Acqua, risorsa da rinazionalizzare: Napoli apripista in Italia

 

Acqua, risorsa da rinazionalizzare: Napoli apripista in Italia
(Foto di stefanopa via Foter.com / CC BY)

Il referendum del giugno 2011 ha stabilito che l’acqua restasse un bene pubblico. Per recepire l’esito referendario (attualmente disatteso e messo in pericolo dalle politiche di questo e dei precedenti governi), Napoli ha costituito l’ABC, braccio operativo del Comune di Napoli, Ente speciale che gestisce il servizio idrico cittadino. Con l’ ABC avviene il passaggio da una S.P. A. (Società per azioni) ad un ente pubblico. Napoli è la prima grande città d’Italia che ha scelto di riconoscere l’ acqua non come una merce, come un bene da cui trarre profitto, ma come un diritto fondamentale di ogni essere vivente, su cui non vanno fatte né speculazioni né tantomeno utili e dividendi. Martedì 28 giugno si è svolto l’ultimo incontro dei “Martedì della Missione”, dedicati alla Campagna “Dichiariamo Illegale la Povertà” (www.benningpoverty.org). L’avvocato Maurizio Montalto, presidente dell’ Ente Speciale Acqua Bene Comune, ha tenuto l’incontro “Economia dei Beni Comuni: gestione pubblica dell’ Acqua e delle fonti”, illustrando in che modo si concretizza questo principio, come viene tutelato e democraticamente protetto da ABC, un’azienda che mette in crisi i meccanismi che generano impoverimento. Un esempio su tutti: da Statuto dell’ Ente non è possibile lasciare le persone senz’ acqua, neppure nel caso n cui non vengano pagate le bollette. Dopo cinque anni, l’ABC è rimasta l’unica esperienza in Italia di acqua pubblica: diversamente da altre grandi aziende i cui debiti verranno pagati dalla regione, i conti di ABC sono in ordine e le tariffe sono le più basse. Altri comuni vorrebbero seguire l’esempio di Napoli, ma il decreto Madia del governo Renzi intende restituire l’acqua alla gestione dei privati. Secondo Montalto, i comuni che vogliono tornare all’acqua pubblica “Devono avere solo il coraggio di andare avanti. Un piccolo comune non può fare tutto da solo, si deve costituire un fronte di pressione sul governo perché il decreto Madia è illegittimo. Ci vuole una vera e propria resistenza, poi le soluzioni tecniche si troveranno in corso d’opera”.

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Rapporto Greenpeace: l’artico si sta scaldando più in fretta

Rapporto Greenpeace: l’artico si sta scaldando più in fretta
(Foto di Wikipedia)

Alla vigilia della giornata mondiale degli oceani, Greenpeace pubblica un rapporto scientifico che svela come l’Artico si stia scaldando due volte più in fretta che qualsiasi altra regione del mondo, con possibili gravi ripercussioni sull’intero clima terrestre. Nell’emisfero nord del Pianeta, in particolare, potranno aumentare i fenomeni meteorologici estremi.

Come suggerisce il titolo del nuovo rapporto di Greenpeace (“What happens in the Arctic doesn’t stay in the Arctic”, ciò che accade nell’Artico non resta confinato nell’Artico), l’alterazione di questo ecosistema unico e prezioso può aggravare gli effetti dei cambiamenti climatici e avere ripercussioni anche sulle nostre vite.

Il rapporto ricorda infatti che estati con scarsa copertura di ghiacci artici sono spesso associate a un aumento della temperatura superficiale del Mediterraneo. La relazione tra questi fenomeni non è ancora chiara ma è stata registrata la presenza di particolari fenomeni atmosferici che si aggiungono ad altri fattori, collegati al cambiamento climatico, come disturbi nella formazione delle nuvole, effetti sulla Corrente del Golfo e cambiamenti nell’umidità dei suoli.

A causa del riscaldamento globale, negli ultimi 30 anni l’area artica coperta di ghiacci si è ridotta in modo sostanziale estate dopo estate, diminuendo la capacità della superficie ghiacciata di riflettere la luce solare (un fenomeno conosciuto come albedo) e aumentando il calore assorbito dal mare, che a sua volta contribuisce allo scioglimento dei ghiacci, in un circolo vizioso molto pericoloso.

Come se non bastasse, il ritiro dei ghiacci rende più facile lo sfruttamento delle risorse naturali nel Mar Glaciale Artico: pesca, trasporto marittimo e trivellazioni in cerca di combustibili fossili fanno gola a molti e minacciano la sopravvivenza di questo fragile ecosistema.

Da tempo Greenpeace chiede che le acque internazionali che circondano il Polo Nord diventino un Santuario Artico in cui sia vietata qualsiasi attività industriale estrattiva. Nelle prossime settimane l’OSPAR, la commissione internazionale deputata alla conservazione dell’Artico, potrebbe decidere di istituire un’area protetta di oltre 226 mila chilometri quadrati, realizzando così il primo pezzo del Santuario.

Quasi otto milioni di persone hanno già firmato la petizione internazionale di Greenpeace per impedire lo sfruttamento dell’Artico, unendosi all’appello dell’associazione ambientalista affinché questo questo vitale oceano di ghiaccio possa essere preservato a difesa del clima terrestre.

Leggi il report (in inglese): http://www.greenpeace.org/italy/it/ufficiostampa/rapporti/Cio-che-accade-nellArtico-non-resta-confinato-nellArtico

Firma la petizione di Greenpeace: www.savethearctic.org/voice

Crescere senza tecnologia: foto stupende che ci mostrano cosa perdiamo


 

 

Crescere senza tecnologia: foto meravigliose che mostrano cosa ci perdiamo
(Foto di Niki Boon)

“So che è uno stile di vita che può sembrare anticonvenzionale. Con il mio lavoro, voglio celebrare la magia dell’infanzia vissuta a contatto con la terra, voglio documentare le loro giornate insieme, in un ambiente pieno di natura e di giochi fantasiosi. Fotografo la loro infanzia così com’è perché credo che tutti noi apparteniamo alla terra, alla natura libera e selvaggia che inizia dove le loro piccole anime finiscono”

Così presenta il suo lavoro la fotografa Niki Boon; lei è un ex fisioterapista, ora fa la mamma a tempo pieno e la fotografa autodidatta, vive con la sua famiglia in una delle zone rurali di Marlborough in Nuova Zelanda, in una proprietà di 10 acri circondato da fiumi, coste e colline e che ha scelto di far crescere senza tecnologia i propri figli.Crescere Senza Tecnologia

Lei ha fatto una scelta per i suoi 4 figli, ha deciso di crescerli senza televisione o tecnologie e passa le giornate ad immortalare quegli splendidi momenti insieme:  “I miei figli vivono senza TV o altri moderni dispositivi elettronici

In controtendenza col mondo intero lei spera che i supoi figli vivano liberi nella natura, giocando e crescendo disinibiti e sinceri, vivendo un’infanzia che per molti è solo un ricordo lontano e per altri qualcosa di mai visto.

La sua vita insieme ai bambini è qualcosa che lei definisce “magico e selvaggio“, vissuta a piedi nudi coperti di fango a divertirsi come matti tra la natura.

Nel suo progetto fotografico “Childhood in the Row” i suoi bambini si mostrano liberi di scorrazzare nella natura, felici e a volte imbronciati, formano l’anello di giunzione tra la natura e l’anima.

Non è uno stile di vita adatto a tutti, ma è sicuramente una vita priva di stress che rende i bambini liberi di esprimersi nel loro lato più spontaneo senza stereotipi e senza condizionamenti.

Si può pensare che crescendo così saranno ragazzi che troveranno difficoltà ad integrarsi in una società iper-tecnologica…  può essere vero ma difficilmente si troveranno bambini più connessi alla natura e più empatici verso gli animali e verso il prossimo.

Crescere Senza Tecnologia 1Giocare a palla nel cortile, con un canestro senza rete ma ridendo e scherzando con i propri fratelli…Crescere Senza Tecnologia 2Giocare in riva al fiume sporcandosi di fango senza problemi, chi ha una certa età sa che questi erano i giochi con i quali ci si divertiva.Crescere Senza Tecnologia 3Principesse e cavalieri, basta un bastone, una gonnellona e tanta fantasia per dare vita ad una fiaba anziché guardarla in televisione.Crescere Senza Tecnologia 4 E poi ridere di gusto col vento che scompiglia i capelli.
Crescere Senza Tecnologia 6 Correre tra i campiCrescere Senza Tecnologia 7 Mangiare un gelato tutti insieme… o quasi.Crescere Senza Tecnologia 8 Bere dalla canna dell’acqua Crescere Senza Tecnologia 9Giocare con gli animali liberiCrescere Senza Tecnologia 10Imparare ad amarli sin da piccoliCrescere Senza Tecnologia 11 Trasformarsi in un coniglietto con due grosse foglie e un sorriso beffardo.Crescere Senza Tecnologia 12 Niente è meglio dello spruzzo dell’acqua del giardino per rinfrescare l’estateCrescere Senza Tecnologia 13 E correre nel lago schizzando ovunque senza problemi…Crescere Senza Tecnologia 14 Imparare a conoscere gli animali dal vero e non solo attraverso i libri o la televisione.Crescere Senza Tecnologia 15E poi giocare…Crescere Senza Tecnologia 16Urlare…Crescere Senza Tecnologia 17 Scherzare…Crescere Senza Tecnologia 18 Avvicinarsi ad un mondo che la maggior parte dei bambini può solo immaginare…Crescere Senza Tecnologia 19 Inventare storie con amici pelosi…Crescere Senza Tecnologia 20 …o con fratelli dispettosi…Crescere Senza Tecnologia 21 E poi crollare addormentati in un’amaca improvvisata.Crescere Senza Tecnologia 22 Piedi e zampe che si somigliano…Crescere Senza Tecnologia 23 E a volte ci si sbuccia, si cade e ci si fa male…Crescere Senza Tecnologia 24E l’amore tra fratelli sboccia e si rafforza…

Crescere Senza Tecnologia 25e i momenti insieme diventano intimi e sentiti particolarmente
Crescere Senza Tecnologia 26 A volte si litiga eCrescere Senza Tecnologia 27a volte si vuole stare da soli,
Crescere Senza Tecnologia 28 A volte si fanno incontri strani eCrescere Senza Tecnologia 29a volte amicizie improbabili si consolidano.

Eppure in tutto questo non c’è mai un cellulare, una connessione internet, un messaggio su whatsapp… è un modo di vivere non solo la natura intesa come la terra e il suo complesso degli esseri viventi, delle forze, dei fenomeni che hanno in sé un principio costitutivo che ne stabilisce l’ordine e le regole, ma la natura intesa come qualità intrinseca, costitutiva di un essere umano, delle qualità e delle tendenze innate che caratterizzano l’umanità, una collettività.

WWF: Italia paradiso fiscale per le aziende petrolifere

‘Le servitu’ estrattive mettono a rischio economia, ambiente e salute’

Roma, 1 apr. (AdnKronos) – “Dalle dimissioni del ministro Guidi di ieri il tema petrolio e appalti è su tutte le pagine dei giornali per i suoi aspetti di illegalità ma mi sento di dire, proprio oggi, che è anche il sistema assolutamente legittimo con cui si gestisce il settore estrattivo che è pieno di opacità e di privilegi che fa dell’Italia un paradiso fiscale per le aziende petrolifere. Un sistema che andrebbe riformato facendo pagare il dovuto, valutando i costi delle ricadute ambientali e sulla salute. Un paradiso dove le servitù petrolifere mettono a rischio l’ambiente e i settori economici che vivono delle risorse naturali (solo nel settore della pesca sono 60mila gli addetti in Italia e di turismo costiero vivono almeno 47mila esercizi”. Così il vicepresidente del Wwf Italia Dante Caserta, in occasione del suo intervento al convegno ‘Oltre le trivelle, un  mare di risorse’, al Tempio di Adriano a Roma.

WWF 17 aprile(AdnKronos) – “In Italia non esiste una tassazione specifica sulle imprese petrolifere – afferma – ma solo l’imposta Ires al 27,5% come per tutte le altre aziende. Il sistema delle franchigie, delle esenzioni esistente nel nostro Paese (sino a 50mila tonnellate di petrolio e 80 milioni di smc estratte in mare) porta, come il Wwf ha documentato, al bel risultato che le royalty vengano pagate solo per 18 (il 21%) delle 69 concessioni in mare e per 22 delle 133 concessioni attive a terra. Solo 8 aziende su 53 pagano le royalty. I canoni annui per le attività di trivellazione in terra e in mare vanno da 3,59 euro per Kmq del permesso di prospezione, ai 57,47 euro per Kmq per la concessione (che diventano 86,2 euro solo in caso di proroga)”.

“Poi ci sono una serie di sussidi – conclude Caserta – si dà un incentivo pubblico del 40% per le attività di rilevamento geofisico; si incentivano i giacimenti marginali, meno produttivi; si incentiva la conversione a stoccaggio di gas naturale degli impianti in fase avanzata di coltivazione. Si potrebbe dire: il rischio di impresa è contenuto, solo l’ambiente è ad alto rischio”.

Un grande vittoria: cancellati i piani trivellazione atlantici

Cancellati i piani di trivellazione nell’Atlantico

26.03.2016 Z-net Italy
Cancellati i piani di trivellazione nell’Atlantico
(Foto di © Po3 Barry ena/Planet Pix via ZUMA Wire /from Z-net)