Il pianto dei bambini migranti sconfigge Trump?

29.06.2018 Domenico Maceri

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Il pianto dei bambini migranti sconfigge Trump?
(Foto di Elab. Pressenza da Il Fatto Quotidiano)

“Stiamo cambiando da bambini in gabbia a famiglie intere ingabbiate”. Questa la reazione di Cory Smith, leader di Kids in Needs, un gruppo dedicato alla difesa dei diritti di bambini.  Smith commentava l’ordine esecutivo di Donald Trump che mette fine alla separazione dei bambini dai loro genitori, detenuti mentre  cercano di entrare negli Stati Uniti.

Smith ha ragione che la marcia indietro del 45esimo presidente sulla tragica situazione dei bambini rappresenta semplicemente un lieve miglioramento. Ciononostante ci rivela la completa falsità della politica di Trump basata su una realtà inventata dalla America first che si confronta con la complessa questione dell’immigrazione.

Arrabbiato con i numeri crescenti di entrate non autorizzate dal confine col Messico, Trump ha deciso di mettere in atto una tolleranza zero. La nuova politica ha decretato che chiunque entri illegalmente negli Usa è reo di “felony”, un reato maggiore, invece del tradizionale “misdemeanor”, reato minore punibile solo con la deportazione. Una volta iniziata la tolleranza zero la gente entrata nel Paese richiedente asilo è stata dichiarata criminale e quindi meritevole di carcere. Come tutti gli altri criminali i migranti hanno subito la separazione dei loro bambini dalle loro braccia per andare a finire affidati al Department of Homeland Security. Dall’inizio della pratica di tolleranza zero 2300 minori sono stati separati dai genitori che secondo la legge, dopo una detenzione massima di 20 giorni, devono essere affidati alla cura di famiglie.

L’implementazione del programma tolleranza zero ha colto il governo impreparato a fare fronte alla situazione delle famiglie ma anche a quella politica. Trump aveva dichiarato che la legge, secondo lui approvata dai democratici, gli legava le mani. Inventare che un partito approvi le leggi è una delle tante fake news di Trump. Le leggi le approva il governo senza nessuna etichetta di partito. Ma al di là di questa falsa asserzione quella ancora più falsa era che solo il Congresso poteva cambiare la politica di separazione dei bambini dai loro genitori.

Chuck Schumer, il leader della minoranza democratica al Senato, aveva invece detto che la tolleranza zero e la conseguente separazione dei bambini dai loro genitori entravano nei poteri del presidente. Si poteva risolvere con una semplice telefonata presidenziale.  Alla fine, Trump, sconfitto dall’ottimo lavoro dei mezzi di comunicazione, ciò che lui chiama fake news, si è dovuto arrendere. L’audio e i video strazianti dei bambini  che piangono inconsolabilmente ha costretto l’America a reagire.

Persino la first lady Melania Trump ha parlato contro la tolleranza zero dicendo che si devono rispettare le leggi ma bisogna farlo “con il cuore”. Le quattro ex first lady viventi hanno anche loro aggiunto le voci e il 45esimo presidente ha fatto quel che rarissimamente fa. Ha fatto marcia indietro. Avrebbe potuto risolvere il tutto con una telefonata oppure uno dei suoi tweet che tanto gli piacciono, ma ha deciso di usare un ordine esecutivo per porre fine alla separazione dei bambini dai loro genitori.

Trump ha capito di avere capitolato ma si è subito ripreso per tornare alla campagna elettorale anti-immigrati. Due giorni dopo avere firmato l’ordine esecutivo per non separare i bambini dai loro genitori, il 45esimo presidente ha invitato alla Casa Bianca un gruppo di familiari che hanno perso un loro caro per causa di reati commessi da immigrati non autorizzati. Il messaggio è chiaro. Le uniche vittime sono americane e l’immigrazione irregolare rappresenta un pericolo alla sicurezza.

I fatti ci dicono però che gli immigrati, autorizzati o no, commettono meno reati degli americani nati negli Usa. Uno studio del Cato Institute, organo conservatore  fondato dalla Charles Koch Foundation, ha analizzato  i reati commessi nello Stato del Texas e ha scoperto che il tasso di condanne nel 2015 per gli immigrati era inferiore dell’ottantacinque percento in comparazione agli americani nativi. Un altro studio condotto da Michael Light (University of Wisconsin) e Ty Miller (Purdue University) ha scoperto che le zone con immigrati non autorizzati hanno meno crimini. Il senso comune ce lo confermerebbe. Gli immigrati, autorizzati e no, hanno paura di commettere reati sapendo molto bene che potrebbero anche condurre alla deportazione.

L’amministrazione di Trump non ha solo dimostrato poco cuore con la sua tolleranza zero ma ha anche reso manifesta  la mancanza di preparazione nelle sue politiche. Il Dipartimento di Giustizia e quello della Homeland Security non hanno previsto le conseguenze della tolleranza zero e gli effetti sulle famiglie. Al momento di scrivere queste righe siamo informati che dopo la denuncia dell’American Civil Liberties Union un giudice della California ha ordinato la ricongiunzione delle famiglie di immigrati entro 30 giorni. Nel caso di bambini al di sotto di 5 anni l’ordine esecutivo di Trump dovrà essere messo in pratica entro 14 giorni.

I flussi migratori non sono un problema americano poiché esiste in molte altre parti del mondo. Trump e gli altri populisti hanno risposte facili al dilemma rivelando che non hanno né studiato la situazione né l’hanno capita. In America molti dei migranti vengono da Guatemala, El Salvador e Honduras, paesi con un tasso molto alto di criminalità dove la gente rischia la vita quotidianamente. La giornalista Sonia Nazario, vincitrice di un Premio Pulitzer, ha accompagnato uno di questi giovani migranti nel suo viaggio agli Stati Uniti  descrivendolo attentamente in un libro. Il loro viaggio agli Stati Uniti non è affatto “una passeggiata a Central Park” come lo ha descritto Trump. Il sessanta percento delle donne che intraprendono l’odissea sono stuprate. Subiscono altri crimini e poi una volta arrivate alla frontiera, la fine dell’odissea, vengono separate dai loro bambini e messe in gabbie separate.

Le soluzioni ai problemi dell’immigrazione esistono ma vanno al di là dei semplici slogan populisti. Il presidente statunitense però si interessa poco alle soluzioni. Dopo avere dichiarato che firmerebbe qualunque disegno di legge sull’immigrazione che sarà approvato dalla legislatura ha cambiato idea. Nella sua ultima dichiarazione ha consigliato  alla legislatura di lasciare perdere e rimandare tutto a dopo le elezioni di midterm. Trump non ha nessuna intenzione di governare. Meglio la campagna politica costante che gli produce di più e mantiene la completa fedeltà della sua base.

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Vitalizi e privilegi militari

28.06.2018 Mao Valpiana

Vitalizi e privilegi militari

Quella contro i vitalizi ai parlamentari è la battaglia più facile che  ci sia: consenso sicuro al 99,99%. Dopo anni e anni di martellante campagna “contro la casta” (ma in realtà contro la politica) fatta dal pornogiornalismo (Giordano, Giletti, Paragone, Belpietro), il popolo televisivo si è convinto che sono dei “privilegi rubati”. Che poi sia  una materia complessa, che lo Stato di diritto non preveda leggi e provvedimenti punitivi retroattivi, che le “indennità differite” (questo il vero nome) non siano assimilabili alle pensioni, e che l’istituto  avesse delle ragioni e fosse legittimo, poco importa: l’importante è assicurarsi lo scalpo degli ex parlamentari come “simbolo”, per “dare un segnale” (ma è accettabile che le istituzioni siano ridotte a strumenti di propaganda?).

Comunque sia, se i vitalizi sono da abolire oppure no, lo deciderà la Corte Costituzionale che verrà investita del problema, e dirà finalmente una parola definitiva (piaccia o no, le regole sono queste).

Ciò che voglio far notare è che mentre tutti, spesso con la bava alla bocca, se la prendono con i vitalizi politici (cifra da risparmiare, meno di 40 milioni di euro), a nessuno dei “giustizialisti” è mai venuto in mente di contestare, o almeno chiedere chiarezza, su un altro tipo di vitalizi, quelli dei militari (forse perché la casta degli ex parlamentari è un facilissimo bersaglio, mentre per colpire i militari ci vogliono mira e coraggio?).

Ecco qui qualche cifra, se i due bulli al Ministero del Lavoro e degli Interni avessero voglia di alzare veramente la testa e farsi dei nemici importanti:

1) Nel mondo militare italiano abbiamo più comandanti che comandati (87mila tra ufficiali e sottufficiali, 83mila tra graduati e truppa): circa 6,5 miliardi di soli stipendi. Agli alti ufficiali, per ridurne il numero esorbitante, viene garantito uno scivolo d’uscita grazie al quale essi vengono esonerati dal lavoro continuando però a percepire lo stipendio per i successivi 7 anni, anticipandone l’accesso a 53 anni e abolendo l’obbligo di aver maturato i requisiti per la pensione anticipata.

2) Il recente riordino dei ruoli e delle carriere del personale delle forze armate  prevede aumenti retributivi generalizzati per 400 milioni di euro ogni anno, di cui beneficeranno in particolare i circa diecimila ufficiali superiori promossi per decreto da “direttivi” sottoposti a contratto pubblico a “dirigenti” con tutti gli aumenti automatici previsti per le carriere dirigenziali.

3) Gli ufficiali con 13 anni di servizio percepiscono lo stipendio del colonnello, pur non essendolo, e con 23 anni quello di generale di brigata, pur non essendolo. Con 15 anni di servizio percepiscono l’intero trattamento economico di colonnello, e con 25 anni quello di generale di brigata.

4) Tutti gli ufficiali superiori (anche maggiori e tenenti colonnello) sono promossi dirigenti (come colonnelli e generali) con aumenti automatici propri delle carriere dirigenziali.

5) Ma è il capitolo “pensioni”, cioè i vitalizi militari, quello più scandaloso:
– maturazione anticipata della pensione di anzianità: a 57 anni e 7 mesi con 35 anni di contributi invece che a 61 e 7 mesi come gli altri dipendenti pubblici;

– maturazione anticipata della pensione di vecchiaia: a 60 anni e 7 mesi invece che a 66 anni e 7 mesi come gli altri dipendenti pubblici;

– indennità di ausiliaria per i primi 5 anni di pensione (50% della differenza tra ultimo stipendio e pensione stessa) e maggiorazione della pensione ordinaria in quanto calcolata considerando come retribuzioni anche quanto percepito in ausiliaria;

– per percettori di indennità di volo e/o di aeronavigazione: maggiorazione calcolata sulla base del numero di anni in cui è stata percepita tale indennità; – per gli ufficiali laureati: riconoscimento d’ufficio di 6 anni di laurea.(dati tratti da Mil€x, osservatorio sulle spese militari italiane)

Ce ne sarebbe da divertirsi. Ma la battaglia contro i privilegi militari è rischiosa e richiede impegno. Meglio continuare a vincere facile con immigrati, rom ed ex parlamentari.

European Solidarity, barchette in Piazza del Popolo per chiedere la modifica del Regolamento di Dublino

ino

27.06.2018 – Roma Mariapaola Boselli

European Solidarity, barchette in Piazza del Popolo per chiedere la modifica del Regolamento di Dublino
(Foto di Mariapaola Boselli)

Barchette di carta che affondavano, piano piano, nelle splendide fontane di Piazza del Popolo a Roma, come ogni giorno rischiano di affondare gommoni e imbarcazioni al largo delle coste libiche, italiane e maltesi. Imbarcazioni cariche di persone, esseri umani in sospeso che fluttuano per giorni tra le onde in attesa solo di un arrivo.

Domani, 28 giugno 2018, i 28 Stati dell’Unione Europea si riuniranno per discutere temi fondamentali per il futuro dell’Unione come Brexit, sicurezza e difesa, migrazione. Gli ultimi fatti di cronaca hanno visto un susseguirsi di eventi che hanno profondamente turbato gli equilibri europei, i nomi Aquarius e Lifeline sono stati al centro di accesi dibattiti in Italia e all’estero. Fino a pochi giorni fa vedevamo solo la punta dell’iceberg Migrazione e ora, a quanto pare, abbiamo impattato. Il Consiglio europeo domani ha l’obbligo morale di proporre delle soluzioni.

In molti chiedono un riforma del Regolamento di Dublino III, il regolamento “che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide”. Ciò che si dovrebbe ottenere è un sistema che garantisca il rispetto dei diritti umani, un sistema che accolga e in cui le responsabilità siano equamente spartite tra tutti i paesi membri. E’ questo che chiede la mobilitazione European Solidarity, iniziativa promossa da politici, personaggi noti, ONG e associazioni tra cui Save the children, Comunità di Sant’Egidio, Legambiente, Amnesty International e altri.

Oggi, 27 giugno, anche Roma ha partecipato alla mobilitazione; in tutta Europa volontari, attivisti e semplici passanti hanno partecipato all’iniziativa portando nelle piazze delle barchette di carta, un messaggio semplice, ma immediato.

Di seguito, alcune foto del presidio in Piazza del Popolo di questo pomeriggio.

 

 

Qui il link alla pagina dell’iniziativa European Solidarity

European Solidarity, barchette in Piazza del Popolo per chiedere la modifica del Regolamento di Dublino

27.06.2018 – Roma Mariapaola Boselli

European Solidarity, barchette in Piazza del Popolo per chiedere la modifica del Regolamento di Dublino
(Foto di Mariapaola Boselli)

Barchette di carta che affondavano, piano piano, nelle splendide fontane di Piazza del Popolo a Roma, come ogni giorno rischiano di affondare gommoni e imbarcazioni al largo delle coste libiche, italiane e maltesi. Imbarcazioni cariche di persone, esseri umani in sospeso che fluttuano per giorni tra le onde in attesa solo di un arrivo.

Domani, 28 giugno 2018, i 28 Stati dell’Unione Europea si riuniranno per discutere temi fondamentali per il futuro dell’Unione come Brexit, sicurezza e difesa, migrazione. Gli ultimi fatti di cronaca hanno visto un susseguirsi di eventi che hanno profondamente turbato gli equilibri europei, i nomi Aquarius e Lifeline sono stati al centro di accesi dibattiti in Italia e all’estero. Fino a pochi giorni fa vedevamo solo la punta dell’iceberg Migrazione e ora, a quanto pare, abbiamo impattato. Il Consiglio europeo domani ha l’obbligo morale di proporre delle soluzioni.

In molti chiedono un riforma del Regolamento di Dublino III, il regolamento “che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide”. Ciò che si dovrebbe ottenere è un sistema che garantisca il rispetto dei diritti umani, un sistema che accolga e in cui le responsabilità siano equamente spartite tra tutti i paesi membri. E’ questo che chiede la mobilitazione European Solidarity, iniziativa promossa da politici, personaggi noti, ONG e associazioni tra cui Save the children, Comunità di Sant’Egidio, Legambiente, Amnesty International e altri.

Oggi, 27 giugno, anche Roma ha partecipato alla mobilitazione; in tutta Europa volontari, attivisti e semplici passanti hanno partecipato all’iniziativa portando nelle piazze delle barchette di carta, un messaggio semplice, ma immediato.

Di seguito, alcune foto del presidio in Piazza del Popolo di questo pomeriggio.

 

 

Qui il link alla pagina dell’iniziativa European Solidarity

 

European Solidarity, barchette in Piazza del Popolo per chiedere la modifica del Regolamento di Dublino

27.06.2018 – Roma Mariapaola Boselli

European Solidarity, barchette in Piazza del Popolo per chiedere la modifica del Regolamento di Dublino
(Foto di Mariapaola Boselli)

Barchette di carta che affondavano, piano piano, nelle splendide fontane di Piazza del Popolo a Roma, come ogni giorno rischiano di affondare gommoni e imbarcazioni al largo delle coste libiche, italiane e maltesi. Imbarcazioni cariche di persone, esseri umani in sospeso che fluttuano per giorni tra le onde in attesa solo di un arrivo.

Domani, 28 giugno 2018, i 28 Stati dell’Unione Europea si riuniranno per discutere temi fondamentali per il futuro dell’Unione come Brexit, sicurezza e difesa, migrazione. Gli ultimi fatti di cronaca hanno visto un susseguirsi di eventi che hanno profondamente turbato gli equilibri europei, i nomi Aquarius e Lifeline sono stati al centro di accesi dibattiti in Italia e all’estero. Fino a pochi giorni fa vedevamo solo la punta dell’iceberg Migrazione e ora, a quanto pare, abbiamo impattato. Il Consiglio europeo domani ha l’obbligo morale di proporre delle soluzioni.

In molti chiedono un riforma del Regolamento di Dublino III, il regolamento “che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide”. Ciò che si dovrebbe ottenere è un sistema che garantisca il rispetto dei diritti umani, un sistema che accolga e in cui le responsabilità siano equamente spartite tra tutti i paesi membri. E’ questo che chiede la mobilitazione European Solidarity, iniziativa promossa da politici, personaggi noti, ONG e associazioni tra cui Save the children, Comunità di Sant’Egidio, Legambiente, Amnesty International e altri.

Oggi, 27 giugno, anche Roma ha partecipato alla mobilitazione; in tutta Europa volontari, attivisti e semplici passanti hanno partecipato all’iniziativa portando nelle piazze delle barchette di carta, un messaggio semplice, ma immediato.

Di seguito, alcune foto del presidio in Piazza del Popolo di questo pomeriggio.

 

 

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Turchia: l’esito delle elezioni politiche e presidenziali

26.06.2018 Murat Cinar

Turchia: l’esito delle elezioni politiche e presidenziali
(Foto di Euronews)

Il 24 giugno si sono svolte le elezioni politiche e presidenziali in Turchia: Il primo Presidente del nuovo sistema governativo si chiama Recep Tayyip Erdogan ed il partito a cui appartiene deve comporre una coalizione con gli ultranazionalisti per poter governare.

Correvano sei candidati per diventare il nuovo Presidente; Recep Tayyip Erdogan, (Presidente uscente) Muharrem Ince (candidato del Partito Popolare della Repubblica), Selahattin Demirtas (Partito Democratico dei Popoli), Meral Aksener (Partito Buono), Temel Karamollaoglu (Partito del Benessere) e Dogu Perinçek (Partito della Patria).

I partiti che hanno partecipato alle elezioni politiche invece sono i seguenti: Partito dello Sviluppo e della Giustizia (AKP), Partito del Movimento Nazionalista (MHP), Partito della Grande Unione (BBP), Partito Popolare della Repubblica (CHP), Partito Democratico (DP), Partito Democratico dei Popoli (HDP), Partito del Benessere (SP), Partito Buono (IP), Partito della Turchia Indipendente (BTP), Partito della Patria (VP) e Partito della Causa Libera (Huda-Par).

Secondo i dati, ancora non ufficiali, diffusi dal Consiglio Supremo Elettorale (YSK) i risultati per le elezioni presidenziali sono così:

52.38% – Recep Tayyip Erdogan

30.79% – Muharrem Ince

8.32% – Selahattin Demirtas

7.42% – Meral Aksener

0.90% – Temel Karamollaoglu

0.20% – Dogu Perinçek

Invece i risultati, sempre non ufficiali e sempre dello YSK per le elezioni politiche sono i seguenti:

42.28% – AKP

22.79% – CHP

11.53% – HDP

11.20% – MHP

10.14% – IP

1.36% – SP

0.32% – Huda-Par

0.23% – VP

0.16% – altri

Con questi risultati la distribuzione dei seggi sarebbe questa:

AKP – 293

CHP – 146

HDP – 67

MHP – 49

IP – 45

Dato che alcuni piccoli partiti hanno presentato dei candidati nelle liste dei grandi partiti “alleati” per poter entrare nel Parlamento, oltre i risultati di sopra anche questi faranno parte della nuova formazione parlamentare:

SP – 3

DP – 1

BBP – 1

Alla luce di questi risultati Recep Tayyip Erdogan, oltre essere il primo Presidente della Repubblica non bipartisan diventa anche il primo Presidente del nuovo sistema governativo che apre una nuova fase nella storia della Repubblica di Turchia. Un nuovo sistema molto discutibile che arricchisce le mani dell’uomo in cima con diversi poteri decisionali e di interventi nel sistema governativo, legislativo ma anche in quello giuridico.

Il 29 giugno lo YSK comunicherà i risultati ufficiali ed il 2 luglio nuovi parlamentari, 600, giureranno la loro fedeltà alla costituzione ed alla Repubblica nel Parlamento. Successivamente, grazie alla novità costituzionale, il nuovo Presidente nominerà i suoi sedici ministri. Ormai in Turchia non ci sarà più la figura del Primo Ministro e non sarà necessaria la fiducia. Quindi dopo l’annunciazione dei nuovi ministri dovrebbe iniziare la vita del nuovo governo.

Il sessantasettesimo governo della Repubblica di Turchia per nascere avrebbe bisogno di 301 parlamentari, uno in più della metà del totale. L’AKP con questi risultati non sarebbe in grado di farcela quindi, come era previsto prima delle elezioni, il nuovo governo sarà un lavoro di coalizione tra l’AKP ed il Partito del Movimento Nazionalista, MHP.

La Turchia ha trascorso un periodo elettorale sotto lo stato d’emergenza, dichiarato nel mese di luglio del 2016. Particolarmente il giorno delle elezioni è stato un momento di brogli, violenza e manipolazione. Secondo la relazione post elettorale, comunicata il giorno dopo le elezioni, dall’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), il governo insieme al Presidente della Repubblica hanno ottenuto un risultato elettorale vincente grazie ad una condizione elettorale non equa. Secondo gli esponenti dell’organizzazione europea la maggior parte dei media privati e statali hanno lavorato a favore del governo limitando la libertà di informazione e quella d’espressione di altri concorrenti e partiti. L’OSCE attira l’attenzione sul fatto che sotto le condizioni imposte dallo stato d’emergenza varie convenzioni internazionali che garantiscono i principali diritti umani siano state sospese e limitate. In conclusione, secondo l’OSCE durante lo svolgimento delle elezioni il lavoro degli osservatori è stato limitato in vari casi, le urne spostate precedentemente hanno impossibilitato l’esecuzione del diritto al voto di numerosi cittadini ed è stata una giornata elettorale piena di problemi di sicurezza

Plastica. Greenpeace: “il riciclo non salverà i mari del pianeta”

26.06.2018 Greenpeace Italia

Plastica. Greenpeace: “il riciclo non salverà i mari del pianeta”
(Foto di Daniel Muller / Greenpeace)

Riciclare la plastica non è la soluzione per contrastare una delle emergenze ambientali più gravi dei nostri tempi: l’inquinamento da plastica. Con una produzione in vertiginosa crescita su scala globale, che raddoppierà i volumi attuali entro il 2025, l’unica possibilità per intervenire in modo risolutivo è ridurre, drasticamente e con urgenza, l’immissione sul mercato di imballaggi in plastica usa e getta.

È quanto emerge dai dati illustrati nel rapporto “Plastica: il riciclo non basta. Produzione, immissione al consumo e riciclo della plastica in Italia” redatto dalla Scuola Agraria del Parco di Monza per conto di Greenpeace in cui viene analizzata la situazione specifica relativa alla sola plastica da imballaggi e all’efficacia del sistema di riciclo nel nostro Paese – e non complessivamente a tutta la plastica immessa sul mercato – per contrastare l’inquinamento da plastica.

“Riciclare è un gesto importante ma che da solo non basterà a salvare i mari del Pianeta dalla plastica. Le grandi aziende che continuano a fare profitti con la plastica usa e getta sanno benissimo che è impossibile riciclarla tutta ma continuano a produrne sempre di più. È necessario che i grandi marchi si assumano le proprie responsabilità partendo proprio dalla riduzione dei quantitativi di plastica monouso immessi sul mercato” dichiara Giuseppe Ungherese, responsabile Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia.

L’Italia è al secondo posto in Europa, dietro la Germania, per plastica prodotta con un immesso al consumo che può essere stimato in 6 – 7 milioni di tonnellate annue, il 40 per cento delle quali viene impiegato per produrre imballaggi. Nonostante nel nostro Paese il tasso di riciclo degli imballaggi sia cresciuto negli ultimi anni, passando dal 38 per cento  del 2014 al 43 per cento  del 2017, non è riuscito a bilanciare l’aumento del consumo di plastica monouso. Infatti, le tonnellate di imballaggi non riciclati sono rimaste sostanzialmente invariate dal 2014 (1,292 milioni di tonnellate) al 2017 (1,284 milioni di tonnellate) vanificando, di fatto, gli sforzi e gli investimenti per migliorare e rendere più efficiente il sistema del riciclo. Oggi in Italia, secondo i dati Corepla del 2017, di tutti gli imballaggi in plastica immessi al consumo, solo poco più di 4 su 10 vengono effettivamente riciclati, 4 invece vengono bruciati negli inceneritori e i restanti immessi in discarica o dispersi nell’ambiente.

“Nonostante sia possibile prevedere un incremento del riciclo nei prossimi anni, a causa del consolidamento di meccanismi come la Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) o la possibile introduzione di sistemi di deposito su cauzione, è improbabile che si riesca a colmare la differenza tra immesso al consumo e tonnellaggio riciclato” dichiara Enzo Favoino, Ricercatore dellaScuola Agraria del Parco di Monza e tra gli autori del rapporto. “La direzione principale per affrontare il problema è la drastica riduzione del ricorso alla plastica e la riprogettazione di imballaggi nella direzione della durevolezza e riusabilità prima ancora che della riciclabilità” conclude Favoino.

Secondo Greenpeace, sono proprio le aziende leader del mercato mondiale a dover fare di più. Per tale motivo l’organizzazione ambientalista nei mesi scorsi ha lanciato una petizione (no-plastica.greenpeace.it), sottoscritta da più di un milione di persone in tutto il mondo, in cui si chiede ai grandi marchi come Coca-Cola, Pepsi, Nestlé, Unilever, Procter & Gamble, McDonald’s e Starbucks di ridurre drasticamente l’utilizzo di contenitori e imballaggi in plastica monouso.

Leggi il rapporto “Plastica: il riciclo non basta. Produzione, immissione al consumo e riciclo della plastica in Italia”: www.greenpeace.org/italy/it/ufficiostampa/rapporti/Plastica-il-riciclo-non-basta/

Maxi appalto ad Astaldi per la stazione dei droni NATO di Sigonella

24.06.2018 Antonio Mazzeo

Maxi appalto ad Astaldi per la stazione dei droni NATO di Sigonella

La Sicilia non sarà solo la capitale mondiale dei droni USA. Nei prossimi mesi entrerà in funzione nella grande stazione aeronavale di Sigonella anche il nuovo sistema di “sorveglianza terreste” dell’Alleanza Atlantica, l’AGS (Alliance Ground Surveillance), basato su cinque droni-spia RQ-4B Global Hawk prodotti dalla holding statunitense Northrop Grumman.

A fine maggio, la NATO ha firmato un contratto per il valore di 60 milioni di euro con il colosso delle costruzioni Astaldi S.p.A. di Roma per la progettazione e l’esecuzione dei lavori di ampliamento nella base siciliana dell’area per le operazioni a terra (OPS Area) e di quella per le operazioni aeree (Flight Area) dei velivoli senza pilota impiegati con il sistema di sorveglianza AGS. Nello specifico, il progetto prevede la realizzazione di 14 edifici per una superficie complessiva di circa 26.700 metri quadrati, da adibire ad uffici per uso militare e di “rimessaggio-attrezzaggio degli aeromobili, con specifica impiantistica radio e dati per operazioni aeree specialistiche”.

I lavori sono stati affidati ad Astaldi dalla NSPA – NATO Support and Procurement Agency, l’agenzia specializzata della NATO per l’acquisizione di progetti e infrastrutture, con quartier generale in Lussemburgo. Il contratto, finanziato dai 29 paesi membri dell’Alleanza Atlantica, prevede una durata dei lavori di circa tre anni. Proprio alla vigilia della firma con l’NSPA, la società di costruzione Astaldi ha deliberato un aumento di capitale di 300 milioni di euro per coprire parte dell’esposizione debitoria, con l’ingresso di un potente socio giapponese, IHI Corporation. Contestualmente è stato varato un piano industriale con cessioni di rami aziendali e “ristrutturazioni del debito” che sarà finanziato da alcuni importanti gruppi bancari (Unicredit, Intesa Sanpaolo, Bnp Paribas e Banco Bpm) con la concessione di fidejussioni per 175 milioni.

Il sistema AGS della NATO vedrà operativi a Sigonella i Global Hawk Block-40 di ultima generazione, dotati di sofisticati sensori termici per il monitoraggio e il tracciamento di oggetti fissi ed in movimento. I droni potranno volare con un raggio d’azione di 16.000 km, sino a 18.000 metri di altezza e a una velocità di 575 km/h, in qualsiasi condizione atmosferica. La stazione aeronavale di Sigonella ospiterà pure le postazioni per il comando e il controllo dei droni e circa 800 addetti della NATO. I dati rilevati dai velivoli senza pilota saranno prima analizzati a Sigonella e successivamente trasmessi grazie ad una rete criptata al Comando JISR, Joint Intelligence, Surveillance and Reconnaisance della NATO, con sedi a Bruxelles, Mons e The Hague.

“La centralità della base italiana di Sigonella sarà nell’analisi e distribuzione delle informazioni ma anche nella formazione del personale”, spiega l’analista Alessandra Giada Dibenedetto del Centro Studi Internazionale (Ce.S.I.) di Roma. “Geograficamente l’asset siciliano è strategico per la sorveglianza del Sud Mediterraneo e da Sigonella inizierà un viatico per proiettare la stabilità proprio sul confine meridionale della NATO, in collaborazione con lo Strategic Direction South Hub, basato presso il comando militare dell’Alleanza Atlantica di Napoli e che dal 2017 ha la finalità di aumentare la capacità di identificare e monitorare le molteplici minacce dal confine sud della NATO, con un centro di coordinamento per le operazioni di anti terrorismo, raccolta ed analisi dati ed informazioni dettagliate sulle principali aree di crisi nell’Area del Vicino oriente e dell’Africa settentrionale (…) Come il Segretario Generale della NATO, Jens Stoltenberg, ha più volte sottolineato, le sfide e le insicurezze che provengono dal fronte meridionale, tra cui attacchi terroristici nelle nostre città e la più grande crisi migratoria dalla seconda guerra mondiale, non possono essere ignorate…”.

“Il sistema AGS contribuirà a popolare il sistema JISR dell’Alleanza, incrementando la consapevolezza situazionale, e a garantire prevenzione e rapidità di risposta”, aggiunge Alessandra Giada Dibenedetto. “I sensori radar, infatti, essendo in grado di sorvegliare in un solo giorno centomila km quadrati di terreno, forniranno un’immagine completa della situazione a terra contribuendo a un numero di missioni quali la protezione delle truppe in campo e dei civili, sicurezza di frontiera e marittima, lotta al terrorismo e assistenza umanitaria in caso di disastri naturali. Osservando l’attuale scenario nel Medio Oriente, Nord Africa e Asia è possibile individuare tre missioni principali a cui il sistema AGS potrà contribuire: Operazione Sea Guardian nel Mar Mediterraneo, Resolute Support in Afghanistan e il programma di assistenza alle forze di sicurezza irachene (…) Nel quadro di una profonda collaborazione italiana nella strategia NATO per il sud, c’è da domandarsi se vedremo dispiegate in Sicilia anche delle Unità NATO di Integrazione delle Forze (Force Integration Units) piccoli nodi di comando e controllo attualmente presenti solo al confine est dell’Alleanza che precedono un eventuale intervento della Forza di Risposta Rapida della NATO…”.

Il centro di comando e controllo del sistema di “sorveglianza” AGS opererà in stretto coordinamento con il distaccamento dell’US Air Force (USAF Detachment 2) di Sigonella, preposto al coordinamento dei droni-spia Global Hawk e dei droni-killer Predator di stanza nella base siciliana. Anche alcuni dei droni Triton in via di acquisizione da parte della Marina militare USA saranno dislocati a Sigonella e saranno integrati ai Global Hawk della NATO e di US Air Force. Resta ancora nebulosa la data in cui sarà pienamente operativo il sistema AGS. Dopo i test nelle piste dello scalo siciliano nel dicembre 2015 e un primo volo controllato a distanza a fine dicembre 2017, il Comando NATO aveva annunciato che il programma sarebbe stato completato entro la primavera del 2018. Nel sito ufficiale dell’Alleanza, si legge invece oggi che “il primo Global Hawk della NATO dovrebbe raggiungere in volo dagli Stati Uniti alla sua nuova sede di Sigonella nel 2019”. Intanto nell’ultimo bilancio di previsione, l’Alleanza ha riservato all’AGS un maxi-investimento di 1,7 miliardi di euro per le “comunicazioni satellitari a supporto dei cinque droni di sorveglianza”, la maggiore voce di spesa dei programmi di sviluppo e potenziamento dei sistemi alleati di guerra avanzata

Basta con le separazione delle famiglie. Proteste in tutto il mondo

23.06.2018 Redazione Italia

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Basta con le separazione delle famiglie. Proteste in tutto il mondo
(Foto di https://www.facebook.com/familiesbelongtogetherinternational/?ref=br_rs)

Un’ondata di proteste sta dilagando negli Stati Uniti e in tutto il mondo contro la politica di Donald Trump e della sua amministrazione di separare i bambini immigrati dai loro genitori.

Giovedì 28 giugno  Women’s March and partners organizzeranno un’azione di disubbidienza civile di massa a Washington, D.C., per “chiedere sicurezza e libertà per le famiglie di immigrati e i loro bambini e la fine della politica di tolleranza zero dell’amministrazione Trump, che criminalizza automaticamente gli immigrati privi di documenti e separa le famiglie.” 

Families Belong Together!  annuncia che  sabato 30 giugno si terranno manifestazioni a Washington, D.C. e in tutto il paese per dire che le famiglie devono restare unite e libere

In questi giorni si stanno organizzando eventi in tutto il mondo. Ecco una lista (aggiornata quotidianamente) :

21 giugno –  Irlanda, Dublino

22 giugno, Berlino, Germania

22 giugno, Palmy, Nuova Zelanda

24 giugno, Lione, Francia

28 giugno  Washington D.C.

30 giugno –  Museumplein, Amsterdam.

30 giugno, Londra, Regno Unito

30 giugno, Berlino, ambasciata americana

30 giugno, Roma, Italia

30 giugno, Londra, Ontario, Canada

30 giugno, Ottawa, Canada

30 giugno, Toronto, Canada

30 giugno, Victoria, B.C., Canada

30 giugno Sydney, Australia

1 luglio, Dunedin, Nuova Zelanda

Nel frattempo l’esercito degli Stati Uniti sta preparandosi a sistemare fino a 20.000 bambini immigrati in basi militari in Texas e Arkansas. Un portavoce del Pentagono ha dichiarato che le basi ospiteranno “minori stranieri non accompagnati”, ma altri rapporti suggeriscono che le basi potrebbero essere usate a tempo indeterminato per detenere intere famiglie, in seguito all’ordine esecutivo firmato dal Presidente Trump per mettere fine alla separazione dei bambini dai loro genitori alla frontiera tra Stati Uniti e Messico. Giovedì il Dipartimento di Giustizia ha chiesto a un tribunale federale di modificare una disposizione che limita a 20 giorni la detenzione delle famiglie.

 

Milano Pride – Presentazione del libro Allah loves Equality

22.06.2018 – Milano Redazione Italia

Milano Pride – Presentazione del libro Allah loves Equality

Giovedì 28 giugno dalle ore 18 alle 20

Libreria Claudiana Milano

Via Francesco Sforza, 12/A, 20122 Milano

La storia della campagna contro l’omofobia nell’Islam e contro l’islamofobia nella comunità LGBTQIA (lesbica, gay, bisessuale, transgender, queer, intersessuale e asessuali), nata dall’idea di un giovane regista pakistano che vive in Italia.

La trasformazione di quella campagna, diventata famosa nel mondo, in un progetto cinematografico per documentare la vita delle persone omosessuali e transessuali nei paesi con leggi che criminalizzano la loro condizione, iniziata dal viaggio in Pakistan e dalla realizzazione del primo documentario pronto in contemporanea con uscita del libro. Questo libro è il racconto della storia attraverso la voce degli attivisti.

In occasione del Milano Pride, la Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni vi invita alla presentazione del libro con i curatori Michele Benini, Elena De Piccoli e Wajahat Abbas Kazmi.

Introduce Marco Mori, per la Consulta milanese per la laicità delle istituzioni

Costituito il coordinamento ICAN Italia

 

21.06.2018 – Roma Redazione Italia

Costituito il coordinamento ICAN Italia

In una riunione svoltasi presso la Casa Internazionale delle Donne su iniziativa della WILPF Italia si è costituito il Coordinamento ICAN Italia con il documento riportato qui sotto. Il coordinamento si è dotato di una mlist di coordinamento e sta allestendo un sito web informativo che dia conto di tutte le iniziative italiane che puntano all’obbiettivo principale di ICAN in questo momento, far sì che il massimo numero di paesi firmino e ratifichino il trattato di Proibizione delle Armi Nucleari.



Fondazione del Coordinamento ICAN Italia

In data odierna, in presenza, delega o in collegamento virtuale dei membri sottoscritti, si è realizzato un Coordinamento delle Associazioni Aderenti a ICAN in Italia.

Scopo di tale coordinamento è quello di aumentare l’efficacia delle azioni di ICAN in Italia con particolare riferimento alla campagna affinché l’Italia firmi e ratifichi il Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari.

Il coordinamento è aperto a tutte le associazioni nazionali ed internazionali membri di ICAN o la cui domanda sia in corso di valutazione. Il coordinamento intende anche valorizzare e includere tutti i comitati locali  aventi per scopo l’appoggio alla campagna ICAN e il disarmo nucleare.

Il coordinamento si dota di un sito web di carattere informativo che cercherà di dare conto di tutte le iniziative in corso e di quelle che il coordinamento riterrà opportuno adottare. Il coordinamento si scambia informazioni tramite una m-list.

Resta salva l’autonomia delle singole associazioni in iniziative direttamente organizzate e gestite.

Roma, 17 Giugno 2018, Casa Internazionale delle Donne

Firmano in ordine alfabetico per associazione di appartenenza

Membri attuali di ICAN

Michele Di Paolantonio, AIMPGN (IPPNW Italy)

Barbara Lagomarsino, Cormuse

Joachim Lau (IALANA)

Patrick Boylan, PeaceLink

Olivier Turquet. Pressenza

Antonia Sani, WILPF,

Maria Miraglia , World Foundation for Peace

Altre associazioni aderenti

Angelo Baracca, Comitato Fermare la Guerra, Firenze

Alessandro Capuzzo,   Comitato pace convivenza e solidarietà Danilo Dolci di Trieste

Francesco Lo Cascio, consulta del comune di Palermo per la pace, la Nonviolenza, i diritti umani e il disarmo;  MIR PALERMO aps

Alfonso Navarra, Disarmisti Esigenti

Oliviero Sorbini , Accademia Kronos

Giuseppe Farinella , Il Sole di Parigi

Laura Tussi , ANPI di Nova Milanese

Adriano Ciccioni, Città Verde Milano

Massimo Aliprandini, Lega Obiettori di Coscienza

Fabrizio Cracolici, Lega per il disarmo unilaterale