USA: Pelosi riprende il timone alla Camera

29.11.2018 Domenico Maceri

USA: Pelosi riprende il timone alla Camera
(Foto di The Guardian)
“Nancy Pelosi merita di essere scelta dai democratici come speaker della Camera. Se le causeranno problemi, magari io le procurerò dei voti repubblicani”. Così Donald Trump il giorno dopo le elezioni di metà mandato che ha visto i democratici ottenere la maggioranza alla Camera.L’offerta del ramoscello d’ulivo dell’inquilino alla Casa Bianca contrasta ovviamente con la sua aspra retorica nella campagna elettorale diretta alla leader politica italo-americana. Trump l’aveva usata come spauracchio dicendo che la Pelosi avrebbe abolito le frontiere e imposto il socialismo all’America in caso di vittoria democratica. La Pelosi era per Trump il simbolo di “tasse alte, crimini alti” e amante “di MS-13”, la violenta gang centroamericana.Il quadro dipinto da Trump  e copiato anche dalla retorica repubblicana ha avuto un impatto e dopo la vittoria del 6 novembre alcune voci nel partito democratico si sono alzate contro Pelosi. Una quindicina di deputati democratici tendenti a destra hanno dichiarato la loro opposizione alla candidatura di Pelosi come speaker. Si tratta di parlamentari che hanno votato in molte occasioni per l’agenda di Trump. Poco a poco, però, tutto ci fa credere che la Pelosi sarà eletta speaker.

Il problema principale alla sua opposizione è che nessun candidato credibile si è fatto avanti per sfidarla. La deputata Marcia Fudge, democratica dell’Ohio, aveva indicato di volere candidarsi ma dopo avere parlato a quattrocchi con Pelosi ha deciso di supportarla avendo ottenuto la promessa che le deputate afro-americane avrebbero un ruolo più prominente nella prossima legislatura.

Il deputato democratico Gerry Connolly del Virginia ha colto molto bene le capacità di Pelosi quando ha detto che lei sa “ispirare, persuadere e intimidire”. Il fatto che i democratici abbiano riconquistato la maggioranza alle recenti elezioni di metà mandato, aggiungendo quaranta deputati alle loro file, si deve a tante cose ma anche ai suoi contributi. La Pelosi ha lavorato e fatto campagna elettorale dove è stata invitata e ovviamente è riuscita anche a raccogliere 135 milioni di dollari per il suo partito nel 2018.

Poco a poco l’opposizione alla Pelosi si è squagliata come neve al sole in parte per le sue capacità di convincere in maniera diplomatica gli  scettici che la situazione in America è critica e per contrastare Trump e la maggioranza repubblicana al Senato ci vuole qualcuno che sappia navigare le turbolenti acque di Washington. Anche Alexandria Ocasio-Cortez, la 29enne neo deputata democratica socialista di New York, ha riconosciuto il valore di Pelosi. La Ocasio-Cortez ha accettato le qualità liberal della probabile speaker facendo notare che i suoi detrattori vengono dall’ala destra del partito.

La Pelosi infatti ha notevole esperienza e dal 1987 serve nella Camera rappresentando il quinto distretto della California che include la liberal San Francisco. È una delle deputate più liberal secondo VoteView, un’agenzia che misura l’ideologia mediante i voti espressi dai deputati. Pelosi è più liberal di 80 percento dei suoi colleghi democratici alla Camera e più del 93 percento se si considera l’intera Camera.

Inoltre Pelosi ha fatto storia divenendo la prima donna speaker della Camera nel 2007, terza carica del governo Usa, mantenuta fino al 2011. Nei suoi quattro anni di speaker è riuscita a fare approvare parecchie leggi importanti fra le quali spicca la riforma sulla sanità, detta Obamacare. I repubblicani la hanno demonizzato, dirigendo però le loro stoccate principalmente verso Barack Obama, attribuendogli la responsabilità. In realtà molto del credito per la riforma ricade sulla Pelosi e la popolarità sempre crescente della riforma ricalca il valore del suo contributo. Il fatto che i democratici abbiano conquistato la maggioranza alla Camera neutralizzerà qualunque tentativo di silurare la riforma da parte repubblicana per almeno due anni.

Il lavoro di speaker non è facile considerando le diverse fazioni del Partito Democratico e non lo era nemmeno ai tempi della maggioranza repubblicana. Ne sa qualcosa John Boehner il quale da speaker fece del suo meglio per mantenere le diverse fazioni dei deputati repubblicani uniti ma alla fine dovette dimettersi per il mancato appoggio degli ultra conservatori del Tea Party. Paul Ryan successe a Boehner ma anche lui non ha avuto vita facile e ha deciso di non ricandidarsi avendo probabilmente intuito una sconfitta del suo partito alle elezioni del mese scorso.

Il Partito Democratico non è nemmeno tanto unito ma la nuova energia di una centinaia di nuovi deputati, poco familiari con le acque sabbiose di Washington, richiederà un timoniere esperto come la Pelosi. L’agenda democratica include alcuni temi come  gli investimenti sulle infrastrutture e il costo delle medicine dove si potrebbe trovare terreno comune coi repubblicani. In altri casi si tratta di interessi principalmente democratici come l’aumento del salario minimo, l’ampliamento del Medicare  per coloro che hanno 50 anni, e la sfida del riscaldamento globale.  Non sarà facile né per i democratici né per un timoniere di esperienza come Pelosi poiché i repubblicani controllano il Senato e la Casa Bianca. Ma anche nei casi dove non si potrà trovare terreno comune sarà importante fare approvare disegni di legge prettamente democratici per ristabilire le credenziali della sinistra.  Alcune di queste leggi troppo “estremiste” per i repubblicani saranno importanti per i democratici anche se non andrebbero in porto. Permetterebbero ai democratici di acquistare futuro capitale politico che condurrebbe alla riconquista della Casa Bianca e del Senato. La Pelosi è la migliore speranza per il Partito Democratico e per il Paese.

La Società degli Amici – Parte III

ADORARE DIO IN SPIRITO E VERITA’ SINCERITA’ E SEMPLICITA’

Il culto della sincerità e del realismo; la cristallina trasparenza nella condotta dei sentimenti professati, sono la più tangibile traduzione pratica del principio centrale di G. Fox e degli Amici; della Luce Interiore guida delle azioni; il contrassegno più nobile del loro carattere.

“Sii fedele al tuo proprio io . Ne seguirà – come alla notte segue certo il giorno – che non potrai, allora essere falso verso alcun altro uomo “ (Amleto di Shakespeare):

L’ipocrisia, la falsità, la doppiezza, la reticenza prudente, l’artificio, il convenzionalismo, l’opportunismo, l’incoerenza pratica, la mancanza di carattere, specie se ammantati dall’orpello religioso e redimiti sacrilegamente, – per mezzo del giuramento – dell’aureola di santità che loro viene dall’invocata testimonianza divina della purezza d’animo, fatta da chi al proprio io e alla verità è infedele, non ebbero forse, dopo il gran martire della verità, avversario di ogni insincerità e ipocrisia, (“sia il vostro parlare : sì, sì, no, no), e flagellatore dei profanatori del tempio, un nemico più radicale, irreconciliabile, – talvolta fino alla rudezza – di G: Fox, specchio tersissimo e adamantino di sincerità. Tutto il Giornale è impregnato, profumato, di sincerità vissuta, in ogni momento e in ogni atto di una vita eroicamente fedele all’ideale. Cento volte G. Fox avrebbe potuto salvarsi dalla prigionia con una mancia al carceriere, con una garanzia in danaro, con una formalità che implicasse una qualche ammissione di colpa, quale la richiesta della “grazia” sovrana. Non superbamente, ma con dignitosa cristiana fierezza, egli si rifiutò sempre ad ogni viltà, ad ogni doppiezza, ad ogni ammissione di fiutò sempre ogni viltà, ad ogni doppiezza , ad ogni ammissione di colpa, preferendo “rimanere in prigione tutta la vita, anziché uscirne per una via che disonorasse la verità”.

E la sincerità, la semplicità, la coerenza, la coerenza fra i principi e la condotta; la identificazione completa fra la religione e la vita; il franco coraggio, e se occorre, la resistenza modesta, tenace ma non battagliera, è a tutt’oggi il “cachet” di nobiltà degli Amici: appunto perché, purtroppo, l’insincerità e l’incoerenza fra la religione professata e la pratica della condotta è vizio capitale anche tra I PROFESSI Cristiani.

E’ troppo facile fare dell’ironia sul rifiuto tenace di G. Fox di togliersi il cappello dinanzi alle autorità e ai grandi del mondo, e di attribuire loro titoli onorifici, – ciò come affermazione della uguale rispettabilità di ogni conservo del comune Padrone, che compia onestamente il suo dovere – ; sul suo uso costante di dare del “tu” a qualunque persona singola, astenendosi dal rendere ad alcuno, incontrandolo, ossequi, omaggi, auguri convenzionali, quali “servo suo” , o “buon giorno o buona sera”, -quasi che tutti i giorni non siano buoni  per  chi vuol essere buono, e quasi che tra “fratelli” vi siano “servi” – , e dal fare inchini e riverenze, ecc. ; ma è meno facile  comprendere, che sono proprio queste piccole infedeltà d’ogni ora e d’ogni  istante alla sincerità e alla propria dignità, questa mascheratura abituale di forme convenzionali di rispetto, di stima di cordialità e di altri sentimenti che non siano effettivamente provati, ecc. sono queste le radici invisibili e sottili di quella deformazione profonda del carattere , che ci fa mostrarci ciò che non siamo, e ingenera in noi quell’abituale insincerità nel parlare, nel trattare (“la parola ci fu data per Nascondere i nostri sentimenti”, disse il Talleyrand ), e nel vivere, che è divenuta una seconda natura dell’uomo “civile” , e la caratteristica della vita sociale delle nazioni “civili”. Parecchie di queste forme più affettate di reazione di sincerità sono decadute oggi nell’uso dei Friends, in proporzione che il consolidamento  dello spirito che le animava le ha rese superflue.

Della campagna condotta da G. Fox contro tutti i giuramenti – spergiuri, e contro la ridicola illusione delle pubbliche autorità, di poter puntellare con essi la fedeltà vacillante dei sudditi, – contro la quale egli appuntò la più fine ironia, additando ai suoi giudici i girella e le banderuola a vento della politica anche tra i giuratissimi componenti delle loro corti di tribunali, – sono piene le pagine del Giornale, Valgano per tutti due passi “Il Re ha giurato”, gli contesta il giudice; “il Parlamento ha giurato, i giudici han giurato, e la legge si regge su a forza di giuramenti”. “Io replicai, che ormai dovevano aver fatto l’esperienza sufficiente di ciò  che valgono i giuramenti umani… Dissi: “ Il nostro “sì” è un “sì” e il nostro “no” , fateci pur soffrire quello che soffrono, o dovrebbero soffrire , gli spergiuri “ (Giornale) E altrove: “Quale diritto avete voi, spergiuri, infedeli alla vostra promessa di concedere libertà di coscienza e religione, di esigere da noi un atto di culto qual è il giuramento?”: “Noi non osiamo giurare, perché non osiamo mentire” (W. Penn).

Alla scrupolosa e rigida sincerità e onestà degli Amici nel commercio, – furono essi ad adottare il sistema dei prezzi fissi – resero ben presto eloquente testimonianza – dopo un inizio d’isolamento  e di povertà – l’affluire ad essi della clientela, e più tardi della ricchezza. C’è una pagina del Giornale, che vale tutto un trattato di Economia Politica e di Etica Sociale:

“Da principio, quando gli Amici… si ricusarono di adottare le mode e i costumi mondani, molti di essi, commercianti di varie specie, persero la clientela, essendo la popolazione sospettosa di loro e non volendo trattare con essi. Ma più tardi, quando la popolazione fece esperienza della onestà  e veracità degli Amici, e trovò che il loro “sì” era era un sì, ed il loro “no” un no; quando constatò che negli affari facevano onore alla parola data, e mai ingannavano né truffavano; quando poté verificare che, se si mandava un fanciullo a fare acquisti ai loro negozi, il cliente era trattato ugualmente bene, come se fosse andato egli di persona, allora… la situazione si rovesciò per modo , che la domanda comune divenne: “Dove si può trovare in questo paese un mercante di stoffe o un esercente, un sarto o un calzolaio, o qualunque altro negoziante, che sia Quaker? Conseguenza fu che gli Amici facevano più affari che molti dei loro vicini, e se si faceva qualche commercio, una gran parte in esso l’avevano loro. Allora i professanti invidiosi cambiarono tono, ecc. “ (Giornale)

Lo stesso culto della semplicità e della sincerità, l’orrore dell’ostentazione, il bisogno di fare apparire in tutti i loro atti i sentimenti interiori e la stima dei veri valori, trovarono espressione in G. Fox  e negli Amici, nell’avversione al lusso, ed in una puritana preferenza pei giuochi e divertimenti semplici e poco costosi, e sopratutto che non esponessero a rilasciamento della morale. Ecco come lo spirito degli Amici a questo riguardo viene espresso nel loro manuale ufficiale di Disciplina Cristiana:                    “…. Non è già per diminuire, bensì per aumentare la loro felicità, che noi affettuosamente invitiamo i nostri cari Amici a sottomettere senza riserva tutte le loro azioni, anche quelle intese a scopo di ricreazione, alle sante limitazioni e alla disciplina dello Spirito del Signore…Si pongano essi, dietro la guida della luce interiore, in riguardo a qualche particolare divertimento, la domanda “ Importa esso una forte, o addirittura eccessiva, spesa di tempo o di danaro? Importa un incomodo o un pericolo per gli altri? Implica crudeltà verso gli animali? Conduce a cattivi incontri…, che possano indurre noi od altri in tentazione? Esercita esso un’influenza demoralizzante su coloro che se lo procurano? E’ di ostacolo al nostro progresso spirituale?”

E in particolare per il lusso, un autorevole Ami8co suggerisce di domandarsi: “La spesa che mi propongo di fare ha principalmente per fine l’agio mio personale, la vanità l’ostentazione, ovvero servirà ad elevare, raffinare abbellire la mia vita e insieme  quella degli altri , per vivere la miglior vita di cui siamo capaci? … Fino a qual punto… essa mi separerà maggiormente dai miei fratelli che sono nella povertà?”

Che questo puritanesimo dei costumi non fosse suggerito da uno spirito di rigida grettezza, da un nuovo formalismo, da paura della vita; che esso non tendesse all’abnegazione  bensì all’elevazione ed espansione della personalità, è proclamato da G. Fox in più occasioni.

“La nostra religione non consiste certo nella morigeratezza dei cibi e delle bevande, nella modestia degli abiti e nel dare del tu, nel rifiutare di toglierci il cappello e di fare riverenze… Benché  lo Spirito di Dio ci indirizzi a tutto ciò che è conveniente e decente e ci tenga lontani dalle pratiche licenziose e dissolute, e dagli sports,  passatempi e festini… e ci vieti di indossare costosi abbigliamenti… e di rendere gli onori e seguire i costumi e le mode del mondo, la nostraa religione, però, consiste essenzialmente in quello spirito che ci sospinge a “visitare i poveri, gli orfani e le vedove, e ci preserva dalle macchie del mondo: è questa la religione pura e immacolata dinanzi a Dio” (Giac. I,27)…

E’ qui la spiegazione dello sviluppo che hanno avuto nela Società degli Amici le attività assistenziali e i movimenti di riforma sociale.

ABORRIMENTO DELL’USO DELLE ARMI E DELLA GUERRA

Nessuno degli atteggiamenti caratteristici di G. Fox e degli Amici, ispirati dalla loro esperienza della universalità e immanenza della Luce Interiore in tutti gli uomini, ha avuto tanta risonanza e ha suscitato tanta opposizione, quanto la loro riprovazione di ogni uso delle armi contro individui umani, e il loro rifiuto a partecipare a qualunque atto che avesse per conseguenza la lesione dell’integrità fisica dei loro fratelli uomini.

Su questo punto, G. Fox non ebbe mai dubbi né esitazioni; e la sua testimonianza contro la guerra fu piena esplicita e decisa, fin da quando nel 1650, a 26 anni, preferì di ritornare per altri sei mesi nella  prigione di Derby, dove era stato incarcerato già sei mesi per la sua professione religiosa, anziché accettare la nomina di capitano nell’armata del Parlamento contro Carlo I Stuart. “Io risposi che sapevo bene come tutte le guerre abbiano origine dalla concupiscenza;… e che io ero animato da quella vita e da quel potere che sopprimevano il motivo di tutte le guerre… Dovetti insistere, che io ero partecipe di quell’alleanza di pace, che era stata conchiusa prima che esistessero le guerre e le lotte.” (Giornale)

“In un epoca di lotte e di spargimento di sangue, i Quakers si eressero paladini dell’uso delle armi della luce anziché di quelle della forza bruta; della dolce ragionevolezza e della persuasione morale piuttosto che della spada; dell’arbitrato anziché della guerra.” (Silvester Horne)

Non certo che G. Fox e gli Amici fossero i primi della Storia  del Cristianesimo ad assumere questo atteggiamento; chè tutte le correnti mistiche e riformatrici dei primi secoli del Cristianesimo e del medioevo cristiano furono contrarie alla guerra e al servizio militare; e i seguaci  di Fausto  Socino (1539-1604) avevano già diffuso largamente nella prima metà del sec. XVII nella stessa Inghilterra, quelle sue idee di radicale opposizione alla guerra e ad ogni violazione dell’integrità umana, che egli aveva coraggiosamente sostenuto a voce con gli scritti in Polonia: però fu coraggiosa “testimonianza  resa  dinanzi al mondo intiero” dalla Società degli Amici, già nel 1660, con le parole: “noi ripudiamo energicamente tutte le guerre e tutte le lotte, ed ogni combattimento con armi materiali, quale che ne sia lo scopo e il pretesto” (dichiarazione ufficiale diretta a Carlo II “dal tranquillo ed inoffensivo popolo di Dio, detto dei Quakers”: v. Giornale), e continuata ininterrotta, pur con poche defezioni individuali, fu essa a mantenere sempre viva in Inghilterra e nel mondo intiero, specie negli ambienti liberali e riformatori cristiani, il movimento di opposizione, non negativa ma positiva e costruttiva, alla guerra stessa, per motivi religiosi.

Ecco ciò che un Amico scrive al riguardo:

“Il principio della “Luce Interiore” significa, in linguaggio filosofico, che in ogni persona cosciente vi è ed opera una super-anima, una Coscienza superiore a quella individuale: Ciò che rende convinto l’uomo del vero, del bello e del buono, non è soltanto la sua propria ragione, ma una Ragione ed una Bontà Universale che, per così dire, si sforzano di manifestarsi la personalità di lui. In quanto l’uomo si abbandona ad essa, e ne rende possibile l’espressione, egli entra in unione non solo con Dio, ma con tutte le altre anime nele quali Dio cerca di manifestare la sua natura…Il Cristiano deve costantemente mirare al raggiungimento di questa unità. Tutto ciò che lo separa dagli altri fratelli uomini – l’orgoglio, l’avidità, l’odio, la vendetta – lo separa dal Dio rivelato dal Cristo”… (E. Grupp.  Op. cit.)

Sotto un altro aspetto ancora, il principio della Luce Interiore professato dagli Amici si rivelò ben presto ad essi e ai loro superiori militari come inconciliabile col servizio militare e con qualunque altra forma di delega ad altri della propria coscienza, voce di Dio, la decisione della prestazione dell’ubbidienza, o meno, agli ordini imposti da qualunque forma di disciplina , anche militare, erano inetti a qalunque professione o servizio, in cui : “l’ubbidienza cieca, quali cadaveri”, sia , come nel servizio e nella carriera militare, la prima condizione. Però è come nel servizio e nella carriera militare, la prima condizione. Però è soprattutto la loro esperienza diretta, comune a tutti i mistici, dell’immanenza divina in ogni anima umana, che rende loro impossibile partecipare alla distruzione, quasi fossero “carne da cannone”, dei corpi umani, dallo spirito universale organizzati e animati per effettuare attraverso ad essi la propria incarnazione progressiva nel Mondo.

Ecco alcuni passi di un documento ufficiale della Società degli Amici (Meeting Annuale del 1900)

“Il Vangelo del Regno di Dio proclamò una nuova legge di vita, quella dell’intimo  governo del Padre nel cuore dei Suoi figli, e del reciproco legame di fratellanza e del servizio gli uni degli altri: fu questo il lievito segreto, che facendo fermentare le anime individuali. fece lievitare progressivamente l’umanità intiera…”

“Anche l’istituto della guerra dovrà cessare, in proporzione che lo spirito di fratellanza e ll senso di giustizia aumenterà.

Nonostante l’abnegazione ispirata dalla devozione alla patria sui campi di battaglia, le operazioni belliche, quali si svolgono nella realtà, ci mostrano che la guerra è nella sua essenza un acciecamento  dell’amima, un anestetico del cuore, un avvelenamento della coscienza morale, un disconoscimento del valore divino della vita umana: non è un’infedeltà parziale all’idea morale, ma calpesta tutto il codice morale e getta la sua sfida a ogni legge umana. La sua ferrea disciplina calpestata la volontà e la coscienza del combattente; lo spargimento di sangue genera da un lato odio e vendetta, e dall’altro l’orgoglio insolente della conquista, lasciando nei campi da essa devastati semenzai di lotte future. Giacché , “ che cos’altro può la guerra produrre, eccetto guerre senza fine?” (Milton).

L’acquiescenza agli atti  della propria nazione, che essi siano giusti o  che siano ingiusti, non è  patriottismo. La devozione agl’interessi  superiori “piuttosto a Dio che agli uomini”, e con la mitezza e gentilezza di Cristo rendiamo la nostra testimonianza contro il male, a costo d’impopolarità e di sofferenze. Chi  ama la sua patria è geloso del suo onore dinanzi al tribunale della coscienza umana, tenero della salvezza degli elementi più belli dell’anima sua, e vivamente interessato alla conservazione di quel vigore morale che è la vita della grandezza nazionale: ben sapendo egli, che “Solo per l’anima loro le nazioni saranno grandi e libere “: (Wordsvorth).

Noi crediamo che lo Spirito finirà per redimere la vita nazionale non meno che quella individuale, per mezzo della fedele testimonianza resa dai discepoli di Cristo. Ora, se è l’amore universale di Dio – “che fa sorgere il Suo sole sui cattivi come sui buoni” – a formare la base  del comando del Signore: “amate i vostri nemici”, che è solo così diverrete  “figli di Dio”, esso dovrebbe anche dominare e rigenerare tutto lo spirito della vostra vita, facendosi vivere “di quella vita e per  quel potere che sopprime  l’occasione di tutte le guerre, tutte generate dalla “cupidigia” (Giornale di G. Fox), – come tutte le liti sono generate dal  desiderio di ricevere e di conservare. Noi perciò non saremo coerenti  nella nostra  condanna degli aumenti degli armamenti, finché continueremo  ad indulgere a quella brama di dominio che cagiona questi aumenti;  né condanneremo sinceramente la guerra finché conserveremo il culto dei lauti dividendi. Sarebbe una fatale debolezza la nostra , se denunziassimo a parole il crescente militarismo odierno, pur sostenendo quello spirito da cui scaturisce… Ci sforzeremo perciò di liberarci da tutto quello che tende a deteriorare la dignità dell’uomo o della donna nei conflitti industriali, o in quell’acuta forma di guerra che è spietata concorrenza; e di migliorare le condizioni sociali che impediscono il pieno sviluppo  delle facoltà vitali. E comprenderemo anche che (come scrive il Vescovo Westcott) “… i veri interessi di tutte le nazioni sono identici, perché  essi sono gl’interessi dell’umanità. La perdita di una nazione è la perdita di tute ; il guadagno di una, il guadagno di tutte; l’egemonia di una particolare potenza significa un impoverimento di tutto l’organismo: Una vittoria non conforme a giustizia è, sopratutto, una calamità pei vincitori… La vita delle nazioni è una, e la finalità comune è una sola…”.

“La nostra testimonianza contro la guerra non è dunque limitata, né di carattere negativo, ma ha una lunga portata. Quando noi misuriamo i valori della vita e della morte alla pura luce dello Spirito, non possiamo non restare impressionati dal valore sacro dell’umanità dinanzi a  Dio:, dalle divine Sue potenzialità… dall’alta missione alla quale è destinata. Come può un Cristiano, faccia a faccia con queste grandi verità, non rifuggire con orrore dinanzi alla carneficina di una battaglia, e non sentirsi chiamato a una guerra più santa, da essere combattuta con altre armi, per un più alto servizio di Dio e dell’umanità?”.

“La pace”, ha detto Spinoza, “non è l’assenza di guerra: essa è la virtù che nasce dal vigore dell’anima”. Tale è la pace  propugnata da G. Fox e dagli Amici, e dai membri delle Associazioni dei “Resistenti alla Guerra”, degli “Obbiettori di Coscienza”, della “Riconciliazione dei popoli”, da essi  ispirate, che sopprimono la guerra ognuno in sé, radicalmente, non solo ricusandosi di prestare il servizio militare, ma lottando contro tutte le cause morali, politiche ed economiche di essa.

Abolizione ergastolo in Italia: IV giornata di digiuno nazionale


28.11.2018 Carmelo Musumeci

Abolizione ergastolo in Italia: IV giornata di digiuno nazionale

Gli ergastolani non hanno nessun domani, hanno solo un passato che non passa e corrono con la morte per la morte.

Non c’è giorno in cui un ergastolano non pensi alla morte o non si domandi chi arriverà prima, la libertà o la morte. C’è la speranza: però a me la speranza non consola, piuttosto sento che mi inganna il cuore.

(dal libro di Carmelo Musumeci “La Belva della cella 154”)

La vita dell’ergastolano è una schiavitù di tutti i giorni della settimana, di tutte le settimane dell’anno e di tutti gli anni della sua vita. La pena di morte, la vendetta, la tortura fanno parte della cultura di ogni società, sia antica che moderna, invece l’usanza di punire tenendo chiusa una persona in una cella per anni e anni è un fatto relativamente nuovo. Non più il terribile ma passeggero spettacolo della morte di uno scellerato, ma il lungo e ostentato esempio di un uomo privo di libertà. La condanna all’ergastolo è peggiore della morte perché più dura, più lunga da scontare. La pena viene rateizzata nel tempo e non condensata in un momento, come la morte: è proprio questa la sua forza ammonitrice ed esemplare.

Il carcere è un’invenzione laica, ma è stata presa come esempio dalla religione cristiana, perché il carcere assomiglia molto all’inferno dei cristiani: il luogo in cui i dannati e gli angeli ribelli espiano la loro pena. Gli ergastolani sono chiusi per un’intera vita in un piccolo spazio, dove quel niente che capita oggi capiterà anche domani e dopodomani ancora. Per questo non c’è giorno in cui un condannato alla pena perpetua non pensi alla morte, perché solo la morte, nella maggioranza dei casi, può liberare gli ergastolani dalle catene. Gli ergastolani, per la maggioranza della società, sono come dei pesci, perché come scriveva Italo Svevo: “Al pesce manca un mezzo di comunicazione con noi e non può destare la nostra compassione. Il pesce boccheggia anche quando è sano e sobrio nell’acqua. Persino la morte non ne altera l’aspetto. Il suo dolore, se esiste, è celato perfettamente sotto le sue squame.”

È difficile combattere l’ergastolo, perché questa terribile condanna non dà sconti, non dà scampo. Scontare l’ergastolo è come giocare a scacchi con la morte: non puoi vincere perché è una pena senza tempo. E l’anima del condannato all’ergastolo non vede l’ora di bruciare all’inferno pur di finire la sua pena sulla terra. Perché quando manca la speranza, anche se hai l’energia per pensare e per amare, ti manca la forza di vivere.

Penso che l’ergastolano possa perdere la speranza di uscire, ma non dovrebbe mai perdere la forza di lottare per far sapere alla società che una sofferenza inutile non fa bene a nessuno, neppure alle vittime dei nostri reati.

Per questo l’Associazione Liberarsi dà il via alla nuova campagna contro il carcere a vita, con il quarto giorno di digiuno nazionale fissato per lunedì 10 dicembre 2018, anniversario della Dichiarazione dei Diritti Umani, sostenuta anche da Associazione “Fuori dall’ombra”, Associazione “Yairaiha Onlus”, “Ristretti Orizzonti” e “Comunità Papa Giovanni XXIII” fondata da Don Oreste Benzi.

Ho inserito questo mio articolo (e la vignetta di Vauro, creata appositamente per questo evento) nel nuovo sito www.lavocedegliergastolani.it

La Società degli Amici II parte

LA LUCE INTERIORE – MISTICA DI G. FOX

Ma occorre facciamo qui un piccolo sforzo per approfondire alquanto l’esperienza e il principio fondamentale della “Luce interiore” degli Amici. C’è una pagina del Giornale, che sembra prezioso anello di congiunzione fra la concezione fondamentale del Cardinale Cusano in : De  docta ignorantia (Della dotta ignoranza) (1449), e quella del Vico in scienza Nuova(1744): tra i motivi di naturalismo magico della Rinascienza, e le con cezioni intuizionistiche moderne.

Il Cusano aveva lì espresso l’intuizione, anzi “rivelazione” , ricevuta “superno dono a PADRE LUMINUM”, della onnipresenza dell’universo intiero in ogni singolo oggetto, “benché in modo contratto, si da non essere questo, in atto, che quello che esso singolo è veramente” . Sicché Dio è in tutte le cose, perché tutte le cose sono in Lui… per mediazione dell’universo” ; e “dire che qualsivoglia cosa è in qualsivoglia cosa, non è altro che dire: Dio, attraverso il tutto, è in tutto; e tutte le singole cose, attraverso il tutto, è in tutto; e tutte le singole cose, attraverso il tutto, sono in Dio.” E se si consideri un individuo in cui si sia incarnata in forma contratta l’umanità assoluta, “ questa ti apparirà quasi come Dio; e quell’umanità  contratta, che è l’uomo individuo, quasi come l’universo.”

Ancora, per il Cusano – “nulla l’intelletto umano può comprendere che non sia già contratto in lui, e quindi non sia se stesso in modo contratto…: giacché comprendere è esplicare, per note e segni analoghi, un certo qual modo analogo che già si trova in lui in modo contratto.”

Nel Rinascimento si faceva quindi strada l’idea naturalistico- magica, che se l’uomo è compendio ed esponente dell’universo, e fuori di lui non vi sono che frammenti, egli possiede il potere non solo di comprendere ma anche di assoggettare a sé le forze della natura, svelandole, dominandole, collaborando con gli spiriti, buoni o cattivi, per ottenere i suoi intenti.

  1. Fox, con una visione più spirituale, integra quest’analisi del “Dio è in tutte le cose o ogni cosa è in Dio, perché tutte le cose sono in tutte le cose” , nell’esperienza religiosa immediata dell’anima umana in Dio; e non pago di sapere che chi in ogni cosa riconosce un’espressione dell’Universo intiero ha visto in ogni cosa Dio, né di attribuire all’uomo, microcosmo, la virtù di scoprire e dominare le forze della natura, proclama che è nella unione mistica con Dio che l’uomo acquista la conoscenza e il dominio del mondo fisico, delle coscienze, e dell’arte di governo. Ecco la pagina, veramente straordinaria ed audace per un giovane incolto, dell’età di 25 anni, novizio nelle vie dello spirito, ridotta con alcune re cisioni:

“Dio m’introdusse in grandi verità, e mi furono rischiarate maravigliose profondità, al di là di ciò che può essere spiegato con parole…

Il Signore m’illuminò su tre punti, relativi alle tre grandi professioni del mondo: la medicina, la così detta teologia, e la legge. E’ in proporzione che gli uomini si lasciano dominare dallo spirito di Dio e crescono ad immagine e nel potere dell’Onnipotente, che essi possono ricevere la parola della sapienza che tutte le cose rivela, e giungere a conoscere l’unità che si asconde nell’Essere Eterno. Mi mostrò che i medici erano privi della sapienza di Dio per mezzo della quale le creature furono fatte; e perciò non conoscevano  la loro virtù; che i preti erano privi della vera fede, che purifica e concede la vittoria e conduce il popolo fino a Dio…: mistero di fede che solo una pura coscienza comprende. E mi mostrò ancora, che i giuristi erano privi dell’equità  e della vera giustizia, e lontani da quella legge di Dio che giudicò la prima trasgressione e tutte le colpe, e che corrisponde all’offesa fatta allo Spirito di Dio, il quale viene contristato ed offeso nella persona dell’uomo. Mi fece vedere come queste tre classi… governano il mondo… senza la sapienza, senza la fede, e senza l’equità e la legge di Dio: gli uni pretendono di curare i corpi , gli altri di curare le anime, e i terzi di aver cura della proprietà privata pur essendo privi della sapienza, della fede, dell’equità e della perfetta legge di Dio: i preti essere adotti alla vera fede, che è dono di Dio; i giuristi  condotti a quella legge di Dio che fa amare il prossimo come noi stessi… e fa vedere all’uomo, se egli offende il suo prossimo offende se stesso, e gl’insegna a fare agli altri quello che vorrebbe che essi facessero a lui; i medici essere riformati anch’essi e, imbevuti di quella sapienza  di Dio dalla quale tutte le cose furono fatte e create, acquistare una giusta conoscenza delle creature e comprendere le loro virtù medicinali, di cui furono dotate dalla parola di sapienza che le fece e che le sorregge.”

Si rifletta sui concetti fondamentali di questa pagina: Qui, un secolo prima di Vico, è a così dire, ripreso e corretto o integrato il criterio Vichiano della conoscenza. “Si può conoscere veramente una cosa,” – scriverà il Vico , – “solo quando la si fa: il vero significato s’identifica col fatto. Perciò Dio soltanto può avere scienza perfetta delle cose tutte, perché Egli le crea. Invece l’uomo, essere imperfetto, può  procurarsi solo conoscenze frammentarie, ristrette a ciò che egli fa, – quale la storia del mondo umano – , – o a ciò che egli pensa, quali le verità matematiche.”

  1. Fox così corregge ed integra: L’uomo diventando partecipe, nell’unione con Dio, – cioè immergendosi nella profonda intima essenza delle cose -, della Sua sapienza, acquista anch’egli la conoscenza di quelle virtù delle cose che Dio conosce perché le fece e le sorregge.

Fu G. Fox condotto a tale straordinaria visione e affermazione, dalla sua propria esperienza di conoscenze preternormali, “ metapsichiche”; dalle sue chiaroveggenze e previsioni; dalle numerose guarigioni effettuate: poteri di cui nel Giornale si trovano copiosi esempi? Sarebbe la sua una teoria, a così dire, di “magia” religiosa, anziché antroposofico- naturalistica? Certo, la lettura del Giornale ci pone in presenza di una personalità dotata di straordinarie qualità psichiche; e sarebbe desiderabile, che uno studio più approfondito su G. Fox “medium” – analogo a quello  già stato fatto su Santa Teresa di Gesù “medium” – fosse condotto e pubblicato dalla Società degli Amici. Che, del resto, nelle origini del movimento da G. Foùx promosso abbiano abbondato i fenomeni “metapsichici” di telepatia, chiaroveggenza, previsione, ecc. risulta, fra l’altro dalla raccolta storico-critica fattene da J. W: Graham in Psychical Esperiences of Quaker Ministers. E’ quanto si constata nella storia di tutti i risvegli (“revivals”) religiosi, i quali agitando potentemente e facendo affiorare le forze giacenti sotto la soglia della coscienza, “l’io sublimale.” , sembrano offrire barlumi di anticipazione di quello che sarà , forse,indegnità”), se non possedesse in una certa misura “la Luce che rivela tutto questo, e l’amore di Dio in lui”: Il “male” è per essi , rivelato alla coscienza dalla Luce; dal “divino che è nell’uomo”. Quindi è assurdo opporre a questo principio la testimonianza di quel senso di colpa e di rimorso, di “male” che – scrive B. Croce in L’Azione Libera –fa parte del “processo di cambiamento, anzi è l’effettivo cangiarsi mercé quel dolore”. Non è sull’oscurità, ma sulla Luce che la rivela, che i Friends pongono l’accento.

La sola differenza fra la “Luce Interiore” di G. Fox e quella degli altri mistici fu anziche teorica, di ordine pratico e di grado di fiducia, “G. Fox”, scrive ancora il Grubb, “si fidava dell’esperienza personale  della immediata presenza dello Spirito e della Guida di questo , fino a un punto tale da basare su questa fiducia tutto il suo sistema religioso. Egli ripudiava tutte le difese esteriori che erano state escogitate, nella speranza di mantenere l’ordine e l’unità nella Chiesa: cioè un clero appositamente ordinato, – con sacramenti e forme ben fisse di culto, – le credenze tradizionali, la stessa lettera della Scrittura, se considerata come una regla esteriore di fede e di costumi… Gli Amici  ritenevano, che la rivelazione e l’ispirazione di Dio appartengono non soltanto al passato ma anche al presente: e mantennero le loro anime vigilanti nell’attesa. Ebbero il coraggio di confidare assolutamente nello Spirito, e lo Spirito non li abbandonò giammai” ( Grubb. Op. cit.)

Come questa posizione nettamente individualistica non degenerasse nel disfrenamento dell’”ogni libito è lecito”, e quale temperamento fosse ad essa apportato dall’influenza dello spirito della comunità e dalla organizzazione della Società, è ciò che ora vedremo. Notiamo però, che quando tra Amici si ebbero casi individuali di gravi aberrazioni, anche morali. G.Fox, nell’opporsi ad esse con l’autorità che gli veniva dal consenso della comunità, non si peritò di parlare, a nome di una sua superiore ispirazione di “resistenza” (degli aberranti) “al potere di Dio in me”, di “verità dichiarata per mezzo mio”

“HAI VISTO IL TUO FRATELLO ? HAI VISTO IL TUO DIO. INCHINATI E ADORA” (Tertulliano)

Non deve, dicevano, impressionare il fatto che trova riscontro nella psicologia di tutti gli eroi della religione e della condotta – anzi in tutte le anime radicalmente sincere che si sforzano di seguire la voce della coscienza – che G. Fox fosse , e gli amici a tutt’oggi siano, persuasi che la “Luce Interiore” rivela loro la divina volontà, e non solo come norma di condotta in generale, ma anche in modo dettagliato nelle singole azioni; giacché essi non rivendicano questo divino carattere della coscienza solo per sé, ma ugualmente per tutti gli uomini, se e in proporzione che essi prestino ascolto alla voce di Dio in loro, e seguono la “luce Interiore”. Essi volentieri ricordano “il Dio che risiede entro di te”; e “devoto a quel nume che risiede in lui stesso.” Di Marco Aurelio; il Vicino a te è Dio : con te, entro di te,” di Seneca. I casi del “Demone” di Socrate,

delle “voci” di S. Paolo, di Jeanne d’Arc, di “visioni” , e simili, nulla hanno per essi di straordinario, fuori delle forma anormale, allucinatoria, di chiaroveggenza o chiaro-udienza.

Importante conseguenza della religiosa presunzione degli Amici che anche negli altri sia la voce di Dio che parla, si è il temperamento apportato ogni altra personalità, dalla seria presa in considerazione di qualsiasi espressione d’idee o direttive di condotta pratica, che si abbia motivo di credere emanate da un profondo motivo di coscienza, e la cui impostazione generale – specie negli altri Amici – si accordi con loro; è  un impulso  spontaneo a domandarsi, di fronte a chi professi idee e opinioni diverse e segua una linea diversa di condotta, quale aspetto della verità teorica o pratica ad essi sfugga, quale elemento nuovo, e forse prezioso, l’avversario apporti, meritevole di essere assimilato, se e in quanto ciò riesca possibile, e tesoreggiato in una sintesi superiore.

Atteggiamento dunque di comprensione riverente e simpatica, che , anziché condurre alla glorificazione e alla canonizzazione dell’individualismo teorico e pratico, all’atomismo morale, e meno ancora allo sfrenato soggettivismo del: “ogni opinione è verità”, e ogni “libito è lecito” tende  invece a favorire l’apertura verso le altre coscienze, il senso dell’umiltà, e della riverenza verso la poliedrica realtà divina: a smontare l’orgoglio dell’ortodossia e la pretesa dell’infallibilità; a promuovere l’abitudine dello sdoppiamento psicologico, che considera 4 invece a favorire l’apertura verso le altre coscienze, il senso dell’umiltà, e della riverenza verso la poliedrica realtà divina: a smontare l’orgoglio dell’ortodossia e la pretesa dell’infallibilità; a promuovere l’abitudine dello sdoppiamento psicologico, che considera  in ogni questione controversa il punto di vista degli altri; a disporre ad apprendere gli uni dagli altri, e ad arricchire l’esperienza religiosa e morale di tutti con l’apporto di ognuno. E’ il fattore sociale, o della “simpatia” che compie così la sua funzione equilibratrice, ma ad un superiore livello religioso di mistica della comunità-

A questa disposizione di umiltà, di deferenza e venerazione per lo spirito  specie della comunità degli Amici, corrisponde l’atteggiamento sereno con cui questa accoglie, nelle Assemblee degli Amici, ogni opposizione d’idee e di linee di condotta che sembrino difficilmente accettabili, consacrando ad esse, occorrendo , alcuni minuti di silenziosa riflessione; eventualmente, se la refrattarietà all’assimilazione e alcuni minuti silenziosa riflessione; eventualmente , se la refrattarietà all’assimilazione e alla sintesi risulti in un primo tempo insuperabile, rinviando ad ogni decisione ad un più maturo esame, e invocando un afflusso più abbondante di luce, prima di prendere decisioni e provvedimenti, specie se di carattere disciplinare. Tutte le controversie private tra Amici debbono essere decise per mezzo di arbitri.

Ancora, è in omaggio  a tale spirito, che nella Società degli Amici, vera teocrazia democratica, il governo della comunità è collettivo; e che è uguale in ogni membro, uomo o donna, il diritto di esprimere nelle assemblee il proprio parere su ogni deliberazione da prendere; e la decisione è presa non già dietro una votazione, che creerebbe una minoranza sconfitta, ma dietro proposta del presidente- notaio “clerck” , il cui ufficio è di riassumere ed esprimere quello che a lui sembra il “sentimento dell’assemblea”.

Dallo stesso principio della “universalità della luce interiore” discende che, eguale essendo la responsabilità di ognuno nel rendere testimonianza alla voce di Dio in lui per il bene della comunità, ognuno è sacerdote, e ha il dovere di contribuire, senza compenso, all’edificazione  della comunità e al vantaggio spirituale di tutti i suoi frateli uomini (“Volontarismo” già propugnato da Milton, divenuto qui sistema di un mistero  e di governo); ma nessuno può d’altra parte, RROGARSI UN’Autorità spirituale sui suoi fratelli, né pretendere alla funzione d’intermediario fra essi e la propria coscienza; nessuno deve pretendere alla funzione d’intermediario fra esi e le sui suoi fratelli, né pretendere alla funzione d’intermediario fra essi e la propria coscienza; nessuno deve fare un commercio delle proprie esperienze religiose e dei doni che Dio gli ha gratuitamente largito, facendo del ministero una professione. Ed è altresì questo riconoscimento  della luce divina nell’animo di ogni uomo, che – con le parole di I. Pennington , uno dei primi Amici – “Forma la vera base dell’amore e dell’unità: che sorge, non già dal riconoscere che l’uno  o l’altro incede per la stessa mia via e agisce come me, ma dal sentire che esso è animato dallo stesso spirito e dalla stessa vita che sono in me”.

 

SACERDOZIO UNIVERSALE

Qua’è la funzione che un Amico  può rivendicare; e in che consiste La missione a cui G. Fox consacrò l’intiera sua vita? L’abbiamo già inteso da lui proclamare : “Condurre gli uomini al Maestro dentro di sé”. Anticipando la concezione educativa di Pestalozzi: “Sprigionare le forze latenti, accendere una luce interiore nel fondo dello Spirito: non già imporre la propria personalità,” egli scrive “I ministri dello Spirito debbono aiutare lo Spirito prigioniero, incarcerato in ogni uomo, acciò… gli uomini siano condotti a Dio, il Padre degli Spiriti, lo servano, e realizzino l’unità con Esso, e l’uno con l’altro. La vostra condotta e vita sia una predica, fra e per ogni sorta di persone: allora voi incederete lietamente per il mondo, rispondendo al divino che è in ogni uomo, riuscendo per tutti una benedizione, e allora la testimonianza che Dio renderà in essi vi benedirà…(I sottolineamenti sono nostri).

E tale è il suo ministero: “Io li indirizzai al loro maestro, la Grazia di Dio, sufficiente a insegnar loro come vivere e che cosa evitare…, e che, se ubbidita, li condurrebbe a salvamento”;  “Li esortai ad ascoltare la voce di Dio nei loro cuori, per ché Egli era ora venuto a istruire Egli stesso il Suo popolo”. (Giornale).

Con le sue parole del famoso seguace William Penn: “ Non sono un’opinione o una teoria….nè l’assenso ad articoli di fede e a proposizioni, e la loro accettazione per quanto espressa in termini perfetti, che fanno di un uomo un vero credente o un vero cristiano: ma è la conformità del pensiero e della pratica con la volontà di Dio, in tutta la santità della  condotta, in accordo coi precetti del principio divino della luce e della vita nell’anima, quella che indica che uno è veramente figlio di Dio.” E ancora: “Gli umili, i miti, i misericordiosi, le anime giuste, pie e devote appartengono tutte alla stessa religione; e quando la morte  avrà tolto loro la maschera, esse sui riconosceranno tali, benché quaggiù le diverse livree che indossano li rendono stranieri gli uni agli LTRI”. Nobile epigrafe, per un congresso universale delle religioni.

Rovesciando la concezione prevalente tra le Chiese a tipo sacerdotale professionale – per quali la teologia e il sacramentalismo sono indispensabili per giustificare la necessità dell’esistenza di una casta di  specialisti di teologia e di tecnici del ritualismo – gli Amici confidavano e confidano , che “ a difendere contro gli errori dottrinali, inconciliabili con una concezione e una vita cristiana, non occorra un sistema di teologia né una casta sacerdotale ma provveda la pratica di questa stessa vita; che coloro i quali seguono effettivamente la “luce del Cristo”, accettino quasi per istinto le concezioni che mantengono la Sua vita nell’anima, e respingano quelle che non rispondano allo scopo; e che se tutte le energie fossero impiegate per mantenersi fedeli al Cristo, la rettitudine delle credenze si otterrebbe come per riflesso automatico” (E. Grupp, op. cit.). Già nelle prime pagine del Giornale, G. Fox scriveva : “Nessuno è vero credente, eccetto chi è trasferito dalla morte ala vita. Gli altri sono a torto chiamati “credenti”.

“Chi opera la verità viene dalla luce”. (Giov. III, 21)

L’esperienza personale di Fox nella sua crisi giovanile, nella quale nessun aiuto i preti avevano saputo dargli, contribuì a mostrargli che, “l’aver frequentato i corsi (teologi) di Oxford e Cambridge non è sufficiente per abilitare un uomo a essere ministro di Cristo” ; e quando  egli, benché semplice laico, ignaro di teologia, ebbe da sé ritrovato la Luce nel fondo della sua coscienza, ne concluse non solo che l’intermediario sacerdotale professionale era superfluo, ma che ogni Cristiano può essere chiamato ad essere ministro verso gli altri dei doni da Dio ricevuti, ogni Cristiano può annunziare la “parola di Dio”, abbandonandosi all’ispirazione che domina sovrana nelle riunioni dei fedeli; perché: “dove due o tre sono adunati nel mio nome, lì io sono in mezzo a loro”…. A Lui per ciò gli Amici lasciano il pieno controllo delle loro adunANZE; E per evo care una Sua sensibile presenza in mezzo a loro, l’unico sacramento e rito efficace da essi ammesso è il silenzio insieme , nell’atteggiamento di tuffarsi e sommergersi, quasi depersonalizzandosi, nel’anima della comunità, nella quale risiede Dio: silenzio di abbandono, attesa e preparazione, da non rompersi fino a che il Maestro invisibile ne dia il segnale, ispirando l’uno o l’altro a divenire l’organo vocale di ciò che Egli ha da dire ai suoi figli. Un silenzio, quindi, espressione diretta della fede e  esperienza dalla “Luce Interiore”.

Realtà sperimentata e ispirazione attuale: non formole di riti; non cerimoniale prestabilito; non preghiere convenzionali e stereotipate, composte da altri, in passato, in circostanze diverse da quelle tutte personali di chi le esprime: tale è il culto degli Amici, “in spirito e verità”: Ispirazione sempre personale , e sempre nuova.

Essi hanno pienamente rivendicato quella “libertà di profezia” , di cui Paolo scriveva a Timoteo: “Tutti potete, uno per uno, profetare, perché tutti imparino e tutti esortino “; e di cui un Amico scrive : “Noi vogliamo la “libertà di profezia” : non quella delegata ad un solo predicatore, che con le limitate risorse della sua esperienza e con prestabilite cerimonie liturgiche pretenda di fare la presentazione a Dio e di parlargli delle molte e diverse necessità spirituali di coloro che assistono al culto, ma quella libertà che renda possibile ad uno di esprimere le necessità di alcuni e altri quelle di altri… Le allocuzioni “preparate” non varranno mai quanto la semplice e breve offerta delle anime umili che si sentono mosse ad esprimere la loro modesta testimonianza o la loro preghiera…(E. Grupp , l. cit.).

Nelle adunanze religiose degli amici non ha luogo l’esosa mortificante distinzione tra “l’uomo spirituale e sacro” ( “sacer-dos”) , amministratore , interprete portavoce e profeta di spiritualità, e il gregge del volgo profano, laico, atto solo ad apprendere e a ricevere, da un individuo considerato di casta o grado superiore: segregato dalla massa dalla sua professione di virtù eroiche e di assenza di passioni; dalla sua coltura teologica, spesso gretta o antiquata, o cenere e scoria di religiosità altrui; dalla sua uniforme più o meno bizzarra o stravagante, “Tutti vivono in Dio”; tutti sono espressione e veicoli di vita divina; ognuno è sacerdote e responsabile dell’anima del suo fratello. “E tanto l’uomo ha di scienza (spirituale) quanto opera “ (Francesco d’Assisi).

La polizia di frontiera degli Stati Uniti spara gas lacrimogeni sulle famiglie in cerca di asilo

27.11.2018 Democracy Now!

Quest’articolo è disponibile anche in: Inglese

La polizia di frontiera degli Stati Uniti spara gas lacrimogeni sulle famiglie in cerca di asilo
(Foto di Democracy Now!)

A Tijuana, in Messico, gli agenti delle pattuglie di frontiera statunitensi hanno sparato gas lacrimogeni domenica su una folla di disperati richiedenti asilo centroamericani mentre cercavano di attraversare il confine pesantemente militarizzato con gli Stati Uniti. Tra coloro che sono stati attaccati c’erano madri e bambini piccoli. I poliziotti federali messicani in tenuta antisommossa si sono fatti avanti e hanno arrestato decine di migranti; secondo il governo messicano saranno deportati in America Centrale. Il gruppo si era staccato da una protesta pacifica di migliaia di migranti che chiedevano di entrare negli Stati Uniti, dove speravano di ottenere l’asilo. I migranti, provenienti da Honduras, Guatemala ed El Salvador, stanno fuggendo dalla violenza diffusa, dalla povertà e dalla disoccupazione di massa.

“Il mio messaggio al presidente degli Stati Uniti è quello di non spaventare la gente, perché sta dimostrando al Messico che ha il potere militare” ha dichiarato Saúl Hernández, 37 anni, richiedente asilo honduregno. “Sta anche spaventando il popolo messicano. Per favore, rimuovete le vostre truppe”.

In risposta, l’amministrazione Trump ha temporaneamente chiuso il valico di frontiera di San Ysidro, uno dei più affollati del mondo, con più di 90.000 persone che lo attraversano ogni giorno. Nel frattempo, l’amministrazione del Presidente eletto messicano Andrés Manuel López Obrador ha negato di aver fatto qualsiasi accordo con l’amministrazione Trump per costringere i richiedenti asilo a rimanere in Messico mentre le loro richieste di asilo degli Stati Uniti vengono esaminate. Il diniego contraddice i tweet del presidente Trump e un rapporto del Washington Post di sabato.

Lunedì, Trump ha twittato: “Il Messico dovrebbe  rimandare i migranti, molti dei quali sono criminali incalliti, nei loro paesi. Fatelo in aereo, fatelo in autobus, fatelo come volete, ma non entreranno negli Stati Uniti. Se necessario chiuderemo il confine in modo permanente. Congresso, finanzia il MURO”.

Il Messico ha chiesto agli Stati Uniti di indagare sull’uso dei lacrimogeni sui bambini. Parlando dal Mississippi lunedì, Trump ha difeso per la seconda volta l’utilizzo dei lacrimogeni e ha dato la colpa ai genitori dei bambini migranti, suggerendo che alcune persone che viaggiano insieme a loro non sono i tutori, ma dei “grabbers” (arraffoni), che li usano per ottenere asilo.

La polizia di frontiera degli Stati Uniti spara gas lacrimogeni sulle famiglie in cerca di asilo

27.11.2018 Democracy Now!

Quest’articolo è disponibile anche in: Inglese

La polizia di frontiera degli Stati Uniti spara gas lacrimogeni sulle famiglie in cerca di asilo
(Foto di Democracy Now!)

A Tijuana, in Messico, gli agenti delle pattuglie di frontiera statunitensi hanno sparato gas lacrimogeni domenica su una folla di disperati richiedenti asilo centroamericani mentre cercavano di attraversare il confine pesantemente militarizzato con gli Stati Uniti. Tra coloro che sono stati attaccati c’erano madri e bambini piccoli. I poliziotti federali messicani in tenuta antisommossa si sono fatti avanti e hanno arrestato decine di migranti; secondo il governo messicano saranno deportati in America Centrale. Il gruppo si era staccato da una protesta pacifica di migliaia di migranti che chiedevano di entrare negli Stati Uniti, dove speravano di ottenere l’asilo. I migranti, provenienti da Honduras, Guatemala ed El Salvador, stanno fuggendo dalla violenza diffusa, dalla povertà e dalla disoccupazione di massa.

“Il mio messaggio al presidente degli Stati Uniti è quello di non spaventare la gente, perché sta dimostrando al Messico che ha il potere militare” ha dichiarato Saúl Hernández, 37 anni, richiedente asilo honduregno. “Sta anche spaventando il popolo messicano. Per favore, rimuovete le vostre truppe”.

In risposta, l’amministrazione Trump ha temporaneamente chiuso il valico di frontiera di San Ysidro, uno dei più affollati del mondo, con più di 90.000 persone che lo attraversano ogni giorno. Nel frattempo, l’amministrazione del Presidente eletto messicano Andrés Manuel López Obrador ha negato di aver fatto qualsiasi accordo con l’amministrazione Trump per costringere i richiedenti asilo a rimanere in Messico mentre le loro richieste di asilo degli Stati Uniti vengono esaminate. Il diniego contraddice i tweet del presidente Trump e un rapporto del Washington Post di sabato.

Lunedì, Trump ha twittato: “Il Messico dovrebbe  rimandare i migranti, molti dei quali sono criminali incalliti, nei loro paesi. Fatelo in aereo, fatelo in autobus, fatelo come volete, ma non entreranno negli Stati Uniti. Se necessario chiuderemo il confine in modo permanente. Congresso, finanzia il MURO”.

Il Messico ha chiesto agli Stati Uniti di indagare sull’uso dei lacrimogeni sui bambini. Parlando dal Mississippi lunedì, Trump ha difeso per la seconda volta l’utilizzo dei lacrimogeni e ha dato la colpa ai genitori dei bambini migranti, suggerendo che alcune persone che viaggiano insieme a loro non sono i tutori, ma dei “grabbers” (arraffoni), che li usano per ottenere asilo.

Stati Uniti: un esperimento di reddito di base con donne afro-americane

25.11.2018 Sandro Gobetti

Stati Uniti: un esperimento di reddito di base con donne afro-americane

Il Magnolia Mother’s Trust è un’iniziativa generata dalla Springboard to Opportunities NGO. Questa iniziativa mira a fornire alle famiglie povere, in particolare con donne afro-americane, nella cittadina di Jackson, in Mississippi, di un reddito di base incondizionato. Dal momento che le donne afro-americane negli Stati Uniti guadagnano molto meno, in media, degli uomini bianchi non ispanici (37% in meno), una disuguaglianza ancora più acuta si ha nello stato del Mississippi (44% in meno). L’esperimento di un reddito di base destinato alle donne afro-americane, punta ad aiutare proprio queste famiglie svantaggiate ed allo stesso tempo si studieranno gli effetti che l’erogazione diretta di un reddito in maniera incondizionata (senza alcuna contro partita come l’obbligo al lavoro), saranno prodotti.

Questo progetto, finanziato dal progetto di sicurezza economica, erogherà 1000 dollari al mese, per 12 mesi, in 16 conti bancari di madri afro-americane a basso reddito. Le donne in questione saranno selezionate casualmente nell’area di Jackson. Il reddito di base inizierà ad essere erogato a partire dal dicembre 2018.

Una caratteristica importante di questa prima sperimentazione nella città di Jackson, è che alcuni dei potenziali beneficiari hanno contribuito a creare l’iniziativa, apportando input cruciali al dibattito ed alla proposta, che hanno portato, ad esempio, a pensare anche di introdurre iniziative di consulenza psicologica e altri servizi per tutta la comunità durante il periodo di sperimentazione. Le stesse beneficiarie del reddito di base, se vogliono, possono usufruire di questi ulteriori servizi gratuitamente.

In questa regione degli Stati Uniti, le disuguaglianze economiche, sociali e razziali sono particolarmente gravi, e nessuna misura di sostegno al reddito precedentemente proposta ha aiutato le persone coinvolte. Queste misure infatti erano molte condizionate, sia rispetto all’obbligo ad accettare qualsiasi lavoro sia nella formulazione delle richieste, “lasciando poco spazio alle madri single per crearsi le proprie opportunità e poter scegliere come gestire il proprio tempo”, secondo Aisha Nyandoro , il direttore esecutivo di Springboard to Opportunities che sta curando la sperimentazione. Nyandoro aggiunge che “il progetto consiste nel cambiare la narrativa e permettere alle donne afroamericane di mostrare ciò che è possibile fare”.

Qui un ulteriore articolo sulla sperimentazione a Jackson

Fonte BIEN

Non Una Di Meno: più di 150 mila a Roma per dire basta contro la violenza sulle donne

24.11.2018 – Roma Mariapaola Boselli

Non Una Di Meno: più di 150 mila a Roma per dire basta contro la violenza sulle donne
(Foto di Mariapaola Boselli)

Ancora una volta la manifestazione nazionale di Non Una Di Meno, indetta  a Roma in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne celebrata ogni anno il 25 novembre, è stata marea.

Donne da ogni parte di Italia hanno raggiunto la capitale per unirsi, tutte insieme, nel lungo fiume in piena che ha riempito le strade centrali della città da Piazza della Repubblica fino a Piazza San Giovanni.

Sicuramente la manifestazione di quest’anno è molto sentita: negli ultimi mesi si sono susseguiti senza sosta una serie di eventi, di dichiarazioni e di prese di posizione istituzionali che minano profondamente la libertà e la sicurezza di tutte le donne sul territorio italiano.

Uno dei temi più richiamati in questa giornata è indubbiamente il diritto all’aborto. Non è mai stato semplice in Italia ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza, dati riportano che circa il 70% dei medici è infatti obiettore di coscienza e in alcune regioni, come il Molise, i dati del 2016 presentavano un’obiezione di coscienza esercitata da più del 93% dei medici[1]. La situazione è però precipitata negli ultimi mesi, da quando un gruppo di parlamentari, tra cui l’ormai tristemente noto Pillon, ha deciso di demolire e svuotare le leggi sull’aborto, sulle unioni civili, sul divorzio fino all’affidamento dei figli in caso di separazione della coppia. Molto sentito anche il tema del razzismo e del distorto concetto di sicurezza che ci viene imposto, basato sulla paura, la diffidenza e l’egoismo. Non esiste femminismo senza antirazzismo e antifascismo perché una società che sia luogo sicuro per tutti non può prescindere da questi principi etici.

A questo contesto istituzionale, deciso a soffocare diritti acquisiti e a fondare uno stato in cui la donna è vulnerabile oggetto della volontà dello Stato e dell’uomo, si aggiunga l’esplosione di violenza di coppia o a sfondo sessuale delle ultime settimane. Secondo i dati Eures in Italia viene uccisa una donna ogni 72 ore, si è inoltre alzata l’età media delle vittime. Nel 72% dei casi la vittima viene uccisa da un parente o da una persona che conosceva. Di queste donne, madri, figlie, sorelle, non si parla quasi mai. Solo i casi più eclatanti per l’efferatezza arrivano agli onori della cronaca. Solo nei casi utili a fini propagandistici si chiede a gran voce giustizia per la vittima. Anche di questo noi donne siamo stanche. Siamo stanche che i nostri corpi, siano essi vivi o morti, siano utilizzati come mezzo spiccio per aizzare le masse, per guadagnare voti e far bella figura. Abbiamo bisogno di diritti assicurati, di una legislazione che sia per la parità di genere e non contro di essa, abbiamo bisogno di un’educazione diversa fin dalle scuole e di un sistema efficiente che ci garantisca piene pari opportunità, abbiamo bisogno di spazi in cui costruire una società diversa.

Oggi, 24 novembre 2018, più di 150.000 persone, donne e uomini di tutte le età, hanno attraversato le vie di Roma per far sapere che le donne non chinano la testa in silenzio, non più.

Qui un breve video della manifestazione nazionale di Non Una di Meno e una galleria fotografica

 

[1] (Dati Ministero della Salute, aprile 2016)

Roma: conoscere i giovani della resilienza palestinese

23.11.2018 – Roma Redazione Italia

Roma: conoscere i giovani della resilienza palestinese

Assopace Palestina e Fondazione Lelio e Lisli Basso  invitano a Conoscere la Palestina dei Giovani della resilienza Youth of Sumud

Martedì 27 Novembre, ore 17:30
Fondazione Basso – Via Della Dogana Vecchia 5, Roma
Incontro con
Sameeha Huraini
story teller dei villaggi di Attuwani e Sarura

Proiezione di Mate Superb
regia di Hamdi Al Hroub

Da ormai molto più di un anno Sameeha con un gruppo di giovani presidiano il villaggio di Sarura, da dove i residenti sono stati evacuati nel 1999 e non più tornati, il villaggio è situato tra due colonie che Israele vorrebbe connettere. I giovani presidiano giorno e notte, spesso intervengono i soldati per cacciarli o distruggere qualsiasi intervento murario,
i giovani hanno cosi scavato caverne dove dormono la notte. Il film corto Mate Superb, racconta della resilienza di giovani di Gerusalemm Est che si esprimono attraverso la danza.

La dichiarazione per i diritti dei contadini: un grande traguardo, ma il cammino è lungo

22.11.2018 – Roma Centro Internazionale Crocevia

La dichiarazione per i diritti dei contadini: un grande traguardo, ma il cammino è lungo
(Foto di Flickr)

Sono passati più di 17 anni da quando La Via Campesina, il più grande movimento internazionale di produttori agricoli che coordina centinaia di organizzazioni di contadini, piccoli e medi produttori, lavoratori delle zone rurali, comunità indigene, lavoratori agricoli migranti, donne, giovani e contadini senza terra iniziò la sua battaglia per il riconoscimento e l’applicazione dei diritti dei contadini e dei lavoratori delle zone rurali a livello mondiale.

I primi passi vennero mossi quado la Coordination Paysanne Européenne (Coordinamento contadino europeo – CPE) tra il 1986 e il 2008 decise di riunire diverse organizzazioni di agricoltori provenienti da vari paesi del continente europeo con l’obiettivo di intervenire nelle dinamiche decisionali riguardanti le politiche agricole attuate in Europa e, in particolare, la Politica agricola comune dell’Unione europea (PAC). Nel 1993 il CPE, insieme ad altre organizzazioni contadine, decise di fondare La Via Campesina per poi diventare, nel 2008, il Coordinamento Europeo de La Via Campesina (ECVC).

Ciò che aprì le porte alla possibilità di rivendicare una dichiarazione internazionale per i diritti dei contadini fu la V Conferenza Internazionale de LVC, tenutasi a Maputo, nel 2008. Era poi il 2009 quando La Via Campesina pubblicò la Dichiarazione dei diritti dei contadini e delle contadine in cui vi è una lista di 13 articoli in cui si elencano i diritti fondamentali dei “campesinos”, come il diritto alla vita e a uno standard di vita dignitoso, il diritto alla terra e ai propri territori, il diritto sulle sementi e sulle proprie conoscenze tradizionali. Nel 2012, il governo della Bolivia, sotto la presidenza di Evo Morales,  uno dei fondatori della CLOC (Coordinadora Latinoamericana de Organizaciones del Campo), membro de LVC e dell’IPC, presentò la Dichiarazione dei Diritti dei contadini e le altre persone che lavorano nelle zone rurali al Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU, ponendo così le basi al processo che nel 2015, dopo anni di discussioni formali in seno all’UNHCR, riuscì a consolidare il processo che avrebbe portato oggi all’approvazione della Dichiarazione dei diritti dei contadini all’Assemblea Generale dell’ONU.

Il processo è stato lungo e faticoso, molti gli ostacoli posti dai paesi più industrializzati che da sempre hanno mosso diverse critiche alla Dichiarazione, ad esempio riguardo ai soggetti beneficiari della stessa: secondo alcuni infatti la dichiarazione andrebbe a sovrastare diritti di altri gruppi (le aziende? le imprese?), inoltre la nozione di contadino e/o lavoratore delle zone rurali richiama diverse categorie, non solo i contadini nel significato più letterale del termine, ricomprendendo così anche indigeni, comunità locali e/o operai. In realtà ciò non crea confusione giuridica ne pone limitazioni ad altri gruppi della società, la Dichiarazione solo crea un campo di applicazione più vasto in cui è possibile richiamare più beneficiari accomunati da un criterio identificativo comune, ossia la produzione agricola di piccola scala che sia frutto di lavoro proprio o familiare anche se non esclusivo, sia che sia a scopo di sussistenza che a scopo commerciale. I diritti giustamente pretesi dai contadini e dai lavoratori rurali sono classificabili come diritti umani, ne è un esempio il diritto alla terra, alla propria identità culturale e all’autodeterminazione.

Nonostante già da tempo vi è la consapevolezza che la maggior parte della popolazione mondiale è formata da contadini e contadine il tenore di vita dei piccoli produttori agricoli è andato via via peggiorando, vittima di una insostenibile economia globale e della tecnologia sempre più invadente che, invece che supportare l’essere umano consentendogli di migliorare le proprie condizioni di vita, ne mette a repentaglio la salute stessa.

È un dato di fatto che i contadini, le aziende familiari e i piccoli produttori producono il 70% del cibo consumato annualmente e tale cifra raggiunge l’80% nei paesi in via di sviluppo. Non tutelare l’agricoltura contadina o considerarla come una mera attività economica è un grande errore che ad oggi ha già causato danni difficilmente rimediabili: parliamo del disboscamento continuo di foreste per far spazio alle monocolture o degli enormi quantitativi di prodotti chimici velenosi anche per l’essere umano che, essendo utilizzati in agricoltura ed allevamento,  si disperdono poi nell’ambiente in un circolo vizioso che è giunto fino agli oceani, acidificandone le acque e uccidendo flora e fauna marina fondamentali per la vita dell’uomo.

Ogni essere umano ha la necessità di nutrirsi in modo quantitativamente, qualitativamente e culturalmente adatto, questo è il diritto al cibo. Per questo è fondamentale quanto urgente capire che l’agricoltura contadina non è un’attività economica ma è la chiave per assicurare la sovranità alimentare al mondo intero; se chi lavora la terra e i suoi frutti non può vantare pieno benessere tale situazione si rivolterà contro il genere umano e, in realtà, ciò sta già accadendo. Allo stato attuale i contadini e i piccoli produttori soffrono, a seconda dei contesti in cui vivono e lavorano, ingiustizie che li vedono vittime di sottrazioni dei terreni, limitazioni all’utilizzo delle proprie sementi e delle proprie conoscenze tradizionali, mercati distorti che sviliscono il valore della terra e di chi la lavora, continua esposizione ad agenti chimici velenosi per l’essere umano e l’ambiente. È solo una breve lista delle continue violazioni perpetrate nei confronti di contadini, lavoratori delle zone rurali e popolazioni indigene al solo fine capitalista del grande mercato globale. Negli ultimi anni sono poi sorte nuove minacce dalle tecnologie genetiche più avanzate, proposte come soluzione alla crisi alimentare mondiale nonostante i continui allarmi lanciati da associazioni, scienziati, ricercatori ed esperti di vari settori che hanno messo in guardia il potenziale dannoso del gene editing e del gene drive sulla salute umana, sull’agricoltura e non solo. In questi giorni, inoltre, alla COP 14 della Convenzione sulla Biodiversità (CBD) si sta parlando anche di DSI, Digital Sequence Information, ossia la possibilità di catalogare e archiviare le informazioni contenute nelle risorse genetiche e renderle disponibili tramite un database opensource. Ciò darebbe la possibilità di creare varietà poi brevettabili, inibendo di fatto il diritto di contadini e popolazioni indigene di utilizzare liberamente le proprie sementi e causando, inoltre, ulteriore perdita della biodiversità dato che verrebbero imposte sul mercato le varietà brevettate.

Sono necessarie tutele per i contadini di tutto il mondo e serve che venga riconosciuto a livello formale il ruolo fondamentale che svolgono per lo sviluppo economico, per la produzione degli alimenti, per la conservazione della biodiversità, del suolo, della cultura e della vita di tutti. Il ruolo dei contadini non può e non deve essere circoscritto a quello dei semplici produttori di merce senza nessuna voce nei processi decisionali e alla mercé delle politiche economiche nazionali e internazionali dei governi.

 

 

Articolo di Mariapaola Boselli per Centro Internazionale Crocevia