Cuba: un capodanno storico, a 60 anni dalla Revolución

 

30.12.2018 – Gianmarco Pisa

(Foto di Ricardo López Hevia in: http://it.granma.cu)

Capodanno è segnato da una delle pagine più gloriose della storia del Novecento: il 1 gennaio 1959, i rivoluzionari cubani, guidati da Fidel Castro, avanzano alla volta dell’Avana, si preparano all’ingresso nella capitale, aprono una pagina nuova, rivoluzionaria, socialista, nella storia di Cuba. La notte del 1 gennaio vede la fuga ignominiosa del dittatore, sostenuto dagli Stati Uniti, Fulgencio Batista. Immediatamente prima Fidel Castro aveva lanciato, da Radio Rebelde, il proclama per lo sciopero generale. Tra il 1 e il 2 gennaio, ciò che resta dei reparti lealisti si arrende a Che Guevara, che avanza così alla volta della capitale. Contemporaneamente, Fidel Castro avanza alla volta di Santiago. Meno di una settimana dopo, l’8 gennaio, Fidel raggiunge L’Avana. La Revolución aveva vinto e si apprestava adesso a rifondare Cuba, riorganizzare il suo assetto economico e sociale, ridefinire la sua architettura politica e istituzionale.

Era solo il primo atto. Come in Russia, all’indomani dell’Ottobre, così a Cuba, dopo la vittoria della Revolución, la leadership rivoluzionaria fu sin dall’inizio consapevole dell’immane compito che la vittoria consegnava: si passava da una fase all’altra del processo di trasformazione; presi i “fortini” e le “casematte”, vi era adesso da avviare e consolidare nuove conquiste rivoluzionarie e impostare e costruire, mattone su mattone, l’impalcatura di una nuova Cuba, come si disse, sin dall’inizio, «libera e sovrana». In questo capodanno, si celebrano, dunque, i 60 anni della vittoria della Revolución e le parole di Fidel, quelle dello storico discorso del Parco Céspedes, tenuto a Santiago quel 1° gennaio 1959: «La Rivoluzione comincia adesso. La Rivoluzione non sarà un compito facile. […] Gli uomini che caddero nelle nostre guerre d’indipendenza uniscono, oggi, i loro sforzi a quelli dei caduti in questa guerra; ed a tutti i nostri morti nelle lotte per la libertà possiamo dire che, finalmente, è giunta l’ora in cui i loro sogni si realizzano».

Era, nelle parole di Fidel, il compimento di una storia nazionale e l’affermazione della domanda storica della auto-determinazione del popolo cubano. E la cosa che rende Cuba così appassionante e così unica, al mondo, tra le esperienze di socialismo, umanesimo e progresso, è la consapevolezza della continuità della sua storia, l’impegno all’unità del suo popolo, lo sforzo, continuo, pur tra inevitabili limiti e talvolta contraddizioni, ad aggiornare ed attualizzare il “suo” socialismo alle istanze ed alle sfide del presente. Questo 60° anniversario della Revolución, a Cuba, è, davvero, meno rituale che mai: tutta l’Isola lo ricorda impegnandosi nell’aggiornamento della Costituzione e preparandosi a un referendum popolare in cui il popolo tutto sarà chiamato ad esprimersi, in via definitiva e vincolante, su questa nuova Costituzione.

Il «sentido del momento histórico» è particolarmente presente in questa fase: l’ultima sessione plenaria della assemblea nazionale del potere popolare, il parlamento cubano, ha a lungo affrontato e analizzato, dibattuto e verificato le diverse proposte ed osservazioni al progetto di revisione costituzionale, fatto circolare e capillarmente diffuso, nel corso degli ultimi mesi, in ogni angolo dell’Isola. A tal punto che migliaia di riunioni si sono svolte tra tutte le espressioni della società cubana (dalle articolazioni del partito alle organizzazioni rivoluzionarie, dai comitati cittadini ai consigli di quartiere, dalle organizzazioni professionali agli incontri sui luoghi di lavoro, dai comitati giovanili ai gruppi femminili, dagli studenti ai pensionati …) e, come ha ratificato il parlamento, «il 50% delle proposte di modifica costituzionale avanzate dalla popolazione nel processo di consultazione sono state incorporate nel testo», approvato, nella forma che sarà sottoposta a referendum, nella sessione parlamentare che si è conclusa, a L’Avana, il 22 dicembre.

Una discussione rigorosa e approfondita in cui sono stati affrontati tutti i temi dell’aggiornamento della Costituzione: il preambolo, che intende sintetizzare «un senso dialettico di continuità del nostro processo rivoluzionario»; il tema della laicità, dove si indica «per la prima volta che Cuba è uno Stato laico, e ciò è positivo per tutti, si abbia un credo religioso o meno»; il tema dell’assetto generale dell’impianto economico e sociale, dove si ribadisce la centralità del ruolo dello Stato e della «proprietà socialista di tutto il popolo»; il tema della configurazione generale dello stato di diritto, con Cuba che assume la forma di uno stato socialista di diritto, ed il riconoscimento che «uno dei valori del progetto costituzionale è il modo in cui si rafforza l’accesso alla giustizia, nonché i diritti e le garanzie delle persone». Approvato all’unanimità dal parlamento, il testo così maturato sarà sottoposto a referendum il prossimo 24 febbraio. Come ha riferito il presidente del parlamento, Esteban Lazo, «un esercizio di costruzione collettiva, che pone Cuba nella condizione di dotarsi di una Costituzione moderna, adeguata al Paese che abbiamo e che vogliamo».

Preghiera

“Noi donne vogliamo eternarci nell’uomo. Io voglio che lui mi dica: tesoro, tu sei l’unica per me e ti amerò in eterno. Ma questa è una favola. E fintanto che non me lo dice, tutto il resto non ha senso e non esiste. E il buffo è che non voglio affatto – non vorrei avere S. come eterno, come unico uomo –, però pretendo il contrario da lui. Forse pretendo un amore assoluto proprio perché io non ne sono capace? E poi, desidero sempre lo stesso livello di intensità mentre so bene che una cosa simile non esiste.” (Etty Hillesum)

Grazie a tutti per il 2019 e una richiesta di una piccola donazione per il rinnovo domini dei siti nel 2019

Una preghiera per il ringraziamento 2018 a tutt* e un invito a sostenere il rinnovo 2019 dei nostri siti pubblici e gratuiti. Grazie anche per la tua piccola libera donazione. Contrariamente alla Chiesa valdese noi quaccheri non abbiamo fondi 8 per mille. Il progetto in corso e la digitalizzazione sui siti di parti del libro Giorgio Fox e i quaccheri di Angiolo Maros Dell’Oro Editrice esperienze che alla Biblioteca Braudense di Milano è disponibile solo in sede per la consultazione. Buone letture spirituali quest’anno!
 
 
Mentre volgo il mio sguardo indietro, Signore, scorgo te e la tua volontà.
La tua volontà diventa forza nella mia debolezza.
Approfitto della tua forza e confido in essa.
La tua volontà mi fa andare avanti fino alla fine dei miei giorni e oltre.
Latua volontà si sta compendo.
Ti prego, fà che essa si compia anche per mezzo della mia volontà
Amen
Amen Jorg Zink
 

 
 
A partire da oggi il servizio di preghiera è esteso oltre che a Facebook (….nella speranza che la Polizia Postale di Milano ci rifaccia impossessare della proprietà di molte pagine hacherate) anche sulle mailing list di Yahoo.it: un piccolo segno per la meditazione del silenzio personale
 
Aiutaci per il rinnovo 2019 con Registe.it dei domini http://www.quaccheri.it http://www.quaccheriecumenici.it http://www.quaccherimedioolona.it e http://www.ecumenics.it e la pec maurizio_benazzi@pec-legal.it con un piccolo contributo su PayPal all’indirizzo maurizio_benazzi@libero.it o bollettino postale C/C numero 30592190 o Iban IT16 K 07601 01600 0000 30592190

LA CASA DELLE DONNE

#LaCasaSiamoTutte
 
29.12.2018 – Redazione Italia
#LaCasaSiamoTutte
 
Serata a Sostegno della Casa Internazionale delle Donne
 
26 gennaio 2019 | H21.00 | Roma
 
Sala Sinopoli | Auditorium Parco della Musica
 
I biglietti della serata sono in vendita
 
presso l’Auditorium e al link https://goo.gl/cfUJyK
 
Continua la chiamata alle Arti a sostegno della campagna di raccolta fondi in favore del progetto Casa Internazionale delle donne, luogo di autonomia e libertà.
 
Il 26 gennaio alle 21.00 la Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, ospita una serata di musica, duetti inediti e racconti con alcune tra le artiste e gli artisti più amate per sostenere la Casa Internazionale delle Donne di Roma.
 
Fiorella Mannoia, Paola Turci, Giuliano Sangiorgi, Noemi, Emma, Nicky Nicolai, Stefano Di Battista, Luca Barbarossa accompagnati dalla Social Band ci portano tra le emozioni delle loro canzoni più famose. Durante la serata, che non è solo un concerto, si alternano sul palco anche le attrici Vittoria Puccini, Laura Morante ed Eugenia Costantini che con ritmo e ironia raccontano l’impegno di chi ha creduto in questo luogo, aperto a tutte e tutti.
 
Fiorella Mannoia e Paola Turci, le prime artiste ad aver aderito alla chiamata alle Arti che ha contribuito ad accendere i riflettori sulla Casa durante l’estate 2018, continuano ad essere in prima linea nel sostegno della campagna di raccolta fondi: “Roma non può rassegnarsi a perdere la storica Casa delle Donne di via della Lungara. Sarebbe un fallimento per la città e per tutti noi. Abbiamo deciso di impegnarci per fare tutto quello che potremo perché questo non avvenga e speriamo con tutto il cuore che il nostro appello venga ascoltato”, afferma Fiorella Mannoia, “La casa Internazionale delle Donne è la casa di tutti, anche la nostra. Per questo stiamo organizzando qualcosa di speciale per sostenerla affinché possa continuare ad essere la casa di tutti”, conclude Paola Turci.
 
Anche Giuliano Sangiorgi, tra gli artisti che per primi hanno accettato l’invito di Fiorella e Paola, ha voluto essere presente alla serata: “Come si fa a chiudere la casa delle donne?! Come si fa a eliminare un punto di riferimento per la “salvezza” del fulcro di tutto l’universo?! Come si fa a essere così leggeri con la parte più importante di noi?! Io e la donna che mi porto dentro corriamo a cantare con tutto il fiato che ho per dire che “no! non si può fare!!!”
 
La Casa Internazionale delle Donne è un luogo che offre accoglienza, ospita oltre 30 associazioni, archivi, biblioteche, sale formazione e congressi, eventi, manifestazioni e servizi diretti alle donne.
 
“Con gioia e gratitudine abbiamo accolto la proposta delle artiste per sostenere ancora la Casa in questa campagna di raccolta fondi, necessaria a concludere il contenzioso con il comune di Roma. La solidarietà che abbiamo ricevuto e che continuiamo a ricevere conferma il valore sociale e politico dei luoghi delle donne in questa città, della loro storia e del loro lavoro, nonché il riconoscimento del ruolo essenziale che svolgono nel prevenire la violenza, nel promuovere l’uguaglianza di genere, l’autodeterminazione delle donne e il dialogo tra soggettività e storie diverse.” Francesca Koch, Presidente della Casa Internazionale delle Donne
 
Da oltre 30 anni, la Casa ha accolto e sostenuto oltre 500.000 donne.
 
Da Novembre 2017, la grande mobilitazione a sostegno della Casa ha raggiunto importanti risultati: oltre 100.000 firme raccolte con una petizione e circa 170.000 euro tra donazioni e contributi.
 
L’obiettivo è raggiungere 300.000 euro per chiudere la trattativa con il Comune.
 
C’è ancora bisogno di sostenere la Casa e i suoi progetti.
 
Partecipare a questa serata vuol dire essere parte di questo obiettivo comune.
 
I biglietti della serata possono essere acquistati
 
presso la biglietteria dell’Auditorium
 
online con carta di credito su http://www.ticketone.it al link https://goo.gl/cfUJyK;
 
L’intero ricavato della serata è a sostegno della Casa Internazionale delle Donne.
 
Donazioni e info
 
 
info@segreteriacasaInternazionaledelledonne.it
 
06.68401720
 
Pagina Facebook
 
 
Ufficio Stampa
 
Benedetta Genisio
 
benedettagenisio@gmail.com
 
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Un aiuto al Quaccherismo nel mondo per il 2019

——– Messaggio Inoltrato ——–

Oggetto: Double your gift to share Quakerism with the world
Data: Fri, 28 Dec 2018 10:01:02 -0500
Mittente: Gabriel Ehri (Friends Journal) <ed@friendsjournal.org>
A: maurizio benazzi <maurizio.benazzi@poste.it>

 

1216 Arch Street, Suite 2D
Philadelphia PA 19107
USA

Denunciata ieri la truffa della carta di credito Amica rd della Swiss Banking Group

Con l’occasione della denuncia per hackeraggio su Facebook ho fatto denuncia contro la falsa banca svizzera che emette carte di credito denominate Amica rd, emessa dalla Swiss Banking Group (inesistente ma con codice Iban e sfwit) che chiede una quota di adesione di 29 euro ma poi non consegna PIN o modalità di utilizzo. Su Linkedin c’è un interessante analisi ricerca sulla truffa raggiro di questi sciacalli che rigirano in paradisi fiscali i soldi ricevuti come la mia quota di adesione. Gli approfondimenti della vicenda sono reperibili su Linkedin in un post pubblico di chi ha fatto una ricerca a tal propoposito in lingua inglese: https://www.linkedin.com/in/antoniodalbore/img090

#nocirconcisioniclandestine: appello di Foad Aodi fondatore amsi, co-mai e cili-italia

E’ stata presentata ieri denuncia alla Polizia postale di Milano per l’acheraggio  da parte di una persona che chiedeva soldi per farmi rientrare in possesso delle mie attività di gestore-proprietario delle pagine di Faceboook. Ma continuiamo nella speranza che la legge intervenga.

27.12.2018 Co-mai Comunità del Mondo Arabo in Italia

#nocirconcisioniclandestine:  appello di  Foad Aodi fondatore amsi, co-mai e cili-italia

Ll’associazione medici di origine straniera in italia (amsi), le comunità del mondo arabo in italia (co-mai ), la confederazione internazionale laica interreligiosa (cili-italia), il movimento internazionale uniti per unire e la confederazione internazionale -unione medica euro-mediterranea (umem) ringraziano il presidente della fnomceo Filippo Anelli per la sua adesione e sostegno al nostro appello lanciato dal fondatore dell’amsi  e co-mai prof. Foad Aodi  al Ministro della Sanità Giulia Grillo per  autorizzare a livello nazionale la circoncisione e inserirla nei LEA.

“Ci auguriamo che altri sindacati e ordini professionali possano aderire al nostro appello che sta raccogliendo numerose adesioni di associazioni, sindacati, comunità, albi professionali, ONG, comuni, municipi ed a livello popolare e della società civile” dichiara il prof. Foad Aodi fondatore amsi e co-mai e consigliere omceo roma, coordinatore area rapporto con i comuni e affari esteri e area riabilitazione dell’omceo di roma.

Le statistiche, ricorda Aodi, dicono che ci sono circa 10.000 circoncisioni all’anno  in italia di cui da 5000 si effeettuano in italia e altre 5000 nei paesi di origine durante le festività o permessi lavorativi. Il 35 per cento di quelle effettuate in italia si effettuano in modo clandestino (a casa e in strutture non autorizzate e personale non qualificato e laureato).

Per adesione al nostro appello e  per  salvare i bambini dal mercato nero e tutelare la loro salute si prega di scrivere a:

ufficiostampapresidenza@hotmail.com

Il caso

L’organizzazione britannica Adala UK chiede un’indagine sul tentato omicidio dell’attivista Saharawi Mohamed Dihani

26.12.2018 Wesa Times

L’organizzazione britannica Adala UK chiede un’indagine sul tentato omicidio dell’attivista Saharawi Mohamed Dihani

L’attacco con un coltello contro Mohamed Dihani, difensore dei diritti umani nel Sahara Occidentale, ha suscitato grande indignazione, poiché è un altro esempio della violenza subita da coloro che alzano la voce per difendere i diritti dei Saharawi, in particolare nei territori occupati.

Adala UK ricorda al Regno del Marocco che la difesa dei diritti umani e del giornalismo non dovrebbe essere punita con una minaccia di morte contro coloro che difendono questi diritti. Urgente che le autorità marocchine proteggano le persone che difendono i diritti umani. Altrimenti, qualsiasi misura di protezione sarà insufficiente a mantenerli in vita.

Il Marocco deve condurre un’indagine immediata, approfondita e imparziale per chiarire questo attacco, assicurando che il lavoro di difesa dei diritti umani faccia parte delle linee di indagine e che gli autori materiali e intellettuali siano consegnati alla giustizia. Allo stesso modo, il Marocco deve adottare e attuare misure per proteggere la vita e l’integrità di Mohamed Dihani e di altri difensori dei diritti umani

Dihani ha detto ad Adala che “dopo aver lasciato la mia casa e arrivato nel luogo in cui mi hanno attaccato, due persone hanno cercato di arrestarmi prima e quando ho iniziato a protestare e urlare, uno di loro mi ha colpito con un coltello.
Mi ha colpito per tre volte in diverse parti del corpo causando due ferite, unaall’altezza del cuore. È chiaro che voleva uccidermi. Una di queste due persone lo vedo spesso vestito da civile con gli agenti della polizia marocchina”.

Dal 2010, Mohamed ha presentato più di 140 denunce di attacchi dalle autorità marocchine. Nonostante ciò, lo Stato non lo ha protetto né aperto indagini nel suo caso – né in quello di altri difensori saharawi – per fermare l’ondata di attacchi contro di lui e garantire la sua vita.

Questo tipo di attacchi a Mohamed Dihani è una tragedia prevedibile, dal momento che Mohamed aveva denunciato attacchi e minacce per anni.

Dihani ha anche detto ad Adala che “dopo l’attacco il mio amico mi ha portato all’ospedale Ben Lmahdi, nella capitale dei territori occupati, El Aaiún, ma purtroppo nessun medico o infermiera voleva curarmi o darmi il primo soccorso. Ho dovuto chiedere due volte alla reception per essere visto, ma nessuno voleva aiutarmi: dopo 10 minuti gli agenti di polizia sono arrivati e mi hanno chiesto di lasciare l’ospedale e andarmene. Non me ne sono andato e ho continuato a insistere per avere un trattamento e anche un certificato medico per dimostrare l’entità delle lesioni che ho sofferto, per poterlo presentare come prova alle autorità marocchine per aprire un’indagine. Successivamente, un uomo vestito con abiti civili, che credo fosse un ufficiale della polizia, ha ordinato ai medici di non prendersi cura di me e di non darmi un certificato per determinare la mia situazione o la gravità delle ferite”.

Il comportamento delle forze marocchine, che hanno molestato e intimidito lo staff e i pazienti, è assolutamente deplorevole. Non vi è alcuna giustificazione per impedire a infermieri e medici di curare un paziente gravemente ferito.

I testimoni degli eventi nell’ospedale di Ben Lmahdi hanno descritto scene di “paura totale” quando i poliziotti marocchini in uniforme e in borghese hanno fatto irruzione nell’ospedale, apparentemente alla ricerca di un paziente ferito. “C’erano molti agenti nell’ospedale, che hanno scatenato il panico tra i pazienti e le loro famiglie. Molti di loro erano nel pronto soccorso e hanno dovuto lasciare l’ospedale senza ricevere alcun trattamento a causa della paura che avevano”, dice un altro testimone. Secondo un funzionario dell’ospedale, “non avevano basi legali per agire in questo modo, minacciando il personale dell’ospedale e altri pazienti”.

Nella denuncia presentata alle autorità marocchine, Mohamed afferma che “l’attacco che ho subito non è altro che un tentativo di uccidermi dai servizi segreti marocchini, su ordine dei loro superiori di alto rango per molte ragioni. Ciò è dovuto alle mie recenti attività come direttore della”The Western Sahara Times Foundation” e come presidente dell’Associazione Saharawi (ASR 6), oltre alle mie recenti attività nel campo dei diritti umani, in particolare per la difesa dei diritti politici e sociali del Popolo saharawi. Queste ragioni sono ovviamente il movente dietro questo tentativo di assassinarmi”. Inoltre, Mohamed conferma che le autorità marocchine non hanno mai mostrato alcun interesse ad aprire indagini su quanto accaduto.

Greta e Aran, attivisti adolescenti: non si è mai troppo piccoli per fare la differenza

25.12.2018 – Ezio Maisto Italia che Cambia

Greta e Aran, attivisti adolescenti: non si è mai troppo piccoli per fare la differenza

Non c’è solo Greta, la 15enne studentessa svedese salita pochi giorni fa sul palco dell’ultima conferenza mondiale sul clima e rivoltasi con durezza ai rappresentanti dei governi seduti in platea. Anche l’Italia ha un attivista adolescente in prima linea. Si chiama Aran, è friulano, e con i suoi sforzi in difesa del torrente che scorre accanto a casa sua ha appena ottenuto un importante successo.

In questi giorni sta spopolando sui social il video di Greta Thunberg, studentessa svedese che, alla Cop24 – la Conferenza Mondiale sul Clima svoltasi nei giorni scorsi a Katowice, in Polonia – si è rivolta ai rappresentanti dei governi in platea con queste parole: “Dobbiamo parlare chiaro, per quanto sia spiacevole. Voi parlate solo di crescita economica e proponete le stesse ricette che ci hanno portato a questo casino perché avete paura di perdere il vostro consenso. Ma io non ho nessun consenso da difendere. A me importa solo del clima e del pianeta. La nostra civiltà e la biosfera stanno per essere sacrificate per continuare a garantire a un piccolissimo numero di persone di accumulare enormi quantità di denaro e vivere nel lusso.”

Parole tanto dirette quanto toccanti, specie se a pronunciarle, fra gli sguardi attoniti dei burocrati presenti, è una ragazzina di 15 anni, ossia una rappresentante dell’ultima generazione che crescerà in un mondo ancora non totalmente stravolto dai cambiamenti climatici. Non a caso Greta continua il suo intervento in questo modo: “Nel 2078 festeggerò il mio 75esimo compleanno. Se avrò dei figli, quel giorno mi chiederanno di voi, del perché non avete fatto niente quando c’era ancora tempo.” E ancora, tracciando l’unica via d’uscita possibile: “Non possiamo risolvere una crisi senza ammettere che c’è una crisi. E se un sistema genera una crisi senza suggerirci soluzioni praticabili, noi dobbiamo cambiare quel sistema. Dobbiamo mantenere le risorse fossili nel sottosuolo e focalizzarci sull’equità”.

Ma Greta non è l’unica attivista adolescente venuta alla ribalta delle cronache negli ultimi giorni. Anche in Italia ne abbiamo uno. Si chiama Aran Cosentino, ha 16 anni e vive a Savogna, comune di meno di 500 anime in provincia di Udine il cui territorio si estende lungo il confine con la Slovenia. È qui, nei boschi incontaminati che furono teatro di una delle più sanguinose e celebri battaglie della Grande Guerra, quella di Caporetto, che scorre il torrente Alberone, uno dei pochissimi corsi d’acqua che in Italia si trova ancora in condizioni di elevata naturalità, al punto da essere diffusamente popolato da una specie animale protetta: il gambero d’acqua dolce.

Da un paio d’anni il torrente è nelle mire della Sunex 2 S.r.l., una società del triestino specializzata nella realizzazione di impianti idraulici. Nel 2016, difatti, la Sunex 2 presenta al Comune di Savogna e alla Regione Friuli Venezia Giulia un progetto per la costruzione di una centrale idroelettrica che dovrebbe sfruttare le acque del torrente Alberone. Un’opera che potrebbe consentire ai promotori del progetto l’accesso ai finanziamenti pubblici che la Regione eroga per produrre energia rinnovabile.

Aran è uno studente del liceo artistico di Udine appassionato di fotografia che vive nella frazione Ieronizza del comune di Savogna. Il torrente Alberone scorre a pochi passi da casa sua. Un giorno, smanettando sul web, viene per puro caso a conoscenza di questo progetto destinato a cambiare i connotati del corso d’acqua. Crea allora un gruppo Facebook con il quale, insieme alla madre e ad altri abitanti della frazione, informa i suoi concittadini del piano che il Comune ha appena accettato all’insaputa della popolazione. Parte quindi una prima raccolta di firme che, nel maggio 2017, induce la Regione a chiedere una serie di integrazioni al progetto. Non una bocciatura definitiva, dunque, ma una battuta d’arresto che porta Aran e i suoi amici dell’Alberone a festeggiare questo primo stop proprio sulle rive del torrente.

La Sunex 2, tuttavia, non si dà per vinta, e nel gennaio 2018, presenta un nuovo progetto per il quale richiede una valutazione di impatto ambientale. A questo punto Aran e i suoi, con l’aiuto di associazioni ambientaliste come WWF, Legambiente e Greenpeace, diffondono una petizione in tutta la regione nella quale, pur dichiarandosi a favore delle energie rinnovabili, dimostrano che i costi ambientali dell’opera, uniti ai contributi pubblici regionali (l’opera avrebbe un costo di 2,3 milioni di euro) supererebbero di gran lunga i suoi vantaggi.

In particolare, la produzione di energia elettrica da un impianto realizzato su un torrente con una portata d’acqua estremamente limitata, qual è quella media dell’Alberone, finirebbe per produrre energia a un costo 3 volte superiore a quello di mercato. “Il progetto, pur presentato come un intervento per la produzione di energia pulita, ha in realtà come primo obiettivo quello di accedere ai finanziamenti pubblici per fini puramente speculativi”, ci dice Aran.

La petizione, chiusasi nel marzo 2018 con la sottoscrizione di più di mille persone, ha portato pochi giorni fa la Regione Friuli Venezia Giulia, dopo una lunga istruttoria, a pronunciarsi definitivamente per la bocciatura del progetto. Ora Aran e i suoi amici dell’Alberone possono tornare sulle boscose rive del torrente a festeggiare questa piccola ma significativa vittoria contro la cultura prevalente, che considera le risorse naturali un patrimonio di proprietà esclusiva dell’uomo da poter sfruttare a proprio piacimento.

E mentre loro festeggiano, ci auguriamo che sempre più adolescenti seguano l’esempio di Aran e Greta, 31 anni in due, piccoli esempi di quanta coscienza può smuoversi con l’amore, l’impegno e un pizzico di coraggio. In fondo, per dirla con Greta, “non si è mai troppo piccoli per fare la differenza”.