A chi appartiene Bonhoeffer?

Movimenti sovranisti si sono appropriati del teologo ucciso 75 anni fa dal regime nazifascista. Com’è stato possibile? Intervista a Fulvio Ferrario

A chi appartiene Bonhoeffer?

(Gaëlle Courtens) Il 9 aprile di 75 anni fa nel campo di concentramento di Flossenbürg, in Baviera, veniva impiccato a soli 38 anni il pastore luterano Dietrich Bonhoeffer (1906 – 1945). Teologo evangelico, pioniere del movimento ecumenico, pacifista radicale, ma anche scrittore e poeta, fu un esponente della resistenza contro il nazionalsocialismo.
Bonhoeffer aiutò degli ebrei a fuggire dalla Germania, sostenne la resistenza al nazismo aderendo alla “chiesa confessante” contro i “Deutsche Christen” del Terzo Reich, e nell’estate del 1944 entrò a far parte della rete che organizzò un attentato contro Adolf Hitler, al quale il Führer scampò. Nove mesi dopo, e a pochi giorni dalla liberazione del campo in cui era rinchiuso, Bonhoeffer fu giustiziato per ordine diretto di Hitler.
Durante la sua prigionia, nel carcere berlinese di Tegel, scrisse lettere e poesie, raccolte nel celebre volume “Resistenza e resa” e pubblicato postumo nel 1951. Molti cristiani lo considerano un martire del 20.esimo secolo.

Dietrich Bonhoeffer

A chi appartiene Bonhoeffer?

Usurpato dai sovranisti?
Da qualche anno a questa parte Dietrich Bonhoeffer – molto amato in ambito ecumenico, ma anche negli ambienti progressisti – è stato scoperto dalle destre sovraniste che ricorrono al suo pensiero e ai suoi scritti per consolidare la loro agenda politica.
Nel Memoriale di Flossenbürg una targa voluta dal presidente americano Donald Trump ricorda il martirio di Bonhoeffer. Ad inaugurarla un anno fa è stato l’ambasciatore americano a Berlino, Richard Grenell, esponente di quella destra religiosa statunitense, influente nell’attuale amministrazione americana, cui appartiene anche il vicepresidente Mike Pence, il quale si proclama “ammiratore di Bonhoeffer”. I rappresentanti della Chiesa evangelica in Germania (EKD), pur invitati, si sono tenuti alla larga da questa cerimonia.
Ma a chi appartiene Bonhoeffer? Possibile che possa essere oggetto di contesa? Lo abbiamo chiesto al teologo Fulvio Ferrario, decano della Facoltà valdese di teologia a Roma e – in ambito italofono – tra i maggiori studiosi di Dietrich Bonhoeffer.

Fulvio Ferrario

A chi appartiene Bonhoeffer?

Professor Ferrario, come è stato possibile che le destre religiose si appropriassero del pensiero di Bonhoeffer, ucciso dai nazifascisti?
Bonhoeffer è un personaggio al quale tutti vorremmo richiamarci: esercita un fascino del tutto particolare e quindi non stupisce che anche da parte di questi settori ci sia il tentativo di utilizzare la sua figura. Si tratta di una fattispecie tipica di tutti i grandi santi o miti. Bonhoeffer senza dubbio è anche un mito. Ma vedo in questo anche una specie di vendetta della storia nei confronti dell’appropriazione di Bonhoeffer da parte dei “liberal”, i quali lo hanno eretto a simbolo del progressismo.

Con la pubblicazione di una biografia rivisitata di Bonhoeffer a firma dell’autore evangelicale Eric Metaxas, una decina di anni fa è entrato nel linguaggio dell’ultra destra americana un nuovo termine: il “Bonhoeffer Moment”. Alludendo alla resistenza di Bonhoeffer contro il regime nazifascista il ‘momento bonhoefferiano’ sarebbe quell’azione politica che va contro l’establishment, contro le élite liberali o la cultura dominante. Un approccio legittimo?
Intanto credo che sia giusto esprimere un certo dispetto per il successo ottenuto dal libro di Metaxas che è stato prontamente tradotto e sponsorizzato – del tutto immeritatamente – anche da esponenti della pubblicistica religiosa in Italia. Detto questo, si tratta di una faccenda pericolosa! Che cosa vuol dire essere contro le élite? Chi sono le élite? Mentre Bonhoeffer costantemente rifugge dalle frasi fatte, cercando un linguaggio autentico che faccia almeno il tentativo di mordere la realtà senza girare su sé stessi, questo linguaggio da parte di detentori del potere che parlano di élite è quanto mai eccentrico.

Bonhoeffer senza dubbio è anche un mito

Vorrei menzionare un esempio caratteristico di questa strumentalizzazione di Bonhoeffer. Egli ha scritto una poesia autobiografica, molto bella e profonda, in cui parla dell’azione e dice: solo nell’azione, e non nel fluire eterno dei pensieri, è la libertà. In bocca a Bonhoeffer, che è un intellettuale, è una autocritica all’intellettuale che rischia di soffocare in un giro di pensieri che lo sottraggono all’intervento nella realtà concreta. Ripresa da Trump, è stata reinterpretata: nell’azione, e non nel pensare, è la libertà. È diventata praticamente una benedizione dell’agire senza pensare, con tutto quello che questo significa. La frase di Bonhoeffer astratta dal contesto può diventare una sciocchezza pericolosissima.

Dietrich Bonhoeffer, martire della resistenza (Segni dei Tempi RSI)

In Germania anche la Alternative für Deutschland (AfD) sembra subire il fascino “antisistema” di Bonhoeffer, facendone un modello di resistenza contro le cosiddette “forze del male”. Secondo alcuni osservatori dietro a questa appropriazione della figura di Bonhoeffer da parte della AfD ci sarebbe un calcolo cinico, quello di dividere la Chiesa evangelica in Germania (EKD)…
Da un lato l’AfD è interessata a smarcarsi dall’accusa di nazismo: agganciarsi a una vittima del nazionalsocialismo è un modo per rifarsi una verginità non nazista o antinazista. Questo è senz’altro un lato dell’operazione. Poi c’è l’EKD, che storicamente è stata guidata da studiosi che si richiamano volentieri a Bonhoeffer – è il caso dell’attuale presidente, il vescovo Heinrich Bedford-Strohm, ed è stato il caso in passato del vescovo Wolfgang Huber. Ora, l’EKD da più parti è accusata di troppo liberalismo ed ecologismo… anche da circoli ultra pietisti interni alla stessa EKD e, naturalmente, anche dall’estrema destra.

Heinrich Bedford-Strohm, presidente EKD

A chi appartiene Bonhoeffer?

Il tentativo di spaccare l’EKD non mi stupisce, del resto in Italia nei confronti della chiesa cattolica si assiste a qualcosa del genere, cioè a un tentativo, anche lì, di rivolgersi – agitando rosari, tirando in ballo il cuore immacolato di Maria – ai settori più conservatori e più chiusi del cattolicesimo italiano per contrastare alcuni aspetti della linea, per esempio, della Conferenza episcopale. Facciamo un esempio per tutti, la questione dei migranti. Ci sono alcuni parallelismi. Non c’è dubbio che la destra abbia un certo interesse a immischiarsi nei dibattiti interni alle chiese per cercare di portare acqua al proprio mulino.

Secondo lei, professor Ferrario, oggi, a 75 anni dalla sua morte, come dobbiamo guardare a Bonhoeffer?
Secondo me Bonhoeffer è uno stimolo: è stato un teologo che ha richiamato il protestantesimo alla serietà del discepolato, cioè al fatto che essere cristiani è una cosa faticosa e che parlare della grazia non basta per vivere della grazia. Inoltre ha cercato di immaginare un cristianesimo futuro, che parli a donne e uomini “non religiosi” del 20.esimo secolo – siamo nel 21.esimo e il problema è ancora attuale. Insomma, su tante cose, per esempio la questione degli ebrei e l’atteggiamento del cristianesimo nei confronti degli ebrei, Bonhoeffer è stato un precursore. Lui ha visto, allora, quello che altri non hanno visto.
Dovremmo dichiarare finito il tempo in cui tutti ci appropriamo di Bonhoeffer: non ci è stato dato perché ne facciamo delle magliette. Certo, è diventato un classico e come tutti i classici può essere letto in molti modi, ma in molti modi non vuol dire in tutti. Il modo in cui lo legge oggi l’ultra destra è certamente un abuso. Non escludo che ci siano stati anche degli abusi “di sinistra”, ma forse possiamo lasciarci tutto questo alle spalle e tornare a leggere questo autore come un uomo del passato. Io credo che in questo modo gli si faccia anche giustizia: non dobbiamo chiedere a lui risposte a interrogativi nati molto dopo.

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