Rispetto per la vita: etica di gruppo

Colui che trova e ringrazia Dio nella sua sorte terrena, a questi Dio non farà mancare dei momenti in cui gli si ricorderà che ogni cosa terrena e solo transuente, e che è bene abituare il cuore all’eternità.
D. Bonhoeffr
 
Da rispetto per la vita di Albert Scheitzer: etica di gruppo
Uno storno di oche selvatiche si era fermato a riposare presso uno stagno. Una delle oche era stata catturata da un giardiniere, il quale prima di lasciarla andare le aveva tagliato le ali. Quando le oche si apprestarono a riprendere il volo, questa cercò freneticamente, ma invano, di levarsi nell’aria. Le altre, osservando i suoi sforzi, le volarono intorno cercando evidentemente di incoraggiarla; ma non c’era niente da fare. Allora l’intero stormo ritornò a stabilirsi presso lo stagno e rimase in attesa, malgrado avesse urgenza di proseguire. Attese per parecchi giorni finchè le penne tagliate furono cresciute abbastanza da permettere all’oca di volare. Il giardiniere, convertito da quelli uccelli morali, le vide con gioia levarsi finalmente insieme e riprendere il loro lungo volo.
(Rispetto)
Annunci

Cosa è il socialismo religioso?

Proprio come l’uomo crede, così spera: e non è scandaloso sperare, sperare illimitatamente

Bonhoeffer

 

Aggiornamento della pagina La Fede dei socialisti religiosi su www.quaccheri.it : siamo ancora fuori dai motori di ricerca con questo sito di un solo anno di età ma il successo settimanale è un segno di benedizione per il lavoro fin qui svolto. Arriveremo al migliaio mensile di visitatori di Ecumenici con gli anni.

Un secondo step del cammino e le parti sostanziali sono evidenziate in grassetto, sull’uso odierno di quel movimento cristiano sociale, essenza nell’oggi

Continua col breve sommario storico del socialismo religioso:

La vaga impressione che anche gli esperti hanno avuto del fenomeno del socialismo religioso e che non di rado è stata di peso per esso, dipende certamente dal fatto che si era cercato fino ad ora di descriverlo sempre con categorie teologiche. Nel migliore dei casi, queste venivano onorate con un paio di date per il lettore, almeno tramite il rinvio a luoghi e date, potesse credere quello che non poteva  comprendere dalla precedente descrizione teologica e cioè che una realtà come il socialismo religioso è veramente apparsa nella Chiesa.  Perciò qui bisogna resistere alla tentazione di rispondere con un’informazione teologica di rispondere alla domanda: quale realtà si ha di fronte quando si parla di socialismo religioso?

Quando più naturalmente il socialismo religioso si basava su una teoria teologica, tanto meno esso intendeva primariamente in tale teoria. Affrontarlo principalmente a partire dalla sua teoria teologica significa, assolutizzare sproporzionatamente una parte non inessenziale, ma secondaria di questo fenomeno. Se si cerca invece, di avere una visione di tutto il socialismo religioso in tutte le sue intenzioni più proprie e non solo di un aspetto particolare, secondario, allora bisogna descriverlo come esso si è manifestato nelle sue più diverse espressioni e nel suo sviluppo. Poiché il socialismo religioso non è primariamente teologia, ma la storia di se stesso. Se si vuol dunque, comprendere l’essenza di questo movimento, non ci si può sottrarre allo sforzo di esporre i dettagli storici.

(Le pagine successive non sono visualizzate da Google)

 

Che cosa è il socialismo religioso?

Se debbo tentare di rispondere molto brevemente, più per accenni e allusioni, che sistematicamente ed esaurientemente alla domanda: che cosa è il socialismo religioso, allora sono prima necessarie due premesse:

Prima di tutto quando si parla di socialismo religioso non si può troppo considerare in nome di questa realtà come indicazione del suo essere; per quanto io sappia, esso è sorto casualmente e non bisogna attribuirgli importanza in alcun modo. Paragonandolo con esempi maggiori: esprime tanto poco il senso e la portata della realtà alla quale richiama, quando lo fanno rispettivamente i nomi “Protestantesimo” e “Cristianesimo”. I nomi provengono spesso da circostanze esterne, occasionalmente, come ho accennato da momenti puramente casuali. Perciò si può avere qualche indicazione simbolica, ma non si può pretendere di dedurre troppo da loro, in nessun caso.

La seconda premessa è ancora più importante. Di fronte a un tale fenomeno come il socialismo religioso, facciamo bene a ricordarci delle tesi di Bergson, di definirlo il vivente. In quanto il vivente come tale è in divenire continuo è pieno di sviluppo creativo. Si può definire (vale a dire comprendere e in concetti definiti), solo il perfetto, non ciò che sta sviluppandosi, ciò che sta riposando non ciò che è mosso. Quando abbiamo a che fare con qualcosa di vivente, diveniente, crescente, non possiamo formare dei concetti finiti nei quali incarcerarlo, noi possiamo, per così dire, indicare il posto in cui si sviluppa il suo essere, accennare al suo senso e contesto, possiamo innalzare la sua bandiera ed erigere il suo vessillo. E si capisce allora da se stesso che ogni simile tentativo è soggettivo, anzi in un senso ancora diverso da quanto si verifica in ogni altro tentativo di comprendere un soggetto, pensando e guardando. La cosa si presenta allora così che colui che descrive un movimento è al tempo stesso uno che lo paragona con molti altri e lo comprende proprio nel suo modo particolare.

In questo senso sono da intendere le spiegazioni  seguenti, non vogliono essere una definizione, ma una indicazione e una testimonianza.

Vorrei affrontare il tema in modo tale che per amore di semplicità e trasparenza nella rappresentazione, io prenda l’avvio da due errori che spesso, come mostra l’esperienza, sono inerenti alla realtà chiamata socialismo religioso. Si può credere che si tratti si tratti di socialismo con un po’ di colorazione religiosa, oppure di cristianesimo con un ò di colorazione sociale. Rispettivamente, allora, ci si rivolge contro il socialismo religioso dal punto di vista religioso profondo e autonomo contro qualcosa che si ritiene una pianificazione e uno sdilinquimento preciso, deciso concepito, forse, come fortemente rivoluzionario, come contro qualcosa che si ritiene un indebolimento riformista e una deviazione ideologica e confusione della lotta socialista. Allora il socialismo religioso si trova tra religione e socialismo come qualcosa di torbido, nebuloso, debole prodotto bastardo osteggiato da tutte e due le parti, disprezzato dai più tipici rappresentanti di tutte e due le potenze.

Bisogna quindi spazzar via questo doppio malinteso se vogliamo progredire la nostra causa potentemente.

2

Comincio con ciò che è la religione nel socialismo religioso. E mi si permetta allora di parlare di cristianesimo anziché di religione, oppure quando dico “religione” si comprenda semplicemente “cristianesimo”. Poiché questo tempo davanti agli occhi, solo di questo posso parlare con una certa competenza. Ma quel che dico in proposito può certamente valere –mutatis  mutandis – anche del giudaismo per esempio che si riconosce nel socialismo religioso e felicemente vi è un tale giudaismo e, per di più, nient’altro che disprezzabile, come  pure riguarda il rapporto del protestantesimo e il cattolicesimo al socialismo religioso. Quando io parlo di “cristianesimo” anche questo è ovviamente un concetto problematico, un concetto che forse comprende in maniera esigua quel proprio che noi socialisti religiosi intendiamo, ma è il concetto che più da vicino richiama il nocciolo dell’essenza del nostro problema.

In questo senso dichiaro :il socialismo religioso non deve e non vuole essere solo un socialismo con colorazione religiosa ma semplicemente l’intero cristianesimo senza alcuna diminuzione. Esso abbraccia tutta la verità, non solo una parte di essa. Non si tratta di diminuzioni o divisioni, ma della comprensione del tutto: il socialismo religioso è una comprensione di tutto il cristianesimo di cui mette in evidenza il senso sociale.

Naturalmente anche questa definizione deve essere salvaguardata da false interpretazioni. Se il socialismo religioso mette in evidenza il senso sociale del cristianesimo, questo non vuol dire per es. che esso elimini  il senso individuale del cristianesimo. Questo resta ma si unisce al senso sociale. Il rapporto reciproco dei due elementi lo si può concepire diversamente. Lo si può pensare in modo pensare in modo polare ossia che vi sia una tensione tra individuo e comunità oppure si può ordinare oppure sottomettere il momento individuale a quello sociale. Per in nostro problema è secondario se ha luogo la prima o la seconda soluzione. In tutte e due i casi si può sostenere tutta la verità sociale del cristianesimo. Carlyle, Vinet, Tolstoi, Lagarde sostengono con uguale impeto sia i diritti e i doveri  dell’individuo che i diritti e i doveri della comunità.

Il socialismo religioso è una visione sociale di tutto il cristianesimo. Non è neppure, dunque, una certa modernizzazione che porterebbe via dal cristianesimo tutto ciò che potrebbe essere d’intralcio , per es. al socialista comune di tendenze moderne. Esso, in quanto tale, non è quindi razionalismo, liberismo, o modernismo. Per dirla paradossalmente il socialismo religioso accetta non solo la fede della nascita verginale da Maria di Gesù come la presenta il Nuovo Testamento (i teologi comprendono perchè parto proprio da questo esempio!) ma anche la confessione di fede atanasiana e tutto il dogma della Chiesa.  Si voglio parlare ancora più paradossalmente: esso presuppone tutto questo , tutto questo gli appartiene.  Se non vuole perdere qualcosa del suo senso pieno, non le può mancare nessun granello del tesoro autentico e originale della verità cristiana.

Certamente mi debbo affrettare a dire che esso rinuncerebbe anche a se stesso se volesse, per esempio comprendere il credo in senso dogmatico- intellettuale e renderlo suo centro d’interesse. Esso non può essere ortodosso se con questa parola si intende se la forma intellettuale del dogma oppure,  in generale, la comprensione intellettuale a una qualsiasi verità di fede sia essa desunta immediatamente dalla Bibbia, sia essa espressa dommaticamente,  fosse l’essenziale o la condizio sine qua non di tutto il resto. Esso verrebbe eliminato se la concezione verginale di Cristo o tutto il resto del credo atanasiano, in quanto formula, dovesse divenire il distintivo del discepolo di Cristo. Perchè verrebbe cosi eliminato il nocciolo e lo splendore del socialismo religioso: la comunità la cui ultima parola è l’amore per cui resta l’ultimo e il massimo distintivo del discepolo di Cristo. Ogni accentuazione unilaterale della formula allontanerebbe da esso  e porterebbe, in qualche modo, ad un individualismo religioso di falso genere.

Comunque sia – ritorno subito all’argomento – il socialismo religioso deve in ogni caso abbracciare tutto il cristianesimo. Esso si mantiene assolutamente fedele alle verità antiche, fondamentali del cristianesimo, le spiega solo diversamente, le comprende in maniera diversa da come per lo più le si è comprese finora. Da questo punto di vista esso non è assolutamente niente di nuovo, ma solo una spiegazione dell’antico e dell’antichissimo; sì come tutti questi movimenti  sentirà il bisogno e pretenderà di rifarsi proprio all’antico e all’antichissimo e concepirlo in maniera nuova. Il cristianesimo ha annunciato unilateralmente, per lunghi periodi, la verità individuale. Ha fortemente spinto verso il centro il suo annuncio fra Dio e il singolo, dal Dio al singolo e dal singolo a Dio. L’assioma di Agostino “Dio e l’anima, l’anima e il suo Dio” è stato addirittura superato dai riformatori e più ancora dai suoi successori. Il cristianesimo ha annunciato e rappresentato  profondamente, riccamente, e potentemente la redenzione e la salvezza individuale – la vittoria sul mondo, carne, morte diavolo ad opera della potenza di Dio e la sua Grazia apparsa in Cristo, la vita e la beatitudine che ne derivano  – ma quasi sempre con un forte accento sul singolo e uno molto più debole della comunità.  Detto più precisamente: la redenzione sociale, la redenzione del mondo, da peccato,  necessità e morte, il superamento della guerra, del mammone (denaro), della povertà, della malattia, dell’egoismo dell’ingiustizia, la promessa di un nuovo cielo e nuova terra, tutta una metà, forse la più grande dell’annuncio è stata ridotta, mutata, scolorita, è stata di gran lunga insufficientemente espressa nel suo impeto e nella sua pienezza, nella sua attualità, nella sua forza giudicatrice e beatificante.

Questo è ciò che il socialismo religioso deve mutare. E’ un correttivo contro una unilateralità vecchia e potente e perciò esso stesso deve essere unilateralmente. Deve espressamente porre l’accento in maniera diversa. Ma ancora una volta: esso non può tagliare e sfigurare l’annuncio. Esso studierà il senso sociale del vecchio annuncio senza diluirlo o accorciarlo. Sì, esso troverà il sociale nella sua forza nella sua profondità più intensa  del religioso. Parlerà di Dio in modo tale che sarà chiaro che Dio è anche il legame più stretto dell’uomo con l’uomo, l’obbligo più forte della società. Se esso concepisce Dio non come idea. Ma come il Dio vivente, forte personale, allora questi è il Dio che può e vuole giudicare e redimere la realtà del mondo, il Dio che non sopporta idoli si chiamino essi mammone o Marte, Baal o Cesare, il Dio per il quale l’anima è incomprensibilmente  più importante di oro o macchina. Esso a Natale non parlerà di un amore vago, o di una “scolorita pace sulla terra”, ma cercherà di comprendere tutte le profondità del messaggio natalizio che consiste nell’incarnazione di Dio, e poi di dimostrare come questa incarnazione deve portare in Cristo questa mondanizzazione, ad un mondo di Dio e dell’uomo. Il Venerdì Santo non “svuoterà” la croce ma la annuncerà in tutta la sua “stoltezza”, ma la spiegherà  come l’amore di Dio, che discende nella colpa della società, che scopre tutta la solidarietà della colpa sociale e, allo stesso tempo, la forza di questa grazia che annulla e annienta anche questa colpa. Proclamerà l’annuncio pasquale in tutta la sua magnificenza, ma non parlerà soltanto di una resurrezione.

 

Maurizio ha chiesto alla casa editrice una copia del testo: non si garantisce che avrà una risposta positiva e ce ne scusiamo coi lettori ma se riuscite a trovare in biblioteca “la Fede dei socialisti religiosi” edito dalla Jaca Book fateci delle fotocopie per cortesia.

Buon sabato

Dobbiamo esser pronti a lasciarci interrompere da Dio
D. Bonhoffer
Viene diffusa tutti i giorni a tutti e tutte

Salmi 29: preghiamo per la ripresa delle attività del Lessico Cristiano, la meditazione giornaliera e il Meeting del 28 maggio; Iddio ci accompagni nella testimonianza in tempi dove dobbiamo confrontarci anche con altre fedi viventi. E non solo a Londra.
1 Salmo. Canto per la festa della dedicazione del tempio.
Di Davide.
2 Ti esalterò, Signore, perché mi hai liberato
e su di me non hai lasciato esultare i nemici.
3 Signore Dio mio,
a te ho gridato e mi hai guarito.
4 Signore, mi hai fatto risalire dagli inferi,
mi hai dato vita perché non scendessi nella tomba.
5 Cantate inni al Signore, o suoi fedeli,
rendete grazie al suo santo nome,
6 perché la sua collera dura un istante,
la sua bontà per tutta la vita.
Alla sera sopraggiunge il pianto
e al mattino, ecco la gioia.
7 Nella mia prosperità ho detto:
«Nulla mi farà vacillare!».
8 Nella tua bontà, o Signore,
mi hai posto su un monte sicuro;
ma quando hai nascosto il tuo volto,
io sono stato turbato.
9 A te grido, Signore,
chiedo aiuto al mio Dio.
10 Quale vantaggio dalla mia morte,
dalla mia discesa nella tomba?
Ti potrà forse lodare la polvere
e proclamare la tua fedeltà?
11 Ascolta, Signore, abbi misericordia,
Signore, vieni in mio aiuto.
12 Hai mutato il mio lamento in danza,
la mia veste di sacco in abito di gioia,
13 perché io possa cantare senza posa.
Signore, mio Dio, ti loderò per sempre.
Ho camminato nella notte, alla luce delle fiaccole,
ho anticipato l’aurora ed ho affrontato le tenebre,
talvolta mi sono lasciato guidare
solo dal chiarore delle stelle e della luna.
Ma il buio più consistente, l’oscurità più densa,
mi sono piombati addosso nei momenti di smarrimento,
quando non sapevo più dove andare e cosa fare
e l’angoscia diventava una cattiva consigliera.
È allora, Gesù, che ho apprezzato la tua luce discreta
che non abbaglia e non ferisce,
la tua luce benevola che non umilia, né giudica,
la tua luce misericordiosa che ridona speranza e fiducia.
Si, tu sei la luce vera che illumina ogni uomo ed ogni donna
desiderosi di trovare la strada della vita.
Tu sei la luce che abbatte ogni pregiudizio ed ogni sospetto
e dona uno sguardo limpido,
capace di cogliere i prodigi dell’amore.
Tu sei la luce che accompagna ogni ricerca sincera
di fraternità, di giustizia e di pace.
(Roberto Laurita)

Lessico cristiano:

Adixos o empio, peccatore, ingiusto, anche falso

A. Storia semantica di Adixos
1. In senso lato è Adixos colui che viola il diritto. Questa è la definizione di Aristotele (Eth Nic V 2 p. 1129 a 32 s) Analoga è quella di Senofonte (Mem. IV 4,13). Allo stesso modo anche Plutarco (Apophth. Lac. Ag. Ult., II 216 d) associa adixos e paranomes. Come dixaios anche adixos è in rapporto coi concetti di diritto, legge, costume, convenienza. To adixos non indica solo genericamente ciò che è ingiusto o avverso ma più esattamente, ciò che non è conforme alla legge, alla convenienza infine all’ethos, come attesta esplicitamente Epitteto, dove adixos equivale a “selvaggio”.
Si badi che il concetto di “scostumato” è chiaramente distinto da quello di “empio”. Adixos indica ciò che non è conforme all’ordine sociale e giuridico, distinto da quello religioso. Si veda inoltre, sempre in Senofonte che nella concezione ellenica che rispecchia di questi passi la sfera dell’ethos è autonoma rispetto a quella religiosa in quanto non poggia sulla divinità come su fondamento sovrano.
Come dixaios così anche adixos ha potuto passare dall’uso comune a quello biblico essendo un concetto sostanzialmente giuridico. Anche nei LXX adixos è usato come sinonimo di asebes. E’ significativo che questo accostamento dei due concetti sia stato oi ripreso soprattutto dai padri apostolici. Secondo Sap 14,31 è la parabasis che caratterizza gli adixos. Allo stesso modo in Filone sono le azioni non conforme alla legge, che però in Filone è spesso legge naturale. E’ il perverso che trasgredisce il nomos phuseos. Come su dixaios è imperniata la teoria delle virtù, così su adixos quella dei vizi. In Abr 103, Sobr 42, Gig 2 e passim adixos è inserita senz’altro nel catalogo dei vizi accanto a altri.
2. Nondimeno adixos può assumere talvolta timbro religioso. Tale è il caso di lat. Dove il termine è sinonimo di “non conforme”, “contrario “ a Dio. Analogo è l’uso di Adixos come sinonimo di asebes che si riscontra in epigrafi già del II sec a.C..
Ma ben poco rilievo hanno questi accenni isolati di fronte alla spiccata impronta religiosa che adixos assume nel mondo giudaico-cristiano sotto l’influsso dell’A.T. La differenza sostanziale tra la concezione greca e quella giudaica sta nel fatto che secondo quest’ultima il criterio di valutazione di ogni atto umano è esclusivamente il suo rapporto con la volontà divina.
Questo influsso dell’A.T. si avverte chiaramente anche quando giudaismo ed ellenismo si fondono. Ecclus 10,7 può usare adoxon in riferimento tanto a Dio che all’uomo. In realtà anche i giudei più imbevuti di ellenismo e più aperti all’etica greca risentono pur sempre dell’influsso veterotestamentario. Si veda in Ios Ant. VIII 251 dove adixos e asebes sono sinonimi. Qui in Ant X 83 adixos è l’opposto tanto di osios (verso Dio) che di epieixes (verso gli uomini).Una forte accentuazione religiosa si nota in Conf. Ling. 129. La stessa concezione di fondo si trova in Vit Mos II 107. Anche il libro della Sapienza usa adixos in senso prettamente religioso. Gli Adixoi non sono sottomessi al Creatore come la xtisis uperetousa (16,24) ma una triste fine li attende.

B. I VARI USI DI ADIXOS, SOPRATTUTTO NEL NUOVO TESTAMENTO
Quanto è più forte è l’influsso dell’A.T., tanto più chiaramente l’adixos è concepito come il trasgressore del diritto divino. Così avviene nel N.T. dove:
1. L’uso del termine è soprattutto in funzione della tipica antitesi veterotestamentaria giusto/empio.
A quanto dimostra p. es. Eict Diss II 11,5 III 1,8, questa antitesi non era estranea al pensiero greco, dove però non riceve mai quella vigorosa caratterizzazione religiosa che abbiamo trattato in A.2. Nei XXL adixos traduce spesso rasa, l’empio, il peccatore. Anche Giuseppe conosce l’antitesi dixaios/adiXos (Bell II 239; V 407) e così pure Filone ( Abr 33 passim).
Nel N.T. l’antitesi fra dixaioi (saddiqim) e aadixoi ( r sa im) si trova in Mt 5,45 e ritorna in Act 24,15.
Nell’ossimoro 1 Cor 6,1 i gentili sono definiti “ingiusti” perché trasgressori della legge divina e quindi incapaci di rendere ingiustizia. In 1 Cor 6,9 il termine significa schiavi del peccato, empi. Ciò che rende singolare e in qualche modo problematico l’uso di adixoi in questo passo è il suo evidente richiamo a 6,8 e il contrasto con teou che vien subito dopo. Affermare che qui Paolo riprende il tema sinottico della necessità della “penitenza” , accantonando la dottrina della giustificazione , non è una spiegazione soddisfacente. Il passo adombra invece tutta la problematica del rapporto fra la dottrina della giustificazione e quella del giudizio. In 1 Petr 3,18 l’immagine di Cristo rappresentante dell’umanità si sovrappone all’antitesi giusto/ingiusto mentre in 2 Pet 2,9 gli adixoi sono gli appartenenti al “mondo” che persevera nel male ed è maturo per il giudizio.
2. Adixos significa inoltre ingiusto in senso specifico, riferito ai sovrani, giudici e – in preposizioni negative – a Dio. In PS 17,24 è detto del Messia. Le parole di Rom 3,5 respingono la stolta insinuazione che Dio, scatenando la sua ira, venga meno alla sua giustizia, mentre Heb 6,10 ribadisce che Dio , anche quando è giusto giudice, non dimentica le opere compiute nell’amore.
Altri significati specifici di adixos sono ingannatore , fallace, calunniatore, inservibile.
In Lc 16,10 l’adixos ossia il disonesto che è infedele nella amministrazione dei beni affidatigli, viene contrapposto al pistos, all’uomo fidato e sicuro. Nella preghiera del fariseo in Lc 18,11 gli adixoi sono in particolare i falsi.
3. Adixos ricorre nei LXX come attributo di nomi concreti e astratti. Come per la disonestà nel commercio, l’acquisizione illegale, il guadagno illecito, il possesso ingiusto. Nei papiri il termine ricorre come ingiustificato, inadatto, inesatto, falso ecc.
Il cod. D in Lc 16,9 si tratta della contrapposizione fra bene reale e bene fallace, perché il contrario del bene vero e effettivo.
4. Per adixos cfr Ios Ant II 50 In 1 Petr 2,19 è il contrario esatto di dicaios
5. Il neutro esprime in contrario ed è molto frequente in Filone. Notevole è l’antitesi fra dicaios e aleteia. L’antitesi ritorna con particolare insistenza in 1 Esd 3,1-4,63 dove la “verità” è in ultima analisi anche la rivelazione attuatasi nella religione ebraica. Anche Giuseppe contrappone adixon all’aleteia: la verità è la forza suprema.

L’Europa non è trasparente sulle armi che vende nel mondo

 

E’ certo che noi possiamo sempre vivere in prossimità e sotto l’attualità di Dio, e che questa vita è per noi del tutto nuova. Per noi non ci sarà più nulla di impossibile, poiché non lo è per Dio

Dietrich Bonhoeffer

L’Europa non è trasparente sulle armi che vende nel mondo
L’Europa non è trasparente sulle armi che vende nel mondo
(Foto di http://www.enaat.org/)

La Relazione annuale dell’UE sul controllo delle esportazioni di armi e sistemi militari: in ritardo, incompleta e incoerente. Il Consiglio dell’Unione Europea non sta prendendo sul serio il controllo democratico sull’esportazione di armamenti

La Rete italiana per il disarmo (RID) insieme all’European Network Against Arms Trade (ENAAT) esprimono una forte critica nei confronti del Consiglio dell’Unione Europea «per non prendere sul serio il controllo democratico sulle esportazioni di armi e di sistemi militari». Le due organizzazioni rendono nota la loro posizione in un comunicato congiunto emesso oggi a seguito della pubblicazione della “XVII Relazione sulle esportazioni di tecnologia e attrezzature militari” sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea (UE).

«Nonostante le richieste del Parlamento Europeo e della società civile, anche quest’anno la relazione è stata pubblicata in grande ritardo, è incompleta e presenta dati incoerenti», specifica la nota di ENAAT, rete di diverse organizzazioni nazionali per il controllo del commercio di armamenti in Europa. La rete europea evidenzia che ciò è conseguenza anche del «crescente impatto negativo sul controllo delle esportazioni di armi a seguito della liberalizzazione dei trasferimenti intra-UE.»

I dati della relazione si riferiscono all’anno 2014 e mostrano che la principale zona geopolitica di destinazione dei sistemi militari è stata il Medio Oriente (oltre 31,5 miliardi di euro di licenze): ciò significa che i paesi dell’UE stanno vendendo rilevanti quantità di armi nella zona del mondo col maggior numero di conflitti e regimi autoritari. Nonostante gli espliciti divieti contenuti nella Posizione Comune (2008/944/PESC), i paesi dell’UE hanno continuato ad autorizzare esportazioni di armamenti e di armi leggere a governi che abusano dei diritti umani ed a paesi coinvolti attivamente in guerre, come l’Arabia Saudita (3,9 miliardi di euro), il Qatar (11,5 miliardi), l’Egitto (6,2 miliardi) e Israele (998 milioni).

ENAAT chiede pertanto all’Unione Europea di mettere in atto una risposta globale ai conflitti agendo specificamente sulle cause sociali, economiche, ambientali e politiche, piuttosto che fare il doppio gioco del “pompiere-piromane” per assecondare una politica di benefici a breve termine. «E’ tempo che le ragioni della pace e della sicurezza prevalgano su quelle dei profitti e delle rivalità nazionali», sottolinea la nota di ENAAT.

La Relazione dell’UE peggiora di anno in anno

La 17° Relazione dell’UE sulle esportazioni di armamenti relativa all’anno 2014 è stata resa ufficialmente pubblica oggi, 4 maggio 2016. «La pubblicazione tardiva della relazione rende il controllo democratico una specie di farsa – commenta Martin Broek, ricercatore dell’associazione olandese Stop Wapenhandel. <<I dati dei trasferimenti di armi da gennaio 2014 saranno discussi 27 mesi dopo il rilascio delle autorizzazioni all’esportazione e le consegne delle armi. Se l’Unione europea e i suoi Stati membri intendono prendere seriamente il controllo dell’export di armamenti, devono migliorare i tempi di pubblicazione della relazione».

Non è solo una questione di tempi, ma di contenuti. Diversi Stati membri non comunicano secondo gli standard comuni richiesti, il che rende impossibile confrontare i dati e avere una visione chiara e coerente delle esportazioni di sistemi militari dei paesi dell’UE. Molti dei maggiori esportatori non forniscono all’UE i dati sulle esportazioni effettive (consegne) di armamenti, come il Regno Unito e la Germania, o non rivelato i dati sulle esportazioni secondo le specifiche categorie di sistemi militari, come la Francia e l’Italia.

«Invece di migliorare – commenta Giorgio Beretta, analista della Rete Italiana per il Disarmo – la relazione sta peggiorando di anno in anno e questo nonostante i ripetuti appelli delle associazioni della società civile e le esplicite richieste del Parlamento Europeo. Una tale mancanza di trasparenza non dovrebbe più essere tollerata».

Lo scorso dicembre il Parlamento Europeo ha chiesto che la relazione venisse pubblicata per tempo, in modo completo e secondo i criteri stabiliti per consentire un adeguato dibattito pubblico e il necessario controllo e ha proposto di implementare delle sanzioni in caso di violazioni. ENAAT ricorda che ricade sui governi degli Stati membri la responsabilità di fornire un adeguato quadro giuridico e la trasparenza delle informazioni necessarie per il dibattito politico e il controllo legale: le esportazioni di sistemi militari sono tuttora principalmente di competenza nazionale.

Per quanto riguarda l’Italia, i dati riportati nella Relazione dell’UE sono in linea con quelli pubblicati nella Relazione governativa relativa all’anno 2014. «Ma va notata una grave mancanza aggiunge Francesco Vignarca, coordinatore della Rete italiana per il Disarmo. <<Nonostante le nostre reiterate richieste, da diversi anni l’Italia non rende noti all’UE i dati sulle consegne (esportazioni) secondo le specifiche categorie di sistemi militari rendendo così impossibile il controllo sulle operazioni effettivamente effettuate».

Gli Stati membri dell’UE stanno giocando ai “pompieri piromani”

Ulteriori e preoccupanti considerazioni possono essere tratte riguardo sia alle esportazioni effettive sia alle autorizzazioni rilasciate nel 2014: queste ultime permettono infatti uno sguardo sulle politiche messe in atto dai governi degli Stati membri (quali paesi destinatari sono considerati ammissibili, per quale tipo di prodotti militari, ecc.) e sul futuro del commercio di sistemi militari dell’UE armi (le licenze di oggi sono le esportazioni di domani).

L’Arabia Saudita è la principale destinazione di armamenti dell’UE degli ultimi quindici anni e tra i maggiori clienti di armi europee nel 2014 figurano anche Qatar, Algeria, Marocco, Egitto, India, Emirati Arabi Uniti e Turchia. Considerando i livelli di povertà di alcuni di questi paesi, il loro coinvolgimento in conflitti e i legami sospetti con gruppi terroristici è sorprendente che i governi europei li considerino destinatari accettabili per una politica di esportazioni di armamenti chiara e responsabile.

Invece di contribuire alla sicurezza comune, le esportazioni di sistemi militari dell’UE stanno alimentando conflitti, come quello in Yemen, regimi repressivi come l’Arabia Saudita, Israele e l’Egitto: tutto questo finisce con l’incrementare i flussi di migranti e rifugiati e le pressioni alle frontiere europee, ma contemporaneamente permette di aumentare i contributi finanziari dell’UE per azioni infinite di peace-building e di ricostruzione.

«Con governi dei paesi dell’Unione Europea impegnati a promuovere le proprie esportazioni di armi, il controllo rimarrà un insignificante esercizio sulla carta fintantoché azioni legali da parte della società civile non saranno rese possibili e non avverrà un effettivo cambiamento delle politiche», ha commentato Ann Feltham, coordinatrice parlamentare della Campaign Against Arms Trade (CAAT) del Regno Unito.

Il controllo dell’export di armamenti: le ambiguità dell’UE

Nonostante la conclamata volontà di «evitare esportazioni di armi che potrebbero essere utilizzate per la repressione interna, l’aggressione internazionale o che potrebbero contribuire all’instabilità regionale», di fatto l’Unione Europea sta abbassando gli standard di controllo del commercio di armamenti, coprendo l’operazione come liberalizzazione del mercato interno. La Francia, ad esempio, nel giugno del 2014 ha intrapreso una revisione completa del sistema di controllo delle esportazioni nell’ambito della “Direttiva sui trasferimenti di prodotti della difesa”.  «Questo nuovo regime – spiega Tony Fortin, Presidente dell’Observatoire des Armements (Francia) – esenta lo Stato dalla responsabilità per il controllo delle esportazioni e aumenta il rischio di abusi, limitando il controllo democratico»

Allo stesso modo – secondo l’associazione Vredesactie (Belgio) – nelle Fiandre (la regione fiamminga del Belgio) l’uso delle “licenze generali” rende molto più difficile conoscere l’utilizzatore finale soprattutto nel caso dei componenti di materiali di armamento: di conseguenza circa la metà delle esportazioni di beni non sarà più soggetta a controlli.

Firmato da:

– BUKO: Campaign stop the arms trade (Bremen – Germania)

– Campaign Against Arms Trade (CAAT) (Londra – Regno Unito)

– Centre Delàs d’Estudis per la Pau (Barcellona – Spagna)

– Committee of 100 (Finlandia)

– Human Rights Institute (Slovacchia)

– International Peace Bureau (IPB)

– NESEHNUTÍ (Repubblica Ceca)

– Norwegian Peace Association (Norvegia)

– Observatoire des armements (Francia)

– Peace Union of Finland (Finlandia)

– Quaker Council for European Affairs (QCEA)

– Rete Italiana per il Disarmo (Italia)

– Stop Wapenhandel (Paesi Bassi)

– Swedish Peace and Arbitration Society (Svezia)

– Vredesactie (Belgio)

 

PRESIDIO DI SOLIDARIETA’ PER LE ANTIMILITARISTE: solidarietà quacchera

Soltanto dalla pace tra due, tre persone può sorgere la grande pace in cui speriamo. Bonhoeffer

 

C’è un contatto diretto fra Dio, ossia Gesù, e l’essere umano, o il credente: riteniamo non solo che non esista il mestiere di prete o pastore (papa o sinodale) ma nessun sacramento è fondato come presenza dello Spirito, sia come il battesimo d’acqua che la cena di pane e vino. Per questo non siamo Chiesa. Molto semplicemente il tempio siamo noi Amici di Gesù.

 

PRESIDIO DI SOLIDARIETA’ PER LE ANTIMILITARISTE
21 APRILE 2016 ORE 09.00
TRIBUNALE DEI MINORI Comitato studentesco contro l’occupazione militare della Sardegna-Cagliari