Ripensare il sostegno ai rifugiati: Rispondere alla crisi nell’Europa sudorientale

28.02.2019 – Pressenza London

Quest’articolo è disponibile anche in: Inglese

Ripensare il sostegno ai rifugiati: Rispondere alla crisi nell’Europa sudorientale
“Samos Jungle” alloggi informali al di fuori del Centro di accoglienza di Vathy (Foto di Gemma Bird)

La crisi migratoria iniziata nel 2015 ha avuto un forte impatto sui paesi dell’Europa sudorientale.

Nel delineare i risultati e le raccomandazioni di un nuovo progetto, Amanda Russell Beattie, Gemma Bird, Jelena Obradovic-Wochnik e Patrycja Rozbicka spiegano che la risposta dell’UE alla crisi ha portato all’esternalizzazione degli insediamenti di rifugiati e dell’assistenza a Stati come la Serbia, la Grecia e la Bosnia, precedentemente descritti come paesi di “transito”. Ciò comporta il sovraffollamento dei campi profughi e dei centri di accoglienza, nonché la difficoltà di garantire adeguati standard di assistenza e di alloggio.

Il 26 febbraio, in occasione di un evento a Londra, presenteremo i risultati di un ampio progetto che risponde all’attuale crisi del sostegno ai rifugiati in Grecia e in Serbia. I risultati del nostro progetto suggeriscono che i cambiamenti nella gestione delle frontiere dell’UE hanno limitato gli spostamenti dei rifugiati attraverso l’Europa e, come tali, hanno portato all’esternalizzazione dell’insediamento e dell’assistenza ai paesi precedentemente descritti come paesi di “transito” lungo le rotte balcaniche: Serbia, Grecia e Bosnia.

Nel 2016 Donald Tusk, si è così rivolto “a tutti i potenziali migranti economici illegali, da qualsiasi parte del mondo: non venite in Europa….. Non servirà a niente. La Grecia o qualsiasi altro paese europeo non sarà più un paese di transito”. La sua intenzione era quella di ridurre il numero di rifugiati lungo il percorso.

Tuttavia, mentre il numero di rifugiati che arrivano nei paesi dell’Europa sudorientale è complessivamente diminuito dal 2015, il flusso di persone continua comunque, con 139.300 persone che nel 2018, secondo l’UNHCR, arrivano attraverso la rotta del Mediterraneo. È importante sottolineare che i nuovi arrivati non sono in grado di transitare attraverso l’Europa sudorientale e rimangono “bloccati” nei paesi di transito, il che sta portando a un sovraffollamento dei campi profughi e dei centri di accoglienza e a risorse limitate per garantire standard di assistenza e alloggio adeguati.

Il nostro rapporto analizza i problemi relativi ai servizi di sostegno ai rifugiati e all’alloggio in questi paesi e lungo le rotte balcaniche verso l’Europa occidentale. La relazione evidenzia la disparità dei servizi per i rifugiati, delle condizioni abitative e di vita nella regione e le crisi umanitarie acute e in corso. Vi sono diversi fattori chiave che incidono sulle cattive condizioni di vita dei rifugiati, tra cui: il sovraffollamento, la frammentazione dei servizi lungo le rotte e la mancanza di coerenza nella gestione dei campi.

Esiste una serie di altre opzioni abitative per i rifugiati nei paesi di transito: campi informali e di fortuna, occupazioni, alberghi e sistemi di alloggio finanziati dall’ONU, noti come “rifugi urbani”, ognuno con i propri punti di forza e di debolezza.

Principali conclusioni

Ci sono sei conclusioni chiave del nostro progetto. In primo luogo, abbiamo scoperto che le dimensioni della popolazione e i livelli di sovraffollamento sono uno dei fattori fondamentali che influenzano l’offerta e la qualità della vita in tutti i tipi di alloggi per rifugiati. I campi continentali, così come la fornitura di alloggi informali come le occupazioni , sono in grado di controllare il numero di residenti, mentre i centri di accoglienza delle isole hanno un controllo molto minore e come tali sono sovraffollati, con persone bloccate in questi spazi per un periodo di 18 mesi.

In secondo luogo, le relazioni tra i campi, i centri di accoglienza e i servizi del terzo settore svolgono un ruolo chiave nel determinare l’accesso all’assistenza sanitaria, ai servizi igienico-sanitari, al sostegno psicosociale e agli spazi comunitari e se questi ultimi sono forniti all’interno o all’esterno degli spazi di alloggio. Nelle aree in cui il rapporto tra i campi e le ONG è buono, i rifugiati possono beneficiare di centri per donne e bambini, lezioni di lingua, assistenza sanitaria, lavanderia, distribuzione di vestiti e migliori strutture per la doccia all’interno dei confini del campo. Nelle aree in cui questa relazione è meno collaborativa, questi servizi sono accessibili solo al di fuori dei centri di accoglienza e spesso con minore frequenza.

In terzo luogo, la mancanza di chiarezza e trasparenza delle procedure di asilo porta ad una maggiore ansia per il processo. La mancanza di conoscenza di come funziona il processo, di cosa succede in ogni fase e del significato di ogni decisione porta i rifugiati, in particolare i minori non accompagnati, a infrangere regole di cui ignoravano l’esistenza, rendendoli più vulnerabili.

In quarto luogo, le diverse forme di sostegno all’alloggio dipendono dalle circostanze individuali; tuttavia vi è una mancanza di flessibilità, in particolare nei casi vulnerabili in cui non è adatto un approccio “taglia unica per tutti”. Nei casi in cui le persone hanno subito un trauma, trasferirle fuori dai campi e negli appartamenti sembra essere la soluzione migliore. Tuttavia, per alcune persone che condividono appartamenti con altre persone ugualmente traumatizzate, la situazione può peggiorare piuttosto che migliorare.

In quinto luogo, i rifugiati finiscono per scegliere alloggi informali, come le occupazioni e gli insediamenti improvvisati, per due ragioni principali: condizioni di campo pessime o sovraffollamento e incertezza sul processo di asilo, comprese le lunghe attese per i colloqui di asilo in Grecia. Migliorare sia le condizioni di fornitura formale di alloggi sia la trasparenza della procedura di asilo aiuterà a ridurre la dipendenza da attivisti e organizzazioni di volontariato per la fornitura di alloggi informali.

Infine, manca un sostegno formale per le persone che vivono in alloggi informali, in particolare per quanto riguarda l’assistenza sanitaria, il cibo e i servizi igienico-sanitari. Mentre gli alloggi informali sono ancora utilizzati dai rifugiati, con alcuni luoghi occupati che si dichiarano addirittura pieni e utilizzano una lista d’attesa, è necessario un maggiore riconoscimento di queste forme di alloggio per garantire che i rifugiati abbiano ancora accesso a cure sanitarie che normalmente richiederebbero un indirizzo per la registrazione.

Raccomandazioni per un cambiamento di politica

Abbiamo cinque raccomandazioni per il cambiamento di politica. In primo luogo, vi è l’urgente necessità di gestire il numero di persone che vivono nei centri di accoglienza delle isole aumentando il numero di trasferimenti verso la Grecia continentale o altrove in Europa e migliorando le condizioni di vita e l’approvvigionamento nel continente.

In secondo luogo, sono necessari una maggiore trasparenza e un dialogo più intenso tra alcuni centri di accoglienza e l’offerta del terzo settore.

In terzo luogo, si dovrebbe aumentare con urgenza la capacità di trattare le domande di asilo in Grecia, riducendo così gli attuali tempi di attesa e il sovraffollamento dei centri di accoglienza. Per ridurre l’ansia delle persone che vivono nei centri di accoglienza, sono necessarie maggiori e migliori informazioni sui tempi di attesa previsti e sul significato di ciascuna fase della procedura di asilo.

In quarto luogo, è necessaria una maggiore flessibilità nella fornitura di alloggi, soprattutto per i casi vulnerabili in cui le esigenze dei singoli individui sono molto diverse. A tal fine sono necessarie maggiori risorse.

Infine, è necessario aumentare i finanziamenti e il sostegno al programma dell’ESTIA dell’ONU “Urban Shelter”, che trasferisce i rifugiati dai campi e li accoglie in appartamenti, nonché aumentare la capacità degli alloggi al di fuori dei campi e creare incentivi per le autorità locali riluttanti a cooperare con il programma.

Le nostre recenti visite ad Atene e Samos hanno ribadito la necessità di questi cambiamenti. Il Centro di accoglienza di Samos ha una capacità ufficiale di 700 persone, ma tra dicembre 2018 e gennaio 2019 si stima che circa 5.000 persone attendevano sull’isola una decisione in materia di asilo. Tale sovraffollamento porta a lunghe code per il cibo, per le docce, per i servizi di lavanderia e per l’informazione e il supporto legale, così come maggiori rischi di violenza di genere, malattie e traumi. Anche gli spazi occupati e i fornitori di alloggi informali ad Atene sono ora costretti a dichiararsi al completo con uno spazio limitato a disposizione per ospitare le persone e un luogo occupato che parla di una lista d’attesa di oltre 400 persone. L’Europa sudorientale è testimone di una crisi in corso, una crisi di sostegno e di fornitura.

Le autrici di questo articolo fanno parte del progetto IR_Aesthetics che, in collaborazione con The Foreign Policy Centre, presenterà un rapporto alla Portcullis House di Londra il 26 febbraio, rispondendo all’attuale crisi del sostegno ai rifugiati in Grecia e Serbia, e fornendo suggerimenti chiave per il cambiamento sulla base delle ricerche sul campo condotte nella regione tra il 2017-2019.

Nota: Questo articolo fornisce le opinioni delle autrici, non la posizione dell’EUROPP – European Politics and Policy o della London School of Economics.

Amanda Russell Beattie – Aston University

Amanda Russell Beattie è docente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l’Aston University.

Gemma Bird – Università di Liverpool

Gemma Bird è docente di Politica presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Liverpool.

Jelena Obradovic-Wochnik – Aston University

Jelena Obradovic-Wochnik è vicedirettore dell’Aston Centre for Europe ed esperta in politica dei Balcani occidentali, della Serbia e del Kosovo.

Patrycja Rozbicka – Aston University

Patrycja Rozbicka è docente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l’Aston University.

Link all’articolo originale qui:

 

Meeting Minutes

MEETING MINUTES DEL 1/3/2019

I ASK
Dear God. I ask
That I might increase
My joy with you
And my inner peace
David Herr

Il bene e il male sono questione di abitudine, il temporaneo si prolunga, le cose esterne penetrano all’intyerno e la maschera, a lungo andare, diventa il volto.

Marguerite Yourcenar

* 1968 La “battaglia di Valle Giulia” dà inizio al ’68 italiano

* 1986 Marcia della Pace per il disarmo nucleare totale da Los Angeles verso Washington

* 1917 nasce a Boston  Robert  Lowell, poeta statunitense

” La via di Dio passa per il mondo, pertanto Gesù  sceglie dall’inizio la via alla croce.”

Dietrich Bonhoeffer

———————————————————————————————————————————
Sei stato presentato per una Carta American Express tramite l’iniziativa “Presenta un Amico”. www.americanexpress.it/amico/mAURIB4fmh?CPID=100257786

Meeting Minutes

MEETING MINUTES DEL 1/3/2019

I ASK
Dear God. I ask
That I might increase
My joy with you
And my inner peace
David Herr

Il bene e il male sono questione di abitudine, il temporaneo si prolunga, le cose esterne penetrano all’intyerno e la maschera, a lungo andare, diventa il volto.

Marguerite Yourcenar

* 1968 La “battaglia di Valle Giulia” dà inizio al ’68 italiano

* 1986 Marcia della Pace per il disarmo nucleare totale da Los Angeles verso Washington

* 1917 nasce a Boston  Robert  Lowell, poeta statunitense

” La via di Dio passa per il mondo, pertanto Gesù  sceglie dall’inizio la via alla croce.”

Dietrich Bonhoeffer

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Sei stato presentato per una Carta American Express tramite l’iniziativa “Presenta un Amico”. www.americanexpress.it/amico/mAURIB4fmh?CPID=100257786

Non si è mai troppo piccoli per cambiare il mondo: la Davide Greta Thunberg contro i Golia del potere

27.02.2019 – Paolo Ermani – Il Cambiamento

Non si è mai troppo piccoli per cambiare il mondo: la Davide Greta Thunberg contro i Golia del potere

Sembra di tornare ai tempi di Gandhi, quando c’era una persona assolutamente pacifica e apparentemente innocua che portava in sé un cambiamento epocale. Oggi il cambiamento si chiama Greta Thunberg.

Quando Greta Thunberg gira con il suo cartello che indica lo sciopero per il clima ricorda Gandhi che girava con la sua capretta. Una ragazzina, donna con una disabilità, tutti elementi che la nostra società di maschi vincenti pone fra le persone più deboli e relegata alle ultime file; eppure sta sbaragliando i potenti della terra e ne mostra la “nudità”; o meglio è andata oltre, gli sta facendo la radiografia!

Greta ha un chè di miracoloso e ha sacrosanta ragione, così come avevamo e abbiamo ragione noi nei confronti di chi da sempre dice che da soli o in pochi non si va da nessuna parte e bisogna aspettare le masse, che bisogna rivolgersi a percentuali  x o y di persone altrimenti non ti sente nessuno, che bisogna agire nella scuola perché da lì ci sono le giovani leve, che ci devono pensare i politici a risolvere i problemi.

Tutte scuse, tutte frasi fatte per non agire e aspettare quando saremo tanti o quando la politica si muoverà. E aspettando i tanti non ci arriveremo mai; visto che se nessuno inizia, ai tanti non ci si arriverà. Se Greta avesse ascoltato questi commenti tipici di gente che non fa nulla o che se fa o dice qualcosa, lo fa solo per immagine o un tornaconto personale, non si sarebbe messa da sola con il suo cartello davanti al parlamento svedese a chiedere interventi concreti per il clima. E da persona singola ha guardato la realtà,  non si è raccontata scuse, non ha aspettato che qualche élite, intellettuale, politica, religiosa pronunciasse il verbo e ci indicasse la strada.

Greta ha ragionato e fatto quello che dovrebbe fare chiunque, cioè ha compreso che uno più uno fa sempre due, quindi vista la situazione catastrofica ha deciso di scioperare da scuola e pretendere di essere ascoltata. Da lì in poi una valanga. Diretta, chiara, lucidissima ed ereticamente coerente, parola che ormai non esiste più nemmeno nel vocabolario tanto è in disuso e inutile. Il suo gesto fa il giro del mondo e così interviene nelle riunioni più importanti, da una sessione della conferenza sul clima in Polonia, nel covo del capitalismo tutto a Davos e infine all’Unione Europea. Ingestibile, incontrollabile, inarrestabile, netta, è interessante esaminare alcuni aspetti del suo messaggio e comportamento perché sono estremamente simbolici ed efficaci.

I giovani, così come gli adulti possono anche agire seriamente

Siamo abituati a giovani zombie costantemente al cellulare che si preoccupano di quale selfie fare o che vestito mettersi e a cui sembrerebbe non interessare niente di sensato e serio. Greta rimette le cose a posto e dimostra che i giovani possono essere seri e più adulti degli adulti. Semplicemente con il suo esempio trascina migliaia di giovani che finalmente la smettono con le stupidaggini e sono protagonisti del loro futuro, se ne vogliono avere uno. Eppure Greta non è né una rockstar, né una velina, né la figlia di Trump.

Greta e il “look”

Oggi siamo circondati da ragazzine dell’età di Greta che sono delle boutique ambulanti di vestiti, trucchi e simili, che si atteggiano e piccole vamp e pensano come diventare soubrette televisive, influencer o dive di qualcosa. Greta sembra che venga da un altro mondo, va in giro nella maniera più semplice possibile.  Vestiti normalissimi, come se andasse a fare una passeggiata in campagna, nessuna attenzione al ferale look che rovina grandi e piccini in eterna competizione estetica.  Greta non ha queste preoccupazioni, sa bene che i problemi sono ben altri e ben più importanti del nuovo rossetto da mettere. E sa che la vera personalità, il senso, non sta nel mostrare parti del corpo ma parti del cervello.

Non solo ambiente

L’ambiente non è solo la pulizia delle spiagge o la protezione di qualche specie in pericolo facendosi magari  sponsorizzare dagli stessi inquinatori; l’ambiente è equità sociale, è dire finalmente che il mondo viene distrutto per la cupidigia di pochi che hanno accumulato enormi ricchezze con la nostra complicità.Greta li chiama malvagi, criminali e non poteva scegliere termini migliori perché di criminali si tratta.

Politici, industriali, finanzieri stanno portandoci al suicidio tutti (compresi loro stessi) per volere continuare ad accumulare gigantesche somme di soldi. Iniziamo a vederli per quello che sono e non certo persone da ammirare perché hanno avuto “successo”, come e sulla pelle di chi, meglio non indagare. Greta parla apertamente di nuova economia, nuova politica, nuovo modo di pensare, per questi motivi è pericolosissima e fa paura ai potenti, perché non si limita a fare la testimonial di questa o quella campagna che sposta di zero millimetri la situazione, lei il cambiamento lo vuole davvero, dalle fondamenta, ha capito che senza quello siamo spacciati. Ha capito tutto dei pescecani che si trova di fronte e ai potenti le canta senza perifrasi: “Imbrogliate quando potete perché tutto ciò che conta è vincere per ottenere il potere. Questo deve finire, dobbiamo smettere di competere l’un l’altro dobbiamo cooperare, lavorare assieme. Condividere le risorse in modo equo.  E se non lo si farà i politici saranno ricordati come i più grandi malvagi di tutti i tempi”.

Essere finalmente ambiziosi cioè realistici

Greta suggerisce una diminuzione delle emissioni nella UE dell’80% al 2030 invece del 45% che per i politici è già un obiettivo ambizioso e così ovviamente mettono le mani avanti per poter giustificare il sicuro fallimento. Greta è assai giovane ma conosce bene i vecchi volponi e lo dice apertamente che i politici non lo faranno mai. Il motivo è semplice, arrivare a quei livelli dell’ 80% significa la società dei sogni, una rivoluzione totale di tutto, una società completamente diversa. Ovvio che i politici non agiranno in quella direzione perché sarebbero i primi che se ne andrebbero a casa, visto che Greta li apostrofa dicendo che hanno sprecato decenni attraverso la negazione e l’inazione.

I media

I media di casa nostra e i media in genere non pubblicano le uscite di Greta, che dovrebbero essere sparate a prima pagina in caratteri cubitali, visto che si sta parlando della sopravvivenza di tutti. I telegiornali non aprono per settimane intere con le gesta di Greta. Il tutto viene invece relegato in fondo pagina, da qualche parte, un servizietto semi folcloristico su questa simpatica bambina. Una bambina che è una specie di extraterrestre che viene per darci indicazioni preziose e indicarci una strada ma noi la nascondiamo fra il gossip e la cronaca nera. Anche in questo caso, così come per la politica, è evidente che ciò succeda. Qualora accadesse quello che Greta suggerisce rispetto alla riduzione delle emissioni, il consumismo se la vedrebbe davvero brutta e quindi senza pubblicità di immondizia patinata, i media non camperebbero un minuto, chiuderebbero praticamente tutti e rimarremmo noi e pochi altri. E poi questi ragazzini rompiscatole non sono nemmeno elettori, quindi per i media contano assai poco.

La maledetta coerenza

Greta si fa 32 ore di treno per andare a Davos e 32 per tornare in Svezia perché gli aerei inquinano troppo. A Davos dorme in una tenda a meno 15 gradi sotto zero e non in lussuoso hotel come si dovrebbe a qualsiasi star che si rispetti; va alle conferenze con la borraccia dell’acqua, è vegan, si preoccupa del futuro di tutti.  Però che barba tutta questa coerenza, tutta questa voglia di fare seguire alle parole i gesti; povere ingenua, non sa che la vita va in altro modo e la coerenza è per gli ingenui, quelli che non sanno come stanno le cose, i poveri idealisti romantici, al massimo per i bambini appunto…

Vedrai Greta quando crescerai  capirai che la coerenza è una cosa bruttissima, che fa male e procura solo scocciature. Va abbandonata il prima possibile se si vuole avere un posto nel mondo con il codice a barre stampato sulla fronte…

Il bianco e il nero

Greta dice che quando si tratta di sopravvivenza non esiste il grigio ma solo il bianco e il nero. Ma no, ti sbagli Greta, il mondo, la politica, la società è fatta di compromessi, di aggiustamenti e spostamenti minimi, di parole inutili, di contraddizioni costanti, oggi dico questo, domani il contrario e dopodomani il contrario di questo e quello. Tutto di un grigiore massiccio, soffocante. Il bianco e nero significa prendere una parte, agire di conseguenza, non prendere in giro innanzitutto se stessi e poi il prossimo ma questo non ce lo possiamo permettere, non possiamo rischiare di perdere sicurezze di carta, privilegi, carriere, posti sicuri, poltrone e poltroncine, bei gruzzoletti con cui poterci comprare ogni cosa. Se poi il prezzo da pagare per la nostra ipocrisia, falsità e inettitudine è la fine del mondo, non dobbiamo preoccuparci, ci salverà la tecnologia o i marziani che arriveranno al momento giusto.

Moltitudine inarrestabile

Nonostante il semi silenzio dei media, sta succedendo qualcosa di incredibile e immaginate se questi ragazzini non si fermassero, se fossero sempre più intransigenti, preparati, seri e chiedessero sempre più a gran voce e con azioni concrete il cambiamento radicale. Se oltre a non andare a scuola iniziassero a boicottare questo e quello, sempre in maniera pacifica ma radicale e non si fermassero di fronte e nulla. Cosa farebbe la politica? Gli manderebbe contro la polizia a manganellarli? Li metterebbe in prigione per eccessiva coerenza? Come da copione li farebbe infiltrare da bambini come loro che iniziassero a tirare molotov durante le manifestazioni fra girotondi e cartelli colorati?  La protesta di Greta è geniale perché spiazza tutti e rende assai difficile essere contro senza coprirsi di ridicolo, come le accuse che la vogliono manipolata o simili. L’intelligenza umana, non certo quella artificiale che mai sarà intelligenza, scopre modi e metodologie di lotta fantastiche per cui il potere rimane spiazzato, non sa come e cosa fare perché abituato ad agire sempre in maniera rozza e stupida cioè con la forza o con la corruzione. O ti manganello o ti compro. Se non potranno reprimerla, proveranno a comprarsela ma ho l’impressione che con Greta, e quelli come lei, sarà dura.

Il messaggio agli adulti

“Se pensate che dobbiamo tornare a scuola allora scioperate voi, adoperatevi voi o unitevi a noi, fate il vostro dovere”. Un attacco di Greta agli ignavi e opportunisti, bravi a dire che i ragazzini devono stare al loro posto cioè a scuola e non rompano troppo le scatole. Greta giustamente risponde: ma noi siamo al nostro posto, siete voi che non lo siete. Noi i nostri compiti li stiamo facendo, voi no.

Basta competere

Greta è lucidamente senza mezzi termini: basta competere, bisogna collaborare, frase inequivocabili pesantissime come macigni che inchiodano tutti alle loro responsabilità o irresponsabilità.  Ve lo immaginate un mondo che collabora e non compete? Sarebbe una rivoluzione come la scoperta che è la terra che gira intorno al sole e non viceversa.  In fondo i grandissimi della storia hanno spiazzato tutti con le loro utopie, con le loro apparenti follie ma poi i più sani e saggi erano loro e hanno fatto progredire veramente il mondo con “impossibili” messaggi di equità, giustizia, libertà, pace, collaborazione, fratellanza e sorellanza. Greta appartiene di diritto a questi personaggi, speriamo che non la riducano a più miti consigli e che invece il suo messaggio sanissimo si propaghi ovunque in sempre più ragazzi e persone che assieme diventino la moltitudine inarrestabile che può farà cambiare la situazione radicalmente.

“Abbiamo iniziato a ripulire il vostro casino e non ci fermeremo finché non avremo finito”. Contaci Greta, anche noi lo facciamo da sempre, non ci siamo mai fermati e non ci fermeremo.

 

Meeting Minutes

Meeting Minutes 28-2-2019

OUT OF CONTROL
I see a world
Out of control
I pray to God
For peace in my soul
David Herr

E’ difficile parlare della libertà come fa la Bibbia . La verità vi renderà liberi, e questo è inatttuale in ogni epoca.

Dietrich Boneffer

*1986 Viene ucciso a Stoccolma il primo ministro OLOF pALME

*1969 muore a Basilea Karl Jaspers, filosofo e psichiatra tedesco

Presto un Messaggio promozionale di American Express che si aggiunge a GEU Energia.

Meeting Minutes 27/2/2019

MEETING MINUTES DEL 27/02/2019

GOD”S LIGHT
When I am silent
And all alone
I can see where
God’s light has shown
David Herr

Ciò che importa non è arrivare in anticipo o per primi, ma tutti e in tempo.

Leon Felipe

* 1933 Incendio del Reichstag, il Prlamento tedesco

* 1986 In Afghanistan , il regime dei talebani ordina la distruzione delle antiche statue di Budda scavate nella roccia a Bamiyan.

* 1902 nasce a Salinas (California)John Steinbeck , scrittore e romanziere. (Nobel 1962)

” Dio va presso l’indigenza di tutti gli uomini, ne sazia il corpo e l’anima col suo pane, muore in croce per i cristiani e i pagani, e perdona entrambi.”

Dietrich Bonhoeffer

Meeting Minutes 27/2/2019

MEETING MINUTES DEL 27/02/2018

GOD”S LIGHT
When I am silent
And all alone
I can see where
God’s light has shown
David Herr

Ciò che importa non è arrivare in anticipo o per primi, ma tutti e in tempo.

Leon Felipe

* 1933 Incendio del Reichstag, il Prlamento tedesco

* 1986 In Afghanistan , il regime dei talebani ordina la distruzione delle antiche statue di Budda scavate nella roccia a Bamiyan.

* 1902 nasce a Salinas (California)John Steinbeck , scrittore e romanziere. (Nobel 1962)

” Dio va presso l’indigenza di tutti gli uomini, ne sazia il corpo e l’anima col suo pane, muore in croce per i cristiani e i pagani, e perdona entrambi.”

Dietrich Bonhoeffer

Fiaccolata a Taranto per i bambini morti di cancro

26.02.2019 – Taranto – Alessandro Marescotti

Fiaccolata a Taranto per i bambini morti di cancro
(Foto di Peacelink)

Ieri era un fiume silenzioso di persone. Un fiume di cui non si vedeva la fine. Un fiume che ricordava i tanti, i troppi bambini morti di cancro a Taranto, i tanti, i troppi che sono in chemioterapia, i tanti, i troppi che scoprono di avere un problema che li accompagnerà per tutta la vita. I numeri  dell’Istituto Superiore della Sanità (studio SENTIERI) documentato un +54% di tumori infantili a Taranto rispetto al resto della regione.

Fiorella Mannoia ha inviato questo contributo musicale https://tinyurl.com/y5m6c7fu

Ognuno ha la sua parte in questa grande scena. 

Ognuno ha i suoi diritti,

ognuno ha la sua schiena, 

chi ha torto o chi ha ragione 

quando un bambino muore.   

Siamo tutti berlinesi (“Ich bin ein Berliner”) disse nel 1963 John Kennedy.

La stessa capacità di immedesimarsi, di sentire il peso e di sentire la responsabilità, di provare l’orgoglio e la volontà di un riscatto dalla paura, vorrei che ci fosse anche per i bambini di Taranto, una città considerata spesso una questione locale (salvo poi a considerarla nazionale se si ferma la produzione di acciaio) e che oggi assurge invece a simbolo – dopo la sentenza di Strasburgo – delle responsabilità dello Stato, che non ha tutelato i diritti umani.

Siamo tutti tarantini, perché a Taranto vengono violati i diritti umani.

Non ho visto nessun Kennedy andare a Taranto e pronunciare queste parole.

Vorrei che questo fosse il grido che sorge da ogni città, un grido universale: siamo tutti tarantini.

 

QE per sempre: il drammatico voltafaccia della Fed

25.02.2019 – Redazione Italia

Quest’articolo è disponibile anche in: Inglese

QE per sempre: il drammatico voltafaccia della Fed
http://www.positivemoney.eu/helicopter-money/)

Il Quantitative Easing doveva essere una misura di emergenza. Ma il ritorno alla normalità ha peggiorato ulteriormente la situazione. I rubinetti monetari devono essere aperti per i debitori piuttosto che per le banche creditrici.

di Ellen Brown, 21 febbraio 2019
L’articolo originale si trova qui

 

 

Il Quantitative Easing (QE, emissione straordinaria di moneta da parte di una banca centrale -NdT) doveva essere una misura di emergenza. In seguito alla crisi del credito del 2008-09, la Federal Reserve aveva “attenuato” la contrazione dell’offerta di moneta pompando miliardi di dollari in nuove riserve bancarie. Dopo la crisi, si sapeva che la Fed avrebbe “normalizzato” le condizioni ritirando le riserve in eccesso attraverso il “quantitative tightening” (QT, chiusura dei rubinetti monetari, -NdT) – innalzando i tassi di interesse e vendendo sul mercato i titoli che aveva acquistato con le nuove riserve.

La Fed ha messo in atto inesorabilmente il QT fino al 2018, nonostante una severa reazione da parte dei mercati in autunno. A dicembre, il presidente della Fed, Jerome Powell, ha dichiarato che il QT sarebbe rimasto in modalità “pilota automatico”, cioè che la Fed avrebbe continuato ad aumentare i tassi di interesse e a vendere 50 miliardi di dollari al mese in titoli fino a raggiungere il suo obiettivo. Ma i mercati hanno protestato rumorosamente per questa mossa, con il Nasdaq Composite Index che ha perso il 22% dal suo massimo di fine estate.

Peggio ancora, erano in aumento le insolvenze sui prestiti al consumo. Dicembre 2018 è stata la prima volta in due anni in cui tutti i tipi di prestiti e tutte le principali aree statistiche metropolitane hanno mostrato un tasso di insolvenza più elevato, mese su mese.
Il debito dei consumatori – incluso il debito di auto, studenti e carte di credito – viene generalmente raggruppato e venduto sotto forma di titoli garantiti da attività, simili ai rischiosi titoli garantiti da ipoteca che fecero crollare il mercato nel 2008, dopo che la Fed aveva progressivamente alzato i tassi di interesse.

Il presidente Powell ha evidentemente ricevuto il messaggio. A gennaio egli ha improvvisamente cambiato rotta e ha annunciato che il QT sarebbe stato fermato se necessario. Il 4 febbraio, Mary Daly, presidente della Federal Reserve Bank di San Francisco, ha dichiarato che stanno pensando di andare molto oltre. “Si possono attuare politiche monetarie usando il tasso di interesse come strumento principale e l’emissione di nuova moneta come strumento secondario, da usare più prontamente”, ha detto. Cioè: QE e QT non sarebbero più misure di emergenza, ma sarebbero strumenti di routine nella gestione dell’offerta di moneta. In un articolo del 13 febbraio su Seeking Alpha intitolato “Quantitative Easing on Demand”, Mark Grant ha scritto:

“Se la Fed deciderà di perseguire questa strategia, cambierà radicalmente il modo in cui opera il sistema finanziario negli USA, e penso che pochissime istituzioni o persone apprezzino ciò che sta accadendo o che cosa significherà per i mercati, tutti i mercati”.

problema: deflazione del debito

La Fed si sta rendendo conto che non può riportare il suo bilancio alla “normalità”. Deve continuare a pompare nuovi soldi nel sistema bancario per evitare una recessione. Ciò allarma naturalmente gli osservatori della Fed preoccupati per l’iperinflazione. Ma, se correttamente orientato, il QE non deve necessariamente creare inflazione indesiderata. I rubinetti monetari devono semplicemente essere mirati ai debitori piuttosto che alle banche creditrici. In effetti, le regolari iniezioni di nuovi capitali direttamente nell’economia possono essere proprio ciò di cui l’economia ha bisogno per sfuggire al ciclo di boom and bust che lo ha caratterizzato per due secoli. Mark Grant ha concluso il suo articolo citando Abraham Lincoln: “Il governo dovrebbe creare, emettere e diffondere tutta la valuta e i crediti necessari per soddisfare il potere di spesa del governo e il potere d’acquisto dei consumatori. Con l’adozione di questi principi, ai contribuenti verranno risparmiate immense somme di interesse. Il denaro cesserà di essere padrone e diventare il servitore dell’umanità”.

Pare che questa citazione sia apocrifa, ma il principio è ancora valido: i nuovi soldi devono essere regolarmente aggiunti alla massa monetaria per evitare il peso schiacciante del debito (da interesse bancario -NdT) e consentire all’economia di raggiungere il suo vero potenziale produttivo. Sono necessarie regolari iniezioni di nuovi capitali per evitare quello che gli economisti temono ancor più dell’inflazione: quella specie di “deflazione del debito” che fece crollare l’economia negli anni ’30.

La maggior parte del denaro oggi viene creato dalle banche quando fanno prestiti. Quando i mutuatari sovraesposti pagano vecchi prestiti senza acquistarne di nuovi, l’offerta di moneta si “sgonfia” o diminuisce. Così diminuisce anche la domanda e le imprese prive di clienti chiudono, in quel tipo di spirale mortale che si autoalimenta, visto nella Grande Depressione.

Come osserva l’economista australiano Steve Keen, oggi il livello del debito privato è troppo alto, ed è per questo che si stanno verificando così pochi prestiti. Ma gli economisti tradizionali pensano che il tasso di crescita del debito privato sia irrilevante rispetto alla politica macroeconomica, poiché si ritiene che il prestito ridistribuisca semplicemente il potere di spesa dai risparmiatori agli investitori. La teoria economica convenzionale afferma che le banche sono meri intermediari, che riciclano denaro esistente piuttosto che creare potere di spesa a pieno titolo. Ma questo non è vero, dice il Prof. Keen. Le banche creano effettivamente nuovi soldi quando fanno prestiti. Egli cita la Bank of England, che nella sua relazione trimestrale del 2014 dichiara:

“Le banche non agiscono semplicemente come intermediari, prestando i soldi che i risparmiatori depositano in banca, e neppure “moltiplicano” la moneta della banca centrale per creare nuovi prestiti e depositi. . . . Nell’economia moderna, la maggior parte del denaro assume la forma di depositi bancari. Ma il modo in cui vengono creati quei depositi bancari è spesso frainteso: il modo principale è attraverso i prestiti fatti dalle banche commerciali. Ogni volta che una banca effettua un prestito, essa contemporaneamente crea un corrispondente deposito nel conto bancario del mutuatario, così creando nuovi soldi (dal nulla)”.

I prestiti creano depositi e i depositi costituiscono la maggior parte dell’offerta di moneta. Il denaro oggi è creato dalle banche e viene iscritto come passivo nei loro bilanci (mentre l’equivalente prestito viene iscritto in attivo -NdT). Perciò il bilancio delle banche è inizialmente in pareggio, e poi va in attivo grazie agli interessi che il mutuatario paga. Ma l’interesse richiesto dalle banche non era stato creato nel prestito originale, semplicemente non esiste. Perciò, fuori del sistema bancario, esiste un debito (l’interesse) che non è matematicamente estinguibile se non ricorrendo a nuovi prestiti (con ulteriori interessi). Quindi il debito cresce più velocemente dell’offerta di moneta. E quando i mutuatari, sovraindebitati, smettono di sottoscrivere nuovi prestiti necessari per rimborsare i vecchi prestiti, le banche non possono più creare nuovo denaro. Il risultato è la deflazione del debito – una riduzione del denaro necessario per stimolare l’attività economica e la crescita, causata dal debito. Da qui la necessità di iniettare nuovi capitali per colmare il divario tra il debito e il denaro disponibile per ripagarlo (ma ciò funzionerebbe solo se la banca centrale fornisse il nuovo denaro ai debitori, non alle banche -NdT).

Tuttavia, il denaro creato tramite QE fino ad oggi non è andato ai consumatori, dove deve andare se si vuole colmare questa lacuna. Piuttosto, è andato alle banche, che lo hanno incanalato nei mercati speculativi finanziari. Nomi Prins definisce questo “denaro oscuro” – le migliaia di miliardi di dollari che circolano annualmente all’interno e intorno a mercati azionari, obbligazionari e derivati ​​globali, generati dalle banche centrali quando creano denaro elettronico acquistando obbligazioni e azioni. Scrive Nomi: “Questi oscuri flussi di denaro si estendono in tutto il mondo secondo uno schema di potere, influenza e, ovviamente, ricchezza per gruppi selezionati”. Lei mostra graficamente che l’aumento del denaro oscuro è direttamente correlato con l’aumento dei mercati finanziari.

Il QE ha funzionato per colmare i debiti delle banche e sostenere il mercato azionario, ma non ha mai alleggerito i debiti di consumatori, imprese e governi; e sono proprio questi debiti a scatenare quel tipo di deflazione del debito che può abbattere l’economia. Keen conclude che “non c’è verso di esortare le banche a ‘intermediare’ per porre fine alla restrizione del credito che è la vera causa del Grande Malessere.” L’unico modo per ridurre l’onere del debito privato senza causare una depressione, dice, è un Giubileo Moderno o “QE per la Gente”.

Riduzione del debito finanziata con QE

Nell’antichità, come osserva il Prof. Michael Hudson, i debiti venivano regolarmente perdonati quando un nuovo governante saliva al trono. I governanti e i loro consiglieri sapevano che il debito a interesse cresceva più rapidamente dell’offerta di moneta e che la riduzione del debito era necessaria per evitare il collasso economico per una schiacciante marea di debiti. La crescita economica è aritmetica e non può tenere il passo con la crescita esponenziale del debito da interessi composti.

Oggi i consumatori hanno bisogno di questo tipo di sgravio del debito, ma la semplice cancellazione dei debiti, come si faceva nell’antichità, non funzionerebbe perché i debiti non sono dovuti al governo.  Sono dovuti a banche e investitori privati ​​che dovrebbero sopportare la perdita. L’alternativa suggerita da Keen e altri è quella di colmare il divario del debito con una forma di QE che non andrebbe nei conti delle riserve bancarie ma digitalmente nei conti bancari del pubblico in generale. I debitori potrebbero quindi utilizzare i soldi per pagare i loro debiti. Infatti Keen dice che il QE dovrebbe anzitutto servire per pagare i debiti, e anche i non debitori riceverebbero un’iniezione di denaro.

Se gestite correttamente, queste iniezioni di denaro non creerebbero inflazione (si veda il mio precedente articolo qui). I soldi vengono creati come prestiti e si estinguono quando vengono pagati, quindi i soldi usati per pagare il debito si estinguono insieme al debito. E le iniezioni di denaro non utilizzate per pagare il debito contribuirebbero a colmare il divario tra la produttività reale e quella potenziale, consentendo alla domanda e all’offerta di crescere insieme, mantenendo i prezzi stabili.

Una regolare iniezione di denaro nei conti bancari personali è stata definita “reddito di base universale”, ma sarebbe meglio definirla un “dividendo nazionale” – qualcosa a cui tutti i cittadini hanno ugualmente diritto, indipendentemente dallo status economico o dalla capacità di lavorare. Servirebbe come una rete di sicurezza per le persone che vivono stipendio dopo stipendio, ma servirebbe anche come politica macroeconomica, stimolando la domanda e la produttività, mantenendo in movimento le ruote dell’economia reale.

Il denaro potrebbe così diventare un servitore dell’umanità, venendo trasformato da strumento di oppressione a mezzo per assicurare la prosperità comune. Ma prima la banca centrale deve diventare un servitore pubblico. Deve diventare ente di utilità pubblica, che risponda ai bisogni della gente e dell’economia reale.

 

Traduzione dall’inglese di Leopoldo Salmaso

Meeting Minutes 26/2/2016

Meeting Minutes 26/2/2019
 
 
Darkness
Through the darkness
I will make my way
Through the night
To God’s new day
David Herr
 
 
L’amore è difficile perché lo attendiamo invece di darlo. Ma è difficile anche perché non sappiamo darlo e abbiamo bisogno di riceverlo, dagli altri.
 
Enrico Peyretti
 
 
* 1991 Dopo 35 anni i paesi aderenti al Patto di Varsavia firmano l’accordo che scioglie l’alleanza politico-militare dell’Est Europa
 
* Memoria di Antonio Valdivieso, martire della difesa degli Indios in Centroamerica nel XCI secolo.
 
* 1969 Muore a Basilea Karl Jaspers, filosofo e psichiatra tedesco.
 
 
“Il simbolo segno visibile di Dio nel mondo è la croce: questo è il meraviglioso tema, che terrorizza molti uomini, della Bibbia”
 
Dietrich Bonhoeffer