Approvata mozione di Sì Toscana a Sinistra: “Fermare e condannare bombardamenti Turchia su popolo kurdo

30.01.2018 – Firenze Redazione Italia

Approvata mozione di Sì Toscana a Sinistra: “Fermare e condannare bombardamenti Turchia su popolo kurdo
(Foto di almasdarnews.com)

Dopo il voto in Consiglio comunale a Firenze, anche il Consiglio regionale della Toscana ha approvato all’unanimità una mozione presentata da Sì-Toscana a Sinistra che impegna la Regione ad attivarsi presso il Governo Italiano per promuovere in tutte le sedi istituzionali opportune, dall’Unione Europea al Consiglio d’Europa fino alla Nato, la ferma condanna e la cessazione degli attacchi turchi nei confronti della popolazione kurda del cantone di Afrin e dell’intero Rojava in Siria, e il ripristino delle libertà democratiche.

 

“La Turchia – spiegano i consiglieri Tommaso Fattori e Paolo Sarti- con l’alibi della lotta al terrorismo usa l’esercito per sterminare la popolazione kurda, quando sono stati propri i kurdi, in questi anni, ad essere in prima linea contro l’Isis.”

 

“Lo scorso 20 gennaio la Turchia, con l’offensiva militare paradossalmente denominata ‘Ramoscello d’Ulivo’, ha violato la sovranità territoriale siriana, attaccando senza alcuna motivazione e giustificazione il cantone kurdo di Afrin, nel nord ovest della Siria”.

 

“E’ gravissimo che il presidente turco Erdogan abbia dichiarato di voler estendere l’offensiva militare a tutto il territorio abitato dai kurdi nel nord della Siria. La Comunità internazionale non può stare a guardare. L’aggressione militare della Turchia rappresenta un vero e proprio crimine contro l’umanità. Quest’aggressione militare -ricordano ancora i consiglieri- va ad aggiungersi alle distruzioni delle città kurde in Turchia, al massacro di centinaia di civili, alla destituzione e all’arresto di numerosi sindaci ed eletti locali in atto fin dal 2015”.

 

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La straordinaria attualità di Gandhi: religione e politica contro ogni guerra

29.01.2018 Mao Valpiana

La straordinaria attualità di Gandhi: religione e politica contro ogni guerra
(Foto di Wikimedia)

A 70 anni dall’assassinio dell’apostolo della nonviolenza

 

Non aveva partecipato ai festeggiamenti per l’indipendenza indiana, dopo averla conquistata con il satyagraha (la forza della verità o nonviolenza), perché la separazione tra India e Pakistan era per lui una grande sconfitta. E’ stato assassinato da un giornalista indù, alla testa di un complotto, che non gli aveva perdonato la sua azione per la riconciliazione religiosa e la sua apertura ai musulmani. Gandhi, che era di religione indù, fu considerato dai fondamentalisti di entrambe le parti come un traditore. Sono passati 70 anni, da quel 30 gennaio del 1948, e il fondamentalismo fanatico pseudo religioso è ancora un pesante ostacolo per tanti processi di pacifica convivenza.

Dunque, non si può parlare di Gandhi senza riferirsi alla sua esperienza e alla sua definizione di religione: “Per me Dio è verità e amore; Dio è etica e morale; Dio è coraggio. Dio è la fonte della luce e della vita e tuttavia è di sopra e di là di tutto questo. Dio è coscienza. E’ perfino l’ateismo dell’ateo. Trascende la parola e la ragione. E’ un Dio personale per coloro che hanno bisogno della sua presenza personale. E’ incarnato per coloro che hanno bisogno del suo contatto. E’ la più pura essenza. E’, semplicemente, per coloro che hanno fede. E’ tutte le cose per tutti”.

Siamo in presenza di una religione aperta, libera, accogliente, amorevole, umana. La religione di Gandhi coincide con la ricerca della Verità, perché Dio stesso è Verità, e la Verità è Dio. Tuttavia in Gandhi c’è posto anche per una piena laicità. Ha saputo essere, insieme, un grande religioso e una grande statista: “se fossi un dittatore, religione e Stato sarebbero separati. Credo ciecamente nella mia religione. Voglio morire per essa. Ma è una mia faccenda personale. Lo Stato non c’entra. Lo Stato dovrebbe preoccuparsi del benessere temporale, dell’igiene, delle comunicazioni, delle relazioni con l’estero, della circolazione monetaria e così via, ma non della vostra o mia religione. Questa è affare personale di ciascuno”.

Forse non è un caso che Gandhi avesse una grande ammirazione proprio per due italiani, San Francesco d’Assisi e Giuseppe Mazzini, un religioso e un laico.

Oggi nel mondo intero Gandhi è considerato il profeta della nonviolenza, ma il rischio è quello di farne un santo, un eroe, un simbolo, un mito. Gandhi, invece, nel corso di tutta la sua azione sociale e politica si è sempre sforzato di far capire che ciò che lui ha fatto poteva farlo chiunque altro, che “la verità e la nonviolenza sono antiche come le montagne”. La novità emersa con Gandhi consiste nell’aver saputo trasformare le nonviolenza da fatto personale a fatto collettivo, da scelta di coscienza a strumento politico: con Gandhi la nonviolenza non è più solo un mezzo per salvarsi l’anima, ma diventa un modo per salvare la società. La nonviolenza è sempre esistita, presente in tutte le culture e in tutte le religioni, in oriente e in occidente, nei sacri testi della Bibbia e del Corano, della Bhagavad Gita e del Buddhismo. Ma è con Gandhi che la nonviolenza diventa un’arma di straordinaria potenza per liberare le masse oppresse. Il Mahatma ci ha fatto scoprire che la nonviolenza è insieme un fine ed un mezzo, che per abbracciare e farsi abbracciare dal satyagraha ci vuole fede, pazienza, sacrificio, dedizione, addestramento: “Il satyagrahi si allena giorno per giorno, in ogni istante della propria vita, per diventare capace di soffrire con gioia e apprendere la difficile arte del dono della vita”.

Gandhi è stato un grande innovatore, è stato l’uomo che ha riscattato il ventesimo secolo che altrimenti sarebbe stato consegnato alla storia come un secolo buio, per gli orrori delle guerre mondiali e per l’olocausto nei campi di sterminio. Gandhi è la preziosa eredità per il nuovo secolo.

Oggi il mondo è nuovamente sull’orlo del baratro atomico. Papa Francesco, fortemente impegnato per il disarmo nucleare, ha detto “Sì, ho veramente paura, siamo al limite“, ed il bollettino degli scienziati atomici ha spostato in avanti l’orologio dell’Apocalisse a due minuti dalla mezzanotte!

La mobilitazione contro la guerra (intendo contro tutte le guerre, fatte da chiunque per qualsiasi motivo e con qualunque arma) è coerente e vincente solo se fatta con i mezzi della nonviolenza. “La guerra è il più grande crimine contro l’umanità”. Gandhi condanna il ricorso alla guerra, senza appello, e ci indica anche il metodo giusto alternativo: “Si dice: i mezzi in fin dei conti sono mezzi. Io dico: i mezzi in fin dei conti sono tutto”. Dunque la nonviolenza di Gandhi è soprattutto prassi, azione, sperimentazione. Tutta la sua vita è spesa in questa ricerca, tanto da intitolare la sua autobiografia “Storia dei miei esperimenti con la verità”. Il mondo è solo all’inizio dell’esplorazione delle potenzialità della nonviolenza, la sola via che può salvare l’umanità.

Senzatomica: Educare alla Pace e al Disarmo

27.01.2018 Redazione Italia

Senzatomica: Educare alla Pace e al Disarmo
(Foto di Serena Bascone)

Incontro con ICAN, Premio Nobel per la Pace 2017

Siamo particolarmente lieti di annunciare che, giovedì 1° febbraio, la mostra Senzatomica Torino ospiterà Daniel Högsta, coordinatore di ICAN (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons), premio Nobel per la Pace 2017.

Ad accoglierlo un comitato d’eccellenza formato dal Vice Presidente della Commissione Difesa della Camera dei Deputati On. Massimo Artini, dalla dott.ssa Hayley Ramsay-Jones, Direttrice dell’Ufficio di Coordinamento di Ginevra dell’Ufficio Internazionale Soka Gakkai per i rapporti con le Nazioni Unite, dal coordinatore di Rete Italiana Disarmo Francesco Vignarca e da Daniele Santi, Segretario Generale di Senzatomica.

Successivamente alla visita della mostra, seguirà un incontro dal titolo ‘Educare alla Pace e al Disarmo’, moderato dal direttore de La Stampa Maurizio Molinari, al quale sono stati invitati ad assistere anche la Sindaca Chiara Appendino, il Presidente della Regione Sergio Chiamparino, l’Assessora alla Cultura della Regione Piemonte Antonella Parigi, l’Assessora alla Cultura della Città di Torino Francesca Leon e il Vice Presidente del Comitato dei Diritti Umani del Consiglio Regionale del Piemonte Giampiero Leo.

La partecipazione alla conferenza, esclusivamente su invito, è stata inoltrata a tutti i Dirigenti Scolastici di ogni ordine e grado di Torino Città Metropolitana.

La mostra Senzatomica è dedicata infatti, in modo particolare, alle giovani generazioni e, per i contenuti altamente educativi in essa promossi, ci auguriamo che essa diventi fonte di dibattito e di approfondimento all’interno delle scuole piemontesi.

La serata inizierà alle ore 18:15 con la visita alla mostra, proseguirà dalle ore 19:00 alle ore 20:00 con la conferenza.

Per tutti i giornalisti che lo desiderano, è previsto un incontro per la stampa con Daniel Högsta dalle ore 20:00 alle ore 20:30.

E’ gradita comunicazione della propria adesione.

Il Comitato di Senzatomica Torino

Il Giorno della memoria e i giorni del presente

27.01.2018 Azione Nonviolenta

Il Giorno della memoria e i giorni del presente

Sono stato ad Auschwitz nell’agosto del 1990. Non c’erano ancora i Viaggi della memoria ne’ il Giorno della memoria (che sarà istituito dalle Nazioni Unite solo nel 2005), il muro di Berlino era stato abbattuto nel novembre dell’anno precedente, Tadeusz Mozowiecki era stato nominato da pochi mesi primo capo del governo polacco non comunista ed io ero uno studente di filosofia dell’Università di Messina. Con un gruppo di amici e compagni, con i quali avevamo partecipato durante qull’anno accademico al movimento studentesco della Pantera – approfittando di una convenzione tra l’università siciliana e le università polacche, che ci consentiva di dormire nelle sovietiche case dello studente – decidemmo di fare un viaggio estivo nella Polonia che muoveva i primissimi passi nella democrazia post-sovietica e nell’economia capitalista. La attraversammo per un mese da sud a nord, da Cracovia a Danzica, in treno con un biglietto interail. E, naturalmente, facemmo tappa anche al campo di sterminio che rese noto al mondo il paese di Oswiecim, Auschwitz in tedesco.

Il campo di concentramento e sterminio di Auschwitz – il più grande di tutti i lager nazisti, con i suoi campi satelliti – fu liberato dagli increduli soldati dall’Armata Rossa il 27 gennaio del 1945. Ad essi si palesò, per la prima volta, un’autentica fabbrica della tortura e della morte. L’assurda messa in pratica tecnologica della follia della “soluzione finale”, dell’annientamento di un popolo, lo sterminio degli ebrei. E, insieme ad essi, di tutti coloro che il regime considerava alieni: omosessuali, zingari, testimoni di geova, antifascisti e dissidenti. Si calcola che nei lager nazisti morirono circa 17 milioni di persone, tra i quali 6 milioni di religione ebraica.

Un genocidio. Ma non l’unico, ne’ il primo, ne’ quello che ha realizzato il maggior numero di morti nella storia degli stermini dei popoli. La modernità occidentale si fonda su un altro genocidio, ormai praticamente dimenticato: quello dei nativi americani, 80 milioni di persone sterminate dalle armi e dalle malattie dei conquistatori europei, a partire dal 1492. E poi ci furono gli stermini e i campi di concentramento della colonizzazione bianca in Africa, il genocidio degli armeni perpetrato dall’impero ottomano… e via elencando, fino ai giorni nostri. Eppure, i lager nazisti sono stati la più scientifica ed efficace organizzazione per la distruzione di massa delle persone e della loro umanità: la pianificazione della fabbrica della disumanità, l’esplorazione di tutte le possibilità della riduzione delle persone a cosa, il paradigma del male. Questa è l’impressione che ne ebbi anch’io, visitando Auschwitz, senza aver ancora letto Primo Levi.

Tuttavia, il Giorno della memoria oggi non può essere un rito collettivo di purificazione da un male assoluto, ma ormai passato; non può riguardare solo la memoria di una immane tragedia storica. Nei giorni del presente rivivono elementi di quel male e di quella storia contro i quali bisogna ancora lottare, qui ed ora. Non solo il ritorno anche in Italia della mitologia della razza, come elemento del “confronto” politico, a 80 anni dalle leggi razziali fasciste; non solo il ritorno in Europa di organizzazioni che sempre più esplicitamente hanno il nazismo come riferimento ideologico, mietendo consenso tra i più giovani; ma anche le guerre, la corsa agli armamenti, le pulizie etniche, i lager che in gran parte del pianeta citano tragicamente – direttamente o indirettamente – quell’orrore infinito. Dalla Siria al Myanmar, dalla Palestina alla Libia, dal Congo all’Eritrea, dai naufragi dei disperati nel Mediterraneo ai profughi congelati lungo le rotte dei Balcani: questi giorni del nostro presente saranno i giorni della memoria dei nostri figli domani. Ed anche alla nostra generazione sarà chiesto – com’è stato fatto con chi si è girato dall’altra parte dei fumi neri dei camini dei lager – ma voi dove eravate?

Infine, il presidente Mattarella ha fatto bene a ricordarlo in questi giorni: razzismo, guerra e retorica bellicista non furono episodici ma costitutivi del fascismo. Così come del nazismo. Per questo oggi una coerente politica antifascista non può che fondarsi sulle categorie opposte dell’antirazzismo, dell’antimilitarismo e dell’educazione alla pace ed alla convivenza. Per costruire una società solidale e nonviolenta, ossia culturalmente e strutturalmente liberata dagli elementi profondi di fascismo. Questo i costituenti italiani lo avevano chiaro. Le forze politiche, che hanno governato e che si candidano a governare il Paese, molto meno.

Pasquale Pugliese

Pioltello: cordoglio e richiesta di sicurezza

25.01.2018 – Firenze Redazione Italia

Pioltello: cordoglio e richiesta di sicurezza
(Foto di Legambiente)

Il Comitato No Tunnel Tav di Firenze esprime tutto il suo dolore per le vittime del deragliamento ferroviario di Pioltello, avvenuto questa mattina, su una linea considerata non a caso obsoleta e utilizzata da lavoratori, studenti e pendolari. Questo tragico incidente richiama ancora una volta la necessità di forti investimenti per garantire sicurezza e manutenzione su tutta la rete ferroviaria.

Pare ormai evidente che il deragliamento del treno sia stato causato dalla rottura di una rotaia: ciò che inquieta è che tutti i treni, ivi compresi quelli dei pendolari, non siano ancora attrezzati con i “sistemi antisvio”. Questi “detettori antisvio” azionano l’immediato arresto del treno in caso di fuoriuscita, anche di un solo asse, dai binari. Se il treno di Trenord avesse avuto questo apparecchio, probabilmente non sarebbe stata una tragedia, come quella avvenuta.

Questo importante aspetto per la sicurezza dei treni è stato posto dall’Associazione dei familiari delle 32 vittime della strage di Viareggio del 29 giugno 2009, che da anni richiede che questo apparecchio sia installato anche sui treni merci, oltre che sui treni regionali e passeggeri, mentre attualmente è presente solo sui treni Alta Velocità.

La sicurezza è un diritto di tutti e tutte al di là di qualsiasi logica economica e di profitto: il Comitato No Tunnel Tav chiede ancora una volta con forza che si investa in sicurezza e manutenzione, invece che in grandi opere inutili e dannose, come i tunnel sotto Firenze. Fermiamo lo spreco di denaro pubblico!

Comitato No Tunnel Tav di Firenze

100 artisti, intellettuali e attivisti si schierano con Lorde e contro Israele

24.01.2018 Redazione Italia

100 artisti, intellettuali e attivisti si schierano con Lorde e contro Israele

Tra i firmatari di una lettera pubblicata dal Guardian a favore della decisione della cantante neozelandese di non esibirsi a Tel Aviv ci sono Mark Ruffalo, Peter Gabriel, Roger Waters. John Cusack, Ken Loach, Angela Davis e Alice Walker.

di Michele Giorgio

Nena News/Il Manifesto, 09.01.2018

http://nena-news.it/100-artisti-intellettuali-e-attivisti-si-schierano-con-lorde-e-contro-israele/

Gerusalemme, 9 gennaio 2018, Nena News – Nelle settimane passate la cantante neozelandese Lorde è stata attaccata e accusata persino di essere «una antisemita». Gruppi pro-Israele hanno comprato pagine di quotidiani importanti – come il Washington Post – per protestare contro la sua decisione di non esibirsi a Tel Aviv la prossima estate di fronte alle politiche di Israele verso i palestinesi. Ora però giungono importanti sostegni a Lorde. 100 artisti, musicisti, scrittori, attori e registi hanno firmato una lettera aperta, pubblicata su The Guardian a sostegno del diritto della pop star di cancellare il suo spettacolo in Israele. Tra i firmatari ci sono l’attore Mark Ruffalo, il cantante Peter Gabriel, Roger Waters dei Pink Floyd (particolarmente attivo nel Bds), l’attore John Cusack, il regista britannico Ken Loach, la storica attivista dei diritti civili Angela Davis e la scrittrice Alice Walker.

«Deploriamo le tattiche di bullismo utilizzate per difendere l’ingiustizia nei confronti dei palestinesi e per sopprimere la libertà di coscienza di una artista.Sosteniamo il diritto di Lorde di prendere posizione», è scritto nella lettera che inoltre critica le organizzazioni che hanno attaccato la cantante neozelandese. A Lorde si erano rivolte nelle scorse settimane due attiviste, la palestinese Nadia Abu-Shanab e l’ebrea Justine Sachs, chiedendole di annullare che la performance programmata a Tel Aviv. «L’esibizione a Tel Aviv sarà vista come un supporto alle politiche del governo israeliano anche se non farai alcun commento politico», avevano sottolineato Abu Shanab e Sachs nel loro messaggio. Lorde successivamente ha annunciato l’annullamento della data in Israele affermando di aver fatto «la scelta giusta». Nena News

Xenofobia anti-casta nella campagna elettorale italiana

23.01.2018 – Roma Redacción Chile

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Xenofobia anti-casta nella campagna elettorale italiana

Di Federico Larsen

Il 2017 è stato un anno elettorale cruciale per l’Unione europea (UE), segnato dalla paura, non ancora superata, della consacrazione attraverso le urne di una nuova estrema destra neofascista nel continente. In 17 paesi diversi, le forze politiche con queste caratteristiche e una chiara impronta xenofoba hanno una rappresentanza parlamentare. In due paesi vi è un governo con queste caratteristiche (Polonia e Ungheria), e in altri sette forze di questo tipo fanno parte del potere esecutivo o lo sostengono dall’esterno.

Si tratta di organizzazioni con caratteristiche comuni: il rifiuto dell’immigrazione e della creazione di società multiculturale – di cui l’Unione liberale sarebbe un esempio -; la richiesta di maggiore autonomia nazionale, a scapito delle politiche comunitarie europee; il supporto di misure per proteggere le economie locali e contro il liberalismo; il rifiuto della “casta”, dello “stabilimento” o della leadership politica tradizionale, colpevole della crisi economica e dello sfacelo sociale dei loro paesi.

Di fronte alle elezioni generali in Italia, previste per il prossimo 4 marzo, tutte queste caratteristiche si possono trovare sparse in diversi partiti politici. Chi recentemente ha rilanciato la discussione sul razzismo è il candidato della coalizione di centro-destra che si candida a governare la ricca regione Lombardia, Attilio Fontana. Durante un’intervista radiofonica, ha detto in riferimento agli immigrati e ai rifugiati: “Se li accettassimo tutti, significherebbe che non esisteremmo più come realtà sociale, come realtà etnica”. “Dobbiamo scegliere: Decidere se la nostra etnia, la nostra razza bianca, la nostra società deve continuare ad esistere o se la nostra società deve essere eliminata: è una scelta”, ha concluso, riferendosi alla votazione del prossimo marzo.

Fontana, in testa in tutti i sondaggi nella regione, è un militante della Lega, ex Lega Nord, un partito che in passato ha promosso la secessione del ricco nord dal sud Italia per motivi economici e razziali, e che è arrivato al punto di chiedere il bombardamento delle imbarcazioni cariche di migranti da parte della marina italiana nel Mediterraneo.

Nel volubile panorama politico italiano, La Lega, fondata nel 1991, è il partito più anziano che competerà alle prossime elezioni. Alla fine del 2017 il suo nuovo leader, Matteo Salvini, ha completato il rinnovo dell’organizzazione con il cambio del nome e del logo. Un processo che era iniziato con la rinuncia della secessione – alle elezioni in sud Italia ha ottenuto un successo inaspettato- e concentrando la sua politica su tre basi: quella xenofoba, con la fine della migrazione-, -quella anti-europeista, con referendum sull’Euro-, e quello anti establishment, puntando sulla riduzione delle tasse-. Un programma che l’ha reso la quarta forza in Italia con una previsione di voto del 13% e un capitale politico sufficiente per potersi contendere la guida della coalizione a destra che ha annunciato un paio di settimane fa con Forza Italia dell’eterno Silvio Berlusconi – che ha un gradimento del 16% – ei postfascisti di Fratelli d’Italia che vedono un per nulla insignificante 5% nei sondaggi principali.

Colpisce il fatto che, nella preoccupazione europea per la crescita della destra xenofoba e anti-euro, è stato il condannato e interdetto ai pubblici uffici Berlusconi che ha assicurato alle autorità di Bruxelles che si sarebbe incaricato di tenere sotto la sua ala Salvini. L’alleanza della destra, che non ha ancora un nome ufficiale, raggiungerebbe circa il 36% dei voti, non abbastanza per formare un governo, ma sufficienti per arrivare primi.

L’altro grande partito che preoccupa Bruxelles è il Movimento 5 Stelle (M5S). Fondato nel 2007 da un comico, Beppe Grillo, nel pieno della crisi economica e della perdita di legittimità dei sindacati e della sinistra anticapitalista, il M5S è diventato il centro di attrazione per i giovani, i lavoratori precari e coloro che vogliono ribellarsi al “sistema”. Oggi è il partito politico con la più alta percentuale di voti nel paese secondo i sondaggi-35% circa.

Accusato dalla stampa e dai politici populisti europei, non è mai stato chiaro in certe definizioni politiche al di fuori dei problemi della corruzione e del cattivo governo. Rifiuta le categorie di destra e di sinistra perché anacronistiche; vedendo risorgere l’estrema destra e i suoi violenti attacchi xenofobi, respinse “la categoria fascista”, anch’essa perché anacronistica; non ha mai preso una posizione condivisa sull’immigrazione. Anche se non presentano un evidente pilastro xenofobo, è il grande partito anti-establishment, profondamente critico dell’integrazione europea, e sembrano ancora lasciare ai loro leader la linea politica riguardante ogni altra cosa.

Un capitolo a parte merita il movimento apertamente fascista CasaPound, che mira a raggiungere l’1% nelle prossime elezioni. Chiusura delle frontiere, uscita dall’UE, reddito di nascita per ogni figlio di italiani sono i capisaldi di questa organizzazione che ospita tra le sue fila molti dei responsabili di pestaggi, attacchi e anche accoltellamenti contro migranti e militanti di sinistra. Verso la metà del 2017 CasaPound è stata duramente criticata dalla stampa per i continui attacchi e le minacce contro i giornalisti. Ma Salvini, Berlusconi e parte della leadership nazionale hanno difeso il loro diritto di organizzazione.

Una certa dose di razzismo serpeggia anche nel centro-sinistra. Sulla questione dell’immigrazione, il Partito Democratico (PD) che ha governato finora a seguito dell’accordo parlamentare del 2013 con Berlusconi, ha preso decisioni più simili a quelle dei suoi colleghi di destra nel resto d’Europa che a quelle di un programma socialdemocratico.

Il patto con il governo libico per trattenere i migranti sulle coste libiche in cambio di cooperazione economica e militare è stato un duro fallimento per il ministro degli Interni Marco Minniti. Soprattutto dopo che si è saputo che i migranti bloccati venivano venduti come schiavi con la complicità delle autorità locali. Infine, la discussione sulla concessione della cittadinanza ai figli di stranieri nati in Italia, lo Ius Soli, ha finito con l’aprire la crisi nel PD. Ventinove dei suoi senatori erano assenti il giorno del voto, quindi non si è raggiunto il quorum e la legge è caduta.

Mentre a Bruxelles sperano che i risultati delle elezioni permettano di ricreare la grande coalizione tra il centro-sinistra (PD) e parte del centro-destra (Forza Italia, senza Lega) seguendo l’esempio tedesco, la maggioranza degli italiani in marzo voteranno per un partito che sostiene le idee della destra antieuropea. Un dato che, se confermato, potrebbe consolidare il passaggio dell’intero blocco verso il lato dello spettro ideologico, così da garantirne la continuità.

L’articolo originale può essere trovato a questa pagina.

 

Traduzione dallo spagnolo di Mariapaola Boselli