Meeting Minutes del 30/6/2020

Ieri dopo l’ennesimo intervento omofobo contro i pride ho abbandonato la Lista inglese su Facebook “Quaccheri cristiani”: abominevole non solo per le immagini che raffidurano il divino ma il letteralismo che impiegano da ignoranti di teologia ed ermeneutica… Rimaniamo come autonomi, come espressione spirituale del cristianesimo libero, non agganciabili ad altre realtà. Qui non ci mettono piede. Loro!

“Quanto meno ti aspetti, tanto più ricevi “
Etty Hillesum

“Potete sempre dar qualcosa, non foss’altro che gentilezza.” – ANNE FRANK

L’uomo di responsabilità, che sta fra legame e libertà e che deve osare, in quanto legato, agire in libertà, non trova la sua giustificazione nel legame ovvero nella libertà, bensì soltanto in colui che lo ha posto in questa situazione, umanamente impossibile chiedendo che egli agisca. Il responsabile consegna sé e le proprie azioni a Dio.

In memoria

In questa data nel 1565 (30 giugno), Matthias Servaes fu eseguito decapitando a #Colonia, Germania. Era un predicatore #anabattista, un tessitore di lino per commercio. Lo specchio dei martiri comprende 10 lettere che ha scritto di prigione (vedi pp. 688-703).
~ La serie di esecuzioni anabattiste di Marginal Mennonite Society.

In questa data nel 1551 (30 giugno), Theunis van Hastenrath (ovvero Teunis van Hastelraed) è stato bruciato sul rogo di #Linnich, Germania. Era un anziano #anabattista. Vedi lo specchio dei martiri, pp. 495-496.
~ La serie di esecuzioni anabattiste di Marginal Mennonite Society.


Buon Compleanno


Buon 68° compleanno, Nozizwe Madlala-Routledge (nato il 29 giugno 1952)! #Quaker#pacifista#comunista. Attivista antipartheid. Attivista dell’AIDS. Ministro della Salute sudafricano dal 2004 al 2007. Nato a KwaZulu-Natal, Sud Africa.
~ La serie degli eroi di Marginal Mennonite Society.


Buon compleanno, Kwame Ture (ovvero Stokely Carmichael) (29 giugno 1941-Novembre. 15, 1998)! Attivista per i diritti civili. Attivista anti-guerra. Pan-africanista. Socialista. Diplomato al Bronx High School of Science. Diplomato alla Howard University. Leader del Comitato di Coordinamento non violento studentesco (SNCC). Leader nel Partito della Pantera Nera. Partecipante alle Freedom Rides del 1961. Popolarizzò la frase ′′ Black Power.” Arrestato e imprigionato molte volte per atti di disobbedienza civile. Nato nel porto di Spagna, Trinidad e Tobago. Morto a Conakry, Guinea.
~ La serie degli eroi di Marginal Mennonite Society.


Meditazione

Certo, ci sono tante preghiere non esaudite. Chi prega, forse da anni, per una certa cosa, e non l’ottiene, sa che cosa significa «preghiera non esaudita». Ci si aggrappa alla promessa, ma l’esaudimento non viene. È un’esperienza amara: si ha l’impressione di pregare invano. È vero però che preghiera non esaudita non vuol dire preghiera non ascoltata. E neppure preghiera senza risposta. Solo che la risposta può essere così diversa da quella che ci aspettavamo, che ci riesce difficile riconoscerla come risposta. È comunque un fatto che c’è anche un silenzio di Dio.

E di fronte al silenzio del Signore, può nascere lo scoramento, la delusione, l’abbandono di ogni forma di fede.

Un’esperienza traumatica, quella del silenzio di Dio, che va presa sul serio, senza cercare di giustificare Dio ma anche senza ricorrere alle facili scorciatoie devozionali che un certo tipo di spiritualità propone riguardo al dolore e alla sofferenza. Gesù Cristo, esortandoci a chiedere a Dio qualsiasi cosa, ha forse esagerato? Avrebbe fatto meglio a promettere di meno? Certo, per un credente, quel silenzio resta un mistero: e a volte è davvero difficile continuare a credere che Dio sia anche un “padre” amorevole e sollecito.

Mi è capitato tra le mani un libretto, un capolavoro pubblicato nel 1946 dal titolo “Yossl Rakover si rivolge a Dio”. Si tratta dell’ultimo messaggio scritto da un ebreo, Yossl Rakover appunto, nel ghetto di Varsavia, mentre il cerchio della morte nazista si stringeva, minuto dopo minuto, intorno a lui. Sentite le sue parole, che il filosofo Levinas aveva definito “un salmo moderno”, nel quale “tutti noi superstiti riconosciamo con sbalordito turbamento la nostra vita”: “Ti voglio chiedere Dio, e questa domanda brucia dentro di me come un fuoco divorante: che cosa ancora sì, che cosa ancora deve accadere perché Tu mostri nuovamente il tuo volto al mondo? Ti voglio dire in modo chiaro e aperto che ora più che in qualsiasi tratto precedente del nostro infinito cammino di tormenti, noi torturati, disonorati, soffocati, noi sepolti vivi e bruciati vivi, noi oltraggiati, scherniti, derisi, noi massacrati a milioni, abbiamo il diritto di sapere: dove si trovano i confini della Tua pazienza?”.

Sono parole durissime, che dovrebbero farci riflettere anche sulle immani tragedie dei nostri giorni, così vicine a noi. La Parola della promessa, a cui noi credenti ci affidiamo, ci dice che affidarsi a Dio non è mai sbagliato; la vita di Gesù, a cui noi credenti guardiamo, ci dice che affidarsi a Dio non è mai sbagliato. Io credo, per parte mia, che a Dio possiamo chiedere ogni cosa, ma questo non vuol dire che dobbiamo ottenere ogni cosa. Lo ripeto: affidarsi a Dio non è mai sbagliato. Ma proprio l’esperienza stessa di Gesù ci insegna che «una cosa è chiedere, un’altra è pretendere», aspettandosi un esaudimento automatico e quasi magico. Gesù ha chiesto che bere il calice amaro gli fosse risparmiato, ma non lo ha preteso. Ciò che veramente Dio non nega mai a chi glielo domanda con cuore sincero è lo “Spirito Santo”, dice il testo di Luca, ossia la forza di continuare ad amare e accettare di essere amati anche attraverso le prove più dolorose e drammatiche della vita.

Capisco però che ci si può stancare di credere. Ci si può stancare di Dio. Si può abbandonare la partita, si può, come si dice, perdere la fede. È successo anche a Gesù, non di perdere la fede, ma di perdere discepoli: «Molti dei suoi discepoli si ritrassero indietro e non andavano più con lui» (c’è scritto nel vangelo di Giovanni). C’è chi di fronte alle sofferenze del mondo e della vita, nella morsa della contraddizione tra ciò che crede e ciò che vede, non ce la fa più a continuare a credere, «sperando contro ogni speranza» come dice Paolo nella lettera ai Romani. È una cosa tristissima, una sconfitta per l’uomo e per Dio, ma succede. Che dire? Non c’è nulla da dire, c’è solo da portare, con chi non ce la fa più, un po’ del peso delle prove che sembrano aver spento in lui, almeno per ora, la fiamma della fede. Niente di più e niente di meno.

Però, proprio come insegna la vicenda di Cristo, dopo una morte ci può essere una resurrezione. Vale per la vita umana, vale per l’amore, può valere anche per la fede. Come ci può essere un venerdì santo della fede – “speravamo che fosse lui, Gesù, che avrebbe riscattato Israele!” dicono i discepoli di Emmaus “e invece…” – così la fede può risorgere, come è risorta quella dei suoi discepoli davanti alla tomba vuota, davanti al corpo risorto, davanti allo spezzare in pane insieme.

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