa situazione (XLII).

 

Nel suo comportamento era civile al di là di ogni forma di educazione; molto temperato, mangiava poco, e dormiva meno, sebbene la sua costituzione fisica fosse imponente.

 

In questo modo egli visse e dimorò fra di noi; e come visse, così morì, sperimentando nei suoi ultimi momenti la stessa eterna potenza, che lo aveva cresciuto e tenuto in vita Era così pieno di fiducia da trionfare sulla morte , come se la morte fosse cosa a malapena degna di nota e di menzione , perfino alla fine (XLIII):

 

Lamia opera si compie con questo breve epitaffio al suo nome

 

Molti figli hanno agito con virtù in questo giorno, ma, caro George , tu li superi tutti. (XLIII).

 

 

 

 

 

Le 47 donne della Bibbia che esaminiamo al Meeting

All’atto della iscrizione del meeting del 28/5 è possibile prenotare la riflessione personale su una donna della Bibbia di cui si fornisce una traccia scritta: la preparazione richiede tutto il lasso di tempo intermedio. Nessuna superiorità a Maria quindi nella Bibbia e nella riflessione. La meditazione su Bonhoeffer riprende dopo aver trattato tutte le donne della bibbia.Giorno per giorno
Eva, Agar, Sara, moglie di Lot, figlie di Lot, Rebecca, Lia e Rachele, Dina, Tamar, figlie di Agar e di Sara, Miriam, Zippora, cinque sorelle (di Numeri.), Raab, Debora, figlia immolata (di Giudici), madre di Sansone, le donne intorno Sansone, Dalida, concubina del Levita (di Giudici), Orpa e Rut, Rut e Noemi, Rut e Boaz, Anna, le donne del re, Mikal, Abigail, Betzabea, Tamar (di II Samuele), Rizpa, donne di corte, regina di Saba, moglie di Gerobano, la vedova (di I Re), Gezabele, la donna (di II Re), la servetta (di II Re), Atalia, Hulda, donna giusta (di Proverbi), moglie di Giobbe, Vasti (di Ester), Ester, Anna, Sara, Susanna e Cantico dei Cantici