pensiero del 31 del quinto mese

31 del quinto mese

Per compiere un’azione correttamente e bene , ocorre saperla fare . Questo lo capiscono tutti . Altrettanto vero è che per vivere correttamente e bene bisogna sapere e voler vivere liberamente.

Epitteto

Per insegnare la pazienza , occorre quasi tanta pratica quanto occorre per studiare la musica, e invece quasi sempre manchiamo, quando il maestro arriva.

John Ruskin

L’inesorabile agonia dell’energia nucleare

30.05.2017 Angelo Baracca

L’inesorabile agonia dell’energia nucleare
(Foto di Wikiwand)

Dopo la vittoria del NO al referendum del 2011 sulla ripresa dei programmi di energia nucleare per la produzione di energia elettrica, l’attenzione verso questo problema in Italia è crollata. Sarebbe necessario mantenere l’attenzione sul progetto del deposito nazionale per i residui nucleari a media e bassa attività che fu lanciato con molto risalto nel 2015, e del quale poi si è perduta ogni traccia un anno fa quando era stata preannunciata la pubblicazione dell’individuazione dei siti idonei: il che indica l’oggettiva difficoltà che le autorità incontrano per la reazione che solleverebbe nelle popolazioni interessate, ma finirà per aggravare la situazione confermando la sfiducia popolare verso le autorità responsabili, di fronte a un’emergenza nucleare (ma chi se la ricorda?) dichiarata nel 2003 dall’allora governo Berlusconi! Intanto lo stato della ventina di depositi “provvisori” esistenti in Italia continua, comprensibilmente, a deteriorarsi e ad aggravare il rischio di incidenti. E i cittadini continuano a pagare (in larga parte inconsapevolmente) nella bolletta elettrica gli “oneri nucleari” (componente A2) per la dismissione del programmi nucleari decisa 30 anni fa!

Non consola, del resto, il fatto che in tutto il mondo questo problema sia ben lungi dall’essere risolto, poiché l’industria nucleare e i governi sono sempre stati impegnati a fare profitti nella costruzione di nuove centrali trascurando invece la gestione della “coda” del ciclo nucleare, che invece presenta costi e rischi tutt’altro che indifferenti.

Ma la fine dei programmi nucleari civili sembra profilarsi in modo sempre più minaccioso, malgrado il potente lavoro delle lobbies nucleari. I segnali dell’agonia dei programmi nucleari civili si accumulano.

 

La bancarotta dell’industria nucleare

Soprattutto dopo gli spaventosi incidenti nucleari di Fukushima del 2011 (a proposito, la situazione e l’emergenza rimangono drammatiche[1]) lo stato finanziario dei colossi dell’energia nucleare diventa sempre più disastroso[2].

Il 29 marzo scorso la Westinghouse ha presentato istanza di fallimento, per ristrutturarsi a causa dei costi dei quattro reattori AP-1000 che sta costruendo in Georgia e Carolina del Sud, i primi reattori ordinati negli USA dopo l’incidente di Harrisburg del 1979: i costi per ciascuno di questi reattori stanno eccedendo, anche per i ritardi che si accumulano, di 1-1,3 miliardi di $ quelli preventivati. La sua controparte giapponese Toshiba ha dichiarato di avere già perduto nel settore nucleare 6 miliardi di $, che potrebbero aumentare a 10.

Il gigante nucleare francese Areva ha registrato 665 milioni di Euro di perdita nel 2016, dopo avere perduto 2 miliardi nel 2015, e 4,8 miliardi nel 2014: lo scorso anno EDF è subentrata per metà ad Areva. L’ultimo progetto di EDF, il reattore noto col nome EPR, in costruzione a Flamanville è in ritardo di 6 anni, e il suo costo è triplicato, a più di 10 miliardi. Areva è detenuta per l’87% dallo Stato, e l’industria nucleare costituisce un asse portante dell’economia della Francia. Nel 2015 Areva incorse in un gravissimo scandalo per la falsificazione di documenti relativi ad anomalie nella composizione dell’acciaio dei vessel dei reattori che costruisce nell’acciaieria di Le Creusot.

 

Negli USA il nucleare non regge la competizione con le rinnovabili

Negli Stati Uniti il costo delle fonti rinnovabili sta diminuendo a vista d’occhio, e sta rendendo non redditizi un numero crescente di reattori nucleari[3] (si tenga presente che negli USA le compagnie elettriche sono private). Dopo il disastro di Fukushma esse hanno dovuto spendere milioni di dollari in più in sistemi di sicurezza per mantenere in funzione le centrali nucleari. Entergy ha già spento un reattore nucleare nel Vermont, e progetta di spegnerne altri quattro in perdita. Da tempo il governo ha fatto retromarcia sui prestiti all’industria nucleare[4].

La Germania dopo Fukushima ha deciso di chiudere i suoi 17 reattori nucleari entro il 2022: oggi la sua produzione elettrica è coperta per il 26% da eolico, solare e altre rinnovabili (sebbene il 44% continui ad essere prodotto con il carbone), e prevede di arrivare al 2025 con una produzione elettrica da rinnovabili del 40-45% sul totale della domanda.

In Svizzera nel referendum del 21 maggio scorso il 58,2% della popolazione ha votato per sostituire le 5 centrali nucleari del paese con fonti rinnovabili.

L’esperto francese di problemi nucleari Mycle Schneider ha dichiarato che l’energia nucleare “costituisce una bomba finanziaria ad orologeria, con gravi problemi di sicurezza”. Dal 1979, con l’incidente di Harrisburg, vi sono stati 6 incidenti nucleari gravissimi (contando a Fukushima tre reattori con fusione del nocciolo, più l’incidente, assolutamente nuovo e non meno grave, alla piscina di disattivazione del combustibile esaurito) in 48 anni, con una frequenza di un incidente grave ogni 8 anni.

È ora di uscire definitivamente dal nucleare prima che possa accadere il prossimo incidente! Ben sapendo che l’eredità della follia dei programmi nucleari dal 1946 lascerà comunque una pesantissima eredità per secoli, con costi colossali e rischi enormi.

[1]             Lauren McCauley, Wildfire Burns in Fukushima ‘No-Go Zone,’ Sparking Fears of Airborne Radiation, 1 maggio 2017, www.ecowatch.com/wildfire-burns-in-fukushima-no-go-zone-sparking-fears-of-airborne-radi-2387730302.html.

[2]             Fred Pearce, Industry Meltdown: Is the Era of Nuclear Power Coming to an End?, 15 maggio 2017, http://e360.yale.edu/features/industry-meltdown-is-era-of-nuclear-power-coming-to-an-end.

[3]             Brian Mann, Unable To Compete On Price, Nuclear Power On The Decline In The U.S., 7 aprile 2016, http://www.npr.org/2016/04/07/473379564/unable-to-compete-on-price-nuclear-power-on-the-decline-in-the-u-s.

[4]             Marilyn Geewax, U.S. Government Will Back Loans For Nuclear Power, 19 febbraio 2014, http://www.npr.org/sections/thetwo-way/2014/02/19/279630881/u-s-government-will-back-loans-for-nuclear-power.

Vince lo sciopero, vincono i prigionieri palestinesi

29.05.2017 – Ufficio Stampa Ambasciata di Palestina a Roma Redazione Italia

Vince lo sciopero, vincono i prigionieri palestinesi
(Foto di Pressenza)

Con grande gioia, sollievo e senso di orgoglio, l’Ambasciata di Palestina in Italia annuncia la sospensione dello sciopero della fame dei prigionieri palestinesi per la Libertà e la Dignità, dopo 40 lunghi giorni di digiuno e sofferenze.

La decisione di interrompere lo sciopero è stata presa dai prigionieri in seguito ai risultati ottenuti grazie alla loro protesta.

L’esito positivo di molte delle loro richieste è emerso al termine di un’estenuante trattativa culminata nella notte tra venerdì 26 e sabato 27 maggio tra i detenuti, le autorità carcerarie e la Croce Rossa, durante la quale è stato fondamentale il ruolo svolto dal leader e ideatore dello sciopero, Marwan Barghouthi.

L’Ambasciata ringrazia sentitamente tutti coloro che nel mondo e in Italia – specialmente attraverso il Coordinamento a Sostegno dei Prigionieri Politici Palestinesi in Sciopero della Fame, le comunità arabe e palestinesi, e le forze politiche – sono stati vicini ai prigionieri nel corso di questo sciopero della fame. Uno sciopero che ha dimostrato, ancora una volta, quanto il nostro popolo sia determinato a raggiungere i propri obiettivi e quanto sia importante a questo scopo il sostegno della comunità internazionale.

Adesso non bisogna abbassare la guardia, ma andare avanti con la campagna internazionale per la liberazione di Marwan e di tutti i prigionieri palestinesi, per i diritti fondamentali e l’autodeterminazione di tutto il nostro popolo.

L’Ambasciata di Palestina in Italia

pensiero del 30 del quinto mese

30 del quinto mese

Ascoltate voi ricchi: piangete e gridate per le sventure che vi sovrastano.

La vostre ricchezze si sono imputridite e le vostre vesti sono state divorate dalle tarme. Il vostro oro e il vostro argento sono stati consumati dalla ruggine e la loro ruggine si leverà a testimonianza verso di voi e divorerà le vostre carni come un fuoco: avete accumulato tesori per gli ultimi giorni. Ecco il slaario da voi defraudato ai lavoratori che hanno mietuto le vostre terre; le grida e le proteste dei mietitori sono giunte alle orecchie del Signore di Sebaoth

Lettera di Giacomo 5,1-4

pensiero del 29 del quinto mese

29 del quinto mese

Ricorda che una proprietà che distingue l’essere razionale è il sottomettersi liberamente alla propria sorte, non lottarvi contro vergognosamente , che è propria degli animali.

Marco Aurelio

Chi è il saggio? <chi impara qualcosa da tutti

Chi è il forte? Chi sa frenarsi

Chi è il ricco? Chi si sa contentare della sua porzione

Talmud

Che cosa ci è più vicino? Il proprio nome o il proprio corpo? Che cosa è più vicino , il corpo o la ricchezza? Che cosa è più difficile da  sperimentare , l’acquisto o la perdita? Chi ha molto , può perdere di più. Chi è soddisfatto, non tollera di essere abbassato. Chi conosce i propri limiti non perirà.

Lao-tse

Cartello pacifista contro Trump e arriva il foglio di via

Cartello pacifista contro Trump e arriva il foglio di via
Lo striscione della Rete No War © Stefano Montesi (Foto di Stefano Montesi)
Nell’epoca descritta dai media mainstream occidentali come quella della difesa dello stile di vita europeo e delle sue libertà, può capitare di venire denunciati per lesioni e di ricevere il foglio di via per uno striscione di protesta.
È successo il 25 Maggio scorso a Roma a tre pacifisti della Rete No War, durante il passaggio del corteo presidenziale di Trump su via Nazionale, direzione il Quirinale.
Marinella Correggia (collaboratrice-traduttrice di Le Monde Diplomatique, mensile del manifesto), Maria Cristina Guidetti e Marco Palombo hanno tentato di mostrare un cartello («Trump/Nato/G7, Wars on people, war against the planet»), avanzando di alcuni metri dal marciapiede.
In un video girato sul posto, si vedono i poliziotti – che non avevano transennato la strada – immobilizzarli e allontanarli, per impedire che mostrassero lo striscione. La foto di Trump con il re saudita Salman (che ha appena ricevuto da Washington il via libera all’acquisto di 110 miliardi di armi Usa) è stata stracciata.
Sono stati portati in commissariato e denunciati, scrive in una nota la Questura, «per manifestazione non autorizzata, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale». Secondo la nota, avrebbero tentato di bloccare il corteo presidenziale (corteo, aggiungiamo noi, iper armato e blindatissimo che correva a metri di distanza). Un ispettore «ha riportato una sospetta frattura della falange».
A una di loro, Correggia, non residente a Roma, è stato consegnato il foglio di via per altri precedenti (sempre legati a azioni pacifiste). Tutto per una protesta pacifica contro le politiche del presidente Trump. Una manifestazione di dissenso a quanto pare non accettabile nell’era del decoro e della sicurezza travisata e che ricalca quanto avvenuto il 25 marzo quando la capitale è stata teatro delle celebrazioni per i 60 anni del Trattato di Roma.
In quel caso il foglio di via è stato consegnato a 30 persone, mentre altri 122 manifestanti, in arrivo dal nord Italia, venivano bloccati dalla polizia in via “preventiva” in autostrada per essere condotti nel Cie di Tor Cervara per l’identificazione.
“Guerra” preventiva allo striscione, alla visibilità plastica del dissenso. Che è stata la strada scelta da altri: martedì uno striscione giallo con su scritto, semplicemente, «No Trump, No War», è stato srotolato a Castel Sant’Angelo.
Poche ore dopo in serata, Greenpeace – raggiunta senza problemi via della Conciliazione – a bordo di una gru ha proiettato sulla Cupola di San Pietro la sua irridente rilettura dello slogan con cui Trump ha vinto le elezioni: «Planet Earth First!», prima il pianeta Terra.
Chiaro riferimento ad una delle battaglie intraprese dal tycoon nei primi 100 giorni: non solo l’Iran e i migranti, ma anche il clima. Un assist, chissà, alle parole che papa Francesco gli ha consegnato ieri con l’enciclica Laudato Si’.
All’ardito gesto è seguita l’identificazione delle otto persone responsabili del fascio blu, con la Questura che sottolineava che «tenuto conto della non pericolosità dell’iniziativa, [i poliziotti] hanno tollerato e tenuto sotto controllo».
Trump è ripartito, indifferente alle contestazioni in trasferta come a quelle in casa. Forse ha visto quelle di Bruxelles, dove è arrivato per il summit Nato: in migliaia hanno sfilato colorati e ironici per dirgli che «non è il benvenuto».
Articolo de Il Manifesto del 25 Maggio 2017

pensiero del 28 del quinto mese

28 del quinto mese

Uno non è un signore perché tormenta senza pietà gli esseri viventi, ma lo si onora con il nome di eletto – di signore – perché è compassionevole verso ogni vivente.

Dhammapada

Apprezzare pienamente una persona possono solo i pari a lei , e coloro che sono più in alto di lei.

Tutto quanto v’è di vero e originale in una persona lo conosce solo Dio.

John Ruskin

Dio interviene per il perseguitato, sia che il giusto perseguiti il giusto, sia che il malvagio perseguiti il giusto, sia che il malvagio perseguiti il malvagio, perfino se il giusto perseguita il malvagio, sempre Dio interviene per il perseguitato, chiunque sia

Talmud

Difendiamo l’umanità, non i confini

27.05.2017 Rete Italiana per il Disarmo

Difendiamo l’umanità, non i confini

A Roma la “Festa della Repubblica che ripudia la guerra”: il 2 giugno “l’altra-parata” vedrà sflare la società civile per rendere omaggio a chi salva vite umane in mare e costruisce pace.

Il 2 giugno a Roma, mentre la parata militare sflerà lungo i Fori Imperiali, ai Giardini di Castel Sant’Angelo prenderà vita un’altra sflata, animata dalla società civile per rendere omaggio a chi salva vite umane in mare e a chi costruisce ogni giorno ponti di pace tra i popoli.

L’Altra Parata, cuore della Festa della Repubblica che ripudia la guerra, è organizzata da Un ponte per… insieme al Movimento Nonviolento e alle 6 Reti che animano la campagna “Un’altra difesa è possibile”.
La “Festa della Repubblica che ripudia la guerra” prenderà avvio la mattina del 2 giugno alle 11.30 con un fashmob – “Parata d’onore per chi salva vite umane” – organizzato nei giardini di Castel Sant’Angelo, e proseguirà poi nel pomeriggio con l’assemblea “Obiettare alla guerra e fermare la strage nel Mediterraneo: strumenti e campagne per un’altra difesa possibile”, ospitata presso la sede della Società Geografca Italiana (via della Navicella 12, ore 15).

“C’è un’Italia aperta al mondo, che lavora per promuovere diritti e dignità nel nostro Paese e oltre i confni. E’ quella delle associazioni e delle ONG che si dedicano ai salvataggi in mare e all’accoglienza di chi arriva qui per fuggire alla guerra, alla miseria, o ai cambiamenti climatici” dice Martina Pignatti Morano, presidente di Un ponte per …

“Questa è l’Italia che vogliamo onorare in occasione della Festa delle Repubblica, in una parata in cui invitiamo a sflare difensori dei diritti umani, associazioni, ONG e volontari in servizio civile che si dedicano a salvataggio e accoglienza dei migranti e rifugiati”, spiega Mao Valpiana, coordinatore della Campagna Un’altra difesa è possibile che chiede il riconoscimento istituzionale della difesa civile non armata e nonviolenta con una proposta di Legge depositata alla Camera e ora all’attenzione delle Commissioni Afari Costituzionali e Difesa.

“Nonostante tagli e difcoltà in altri comparti, le spese militari in Italia sono rimaste quasi intoccate: per il 2017 si attesteranno su 23,3 miliardi di euro (in crescita del 20% rispetto al 2006) di cui 5,5 miliardi per l’acquisto di nuovi armamenti. Parallelamente un’ecatombe consumarsi nel Mediterraneo: oltre 5.000 le persone che sono morte cercando un’alternativa alla guerra, alla miseria e ai cambiamenti climatici sulle nostre coste. La guerra più vicina a noi è quella che miete vite umani ai nostri confni quando li chiudiamo”, conclude Daniele Taurino del Movimento Nonviolento.

Nella stessa giornata è in programma alla Camera dei Deputati l’ormai tradizionale incontro istituzionale con le ragazze e i ragazzi che stanno prestando la loro opera nel Servizio Civile nazionale che, ad oggi, è l’unica forma riconosciuta di difesa della Patria con modalità e mezzi non armati. Un elemento fondamentale, fn dall’inizio, della proposta di “Un’altra difesa è possibile”.

In una data simbolica come quella del 2 giugno, il mondo della pace e del volontariato ribadisce che esiste un’alternativa alla militarizzazione e alla guerra: l’altra difesa è sempre legittima perché civile, non armata e nonviolenta.

Prime adesioni: Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale (AOI), Agenzia Habeshia, Ambasciata di Pace di Foggia, Associazione per la Pace, Assopace Palestina, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Baobab Experience, Beati i Costruttori di Pace, Campagna “Ero straniero”, Centro Interconfessionale per la Pace (Cipax), Centro Studi Sereno Regis, Comitato Verità e Giustizia per i Nuovi Desaparecidos, Coordinamento Comasco per la Pace, Emmaus Villafranca, Jugend Rettet Iuventa, Lunaria, Movimento internazionale della riconciliazione (MIR Italia), Osservatorio sulle Spese Militari (MILEX), Pax Christi Italia, Percorsi di pace di Casalecchio, Rainbow 4 Peace, Tavolo Enti Servizio Civile del Piemonte (TESC)

SOS volpi

Newsletter Lega Abolizione Caccia – n. 10/2017

FERMIAMO SUBITO IL MASSACRO DELLE VOLPI E CUCCIOLI IN TANA
autorizzata dalla Regione Lombardia in provincia di Brescia

 La Regione Lombardia e l’ambito territoriale di caccia di Brescia hanno programmato una vera e propria azione di sterminio della durata di cinque anni nei confronti di un numero illimitato di volpi, per lo più cuccioli e le loro madri, che saranno sterminate dalle doppiette dei cacciatori senza la presenza  e quindi il controllo degli agenti della polizia provinciale, che lamentano carenza di personale e risorse. Siamo venuti a conoscenza solo in questi giorni e solo tramite un giornale locale che lo sterminio inizierà il 1 Giugno. Le volpi, senza aver attuato censimenti, saranno uccise tutto l’anno – 365 giorni,7 giorni su 7, 24 ore al giorno – anche con il cruento metodo della caccia in tana.

Una pratica ingiustificata dal punto di vista scientifico, inaccettabile dal punto di vista etico, dannosa per la specie oggetto di prelievo e di disturbo per il resto della fauna selvatica in periodo riproduttivo.

Ogni genere di caccia è crudele, e nel caso della caccia alla volpe in tana la crudeltà è ancora maggiore, perché la volpe cerca rifugio nella propria tana dove sta accudendo i suoi cuccioli, dove viene ferita a morte dai morsi dei cani addestrati ad infilarsi nella tana per stanare e uccidere lei e le sue creature indifese, e dove muore dopo una lunga agonia e spesso i cani riportano gravi ferite.

Non posso tollerare che l’Amministrazione pubblica consenta questa pratica medioevale e illogica  a una sempre più esigua minoranza di cacciatori di uccidere animali che sono patrimonio di tutti noi, ancor di più nel caso della volpe che costituisce oramai l’unico predatore naturale presente sul nostro martoriato territorio: la volpe, se lasciata viva, potrebbe ridurre notevolmente gli emolumenti che le Regioni devono pagare ogni anno per i danni all’agricoltura provocati da fagiani, lepri e nutrie.

È quindi evidente che la decisione derivi unicamente dalla volontà di garantire ai cacciatori  più prede possibili durante la stagione venatoria: la volpe si nutre infatti dei continui ripopolamenti artificiali effettuati proprio dai cacciatori.

Un altro regalo alla lobby delle doppiette bresciane per farli andare a caccia tutto l’anno: la maggioranza dei Cittadini sono contrari alla caccia e una politica che non ne tiene conto è irresponsabile.

Chiediamo:

-Al Presidente della Regione Lombardia, all’Assessore al dirigente settore Agricoltura e dell’Ufficio Territoriale Regionale di Brescia di revocare senza indugio l’atto autorizzativo approvato senza il rispetto della normativa vigente.

– Chiediamo alla Regione Lombardia di rispettare la normativa in materia di trasparenza quale strumento atto a garantire il buon andamento e l’imparzialità della pubblica amministrazione  anche attraverso lo strumento della diffusione e pubblicazione sui siti istituzionali dei provvedimenti normativi.

Oltre alla raccolta firme, la petizione è qui:

https://www.change.org/p/presidente-della-regione-lombardia-all-assessore-agricoltura-dirigente-settore-agricoltura-fermiamo-subito-il-massacro-della-volpe-e-dei-cuccioli-in-tana?recruiter=403066216&utm_source=share_for_starters&utm_medium=copyLink

Potete inviare mail personale di dissenso e di protesta a questi indirizzi:

maroni.presidente@consiglio.regione.lombardia.it;
giovanni_fava@regione.lombardia.it;
anna_bonomo@regione.lombardia.it;
utrbrescia@regione.lombardia.it;
giulio_delmonte@regione.lombardia.it;
presidenza@provincia.brescia.it;
spazioregione_brescia@regione.lombardia.it;
presidente@atc.brescia.it
tecnico@atc.brescia.it
info@atc.brescia.it;

pensiero del 27 del quinto mese

27 del quinto mese

C’è anora capacità di ragionare nello sciocco che riconosce di esserlo, ma la persona irragionevole fermamente convinta della propria saggezza è veramente folle.

Lo sciocco passa tutta la sua vita accanto al saggio senza mai riconoscere la verità, come il cucchiaio non capirà mai il gusto del civo.

Dhammapada

Dobbiamo ringraziare coloro che ci indicano i nostri difetti . Sebbene i nostri difetti non scompaiono per il fatto di esserci stati identificati, perché sono troppo in noi, tuttavia per il fatto di esserci noti, i difetti cominciano a inquietarci, non consentono alla coscienza di farsi sorda, e cerchiamo di correggerci e liberarcene.

Blaise Pascal