No all’esercitazione di guerra Nato Dynamic Manta

27.02.2018 Redazione Italia

No all’esercitazione di guerra Nato Dynamic Manta

Per un Mediterraneo e una Sicilia di Pace e Accoglienza. No all’esercitazione di guerra Nato Dynamic Manta. Stop al transito di navi e sottomarini nucleari nei porti italiani

VENERDI’ 9 MARZO 2018
ORE 10 – Presidio davanti alla Prefettura di Siracusa (Via Archimede 15)
ORE 17:30 – Conferenza ad Augusta (Palazzo S. Biagio, Via Roma 88)

Dal 5 al 16 marzo, a largo delle coste della Sicilia orientale, andrà in scena Dynamic Manta, l’annuale mega-esercitazione aeronavale che vede protagoniste le forze armate di una decina di Paesi aderenti al Patto Atlantico (Nato). La notizia è stata diramata, il 29 gennaio scorso, dal Quartier generale supremo delle potenze alleate (SHAPE), con sede a Mons in Belgio, che ha reso noto il calendario delle – 43 – esercitazioni Nato in Europa programmate per il 2018.

Dynamic Manta è la principale esercitazione multilaterale alla guerra marittima svolta dalla Nato nel Mediterraneo, gemella della Dynamic Mongoose che si tiene nelle acque dell’Atlantico del Nord, nonché riedizione aggiornata delle precedenti serie di war games denominati Noble Manta e Proud Manta. A parteciparvi saranno 10 paesi alleati, tra cui Italia, Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Spagna, Grecia, Germania e Turchia (principale responsabile del massacro del popolo curdo), sotto la regia del Comando Marittimo Alleato (MARCOM) di Northwood, a nord-ovest di Londra.

Come ogni anno, la base navale di Augusta e la stazione aerea di Sigonella, col supporto logistico del porto di Catania, saranno utilizzate per le operazioni addestrative che impiegheranno circa 5 mila militari e una trentina di mezzi, tra pattugliatori, elicotteri, unità navali di superficie e sottomarini sia convenzionali che a capacità e propulsione nucleare. All’edizione 2017, due erano stati i sottomarini atomici d’attacco partecipanti: il francese Emeraude (S-604) e lo statunitense Uss New Mexico (SSN-779). In particolare quest’ultimo, secondo i report della Marina militare Usa, era approdato al pontile Nato del porto di Augusta l’11 marzo, ossia due giorni prima dell’inizio dell’esercitazione alla lotta anti-sommergibile che vede i sottomarini alternarsi nel ruolo di cacciatore e cacciato, come in un “gioco del gatto e del topo”, tanto per citare le stesse parole utilizzate in un video promozionale prodotto e diffuso dal Comando Marittimo Alleato (MARCOM). (https://www.youtube.com/watch?v=xhNMtKG8KIM). Come si ricorderà, tra i mezzi navali statunitensi, ad affiancare il sottomarino New Mexico vi era la cacciatorpediniere Uss Porter che, pochi giorni dopo – il 6 aprile -, insieme alla Uss Ross sferrò dal Mediterraneo Orientale un attacco missilistico ai danni della base aerea di Al-Shayrat, in Siria.

Così, mentre per i migranti dal Nord Africa il Mar Mediterraneo è frontiera da varcare (con decine di migliaia di morti) per sfuggire da conflitti armati e miseria, gli eserciti della Nato trasformano questo stesso spazio marino e l’intera Isola in un laboratorio di guerra permanente, in violazione del ripudio della guerra sancito dall’art. 11 della Costituzione italiana e del principio dell’uso pacifico dell’alto mare affermato nel diritto internazionale dall’art. 88 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982.

Anche per quest’anno, le complesse manovre militari di Dynamic Manta si svolgeranno in assenza di un piano prefettizio di emergenza nucleare esterna, aggiornato ed esteso al pubblico, così come impone dal 1995 la legislazione nazionale di recepimento delle direttive europee in materia di radioprotezione. Una grave omissione che solleva pesanti incognite sul rischio radiologico a cui sono periodicamente esposte le ignare popolazioni costiere del Siracusano e della restante fascia ionica.

Quale unica novità si segnala l’iniziativa dei Comuni di Priolo, Augusta, Melilli e Siracusa che – su direttiva della Prefettura aretusea – tra l’estate e l’autunno scorsi, hanno predisposto dei piani particolareggiati di emergenza nucleare che, eccetto il Comune di Siracusa, sono stati pubblicati con apposite delibere di giunta. Un’iniziativa che desta notevoli perplessità, in quanto i piani particolareggiati di emergenza – in base alla procedura indicata dal D.P.C.M. 10 febbraio 2006 – dovrebbero seguire, e non anticipare, la predisposizione della parte generale e dei lineamenti della pianificazione che compongono il piano d’emergenza di competenza prefettizia. E ciò perché sono i prefetti, non i comuni, gli enti in possesso dei presupposti tecnici del piano, contenuti in un Rapporto Tecnico redatto dalla Marina militare, soggetto a classifica di segretezza e accompagnato da una Relazione critica riassuntiva dell’Istituto di protezione ambientale (ISPRA) del Ministero dell’Ambiente.

Su questa vicenda sono in corso le indagini della Procura di Siracusa, aperte a seguito dell’esposto dei No Muos e di Peacelink depositato nel maggio dello scorso anno, mentre nessuna informazione trapela ancora dalla Prefettura aretusea, circa lo stato di avanzamento della pianificazione d’emergenza. Quest’ultima avrebbe lo scopo di garantire specifiche condizioni di sicurezza delle popolazioni limitrofe all’area portuale di Augusta, preparando un’adeguata risposta di protezione civile per l’ipotesi d’incidente che abbia a coinvolgere una nave militare alimentata da reattori atomici.

Per queste ragioni, in vista dell’imminente esercitazione Nato, chiediamo ancora una volta alla Prefettura di Siracusa e alle competenti autorità marittime di vietare l’accesso e la sosta di unità navali a propulsione nucleare nelle acque territoriali e nel porto di Augusta, quale necessaria misura di prevenzione a tutela delle popolazioni costiere e dall’ambiente, non essendo stato ad oggi predisposto alcun piano per far fronte a un’eventuale emergenza radiologica.

Invitiamo i Sindaci e i Consiglieri Comunali di Augusta, Priolo, Melilli e Siracusa a sostenere e far loro quest’istanza, cominciando col richiedere l’immediata convocazione di consigli comunali straordinari, affinché la cittadinanza possa essere adeguatamente informata su questa problematica che interessa il diritto alla salute e alla sicurezza collettive.

Per dare voce alla nostra istanza e manifestare la nostra contrarietà all’utilizzo del Mar Mediterraneo e della Sicilia come laboratori di guerra, convochiamo per venerdì 9 marzo alle ore 10 un presidio davanti alla Prefettura di Siracusa, a cui seguirà un’assemblea pubblica d’informazione rivolta alla cittadinanza ad Augusta, presso Palazzo San Biagio, alle ore 17:30.

Insieme agli attivisti del Comitato No Muos / No Sigonella, interverranno:

Rosario Sapienza, docente di diritto internazionale al Dipartimento di Giurisprudenzadell’Università di Catania

Francesco Iannuzzelli, fondatore e attivista dell’associazione Peacelink

Promuovono:
Comitato No Muos/No Sigonella ; Associazione Peacelink ; Collettivo AntigoneCittà Felice ;

Per adesioni: info@peacelink.it

http://www.nomuos.info/no-allesercitazione-di-guerra-nato-dynamic-manta/

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Coordinamento anti-fascista dilaga nei campus universitari USA

26.02.2018 – Stati Uniti Waging Nonviolence

Quest’articolo è disponibile anche in: Inglese

Coordinamento anti-fascista dilaga nei campus universitari USA
(Foto di David Andersson)

Il 13 dicembre sei membri del Comitato dei Reggenti dell’Università del Michigan hanno condiviso una dichiarazione intitolata “Uniti contro l’odio”, dimostrando la loro opposizione alle attuali negoziazioni tra l’Università e il bianco nazionalista Richard Spencer. Dopo una disastrosa apparizione presso l’Università della Florida a Gainesville, in occasione di una dimostrazione di massa da parte della coalizione “No al Nazismo” dell’Università della Florida, Spencer ha posto le sue basi nell’Università del Michigan per la sua campagna chiamata “destra alternativa”.

Gli studenti hanno subito reagito, organizzando marce e occupazione di edifici dell’Università del Michigan e dell’Università dell’Eastern Michigan, e di altre università satelliti. Studenti per la Giustizia, un’organizzazione nata nel 2016 in occasione di fenomeni di razzismo, ha organizzato una marcia nel campus Ann Arbor il 29 novembre.

La confederazione delle organizzazioni è nata dalla crescita di gruppi anti-fascisti, che si sono organizzati, durante lo scorso anno, con la comparsa di personaggi come Spencer. Invece di aspettare la visita di Spencer, gli studenti hanno cominciato ad organizzarsi appena hanno saputo della sua intenzione di fare una visita al campus. Questo è il motivo che li ha spinti ad organizzarsi per contrastare la continua pressione delle organizzazioni della “destra alternativa” che considera i campus un terreno favorevole al reclutamento di simpatizzanti. Con l’inizio del 2018, i gruppi antifascisti dei campus sono dilagati, cambiando la dinamica delle università per fronteggiare la violenza della “destra alternativa”.

L’organizzazione di una rete anti-fascista delle università

A cominciare dal 2015, quando la campagna di Trump aveva incoraggiato organizzazioni di bianchi nazionalisti sotto la bandiera della “destra alternativa”, le figure del movimento e i seguaci avevano puntato ai campus universitari. Gli studenti dei college sono considerati degli scalatori sociali e hanno un background demografico diverso dai bianchi nazionalisti tradizionali. Queste organizzazioni hanno anche cercato di puntare ad aree “progressiste” come obiettivo chiave della loro strategia, nel tentativo di provocare i contestatori.

“Poichè molti dei leader della ‘destra alternativa’ appartengono alle classi medio-alte, questi parlano di battaglie intellettuali e non di guerriglia di strada”, dice Alexander Reid Ross, autore di “Contro la feccia nazista” e studioso dei movimenti di estrema destra. “Per trasformare le università in un campo di battaglia coltivano con cura un’estetica ed un atteggiamento che soddisfa un audience di studenti medio-alti, che è più difficile da raggiungere da parte dei tradizionali fascisti skinhead, del Kuklus klan e dei patrioti cristiani”.

Con l’eccezione delle scuole tradizionalmente nere, le università sono una base ideale per gruppi come Identità Europea, Avanguardia Americana e il Partito Tradizionale dei Lavoratori, per cercare di rimodellare la coscienza degli americani. Dall’arrivo dei gruppi di “destra alternativa”, gli studenti attivisti anti-fascisti stanno creando organizzazioni ad hoc che durino nel tempo e siano pronte a reagire.

Uno dei progetti emergenti – la rete nazionale dei campus antifascisti (CAN) – è cresciuto velocemente ed è diventato la più grande e la più rappresentativa realtà di questi gruppi nei campus universitari.

CAN è stata ufficialmente lanciata in Agosto, quando gli studenti, lo staff e gli attivisti di facoltà hanno cominciato a notare che le organizzazioni della “destra alternativa” avevano preso di mira le università con un crescente numero di episodi di razzismo e odio nei campus. L’oltraggio costruito dai media di estrema destra, come Breitbart, insieme al trolling e alla persecuzione degli studenti e delle facoltà, hanno creato il bisogno di una rete nazionale che riunisse i gruppi locali.

“E’ cominciato perché abbiamo già visto un sacco di discorsi di odio nei campus, così abbiamo deciso che avevamo bisogno di una organizzazione nazionale per contrastare il neo-fascismo che tenta di infiltrarsi nelle università”, ha dichiarato Adam Miyashiro, un professore di letteratura medioevale presso l’Università di Stockton, che fa parte dei comitati direttivi di CAN e della difesa accademica.

CAN adesso ha più di una dozzina di comitati e più di 400 membri negli USA. Nuovi comitati stanno nascendo in Canada e in Gran Bretagna. Con una struttura orizzontale che non ha una leadership gerarchica, il modello vuole dare ai comitati locali l’autonomia per organizzarsi, nella loro regione, non appena ci siano gruppi di “destra alternativa” o minacce di violenza razzista nei campus. CAN ha ottenuto l’appoggio di un gruppo multirazziale di studenti, gruppi di facoltà, scrittori ed educatori, come Junot Díaz, Steven Saliata, Farah Jasmine Griffin e Vijay Prashad.

Le proteste contro Milo e ‘la Curva di  Bell’

Nell’Università della California, a Fullerton, il 30 ottobre, la comparsa di un provocatore di Breitbart, Milo Yannopoulos, ha spinto il comitato CAN del campus ad organizzare la prima risposta – una contromossa che ha messo insieme una coalizione di studenti e organizzazioni politiche. Lo scopo era quello di creare un precedente in cui figure di bianchi nazionalisti, come Yannopuolos, non potessero entrare nel campus senza opposizione. CAN ha messo insieme una larga coalizione ad ampio spettro con gruppi di studenti neri e latinoamericani. Mentre Yannopoulos parlava ad un gruppo di studenti e di sostenitori esterni, che dovevano ascoltarlo per forza, CAN teneva workshop attivisti, organizzava tavoli di letteratura politica e creava opportunità di fare rete per un più largo coordinamento di attivisti.

Mentre ci sono stati scontri fisici tra i sostenitori di Yannopoulos e i contro-manifestanti, le cose si sono svolte senza problemi durante gli eventi organizzati da CAN.

“[I sostenitori di Yannopoulos] attaccavano briga, distruggevano le presentazioni e pretendevano di essere dei media” ricordava Clayton Plake, un candidato per il Ph.D. all’Università di Claremont e un organizzatore di CAN. “Siamo nella fase di sviluppo dei contatti, sia con attivisti accademici che con organizzazioni scolastiche che devono mettere le comunità in grado di fronteggiare le minacce dell’estrema destra e gli atti di violenza che ne conseguono”.

All’Università del Michigan, gli attivisti di CAN hanno adottato un approccio ancora più polemico quando, l’11 ottobre, ha cominciato a parlare Charles Murray, autore del controverso libro sulla razza e il quoziente di intelligenza “La curva di Bell”. Le critiche hanno etichettato il suo lavoro come pseudo-scienza razzista che è eugenica in natura. Gli attivisti di CAN hanno creato azioni di disturbo, durante il suo discorso, e proiettato le parole “supremazia bianca” su di lui.

Mentre la rete di CAN va crescendo, gli organizzatori distribuiscono piani di organizzazione nelle aree senza comitati, per metterle in grado di rispondere ai gruppi della “destra alternativa “che reclutano o attaccano gli studenti nei campus.

“Il pericolo è che possano non essere contestati” ha detto Chris Vial, organizzatore del comitato CAN del Connecticut. “Il pericolo della presenza della “destra alternativa “o solo di gruppi di nazionalisti bianchi è che politicamente organizzino e mettano in atto questa specie di atti occasionali di razzismo”

Un osservatorio dell’odio nei campus

Il Centro legale della povertà del Sud (SPLC) ha una storia pluridecennale nell’individuare gruppi di estrema destra con ricerche e relazioni, così come organizzando la comunità e facendo denunce. E’ riuscito a far chiudere la più grande organizzazione bianca e nazionalista, che includeva la Nazione Ariana, i Klans Uniti d’America e la Resistenza Bianca Ariana degli skinhead. Il lavoro dei gruppi spesso è stato più giornalistico ed educativo per le agenzie di stato, ma negli ultimi due anni, in risposta alle nuove associazioni nazionaliste inserite nei campus, SPLC ha anche organizzato dei comitati.

Il 30 di ottobre il comitato dell’SPLC dell’Università della Columbia, insieme ad altri partner della coalizione incluso il Collettivo di Liberazione, ha organizzato una marcia e un raduno in risposta alla comparsa di una celebrità internet di estrema destra, Mike Cernovich. Noto per il suo sessismo aggressivo, il suo nazionalismo di “Prima l’America” e promotore di associazioni a delinquere, Cernovich è stato portato alla Herner Hall della Columbia per un discorso dal Collegio dei Repubblicani.

“Noi non vogliamo la supremazia bianca nella nostra scuola o nella comunità. Noi vogliamo che l’amministrazione della scuola sappia che [accettando gli oratori di estrema destra] sta giocando con le vite delle persone nere e brune, e che noi non saremo passivi o silenziosi in questo processo”, ha dichiarato Jasmeen Niijar, una studentessa laureata in lavori sociali e organizzatrice del comitato SPLC e del Collettivo di Liberazione.

All’evento di Cernovich gli attivisti antifascisti hanno organizzato file di persone per fare ostruzionismo durante la sessione di domande e risposte, hanno sollevato cartelli e organizzato un raduno che partiva da Harlem per arrivare al campus. “Ogni azione è diversa e si basa sulla risposta e sul messaggio che cerchiamo di dare”, ha aggiunto Niijar.

Quando il 10 ottobre Tommy Robinson, co-fondatore di una Lega di difesa Inglese anti-immigranti, ha dato una lezione su Skype, i membri del collettivo SPLC del campus hanno organizzato una protesta e hanno urlato durante il suo discorso, rendendolo così inascoltabile. L’amministrazione della Columbia ha dato una risposta dura, minacciando i 20 attivisti di azioni disciplinari. Nel frattempo, Niijar e altri sono stati messi al bando degli eventi universitari organizzati dai Repubblicani, sebbene la decisione sia stata ritirata dopo due settimane.

Dentro e fuori il Campus

Mentre gli studenti e i gruppi di facoltà hanno un interesse speciale nel combattere la supremazia bianca, l’ampio movimento anti-fascista considera l’ambiente universitario come esclusivamente critico. Con i gruppi della “destra alternativa” che considerano i campus il loro obiettivo primario, allo scopo di ottenere da un lato una massa di reclute informate ed educatem dall’altro di cercare di rimodellare le istituzioni che impostano gli atteggiamenti culturali del paese, molti organizzatori anti-fascisti stanno lavorando per costruire un movimento più ampio anche nei campus.

Il progetto, nato in Virginia, di Un solo Popolo, fondato da Daryle Lamont Jenkins, è un’organizzazione che protesta contro le comparse pubbliche dei nazionalisti bianchi da quasi 20 anni. La strategia adottata nei campus ha due facce, affrontando gli eventi con l’organizzazione di una contro-protesta e sradicando le persone che nel campus hanno portato i bianchi nazionalisti.

“Puoi sfidare gli Ann Coulters e i Milos tutte le volte che vuoi, ma il problema è che qualcuno nel campus gli ha dato un palco” dice Jenkins. “Quelle persone hanno bisogno di essere sfidate in modo che non ci provino di nuovo, ma una volta usciti dal campus avranno vita difficile, perché tutti sapranno chi realmente sono”.

Lo spostamento culturale nella “destra alternativa” ha fatto credere a molti giovani che la loro partecipazione avrebbe avuto qualche conseguenza. Quando la pratica di diffuzione pubblica di informazioni personali – una tattica nota come “doxing” – contro bianchi nazionalisti si è espansa al di fuori dei gruppi organizzatori anti-fascisti, gli studenti di “destra alternativa” hanno iniziato ad essere colpiti molto duramente. Quelli che si uniscono a gruppi come Identità Europa nei loro anni universitari stanno scoprendo, una volta laureati, di aver limitato il loro potenziale lavorativo, aumentando il costo sociale della partecipazione durante l’arruolamento.

Alcuni critici dicono che il doxing degli attivisti di “destra alternativa” porta ad una maggiore attenzione su di loro, limita il loro diritto di “libertà di parola” ed è un’invasione della privacy. Ma affrontando coloro che lavorano per attirare nuove reclute in una fase vulnerabile della loro iniziale vita professionale, il doxing ha dimostrato di essere uno degli strumenti antifascisti più efficaci per distruggere organizzazioni formali di nazionalisti bianchi e per ridurre la sfera dei sostenitori meno convinti.

Gli organizzatori che si sono mobilitati a Gainesville contro il discorso di Richard Spencer, il 19 ottobre presso l’Università della Florida – guidati in parte da una coalizione chiamata No Nazi alla UF -, si sono basati particolarmente sulla comunità esterna, dove molti gruppi avevano individuato e affrontato gli estremisti di destra nell’anno successivo alle elezioni.

“Gli abitanti della città erano molto preoccupati, perché non volevano che ci fosse un’altra Charlottesville” ha fatto notare Omar Syed Muhammed, l’organizzatore di No Nazi alla UF. Le organizzazioni come Genitorialità pianificata e i Socialisti Democratici d’America hanno dato supporto, anche programmando eventi per dare segnali e mostrando la loro delusione per la decisione dell’amministrazione dell’Università.

I tentativi di reclutamento di Spencer nel Michigan hanno scatenato una rivolta studentesca di massa che ha portato all’occupazione di edifici e a scioperi. Gli Studenti per la Giustizia si sono uniti a organizzazioni come Solidarietà e Difesa, un gruppo anti-fascista che ha legato l’ascesa di gruppi di estrema destra nei campus agli attacchi alle chiese nere nella regione. Quando gli studenti torneranno per l’inizio del semestre di primavera, la possibilità di un’imminente visita di Spencer peserà molto e sarà di ispirazione a gruppi di studenti che stanno velocemente crescendo in risposta alla sua minaccia.

Il 18 gennaio l’Università dello Stato del Michigan alla fine ha dato via libera alla visita di Spencer, nonostante i passi avanti e indietro fatti per mesi su questa decisione. Il rappresentante legale di Spencer, l’attivista bianco nazionalista Kyle Bristow, ha promesso di andare avanti con la causa legale allo scopo di forzare l’ingresso dei gruppi di “destra alternativa” nei campus, ma in Michigan ed in tutto il paese il numero di gruppi anti-fascisti promette di limitare il raggio di azione che la comparsa dei gruppi di estrema destra può causare.

Shane Burley


Shane Burley è uno scrittore e filmmaker che vive a Portland, Oregon. I suoi lavori sono apparsi in posti come In These Times, Truth-Out, Labor Notes, ThinkProgress, Roar Mag, and Upping the Ante. E’ autore di “Fascismo oggi: cos’è e come fermarlo”. Il suo più recente documentario “Expect Resistance” racconta l’intersezione tra la giustizia abitativa e il movimento Occupy Wall Street. I suoi lavori si possono trovare su ShaneBurley.net, o si può contattarso su Twitter a @shane_burley1.

 

Traduzione dall’inglese di Annalaura Erroi

8 Marzo, sciopero globale delle donne

25.02.2018 Redazione Italia

8 Marzo, sciopero globale delle donne
 Il prossimo 8 marzo la marea femminista tornerà nelle strade di tutto il mondo con lo sciopero globale delle donne.
Il rifiuto della violenza maschile in tutte le sue forme e la rabbia di chi non vuole esserne vittima si trasformeranno in un grido comune: da #metoo a #wetoogether.
Sarà sciopero femminista perché pretendiamo una trasformazione radicale della società: scioperiamo contro la violenza economica, la precarietà e le discriminazioni. Sovvertiamo le gerarchie sessuali, le norme di genere, i ruoli sociali imposti, i rapporti di potere che generano molestie e violenze. Rivendichiamo un reddito di autodeterminazione, un salario minimo europeo e un welfare universale, garantito e accessibile. Vogliamo autonomia e libertà di scelta sui nostri corpi e sulle nostre vite, vogliamo essere libere di muoverci e di restare contro la violenza del razzismo istituzionale e dei confini.
Sappiamo che scioperare è sempre una grandissima sfida, perché ci scontriamo con il ricatto di un lavoro precario o di un permesso di soggiorno. Sappiamo quanto è difficile interrompere il lavoro informale, invisibile e non pagato che svolgiamo ogni giorno nel chiuso delle case, nei servizi pubblici e privati, per le strade. Sappiamo che scioperare può sembrare impossibile quando siamo isolate e divise. Sappiamo che il diritto di sciopero subisce quotidiane restrizioni.
Lo sciopero dell’8 marzo in Italia dovrà affrontare anche le limitazioni imposte dalle franchigie elettorali, che impediscono ad alcune categorie di incrociare le braccia nei 5 giorni che seguono il voto del 4 marzo.
Sappiamo anche, però, che lo scorso anno siamo riuscite a vincere questa sfida, dando vita a un imponente sciopero sociale, sostenuto da alcuni sindacati e agito con forme e pratiche molteplici che ne hanno esteso i confini.
Quest’anno, alcuni sindacati hanno già dichiarato lo sciopero. Molti mancano ancora all’appello. Di fronte alla più grande insorgenza globale delle donne contro la violenza patriarcale e neoliberista, noi crediamo che i sindacati debbano cogliere quest’occasione unica, prendendo parte a un processo che combatte la violenza maschile e di genere come condizione fondamentale della precarizzazione del lavoro.
Lo sciopero femminista coinvolgerà il lavoro produttivo e riproduttivo, andrà oltre il corporativismo delle categorie e i confini nazionali, unirà le molteplici figure del mondo del lavoro e del non lavoro.
In questi mesi di campagna elettorale, non c’è lista o partito che non citi nel suo programma la violenza contro le donne senza però riconoscere il carattere sistemico della violenza e senza mai porre realmente in questione i rapporti di potere vigenti. Contro ogni strumentalizzazione, contro il razzismo fascista e quello istituzionale, che usano i nostri corpi per giustificare la violenza più brutale contro le migranti e i migranti e ulteriori restrizioni alla loro libertà di movimento, rivendichiamo la nostra autonomia e ribadiamo la necessità/volontà di autodeterminarci. Il piano su cui ci interessa esprimerci é il Piano Femminista contro la violenza maschile e di genere, il nostro terreno di lotta e rivendicazione comune, scritto da migliaia di mani in un anno di lotte.
Grideremo a tutto il mondo che non siamo il campo di battaglia né il programma elettorale di nessuno. Abbiamo il Piano femminista per riprenderci ciò che vogliamo. Occuperemo lo spazio pubblico per riaffermare la nostra autonomia e forza politica.
Il nostro movimento eccede l’esistente, attraversa frontiere, lingue, identità e scale sociali per costruire nuove geografie.
Al grido di #WeToogether il prossimo 8 marzo questo movimento mostrerà ancora una volta la sua forza globale.
Noi scioperiamo!
Rivolgiamo alle associazioni, alle organizzazioni, alle realtà e ai collettivi milanese l’appello a scioperare con noi e a costruire insieme la potenza dell’intersezioni tra le lotte e le pratiche di liberazione che ciascun@ ostruisce giorno dopo giorno.
Per sottoscrivere l’appello dello Sciopero Globale dell’8 Marzo, scrivere a nonunadimenomilano@gmail.com
NON UNA DI MENO

Roma, in corteo da tutta Italia per dire “mai più fascismi, mai più razzismi”

25.02.2018 Mariapaola Boselli

Roma, in corteo da tutta Italia per dire “mai più fascismi, mai più razzismi”
(Foto di Mariapaola Boselli)

Roma, 24 febbraio – Fiumi di persone che raggiungevano Piazza del Popolo da ogni lato. A questo ha potuto assistere chi, questo pomeriggio, ha atteso il corteo antifascista alla sua meta finale. Uno spettacolo unico, una folla di colori sgargianti che si riversava nella piazza come un fiume in piena.

Il punto di partenza della manifestazione antifascista è stata Piazza della Repubblica, che ha visto riunirsi ben 23 tra associazioni e organizzazioni politiche, sindacali e sociali ma, soprattutto, ha visto unirsi migliaia di persone che credono che ciò che prima di tutto ci unisce è, semplicemente, l’essere umani.

La pioggia e il cielo plumbeo non hanno fermato il grande corteo che ha sfilato da Piazza della Repubblica fino a Piazza del Popolo, passando per Piazza Barberini e Trinità dei Monti. Per questo grande evento di pace 350 pullman da tutta la penisola hanno raggiunto la capitale, presenti rappresentanze ufficiali della regione Lazio e della regione Emilia Romagna, più la Città metropolitana di Roma e le città di Bologna, Firenze, Cesena, Monterotondo e altre. Anche diversi personaggi politici hanno presenziato, come Pietro Grasso, Laura Boldrini, Walter Veltroni.

Ad attendere i manifestanti in Piazza del Popolo i Modena City Ramblers che hanno accompagnato con le loro note l’ingresso nella bellissima piazza romana. A seguire, in un’atmosfera raccolta nonostante la moltitudine di gente, alcuni studenti hanno letto racconti e lettere di partigiani e partigiane, ricordando a tutti i valori di libertà e giustizia per cui giovani ragazze e ragazzi hanno perso la vita.

Una manifestazione bellissima quella di oggi, carica di fratellanza e motivazione. È questa motivazione, questa urgenza di prendere una posizione che deve far riflettere. In questi giorni di campagna elettorale tante, troppe volte si è parlato di fascismo. Dopo la tentata strage di Macerata, anche i giornali internazionali hanno parlato di un ritorno del fascismo in Italia. Tutti ne parlano.

Per alcuni è (purtroppo?) morto, per altri è ancora vivo, più vicino e pericoloso che mai. Il fatto che la manifestazione abbia avuto questa grande partecipazione e che sia stata così sentita dovrebbe far riflettere: se 75 anni dopo la caduta del fascismo l’Italia sente ancora la necessità di scendere per le strade per denunciarlo, qualcosa di cui preoccuparsi potrebbe esserci davvero, forse il timore di vedere la storia ripetersi non è così infondato.

Se oggi, 24 febbraio 2018, migliaia di persone hanno deciso di riunirsi ancora per pretendere un paese libero dal razzismo e dal fascismo, forse è arrivato il momento di prestare attenzione a queste voci, prima che sia troppo difficile tornare indietro.

 

Qui foto della manifestazione antifascista di Roma, con alcune foto finali delle manifestazioni parallele tenutesi a Milano e Palermo.

 

Sì: gli Usa fecero guerra biologica in Corea del Nord

23.02.2018 David Swanson

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Sì: gli Usa fecero guerra biologica in Corea del Nord

Il libro di Dave Chaddock This Must Be the Place raccoglie le prove che gli USA effettivamente tentarono di spazzare via milioni di cinesi e nord-coreani con malattie mortali. E causarono fame e morte a Cuba introducendo la febbre suina, la muffa del tabacco, e creando “un’epidemia di Dengue emorragica nel 1981.

 

È una sciocchezza di non poca importanza credere che gli USA bombardarono la Corea del Nord con bombe ordinarie, non biologiche. Non rimanevano più edifici da bombardare. Le persone vivevano nelle grotte, se vivevano. Milioni di persone morirono, la maggior parte delle quali era sopravvissuta alle vecchie bombe ‘non scandalose’ ma assassine di massa (incluso, ovviamente, il napalm che scioglie le persone ma non le infetta con malattie esotiche). Ancora oggi i nordcoreani vivono nel terrore che la storia si ripeta, tanto che il loro comportamento a volte è inesplicabile e sconcertante per i nordamericani che conoscono la storia attraverso le domande dei quiz televisivi…

Eppure, il fatto che gli USA tentarono di diffondere malattie come la peste bubbonica in Corea del Nord può avere un potente impatto sui creduloni che si auto-ingannano circa la pretesa bontà delle guerre statunitensi. Quindi vale la pena diffondere la consapevolezza che questo è accaduto davvero. Un grande aiuto su questo argomento è stato appena fornito da Jeffrey Kaye, che ha pubblicato online un importante rapporto che è stato in gran parte non disponibile per decenni. Il rapporto fu prodotto nel 1952, su richiesta dei governi nordcoreano e cinese, da una commissione che comprendeva eminenti scienziati provenienti da Svezia, Brasile, Francia e Italia, ed era diretto da Sir Joseph Needham, uno dei più importanti e rispettati scienziati britannici. Il suo necrologio del New York Times non dice se le conclusioni della commissione fossero accurate. Il suo necrologio dell’Independent suggerisce che la commissione aveva visto bene. La sua copertura su WikiPedia annuncia in modo prevedibile che la commissione si era sbagliata del tutto, cosa avallata dalla tipica citazione di WikiPedia: “Citazione necessaria”. Sì, a questo punto una citazione è ancora più disperatamente dovuta.

Il rapporto che Kaye ci ha messo a disposizione è completo e ben impostato e conclude che in effetti gli USA usarono la guerra batteriologica. Questa ebbe un ruolo assai minore nel massacro di massa. Ma ebbe un ruolo.
Ebbe un ruolo più ampio nel far sì che la cultura e il governo degli Stati Uniti procedessero su quella strada. Il governo inventò il concetto di “lavaggio del cervello” per sconfessare la testimonianza di piloti statunitensi che avevano confessato di aver condotto azioni di guerra biologica. Poi la CIA impiegò molti anni (e causò molte morti) cercando assurdamente di fare ciò che aveva ridicolmente accusato i cinesi di aver fatto.

Negli USA è notizia non gradita che gli Stati Uniti abbiano protetto criminali di guerra giapponesi e si siano basati sul loro lavoro. E’ ancor più sgradita la notizia che abbiano tentato di creare epidemie mortali nella Corea del Nord.
Forse ancor meno accettabile è la notizia che gli USA hanno portato la fame e la morte a Cuba, introducendo la febbre suina e la muffa del tabacco nell’isola, e creando “un’epidemia di Dengue emorragica nel 1981, durante la quale circa 340.000 persone furono infettate e 116.000 ricoverate in ospedale: questo in un paese che non aveva mai sperimentato un singolo caso di Dengue. Alla fine morirono solo 158 persone, tra cui 101 bambini. Per inciso: così tante ospedalizzazioni con così poche morti è un’eloquente testimonianza dell’eccellenza del sistema sanitario pubblico cubano”.
Stranamente, come sottolinea Kaye, potrebbe essere ancora più inaccettabile negli Stati Uniti sapere che il Giappone aveva sperimentato le armi biologiche sui prigionieri di guerra statunitensi.
E io sospetto che la cosa più inammissibile di tutte sia il fatto che il programma statunitense di armi biologiche trasformò in arma e diffuse la malattia di Lyme nell’area di Old Lyme, nel Connecticut, da cui successivamente la malattia prese il nome. E non a caso, allora, quella malattia si diffuse rapidamente.

Come ho scritto in precedenza, la lotta a colpi di propaganda durante la guerra di Corea fu intensa. Il sostegno che il governo guatemalteco diede ai rapporti sulla guerra batteriologica degli Stati Uniti in Cina fu una delle motivazioni degli USA per rovesciare il governo guatemalteco; e la diffusione di quei rapporti fu probabilmente una delle motivazioni per l’omicidio di Frank Olson della CIA – a questo proposito si veda il nuovo film di Netflix Wormwood.

Non c’è alcun dibattito sul fatto che gli Stati Uniti abbiano lavorato per anni sulle armi biologiche, a Fort Detrick (poi chiamato Camp Detrick) e in numerose altre località. E non si discute sul fatto che gli USA impiegarono gli assassini più abili nell’impiego di armi biologiche sia tra i giapponesi che i nazisti dalla fine della seconda guerra mondiale in poi. Né si discute sul fatto che gli USA testarono tali armi nella città di San Francisco e in numerose altre località statunitensi, e nei soldati statunitensi. C’è un museo all’Avana con testimonianze di anni di guerra biologica degli USA contro Cuba. Sappiamo che a Plum Island, al largo della punta di Long Island, fu sperimentato testare l’uso degli insetti come arma, comprese le zecche che hanno scatenato l’attuale epidemia di Morbo di Lyme.

Il libro di Dave Chaddock This Must Be the Place, che ho trovato attraverso la recensione di Jeff Kaye, raccoglie le prove che gli USA effettivamente tentarono di spazzare via milioni di cinesi e nord-coreani con malattie mortali.

“Che importa adesso?” Posso immaginare che questa domanda provenga da un solo angolo della terra.

Rispondo: importa che conosciamo i demoni della guerra e che cerchiamo di fermare quelli nuovi. Bombe a grappolo statunitensi in Yemen; attacchi con droni statunitensi in Pakistan; armamenti statunitensi in Siria; fosforo bianco e napalm e uranio impoverito statunitensi usati negli ultimi anni; torture statunitensi in campi di prigionia; arsenali nucleari statunitensi in espansione; colpi di stato USA che mettono al potere mostri in Ucraina e Honduras; bugie statunitensi sull’armamento nucleare iraniano; e infine il confonto degli USA con la Corea del Nord come parte di quella guerra mai conclusa: tutte queste cose possono essere affrontate al meglio da persone rese consapevoli di una secolare strategia di bugie.

E rispondo anche che non è ancora troppo tardi per scusarsi.

 

L’articolo originale si trova nel sito Web del nostro partner qui

Traduzione di Leopoldo Salmaso

 

«Mai più fascismi», sabato 24 in corteo a Roma

22.02.2018 ANPI Nazionale

«Mai più fascismi», sabato 24 in corteo a Roma
Le 23 organizzazioni promotrici dell’appello “Mai più fascismi”, espressione di tanta parte del mondo democratico, hanno indetto per sabato 24 febbraio, a Roma, la manifestazione nazionale “Mai più fascismi – Mai più razzismi”. Il programma è il seguente: concentramento alle ore 13.30 in Piazza della Repubblica, avvio del corteo e arrivo in Piazza del Popolo alle ore 15.00.
A presentare la manifestazione sul palco della Piazza sarà l’attore Giulio Scarpati. Il programma è il seguente: lettere e racconti di partigiane e partigiani letti da studentesse e studenti, testimonianza di un giovane migrante, esibizione dei Modena City Ramblers, messaggio video della Senatrice a vita Liliana Segre. Concluderà la Presidente nazionale ANPI, Carla Nespolo.
Tante le adesioni alla manifestazione tra cui quelle dell’UCEI (Unione delle Comunità ebraiche italiane), dell’Unione degli universitari, della Rete degli studenti medi, della Rete della Conoscenza, del movimento LGBT e della Rete NOBAVAGLIO.
Informiamo che saranno presenti, anche nel corteo, Sindaci e Presidenti di Regione con le fasce e il gonfalone.
Nel corso della manifestazione sarà possibile firmare l’appello Mai più fascismi con cui si chiede alle Istituzioni, tra le altre cose, di sciogliere le organizzazioni che si richiamano al fascismo e al nazismo.

L’APPELLO

Noi, cittadine e cittadini democratici, lanciamo questo appello alle Istituzioni repubblicane. Attenzione: qui ed ora c’è una minaccia per la democrazia. Si stanno moltiplicando nel nostro Paese sotto varie sigle organizzazioni neofasciste o neonaziste presenti in modo crescente nella realtà sociale e sul web. Esse diffondono i virus della violenza, della discriminazione, dell’odio verso chi bollano come diverso, del razzismo e della xenofobia, a ottant’anni da uno dei provvedimenti più odiosi del fascismo: la promulgazione delle leggi razziali.

Fenomeni analoghi stanno avvenendo nel mondo e in Europa, in particolare nell’est, e si manifestano specialmente attraverso risorgenti chiusure nazionalistiche e xenofobe, con cortei e iniziative di stampo oscurantista o nazista, come recentemente avvenuto a Varsavia, persino con atti di repressione e di persecuzione verso le opposizioni.

Per questo, uniti, vogliamo dare una risposta umana a tali idee disumane affermando un’altra visione delle realtà che metta al centro il valore della persona, della vita, della solidarietà, della democrazia come strumento di partecipazione e di riscatto sociale.

Per questo, uniti, sollecitiamo ogni potere pubblico e privato a promuovere una nuova stagione di giustizia sociale contrastando il degrado, l’abbandono e la povertà che sono oggi il brodo di coltura che alimenta tutti i neofascismi.

Per questo, uniti, invitiamo le Istituzioni a operare perché lo Stato manifesti pienamente la sua natura antifascista in ogni sua articolazione, impegnandosi in particolare sul terreno della formazione, della memoria, della conoscenza e dell’attuazione della Costituzione.

Per questo, uniti, lanciamo un allarme democratico richiamando alle proprie responsabilità tutti i livelli delle Istituzioni affinché si attui pienamente la XII Disposizione della Costituzione (“E` vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”) e si applichino integralmente le leggi Scelba e Mancino che puniscono ogni forma di fascismo e di razzismo.

Per questo, uniti, esortiamo le autorità competenti a vietare nelle competizioni elettorali la presentazione di liste direttamente o indirettamente legate a organizzazioni, associazioni o partiti che si richiamino al fascismo o al nazismo, come sostanzialmente previsto dagli attuali regolamenti, ma non sempre applicato, e a proibire nei Comuni e nelle Regioni iniziative promosse da tali organismi, comunque camuffati, prendendo esempio dalle buone pratiche di diverse Istituzioni locali.

Per questo, uniti, chiediamo che le organizzazioni neofasciste o neonaziste siano messe nella condizione di non nuocere sciogliendole per legge, come già avvenuto in alcuni casi negli anni 70 e come imposto dalla XII Disposizione della Costituzione.

Per questo, uniti, come primo impegno verso una più vasta mobilitazione popolare e nazionale invitiamo a sottoscrivere questo appello le cittadine e i cittadini, le associazioni democratiche sociali, civili, politiche e culturali. L’esperienza della Resistenza ci insegna che i fascismi si sconfiggono con la conoscenza, con l’unità democratica, con la fermezza delle Istituzioni.

Nel nostro Paese già un’altra volta la debolezza dello Stato rese possibile l’avventura fascista che portò sangue, guerra e rovina come mai si era visto nella storia dell’umanità. L’Italia, l’Europa e il mondo intero pagarono un prezzo altissimo. Dicemmo “Mai più!”; oggi, ancora più forte, gridiamo “Mai più!”.

ACLI – ANED – ANPI – ANPPIA – ARCI – ARS – ARTICOLO 21 – CGIL – CISL – COMITATI DOSSETTI – COORDINAMENTO DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE – FIAP – FIVL – ISTITUTO ALCIDE CERVI – L’ALTRA EUROPA CON TSIPRAS – LIBERA – LIBERI E UGUALI – LIBERTA’ E GIUSTIZIA – PCI – PD – PRC – UIL – UISP

ADERISCONO:

AICVAS – ALLEANZA DELLE COOPERATIVE ITALIANE DI MODENA – ANEI – ASSOCIAZIONE NAZIONALE DI AMICIZIA ITALIA CUBA – ASSOCIAZIONE RADICALI SARDI – AUSER – CIRCOLO DI CULTURA OMOSESSUALE MARIO MIELI – DiEM25 ITALIA – FEDERAZIONE DEI CIRCOLI GIUSTIZIA E LIBERTÀ – FEDERCONSUMATORI – GIOVANI DEMOCRATICI – I SENTINELLI DI MILANO – LA RETE PER LA COSTITUZIONE – LINK COORDINAMENTO UNIVERSITARIO – MEMORIA ANTIFASCISTA – MOVIMENTO FEDERALISTA EUROPEO TOSCANA – MOVIMENTO GIOVANILE DELLA SINISTRA – PMLI – RETE DEGLI STUDENTI MEDI – RETE DELLA CONOSCENZA – RETE NOBAVAGLIO – UGO NESPOLO – ALDO TORTORELLA – UNIONE DEGLI STUDENTI – UNIONE DEGLI UNIVERSITARI

ITALIA RIPENSACI: ratifica il bando ONU alle armi atomiche. Campagna #TiVotoSoloSe

21.02.2018 Redazione Italia

ITALIA RIPENSACI: ratifica il bando ONU alle armi atomiche. Campagna #TiVotoSoloSe

Il 7 luglio 2017 all’ONU, 122 Stati hanno approvato lo storico Trattato che vieta le armi nucleari. Non l’hanno votato i Paesi produttori o detentori di tali armi (l’Italia tra questi). Il Nobel per la Pace 2017 è stato assegnato a ICAN, l’organizzazione internazionale che lavora da tempo per l’abolizione delle armi nucleari.

Contemporaneamente la Corea del Nord prosegue nel programma di armamento nucleare, gli
Stati Uniti annunciano il potenziamento e l’aggiornamento del proprio arsenale nucleare (e Kim e
Trump giocano macabramente a chi ha il bottone più grosso), la Russia – in risposta ai piani USA –
afferma di non potere che adeguarsi. Riprende la demenziale rincorsa nucleare.

Rare le voci che si levano contro questa follia: Papa Francesco con sempre maggiore forza e
frequenza, il Presidente Mattarella nel discorso di Capodanno, pochi altri. I fatti e gli atti politici ed etici soprariportati (e i movimenti della società civile impegnati per la Pace), sollecitano con forza anche l’Italia a compiere atti finalizzati ad eliminare il rischio nucleare.

Queste le ragioni che ci hanno spinto ad organizzare la campagna #TiVotoSoloSe, che consiste
nel chiedere ai candidati alle elezioni politiche un impegno scritto a sostenere, se eletti, la ratifica del
Trattato ONU del 7 luglio. Abbiamo finora raccolto 56 adesioni, i cui nominativi alleghiamo. Nel sito http://www.tivotosolose.it pubblichiamo le dichiarazioni dei candidati oltre a materiale informativo del coordinamento e della campagna, tra cui il testo del Trattato. Abbiamo anche una pagina facebook (https://www.facebook.com/TiVotoSoloSe/) che invitiamo a diffondere.

Cogliamo l’occasione per annunciare che il Coordinamento aderisce all’invito di papa Francesco
ad associarsi alla Giornata di digiuno e preghiera per la pace per venerdì 23 febbraio prossimo. La
nostra modalità di adesione sarà con un’ora di silenzio. Ci uniremo a quella che le “Donne in nero”
tengono ogni ultimo venerdì del mese in via Garibaldi angolo via XX Settembre (Torino), dalle 18 alle 19.

Anche se poco presenti nei temi dibattuti nella campagna elettorale, la pace, il disarmo, in
particolare quello nucleare, la ricerca di soluzioni nonviolente dei conflitti dovrebbe essere in testa
ai programmi elettorali.

Coordinamento di cittadini, associazioni, enti e istituzioni locali contro l’atomica, tutte le guerre e i terrorismi

MIR-MN Piemonte e Valle d’Aosta

 

ELENCO CANDIDATI ADERENTI

CAMERA

PIEMONTE 1 – 01
Giorgis Andrea P ARTITO DEMOCRATICO uni 01 TORINO – Z.S. 16
Saudino Matteo POTERE AL POPOLO! uni 01 TORINO – Z.S. 16
Chinaglia Elena LIBERI E UGUALI uni 02 TORINO – Z.S. 38
Satalino Rosella POTERE AL POPOLO! uni 04 TORINO – Z.S. 61
Accossato Silvana LIBERI E UGUALI uni 06 COLLEGNO
D’Arrando Celeste MOVIMENTO 5 STELLE uni 06 COLLEGNO
Boni Igor +EUROPA pluri
Fregolent Silvia PARTITO DEMOCRATICO pluri
Portas Giacomo PARTITO DEMOCRATICO pluri
Carratu’ Chiara POTERE AL POPOLO! pluri
Ciabattoni Simone POTERE AL POPOLO! pluri

PIEMONTE 1 – 02
Bonomo Francesca PARTITO DEMOCRATICO uni 05 – IVREA
Perini Cadigia Ester POTERE AL POPOLO! uni 05 – IVREA
Fondacaro Rosario MOVIMENTO 5 STELLE uni 07 – SETTIMO TORINESE
Torchitti Serafina Detta Sara POTERE AL POPOLO! uni 07 – SETTIMO TORINESE
Cavuoti Roberta MOVIMENTO 5 STELLE uni 08 – MONCALIERI
Ruffino Daniela FORZA ITALIA uni 09 – PINEROLO
Milanesi Franco POTERE AL POPOLO! uni 09 – PINEROLO
Striglia Massimo CIVICA POPOLARE LORENZIN pluri
Cavalchini Pier Luigi ITALIA EUROPA INSIEME pluri
Garbero Pietro Giorgio ITALIA EUROPA INSIEME pluri
Salvalaggio Enrico MOVIMENTO 5 STELLE pluri
Gariglio Davide PARTITO DEMOCRATICO pluri
Mattiello Davide PARTITO DEMOCRATICO pluri
Dosio Nicoletta POTERE AL POPOLO! pluri

PIEMONTE 2 – 01
Marco Castaldo LIBERI E UGUALI uni 06 – ASTI
Giuseppe Sammatrice ITALIA EUROPA INSIEME pluri
Laura Pezzato POTERE AL POPOLO! pluri
Giuditta Francese POTERE AL POPOLO! uni 02 – NOVARA
Augusto Luttore POTERE AL POPOLO! uni 03 – BIELLA
Cinzia Mainini CIVICA POPOLARE LORENZIN pluri
Paolo Cosseddu LIBERI E UGUALI pluri
Manuela Mattei MOVIMENTO 5 STELLE pluri
Cinzia Lamanna POTERE AL POPOLO! pluri
Mini Viola POTERE AL POPOLO! pluri
Vittone Giacomo POTERE AL POPOLO! pluri

SENATO

PIEMONTE – 01
Masciari Giuseppe Detto Pino MOVIMENTO 5 STELLE uni 01 – SETTIMO TORINESE
Buemi Enrico ITALIA EUROPA INSIEME uni 02 – MONCALIERI
Scibona Marco MOVIMENTO 5 STELLE uni 02 – MONCALIERI
Bisetti Maria Lucia POTERE AL POPOLO! uni 02 – MONCALIERI
Airaudo Giorgio LIBERI E UGUALI uni 03 – TORINO – COLLEGNO
Pirro Elisa MOVIMENTO 5 STELLE uni 03 – TORINO – COLLEGNO
Alfonzi Daniela POTERE AL POPOLO! uni 03 – TORINO – COLLEGNO
Laus Mauro Antonio Donato PARTITO DEMOCRATICO uni 04 – TORINO – Z.S. 61
Ngandu Mukendi Detto Gippo’ POTERE AL POPOLO! uni 04 – TORINO – Z.S. 61
Cargnino Laura CIVICA POPOLARE LORENZIN pluri
Crisman Silvia ITALIA EUROPA INSIEME pluri
Migliore Maria Cristina MOVIMENTO 5 STELLE pluri
Rossomando Anna PARTITO DEMOCRATICO pluri
Giorcelli Aldo POTERE AL POPOLO! pluri
Visintin Antonella POTERE AL POPOLO! pluri

PIEMONTE – 02
Leggero Roberto LIBERI E UGUALI uni 05 – NOVARA
Cherubin Daniele POTERE AL POPOLO! uni 05 – NOVARA
Bellomo Lucietta POTERE AL POPOLO! uni 06 – VERCELLI
Marmo Roberto CIVICA POPOLARE LORENZIN pluri
Viarengo Maria Letizia CIVICA POPOLARE LORENZ

Alla facCIA della CIA!

19.02.2018 Leopoldo Salmaso

Alla facCIA della CIA!
(Foto di publicdomainpictures.net)

Il Governo USA, come risulta dai suoi stessi dati, ha deliberatamente sabotato le elezioni di 81 stati fra il 1946 e il 2000, compresa la Russia negli anni 90. E in questo conto non rientrano il colpi di stato che la CIA facilitò, compreso quello del 1975 in Australia.

 

Oggi Paul Craig Roberts commeun un articolo di Caitlin Johnston che esordisce così:
“Togli la maschera del terrorista, ed è la CIA. Togli la maschera del rivoluzionario, ed è la CIA. Togli la maschera del produttore di Hollywood, ed è la CIA. Togli la maschera del miliardario hi-tech, ed è la CIA. Togli la maschera del conduttore TV, e indovina chi trovi? Sempre la fottutissima CIA…
…Così ti spieghi perché l’ex direttore della CIA JamesWoolsey ha fatto una mezza smorfia ed è scoppiato in una sonora risata quando gli è stato chiesto se gli USA stiano sabotando altre democrazie”.

A questo proposito la brava Caitlin propone l’intervista a Woosley, fatta dall’altrettanto brava Laura Ingraham di Fox News.
Ecco un estratto:
Ingraham: “Abbiamo mai provato a interferire nelle elezioni di altri stati?” .
“Oh, probabilmente” risponde Woolsey con un sorriso “ma era per il bene del sistema, per evitare la supremazia dei comunisti. Per esempio, in Europa, nel ’47, ’48, ’49, noi della CIA in Grecia e Italia._.”.
“Ma non lo facciamo più, vero?” interrompe Ingraham “Non interferiamo con le elezioni degli altri, Jim?”
Woolsey sorride e dice: “Beh…”, segue un borbottio incoerente e scherzoso, e aggiunge: “Solo per un’ottima causa”.
E si mettono a ridere tutti e due.

La Johnston continua: “Il Governo USA, come risulta dai suoi stessi dati, ha deliberatamente sabotato le elezioni di 81 stati fra il 1946 e il 2000, compresa la Russia negli anni 90. E in questo conto non rientrano i colpi di stato che la CIA facilitò, compreso quello del 1975 in Australia.
Craig Roberts lo introduce dicendo che la CIA nel 1975 rovesciò il governo australiano e restaurò la condizione di servile burattino che persiste fino ad oggi.

 

Alla facCIA del c….!

Verso il 4 marzo: Pace e disarmo nei programmi dei partiti

18.02.2018 Azione Nonviolenta

Verso il 4 marzo: Pace e disarmo nei programmi dei partiti
(Foto di UrbanPost)

Pace, disarmo, corpi civili di pace, politiche di pace, trasformazione nonviolenta del conflitto, educazione nonviolenta, sono solo alcune delle parole chiave che caratterizzano l’impegno quotidiano del Movimento Nonviolento. Va da se che ci piacerebbe che questo lessico facesse parte anche dei programmi e dell’operato dei partiti e dei candidati che si apprestano a sfidarsi nelle prossime elezioni del 4 marzo.

Per questo ho deciso di ricercare queste parole nei programmi elettorali dei partiti.

Per farlo ho pensato di ricercare quanto fosse presente nei programmi ufficiali depositati presso il Ministero dell’Interno e reperibili nell’apposita sezione del sito del Ministero stesso. Trovando, in alcuni casi, programmi molto scarni ho ampliato la ricerca ai programmi presenti sui siti ufficiali dei partiti. Vista la lunghezza della mia ricerca ho eliminato le formazioni politiche o poco interessanti o senza alcuna menzione a quanto ho ricercato.

In particolare tre programmi tematici emergono per la completezza del loro programma dal piattume politico e richiamano nei loro punti varie battaglie del nostro Movimento:

  • Lista INSIEME: nel programma si inizia dalla necessità di dare piena attuazione agli articoli 11 e 52 della Costituzione, si pone l’esigenza di ratificare il trattato per la messa al bando delle armi nucleari dell’Onu e uscire dal programma per l’acquisto dei caccia militari F35, si propone l’istituzione del Ministero della Pace e/o di un dipartimento per la difesa civile, non armata e nonviolenta (come richiesto dalla campagna un’Altra difesa è possibile e dalla relativa proposta di legge di iniziativa popolare). Si chiede di ridurre le spese militari e per la difesa e con quelle risorse liberate si propone di mettere in sicurezza il nostro territorio. Con le risorse liberate dalle politiche di pace e disarmo si potrà anche fare investimenti sui comparti sociali e civili di spesa pubblica, a cominciare da messa in sicurezza del territorio, istruzione e cultura. Si propone di promuovere “politiche di Pace per la costruzione e la diffusione di una cultura della pace attraverso l’educazione e la ricerca, la promozione dei diritti umani, lo sviluppo e la solidarietà nazionale ed internazionale, il dialogo interculturale, l’integrazione” e adottare un Piano Nazionale per la Prevenzione della violenza e la promozione della pace sociale qualificando le politiche di istruzione rispetto all’educazione alla nonviolenza, alla trasformazione positiva dei conflitti. Altro punto importante lo “sviluppare e potenziare il servizio Civile universale” e “contenere le spese militari entro l’1% del Pil” e regolamentare strettamente l’export militare e riconvertire l’industria bellica in industria ad alta tecnologia civile”.

  • Liberi e uguali: la lista capitanata da Pietro Grasso ha un programma ben definito dall’eloquente titolo “Pace e disarmo” e propone di dare piena attuazione al “ripudio della guerra” della nostra costituzione partendo dalla consapevolezza (grazie ai dati del citato in programma, Osservatorio Mil€x) della spese pubblica militare italiana sempre in costante aumento. LeU parla della necessità di una politica estera di pace e del rafforzamento di politiche di cooperazione e solidarietà internazionale e di promozione dei diritti umani. Il programma cita la necessità di investire sui “corpi civili di pace, da sviluppare con l’istituzione di un Dipartimento della difesa civile, quale mezzo alternativo per promuovere iniziative multilaterali di risoluzione pacifica dei conflitti.”, la necessità di ridurre le spese militari e di porre la massima attenzione all’industria armiera italiana e ai suoi commerci, in particolare con i paesi in guerra come Arabia Saudita. Anche LeU parla dell’impegno per l’Italia a “sottoscrivere e promuovere il Trattato per la proibizione delle armi nucleari.”.

  • Potere al popolo: anche Potere al Popolo dedica a “Pace e disarmo” un capitolo del suo programma e pone l’accento sul rischio della corsa al riarmo richiesto ai paesi Nato: “Il nostro paese si è trovato e rischia di trovarsi sempre più coinvolto in guerre di aggressione a causa degli automatismi dell’adesione alla Nato e per la responsabilità piena e complice dei governi che si sono succeduti negli ultimi 30 anni”. Potere al Popolo denuncia la presenza di basi militari sul nostro territorio nazionale e di arsenali miliari nelle basi militari di Ghedi ed Aviano. Si evidenzia l’aumento di “impegni militari all’estero, sia nel quadro della Nato che del nascente esercito europeo: una spesa media di 800 milioni di euro l’anno per le “missioni” militari all’estero e per il riarmo, circa 500 milioni di euro all’anno per la diaria dei 50 mila soldati di stanza nelle basi militari Usa e Nato, 80 milioni di euro al giorno per le spese militari generali.”. Per questi motivi secondo Potere al popolo diventa condizione fondamentale la fuoriuscita dai trattati militari “per impedire il coinvolgimento del nostro paese nelle guerre imperialiste del XXI secolo, per una sostanziale riduzione delle spese militari, lo smantellamento delle armi nucleari e delle basi militari, per una politica di disarmo, neutralità e cooperazione internazionale.”. Potere al Popolo propone la ratifica da parte dell’Italia del “Trattato ONU di interdizione delle armi nucleari” del 7 luglio, il ritiro delle missioni militari all’estero, la cancellazione del programma F35, la riconversione civile dell’industria bellica e la cancellazione del MUOS in Sicilia, lo smantellamento delle basi militari in tutto il paese,la rimozione delle bombe nucleari presenti sul territorio e la restituzione a fini civili dell’uso del territorio, problema particolarmente grave in realtà come la Sardegna.

A seguire l’elenco completo:

Movimento 5 stelle – capo forza politica Luigi Di Maio

nel programma ufficiale depositato non vi è traccia dell’argomento Pace e Disarmo. Sul sito del Movimento vi è il programma esploso in macro tematiche e tra queste si trova il programma “difesa”.

Sin dal preambolo il Movimento sembra dare molta importanza alla difesa dei diritti dei militari, allo stop del programma F35 e alla riduzione delle spese militari. Qui la premessa al documento: “Parlare di Difesa significa innanzitutto parlare dei diritti dei nostri militari. Significa peraltro sicurezza e stabilità, un tema importantissimo per l’Italia specie in questi anni, durante i quali la minaccia terroristica è salita vertiginosamente. Ma occorre cambiare rotta rispetto a quanto fatto fino ad ora, partendo da uno stop al programma F35 che passa per una più ampia riduzione delle spese per gli armamenti militari in favore, invece, di una maggiore attenzione del personale in uniforme. L’obiettivo è tutelare, finalmente, i nostri territori.”.

Visto quanto scritto nella premessa sorprende non poco uno dei punti programmatici che sembra osannare la produzione armiera italiana: “L’Italia è tra i primi 10 paesi al mondo per fatturato legato alla produzione di sistemi d’arma, cioè di quell’industria che si occupa di produrre armi, navi, aerei, mezzi terrestri, sistemi informatici di sicurezza per il comparto Difesa nazionale ed internazionale. Essa ha rappresentato in passato e rappresenta ancora oggi un importante indotto di fatturato per il Prodotto Interno Lordo e di sostegno all’occupazione nazionale, basti pensare ai cantieri navali, agli stabilimenti aereonautici, alle aziende che producono veicoli o quelli che costruiscono cannoni, armi leggere o bombe dislocati in territorio italiano.”

Lega Nord – Salvini Premier – capo forza politica Matteo Salvini, Movimento politico Forza Italia– capo forza politica Silvio Berlusconi, Noi con l’Italia – UDC – capo forza politica Raffaele Fitto, Fratelli d’Italia con Giorgia Meloni – capo forza politica Giorgia Meloni

Il programma depositato è comune tra Lega Nord – Salvini Premier, Movimento Politico Forza Italia e Fratelli d’Italia con Giorgia Meloni che compongono una coalizione. I 3 hanno rispettivamente un diverso candidato premier (Matteo Salvini, Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni). Nel programma depositato si legge un inquietante “”Introduzione del principio che la difesa è sempre legittima” e, a seguire, la richiesta di un “Adeguamento ai parametri medi occidentali degli stanziamenti per la Difesa”.

CasaPound Italia – capo forza politica Simone Di Stefano

nel programma depositato vi è un accenno a come tale forza politica ritenga si debba intervenire nei conflitti fuori dai nostri confini: “intervento di pacificazione e stabilizzazione in Libia affinché si creino le condizioni necessarie al ritorno sulle coste africane di tutti gli stranieri senza documenti regolari…”.

Potere al popolo!: capo forza politica Viola Carofalo

nel programma depositato leggiamo nel primo capitolo il richiamo al “ripudiare la guerra e dare un taglio drastico alla spesa militare”. Nel secondo capitolo si parla di un’Europa “che promuova pace e politiche condivise con i popoli della sponda Sud del Mediterraneo”. Vi è anche il terzo capitolo intitolato Pace e disarmo.

Riportiamo qui stralci di quanto vi è scritto: “Il rischio che la “guerra a pezzi” che affligge il pianeta diventi organica e trascini il mondo in un devastante conflitto generale segna il nostro tempo. Non a caso riprende la corsa al riarmo con un ruolo particolarmente aggressivo dell’amministrazione Trump, che chiede a tutti i paesi della Nato di portare le proprie spese militari al 2% del PIL. Il nostro paese si è trovato e rischia di trovarsi sempre più coinvolto in guerre di aggressione a causa degli automatismi dell’adesione alla Nato e per la responsabilità piena e complice dei governi che si sono succeduti negli ultimi 30 anni; per il medesimo vincolo di subalternità sul nostro territorio proliferano basi militari vecchie e nuove (Sicilia, Campania, Sardegna), si installano nuove bombe nucleari a Ghedi ed Aviano, aumentano la produzione, le spese e gli impegni militari all’estero, sia nel quadro della Nato che del nascente esercito europeo: una spesa media di 800 milioni di euro l’anno per le “missioni” militari all’estero e per il riarmo, circa 500 milioni di euro all’anno per la diaria dei 50 mila soldati di stanza nelle basi militari Usa e Nato, 80 milioni di euro al giorno per le spese militari generali. […]

Per questo lottiamo per:

  • la rottura del vincolo di subalternità che ci lega alla NATO e la rescissione di tutti i trattati militari;

  • la ratifica da parte dell’Italia del “Trattato ONU di interdizione delle armi nucleari” del 7 luglio 2017, in coerenza con l’art. 11 della Costituzione;

  • il ritiro delle missioni militari all’estero;

  • la cancellazione del programma F35 e degli altri programmi militari e la riconversione civile dell’industria bellica;

  • la cancellazione del MUOS in Sicilia, lo smantellamento delle basi militari in tutto il paese,la rimozione delle bombe nucleari presenti sul territorio e la restituzione a fini civili dell’uso del territorio, problema particolarmente grave in realtà come la Sardegna.”

Italia Europa insieme – capo forza politica Giulio Santagata

nel programma depositato si legge nel capitolo “Insieme per gli Stati Uniti d’Europa” un richiamo a “conflitti, guerre, instabilità in aree ai nostri immediati confini richiedono una politica estera unitaria, autorevole, efficace, una cooperazione dei servizi di intelligence e sicurezza strettissima e in grado di prevenire, contrastare, sradicare il terrorismo.” e poi “Occorre ratificare il trattato per la messa al bando delle armi nucleari e applicazione decisione parlamento su riduzione spese F-35”.

A quanto riportato nel programma depositato va aggiunto quanto presente nel programma esteso sul sito della lista dove troviamo il punto dedicato Insieme per la Pace e il disarmo.

Come per le altre formazioni, anche per questa, mi preme riportare stralci di quanto ho trovato:“Insieme ritiene necessario dare piena attuazione agli articoli 11 e 52 della Costituzione: ripudio della guerra e dovere di difesa della patria. Gli armamenti nucleari non servono per contrastare il terrorismo o i conflitti asimmetrici o gli attacchi informatici che destabilizzano oggi la pace di molte nazioni. […] Nel 2017 è stato assegnato all’Ican, l’organizzazione per il bando alle armi nucleari, il premio Nobel per la Pace 2017. L’organizzazione rileva come lo spettro del conflitto nucleare sia ancora grande e come sia arrivato il momento in cui le nazioni devono dichiarare la propria inequivocabile opposizione alle armi nucleari. Le risorse liberate dalle politiche di pace e disarmo saranno investite sui comparti sociali e civili di spesa pubblica, a cominciare da messa in sicurezza del territorio, istruzione e cultura.

Insieme intende promuovere politiche di Pace per la costruzione e la diffusione di una cultura della pace attraverso l’educazione e la ricerca, la promozione dei diritti umani, lo sviluppo e la solidarietà nazionale ed internazionale, il dialogo interculturale, l’integrazione. Insieme intende adottare un Piano Nazionale per la Prevenzione della violenza e la promozione della pace sociale.

Insieme intende prevenire la violenza sociale e promuovere linguaggi e comportamenti liberi dall’odio, qualificando le politiche di istruzione rispetto all’educazione alla nonviolenza, alla trasformazione positiva dei conflitti.

Insieme propone come prime misure urgenti:

  • Ratificare il Trattato per la messa al bando delle armi nucleari (approvato dall’Onu)

  • Istituire il Ministero per la Pace e/o il Dipartimento per la Difesa civile, non armata e nonviolenta

  • Sviluppare e potenziare il Servizio civile universale (nazionale ed estero) consentendo ogni anno a 100.000 giovani di partecipare a questa esperienza di cittadinanza attiva

  • Contenere le spese militari entro l’1% del Pil (oggi in Italia incidono per l’1,42%)

  • Congelare i nuovi contratti di acquisizione dei cacciabombardieri F-35 previsti nel 2018 e uscire dal programma di acquisto

  • Rispettare integralmente e strettamente le norme internazionali ed europee sulle limitazioni all’export bellico, a partire dalla legge 185/90, in particolare verso i paesi in conflitti armati

  • Regolamentare strettamente l’export militare e progressivamente riconvertire l’industria bellica in industria ad alta tecnologia civile.

Italia agli italiani – capo forza politica Roberto Fiore

nel programma depositato si parla di “resistenza nazionale per impedire l’invasione del proprio territorio” e di “legittima autodifesa organizzata sia a livello familiare che di quartiere. Tutti i cittadini incensurati e in possesso di requisiti psicofisici possono detenere un’arma e hanno il diritto di difendere la casa e la famiglia…”

Partito Comunista – capo forza politica Marco Rizzo

nel programma depositato vi è il capitolo “Uscita dalla Nato, spese militari e politica internazionale” al quale rimandiamo per migliore comprensione e riassumibile nei seguenti punti:

  • l’uscita dell’Italia dalla Nato, la chiusura delle basi americane e Nato sul territorio italiano

  • il ritiro delle truppe italiane in missioni Nato e Onu in territorio straniero

  • la riduzione generalizzata delle spese militari

  • la cessazione di ogni attività imperialista e predatoria da parte di società italiane

  • il divieto di produzione e commercio di armi da parte di società italiane

  • l’indennizzo per i danni ambientali e alla salute collettiva arrecati nelle aree utilizzate per i test militari

  • il pieno riconoscimento dello stato di Palestina

  • per il sostegno e la cooperazione rafforzata a livello internazionale con i paesi socialisti

Liberi e uguali con Pietro Grasso – capo forza politica Pietro Grasso

nel programma depositato si legge “Il ripudio della guerra e il rilancio del multilateralismo e della cooperazione internazionale devono essere la bussola di un nuovo ruolo dell’Italia e dell’Europa nel mondo globale, in un quadro ancora drammaticamente segnato da conflitti, terrorismo e grandi fenomeni migratori. ”.

Vi è poi il capitolo Pace e disarmo che riportiamo di seguito: “Di fronte a quella che viene definita la “terza guerra mondiale diffusa”, all’espansione del terrorismo internazionale, ai profughi che scappano dai Paesi devastati, occorre riaffermare pienamente il principio costituzionale del “ripudio della guerra”. È tempo, ormai, di cambiare le coordinate, a partire dalla conoscenza dei dati reali, e impostare politiche attive di pace e disarmo. I dati reali (analizzati e diffusi dall’”Osservatorio italiano sulle spese militari italiane”) ci dicono che negli ultimi 10 anni di recessione e di tagli in tutti i comparti sociali, la spesa pubblica militare italiana è invece aumentata del +21% con una crescita costante, che continua tuttora arrivando, con la Legge di Bilancio per il 2018, all’1,42% del Pil (più della Germania, ferma all’1,2%).

Serve una politica estera di pace. Dobbiamo rafforzare le politiche di cooperazione e solidarietà internazionale, di promozione dei diritti umani attraverso l’applicazione delle convenzioni internazionali e rifiutare l’interventismo militare al servizio di una logica di guerra. Un investimento è già stato fatto con i corpi civili di pace, da sviluppare con l’istituzione di un Dipartimento della difesa civile, quale mezzo alternativo per promuovere iniziative multilaterali di risoluzione pacifica dei conflitti. Crediamo inoltre non rinviabile una riduzione delle spese militari, con un risparmio per la finanza pubblica. Occorre far rispettare all’industria italiana degli armamenti integralmente e strettamente le norme internazionali, europee e sulle limitazioni all’export bellico, a partire dalla legge 185/90, in particolare sui paesi in guerra. All’interno di questa cornice occorre interrompere l’autorizzazione dell’export bellico nei confronti dell’Arabia Saudita, in guerra con lo Yemen. L’Italia deve inoltre impegnarsi a sottoscrivere e promuovere il Trattato per la proibizione delle armi nucleari.

Associazione +Europa – capo forza politica Emma Bonino

nel programma depositato si parla di difesa europea: “..a creazione di una polizia di frontiera europea. […] Vogliamo forze armate dell’Unione addestrate ed equipaggiate al meglio, dotate di elevata prontezza operativa e capacità di proiezione – ma prive di armi nucleari. Siamo perciò favorevoli al ritiro delle armi nucleari tattiche (bombe per aereo) statunitensi schierate in Belgio, Germania, Italia e Paesi Bassi, in parte assegnate per un eventuale uso alle aeronautiche nazionali di questi quattro paesi. […] nel quadro di un disarmo nucleare generale e completo – come quello previsto nel Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari, approvato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 7 luglio 2017, cui vorremmo aderissero quanto prima l’Italia e i suoi alleati della NATO.”

Partito Democratico – capo forza politica Matteo Renzi

Nel programma depositato si parla di Europa, sicurezza e terrorismo: “Nella legislatura appena terminata la sicurezza europea è stata più volte messa in discussione da attacchi terroristici efferati. L’impegno per garantire la pace nel mondo, con la guida delle Nazioni Unite e della Nato, costituisce per noi un elemento imprescindibile. Siamo grati alle forze armate e alle forze dell’ordine per il lavoro quotidiano che svolgono con passione, dedizione e tenacia. La consapevolezza del pericolo non può tuttavia farci rinchiudere in un mondo di muri e di paure. Per questo guardiamo con favore a tutte le modalità di lotta contro le paure, umane e comprensibili, che colpiscono soprattutto alcune fasce della popolazione.

In questo senso, mentre ribadiamo il nostro impegno in patria contro tutte le forme di illegalità, a cominciare dalla criminalità organizzata di stampo mafioso, e all’estero nelle missioni cui partecipa il nostro Paese, sottolineiamo l’importanza di investire anche in cultura, educazione e cittadinanza attiva. Nessuno può immaginare che finanziare un teatro o un museo sia parte di una strategia di pubblica sicurezza. Ma rivendichiamo l’intuizione che ha portato il nostro governo, dopo il Bataclan, ad affermare il messaggio: “per ogni euro investito in sicurezza, un euro andrà investito in cultura”. Si tratta della rottura del paradigma securitario fine a sé stesso e, viceversa, di una gigantesca scommessa sul valore identitario della cultura nel nostro tempo.”

Sul sito del Partito Democratico si trova anche un programma più esteso dove trova spazio una definizione migliore di quella che, secondo il PD, dovrebbe essere una politica di difesa europea incluso un nuovo mercato unico europeo per le industrie armiere.

Ne riportiamo alcuni stralci:

  • “L’Europa come forza di pace e sviluppo nel mondo: l’Italia deve continuare a essere in prima linea per far sì che l’Europa sia protagonista di pace, attiva nel dialogo politico con i maggiori protagonisti della scena mondiale. È soprattutto verso l’Africa che si giocano le partite fondamentali per il futuro del nostro continente: la gestione, sicura e solidale, dei flussi migratori e la lotta al traffico di esseri umani.”

  • Sulla difesa comune si giocherà un’altra partita cruciale nel processo di integrazione. […] Un primo obiettivo è la creazione di un Fondo europeo della difesa che possa gradualmente portare all’istituzione di una guardia costiera e di frontiera comune, garantendo il buon funzionamento di Schengen.

  • Sarà fondamentale fissare il traguardo di un’intelligence europea, con l’istituzione di un procuratore unico che permetta di andare oltre la logica intergovernativa: la lotta al terrorismo passa da una maggiore integrazione delle strutture e dalla condivisione delle risorse disponibili.

  • la creazione del mercato unico della difesa: dalla revisione delle norme sugli appalti per le industrie del settore fino alla collaborazione sul tema della cybersecurity.

  • Perché investire sulla difesa comune è un modo per ottenere risparmi sul bilancio nazionale e per garantire una risposta alle paure dei cittadini.

di Massimiliano Pilati

Turchia, lo stato di diritto è morto. Condannati all’ergastolo i fratelli Altan, Nazli Ilicak e altri tre giornalisti

 

17.02.2018 Articolo 21

Turchia, lo stato di diritto è morto. Condannati all’ergastolo i fratelli Altan, Nazli Ilicak e altri tre giornalisti
(Foto di Articolo 21)

La gioia per la liberazione, programmata ad arte, di Deniz Yucel, corrispondente di Die Welt dopo un anno di prigione in attesa del processo per “propaganda del terrorismo”, è durata poche ore, oscurata dalla condanna all’ergastolo per Ahmet Altan, scrittore e giornalista, suo fratello Mehmet, economista e editorialista e la veterana del giornalismo turco Nazlı Ilıcak.
La Corte del 26 ° Tribunale penale di Istanbul al termine della quinta udienza del processo che li vedeva imputati di aver tentato di “rovesciare l’ordine costituzionale attraverso l’uso della forza e della violenza” ha accolto la richiesta di carcere a vita per loro e altri i tre colleghi che nessun’altra ‘colpa’ hanno se non quella di aver fatto il proprio mestiere.
Ahmet e Mehmet Altan erano stati entrambi arrestati il 10 settembre 2016, mentre la Iliack era finita in carcere il mese prima.
È una prima gravissima sentenza per uno dei tanti procedimenti giudiziari contro i giornalisti accusati di essere collegati al tentativo di colpo di stato del 15 luglio 2016. Come gli Altan e la Ilicak altri colleghi rischiano di essere condannati al carcere a vita.
Utilizzando le parole di Ahmet Altan, scrittore di fama internazionale, l’unico romanziere in carcere in Europa, ci troviamo a cospetto di “un misero surrogato di atto d’accusa, privo non solo di intelligenza ma anche di rispetto per la legge e troppo debole per sostenere il peso immenso della condanna di ergastolo richiesta dal pubblico ministero”.
Accuse talmente paradossali che non meriterebbero neanche una difesa seria.
Giornalisti e intellettuali turchi sono accusati di aver inviato “messaggi subliminali” nei giorni precedenti al golpe per favorire la sua riuscita.
A parte qualche articolo e un’apparizione in tv, come nel caso del processo Cumhuriyet che vede tra i 18 imputati il noto giornalista investigativo Ahmet Sik, non c’è nulla che sostenga l`imputazione di golpismo e di legami con gli uomini accusati di essere ideatori del push sventato.
Non possiamo che essere, tutti noi, preoccupati e delusi. A nulla è valsa la sentenza della Corte Costituzionale che aveva disposto la scarcerazione degli imputati perché erano stati violati i loro diritti umani.
Questa sentenza ha decretato la morte dello stato di diritto in Turchia. Nessuno ora ha più alibi.

ANTONELLA NAPOLI