Sciopero davanti al Consolato australiano | #AustraliaOnFire

12.01.2020 – Fridays For Future

Sciopero davanti al Consolato australiano | #AustraliaOnFire
(Foto di https://www.facebook.com/events/2617889268439274/)

Venerdì 17 gennaio 2020 dalle 17 alle 19
Consolato australiano, Via Borgogna 2, Milano

L’Australia è in fiamme! Venerdì 17 gennaio scioperiamo in tutto il mondo davanti ad ambasciate e consolati australiani.

Da oltre 3 mesi le foreste australiane bruciano come non hanno mai bruciato prima. Un disastro senza precedenti: circa 8 milioni di ettari di territorio, una superficie doppia a quella degli incendi del 2019 in Siberia e in Amazzonia combinati, e pari ai quattro quinti di tutte le foreste italiane. La superficie bruciata ha superato il doppio della seconda annata più drammatica (il 1974 con 3.5 milioni di ettari). Tutto questo sta accadendo nell’indifferenza dei governi. Anzi, non nell’indifferenza, ma nella complicità di chi nega i cambiamenti climatici.

In Australia circa metà degli incendi sono causati da fulmini e metà dall’uomo. Gli incendi più grandi tendono tuttavia a essere causati dai fulmini, perché interessano le aree più remote e disabitate.
Stanno circolando notizie relative all’arresto di presunti incendiari. In parte sono state dimostrate essere notizie false diffuse dal governo e dalla polizia per negare il problema del clima (https://www.theguardian.com/…/twitter-bots-trolls-australia…).

Tuttavia è evidente che qui il problema non è cosa accende la fiamma, ma cosa la fa propagare una volta accesa – sono due fasi diverse e ben distinte.

Il 2019 è stato in Australia l’anno più caldo e più secco mai registrato dal 1900 a oggi. Nell’ultimo anno le temperature medie sono state 1.5 gradi più alte rispetto alla media 1961-1990, le massime oltre 2 °C in più ed è mancato oltre un terzo della pioggia che solitamente cade sul continente. Un’ondata di calore che ha fatto registrare nel paese temperature record a dicembre (42 °C di media nazionale, con punte di 49), mentre la siccità si protrae ormai da ben due anni.
L’Australia è il più grande esportatore mondiale di carbone e gas naturale liquefatto e il primo ministro, che ha vinto a sorpresa le elezioni a maggio, il mese scorso ha respinto le richieste di ridimensionare la redditizia industria australiana del carbone.

Secondo Morrison e il suo governo, infatti, non ci sono prove che colleghino in maniera diretta le emissioni di carbonio dell’Australia agli incendi boschivi e nuovi investimenti nel carbone possono essere compatibili con le politiche energetiche e climatiche del paese.

Morrison ha deciso inoltre di cancellare la cosiddetta Garanzia Energetica Nazionale (NEG), cioè un programma energetico che era già stato criticato da molti come ampiamente insufficiente per raggiungere gli obiettivi degli accordi di Parigi.

Purtroppo, con l’abbandono della NEG, l’Australia non ha più neanche la parvenza di una politica coerente o integrata per la transizione energetica e la riduzione delle emissioni e il governo vuole rivedere gli obiettivi già insufficienti di riduzione del 26-28% delle emissioni di CO2 entro il 2030.

Fermare questa follia è una necessità. Ne va della sopravvivenza di decine di popolazioni e specie nell’immediato, della vita di tutte e tutti noi, del futuro del pianeta.

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