Venezuela: ore decisive per il futuro della rivoluzione

30.07.2017 – Caracas La Bottega del Barbieri

Venezuela: ore decisive per il futuro della rivoluzione
Geraldina Colotti in Venezuela (Foto di Geraldina Colotti in un precedente viaggio in Venezuela)

di Geraldina Colotti (*)

Nell’ascensore dalle porte capestro, un ragazzo dal sorriso aperto impedisce alla nuova venuta di rimetterci il naso. Scambio di battute. Dove sta andando, perché si trova qui? Quando si è da sole in Venezuela in un momento simile, un po’ di prudenza nelle risposte non guasta. La sera prima ci siamo incappate in un esagitato portoghese che guidava il taxi imprecando contro Maduro come si brontola contro il cambio del tempo: dava per scontato che un’europea dovesse essere d’accordo con lui a prescindere. Perciò ora restiamo nel vago.

Ribaltiamo la domanda: “Lei che fa?” “Operaio petrolifero – dice il ragazzo – vengo dal Zulia per presentare al presidente di Pdvsa un progetto di lavoro che la mia squadra ha messo a punto: si risparmia sui tempi, sui costi e con una miglior qualità di lavoro sulle piattaforme”.

La storia ci interessa. Siamo nelle 48 ore dello “sciopero generale” proclamato dall’opposizione che, secondo i media internazionali, avrebbe avuto un’adesione superiore al 90%. Qual è l’umore fra gli operai petroliferi, nerbatura della principale ricchezza del paese?

Il ragazzo racconta. Lavorare sulle piattaforme – spiega – è sempre stato il suo sogno. Prima di Chavez, però, era difficile accedere senza specializzazione per una famiglia povera, poi c’erano le mafie del lavoro, le tangenti, certe vie gerarchiche da seguire. Insomma, poche possibilità. Dopo la vittoria di Chavez, nel 1998, le cose cambiano. Il giovane si fa avanti, lo mettono alla prova: “Osservavo tutto e prendevo nota – dice ora – porto sempre con me un quaderno come questo. Gli operai più esperti sono stati i miei maestri. La storia del colpo di Stato e della serrata petrolifera padronale, mi ha insegnato il resto”.

Il golpe contro Chavez del 2002. Il giovane partecipa alla resistenza operaia contro il tentativo di ri-privatizzare la Pdvsa attraverso uno sciopero che metta in ginocchio il paese. “Abbiamo cacciato i sabotatori, imparato che si può fare da soli – racconta ancora – e ce l’abbiamo fatta. Ce la faremo anche ora”. I punti di forza? “Le possibilità di crescita, la progettualità, l’ambiente di lavoro, il rispetto per le donne che abbiamo imparato nei fatti. Prima, quasi non si erano viste donne nei lavori di massima competenza, che si pensava fossero riservati agli uomini. Oggi stanno con noi nelle piattaforme, spesso sono più brave. E’ normale che ci sia rispetto. E’ importante, questo: è la rivoluzione bolivariana”.

I punti di debolezza? “Il sabotaggio interno, la lentezza, certi leader sindacali da cui non ci sentiamo rappresentati. Per questo la classe operaia sta con Nicolas, sta con l’Assemblea nazionale Costituente. Le destre parlano di dittatura. Ma quale dittatore avrebbe messo nelle mani del popolo il destino del processo bolivariano? E guardiamo che succede in Brasile: la prima cosa che hanno azzerato è la legge del lavoro e delle pensioni”

Nella maggioranza della capitale, nella maggioranza del paese, tutto è aperto e si produce. Secondo il monitoraggio dei media indipendenti, anche negli Stati governati dall’opposizione la percentuale di chi ha scioperato nelle fabbriche è minima (tra il 10 e il 18%). Nelle zone agiate di Caracas, invece, continuano le violenze benché in proporzione più ridotta: anche grazie all’attivazione del Plan Zamora, il piano di prevenzione dispiegato dal governo per garantire il voto del 30 in sicurezza. Nel Merida vi sono stati scontri e un morto.

Ieri pomeriggio abbiamo partecipato alla presentazione del libro di Jorge Valero, poeta e politico di lungo corso, nel Teatro Carreno: un luogo di cultura partecipata, aperto a ogni tipo di espressione artistica. Nel parco adiacente, si svolge la Fiera del Libro. Il Difensore del Popolo, Tareck Saab ha annunciato l’arrivo di altre sanzioni provenienti da Trump e rivolte ai leader del chavismo.

Il presidente Maduro ha consegnato ai “sanzionati” la copia della spada di Bolivar. Eravamo insieme ai deputati spagnoli di Izquierda Unida. L’accoglienza dei compagni venezuelani riscalda: “Grazie di essere di nuovo qui”.

Poi si va tutti al bar del Teatro, luogo d’incontro e di cultura. Salutiamo una compagna del movimento Ni una menos che distribuisce inviti per una pièce teatrale contro la violenza di genere: “Siamo un gruppo di ragazze che ha vissuto un’esperienza di strada – spiega – e che ora portiamo in scena”. Il movimento delle donne, nelle sue diverse articolazioni, partecipa all’Assemblea costituente, spinge in avanti i contenuti più avanzati e le conquiste della rivoluzione bolivariana. Ci sono le candidate trans, l’attivissimo movimento Lgbtqi che tra un po’ conclude a Caracas la sua campagna elettorale.

Al nostro tavolo, ci sono anarchici internazionalisti e comunisti “spinti” che criticano “l’attendismo” del governo e “l’eccesso di moderatismo”. In qualche modo, riescono a intendersi: in ogni caso, mai con le oligarchie, mai con quegli ex funzionari come la Procuratrice generale, che ora chiedono sanzioni alla “comunità internazionale”. Ci sono palestinesi, siriani, baschi, svizzeri, colombiani. Si parla dei 100 anni della rivoluzione sovietica, dello Stato dei Soviet come prospettiva dell’Assemblea Costituente, dei problemi del socialismo, dei tradimenti, del disorientamento delle sinistre in Europa, della necessità di costruire un forte movimento internazionale. Si fa fatica a sentire, dal palco arriva il jazz cantato di un duo di ragazze. Notevole.

Il cellulare di un compagno squilla: “E’ la mia ragazza – dice – che vive nell’est di Caracas. Hanno minacciato la sua famiglia, non sa come andare a votare. Poco fa hanno sparato sulla polizia, che però ha risposto…” Facciamo un ultimo giro di “cocuy”, un liquore regionale, poi ci riaccompagnano in una macchina senza specchietti retrovisori. “Tranquilla – dice il guidatore – ho fatto un corso di garante di prossimità per la sicurezza alla Pdvsa”. Non abbiamo tempo di entrare nel merito. Prima, il compagno alla guida ci aveva raccontato la sua storia, che esemplifica un pezzetto di società venezuelana: famiglia ebraica sfuggita miracolosamente al nazismo, figlio di guerriglieri, ha un cognome spagnolo e origini jugoslave. Suo padre è un esempio, qui: come Jorge Rodriguez, padre della ex ministra degli Esteri Delcy Rodriguez, di cui ricorre l’uccisione in questi giorni. Rodriguez è stato torturato e ucciso in una caserma dei servizi di sicurezza durante gli anni della IV Repubblica, quella delle democrazie di Punto Fijo. Quella a cui le destre vorrebbero tornare.

Torniamo nella nostra abitazione. A poca distanza da noi, c’è l’ex presidente spagnolo Zapatero. Abbiamo visto un via-vai di dirigenti di opposizione. Ieri Zapatero è andato a trovare anche il leader di Voluntad Popular Leopoldo Lopez, agli arresti domiciliari. Il dialogo continua, per scongiurare la guerra civile. Ma la moglie di Lopez, Lilian Tintori, e il resto della famiglia è partita per Miami. Le prossime 72 ore – secondo Trump e le destre che ne eseguono gli ordini – saranno decisive. Ora sono le 9 di mattina. Ci affrettiamo a uscire. La città si muove.

*Post Facebook dell’Autrice riproposto su gentile concessione e pubblicato sul sito web http://www.lantidiplomatico.it

 

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“Non ci sono più scuse: Milagro Sala deve essere liberata”

29.07.2017 Redacción Madrid

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo

“Non ci sono più scuse: Milagro Sala deve essere liberata”

Nonostante  le operazioni del governo nazionale per evitare che la Commissione InterAmericana sui Diritti Umani (CIDH) sentenziasse sulla detenzione arbitraria di Milagro Sala, l’organismo internazionale ha emesso l’ingiunzione è stata richiesta da CELS, Amnesty International e ANDHES e ha ordinato che il governo nazionale, in quanto parte del sistema interamericano,  deve provvedere al rilascio immediato richiesto dal Gruppo di lavoro sulle Detenzioni arbitrarie delle Nazioni Unite o, in alternativa, concederle gli arresti domiciliari o la libertà vigilata elettronicamente; la CIDH ha confermato che considera la detenzione di Milagro Sala  arbitraria. La risoluzione richiede al potere esecutivo anche il rispetto dei trattati internazionali che hanno rango costituzionale e che sono legge in Argentina. Il motivo della risoluzione sta nel fatto che Milagro “è in una situazione di gravità e urgenza, in quanto i suoi diritti alla vita e all’integrità personale corrono il rischio di un danno irreparabile”, come è stato possibile constatare durante la visita del 16 giugno. Hanno anche messo in guardia circa il rischio di criminalizzazione della protesta e hanno sottolineato che la detenzione preventiva “dovrebbe essere limitata dai principi di legalità, di presunzione di innocenza, di necessità e di proporzionalità e che non può essere in alcun caso una misura punitiva”, “lo Stato deve assicurare che la regola sia la libertà degli imputati, mentre se ne accerta la responsabilità penale e che le caratteristiche personali del presunto autore e la gravità del reato di cui è accusato non sono, di per sé, una giustificazione sufficiente per la detenzione preventiva”.

 

Ha inoltre stabilito che lo Stato Argentino ha 15 giorni di tempo per comunicare in che modo intenda dare seguito alla risoluzione.

 

“Si tratta di una grande vittoria del team di difesa di Milagro che fin dall’inizio ha denunciato l’illegalità dell’arresto e le molestie in carcere e della magistratura di Jujuy manovrata  dall’ esecutivo. E’ anche  la vittoria delle  organizzazioni per i diritti umani che ci hanno accompagnato per denunciare al mondo il vero affronto alla legalità e, naturalmente, una grande vittoria del Cels, di Amnesty, di ANDHES e del Comitato per la libertà di Milagro Sala che hanno sostenuto questa lotta e permanentemente sottolineato che in questo caso sono state violate tutte le garanzie costituzionali e sospeso lo stato di diritto a Jujuy con l’appoggio di Mauricio Macri “, ha detto Alejandro ‘Coco’ Garfagnini, portavoce della Tupac Amaru.

 

“Ancora una volta le agenzie internazionali vengono a fare giustizia sulle gravi violazioni dei diritti umani nel nostro paese nel caso di Milagro, così come è accaduto all’epoca del terrorismo di Stato. La Commissione ha ritenuto che il caso dei Milagro abbia gli standard di urgenza, che sia grave e irreparabile e che questa ingiunzione sia legata alla salvaguardia del diritto alla vita e all’integrità fisica, sottolineando che questo arresto è legato a la fatto che Milagro è un leader sociale, donna e indigena “, ha detto Elizabeth Gomez Alcorta, del team di difesa di Milagro Sala.

 

A sua volta, dal Comitato per la libertà di Milagro Sala hanno sottolineato che “nonostante si sia cercato di mettere tutti i bastoni tra le ruote, formalmente era lo Stato nazionale che ha invitato la CIDH a Jujuy. Così ora non potranno fare i distratti con questa risoluzione. Francisco Eguiguren è stato molto chiaro su questo punto quando ha visto Milagro Sala nel carcere di Alto Comedero, quando ha detto che ‘la Commissione è consapevole che le sue raccomandazioni sono fatte affiché lo Stato le compia. Ci rendiamo conto che gli Stati fanno parte di un sistema internazionale e quindi le raccomandazioni devono essere messe in pratica.”

 

Nel decreto di ingiunzione emesso oggi dalla Commissione, l’agenzia chiede al governo federale di “prendere le misure necessarie per garantire la vita e l’integrità fisica dei Milagro Sala nel contesto di detenzione preventiva in cui attualmente si trova “. Si richiede inoltre al governo nazionale di  “organizzare  con la beneficiaria e i suoi rappresentanti le misure da adottare tenendo conto del carattere eccezionale della detenzione preventiva e del peggioramento della situazione, del rischio per la vita e l’integrità personale come conseguenza delle peculiarità che hanno il protrarsi della detenzione della beneficiaria, le presunte molestie subite e la necessità di salvaguardare tali diritti; le autorità competenti adottino, alla luce delle norme descritte, alternative alla custodia, come l’arresto domiciliare in modo che la signora Milagro Sala possa affrontare in libertà il processo eventualmente anche con misure quali il controllo elettronico”.

 

Ricordiamo che i commissari Francisco Eguiguren ed Esmeralda Arosamena di Troitiño, accompagnati dall’avvocato per i diritti umani, Jorge Meza, hanno visitato Milagro Sala nella sezione femminile del carcere di Alto Comedero il 16 giugno scorso. Lasciando la riunione  hanno annunciato in una conferenza stampa che avrebbero trattato l’argomento nella sessione straordinaria tenutasi a Lima la prima settimana di luglio. Oggi la concessione del decreto ingiuntivo richiesto da CELS, Amnesty e ANDHES per quanto riguarda la detenzione arbitraria della deputata  del Parlasur.
“Milagro Sala compie oggi 559 giorni di privazione illegale della libertà. Sono passati nove mesi da quando le Nazioni Unite, Amnesty International, Human Wright Watch e altre organizzazioni internazionali hanno parlato. Con l’arresto di Milagro Sala, il primo prigioniero politico in democrazia, Macri e e i suoi funzionari  hanno screditato l’Argentina nel mondo. Da essere un esempio di difesa dei diritti umani diventiamo un paese che ignora i pronunciamenti del mondo intero, degli organismi interamericani, mettendo a repentaglio lo Stato di Diritto”, hanno detto dal Comitato nazionale per la libertà di Milagro Sala.

La crisi idrica mette a nudo i danni di mala gestione e privatizzazione dell’acqua

28.07.2017 Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

La crisi idrica mette a nudo i danni di mala gestione e privatizzazione dell’acqua

Stop alla distribuzione dei dividendi, tutti gli utili per la ristrutturazione delle reti idriche.

L’emergenza idrica è oramai un’evidenza conclamata, con effetti nefasti sulla disponibilità per uso umano, sull’agricoltura e più in generale sull’ambiente.

Si tratta di una drammatica realtà provocata dall’acuirsi dei cambiamenti climatici a cui, da oltre vent’anni, si sono sovrapposti i processi di mercificazione e privatizzazione dell’acqua.

I fautori dell’ingresso dei privati nella gestione dell’acqua avevano utilizzato come argomento forte la grande opportunità di apporto di capitali da parte di quest’ultimi per rendere più efficiente il servizio, per restrutturare le reti e costruire gli impianti di depurazione. Inoltre, grazie al mercato e alla concorrenza, il tutto sarebbe stato più economico per i cittadini.

La proposta comprendeva anche l’ovvio benificio all’ambiente visto che si sarebbe salvaguardata maggiormente la risorsa.

Vent’anni dopo le tariffe e le perdite delle reti sono aumentate, gli investimenti sono diminuiti, l’Italia è sotto procedura d’infrazione da parte dell’Unione europea per l’inadeguatezza del trattamento delle acque reflue.

E’ evidente che qualcuno non l’ha raccontata giusta.

Oggi i fautori del mercato e delle privatizzazioni, non contenti del permanere in tariffa, sotto mentite spoglie, della remunerazione del capitale investito abrogata dal referendum, sostengono che le tariffe non forniscono abbastanza soldi per fare gli investimenti per cui devono essere ulteriormente innalzate fino ad allinearsi ai livelli europei.

Che qualcosa non torni in queste argomentazioni è molto semplice dimostrarlo:

  • le quattro “sorelle dell’acqua” (IREN, A2A, ACEA, HERA), ossia le quattro grandi società multiutility quotate in borsa, tra il 2010 e il 2014 hanno distribuito oltre 2 miliardi di € di dividendi ai propri soci, addirittura oltre 150 mln di € in più degli utili prodotti nello stesso periodo;
  • ACEA ATO 2 S.p.A. tra il 2011 e il 2015 ha distribuito in media come dividendo ai propri soci (quasi esclusivamente ACEA S.p.A.) il 93 % degli utili prodotti, ossia circa 65 mln di €/anno, per poi ottenere dalla stessa ACEA S.p.A. dei finanziamenti a tasso di mercato che utilizza per fare gli investimenti.

Utilizziamo questi esempi perchè le 4 multiutility rappresentano gli operatori più rilevanti del mercato italiano rifornendo complessivamente circa 15 mln di cittadini.

Mentre ACEA ATO 2 S.p.A. è un caso emblematico rispetto al fallimento del modello di gestione privatistico che ancora oggi si vorrebbe estendere a tutta Italia: perdite delle reti che sono quasi raddoppiate negli ultimi 10 anni, emersione del disastro ambientale dovuto all’abbassamento del livello delle acque del lago di Bracciano, la minaccia dell’azienda di razionare l’acqua a 1,5 mln di cittadini romani a seguito dell’imposizione dello stop alle captazioni dal lago, diminuzione degli investimenti.

I dati ci dicono in maniera palese che i soldi ci sono ma che non sono utilizzati per effettuare gli investimenti e garantire così un servizio essenziale, ma per remunerare gli azionisti (pubblici e privati), ossia il modello di gestione privatistico, secondo cui il costo totale del servizio idrico è interamente coperto dalla tariffa e l’affidamento viene fatto a soggetti privati, ha dimostrato il suo fallimento.

E’ necessaria dunque una radicale inversione di tendenza rispetto a questo modello, che si può realizzare unicamente con la ripubblicizzazione del servizio idrico e un nuovo sistema di finanziamento, basato sulla leva tariffaria, sulla finanza pubblica e la fiscalità generale. Parte integrante di questo modello di gestione pubblica è la predisposizione di un Piano nazionale per la ristrutturazione delle reti idriche.

In coerenza con quest’impostazione, a fronte della situazione di emergenza idrica che si è evidenziata in quest’ultimo periodo di tempo e che comunque ha caratteristiche strutturali, occorre mettere in campo rapidamente alcuni interventi in grado di aggredirla e dare ad essa soluzioni utili. In particolare, due ci sembrano le misure prioritarie che si possono assumere in tempi brevi, anche attraverso una strumentazione legislativa come il decreto legge, che contempli:

  • la destinazione degli utili delle aziende che gestiscono il servizio idrico alla ristrutturazione delle reti idriche, sulla base del Piano nazionale ad esso dedicato;
  • incentivi all’ammodernamento degli impianti di irrigazione in agricoltura (ad es. irrigazione a goccia) e all’utilizzo delle acque piovane;
  • incentivi alla realizzazione di reti idriche duali ed all’installazione di dispositivi per il risparmio idrico nell’edilizia di servizio, residenziale e produttiva.

 

 

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