“Sulla mia pelle”: caso Cucchi, quel sadismo che punta il debole

30.08.2018 – Bruna Alasia Articolo 21

“Sulla mia pelle”: caso Cucchi, quel sadismo che punta il debole
(Foto di screenshot di Wikimedia)

Molti qui al Lido hanno nel pensiero le torture inflitte ai migranti in Libia, riportate dai giornali, per le quali è rimasto sconvolto Papa Francesco. Di fronte a simile orrore viene spontanea la domanda per quale ragione l’uomo si degradi a tanto e l’assenza di risposta solleva angoscia. Con questo stato d’animo assistere al film sul caso Cucchi, il rigoroso “Sulla mia pelle” di Alessio Cremonini che sarà distribuito da Netflix via internet e in alcune sale, viene spontanea l’associazione con il sadismo insito a ogni latitudine, quello che appena può punta l’individuo più debole e indifeso. In altre parole: se si dà a un sadico un minimo di potere si otterrà un torturatore.

Alessio Cremonini non ci mostra nulla di queste sevizie: una regia equilibrata, essenziale, scrupolosa, ottiene però l’effetto di essere credibile e dunque di commuovere, anche perché gli attori protagonisti – Alessandro Borghi nei panni di Stefano Cucchi, Jasmine Trinca in quelli della sorella – sono davvero bravi e per di più somiglianti fisicamente. Il volto emaciato e coperto di ematomi del ragazzo ex tossico-dipendente che fu arrestato il 22 ottobre del 2009 e picchiato a morte torna alla memoria riconoscibile in pieno. Il procuratore della Repubblica di Roma Giuseppe Pignatone sul suo decesso disse a suo tempo: «Non è accettabile, da un punto di vista sociale e civile prima ancora che giuridico, che una persona muoia non per cause naturali mentre è affidata alla responsabilità̀ degli organi dello stato».

Quanti sanno in realtà cosa esattamente accadde a Stefano Cucchi? Perché, malgrado stesse molto male, un muro di omertà non rese possibile fornirgli un vero aiuto? “Sulla mia pelle”, realizzato ancor prima che il processo sia giunto a conclusione definitiva, attinge con esattezza alle carte, colma un vuoto di conoscenza e fa riflettere su quella che Erich From chiamava “distruttività umana”. Sdoganarla, giustificarla, non riconoscerla, fa parte di una cultura che punta a schiacciare i più deboli, i diversi. “Sulla mia pelle” che concorre nella sezione Orizzonti, quella che ha Venezia contiene le nuove proposte, aiuta a capire un fenomeno umano dal quale tutti dobbiamo guardarci.

L’insostenibile eredità dei test nucleari … una vera guerra nucleare

29.08.2018 Angelo Baracca

L’insostenibile eredità dei test nucleari … una vera guerra nucleare
(Foto di vegasmuseums.com)

La grande ambientalista Rosalie Bertell (1920-2012) scriveva: “Fino al 1963 i militari hanno effettuato i test nucleari in atmosfera, contaminandola. Si calcola che questi test abbiano causato in tutto il Pianeta un milione e mezzo di morti tra i bambini e due milioni di morti per cancro alle ossa, alla tiroide e per leucemia. Anche piccoli incrementi nelle radiazioni elettromagnetiche possono causare problemi di salute come cataratte e leucemie, possono alterare la chimica del cervello, il livello dello zucchero nel sangue, la pressione sanguigna e la velocità cardiaca”1.

L’inquinamento radioattivo della superficie e dell’atmosfera terrestre ha già causato danni incalcolabili, infermità, contaminazioni di vaste aree per incidenti o test nucleari, diventate praticamente inabitabili. Sempre Rosalie Bertell valutava venti anni fa in ben 1 miliardo e 300 milioni le “vittime dell’Era nucleare2!

La radioattività prodotta dalle esplosioni nucleari a partire dal 1945 raggiunse un valore massimo nel 1963-64 nell’emisfero nord e un anno più tardi ai tropici (nel 1963 vennero ufficialmente proibiti i test nucleari in atmosfera, anche se alcuni Stati li hanno proseguiti, la Francia fino al 1995).

Nel deserto del Nevada, negli Usa, vennero eseguiti dal 1951 al 1962 100 test nucleari in atmosfera (da Las Vegas, a un centinaio di km sottovento, e da Los Angeles si vedevano i “funghi” delle esplosioni3) e successivamente 921 sotterranei (per un totale di 1.021), che hanno lasciato una radioattività sotterranea residua pari a 4.9×1018 Bq. Ancora oggi si trova Stronzio radioattivo nei denti dei bambini americani4. Come in quelli dei bambini britannici attorno al sito nucleare di Sellafield: ovviamente il governo non potendo negare minimizza le conseguenze5.

Nel Pacifico furono eseguiti fino al 1962 ben 105 test nucleari in atmosfera. Nell’atollo di Bikini, nelle Isole Marshall, vennero effettuati 23 test nucleari tra il 1946 e il 1958, trasferendo selvaggiamente la popolazione su un’altra isola6: essi hanno hanno prodotto una spaventosa contaminazione radioattiva, da dati ufficiali della IAEA7: Trizio 3.4×1019 Bq8, Stronzio-90 8.0×1016 Bq, Cesio-137 1.3×1017 Bq, Plutonio-239 inferiore a 1.0×1015 Bq. Dopo 60 anni l’atollo è ancora inabitabile9! E per colmo di sventura gli abitanti delle Marshall ora sembrano forzati a un nuovo esilio dall’innalzamento del livello del mare a causa del cambio climatico10.

I sovietici non furono da meno nel Poligono nucleare del Kazakstan11, dove hanno lasciato una contaminazione di 3.5×1015 Bq di Stronzio-90, 6.6×1015 Bq di Cesio-137, e Plutonio-239 inferiore a 1.0×1014 Bq.

Oltre a queste contaminazioni bisogna ricordare il contenuto di scarichi radioattivi in mare valutati fra il 1946 e il 1993 in 86×1015 Bq.

Il 3 dicembre 2003 fece scalpore (a dire il vero presto dimenticato) una lettera inviata dal notissimo specialista Ernest Sternglass al Segretario per l’Energia degli USA Steven Chu12 nella quale egli denunciava “un tragico errore dei medici e dei fisici … [per avere assunto] che l’esposizione a piccole dosi di radiazioni dai test e dalle centrali nucleari non avessero conseguenze significative sulla salute … [causando] un enorme aumento di tumori e di diabete”.

1 R. Bertell, Planet Earth, the Latest Weapons of War. V. ad esempio “Dal dopoguerra ad oggi 2.056 test nucleari”, https://riprendiamociilpianeta.it/portfolio/dal-dopoguerra-ad-oggi-2056-test-nucleari/.

2 R. Bertell, Victims of the Nuclear Age, The Ecologist, novembre 1999, p. 408-411, https://ratical.org/radiation/Navictims.html.

3 Si veda ad esempio: http://www.dailymail.co.uk/news/article-3783336/A-Bomb-sunrise-Stunning-photos-atomic-bomb-tests-Nevada-desert-seen-Los-Angeles-1950s.html La troupe cinematografica di John Wayne sarebbe deceduta a causa di tumori contratti girando film nel deserto del Nevada presso il sito dei test nucleari: Harvey Wasserman e Norman Salomon, Cavie umane, l’America e l’energia nucleare: cronaca di un disastro annunciato, edito dall’associazione culturale Italia Storica di Genova, 2011.

4 Si vedano ad esempio: J. M. Gould, E. J. Sternglass et al., Strontium-90 in deciduous teeth as a factor in early childhood cancer, Int J Health Serv, 2000;30(3):515-39, https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11109179. M. L. Wald, Study of Baby Teeth Sees Radiation Effects, The New York Times, 13 dicembre 2010, https://www.nytimes.com/2010/12/14/health/14cancer.html. Accumulation of a Radioactive Isotope in Children’s Shed Deciduous Teeth Used to Estimate Radiation Exposure from Nuclear Testing and Accidents, Then and Now, American Dental Association, 11 marzo 2016, https://www.ada.org/en/science-research/science-in-the-news/accumulation-of-a-radioactive-isotope-in-childrens-shed-deciduous-teeth.

5 Plutonium from Sellafield in all children’s teeth, 30 novembre 2003, https://www.theguardian.com/uk/2003/nov/30/greenpolitics.health.

7 Tutti i dati che riporto sono tratti dal rapporto Estimation of Global Inventories of Radioactive Waste and Other Radioactive Materials, IAEA, 2008: https://www-pub.iaea.org/MTCD/Publications/PDF/te_1591_web.pdf.

8 1 Becquerel (Bq) equivale a una disintegrazione radioattiva al secondo.

9 Bikini Atoll nuclear test: 60 years later and islands still unliveable, https://www.theguardian.com/world/2014/mar/02/bikini-atoll-nuclear-test-60-years.

10 Bikini Atoll islanders forced into exile after nuclear tests now find new homes under threat from climate change, 28 ottobre 2015, https://www.independent.co.uk/environment/climate-change/bikini-atoll-islanders-forced-into-exile-after-nuclear-tests-now-find-new-homes-under-threat-from-a6712606.html.

11 Gli spaventosi effetti si vedono ancora oggi: https://i.pinimg.com/564x/dc/0f/41/dc0f415efef9892ebf1bc4e975d67906.jpg.

12 Letter from Dr. Ernest Sternglass to Energy Secretary Steven Chu: On health dangers from ingested and inhaled radiation, https://healfukushima.org/2014/12/03/letter-from-dr-ernest-sternglass-to-energy-secretary-steven-chu-on-health-dangers-from-ingested-and-inhaled-radiation/.

L’insostenibile eredità dei test nucleari … una vera guerra nucleare

29.08.2018 Angelo Baracca

L’insostenibile eredità dei test nucleari … una vera guerra nucleare
(Foto di vegasmuseums.com)

La grande ambientalista Rosalie Bertell (1920-2012) scriveva: “Fino al 1963 i militari hanno effettuato i test nucleari in atmosfera, contaminandola. Si calcola che questi test abbiano causato in tutto il Pianeta un milione e mezzo di morti tra i bambini e due milioni di morti per cancro alle ossa, alla tiroide e per leucemia. Anche piccoli incrementi nelle radiazioni elettromagnetiche possono causare problemi di salute come cataratte e leucemie, possono alterare la chimica del cervello, il livello dello zucchero nel sangue, la pressione sanguigna e la velocità cardiaca”1.

L’inquinamento radioattivo della superficie e dell’atmosfera terrestre ha già causato danni incalcolabili, infermità, contaminazioni di vaste aree per incidenti o test nucleari, diventate praticamente inabitabili. Sempre Rosalie Bertell valutava venti anni fa in ben 1 miliardo e 300 milioni le “vittime dell’Era nucleare2!

La radioattività prodotta dalle esplosioni nucleari a partire dal 1945 raggiunse un valore massimo nel 1963-64 nell’emisfero nord e un anno più tardi ai tropici (nel 1963 vennero ufficialmente proibiti i test nucleari in atmosfera, anche se alcuni Stati li hanno proseguiti, la Francia fino al 1995).

Nel deserto del Nevada, negli Usa, vennero eseguiti dal 1951 al 1962 100 test nucleari in atmosfera (da Las Vegas, a un centinaio di km sottovento, e da Los Angeles si vedevano i “funghi” delle esplosioni3) e successivamente 921 sotterranei (per un totale di 1.021), che hanno lasciato una radioattività sotterranea residua pari a 4.9×1018 Bq. Ancora oggi si trova Stronzio radioattivo nei denti dei bambini americani4. Come in quelli dei bambini britannici attorno al sito nucleare di Sellafield: ovviamente il governo non potendo negare minimizza le conseguenze5.

Nel Pacifico furono eseguiti fino al 1962 ben 105 test nucleari in atmosfera. Nell’atollo di Bikini, nelle Isole Marshall, vennero effettuati 23 test nucleari tra il 1946 e il 1958, trasferendo selvaggiamente la popolazione su un’altra isola6: essi hanno hanno prodotto una spaventosa contaminazione radioattiva, da dati ufficiali della IAEA7: Trizio 3.4×1019 Bq8, Stronzio-90 8.0×1016 Bq, Cesio-137 1.3×1017 Bq, Plutonio-239 inferiore a 1.0×1015 Bq. Dopo 60 anni l’atollo è ancora inabitabile9! E per colmo di sventura gli abitanti delle Marshall ora sembrano forzati a un nuovo esilio dall’innalzamento del livello del mare a causa del cambio climatico10.

I sovietici non furono da meno nel Poligono nucleare del Kazakstan11, dove hanno lasciato una contaminazione di 3.5×1015 Bq di Stronzio-90, 6.6×1015 Bq di Cesio-137, e Plutonio-239 inferiore a 1.0×1014 Bq.

Oltre a queste contaminazioni bisogna ricordare il contenuto di scarichi radioattivi in mare valutati fra il 1946 e il 1993 in 86×1015 Bq.

Il 3 dicembre 2003 fece scalpore (a dire il vero presto dimenticato) una lettera inviata dal notissimo specialista Ernest Sternglass al Segretario per l’Energia degli USA Steven Chu12 nella quale egli denunciava “un tragico errore dei medici e dei fisici … [per avere assunto] che l’esposizione a piccole dosi di radiazioni dai test e dalle centrali nucleari non avessero conseguenze significative sulla salute … [causando] un enorme aumento di tumori e di diabete”.

1 R. Bertell, Planet Earth, the Latest Weapons of War. V. ad esempio “Dal dopoguerra ad oggi 2.056 test nucleari”, https://riprendiamociilpianeta.it/portfolio/dal-dopoguerra-ad-oggi-2056-test-nucleari/.

2 R. Bertell, Victims of the Nuclear Age, The Ecologist, novembre 1999, p. 408-411, https://ratical.org/radiation/Navictims.html.

3 Si veda ad esempio: http://www.dailymail.co.uk/news/article-3783336/A-Bomb-sunrise-Stunning-photos-atomic-bomb-tests-Nevada-desert-seen-Los-Angeles-1950s.html La troupe cinematografica di John Wayne sarebbe deceduta a causa di tumori contratti girando film nel deserto del Nevada presso il sito dei test nucleari: Harvey Wasserman e Norman Salomon, Cavie umane, l’America e l’energia nucleare: cronaca di un disastro annunciato, edito dall’associazione culturale Italia Storica di Genova, 2011.

4 Si vedano ad esempio: J. M. Gould, E. J. Sternglass et al., Strontium-90 in deciduous teeth as a factor in early childhood cancer, Int J Health Serv, 2000;30(3):515-39, https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11109179. M. L. Wald, Study of Baby Teeth Sees Radiation Effects, The New York Times, 13 dicembre 2010, https://www.nytimes.com/2010/12/14/health/14cancer.html. Accumulation of a Radioactive Isotope in Children’s Shed Deciduous Teeth Used to Estimate Radiation Exposure from Nuclear Testing and Accidents, Then and Now, American Dental Association, 11 marzo 2016, https://www.ada.org/en/science-research/science-in-the-news/accumulation-of-a-radioactive-isotope-in-childrens-shed-deciduous-teeth.

5 Plutonium from Sellafield in all children’s teeth, 30 novembre 2003, https://www.theguardian.com/uk/2003/nov/30/greenpolitics.health.

7 Tutti i dati che riporto sono tratti dal rapporto Estimation of Global Inventories of Radioactive Waste and Other Radioactive Materials, IAEA, 2008: https://www-pub.iaea.org/MTCD/Publications/PDF/te_1591_web.pdf.

8 1 Becquerel (Bq) equivale a una disintegrazione radioattiva al secondo.

9 Bikini Atoll nuclear test: 60 years later and islands still unliveable, https://www.theguardian.com/world/2014/mar/02/bikini-atoll-nuclear-test-60-years.

10 Bikini Atoll islanders forced into exile after nuclear tests now find new homes under threat from climate change, 28 ottobre 2015, https://www.independent.co.uk/environment/climate-change/bikini-atoll-islanders-forced-into-exile-after-nuclear-tests-now-find-new-homes-under-threat-from-a6712606.html.

11 Gli spaventosi effetti si vedono ancora oggi: https://i.pinimg.com/564x/dc/0f/41/dc0f415efef9892ebf1bc4e975d67906.jpg.

12 Letter from Dr. Ernest Sternglass to Energy Secretary Steven Chu: On health dangers from ingested and inhaled radiation, https://healfukushima.org/2014/12/03/letter-from-dr-ernest-sternglass-to-energy-secretary-steven-chu-on-health-dangers-from-ingested-and-inhaled-radiation/.

Veneto, studenti si rasano contro la leva obbligatoria

28.08.2018 – Venezia Agenzia DIRE

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Veneto, studenti si rasano contro la leva obbligatoria

Presidio della Rete studenti medi e Unione degli universitari, oggi davanti a palazzo Ferro Fini, sede veneziana del Consiglio Regionale veneto, dove dovrebbe essere presentato il progetto di legge statale di iniziativa regionale per la reintroduzione della leva obbligatoria, anche se voci di palazzo anticipano che probabilmente il provvedimento slitterà per via della presenza di Matteo Salvini a Conselve, provincia di Treviso, che avrebbe messo una certa fretta di chiudere i lavori ai consiglieri leghisti.

No leva. Signornò signore“, recita lo striscione esposto dal gruppo di studenti, che manifestano rasandosi i capelli in mezzo alla calle Larga che porta in piazza San Marco, il luogo più vicino al consiglio che le forze dell’ordine gli hanno concesso di raggiungere. “Facciamo questo atto simbolico per dire: se ci volete ordinati, se ci volete schierati in fila, avrete solo i nostri capelli. Non avrete il nostro tempo, non avrete la nostra voglia di imparare”, afferma Rachele Scarpa, del coordinamento regionale della Rete.

“Noi chiediamo che il progetto di legge venga immediatamente ritirato e i 50 milioni di euro che verrebbe a costare ogni anno siano investiti in trasporto pubblico, in comodato d’uso per i libri e per un’istruzione pubblica di qualità”, conclude Scarpa.

Illegittimo trasferire i migranti in Albania. Unica strada rimane la Riforma del Regolamento di Dublino

26.08.2018 ASGI Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione

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Illegittimo trasferire i migranti in Albania. Unica strada rimane la Riforma del Regolamento di Dublino
(Foto di Dire)

Con riferimento alle notizie di stampa riguardanti il destino dei 150 cittadini stranieri illegittimamente trattenuti per 10 giorni sulla nave Diciotti e alle dichiarazioni del Governo in merito, ASGI ritiene doveroso precisare che:

 Tutti i migranti arrivati in Italia hanno diritto a chiedere asilo ai sensi dell’art. 10, 3° co., della Costituzione e hanno diritto di essere informati ai sensi dell’art. 8 direttiva 2013/32/UE e degli artt. 10 e 10bis D. Lgs. 25/08 sulla possibilità di proporre domanda di protezione internazionale in Italia;

 I migranti giunti in Italia non potranno in alcun modo essere trasferiti in Albania – paese che non è parte dell’Unione Europea e il suo sistema normativo in materia di protezione internazionale non è conforme al Sistema Comune Europeo di Asilo – contro la loro volontànessuna norma nazionale o internazionale lo consente; pertanto eventuali trasferimenti in detto paese potranno avvenire solo per effetto della libera scelta del richiedente;

– I migranti “affidati alla CEI” restano sul territorio nazionale e, qualora propongano domanda di protezione, hanno diritto di essere inseriti nel sistema pubblico di protezione al pari di qualsiasi altro richiedente: potranno eventualmente avvalersi (come già avviene per i migranti trasferiti in Italia nell’ambito dei cd “corridoi umanitari”) in sostituzione di detto sistema, dell’intervento privato della Chiesa, ma ciò non toglie che anche per loro la procedura di esame della domanda dovrà svolgersi in Italia, quale paese di primo arrivo;

 Ai minori sbarcati e attualmente collocati presso le comunità per minori dovrà essere assicurato al più presto l’accesso alle informazioni relative al ricongiungimento con eventuali parenti presenti in altri Paesi dell’UE.

Questi inconfutabili dati normativi dimostrano che la scelta governativa di usare ogni arrivo di migranti come arma di pressione sulla UE (a costo di incorrere addirittura in gravissimi reati), è, oltre che totalmente illegittima e irresponsabile, anche inutile rispetto agli obiettivi che il governo dichiara di perseguire.

L’unica strada per una gestione comune degli arrivi è quella riforma del regolamento Dublino che giace al Parlamento europeo soprattutto per l’opposizione di quegli stessi Paesi con i quali il Ministro dell’Interno e l‘intero governo vorrebbero ora fare cartello comune.

 

Illegittimo trasferire i migranti in Albania. Unica strada rimane la Riforma del Regolamento di Dublino

26.08.2018 ASGI Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione

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Illegittimo trasferire i migranti in Albania. Unica strada rimane la Riforma del Regolamento di Dublino
(Foto di Dire)

Con riferimento alle notizie di stampa riguardanti il destino dei 150 cittadini stranieri illegittimamente trattenuti per 10 giorni sulla nave Diciotti e alle dichiarazioni del Governo in merito, ASGI ritiene doveroso precisare che:

 Tutti i migranti arrivati in Italia hanno diritto a chiedere asilo ai sensi dell’art. 10, 3° co., della Costituzione e hanno diritto di essere informati ai sensi dell’art. 8 direttiva 2013/32/UE e degli artt. 10 e 10bis D. Lgs. 25/08 sulla possibilità di proporre domanda di protezione internazionale in Italia;

 I migranti giunti in Italia non potranno in alcun modo essere trasferiti in Albania – paese che non è parte dell’Unione Europea e il suo sistema normativo in materia di protezione internazionale non è conforme al Sistema Comune Europeo di Asilo – contro la loro volontànessuna norma nazionale o internazionale lo consente; pertanto eventuali trasferimenti in detto paese potranno avvenire solo per effetto della libera scelta del richiedente;

– I migranti “affidati alla CEI” restano sul territorio nazionale e, qualora propongano domanda di protezione, hanno diritto di essere inseriti nel sistema pubblico di protezione al pari di qualsiasi altro richiedente: potranno eventualmente avvalersi (come già avviene per i migranti trasferiti in Italia nell’ambito dei cd “corridoi umanitari”) in sostituzione di detto sistema, dell’intervento privato della Chiesa, ma ciò non toglie che anche per loro la procedura di esame della domanda dovrà svolgersi in Italia, quale paese di primo arrivo;

 Ai minori sbarcati e attualmente collocati presso le comunità per minori dovrà essere assicurato al più presto l’accesso alle informazioni relative al ricongiungimento con eventuali parenti presenti in altri Paesi dell’UE.

Questi inconfutabili dati normativi dimostrano che la scelta governativa di usare ogni arrivo di migranti come arma di pressione sulla UE (a costo di incorrere addirittura in gravissimi reati), è, oltre che totalmente illegittima e irresponsabile, anche inutile rispetto agli obiettivi che il governo dichiara di perseguire.

L’unica strada per una gestione comune degli arrivi è quella riforma del regolamento Dublino che giace al Parlamento europeo soprattutto per l’opposizione di quegli stessi Paesi con i quali il Ministro dell’Interno e l‘intero governo vorrebbero ora fare cartello comune.

 

Argentina: difendiamo la democrazia e lo stato di diritto

26.08.2018 Redazione Italia

Argentina: difendiamo la democrazia e lo stato di diritto
(Foto di Roblespepe)

Noi, organismi dei diritti umani, vogliamo esprimere la nostra profonda preoccupazione per l’attuale situazione del Paese nella quale rileviamo l’applicazione di politiche economiche che pregiudicano la grande maggioranza e che il governo può applicare soltanto con persecuzioni e repressione.

È innegabile che da poco più di due anni stiamo vivendo tempi pericolosi per l’esercizio dei diritti, per i reclami e la protesta e per esprimere pubblicamente critiche verso il governo ed i poteri. È ancora più difficile difendersi dalle ingiustizie portate avanti da membri del Potere Giudiziario.

Denunciamo che l’Argentina si trova in uno stato di eccezione permanente che permette il mancato rispetto e la violazione dei diritti fondamentali di grandi settori della popolazione.

Denunciamo che, alla luce degli scandalosi ed illegali processi giudiziari portati avanti contro importanti dirigenti dell’opposizione politica, è proprio lo stato di diritto che viene a mancare nel nostro Paese.

Denunciamo che la complicità dei grandi mezzi d’informazione non riesce a nascondere la crisi economica, né l’indebitamento, né i licenziamenti, né lo smantellamento delle politiche pubbliche di inclusione.

Inoltre vogliamo esprimere esplicitamente il nostro appoggio alla ex Presidente della Nazione, Cristina Fernández de Kirchner, che è sottoposta a una persecuzione giudiziaria, che non rispetta neanche la sua intimità, e non permette la presenza dei suoi avvocati difensori per garantire la correttezza delle procedure ordinate dai giudici.

La realtà ci indigna e ci angoscia, però allo stesso tempo ci richiede di essere all’altezza della sfida e di resistere. Continueremo a denunciare, accompagnando ogni richiesta e protesta, costruendo legami che ci permettano, il prima possibile, di sconfiggere l’ingiustizia ed alleviare il dolore del nostro popolo.

Associazione Nonne di Plaza de Mayo- Madri di Plaza de Mayo Linea Fondatrice – Familiari di Desaparecidos e Detenuti per Raggioni Politiche – Assemblea Permanente per i Diritti Umani – Lega Argentina per i Diritti dell’Uomo – H.I.J.O.S.(Figli e Figlie per l’Identità e la Giustizia contro l’Oblio e il Silenzio) Capitale -Asociazione Buona Memoria – Fondazione Memoria Storica e Sociale Argentina -APDH (Assemblea Permanente per i Diritti Umani) La Matanza – Commissione Memoria Verità e Giustizia Zona Norte -Movimento Ecumenico per i Diritti Umani – Familiari e Compagni dei 12 de la Santa Croce.

Traduzione a cura della Comunità Argentina in Italia

Incontro Orban-Salvini, presidio a Milano

26.08.2018 – Milano Redazione Italia

Incontro Orban-Salvini, presidio a Milano
(Foto di https://www.facebook.com/events/507054469717934/)

Martedì 28 agosto alle 17

Piazza San Babila, Milano

Martedì alle ore 17 in Prefettura a Milano si incontreranno Salvini e Orban.

Due muri a confronto e un’idea d’Europa sovranista e nazionalista che non ci appartiene.

Orban deve fare la sua parte, Salvini deve smettere di giocare con la vita dei migranti.

Insieme senza Muri e Sentinelli di Milano organizzano un presidio a pochi metri di distanza per ricordare a entrambi il valore della solidarietà e dell’accoglienza.

 

Moni Ovadia: accusare di anti-semitismo chi critica la politica di Israele è un’infamia

24.08.2018 Anna Polo

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Moni Ovadia: accusare di anti-semitismo chi critica la politica di Israele è un’infamia
(Foto di https://www.facebook.com/MoniOvadiaPaginaUfficiale)

Moni Ovadia, uomo di teatro e di cultura impegnato da tempo nella ricerca di una soluzione del conflitto israelo palestinese e per questo vincitore nel 2005 del Premio Colombe per la Pace; gli abbiamo chiesto la sua opinione sulle recenti vicende.

Chi critica la politica di Israele e in particolare le violazioni dei diritti umani dei palestinesi viene spesso tacciato di anti-semitismo. Come si può a tuo parere sfatare questa accusa?

Innanzitutto denunciandola per quello che è: un’infamia, una bieca propaganda per tappare la bocca degli uomini liberi, una viltà per impedire qualsiasi discorso sull’ingiustizia subita dal popolo palestinese e anche una forma di corto-circuito psicopatologico, di paranoia. E’ come se chi la formula vivesse nella Berlino del 1935 e non in un paese armato fino ai denti, dotato anche di armi nucleari e alleato non solo degli Stati Uniti, ma anche di fatto dell’Egitto, della Giordania e dell’Arabia Saudita. L’unico paese che fa quello che vuole e ignora le risoluzioni dell’ONU senza che la comunità internazionale muova un dito.

Io stesso ho subito questa infamia. Siccome l’anti-semitismo in Italia è un reato, ho sfidato i miei accusatori a trascinarmi in tribunale, così vedremo come stanno davvero le cose. Inoltre li ho invitati a farsi vedere da uno psichiatra per una lunga terapia.

Come giudichi la legge approvata un mese fa dal Parlamento israeliano, che dichiara Israele “Stato nazionale del popolo ebraico”?

La considero una legge che istituisce “de iure” l’apartheid e il razzismo, che esisteva già “de facto” ed esprime una logica e una mentalità colonialista. E’ una follia, quando il 20% della popolazione è arabo-palestinese e dunque Israele è già uno stato bi-nazionale.

Non sto dicendo che tutti gli israeliani abbiano questa mentalità: ci sono quelli attanagliati dalla paura e preda del mito dell’accerchiamento, quelli che preferiscono non vedere la realtà e quelli che criticano questa politica e pagano le conseguenze del loro coraggio. Purtroppo questi ultimi sono una minoranza, ma nella storia sono state spesso le minoranze a redimere e salvare. La maggioranza ha il diritto di governare, ma non quello di avere ragione.

Organizzazioni come Combatants for Peace riuniscono israeliani e palestinesi passati alla nonviolenza dopo aver partecipato ad azioni militari gli uni contro gli altri. La Marcia delle Madri ha coinvolto migliaia di donne ebree, musulmane e cristiane per esigere una soluzione nonviolenta del conflitto accettabile dalle due parti. Cosa pensi di queste iniziative?

Sono iniziative coraggiose e ammirevoli, portate avanti da persone che vengono boicottate dal governo e accusate di essere contro gli interessi di Israele. Vorrei citare anche i giovani obiettori di coscienza, che preferiscono andare in carcere, piuttosto che servire nei territori occupati e associazioni per i diritti umani come B’Tselem. Due anni fa il suo direttore Hagai El-Ad ha auspicato “azioni immediate” contro gli insediamenti di Israele durante una sessione speciale  del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sull’occupazione e ha denunciato l’”invisibile, burocratica violenza quotidiana” che i palestinesi subiscono “dalla culla alla tomba”.

Cosa possiamo fare a tuo parere come europei e in particolare italiani per contribuire a una soluzione pacifica del conflitto tra Israele e Palestina?

La prima cosa è il lavoro culturale di cui parlavo prima: non smettere mai di ribadire che la denuncia delle ingiustizie e delle sopraffazioni subite dai palestinesi non c’entra niente con l’anti-semitismo e la Shoa.

In secondo luogo, fare pressione sui governi perché prendano posizione ed esigano il rispetto delle risoluzioni dell’ONU sempre violate da Israele.

Terzo, appoggiare il movimento BDS, una campagna globale di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele, chiedendo all’Europa di sequestrare in quanto illegali le merci prodotte nei territori occupati e negli insediamenti dei coloni. Il messaggio è semplice, ma molto forte: “Non sono terre vostre, pertanto queste sono merci di contrabbando, fuorilegge e noi non le vogliamo.”

 

Diciotti. I profughi eritrei sono obiettori di coscienza da accogliere subito

23.08.2018 Movimento Nonviolento

Diciotti. I profughi eritrei sono obiettori di coscienza da accogliere subito
(Foto di https://www.facebook.com/Rete-Antirazzista-Catanese-468545723307207/)

Molti dei profughi sequestrati sulla nave Diciotti provengono dall’Eritrea. Sono obiettori di coscienza, renitenti alla leva o disertori che fuggono da un paese dove il servizio militare è obbligatorio a tempo indeterminato, per uomini e donne e inizia nei due anni finali della scuola superiore, che si trova in un campo militare.

L’Unione Europea riconosce il diritto all’obiezione di coscienza e la Costituzione italiana riconosce il diritto d’asilo per casi come questi. Quindi quei giovani hanno fatto bene a fuggire ed hanno tutto il diritto ad essere accolti e tutelati.

Il Movimento Nonviolento ogni anno pubblica l’elenco dei “prigionieri per la pace”, obiettori di coscienza detenuti nelle carceri militari di tutti i paesi del mondo: per l’Eritrea c’è sempre un lungo elenco, senza un “fine pena” certo.

Forse il governo italiano giallo-nero queste cose non le sa. Il Presidente del Consiglio e i ministri tutti le ignorano (tecnicamente sono ignoranti). I giornaloni non le scrivono.

Ma basterebbe leggere la nostra rivista Azione nonviolenta, che nel numero di novembre-dicembre 2017 ha pubblicato l’elenco dei detenuti obiettori di coscienza dell’Eritrea, che qui riportiamo (sono prevalentemente Testimoni di Geova, quella indicata è la data di inizio pena, mentre non è definita la data di fine pena):

Paulos Eyassu (24.09.1994—) Negede Teklemariam (24.09.1994—) Isaac Mogos (24.09.1994—) Aron Abraha (09.05.01—) Mussie Fessehaye (01.06.03—) Ambakom Tsegezab (01.02.04 —) Bemnet Fessehaye (01.02.05—) Henok Ghebru (01.02.05—) Kibreab Fessejaye (27.05.05 —) Bereket Abraha Oqbagabir (01.01.06—) Amanuel Abraham (01.01.07—) Yosief Fessehaye (01.01.07—) Yoel Tsegezab (26.08.08 – ).

Sono detenuti nel Sawa Camp, a Sawa (alcuni da 24 anni!).

Il Ministro degli Interni ha dichiarato che “sulla Diciotti ci sono tutti immigrati illegali”. Mente, non può saperlo. Sono 150 persone, maschi e femmine. Ogni singola posizione va valutata attentamente. Se qualcuno di loro, proveniente dall’Eritrea, si dichiara “obiettore di coscienza al servizio miliare”, fuggito per evitare il carcere a tempo indeterminato, rientra in ciò che è previsto dal terzo comma dell’articolo 10 della Costituzione italiana: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto di asilo nel territorio della Repubblica”.

Il riconoscimento del diritto all’obiezione di coscienza al servizio militare è uno dei fondamenti dell’Unione Europea. Un obiettore di coscienza perseguitato nel proprio paese che si presenta al porto di Catania, in Europa, ha il diritto ad essere accolto e vedersi riconosciuto il diritto d’asilo.

Ad essere illegali non sono i 150 profughi della Diciotti, ma il Ministro che siede al Viminale.