No al fascismo e al nazismo, si alla pace e alla fraternità

03.04.2017 Il Dialogo

No al fascismo e al nazismo, si alla pace e alla fraternità
(Foto di Mimmo Domenico Russo via Flickr)

“Non sono razzista ma…”. È questa la risposta che i razzisti di solito danno quando vengono colti a fare un’azione razzista che gli viene rinfacciata. E proseguono almanaccando giustificazioni pseudo politiche o pseudo filosofiche. Un po’ come fanno i bambini quando vengono colti con le mani nella marmellata o i coniugi quando vengono colti in flagranza di adulterio. “Non è come sembra”, dicono di solito mogli o mariti colti sul fatto. “I razzisti non siamo noi, sono loro”, tuonano in coro. Oppure c’è qualche filosofo della domenica che sostiene l’equivalenza tra razzismo e antirazzismo e accusa gli antirazzisti di essere essi stessi razzisti. E così scopri, ad esempio, che ci sono avellinesi che odiano a morte i napoletani o i salernitani. Il razzismo interregionale, che si tocca con mano negli stadi di calcio, credo sia diffusissimo al nord come al sud. Ma al nord si è coagulato in un partito xenofobo, quale la Lega Nord, che ha caratterizzato la sua azione politica per oltre un ventennio in senso antimeridionale. E ancora una volta gli stadi di calcio sono stati il palcoscenico privilegiato di questo razzismo. Per anni il loro slogan era “prima il nord”, con le varianti di prima i veneti o i padani … . Hanno cercato di discriminare i meridionali che si trasferivano al nord per lavoro in tutti i modi possibili. Hanno cercato di non far trovare loro lavoro, la casa, i servizi sociali. Per rafforzare la loro presunta superiorità hanno inventato persino una identità nazionale inesistente, quella della Padania rivendicando la secessione. In tutti gli anni ’90 del secolo scorso sulle segnaletiche stradali che indicano l’inizio dei territori comunali si trovava dappertutto in Lombardia la scritta “Repubblica padana”. I ministri degli interni di quegli anni, nulla fecero contro un partito che istigava all’odio razziale contro i meridionali e promuoveva la divisione dell’Italia. Il più silente e più chiuso alle iniziative contro i leghisti fu l’allora ministro degli interni Giorgio Napolitano del primo governo Prodi del 1996.

Oggi il “prima il nord”, “prima i lombardi” e via delirando è stato trasformato in “Prima gli italiani” da contrapporre questa volta ai migranti e a quelli musulmani in particolare. Con l’arrivo dei migranti la Lega sta cercando di unire tutti i razzisti italiani attorno alla parola d’ordine “prima gli italiani” .
Che si tratti di slogan razzisti è chiarissimo a chi conosce lo spirito e la lettera della nostra Costituzione che all’articolo tre stabilisce che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni sociali.” Non può esserci nessuno più primo degli altri, come sancisce anche la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani approvata dall’ONU e che è parte integrante del nostro ordinamento perché il nostro paese l’ha recepita. Apparteniamo tutti alla stessa “specie umana”.
Ma dobbiamo anche ricordare che tutti i razzisti sono anche tutti fascisti e nazisti. Per gli smemorati ricordiamo che sono i fascisti che nel 1938 hanno approvato in Italia le famigerate “leggi razziali” contro gli ebrei, sulla base delle dottrine sulla razza inventate dal fascismo e dal nazismo. Leggi razziali che portarono centinaia di migliaia di ebrei italiani a finire sterminati nei campi di concentramento italiani e nazisti.
E sono ancora loro che agiscono contro le minoranze come i Rom, con azioni violente e con minacce sempre più esplicite contro cui nulla viene fatto dai pubblici poteri che dovrebbero tutelare la democrazia costituzionale.
E sono ancora loro che rivendicano la “libertà di omicidio”. Vogliono l’abrogazione della legittima difesa, tutti dovrebbero essere armati, tutti dovrebbero poter uccidere chiunque entri nella casa altrui, come avviene negli Stati Uniti dove ci sono  circa 15mila uccisioni ogni anno a causa della enorme diffusione delle armi. E questo nonostante il nostro paese sia lontanissimo dal livello di violenza esistente negli USA e con i reati, quali l’omicidio e le rapine, in costante e forte calo oramai da una decina di anni a questa parte. Sono essi stessi ad inventare il clima di terrore con la complicità ed il supporto di quei mass media che dall’11 settembre del 2001 cavalcano la famigerata dottrina dello scontro di civiltà.
E i razzisti italiani ed europei acclamano il presidente Trump come loro idolo. Ma è proprio dagli USA e dal suo neo-presidente Trump viene un attacco duro, una vera “guerra commerciale”, alle imprese italiane ed europee che esportano i loro prodotti negli USA. Al grido di “prima gli americani” Trump ha aperto la guerra commerciale contro l’Europa e l’Italia. Molto probabilmente altre migliaia di lavoratori italiani verranno licenziati a causa della guerra commerciale voluta da Trump e i razzisti nostrani, che plaudono a Trump, saranno di fatto complici di questi licenziamenti. È già successo nella storia del nostro paese durante la Resistenza che liberò il paese dai nazisti e dai fascisti che avevano venduto l’Italia al nazismo.
Uomini e donne piccoli piccoli, egoisti, cresciuti nell’idolatria di se stessi e della propria presunta superiorità stanno ripetendo la politica del fascismo e del nazismo e come quei regimi imbrogliano i cittadini, usano parole d’ordine apparentemente affascinanti che sono però delle vere e proprie truffe sulla pelle in particolare dei lavoratori.
Impegniamoci dunque contro il razzismo che fa rima con fascismo e nazismo. Sono sempre loro, quelli che hanno voluto le carneficine della prima e seconda guerra mondiale e che oggi sostengono l’attuale “terza guerra mondiale a pezzi”, come la chiama Papa Francesco.
E dietro agli attuali neofascisti e neonazisti ci sono sempre loro, le grandi imprese multinazionali che sono sempre più grandi e sempre più poche. Il potere economico si è oramai ristretto nelle mani di pochissime persone a livello mondiale e sono queste pochissime persone che finanziano e utilizzano per i loro fini questi gruppi, che oggi si fanno chiamare “populisti” ma che sono gli stessi vecchi fascisti e nazisti di ieri, quelli che hanno già prodotto lutti e distruzioni per tutta l’umanità.
Perché continuare a dare credito a questi criminali? L’umanità non è ancora stufa del sangue che essi hanno già abbondantemente versato?
No al nazismo e al fascismo, ieri oggi sempre. Sì alla pace e alla fraternità.
Giovanni Sarubbi
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