Parte quarta delle letture estive sui quaccheri

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personale, una super-burocrazia che alimenta parassiti e genera lungaggini e sperperi, e presto o tardi la ricomparsa, anche in esso, delle caste dei privilegiati e dei paria.36 Effettivamente avevano ogni ragione per non fidarsi di uno stato che era stato causa e strumento delle loro più grandi persecuzioni, che aveva cercato di sopprimerli, e che ora si ingeriva nei loro commerci esclusivamente come esattore di tasse e accise.37 Il fatto che all’origine fossero un gruppo perseguitato accentuò la loro psicologia di outsider. Ciò significa che essi mantennero sempre un atteggiamento di diffidenza verso l’autorità, senza aspettarsi alcun aiuto dal governo in caso di difficoltà.38 Predicando contro l’ozio, gli sprechi, l’indulgenza ai piaceri o lo sciupio dei propri capitali per acquisire beni mondani, i quaccheri incarnarono fedelmente quell’etica “protestante” descritta da Max Weber, così strettamente legata allo sviluppo del capitalismo. Per mezzo della loro assoluta integrità riuscirono a superare tutti nella reputazione commerciale, e la loro parola divenne la moneta di maggior valore nel paese. Come ricorda il fondatore George Fox sul suo Diario, «a poco a poco la gente si rese conto dell’onestà e della sincerità degli Amici e come essi si attenessero al sì e al no nella parola e negli affari, e il loro modo di vita e il loro parlare aveva un profondo effetto e convinceva tutti della testimonianza di Dio, ed essi videro e si resero conto che, a causa della loro coscienza rispetto a Dio, essi non li avrebbero mai ingannati o frodati, e alla fine capirono che potevano anche mandare un bambino e avrebbero ricevuto lo stesso trattamento che se fossero andati di persona, in uno qualsiasi dei loro negozi».39

Proprio per mantenere fede alla parola data, gli Amici furono i primi a stabilire il sistema dei prezzi fissi per le loro merci, abbandonando l’abitudine allora corrente di mercanteggiare. Essi godevano di largo credito, molti affidavano loro volentieri il proprio denaro, erano pronti a partecipare alle loro imprese commerciali, erano ansiosi di essere assunti alle loro dipendenze.40 Per salvaguardare questa reputazione, la comunità degli Amici esercitava un penetrante controllo sulle attività economiche dei

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36 Cfr. DELL’ORO, Giorgio Fox e i quaccheri, cit., p. 138. 37 Cfr. WALVIN, The Quakers, cit., p. 76.

38 Cfr. KING, Quakernomics, cit., p. 14.

39 The Journal of George Fox, Cambridge, Cambridge University Press, 1952, p. 169. 40 Cfr. SYKES, Storia dei quaccheri, cit., p. 191-192.

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propri membri. Chi non si dimostrava al livello della correttezza quacchera negli affari veniva inesorabilmente disconosciuto dalla comunità, perché bisognava proteggere un prestigio che era prezioso.41

In questo modo i quaccheri inglesi e americani non solo prosperarono, ma divennero una comunità oltremodo ricca. E tuttavia mai usarono questo loro potere per favorire i loro interessi politici come gruppo.42 Nella Società degli Amici non c’erano gerarchie, capi o un quartier generale. La Società era organizzata come una blanda federazione di riunioni autonome, le quali erano prive di poteri vincolanti. In questi incontri non si tenevano mai votazioni a maggioranza, ma si cercava sempre l’accordo unanime. I quaccheri ritenevano che il loro metodo di governo, nascente dal basso verso l’alto su base locale e volontaria, fosse adatto anche alla società nel suo insieme. Esso avrebbe rappresentato, secondo l’influente filosofo e teologo quacchero americano Rufus Jones

(1863-1948),      «un    sostituto     al     nostro     insoddisfacente     sistema     di    governo maggioritario».43

Contro la guerra

I quaccheri non hanno formulato una nuova teoria dei rapporti tra lo stato e l’individuo, ma hanno affermato, con i loro principii, i limiti dell’autorità dello stato. Hanno rifiutato di obbedire ad imposizioni che invadevano il sacro dominio della loro fedeltà a Cristo,come già gli antichi cristiani quando si imponeva loro il culto verso l’imperatore, subendone le conseguenze.44 I quaccheri sono diventati famosi nel mondo per il loro pacifismo, che si è tradotto nel rifiuto di obbedire al proprio governo, quando questo ordina di imbracciare le armi e sparare ad altri esseri umani. In America i quaccheri che si rifiutarono di combattere nella guerra d’indipendenza e nella guerra civile ebbero non


41 Cfr. DELL’ORO, Giorgio Fox e i quaccheri, cit., p. 113. 42 Cfr. WINDSOR, The Quaker Enterprise, cit., p. 27.

43 Queste idee quacchere sul governo, scrive Rufus Jones, sono state sviluppate da Mary Parker Follett nell’“ammirevole” libro The New State (New York, Evergreen Review, 1918). Cfr. R.M. JONES, The Faith and the Practice of the Quakers, London, Methuen, 1927, p. 68-69.

44 Cfr. GRUBB, L’essenza del Quaccherismo, cit., p. 138.

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pochi problemi.45 In Inghilterra il politico quacchero John Bright, che nel 1846 insieme

a Richard Cobden aveva ottenuto una memorabile vittoria nella lotta liberoscambista per l’abolizione delle leggi protezioniste sul grano, perse il seggio in Parlamento a causa dei suoi appassionati discorsi contro la guerra di Crimea.46     Questa posizione intransigente venne ribadita nell’affollata assemblea annuale di Londra del 1915, dove i quaccheri affermarono la malvagità della guerra e il dovere di illuminare chiunque su questo punto, anche a costo di sfidare la censura militare. La Società degli Amici fu dunque l’unica confessione religiosa a rimanere indenne dalle esaltazioni statolatriche e nazionaliste che porteranno l’Europa alla peggiore catastrofe della sua storia.47

Mentre molti sacerdoti cattolici e pastori protestanti benedivano la propria nazione che andava alla guerra, i quaccheri rifiutarono la coscrizione, si diedero a diffondere pubblicazioni antimilitariste non autorizzate, e accettarono ogni sorta di angherie per amore della loro fede. Il governo inglese reagì infatti con processi e condanne: 142 di loro furono messi in prigione e 5 furono condannati a morte dalla corte marziale, anche se la sentenza fu poi commutata in 10 anni di lavori forzati. Nel dicembre 1917 gli Amici sfidarono apertamente i regolamenti imposti dalla censura, notificando al governo e alla stampa le loro intenzioni e le loro ragioni: «Per i Cristiani è un dovere permanente di essere liberi di obbedire, ed agire e parlare, in conformità alla legge del

Signore, una legge che è superiore a quella di qualsiasi stato, e nessun funzionario governativo può esonerare gli uomini da questo loro dovere».48

Gli Amici inglesi e americani crearono allora un Comitato di servizio, il Friends Service Council, per organizzare gli aiuti alle vittime della guerra. In questa attività di soccorso i quaccheri si erano già prestati durante le guerre dell’ottocento, ma nella prima guerra mondiale svilupparono un’attività davvero prodigiosa. La grandiosa


45 I dilemmi morali dei quaccheri durante la guerra di secessione americana sono rappresentati nel magnifico film La Legge del Signore (Friendly Persuasion) del 1956, diretto da William Wyler, con Gary Cooper, Dorothy McGuire e Anthony Perkins.

46 Cfr. KING, Quakernomics, cit., p. 127.

47 Sulla prima guerra mondiale come effetto dello “stato totale” si veda l’illuminante riflessione storiografica di B. DI MARTINO, La Grande Guerra 1914-1918. Stato onnipotente e catastrofe della civiltà, Plano, TX, Monolateral, 2018.

48 Dichiarazione riportata da SYKES, Storia dei quaccheri, cit., p. 265.

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organizzazione umanitaria messa in atto dai quaccheri anglosassoni nell’Europa in fiamme fu la più imponente che il mondo avesse sperimentato fino a quel momento. Il personaggio chiave di questa operazione fu il già ricordato Rufus Jones, il quale riuscì ad ottenere dal presidente Wilson lo status di “servizio non combattente” per i quaccheri, che permetteva loro di essere in prima linea nell’impegno di soccorso.49 Finita la guerra l’opera di assistenza non cessò, ma si estese alla Germania e all’Austria e poi, dal 1921 al 1923, all’Unione Sovietica durante la terribile carestia provocata dalla politica economica comunista di Lenin: un lavoro eroico nello sterminato territorio russo, prestato in condizioni difficilissime. I Comitati di servizio non smobilitarono mai, e aiutarono ovunque i profughi in fuga dalle dittature. Nella seconda guerra mondiale i quaccheri emularono per zelo l’attività svolta nella Grande Guerra, tanto che nel 1947 venne loro conferito il premio Nobel per la pace.

Elogi e riconoscimenti

La coerenza di vita cristiana dei quaccheri ha sempre suscitato ammirazione nei contemporanei e numerosi sono stati gli attestati di stima. Il vescovo anglicano B.F. Westcott scrisse che «Fox fu capace di plasmare un carattere in quelli che lo seguirono, carattere che sotto i riguardi dell’indipendenza, della sincerità, dell’energia, della intrepidezza, della purità, non è stato mai sorpassato nella storia delle lotte cristiane».50 Nella sua Storia della società inglese, G.M. Trevelyan scrisse un significativo elogio dei quaccheri: «Il gran compito di quella gente eccezionale fu di mantenere intatte le doti cristiane nel mondo degli affari e della vita domestica, e di mantenerle senza ostentazione e ipocrisia. L’Inghilterra può ben essere orgogliosa di averla prodotta e perpetuata. La pentola puritana era andata in bollore con immensa foga e furia; quando si fu raffreddata e se ne versò il contenuto, si ritrovò al fondo questo prezioso sedimento».51


49 Si legga al riguardo la dettagliata ricostruzione di P. MACRÌ, L’American Friends Service Committee e il soccorso quacchero in Europa dalla Grande guerra al 1923, San Cesario di Lecce, Manni, 2013, con prefazione di Antonio Donno.

50 B.F. WESTCOTT, Social Aspects of Christianity, London, MacMillan, 1909, p. 129. 51 G.M. TREVELYAN, Storia della società inglese, Torino, Einaudi, 1942, p. 341.

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Il filosofo americano William James scrisse nel suo classico studio La varietà

dell’esperienza religiosa che «la religione quacchera fondata da Fox è qualcosa che è impossibile elogiare troppo. In un’epoca di falsità fu una religione di veridicità radicata nell’interiorità spirituale, e rappresentò un ritorno alla verità del Vangelo originario più di qualsiasi esperienza gli uomini avessero mai conosciuto».52 In Italia il quaccherismo ha avuto una limitatissima diffusione, ma non ha mancato di suscitare simpatie in alcuni pensatori cattolici come Piero Martinetti e Ernesto Bonaiuti, o pacifisti come Giovanni Pioli e Aldo Capitini.53

In definitiva, come rileva Antonio Donno, il quaccherismo è una religione anglosassone, frutto delle peculiari condizioni di libertà garantite dalla Gran Bretagna e sviluppatesi potentemente all’interno dell’immenso territorio americano, grazie alle libertà che la sfera anglo-americana garantiva ai propri cittadini in virtù della sua tradizione liberale, libertà che erano inconcepibili nell’Europa continentale.54 La Società degli Amici infatti ha avuto una storia gloriosa tutta le volte che si è opposta alle pretese dello Stato e si è tenuta lontana dagli scontri politici o ideologici.

Politicizzazione e declino

L’ondata di secolarizzazione che ha investito il cattolicesimo e il protestantesimo a partire dalla metà degli anni sessanta non ha però risparmiato il quaccherismo, producendo un analogo declino nella pratica spirituale. Una grave macchia furono le ripetute prese di posizioni dei quaccheri dell’American Friends Service Committee


52 Cit. in YOUNT, How the Quakers Invented America, cit., p. 103.

53 Piero Martinetti nel suo libro Gesù Cristo e il Cristianesimo (Milano, Il Saggiatore, 1964, p. 470) parla con fervore della Luce interiore, sino a concludere che «la società quacchera è certo la forma più pura e più vitale del cristianesimo attuale». Di Ernesto Bonaiuti fece scalpore nel 1932 una conferenza elogiativa sui quaccheri, tenuta nella sede dell’YMCA a Roma. Giovanni Pioli ammirò i quaccheri, conobbe molti suoi rappresentanti e ne sposò due principi, quello sulla religione senza sacerdoti e quello sul diritto all’obiezione di coscienza contro il militarismo; Aldo Capitini amava spesso ricordare i precedenti quaccheri nella sua lunga lotta per gli ideali pacifisti. DALL’ORO, Giorgio Fox e i quaccheri, cit., p. 140. 54 A. DONNO, Prefazione a P. MACRÌ, L’American Friends Service Committee e il soccorso quacchero in Europa dalla Grande guerra al 1923, cit., p. 7.

Mancano solo 3 pagine …. fortunatamente.

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