Terre Colte: adotta un terreno per combattere l’abbandono

23.06.2017 – Paolo Cignini Italia che Cambia

Terre Colte: adotta un terreno per combattere l’abbandono
(Foto di Italia che Cambia)
Recuperare le terre abbandonate e incolte dai privati, avvicinando le persone alla terra e incentivando l’autoproduzione. Nasce in Sardegna con questo obiettivo Terre Colte, associazione che ha ideato un sistema replicabile ovunque per combattere l’abbandono dei terreni.
Adottare un terreno o una parte di esso, al fine di coltivare un orto o il grano da cui ricavare farina, da condividere insieme ad altre famiglie. Così come un campo dove poter seminare il grano Cappelli, in maniera tale da ricavarne la farina. Questi e altri i progetti dell’Associazione Terre Colte, che in Sardegna hanno ideato un sistema replicabile ovunque per combattere l’abbandono dei terreni e far tornare le famiglie alla terra.

“Noi dobbiamo essere una famiglia, dobbiamo essere vicini a chi vive in situazioni di stress quotidiano, vogliamo essere un diversivo e una terapia”. Questo e molto altro è l’associazione Terre Colte, un’associazione di promozione sociale e culturale nata nel luglio 2014 allo scopo di di recuperare terreni incolti e abbandonati da privati e contadini dai quali non riescono a trarne un giusto profitto, incentivando le persone all’autoproduzione del cibo senza l’uso di pesticidi e sostanze chimiche, grazie all’agricoltura sinergica.

L’Associazione opera nell’area di Senorbì, nella provincia di Cagliari, anticamente nota come il “granaio di Roma”. Prima della nascita dell’Associazione, coloro che ne diventeranno poi i soci fondatori avevano tentato un primo progetto di recupero di un terreno abbandonato di 3000 metri quadrati: il terreno fu trasformato in un orto periurbano condiviso, e in poco tempo più della metà dei quaranta lotti a disposizione erano stati occupati. “A partire da questi primi successi, abbiamo capito che era arrivato il momento di fondare una vera e propria associazione” ci racconta Silvio Melis, tra i soci fondatori dell’esperienza “Oggi gli associati sono novecentocinquantasei che usufruiscono di tutti i progetti e i laboratori dell’Associazione, abbiamo sei sedi operative e almeno una quarantina di famiglie occupano i nostri spazi nei progetto Orti Condivisi”.

Il Progetto Orti Condivisi

Come già accennato, il primo progetto per raggiungere lo scopo del recupero delle terre abbandonate è stato quello di “Orti Condivisi”: Terre Colte mette a disposizione per un anno cinquanta metri quadrati di terra a chi vive in città o in appartamento ed ha voglia di farsi un orto, passando qualche ora in campagna per riprendersi dallo stress. La famiglia che decide di avventurarsi a coltivare il suo pezzo di terra ha a disposizione da Terre Colte l’acqua, gli attrezzi e l’assistenza (sia con un primo laboratorio introduttivo di agricoltura naturale che  durante i lavori) la sorveglianza e l’assicurazione.

La singola famiglia o persona che prende direttamente in gestione l’area pagherà meno di un euro al giorno la sua parte di terra, dedicandosi direttamente alla lavorazione del suo spazio, decidendo personalmente come impostare l’appezzamento e cosa coltivarci in base alle proprie esigenze. Se una persona per vari motivi deve assentarsi per lungo tempo, saranno direttamente i membri di Terre Colte ad assisterla nell’irrigazione.

Dagli orti ci spostiamo ai campi di grano e al secondo progetto dell’Associazione Terre Colte che sta riscuotendo un successo importante: quello della “Farina del tuo Sacco”. Su quattro ettari di terreno abbandonato, viene seminato il grano Cappelli, una varietà di grano antico in passato comunemente coltivato nel sud Italia. Questo terreno viene poi suddiviso in quote tra i partecipanti; la quota massima è di mille metri quadrati, fino ad un metro quadrato per ciascuno. Una divisione pensata in base alle esigenze personali delle famiglie e dei partecipanti: chi adotta il campo di grano ha poi diritto al quantitativo di quei metri che il terreno ha prodotto. Facendo una stima di mille metri quadrati di terreno, si potranno ottenere centoventi chili di grano oppure il prodotto finale, una farina bio e a chilometri zero.

“Chi adotta un campo di grano nel progetto “Farina del tuo sacco” segue tutto il monitoraggio della crescita di quel chicco di grano” ci spiega Silvio Melis  “sono previste visite guidate dalla semina alla crescita della spiga per poi arrivare alla mietitura e alla lavorazione finale della farina. Per questo il nome “Farina del tuo Sacco”: i nostri associati, con il proprio sacchetto, sono invitati anche a prendersi direttamente la farina una volta che viene macinata”. Il progetto, dopo una prima fase di raccolta fondi andata a buon fine, ambisce oggi a realizzare uno scopo più strategico: chiudere la filiera, acquistando dei semplici ma fondamentali macchinari che permettano ai prodotti locali di arrivare già raffinati al consumatore, come ad esempio un micro mulino a pietra per trasformare il grano in farina.

Gli obiettivi futuri
Ad oggi Terre Colte è arrivata ad avere 956 associati che usufruiscono di tutti i progetti e i laboratori dell’Associazione. Il sogno e l’obiettivo futuro ce lo illustra Silvio: “vorremmo arrivare al punto di recuperare i vigneti, gli oliveti e i frutteti incolti, facendo in modo che queste colture vengano date in adozione alle famiglie che possano così condividere dei momenti insieme, durante e dopo la lavorazione. Io proprietario di un terreno, piuttosto che abbandonarlo, potrei organizzare all’interno un laboratorio su come si coltiva e gestisce l’appezzamento, vivendo la mia azienda da un altro punto di vista che sia anche divulgativo.

Oltre a questo, vorremmo creare una sorta di rete di orti condivisi che rispettino le caratteristiche originarie dell’esperienza: la disponibilità del proprietario a mettere a disposizione i suoi spazi con chi non ne ha e ad accettare la presenza periodica di alcuni noi membri di Terre Colte per le attività di manutenzione e controllo. Perché noi dobbiamo essere una famiglia, dobbiamo essere vicini a chi vive in situazioni di stress quotidiano, vogliamo essere un diversivo e una terapia. La terra è nel nostro DNA, ben prima della città come la viviamo oggi, c’erano terre che venivano coltivate. Noi ce l’abbiamo dentro e il ritorno alla terra sarà fondamentale per il nostro benessere psicofisico”.

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