Meeting quacchero sulle adozioni gay e delle famiglie arcobaleno

Alessandro ha chiuso il meeting ultimo sulle donne sulla Bibbia e apre oggi

 

Il tema delle adozioni a coppie omosessuali è un tema complesso che ha infiammato il dibattito dei mesi passati e che ha visto lo stralcio dalla legge sulle unioni civili della stepchild adoption. A mio avviso quella legge avrebbe dovuto essere più coraggiosa come per esempio è stato fatto ormai da diversi anni in Spagna, con la semplice equiparazione di diritti e doveri fra coppie di sesso opposto o dello stesso sesso. La scelta di fondare la nostra società sulla famiglia è una scelta di tipo culturale e non “naturale” in quanto in quasi nessun’altra specie animale esiste un forma di aggregazione paragonabile a quella umana. Animali maschi e femmine si uniscono solo per l’accoppiamento e poi ognuno va per la sua strada (al contrario ci sono molti comportamenti omosessuali).

Per quanto mi riguarda, condivido la scelta-famiglia, fatta dai nostri antenati e appunto dato che si tratta di una scelta, oggi penso che possiamo “scegliere” di creare delle famiglie in modo diverso dalla tradizione. Dunque ribadisco il valore fondante dell’aggregazione famigliare di tipo monogamo, ma nell’evoluzione sociale e culturale della nostra specie, ritengo che la famiglia possa essere formata anche da due uomini o due donne. Qualcuno potrebbe dire perché non da tre o quattro allora? No so rispondere, ma al momento ritengo difficile gestire le dinamiche di una siffatta realtà dato che è già complesso andare d’accordo con un’altra persona figuriamoci con due o tre. Se però fra qualche decennio qualcuno troverà una forma diversa e egualmente gratificante dello stare insieme, perché non cambiare? Per il buddisimo tutto è impermanente comprese anche le nostre scelte sociali…

Venendo allo specifico della possibilità di avere figli per le coppie omosessuali, prima di tutto aprirei il più possibile alle adozioni vista e considerata l’enorme quantità di orfani esistenti al mondo. Sicuramente per questi bambini si offrirebbe una nuova e migliore opportunità di esistenza e per i genitori adottivi la possibilità della loro accoglienza. Va senza dubbio prevista l’adozione da parte di uno dei genitori del figlio/a dell’altro/a per esempio avuto da precedenti relazioni o inseminazione artificiale (cosa assai diffusa e alquanto celata dal dibattito in Italia). Per quanto riguarda la cosiddetta pratica dell’utero in affitto (che brutto nome, fra l’altro) non ci vedo nulla di male se si tratta di un’offerta gratuita da parte delle donne, della loro capacità generativa. Non si capisce perché offrire il proprio sangue o un rene va bene, mentre offrire il proprio utero no. Diverso e ovviamente vede la mia contrarietà è il caso in cui questa pratica sia oggetto di mercificazione, ma questo vale anche per tutti gli altri organi e per le tratte che purtroppo esistono da sempre nel mondo e che vanno combattute come per tutte le altre illegalità.

Alessandro

 

 

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Buon sabato: festeggiamo 74.000 visite su ecumenici.it

Dio ci diede la sua parola da cui va riconosciuta la sua volontà. La Bibbia dev’essere letta e ponderata, ogni giorno nuovamente.

D. Bonhoeffer

Per noi quaccheri che riconosciamo lo Spirito Santo l’autorità assoluta, Dio continua a parlare anche oggi e non solo migliaia di anni fa nella Bibbia. Ascoltiamo la voce del fratello e della sorella in cui si incarna la guida divina. Dio è vivente e non è muto e parla per mezzo di noi.
Amen
Preghiamo per ciascuno di noi che legge affinché le benedizioni dal Cielo ci accompagniano nel nostro quotidiano. Abbiamo come unica guida lo Spirito che ci resta fedeli nonostante i nostri limiti umani

Salmi 34

Espressioni di lode per la liberazione
1S 21:10-15 (Sl 33:18-22; 84:11-12; 91) 1P 3:9-12; Pr 14:26-27
1 Di Davide, quando si finse pazzo davanti ad Abimelec e, scacciato da lui, se ne andò.
Io benedirò il SIGNORE in ogni tempo;
la sua lode sarà sempre nella mia bocca.
2 Io mi glorierò nel SIGNORE;
gli umili l’udranno e si rallegreranno.
3 Celebrate con me il SIGNORE,
esaltiamo il suo nome tutti insieme.
4 Ho cercato il SIGNORE, ed egli m’ha risposto;
m’ha liberato da tutto ciò che m’incuteva terrore.
5 Quelli che lo guardano sono illuminati,
nei loro volti non c’è delusione.
6 Quest’afflitto ha gridato, e il SIGNORE l’ha esaudito;
l’ha salvato da tutte le sue disgrazie

Preghiamo con gli atti dei martiri di Lione ricordano quelli di oggi di Siria

Siria: i cristiani formavano poco meno del 15% della popolazione (circa 1,2 milioni di persone) sotto il censimento del 1960, ma non si è tenuto nessun censimento più recente. Stime correnti li stabilizzano al 10% circa della popolazione (2.100.000), grazie alla natalità inferiore e ai più alti livelli di emigrazione rispetto ai compatrioti musulmani.: Preghiamo con le parole dei martiri di Lione per la loro distretta e persecuzione religiosa. Se taciamo non diamo possibilità allo Spirito di agire.

(…) .24 “Dopo alcuni giorni gli empi torturarono di nuovo il martire, pensando che, se avessero applicatoi medesimi strumenti di supplizio sulle sue carni ora che avevano visto enfie e ustionate, avrebbero avuto ragione di lui,m visto che non poteva sopportare neppure d’essere sfiorato con la mano; o altrimenti , se fosse perito sotto le torture, il fatto avrebbe atterrito gli altri. Quanto a lui, non gli accadde invece proprio niente del genere; anzi, contro ogni umana aspettativa, il misero corpo si sollevò e raddrizzòsotto i successivi tormenti e riacquistò il primitivo aspetto e l’uso delle membra, cosicché quella seconda tortura gli fu, per grazia di Cristo, non già un supplizio ma rimedio. (…)

Lessico cristiano
Airo ossia innalzare (gesto del giurare) o togliere (i peccati)

Sollevare da terra, innalzare b) sollevare (per) portare c) portare via, togliere.
Nell’accezione fondamentale di sollevare (a) il verbo è usato solo nel linguaggio religioso nel N.T. per indicare il gesto del giuramento. (Apoc 10,5), il gesto dell’orante che alza gli occhi al cielo Io11,41 e la preghiera nella sua espressione più semplice ed essenziale Act 4,24
Il significato di (assumere e ) portare (b). L’espressione fa da contrapposto all’altra “portare il giogo della Torà, dei comandamenti ecc. e designa l’obbedienza alla volontà di Dio annunziata da Gesù. In Mc 8,34 sono rappresentati metaforicamente lo spirito di abnegazione e la disposizione al martirio che devono animare i seguaci di Gesù. Metaforica è anche l’espressione di Mt 4,6 a indicare la protezione da parte degli angeli custodi.
Col significato di portare via, togliere © il verbo è usato nel N.T. nelle seguenti espressioni di chiara intonazione religiosa. Riferito alla morte in Act 8,33. Ancora alla morte, difficilmente alla separazione dei discepoli dal mondo: Io 15,15,all’esclusione della salvezza  Mt 21,43, dalla scienza Lc 11,52, alla consumazione del giudizio Act8,33, alla croce di Cristo che ha cancellato il nostro debito Col 2,14, all’espiazione del peccato; 1 Io 3,5. Si è discusso per molto tempo se nell’espressione giovannea di Io 1,29 il verbo vada inteso  nell’accezione di “portare” (v. 2) oppure in quella di “togliere” (v. 3). In entrambi i casi si tratta sempre dell’espiazione dei peccati altrui; soltanto è diverso il mezzo “portare il peccato” significa espiarlo sopportandone vicariamente la pena; “togliere il peccato” significa invece, annullarlo con uno strumento efficace di espiazione. Se in Io 1,29 il senso originario indica il “servo di Jahvé” la frase alludeva certo alla sopportazione vicaria della pena del peccato . (Confronta Is 53,12 Egli ha preso su di sé i peccati dei molti Is 16,11; Ma l’evangelista ha inteso sottolineare la cancellazione del peccato ad opera  della morte espiatrice di Gesù. La sua frase va perciò così tradotta: ecco l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo (attraverso la forza espiatrice del suo sangue, cfr 1Io 1,7)

La Storia non è mai a senso unico: Sabato alla Ragaz col Malawi

In Malawi le persone albine vivono un calvario quotidiano
Le Monde, Francia

Non solo scherzi, battute e maltrattamenti, la loro differenza significa spesso la morte. In Malawi le persone colpite da albinismo – un’anomalia genetica ereditaria caratterizzata da una depigmentazione della pelle legata all’assenza di melanina – vivono nella paura, esposte a violenze di ogni genere. Nel paese africano sono tra settemila e diecimila le persone coinvolte.

In un rapporto del 7 giugno, Amnesty international denuncia “un’ondata senza precedenti di attacchi brutali”, alimentata da pratiche rituali e dalla passività delle autorità di questo stato dell’Africa australe chiuso ira il Mozambico, lo Zambia e la Tanzania. Tuttavia, le autorità di Lilongwe, hanno giudicato “scorrette” le accuse di lassismo nei confronti delle violenze.

Dal novembre 2014 almeno 18 persone sarebbero state uccise e cinque altre rapite, secondo l’organizzazione di difesa dei diritti umani, che precisa che aprile 2016 è stato il mese più cruento con quattro omicidi. Neanche i bambini piccoli sono risparmiati.

Crudeli superstizioni

Cacciati come animali, gli albini sono preda di bande criminali che commerciano le loro membra, in particolare le loro ossa. Queste, vendute ai guaritori tradizionali, servono a preparare pozioni magiche che dovrebbero portare ricchezza, felicità e fortuna.

Finora questo orrendo traffico era concentrato in Tanzania, ma ha finito per estendersi al Malawi, dove i crimini sono raramente oggetto di un’inchiesta e dove le sanzioni sono più lievi, sottolinea The Economist. Nella maggior parte dei casi gli omicidi non sono compiuti dai guaritori, ma dalla popolazione locale alla quale viene promessa una generosa somma di denaro (fino a 75mila dollari per un intero corpo). Talvolta sono implicate le stesse famiglie, allettate dal profitto e perché non danno molto valore a dei bambini affetti da albinismo, spiega un esperto citato dalla rivista inglese.

Per le ong la fine di questa violenza potrà arrivare solo attraverso una maggiore sensibilizzazione, perché molto spesso le persone con albinismo sono considerate come una maledizione e dunque non umane.

(Traduzione di Andrea De Ritis)

Buon sabato a tutti e tutte

Oggi alle ore 15 meeting zoom informale: prenotati con un SMS al 392 1943729 per conoscere il numero del meeting che possiamo comunicare solo alle ore 14.45

Siamo arrivati al 33esimo sabato/ Salmo insieme: abbiamo motivo di ringraziare il Signore per questa testimonianza che oggi si irrobustisce col lavoro digitale sul socialismo religioso.
Una manciata di persone di fronte ad un oceano … abbiamo bisogno della sua presenza.

Salmi 33

Di Davide, quando si finse pazzo in presenza di Abimelech e, da lui scacciato, se ne andò.

Alef
Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.

Bet
Io mi glorio nel Signore,
ascoltino gli umili e si rallegrino.

Ghimel
Celebrate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.

Dalet
Ho cercato il Signore e mi ha risposto
e da ogni timore mi ha liberato.

He
Guardate a lui e sarete raggianti,
non saranno confusi i vostri volti.

Zain
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo libera da tutte le sue angosce.

Het
L’angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono e li salva.

Tet
Gustate e vedete quanto è buono il Signore;
beato l’uomo che in lui si rifugia.

Iod
Temete il Signore, suoi santi,
nulla manca a coloro che lo temono.

Caf
I ricchi impoveriscono e hanno fame,
ma chi cerca il Signore non manca di nulla.

(…)
Martirio di Giustino, Caritone, Carito, Evelpisto, Ierace, Peone, Liberiano e della loro comunità

1. Al tempo degli iniqui decreti dell’idolatria i santi su menzionati furono tratti in arresto e fatti comparire davanti al prefetto di Roma, Rustico.
(…)
5 1. Il prefetto fa a Giustino: “Se saria fustigato e decapitato, credi che salirai in cielo? 2. Rispose Giustino: “Confido di ottenerlo con la mia perseveranza, se non cesso di perseverare. So che questo è riservato a quanti hanno vissuto rettamente, ma soltanto alla conflagrazione del mondo”. 3. Il prefetto Rustico domandò “Comunque lo pensi, salirai al cielo?”. Rispose Giustino: “Non lo penso: ne sono assolutamente convinto” 4. Il prefetto Rustico disse: ” Se non obbedite sarete giustiziati” 5. Ribatté Giustino: E’ nei nostri voti d’essere salvati, una volta giustiziati”, Il prefetto Rustico sentenziò : “Quando non hanno voluto sacrificare agli dei siano fustigati e condotti all’esecuzione secondo la procedura di legge”.
6. I santi martiri rendendo gloria a Dio vennero al solito luogo delle esecuzioni e portarono a compimento la loro testimoni9anza con la professione di fede nel nostro Salvatore, al quale è gloria e potenza insieme con il adre e lo Spirito Santo ora e nei secoli dei secoli. Amen

Sabato alla Ragaz: politica estera

Jakob Künzler e gli armeni

Testimone del genocidio, nato a Hundwil nell’Appenzello, infermiere e medico a Urfa, nel sud dell’Anatolia, salvò con la moglie Elisabeth migliaia di orfani armeni

(Paolo Tognina) Nella primavera del 1915, mentre in Europa infuriava la Prima guerra mondiale, in Turchia si consumò un’immane tragedia che costò la vita a oltre un milione di persone. La popolazione armena che per secoli aveva vissuto sotto il dominio ottomano fu vittima di un crimine su vasta scala, organizzato in modo sistematico. “Il mio popolo giace sul banco del macellaio”, balbettò la massima autorità religiosa armena in mezzo a un fiume di lacrime mentre uomini, donne e bambini venivano uccisi senza pietà o trascinati a morire in mezzo al deserto.

Da Basilea a Urfa
Jakob Künzler, originario dell’Appenzello, aveva seguito a Basilea, nell’Istituto evangelico per diaconi, una formazione in campo infermieristico. Quando, sul finire dell’Ottocento, ci furono i primi pogrom contro gli armeni, venne mandato, insieme al medico basilese Hermann Christ, a lavorare nel piccolo ospedale di Urfa, fondato nel sud della Turchia dal missionario evangelico tedesco Johannes Lepsius.
A Urfa, Künzler curò persone di ogni religione e gruppo etnico, imparò l’armeno, il turco, l’arabo, il curdo e l’inglese. Con la sua instancabile prontezza nell’aiutare e la sua indole affabile, si guadagnò la fiducia di molte persone di tutti gli strati sociali e di tutte le comunità religiose.

In mezzo alla tragedia
Poco prima dello scoppio della Prima guerra mondiale, il medico svizzero dell’ospedale di Urfa rientrò in patria per un congedo. Künzler rimase solo, con la moglie, Elisabeth, a continuare il lavoro. Tenne aperto l’ospedale, curò i feriti di guerra e visitò i malati durante l’epidemia di tifo.
Quando ebbe inizio lo sterminio, Elisabeth Künzler – che aveva buone relazioni con molte donne musulmane – riuscì col loro aiuto a portare al sicuro ad Aleppo donne e bambini armeni. Per due anni la collaboratrice danese di Künzler, Karen Jeppe, tenne nascosti sette uomini armeni. E il domestico musulmano dei Künzler, Alì, provvide a portare cibo a diverse persone nascoste.
Impegnato ogni giorno a portare pane e indumenti ai deportati, a ricucire le loro ferite e a occuparsi di malati in preda a delirio febbrile, Künzler annotò nel suo diario ciò che vedeva e sentiva. Oggi è considerato a livello internazionale uno dei più importanti testimoni del genocidio armeno. Raccolse innumerevoli testimonianze, al punto che non poté esserci più alcun dubbio: non stava avvenendo un massacro come altri, le uccisioni erano decise dalle autorità centrali ottomane che coordinavano le operazioni mandando gli ordini attraverso la rete telegrafica. In quel modo, fu “cancellato in modo pianificato e deliberato un intero popolo”.

L’esodo degli orfani
La resistenza dei dignitari locali fu inutile. Il cadì di Urfa fu trasferito per motivi disciplinari essendosi rifiutato di eseguire gli ordini di deportazione. Inutilmente i musulmani conservatori dissero che ciò che veniva fatto agli armeni era in contraddizione con il Corano. Anche Jakob e Elisabeth Künzler non poterono fermare le uccisioni, ma solo prestare aiuto, lenire le sofferenze, nascondere e proteggere un certo numero di persone.
Terminata la Prima guerra mondiale, quando la persecuzione degli armeni rimasti riprese con rinnovato vigore, i Künzler riuscirono con un’azione temeraria a portare in salvo, oltre il confine, verso il Libano, circa ottomila orfani. Costretti a chiudere e abbandonare l’ospedale di Urfa, continuarono la loro missione di aiuto agli armeni nell’orfanotrofio di Ghazir, in Libano, sostenuto da organizzazioni svizzere e americane.
Il diario di Jakob Künzler, “Im Lande des Blutes und der Tränen”, pubblicato la prima volta nel 1921, è stato riedito a Zurigo (Chronos Verlag) da Hans-Lukas Kieser, nel 1999 e ristampato più volte

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Il più alto studio esegetico per la più alta preghiera

Vi ricordiamo l’indice del più importante sito italiano di esegesi del Nuovo Testamento, in costruzione (sedici volumi e siamo solo alla metà del primo): quando avete tempo dedicateVi alla lettura delle parole, che vi arricchiscono come un’alta preghiera a più voci. Antico testamento e Nuovo, esegesi rabbinica e teologia della chiesa primitiva e molto altro a seconda del lemma.

Sono tanti mesi di lavoro e tanti anni davanti a questa costruzione enciclopedica digitale www.lessicocristiano.it

Non si dispone di alcun otto per mille o donazioni pubbliche per le attività di missione cristiana nonviolenta e pacifista. I lavori riprenderanno al termine della digitalizzazione dei socialisti religiosi. Le priorità sono così individuate.

Indici

Volume I – pagina 1

  • Alfa e Omega
  • Abbà (papà o padre in seno famigliare)
  • Abel (Abele)
  • Abram (Abramo)
  • Ades (mondo degli inferi)
  • Agatos (buono)
  • Agape (amore)

Volume I – pagina 2

In costruzione la terza pagina

  • Adelfos (fratello)
  • Ades (soggiorno dei morti)
  • Adixos (peccatore, ingiusto)
  • Ade , fon (cantare)
  • Ode (canto, inno)
  • Atemitos (illegale)
  • Atesmos (senza norma o malfamato)
  • Atleo (atleta)
  • Aidios (eterno)
  • Aima (sangue o segno dei Patti)
  • Ainos ( lode religiosa)
  • Airesis (dottrina, scuola, eresia o anche comunità essena)
  •  Aireticos o eretico

Buon sabato ricordando gli Armeni

Martirio di Policarpo

(…)
1.1 Abbiamo voluto narrarvi per iscritto, fratelli, la vicenda di quanti hanno testimoniato la fede e del beato Policarpo, che con la sua testimonianza , quasi ne apponesse il sigillo, pose fine alla persecuzione. In effetti, pressochè tutti i fatti precedenti ad esso ebbero luogo perché il Signore dell’alto potesse mostrarci quale deve essere la vera testimonianza secondo l’insegnamento del Vangelo. 1,2 Policarpo, differì, al modo del Signore, la propria consegna alle autorità, perché anche noialtri divenissimo suoi imitatori, guardando non solo a noi stessi, ma pure al nostro prossimo. E’ infatti segno di amore vero e saldo il desiderare non solo la propria salvezza, ma anche quella di tutti i fratelli.
2.1 Beate dunque e nobili tutte le testimonianze che sono state rese secondo il volere di Dio. Bisogna infatti che noi si sia assai prudenti e si rimetta a lui la completa giurisdizione su tutto. 2.2 In effetti, chi non sarebbe ammirato dinanzi al coraggio e alla resistenza loro e alla loro devozione verso il Signore? Con le carni consumate dai flagelli, tanto da farsene visibili le interne strutture sino alle vene profonde e alle arterie, essi hanno sopportato la tortura al unto da muovere i presenti alla pietà e al pianto; e a tale estremo coraggio sono giunti, che nessuno di loro ha emesso voce nè gemito, mostrando a noi tutti che in quell’ora, nella quale veniamo tormentati, erano assenti dalla propria carne i valorosissimi testimoni di Cristo, o meglio, che il Signore era presente per parlare con essi.
(…)
Amen

Preghiamo per la ricerca cristiana in corso non solo verso il lessico neotestamentario, affinchè possiamo capire il frutto dello spirito nei secoli con le Scritture ma anche la testimonianza dei socialisti religiosi che si sono impegnati nel dare una dimensione non individualista alla Fede nel Messia del Regno. Nuovi traguardi ci sono dinnanzi e riprendiamo al Sabato la politica estera come esempio ereditato da Ragaz e la sua comunità emancipata dai riti.

Salmi 32

1 Esultate, giusti, nel Signore;
ai retti si addice la lode.
2 Lodate il Signore con la cetra,
con l’arpa a dieci corde a lui cantate.
3 Cantate al Signore un canto nuovo,
suonate la cetra con arte e acclamate.
4 Poiché retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
5 Egli ama il diritto e la giustizia,
della sua grazia è piena la terra.
6 Dalla parola del Signore furono fatti i cieli,
dal soffio della sua bocca ogni loro schiera.
7 Come in un otre raccoglie le acque del mare,
chiude in riserve gli abissi.
(…)

Lessico cristiano:Airesis ossia dottrina o scuola o anche la comunità degli Esseni o eresia

Airesis ossia dottrina o scuola o anche la comunità degli Esseni o eresia

  1. AIRESIS NELLA GRECITA’ CLASSICA E NELL’ELLENISMO

Airesis deverbale di airein nella grecità classica può significare a) presa per es. di una città b) scelta (dal medio aireomai): in generale la possibilità di scegliere anche per una carica; inclinazione c) decisione impresa, proposito diretto a un fine, quasi come proairesis. Quest’ultima accezione si è mantenuta nell’ellenismo, dal quale è passata nella letteratura cristiana.

Da questo significato fondamentale deriva l’accezione “oggettiva” di airesis, prevalete nell’ellenismo ossia di a) dottrina b)scuola. La airesis del filosofo, che nell’antichità comporta sempre anche l’adozione di una particolare norma di vita, ha come oggetto determinati dogmata, ai quali gli altri concedono la loro proskilisis. Essa si presenta come dottrina di una scuola.  Cfr il titolo di un’opera di Antipatro di Tarso (secc II a.C.) e lo scritto di Crisippo (Diog. L. VII 191) e inoltre le designazioni delle scuole filosofiche come aireseis in Polyb V 93,8 (peripatetici). Gli elementi essenziali e costitutivi di questa società sono: la formazione della airesis, nel seno di una comunità più vasta che la comprende e quindi la sua delimitazione da altre scuole; l’autorità assoluta, pacificamente riconosciuta, di un maestro; una dottrina in parte dogmatica accettata e in parte soggetta a libera discussione; il carattere privato di tutto ciò.

  1. AIRESIS E MIN NEI LXX E NEL GIUDAISMO

Nei LXX la parola airesis è usata piuttosto raramente e sempre nell’accezione generica di scelta (per libera scelta, volontariamente) come traduzione dell’ebraico n daba. Più importante è il significato della parola nel giudaismo ellenistico e rabbinico. Non fa meraviglia che Filone usi airesis per indicare tanto una scuola filosofica greca (p. es. Plant 151) quanto i Terapeuti, presentati come una sublime comunità filosofica (p. es. Vit. Cont. 29). Analogamente Giuseppe designa come Airesis la comunità degli Esseni (Bell. II 118) e in genere ogni setta religiosa ebraica, da lui concepita alla stregua delle scuole filosofiche greche: Esseni, sadducei e Farisei. Anche se sulla scelta di Giuseppe può aver influito la tendenza ad equiparare concetti diversi, essa era tuttavia giustificata dalla effettiva analogia strutturale fra le “scuole” palestinesi-giudaiche e quelle greche.

Il termine equivalente nel giudaismo rabbinico è min, che significa tanto airesis quanto airetixos (min per lo più indica la setta). In Giuseppe è anzitutto una designazione generica delle varie correnti correnti e fazioni giudaiche, ma poiché alcuni minim si allontanavano dalla tradiuzione rabbinica e ortodossa, ben presto la parola fu usata in malam partem per indicare come “eretici” determinati partiti e sette avversate dai rabbini. E’ questo il significato della parola negli scritti rabbinici databilidalla fine del sec II d. C., per es. nella Boirkat hamminim che probabilmente fu inserito nella preghiera delle Shemoné Esre verso la fine del sec I. Alla fine del sec. II la parola subisce un’ulteriore trasformazione semantica e passa a designare non più gli appartenenti alle sette giudaiche, bensì gli infedeli, soprattutto gli etnico-cristiani e gli gnostici. Altro termine di significato analogo usato dai rabbini è mahaloqet , che però indica quasi sempre le beghe e i dissensi personali e quindi corrisponde meglio al greco scisma, mentre l’esatto equivalente di airesis è min.

  1. AIRESIS NEL N.T.

In relazione a questo addentellato ellenistico e giudaico va analizzato e compreso il valore semantico di airesis negli scritti neotestamentari.

  1. L’uso di airesis negli Atti corrisponde esattamente a quello di Giuseppe e dei più antichi resti rabbinici. Anche il cristianesimo è definito dagli avversati come una airesis.
  2. L’addentellato greco-giudaico non può tuttavia spiegare l’origine del peculiare concetto cristiano di eresia. Quest’ultimo infatti non ha subito una evoluzione parallela a quella del corrispondente rabbinico min, ossia non è stato prima la designazione generica e neutra di qualunque “scuola” e poi, sensu malo, denominazione delle scuole non ortodosse. Il cristianesimo ha guardato sempre con sospetto e avversione l’airesis e quando ha cominciato ad usare la parola in senso tecnico, ricollegandola più o meno consapevolmente con le scuole filosofiche greche e col giudaismo , è stato per indicare con essa le sette e fazioni religiose esterne al cristianesimo e alla Chiesa. Il concetto cristiano di airesis non sorge dall’affermarsi di una nuova ortodossia, ma deriva da una nuova realtà di fatto, ossia dall’esistenza e dalla natura della ecclesia cristiana. Ecclesia e airesis sono due realtà che si escludono a vicenda. Questo risulta evidentemente già in Gal 5,20, dove le airesis – intese come in tutto il N.T. – non ancora in senso tecnico vengono annoverate sullo stesso piano delle di eris, zelos, tumoi, ectrai,… L’incompossilità della Chiesa e dell’airesis è affermata ancor più risolutamente in 1 Cor 11,18. In questo passo Paolo, accennando all’assemblea cultuale in cui la comunità si presenta come ecclesia, ritorna sugli scismata di cui ha parlato in 1 Cor 1,10 ss ossia delle beghe tra i fedeli causate dai personalismi. Paolo crede in parte alle notizie che gli sono stati riferite circa i dissensi nella chiesa: è necessario, infatti, che vi siano addirittura (xai) aireseis ev umin, perché si possano riconoscere i cristiani di provata fede. Non importa se qui Paolo si ispiri o meno a un detto apocrifo di Gesù; la sua è comunque una postulazione dogmatica dell’aidresis come necessario fenomeno escatologico. L’airesi è perciò nettamente distinta dallo scisma e molto più grave di questo, in quanto essa intacca il fondamento stesso della Chiesa ossia la dottrina (2Pet 2,1) e in modo radicale da dare inevitabilmente origine ad una comunità diversa e separata dall’ecclesia . La Chiesa, in quanto società pubblica e giuridicamente costituita di tutti i credenti , non può ammettere l’airesis, ossia una scuola o una setta a carattere privato e necessariamente parziale senza degradare ad airesis anche se stessa, perdendo così la sua essenziale prerogativa unitaria e “cattolica”. Allo stesso modo – per citare un caso di ovvia analogia – lo stato o il popolo che ammettono l’incontrollata esistenza di una fazione dissolvono se stessi.

 

  1. AIRESIS NELLA CHIESA ANTICA

Anche nell’epoca successiva l’airesis continuò ad essere concepita come un sinistro fenomeno escatologico costituzionalmente opposto alla ecclesia. Questo risulta chiaramente da Ign. Eph 6,2; Tr. 6,1; Ist Dial 51,2 dove il concetto e la parola hanno ormai assunto un significato tecnico. Ma, il fatto più significativo in questo periodo – nel quale è anche la conferma dell’incompatibilità fra la ecclesia e l’airesis – è l’uso costante di airesis per designare le varie e contrastanti sette cristiane, uso fondato sulla chiara consapevolezza della sostanziale affinità fra i movimenti radicali  e le aireseis nel senso tradizionale della parola, ossia le scuole filosofiche greche e le sette giudaiche (Iust. Ap I 26,8; Dial 80, 4) “Eretica” è considerata dalla chiesa soprattutto la “scuola” gnostica. E’ significativo d’altra parte che all’accusa elevata da Celso contro la molteplicità di sette nel cristianesimo  Origene (Cels III 12) non sappia opporre altro argomento nella medicina, nella filosofia greca, nell’esegesi scritturale giudaica e nel cristianesimo. Ciò dimostra, infatti, che origine non si rendeva conto della sostanziale incompatibilità fra ecclesia e qualunque airesis.

Aireticos o eretico

Dopo quanto si è detto, il significato della parola non richiede molte delucidazioni. Come sostantivo aireticos s trova già nella grecità classica e precisamente nell’accezione di colui che sa scegliere giustamente (Ps. Plat. Def 412 a). Manca invece in Giuseppe. Nel greco dei cristiani la parola è usata fin dalle origini nel senso tecnico di seguace di un’eresia.  Nel N.T. si legge Ti, 3,9. Per l’uso della parola negli antichi scritti ecclesiastici  cfr Didasc. 33,31; 118,33 Iren III 3,4 (Policarpo).

Sabato alla Ragaz: Coraggiosa la decisione parlamentare tedesca di ricordare…

IL GENOCIDIO DIMENTICATO 29 maggio 15

L’Impero ottomano ha eliminato gli armeni, ma anche altre popolazioni cristiane, tra cui gli assiro-caldei

Lo scorso 24 aprile numerose commemorazioni hanno ricordato il genocidio armeno avvenuto 101 anni fa. La Turchia, che non ha ancora riconosciuto questi fatti storici, non ha riconosciuto nemmeno il genocidio di un’altra comunità cristiana per mano dell’Impero ottomano e nella stessa epoca. Oltre 250.000 assiro-caldei sono morti tra il 1915 e il 1918. Joseph Yacoub, professore di scienze politiche all’Università cattolica di Lione (nella foto), fa luce su questo dramma ancora misconosciuto.

Professor Yacoub, quest’anno si ricordano i 100 anni del genocidio armeno. Ma il genocidio assiro-caldeo, accaduto nello stesso periodo, è molto meno conosciuto. Perché?
Tra il 1915 e il 1918 sono morti tra i 250.000 e i 350.000 assiro-caldei, ossia più della metà della comunità. Coloro che non sono stati uccisi sono morti di fame, di malattia, di sfinimento sulle strade. Questi massacri hanno avuto luogo su un’area molto estesa: in Anatolia orientale, nell’Hakkari, nel nord dell’Iran e nella provincia di Mosul. Tra il 1915 e il 1925 il genocidio assiro-caldeo era un problema internazionale; dopo il 1925 una cappa di piombo è calata su questa tragedia. Grazie alla diaspora, la questione è tornata alla ribalta a partire dal 1980. La Francia ha avuto un ruolo importante in questo. Domenica 26 aprile 5.000 assiro-caldei hanno partecipato al “ravivage de la flamme du Soldat inconnu”, su iniziativa del deputato e sindaco di Sarcelles, François Pupponi. La questione ritrova oggi il proprio posto sulla scena internazionale. Un altro barlume di speranza viene da papa Francesco. Nel suo discorso sul genocidio armeno, lo scorso 12 aprile, il pontefice ha riconosciuto anche il genocidio siriaco, assiro e caldeo.

Questo genocidio era pianificato?
Diversi documenti provano che si trattava di una strategia elaborata dal potere ottomano dei Giovani Turchi. Nel 1920 Joseph Naayem pubblicò Les Assyro-chaldéens et les Arméniens massacrés par les Turcs (“Gli assiro-caldei e gli armeni massacrati dai turchi”), in cui si trovano testimonianze schiaccianti contro l’Impero ottomano. Gli assiro-caldei non erano vittime collaterali del genocidio armeno. Erano presi di mira nella loro umanità, poiché non erano né turchi né musulmani. Molti poemi, molti lamenti, sono stati scritti da testimoni oculari dei massacri. Tutti questi poemi concordano nel dire che la decisione fu presa a Istanbul. Ad essi si aggiungono le testimonianze di missionari domenicani: il frate Hyacinthe Simon affermava che quella politica era stata pianificata ai più alti livelli dello Stato.

Perché eliminare quella popolazione?
Le cause risalgono al 19. secolo. Dal Congresso di Berlino, nel 1878, l’Impero ottomano perdette consecutivamente dei territori in Europa. Dopo le guerre balcaniche del 1912-1913, avendo perduto tutto in occidente ripiegò sulla parte orientale del suo territorio: l’Anatolia e i paesi arabi. Proclamando la jihad, i Giovani Turchi speravano che il mondo musulmano si ribellasse e si unisse a loro. Ma i musulmani non reagirono. Gli arabi si sollevarono per sottrarsi alla giurisdizione dell’Impero ottomano. I Giovani Turchi scatenarono allora un’ondata di soprusi contro le popolazioni armena e assiro-caldea, che consideravano un ostacolo alla “turchizzazione” del paese. Nel 1915 oltre il 20% della popolazione turca apparteneva a minoranze etniche (armeni, greci pontici, assiro-caldei, siriaci). Cento anni dopo essi non superano lo 0,001% della popolazione. Coloro che non furono eliminati intrapresero la strada dell’esilio.

Il genocidio fisico fu accompagnato da un genocidio culturale?
Il senso dato al termine genocidio non considera soltanto lo sradicamento fisico. L’inventore del concetto di genocidio, Raphael Lemkin, vi incluse le dimensioni architettonica, ambientale e culturale di un gruppo. Da parte loro, gli antropologi hanno coniato il termine etnocidio. Si tratta di eliminare le tracce di una comunità. Ho accertato la distruzione di circa 400 tra chiese, monasteri e luoghi di culto delle Chiese assira-nestoriana, cattolica caldea, siriaca ortodossa e siriaca cattolica. La provincia di Hakkari (nel sud-est della Turchia) contava da sola oltre 200 lughi di culto. Oggi sono tutti in rovine.

Ci furono all’epoca reazioni da parte della comunità internazionale?
All’inizio ci furono reazioni nella stampa: a partire dal marzo 1915, il New York Times pubblicò numerosi articoli dei suoi corrispondenti, attirando l’attenzione su quei massacri. Lo stesso in Gran Bretagna, ma anche in Francia, su quotidiani come Le Gaulois, Le Petit Parisien, le Parisien, la Presse e Le Figaro. I leader politici francesi erano informati di questi massacri. Nel 1919 alcune delegazioni assiro-caldee intervennero alla Conferenza di pace di Parigi. L’Oeuvre d’Orient, la Chiesa cattolica di Francia, la Chiesa anglicana e il Vaticano avevano fornito un aiuto umanitario alla comunità.

Pensa che sia importante creare una nuova loi mémorielle (“legge sulla memoria”), come quella alla quale lavorano i deputati François Pupponi e Jean-Pierre Blazy?
Il Parlamento armeno ha riconosciuto il genocidio assiro-caldeo all’unanimità. La Francia si appresta a farlo. Presentando il progetto di legge sul genocidio assiro-caldeo il deputato sindaco di Gonesse, Jean-Pierre Blazy, ha evocato tutte le leggi sulla memoria (in particolare sulla Shoah e sul genocidio armeno) adottate dal Parlamento francese. La comunità assiro-caldea spera che l’iniziativa prolunghi le leggi sulla memoria esistenti con una legge sul genocidio assiro-caldeo. È importante ricordarci di quelle vittime cadute, a lungo dimenticate. Trovo che la dichiarazione del presidente tedesco Joachim Gauck, lo scorso 23 aprile in una chiesa protestante di Berlino, sia stata notevole. Ha riconosciuto i genocidi armeno, assiro-armeno e greco pontico e anche la parte di responsabilità della Germania, in quanto i due Imperi erano alleati durante la prima guerra mondiale. È un testo positivo e promettente, che mette la Turchia con le spalle al muro.

Oggi gli assiro-caldei, come le altre Chiese cristiane d’Oriente, sono confrontati con la minaccia jihadista. Il cristianesimo rischia di scomparire dalla regione dopo quasi duemila anni di storia?
Spero di no. Minacce pesano oggi nella provincia di Mosul in Iraq e nella provincia del Khabur in Siria. Ironia della sorte, quelli del Khabur sono i figli dei deportati dei massacri dell’Iraq del 1933, essi stessi superstiti del genocidio del 1915 sotto l’Impero ottomano. Ma possiamo arrivare a dire che ci sarà un’estinzione? Io non credo. Il genocidio del 1915 è stato un momento tragico per la comunità. Eppure essa non è scomparsa. Oggi ci sono assiro-caldei che vivono in diaspora che ricostruiranno i loro villaggi e restaureranno chiese. L’attaccamento a quelle terre della Mesopotamia è immenso. Ne sono la prova gli assiro-caldei che erano fuggiti per stabilirsi nei villaggi del Caucaso, nell’Armenia e nella Georgia attuali. A Verin Dvin (Armenia) le persecuzioni e il regime comunista produssero una rottura totale con il paese. L’ateismo provocò la chiusura di tutti i luoghi di culto. Malgrado ciò, oggi parlano tutti l’aramaico e hanno riaperto le loro chiese. Il sindaco del villaggio è assiro-caldeo. La metà delle strade porta nomi assiri. Malgrado le difficoltà la comunità resta legata alla propria terra e alla propria identità. (intervista di Matthieu Stricot; in “Le Monde des religions”; trad. it. G. M.

Vieni anche te al Meeting di sabato

Meeting quacchero interfede: la rivelazione ebraica femminile come base del dialogo fra le religioni diverse
Ebraismo, cristianesimo, buddismo e induismo
Sabato 28 maggio ore 16 Parco Gonzaga di Olgia Olona VA
Ti Aspettiamo

Non dite che siamo pochi
e che l’impegno è troppo grande per noi.
Dite forse che due o tre ciuffi di nubi
sono pochi in un angolo di cielo d’estate?

…In un momento si stendono ovunque…
Guizzano i lampi, scoppiano i tuoni
e piove su tutto.
Non dite che siamo pochi,
dite solamente che siamo.
(Lee Kwang Su)

Conosciamo oggi le famiglie arcobaleno

Spieghiamo oggi chi sono le famiglie arcobaleno, escluse dalla Legge del PD: http://www.famigliearcobaleno.org/it/

 

Chi Siamo

Famiglie Arcobaleno è una associazione indipendente nata nel marzo 2005 ed e’ composta da coppie o single omosessuali che hanno realizzato il proprio progetto di genitorialità, o che aspirano a farlo.

Chi sono le Famiglie Arcobaleno?

  • Uomini o donne che hanno avuto i figli in una relazione eterosessuale e che, in seguito, scoprono o decidono di assumere la loro identità sessuale.Si trovano a fronteggiare problematiche analoghe a quelle delle coppie separate e delle famiglie ricomposte eterosessuali.
  • Coppie omosessuali che desiderano un figlio e che pianificano la procreazione in coppia facendo ricorso alle tecniche di procreazione assistita all’estero, ad autoinseminazione con dono di gameti da parte di un amico, con surrogacy all’estero per le coppie di uomini e all’adozione, se cittadini o residenti di paesi che la permettono.Si confrontano con tematiche analoghe a quelle delle coppie eterosessuali sterili, ma a differenza di queste i loro figli non sono protetti dalla legge per ciò che non rientra nel legame biologico.
  • Coppie o singoli omosessuali di sesso differente che fondano una famiglia insieme (genitorialità condivisa) e che organizzano il quotidiano come coppie eterosessuali separate, con affido congiunto.
  • Singoli omosessuali che decidono, nei modi più vari, di diventare genitori. Si misurano con il vissuto dei genitori single.

Le famiglie arcobaleno sono queste e molte altre, Famiglie fondate non sulla biologia, nemmeno sulla legge, purtroppo, ma sulla responsabilità assunta, l’impegno quotidiano, il rispetto, l’amore.

 

 

Meeting del 28 maggio

 

Orpa e Rut

 

Dopo il cupo per le donne libro dei Giudici entriamo nel libro di Rut con tre donne vestite a lutto ma che hanno un nome e interagiscono non subendo passivamente la sofferenza, solidarizzando fra loro.

Noemi, la più anziana proviene dalla terra che una grave carestia la ha costretta con suo marito a lasciare la tribù per emigrare. Accanto a lei due giovani nuore straniere. Tutti i loro uomini sono morti.

Nel dialogo intercorso Noemi decide di ritornare a casa e cerca di convincere le nuore a non seguirla. La povertà le attanaglia. Noemi pensa al loro bene e ritiene che a Moab qualcuno le sposerà.

Ma Rut e Orpa non vogliono lasciare la loro amata suocera.  Noemi insiste nel suo proposito e solo Orpa si lascia convincere. Rut . “ No figlie mie, troppo amara è per voi la mia sorte; infatti la mano del Signore si è tesa contro di me”. Per Orpa, la suocera è l’ultimo legame col marito defunto.

Orpa, Rut e Noemi ci rivelano una sapienza femminile capace di declinare l’amore in forme diverse. Anche in quella paradossale del distacco. Orpa (nel cui nome “colei che gira il volto) scompare dalla scena.

 

 

Buon sabato: onoriamo il comandamento divino con gioia

 

Sopravvalutiamo facilmente l’importanza delle nostre azioni e attività rispetto a ciò che siamo diventati solo grazie ad altri

  1. Bonhoeffer

 

 

Salmo 30 in favore dei bambini delle famiglie arbobaleno, affidate alle sentenze dei giudici e non della Legge ordinaria

 

1 Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.

2 In te, Signore, mi sono rifugiato,

mai sarò deluso;

per la tua giustizia salvami.

3 Porgi a me l’orecchio,

vieni presto a liberarmi.

 

http://www.laparola.net/testo.php?versioni[]=C.E.I.&riferimento=Salmi30

 

 

O Dio onnipotente, che ci impone di passare attraverso la porta della giustizia (Sl 117,19) e di preparare la via a Cristo signore (Is 40,3), sii propizio e concedici di non essere tormentati da alcuna infermità mentre sosteniamo la presenza fulgente del medico celeste.

 

Lessico cristiano: Gesù è l’atleta

 

Atleo ossia atleta

Atleo significa sostenere una gara o una lotta e da esso derivano atlesis, sunatlelo, usati spesso nella diatriba in senso figurato. I LXX usano il verbo soltanto negli scritti più tardi, specialmente in 4 Mach dove esso designa il cimento dei martiri. Nel N.T. ricorre sporadicamente nel corpus paolino.

Atleo in 2 Tim 2,5. La lotta per il Vangelo, nella quale è impegnato soprattutto il capo della comunità, deve essere condotta con la massima concentrazione delle energie e con illimitata disposizione al sacrificio, ma anche nel pieno rispetto delle regole.

Sunatleo è usato due volte nella lettera ai Filippesi per indicare la lotta comune dei cristiani per il trionfo del Vangelo. In 1,27 sono i compagni di sofferenza dell’Apostolo, in 4,3 il verbo è riferito ai suoi collaboratori.

Atlesis in Heb 10,32 s richiama l’idea che della folla che nell’arena o altrove assiste al ludibrio e alla tortura dei martiri. Si tratta di una compenetrazione di immagine e realtà, quale è stata rilevata a proposito di 4 Mach 17,14 ss.

Nella lettera a Policarpo Ignazio chiama atletes il capo della comunità temprato dalla battaglia missionaria, fermo e incrollabile di fronte ai disagi e alle avversità. Egli regge sulle sue robuste spalle il peso della chiesa (1,3). A lui come a Timoteo, viene imposta sobrietà come particolare dovere (2,3). Egli deve resistere a tutti i colpi dell’incudine (3,1). In 1 Clem 5,1 dove si parla della persecuzione dei dixaioi ad opera dello zelos in modo analogo a Heb 11atletai sono gli apostoli. Gli Atti di Tommaso (39) vanno ancora più in la, definendo atletes lo stesso Cristo, prototipo del perfetto atleta.

La madre di Sansone

 

Una donna senza nome partorisce un figlio: un eroe sia pur consacrato a Dio ma infedele. Forte e debole. Lei ha garantito l’ortodossia di non bere alcolici, mangiare alimenti impuri, a non tagliare i capello segno della consacrazione. Ma lui mangerà miele dalla carcassa di leone (quindi impuro), sarà rissoso e burlone e sensibile al fascino delle donne.

Se la madre  accoglie con gioia l’annuncio dell’evento della nascita di un liberatore di Dio e lo condivide col marito, senza indagini in merito, il padre incredulo sulle modalità della svolta e risvolti educativi  più che la sua sterilità.

Dio si ripresenta ancora solo alla donna con un suo messaggero e non al padre nonostante la sua richiesta. E lei corre a chiamare il marito che vede. Lo sottopone a interrogatorio. Lo invita a tavola e cerca di conoscere il nome dell’Angelo del Signore. Gli risponde “esso è meraviglioso”.

Poi teme e afferma che” moriranno certamente perchè hanno visto Dio” ma in Giud 13,23 la moglie serena replica che Dio “avesse voluto farci morire, non avrebbe accettato la loro offerta né fatto vedere e sentire che abbiamo visto e udito.

La Fede non è risposta a una domanda sul nome ma Fiducia come quella della donna.

 

Sabato alla Ragaz

Il Kenya minaccia di chiudere il campo profughi più grande del mondo

http://www.internazionale.it/notizie/2016/05/13/kenya-profughi-dadaab

 

 

 

 

 

Debora

Debora

 

“Quando ci allontaniamo da Dio e facciamo del male, Egli smette di proteggerci e ci consegna nelle mani dei nemici. E solo pentendoci  e tornando a lui che si può sperare in un cambiamento delle sorti, allora Dio suscita un liberatore…”.

Una donna incita alla battaglia un esercito sfiduciato e organizza la strategia bellica. E’ lei che convoca Barak per comunicargli l’oracolo di quel Dio che sta per liberare il suo popolo dall’oppressore: lui deve prepararsi perché la vittoria è certa. Anche se Sisara, il capo dell’esercito nemico, possiede 900 carri di ferro. La titubanza forse sta nel fatto che Debora sia disposta ad accompagnarlo ma Debora accetta: “Dio darà Sisara nelle mani di una donna”.

L’esito della battaglia è a favore dopo una bufera li scalza. Una scena nuova si presenta con una tenda di beduini, una donna e Sisara. La donna, Giaele, lo invita a rifugiarsi sotto la sua tenda, offre al fuggiasco latte e riposo per poi ucciderlo conficcandogli un puntello nel  cranio.

Barak constata solo il decesso. Giaele uccide per non essere uccisa come rappresaglia.

Debora con un inno è rappresentata come madre di Israele. La madre del nemico attende il ritorno(sta alla finestra) del figlio. La pazzia bellica coinvolge il sentire delle madri, coloro che donano la vita e cercano di preservarla.

Il libro dei Giudici è attuale perchè rappresenta il vortice di una guerra infinita, con qualche decennio di pace e prova a riflettere sul rapporto fra Dio e la storia e la presenza di Dio anche nel silenzio che contrassegnava l’esperienza prima di questi eventi bellici. La guerra distrugge anche la differenza di genere a ben vedere.

 

Raab

Raab

 

Una donna, una straniera ed anche prostituta, entra nella storia biblica: prima dell’attraversamento del Giordano da parte d’Israele, dopo 40 anni di attraversamento del deserto. Giosuè manda in esplorazione della città di Gerico due dei suoi. Raab. Vanno in casa di una prostituta, Raab. Al di la delle congetture sui verbi ebraici “andare da”, “dormire” hanno sfumature possibili.

Il re ha saputo della presenza dei nemici manda delle guardie a catturarli. Raab si offre di nascondere le spie. Prepara per loro un nascondiglio nel tetto. All’arrivo delle guardie, a scapito della loro vita, le inganna sostenendo che i due sono ormai usciti dalla città, esortando all’inseguimento e sviando dunque la loro ricerca.

Inoltre dona ai due dilettanti israeliti consiglio strategico per tornare sani e salvi a casa loro. Ma c’è di più: riesce a “convincere alla causa” due uomini poco motivati, prospettando uno scenario profetico più che reale.

Svegli i clandestini con parole da capogiro “ Io so che il Signore vi ha dato il paese, che il terrore di voi è caduto su di noi e che tutti gli abitanti del paese vengono meno dalla paura davanti a voi. Poiché noi abbiamo udito come il Signore asciugò le acque del Mar Rosso… All’udire queste cose il nostro cuore è venuto meno e non è rimasto il coraggio in alcun motivo di voi perché il Signore, il vostro Dio, è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra” (Gios 2,9-10).

Le parole sono usate dalla prostituta che è abituata a contrattare e lo fa anche coi due ben capitati. Rischia la vita per mano del re di Gerico. Chiede di essere salvata e protetta. Stipula coi due un patto. Raab chiede il giuramento di avere salva la vita e della sua famiglia, quando gli ebrei conquisteranno la città. Vi è la consapevolezza della vittoria di Israele nella professione di fede nella forza del suo Dio.

Non solo li ha salvato dunque ma motivati e consolate le spie, che raccontano a Giosuè dell’incontro.

Come per l’uscita dalla casa di schiavitù fu decisiva una donna straniera, la figlia del faraone che salvò Mosé si ripete la cosa all’entrata della terra promessa. Con la sua fede coraggiosa e intraprendente viene in soccorso agli eletti. La sua parola è “profezia straniera”….