Il Piemonte brucia e con esso la nostra indifferenza

30.10.2017 – Daniel Tarozzi Italia che Cambia

Il Piemonte brucia e con esso la nostra indifferenza
(Foto di Italia che Cambia)

La Val di Susa e il Piemonte sono in fiamme. “Non sorprendiamoci almeno. Mentre le lacrime dovute al fumo o al dolore rigano i nostri volti non scagliamoci contro il piromane di turno o lo Stato assente”. Agiamo adesso. Spegniamo gli incendi e cambiamo la nostra energia.

Sono giorni che il Piemonte brucia. Giorni che vediamo foto, video o vere fiamme illuminare le notti di questo fine ottobre quasi estivo.

Giorni e notti che assistiamo impotenti allo svanire di ettari di terra, boschi, foreste, ecosistemi. Le nubi di fumo raggiungono le città, le fiamme lambiscono i paesi della Val di Susa, i canadair volano impotenti e allora qualcuno si accorge e si lamenta.

I piromani, borbotta qualcuno. Il fato ingrato esclama qualcun’altro. E invece, purtroppo, la causa è un’altra, la colpa è la nostra. Nostra che per anni abbiamo contribuito inerti e indifferenti al cambiamento climatico. Nostra che ci scaldiamo e combattiamo quando toccano la salute dei nostri figli, ma nulla facciamo per non cancellare il loro futuro.

Nostra che vogliamo la casa in inverno a 24 gradi e in estate a 16. Nostra che usiamo l’auto per andare a comprare il latte. Nostra che votiamo i politici in base alle false promesse sul lavoro e nemmeno gli domandiamo cosa intendono fare per clima e ambiente.

E ora, dopo decenni in cui si parla di cambiamento climatico, non piove da mesi. Il Piemonte è un’unica distesa di terra secca in cui per fortuna svettano ancora foreste millenarie. Ma se arrivano le fiamme…

Non soprendiamoci almeno. Mentre le lacrime dovute al fumo o al dolore rigano i nostri volti non scagliamoci contro il piromane di turno o lo Stato assente. Ricordiamoci di quante volte abbiamo ascoltato con insofferenza chi ci invitava a fare attenzione ai nostri consumi. Pensiamo a quante volte alla prima estate fresca abbiamo esclamato “altro che riscaldamento del pianeta”! Senza nemmeno sapere che il cambiamento climatico prevede sbalzi sempre più forti e non un caldo costante.

Luca Mercalli lo ha scritto anni fa. Dobbiamo preparci. Qui non si tratta più di fermare il cambiamento climatico, ma di adattarci al nuovo mondo che abbiamo costruito. Un mondo con siccità e bombe d’acqua, con estati lunghissime o estati assenti. Un mondo diverso ma ancora abitabile se decidiamo ADESSO, una volta per tutte, di fare di questa battaglia la nostra priorità.

Vogliamo un futuro per noi, per i nostri figli e per le altre creature che popolano i nostri boschi e le nostre pianure? Allora fermiamo il cambiamento climatico. Informiamoci, cambiamo stile di vita, agiamo, votiamo con coscienza. E, nel frattempo, spegniamo questi incendi.

Per sapere cosa puoi fare concretamente vai alla sezione clima delle visioni 2040. Scopri come puoi cambiare il tuo impatto e cambia gestore di energia elettrica passando ad uno cento per cento rinnovabile!

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Campagna una persona, un voto: grazie di cuore a tutte e tutti

29.10.2017 – Viterbo Peppe Sini

Campagna una persona, un voto: grazie di cuore a tutte e tutti
(Foto di Oxfam Italia via Flickr.com)

Grazie di cuore a tutte e tutti coloro che hanno aderito all’iniziativa dell’appello “Una persona, un voto”.
Con il voto del Senato sulla nuova legge elettorale è evidente che in questa legislatura non si è ottenuto, e non si otterrà quindi nemmeno nei prossimi mesi, il riconoscimento del diritto di voto per tutte le persone che in Italia stabilmente vivono, né per le elezioni politiche né per quelle amministrative.
La campagna “Una persona, un voto” proseguirà tentando di riproporre l’obiettivo nella prossima legislatura.

In questi mesi anche i nostri sforzi saranno vieppiù concentrati a sostegno dell’approvazione da parte del Senato della legge cosiddetta sullo “ius soli / ius culturae”, approvazione ancora possibile, ed al cui ottenimento può essere utile ogni iniziativa d’informazione, documentazione e coscientizzazione che aiuti tanto i parlamentari e le forze politiche quanto l’opinione pubblica nel suo insieme a comprendere di cosa si tratti: siamo infatti certi che se si esce dalle mistificazioni e si coglie la verità della proposta nei suoi reali termini, ebbene, ogni persona dotata del ben dell’intelletto esprimerà il suo convinto sostegno ad essa.
Non è infatti possibile negare che un bambino ovvero una bambina, un ragazzo ovvero una ragazza, nati in Italia, cresciuti in Italia, che studiano in Italia, che vivono nella comunità, nella lingua e nella cultura italiane, possano essere ritenuti alieni: sono con tutta evidenza cittadine e cittadini italiani ancor prima di aver compiuto i diciotto anni, quando la legge vigente già riconosce loro il diritto di decidere di essere cittadini italiani con una semplice dichiarazione personale.
Perché quindi continuare a umiliare e perseguitare dei bambini?
Perché quindi continuare a negare la flagrante realtà che chi nasce e vive in Italia è un cittadino italiano?
Ad eccezione di un’infima minoranza di pervertiti, nessuno in Italia vuole essere un persecutore di bambini.
Ad eccezione di un’infima minoranza di razzisti, nessun senatore potrebbe in scienza e coscienza negare il suo voto a una legge che prende atto della realtà e riconosce a bambine e bambini, ragazze e ragazzi, un diritto che loro appartiene: il riconoscimento giuridico del fatto inconfutabile che sono parte del popolo italiano, che sono cittadini italiani.

Si ha sovente l’impressione che l’Italia stia precipitando nel baratro del razzismo; e non perché la maggioranza del popolo italiano sia razzista, che anzi dà ogni giorno mille prove del contrario, ma perche’ tanta parte del sistema dei mass-media e del ceto politico il razzismo fomentano ovvero ad esso si arrendono. Ebbene, è compito di ogni persona impegnarsi per contrastare il razzismo e difendere la vita, la dignità e i diritti di tutti gli esseri umani. Qui ed ora, come sempre ed ovunque.
*
Il razzismo è un crimine contro l’umanità.
Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignità, ai diritti.
Vi è una sola umanità.
Ogni vittima ha il volto di Abele.

Il Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” di Viterbo, che coordina l’iniziativa dell’appello “Una persona, un voto”

Dichiarazione della Repubblica Catalana: un sogno che si realizza

28.10.2017 Redazione Italia

Quest’articolo è disponibile anche in: Inglese, Spagnolo, Tedesco, Catalano, Greco

Dichiarazione della Repubblica Catalana: un sogno che si realizza
(Foto di Raquel Paricio)

Ieri, 27 ottobre 2017, il Parlamento della Catalogna ha dichiarato l’indipendenza. Sappiamo che si tratta di una risposta simbolica che avrà ancora molta strada da fare prima di tradursi nella Repubblica Catalana, ma la gravità della situazione politica ha portato all’accelerazione del processo. Sei ore dopo, il Governo Rajoy ha destituito il governo catalano, convocando però elezioni a dicembre.

Si sapeva il rischio che si sarebbe corso, non poteva andare diversamente, in quanto tutti i treni andavano sullo stesso binario, ma in direzioni opposte. La Plaza Sant Jaume, luogo in cui si trova il Palazzo della Generalitat e l’Ayuntamiento, era una festa di un’allegria debordante. Il sogno di generazioni di catalani ha visto la luce e una tale allegria, cosciente o incosciente riguardo le possibili ripercussioni, dev’essere ascoltata, perché l’allegria di un popolo la si ottiene con azioni coerenti e in questo caso la coerenza è stata quella di chiedere di poter esprimere un’opinione, il desiderio di generazioni per il rispetto verso una cultura, un popolo, e il desiderio di un governo che prescinda dalle istituzioni imposte e, andando oltre, da leggi non votate dagli attuali cittadini.

La dichiarazione è stata effettuata con la frase: “La Repubblica Catalana si costituisce come stato indipendente e sovrano”, con 70 voti favorevoli, 10 contrari e 2 in bianco, per un totale di 135 deputati. “Ci saranno tempi difficili, tesi, ma non abbiamo altra alternativa” dichiara Marta Rovira, portavoce di Junts pel Sí (coalizione di indipendentisti). La risposta di Rovira è stata chiara: “Siamo qui per attuare il mandato del 1 ottobre… i cittadini ci hanno garantito il paese e ora tocca a noi garantire loro lo Stato”. Le sue dichiarazioni sono proseguite in modo incisivo, dando il potere al cittadino: “Costruire uno stato come ci proponiamo di fare, significa che il potere dello Stato non può mai trovarsi al di sopra del potere del popolo”.

Con tali dichiarazioni e l’azione del popolo catalano alle urne il 1 ottobre, non resta altro che pensare al progetto futuro: le leggi dovranno essere determinate dal popolo, dai cittadini, rinnovandosi secondo il cambiamento dei tempi.

 

 

Traduzione dallo spagnolo di Cristina Quattrone

 

Firenze: canzoni contro la guerra

27.10.2017 Redazione Italia

Firenze: canzoni contro la guerra

Domenica 5 novembre si terrà al Teatro “L’Affratellamento” – via Giampaolo Orsini  73 a Firenze, per il sesto anno, l’iniziativa “Canzoni contro la guerra”, promossa dall’Istituto “Ernesto De Martino”, dal Comitato “Fermiamo la guerra”, dall’ANPI e dalla Camera del Lavoro CGIL di Firenze, dal Coro “LeMusiQuorum”, dal Circolo ARCI “L’Affratellamento”.
Mentre si festeggia ufficialmente, il 4/11, l’Esercito italiano e la vittoria nella guerra ’15/18, costata centinaia di migliaia di vittime – soldati mandati al macello nell’assurdo tentativo di conquistare pochi metri di terra o fucilati nelle numerose decimazioni per “codardia” -, si vuole dare vita ad un incontro antimilitarista, contro la violenza bellica e terrorista, per la pace “senza se e senza ma”. Convinti che sia estremamente necessario, mentre numerose guerre sono in atto in varie parti del pianeta e si ripresenta con forza la minaccia atomica, rilanciare il movimento pacifista (per sostenere la riduzione drastica delle spese militari, per battersi per l’uscita dell’Italia dalla NATO, per appoggiare la messa al bando delle armi nucleari, promossa all’ONU da 122 paesi – rivendicando con energia che anche il nostro paese aderisca a questo atto di grande civiltà -).

Quest’anno il 5 novembre saranno a “L’Affratellamento”:

i cori “LeMusiQuorum” e “Le Mnemosine”,
il Gruppo “L’Albero della libertà” con lo spettacolo “Maledetti studenti italiani che la guerra l’avete voluta – canzoni e letture contro la guerra -” (realizzato in collaborazione con il Circolo “Gianni Bosio” di Roma),
Alessandro Portelli e Vanessa Roghi che presenteranno il libro “Calendario civile”,
i Fratelli Rossi con le loro canzoni.
Al termine seguirà un buffet. L’ingresso è gratuito (con contributi volontari e consapevoli del fatto che tutto si regge sull’autofinanziamento).
L’iniziativa è dedicata a ICAN, l’organizzazione no profit – raccoglie 406 organizzazioni partner presenti in 101 paesi – che si batte per l’abolizione delle armi nucleari (ispiratrice della loro messa al bando in ambito ONU) e che proprio per questo ha ricevuto recentemente il Premio Nobel per la pace, e ad Alberto L’Abate, che ci ha lasciato in questi giorni (Alberto è stato un punto di riferimento importantissimo, tenace e combattivo – con le armi della nonviolenza – di tutto il movimento pacifista, ed ha continuato la sua lotta per il disarmo atomico, e non solo, fino all’ultimo).

Make your crane: in moto la campagna per trasformare i missili in gru

27.10.2017 Redazione Italia

Make your crane: in moto la campagna per trasformare i missili in gru

La campagna Make your Crane è in moto.  Il primo invio di gru per la pace  è in corso e si concluderà il 30 Ottobre. Nel frattempo, sul sito e su You Tube, è disponibile il video  tutorial della campagna

Tra gli invii particolarmente significativi quello dal Giappone di Toshiko Tanaka e famiglia. La signora è  una hibakusha (superstite di Hiroshima) che è venuta in Italia due anni fa e che Pressenza ha avuto il piacere di intervistare.

La campagna comprende tre invii:

Istruzioni complete : Download

Galleria | turn MISSILES into CRANES

Sito web: http://missilesintocranes.org/it/home-2/

 

A Milano il forum internazionale per il diritto alla salute

26.10.2017 Vittorio Agnoletto

A Milano il forum internazionale per il diritto alla salute

Il 5 e 6 novembre si riunirà a Milano il G7 sulla salute; i potenti della terra discuteranno su come trarre ulteriore profitto dalla nostra salute e dalla devastazione del pianeta…

Decine di associazioni, da anni attive nella difesa della salute collettiva, hanno costituito il comitato “La salute senza padroni e senza confini” che, insieme al GUE/NGL – il gruppo della Sinistra Unita Europea al Parlamento europeo – e al gruppo consiliare “Milano in Comune”, organizza il “FORUM INTERNAZIONALE PER IL DIRITTO ALLA SALUTE E ALL’ACCESSO ALLE CURE” che si svolgerà a Milano sabato 4 novembre c/o lo spazio ” BASE” in via Bergognone 34, dalle 9 alle 19.
Vi parteciperanno: scienziati, medici, ricercatori provenienti da tutta Europa, dalla Turchia e dall’India, europarlamentari ed esperti di sanità di Podemos e del Sinn Fein.
Tutte le informazioni del Forum sono disponibili ai link: Forum internazionale la salute è un diritto di tutti
Il programma è in allegato ed è consultabile anche al link: Programma , quando la pagina si apre è necessario scendere brevemente.
L’obiettivo è quello di elaborare proposte concrete e realizzabili sui medesimi temi sui quali la ministra Lorenzin ha convocato il G7: le conseguenze sulla salute dei cambiamenti climatici e l’accesso ai farmaci.

Il giorno seguente, domenica 5 novembre, sempre a Milano, ma c/o il “Residence AldoDice26x1” in via Oglio 8, dalle 9 alle 17 si svolgerà l’incontro nazionale dei movimenti e delle associazioni impegnate nella difesa della salute..

Italy’s parliamentarians spearhead efforts to ratify ban treaty

26.10.2017 ICAN France

Italy’s parliamentarians spearhead efforts to ratify ban treaty
More than 200 Members of Parliament from most Italian parties have signed the ICAN parliamentary pledge and thereby committed themselves “to work for the signature and ratification” of the nuclear ban by the Italian Government. Italy is now well-positioned to advance the conversation on the Treaty on the Prohibition of Nuclear Weapons within the NATO alliance.The largest group of signatories comes from the main governing party, the Partito Democratico (affiliated with the S&D at European level). Stella Bianchi (PD) spearheaded this effort, and actively invited parliamentarians from all parties to join the ICAN pledge. In doing so, she noted that the “inhumane nature of nuclear weapons and their devastating impact has for decades been testified by the Hibakusha, the survivors of Hiroshima and Nagasaki. Recent, terrible menaces evoking the recourse to nuclear arsenals have convinced us of the absolute necessity to work for the abolition of all nuclear arms, including via the full implementation of the non-proliferation treaty (NPT) and working towards a signature, also by our country, of the treaty prohibiting nuclear weapons.”“We welcome the strong support ICAN received from across the political spectrum. It’s particularly encouraging to see so many supporters from the government: We count on them to push Italian ratification of the ban treaty, building on the resolution adopted on 19 September” says Leo Hoffmann-Axthelm, ICAN’s Brussels representative.The resolution adopted last month had instructed the Italian Government to “explore” possibilities to ratify the ban treaty in line with alliance commitments. “This shows that Italy is willing to play a leading role within NATO in driving the conversation forward, and clarifying that there is no inherent contradiction between the North Atlantic Treaty and the prohibition of nuclear weapons”, continued Hoffmann-Axthelm.In spite of NATO’s recent positioning, the alliance has traditionally been flexible for the wishes of its members, and open to opt-outs from specific policy areas, such as nuclear planning. Similar processes unfolded when parts of the alliance joined the bans on cluster munitions in 2008 and landmines in 1997.“The broad support for ICAN’s pledge reflects Italian public opinion, which has long favoured the prohibition of these weapons. The ban treaty can be an occasion to finally make progress for nuclear disarmament”, concluded Francesco Vignarca, coordinator of ICAN-partner Rete Italiana per il Disarmo.

Donatella Duranti and Michele Piras, for the MDP said: “Stopping the nuclear threat and war is an act of love towards the whole of humanity. The mother of all causes that it is worth pursuing. It is for these reasons that we support the call of ICAN.”

Tatiana Basilio of the Movimento 5 Stelle: “Our group at the Chamber of Deputies has long supported nuclear disarmament, with concrete and real undertakings, represented also in parliamentary motions. Our hope is that all of these voices be heard by the highest levels of the political world.”

Giuseppe Civati, of Possibile: “Thanks to ICAN’s efforts, the United Nations has in July adopted the Treaty on the Prohibition of Nuclear Weapons, open for signatures since 20 September. (…) Italy is not yet among the signatories, and has not at all distinguished itself in the process leading towards itsw adoption. This year’s Nobel Prize must lead to a renewed call for Italy to speedily ratify this treaty.”

 

21 mesi senza Giulio, 21 mesi senza la verità. Quanto interessa al governo?

25.10.2017 Riccardo Noury

21 mesi senza Giulio, 21 mesi senza la verità. Quanto interessa al governo?
(Foto di Flavio Lo Scalzo)

Il 25 gennaio 2016 il nome di Giulio Regeni si aggiungeva a quelli dei tanti egiziani e delle tante egiziane vittime di sparizione forzata dall’ascesa al potere, nel luglio 2013, di Abdelfattah al-Sisi. Pochi giorni dopo, il 3 febbraio, il nome del nostro ricercatore si aggiungeva a quelli dei tanti egiziani e delle tante egiziane assassinati con la tortura.

Sono trascorsi 21 mesi da quel 25 gennaio e ancora le autorità egiziane si ostinano a non rivelare i nomi di chi ha ordinato, di chi ha eseguito, di chi ha coperto e ancora copre il sequestro, la tortura e l’omicidio di Giulio.

Un’ostinazione sempre meno faticosa, in realtà. Non certo per colpa dei genitori di Giulio, della loro avvocata, della campagna “Verità per Giulio Regeni” e dei coraggiosissimi difensori dei diritti umani egiziani che se la passano sempre peggio.

Se le autorità egiziane hanno vita sempre più facile, la responsabilità ricade sul governo italiano.

Il 14 ottobre, due mesi dopo la decisione di far tornare l’ambasciatore al Cairo e un mese dopo il suo reinsediamento, Amnesty International Italia ha chiesto al primo ministro Gentiloni e al ministro degli Esteri Alfano di sapere quali dei tanto pubblicizzati “passi avanti” verso la verità fossero stati da allora sollecitati e raggiunti.

A quella lettera non è ancora pervenuta una replica. Nessuno stupore: cosa avrebbero dovuto rispondere dopo un mese in cui l’ambasciatore italiano al Cairo si è speso soprattutto per promuovere il ritorno in massa del turismo in Egitto e per favorire la prima visita istituzionale di alto livello nel paese, quella del sottosegretario agli Esteri Amendola?

Naturalmente, non è mancato neanche in questo caso un riferimento a Giulio. Ci si fa bella figura e si dà l’idea di perseverare nella ricerca della verità.

Il comunicato stampa della Farnesina, datato 23 ottobre, menziona “l’auspicio dell’Italia che il ristabilimento delle relazioni diplomatiche a livello di Ambasciatori del settembre scorso vada di pari passo con l’aspettativa, fortemente sentita e condivisa unanimemente dall’opinione pubblica e dalle istituzioni italiane, di sviluppi positivi nella collaborazione giudiziaria sulla barbara uccisione di Giulio Regeni”.

Rileggetelo. Si auspicano, si aspettano “sviluppi positivi”.

Questo è invece il comunicato stampa con cui il 14 agosto il ministro degli Esteri Alfano aveva annunciato il ritorno dell’ambasciatore al Cairo:

“Alla luce degli sviluppi registrati nel settore della cooperazione tra gli organi inquirenti di Italia ed Egitto sull’omicidio di Giulio Regeni, di cui fa stato il comunicato congiunto emesso oggi dalla Procura della Repubblica di Roma e dalla Procura Generale de Il Cairo, il Governo italiano ha deciso di inviare l’Ambasciatore Giampaolo Cantini nella capitale egiziana…”

Rileggetelo. Due mesi fa gli sviluppi erano acclarati, certi. Ora sono “auspicati”, “attesi”. Passi indietro, dunque, altro che “passi avanti”!

Il governo italiano vuole davvero cercare la verità per Giulio Regeni?

Dubitare è lecito. Forse anche doveroso

Maroni fa un mezzo flop, ma il perdente si chiama Pd

23.10.2017 Luciano Muhlbauer

Maroni fa un mezzo flop, ma il perdente si chiama Pd

Mentre scriviamo mancano ancora i dati definitivi sull’affluenza e non sappiamo quando arriveranno. Anche da questo punto di vista il referendum di Maroni non è stato proprio un successone, ma una serie di considerazioni politiche possono essere già fatte.

Meno del 40% di affluenza (la vittoria bulgara dei sì era scontata) per una battaglia che era stata presentata come una mezza rivoluzione è davvero poca cosa. Se poi guardiamo al numero di votanti, vediamo che equivalgono grosso modo al numero di elettori di Maroni più quelli della candidata presidente del M5S (anzi qualcosina in meno) delle regionali 2013, senza contare che ora anche una parte significativa del Pd lombardo aveva invitato ad andare alla urne. Eppure, Maroni non ne esce con le ossa rotte, bensì come un vincente, sebbene non proprio trionfale. Un po’ perché trainato dal successo annunciato di Zaia, ma soprattutto perché la vera posta in gioco in questo referendum era tutta politica e non certo la questione dell’autonomia.

Dal punto di vista delle possibilità di avere maggiore autonomia e più tasse in Lombardia non cambia assolutamente nulla con questo referendum. La situazione è esattamente quella di prima. Anzitutto perché siamo in scadenza di legislatura e quindi qualsiasi trattativa vera e concreta sarà fatta dal nuovo governo regionale con il nuovo governo nazionale. Ora si farà solo campagna elettorale. In secondo luogo, il modesto dato dell’affluenza non aggiunge nulla in termini di legittimità alla richiesta di attivare l’art. 116 della Costituzione, visto che nel 2013 Maroni fu eletto Presidente in elezioni vere su un programma anche più radicale in termini di richiesta di autonomia (il famoso “75% di tasse devono rimanere in Lombardia”).

Ma poi, appunto, non mosse un dito in direzione dei suoi impegni elettorali.

Eppure, Maroni esce lo stesso bene da questo referendum. Già, perché i veri obiettivi politici della mossa erano due: primo, imporre la proprio iniziativa e il proprio terreno per la campagna elettorale delle regionali che si terranno a primavera e, secondo, dimostrare a suon di milioni di votanti che il partito nazional-sovranista di Salvini deve scendere a patti con i capi del lombardo-veneto. E non si può dire che, da quel punto di vista, la mossa non sia riuscita. Infatti, è il Pd che esce indebolito dalla contesa, perché costretto a rincorrere un terreno e un’iniziativa altrui e perché si è fatto spaccare dal referendum leghista, con una parte che invitava a votare sì e un’altra parte che diceva di astenersi (in realtà c’erano anche esponenti lombardi che invitavano a votare no). E anche nei confronti di Salvini c’è un indubbio rafforzamento di Maroni e Zaia.

Infine, c’è un ultimo dato da sottolineare, cioè la forte e visibile astensione da parte dell’elettorato milanese. C’è sempre stata una differenza tra il capoluogo e il resto della Regione (così come in generale tra capoluoghi e province), ma questa volta emerge in maniera molto più nitida. Ci mancano ancora i numeri definitivi, ma la città metropolitana ha di fatto snobbato il referendum di Maroni, vivendolo come un fatto estraneo. E sappiamo tutti che questo non è dovuto a una poco credibile convinzione “centralista” o “statalista” dei milanesi, ma piuttosto a una sempre più forte tendenza di considerare Milano e l’area metropolitana come un soggetto che deve trattare in autonomia con il governo centrale, senza necessità di passare da una Regione più forte. Non esprimo giudizi, ma è senz’altro un dato su cui ragionare.

E come sempre, alla fine di ogni discorso, arriva il momento della fatidica domanda: “ma la sinistra?”. Già, perché la sinistra anche in questa occasione ha inciso poco e ha determinato poco. Non è nemmeno riuscita ad esprimere una posizione unica, visto che la maggioranza ha optato per l’astensione (posizione che ho condiviso) e che un’altra parte ha deciso di andare a votare no (posizione che rispetto, ma che non ho capito e che continuo a non capire). Ma attenzione, queste mie considerazioni non vogliono essere il solito piagnisteo autolesionista, perché sappiamo tutti che le cose non potevano andare diversamente. I problemi da affrontare e da risolvere a sinistra per poter ricominciare ad incidere sono ben altri e nessuna tattica referendaria avrebbe potuto fungere la pozione magica. Ma era giusto ricordarlo.

Aggiornamento: verso mezzogiorno sono arrivati i dati definitivi dell’affluenza che a livello regionale si attesta al 38,25% (a Milano città è appena sopra il 20%). I risultati vengono pubblicati sul sito dedicato https://referendum.regione.lombardia.it/  (quando e se raggiungibile)

Grande manifestazione a Berlino “contro l’odio e il razzismo”

23.10.2017 Maga Navarrete

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Grande manifestazione a Berlino “contro l’odio e il razzismo”

Domenica 22 ottobre si è svolta a Berlino una grande manifestazione per protestare contro l’“odio e il razzismo in Parlamento”, mentre i deputati del partito nazionalista  e xenofobo Alternativa per la Germania, eletti di recente, si preparano a entrare in carica.

Il nuovo Parlamento si riunirà per la prima volta martedì. I suoi 709 deputati comprendono 92 rappresentanti di Alternativa per la Germania (AfD, secondo le sue iniziali in tedesco), che nelle elezioni del mese scorso ha ottenuto il 12,6% dei voti. E’ la prima volta che l’AfD è presente nel Parlamento nazionale.

 

La marcia è iniziata alla Porta di Brandeburgo ed è arrivata fino all’edificio del Reichstag, sede del Parlamento tedesco.

I partecipanti portavano cartelli che dicevano: “Prima l’umanità”, “Fermiamo l’AfD” “Non c’è spazio per il razzismo” e “Il mio cuore batte per la diversità”.