Pericoli e domande sull’era di Zuckerberg

29.11.2019 – Roberto Savio

Pericoli e domande sull’era di Zuckerberg

Quest’anno Internet compie 30 anni. Alla fine degli anni ‘80 per la prima volta dal 1435, un cittadino brasiliano ha potuto finalmente scambiare le sue opinioni ed informazioni con qualcuno in Finlandia. Internet vera e propria, l’infrastruttura per la comunicazione attraverso il Web, è un po’ più vecchia: fu infatti sviluppata da ARPANET, un progetto del Dipartimento alla Difesa americano, sotto la supervisione dell’Agenzia per i Progetti di Ricerca Avanzati,  per decentrare le comunicazioni in caso di attacco militare. Questo sistema fu messo a servizio delle comunicazioni tra scienziati e università. In seguito, nel 1989, Tim Berners-Lee del CERN in Svizzera, inventò l’Hyperlink e il Web divenne pubblico.

La mia generazione ha visto l’arrivo della rete come una grande opportunità per la democrazia. Noi veniamo dall’era di Gutenberg, un’era che nel 1435 cambiò il mondo. Dai manoscritti redatti dai monaci per poche persone nei monasteri, l’invenzione dei caratteri mobili che potevano essere riutilizzati significò 8 milioni di copie di libri diffusi in tutta Europa in soli 20 anni. Tra le altre cose, significò anche la creazione dell’informazione. Le persone che prima di allora difficilmente avevano la possibilità di allargare i propri orizzonti, poterono improvvisamente avere informazioni sul loro paese ed addirittura sul mondo. Il primo giornale fu stampato a Strasburgo nel 1605 ed in seguito, fino al 1989, il mondo è stato nutrito di informazioni.

L’informazione aveva un serio limite, aveva una struttura verticale: poche persone mandavano notizie ad un largo pubblico di lettori senza feedback. La notizia non era partecipativa, aveva bisogno di ingenti investimenti, veniva facilmente usata dal potere economico o dal potere politico.

Nel Terzo Mondo il sistema dei media era parte dello stato.

Nel 1976 l’88% del flusso delle notizie mondiali veniva da tre paesi: Regno Unito, Stati Uniti e Francia, con le loro agenzie di stampa transnazionali (API, UPI, Reuter, France Press). Tutti i media del mondo dipendevano dal loro servizio di informazione. Alcune agenzie di stampa alternative, come l’Inter Press Service, erano in grado di intaccare il loro monopolio. Ma le cose che scritte dalla maggior parte dei media erano una finestra parziale sul mondo.

E poi arriva la rete e, con essa, la comunicazione orizzontale. Ogni destinatario divenne anche mittente. Per la prima volta dal 1435, i media non furono più l’unica finestra sul mondo. Le persone che la pensavano allo stesso modo potevano unirsi tra loro per organizzare azioni sociali, culturali ed economiche. Il cambiamento fu evidente nella Conferenza mondiale delle donne delle Nazioni Unite a Pechino, nel 1995.

Le donne crearono reti prima della Conferenza e presentarono un piano d’azione comune. I governi così non erano preparati e la Dichiarazione di Pechino sembrò essere una svolta, una cosa totalmente diversa dalla blanda dichiarazione delle precedenti quattro conferenze mondiali.

Un altro buon esempio fu la campagna per eliminare le mine anti-uomo, avviata dall’attivista canadese Jody Williams nel 1992. Presto si formò una grande coalizione di organizzazioni non governative, provenienti da oltre 100 paesi.

Sotto questa forte pressione, la Norvegia decise di presentare la questione delle mine alle Nazioni Unite riunite in assemblea, dove la Cina, gli USA ed altri paesi produttori di armi, come anche l’URSS, cercarono di fermare il dibattito e dichiararono voto sfavorevole.

Gli attivisti andarono avanti nella loro battaglia e nel 1997 ben 128 paesi adottarono un Trattato sul divieto delle mine con voto contrario degli Stati Uniti, della Cina e dell’URSS. Il generale movimento da parte di tutto il mondo fu più potente del tradizionale ruolo del consiglio di sicurezza. Internet fu utilizzato come strumento per creare coalizioni mondiali.

Questi sono solo due esempi di quanto la rete potrebbe cambiare il sistema tradizionale (la sovranità dello Stato fu creata alla Conferenza di Westfalia negli Stati, nel 1648). La rete superò le frontiere nazionali ed arrivarono nuove ere. Diciamo, per amor di simbolismo, che con l’arrivo di Internet siamo passati dall’era Gutenberg all’era Zuckenberg, per citare l’inventore di Facebook ed un esponente di spicco di ciò che è andato storto con il Web.

Internet è arrivato con una forza senza precedenti. Ci sono voluti 38 anni perché la radio raggiungesse 50 milioni di persone: la TV 13 anni; la rete solo quattro anni. Aveva 1 miliardo di utenti nel 2005, 2 miliardi nel 2011 e oggi ne ha 3,5 miliardi. Di questi, 3 miliardi usano i social media. Quindi i due pilastri tradizionali del potere, il sistema politico ed il sistema economico, hanno dovuto imparare ad utilizzare queste nuove forme di comunicazione. Un buon esempio sono gli Stati Uniti. Tutti i quotidiani americani, nazionali e subnazionali, stampano 50 milioni di copie al giorno. Le testate di qualità, conservatrici come il Wall Street Journal o progressiste come il WP e il NYT, stampano 10 milioni di copie al giorno. Trump ha 63 milioni di follower su Twitter, leggono i suoi tweet e non comprano i giornali.

La seconda cosa che è andata storta è l’economia digitale che ha creato ricchezza senza precedenti.

Jeff Bezos, amministratore delegato di Amazon, ha divorziato di recente da sua moglie, la quale ha ottenuto 36 miliardi di dollari, diventando una tra le 10 persone più ricche del mondo.

Qtutto ciò sta aumentando la triste realtà dell’ingiustizia sociale, in cui 80 persone hanno la stessa ricchezza di quasi 3 miliardi di persone. Ed ora sta emergendo un nuovo settore: il settore del “capitalismo della sorveglianza”, denaro realizzato non grazie alla produzione di beni e servizi, ma grazie al commercio dei dati delle persone, presi attraverso internet, un nuovo sistema che sfrutta gli esseri umani offrendo ai proprietari di questa tecnologia una concentrazione di ricchezza, conoscenza e potere senza precedenti nella storia.

La capacità di sviluppare il riconoscimento facciale ed altri strumenti di sorveglianza e controllo non sono più fantascienza. Il governo cinese ha già dato ad ogni cittadino un numero digitale, in cui vengono registrati tutti i suoi comportamenti positivi e negativi. Al di sotto di un determinato punteggio, i suoi figli non possono frequentare una buona scuola e magari lui può viaggiare soltanto in treno e non in aereo. Queste tecnologie saranno presto in uso in tutto il mondo.  La città di Londra ha ora 627.000 telecamere di sorveglianza, una ogni 14 cittadini. Pechinone ha una ogni sette. Uno studio di Rand Corporation stima che entro il 2.050, in Europa arriveremo anche ad una telecamera ogni sette cittadini.

Le relazioni tra democrazia ed Internet stanno ora creando una consapevolezza da parte del sistema politico, che arriva troppo tardi. Il Parlamento europeo ha appena pubblicato uno studio sull’impatto negativo della rete.

Tali impatti sono:

1) Dipendenza da Internet. Medici e sociologi concordano nel sostenere che la nuova generazione sia estremamente diversa dalla precedente. Oltre il 90% dei giovani tra i 15 ed i 24 anni utilizza Internet, contro l’11% degli over 55. I giovani trascorrono 21 ore settimanali sul PC e 18 ore sullo smartphone. Ciò lascia poco tempo all’interazione sociale e culturale ed il 4,4% degli adolescenti europei mostra come l’uso patologico di internet possa influenzare la loro vita e la loro salute. L’American Academy of Psychology ha ufficialmente riconosciuto la dipendenza da Internet come nuovo disturbo patologico. Le risonanze magnetiche di coloro che soffrono da dipendenza da Internet mostrano la stessa deviazione del cervello dei tossico-dipendenti o degli alcolizzati.

2) Danno allo sviluppo cognitivo. Un allarme particolare viene dato per quanto riguarda i bambini di età inferiore ai due anni. Oltre 20 minuti al giorno di schermo riducono parte del loro sviluppo neuronale. I bambini, spinte così all’isolamento, tendono a sviluppare sintomi di angoscia, rabbia, perdita di controllo, non partecipazione alla società, conflitti familiari ed incapacità di agire nella vita reale. Gli utenti di Internet sono i più veloci di tutti nell’accedere a dati e informazioni, ma sono quelli che meno ne conservano memoria.

3) Sovraccarico di informazioni. Il fatto di avere troppe informazioni ostacola la capacità di comprendere un problema o di prendere decisioni efficaci, cosa che è un limite importante per i manager che utilizzano i social media. Secondo Microsoft, l’intervallo di attenzione per il titolo di un articolo è passato da 12 secondi a 8. L’intervallo di attenzione per la lettura è passato da 12 minuti ad 8 minuti. Ora ci sono due nuovi termini che definiscono due nuove patologie: il “cervello scoppiettante” (popping brain), ovvero un cervello meno abile ad adattarsi al ritmo più lento della vita reale; la neuroplasticità: la capacità di modificare il comportamento dopo una nuova esperienza. Una forte frequentazione del mondo virtuale crea questi due handicap.

Questa necessità di competere in velocità è ben nota ai social media. Amazon stima che un secondo di ritardo nelle sue prestazioni costerebbe 1,16 miliardi di perdita all’anno nelle vendite.

4) Effetto dannoso per la conoscenza e le convinzioni. Il fatto che i social media deliberatamente tendano a riunire gli utenti con opinioni, gusti e abitudini simili, sta frammentando la società in modo negativo per la democrazia, in un sistema chiuso che non consente punti di vista alternativi. Gli adolescenti non discutono tra di loro degli argomenti importanti. Vanno nel loro mondo virtuale ed in caso incontrino qualcuno di un altro gruppo, tendono ad insultarsi a vicenda. La rete è piena di notizie false ed informazioni fuorvianti, tanto che gli utenti hanno grandi difficoltà nel distinguere informazioni accurate da informazioni inesatte. Le enclaves che si creano sembrano essere molto più pervasive e sono in grado di riunire le persone con posizioni politiche ed ideologiche più estreme e di parte, minando quindi le possibilità di dialogo e di tolleranza civili, inducendo alla radicalizzazione.

5) Annullamento dei confini tra pubblico e privato. Internet offusca la distinzione tra privato e pubblico. La vita privata diventa pubblica. Ciò è particolarmente negativo per gli adolescenti, che perdono il concetto di privacy, inviando ad esempio foto private in rete. È importante osservare che gli adolescenti di oggi ricevono la loro educazione sessuale attraverso la pornografia in rete, in cui la donna è sempre un oggetto che soddisfa la fantasia sessuale dell’uomo. Questo sta di nuovo creando mancanza di rispetto nei confronti della donna ed una nuova generazione rischia, per nuove ragioni, di tornare ad una società patriarcale. Le violenze di gruppo delle ragazze adolescenti sono chiaramente il risultato di questa tendenza.

6) Danno alle relazioni sociali. Internet è chiaramente uno strumento potente per creare nuove comunità. Tuttavia, se usato negativamente, può danneggiare le comunità stesse, a causa della migrazione sul Web di molte attività umane: shopping, commercio, socializzazione, tempo libero, attività professionali ed interazione personale. Tale migrazione crea comunicazione impoverita, inciviltà e mancanza di fiducia ed impegno.

7) Danno alla democrazia. Internet è stato uno strumento potente per la partecipazione e quindi per la democrazia. Tuttavia, gli studiosi rilevano con preoccupazione che un numero crescente di attività sono dannose. Queste includono: a) l’inciviltà di molti discorsi politici online. b) la polarizzazione politica ed ideologica, che può essere creata solo usando la rete. c) la disinformazione, in particolare ad opera delle cosiddette fake news. d) le manipolazioni degli elettori attraverso la profilazione degli stessi, messa a punto attraverso le informazioni raccolte sui social media. Sappiamo tutti cosa sia successo alle elezioni americane, attraverso l’utilizzo dei dati raccolti su Facebook da Cambridge Analytics, e di come ora migliaia di falsi siti web e robot interferiscano pesantemente nelle elezioni.

Dovremmo aggiungere a questo studio altre considerazioni. La prima è che la finanza ora è gestita anche dai logaritmi. Non solo decidono quando vendere o acquistare azioni, ma anche dove investire. Gli Exchange Trade Funds (ETF) hanno raggiunto il mese scorso 14.400 miliardi di dollari, più di ciò che è stato scambiato nei mercati dagli esseri umani con i vecchi metodi. Questa tendenza continuerà con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e presto la finanza diventerà ancora più disumanizzata, tanto che gli utenti di Internet che investono saranno diretti da macchine e logaritmi.

La seconda considerazione è quella per cui i giovani tendono a leggere sempre meno.

Leggere un libro è molto diverso dal far scorrere un testo sullo schermo. Stiamo riducendo progressivamente il livello culturale. Non è raro avere studenti universitari che commettono errori grammaticali e ortografici. Dobbiamo ricordarci che lo slogan pubblicitario della rete era: non è importante sapere, è importante saper trovare.

Il risultato è che dipendiamo sempre più dai motori di ricerca ed apprendiamo sempre meno dati, non essendo poi in grado di collegarli in un sistema logico, olistico, personale.

Chiaramente sono necessarie normative in grado di ridurre gli aspetti negativi di Internet e rafforzare i valori positivi, anche se i proprietari dei social media, che ora sono sotto un maggior controllo, hanno intrapreso la strada dell’autoregolamentazione. Twitter, per esempio, ha deciso di non poter essere utilizzato per scopi politici. Zuckenberg è arrivato con il solito mito del mercato e del commercio. “Le buone notizie prevarranno automaticamente sulle notizie false” sostiene il fondatore di Facebook. Il problema è che il sistema aiuta un utente a leggere e trovare solo ciò che gli piace. E per mantenere la sua attenzione, offre ciò che è sorprendente, insolito e provocatorio. Questo non è un mercato libero.

L’era Zuckenberg sta chiaramente creando una generazione completamente diversa, molto più diversa dalla precedente di quella dell’era Gutenberg. Apre molte questioni, dalla privacy alla libertà di espressione (ora in mani private), da chi regolerà e cosa. Oggi un bambino di cinque anni è molto diverso da un bambino dell’era Gutenberg. Siamo in un periodo di transizione. Il significato della democrazia sta cambiando. Le relazioni internazionali stanno passando dalla ricerca di valori comuni come nel multilateralismo, a una marea crescente di visioni del mondo nazionalistiche, xenofobe ed egoiste. Termini come pace, cooperazione, responsabilità, partecipazione, trasparenza stanno divenendo obsoleti. Ciò che è chiaro è che l’attuale sistema non è più sostenibile. Visioni e paradigmi stanno diventando scarsi. In aggiunta a tutto questo, si profila la minaccia del cambiamento climatico. Lo scorso anno le emissioni tossiche dei cinque paesi più importanti al mondo sono aumentate del 5%.

I giovani sono in gran parte lontani dalle istituzioni politiche come dimostra il voto sulla Brexit, a cui ha partecipato solo il 23% della fascia di età 18-25 anni. In questo momento abbiamo grandi manifestazioni in 13 paesi di tutto il mondo a cui i giovani partecipano, spesso con rabbia, frustrazioni e violenza. Se non riportiamo Internet alla comunicazione orizzontale e non liberiamo la rete dalla fratturazione commerciale dei giovani, il futuro non è roseo. Tuttavia, le marce per il cambiamento climatico mostrano chiaramente che se i giovani vogliono cambiare il mondo, i valori e la visione torneranno. È evidente che Internet potrebbe rappresentare uno strumento molto potente. Ma come si potrà ricorrere ad Internet come strumento di partecipazione? Questa è una domanda che le istituzioni politiche, se si preoccupassero davvero della democrazia, dovrebbero affrontare il più presto possibile. L’era Zuckenberg deve affrontare questa scelta ora, tra qualche anno sarà troppo tardi.

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