pensiero del 30 del quarto mese

30 del quarto mese

L’ideale è in te stesso. Gli ostacoli per raggiungerlo sono parimenti in te stesso . La tua situazione è il materiale del quale tu devi realizzare questo ideale. Filosofo è solo chi ha fatto scendere al proprio livello quanti erano più in alto e ha alzato allo stesso livello quanti erano più in basso: colui che si sente uguale e fratello di ogni vivente.

Thomas Carlyle

Le Ong rispondono a testa alta alle accuse, continuando a salvare vite umane

29.04.2017 Redazione Italia

Le Ong rispondono a testa alta alle accuse, continuando a salvare vite umane
(Foto di Medici senza Frontiere)

L’Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale “AOI”, il Coordinamento italiano delle ONG internazionali “CINI”, “LINK 2007 Cooperazione in rete”, in rappresentanza delle Ong e Osc impegnate in cooperazione internazionale, aiuto umanitario e accoglienza di rifugiati e migranti, esprimono indignazione e condanna in merito alle gravi dichiarazioni e accuse di alcuni parlamentari e personaggi politici nei confronti delle Ong umanitarie che con navi private soccorrono in mare i naufraghi provenienti dalle coste libiche,  vittime dei trafficanti.

In particolare ci riferiamo alle dichiarazioni dell’on. Luigi di Maio, del M5S, Vice Presidente della Camera. Sue le parole: “le organizzazioni non governative sono accusate di un fatto gravissimo, sia dai rapporti Frontex che dalla magistratura, di essere in combutta con i trafficanti di uomini, con gli scafisti, e addirittura, in un caso e in un rapporto, di aver trasportato criminali“. Egli definisce ‘ipocrita’ chi intende difenderle, dimostrando il grado di superficialità, ignoranza della realtà e strumentalizzazione che sta diffondendosi anche ai più alti livelli istituzionali.

Esprimiamo pubblicamente e con forza il nostro pieno sostegno alle Ong impegnate nei soccorsi in mare, che da qualche mese stanno subendo attacchi gravissimi e non giustificati per il solo fatto di salvare vite umane. Il presunto “ruolo oscuro” che viene genericamente loro addebitato dimostra la volontà di denigrare il mondo dell’umanitarismo, che per definizione agisce secondo i principi di umanità, imparzialità, non discriminazione, indipendenza.

L’aumento drammatico delle morti in mare e le migliaia di salvataggi a seguito dei naufragi dei barconi dei trafficanti – dovuti anche alla mancanza di canali regolari di ingresso in Europa – sono da alcuni ormai considerati una normalità e si rischia l’assuefazione a queste tragedie evitabili e alle sofferenze che esse comportano.

Ma c’è chi, nella società, nella politica e nei media non accetta questo tipo di “normalità” e non tollera il rumore sguaiato e grossolano di chi, senza avere alcuna visione, strategia politica e capacità propositiva, si rifiuta di guardare la realtà e di affrontarla salvaguardando i valori di umanità e solidarietà, che sono alla base della nostra convivenza. A loro facciamo appello, a livello governativo, politico, sociale, mediatico, perché si uniscano a noi nel reagire a questa deriva che colpevolizza ingiustamente e strumentalizza le Ong, invece di interrogarsi sulle responsabilità delle politiche europee in relazione alle morti in mare.

E’ di fronte al ritiro delle istituzioni, a politiche migratorie fallimentari e alle scelte prevalentemente securitarie e di corto respiro dell’Unione Europea e degli Stati membri, che alcune Ong italiane ed europee si sono sentite in dovere di avviare nel Mediterraneo centrale attività di ricerca e soccorso di bambini, donne e uomini in balia delle onde e in grave pericolo di vita.  Dando così fastidio a chi, pur di limitare gli arrivi, è disposto a chiudere gli occhi di fronte all’enorme tragedia umanitaria che, in definitiva, rappresenta il declino della nostra civiltà e dei suoi valori.

L’operato delle Ong, coordinato con i centri istituzionali operativi, non è purtroppo sufficiente per affrontare la tragedia del traffico di vite umane nel Mediterraneo occidentale, ma certamente ha contribuito e contribuisce in modo significativo a far sì che il numero di persone inermi in fuga da violenza, guerra e povertà non sia spaventosamente più ampio.

Nonostante le “notizie” di reati che vengono fatte circolare, finora nessuna Ong risulta essere stata accusata dalla magistratura. Qualora la magistratura stessa dovesse rilevare elementi a suo parere tali da procedere contro alcune, la nostra ferma richiesta è che venga fatta chiarezza al più presto. Ma con la medesima enfasi oggi chiediamo che cessi immediatamente ogni forma di generica denigrazione e diffamazione a mezzo stampa per pura strumentalizzazione politica. Le audizioni parlamentari in corso presso la Commissione Difesa del Senato stanno contribuendo a verificare l’operato delle singole Ong, chiarire eventuali equivoci ed escludere compromissioni delle organizzazioni umanitarie nei traffici di vite umane. Certamente l’Agenzia europea Frontex non ha mai definito ‘taxi del mare’ le imbarcazioni delle  Ong, come  invece l’on. Di Maio ha scritto e detto in questi giorni.

Ricordiamo che anche l’operazione militare italiana di salvataggio “Mare Nostrum” è stata accusata nel settembre 2014 da Frontex di produrre un effetto di pull factor, inducendo indirettamente i trafficanti a portare sui gommoni un numero maggiore di persone nella certezza della loro ‘salvezza’ da parte delle navi militari italiane vicine alle acque libiche. Ma con la chiusura di “Mare Nostrum”, nel novembre dello stesso anno, le partenze sono continuate e perfino aumentate, contraddicendo oggettivamente la valutazione di Frontex. E’ la vicinanza dell’Europa il vero pull factor e le istituzioni politiche europee e italiane dovrebbero ben saperlo.

Le Ong impegnate nel soccorso in mare hanno più volte ribadito che non vi è, né potrebbe esserci, alcun interesse economico lucrativo nelle loro attività, rendendosi inoltre disponibili a qualsiasi controllo istituzionale in merito. Sono in mare per sopperire alla decisione di Frontex di “vigilare, non salvare” e operano in stretto raccordo con la nostra Guardia Costiera e le Capitanerie di porto, come confermato dal comando di Eunavfor Med.

Le loro attività di salvataggio sono realizzate con fondi privati, con il sostegno di fondazioni e attraverso libere donazioni di cittadini, senza finanziamenti pubblici. I vertici della Guardia di Finanza, ascoltati dalla Commissione Difesa del Senato, hanno poi negato l’esistenza all’oggi di prove di collegamenti fra Ong e organizzazioni che gestiscono il traffico di migranti, come invece si continua subdolamente ad affermare.

Nel nostro ruolo di rappresentanti di importanti reti di ONG e Organizzazioni della Società Civile, nel condannare la superficialità e la gravità delle citate affermazioni denigratorie delle attività umanitarie di ricerca e salvataggio delle Ong – oggi anche a livello di alte responsabilità istituzionali –  ribadiamo l’esigenza che esse siano valutate dal Parlamento italiano: per la gratuità delle accuse che contengono e per la conseguente distorta informazione mediatica. Quest’ultima rischia di minare la fiducia dei cittadini e dei nostri stessi sostenitori in merito all’onestà, la trasparenza, l’efficacia degli interventi umanitari e di cooperazione internazionale, allontanando l’opinione pubblica dal ‘farsi protagonista’ della solidarietà attiva e della cooperazione per lo sviluppo dei paesi più poveri, vero argine alle migrazioni della disperazione.

Silvia Stilli – Portavoce AOI

Antonio Raimondi – Portavoce CINI

Paolo Dieci – Presidente Link 2007

pensiero del 29 del quarto mese

29 del quarto mese

Temi l’ignoranza, ma ancora di più il sapere falso. Distogli il tuo sguardo dal mondo, dall’inganno e non affidarti ai tuoi sensi, essi mentono, ma in te stesso cerca, nell’uomo eterni, non personale.

In verità l’ignoranza è simile a un vaso chiuso, in cui non passa l’aria; l’anima vi si trova racchiusa e, come un uccello rinchiuso non canta e non apre le ali; ma l’ignoranza è meglio di un insegnamento puramente intellettuale, che non illumina e non guida con la sapienza spirituale.

Sapienza brahaminica (La voce del silenzio)

Ventimiglia: non si può perseguire la solidarietà

28.04.2017 Redazione Italia

Ventimiglia: non si può perseguire la solidarietà
(Foto di Lìaltracittà)

Buona notizia il ritiro dell’ordinanza. Ora ci auguriamo assoluzione di Félix Croft.

“La revoca dell’ordinanza che vietava di distribuire cibo ai migranti a Ventimiglia è un’ottima notizia. Non si può utilizzare il diritto per perseguire la solidarietà, in qualsiasi modo essa si manifesti”. A dirlo è Patrizio Gonnella, presidente di Antigone a seguito della pubblicazione sull’albo pretorio della città ligure della revoca del divieto.

Il caso era balzato all’attenzione della cronaca circa un mese fa, a seguito di un comunicato della nostra associazione cui era stato segnalato il fatto che tre persone – tutte francesi – erano state fermate e denunciate proprio per aver dato del cibo ai migranti. Oltre a segnalare pubblicamente l’accaduto Antigone si è fatta carico della difesa legale dei tre che, nonostante la revoca dell’ordinanza, vedono le accuse contro di loro rimanere in piedi.
Proprio per protestare contro questa ordinanza e la criminalizzazione della solidarietà, numerose organizzazioni della società civile e personalità pubbliche avevano organizzato una manifestazione a Ventimiglia per il prossimo 30 aprile.

“L’ordinanza – sottolinea Patrizio Gonnella – non era tuttavia l’unica criticità emersa negli ultimi tempi sul confine Italia-Francia. Il 27 aprile il Tribunale di Imperia dovrà pronunciarsi nel caso che riguarda Félix Croft, un giovane francese per il quale l’accusa ha chiesto 3 anni e 4 mesi per aver tentato di aiutare una famiglia di sudanesi (una donna incinta, due uomini e due bambini di 2 e 5 anni) ha passare il confine verso la Francia.
Anche in questo caso – prosegue il presidente di Antigone – ad essere sotto processo è un gesto di solidarietà e umanità. Ci auguriamo che il giudice riconosca la causa di necessità assolvendo l’imputato da ogni capo di accusa”.

Fonte: Comunicato Associazione Antigone http://www.associazioneantigone.it

pensiero del 28 del quarto mese

28 DEL QUARTO MESE

Guarda quest’ombra spoglia , gracile, dominata dai desideri, priva di forze , incapace di difendersi , un corpo esausto, fragile e impotente , quasi pronto a disfarsi in pezzi , la vita in lui già trapassata in morte…

Come ci si può rallegrare, come si può essere ancora felici?

Questa fortezza fu costruita con ossa , ricoperta di carne e riempita del succo del sangue , ed ecco abita in essa vecchiaia e morte, orgoglio e superbia… Periscono i preziosi occhi dei re, la vecchiaia avvicina alla  distruzione del corpo; solo l’insegnamento dei buoni non invecchia, non si distrugge ; che i beati l’annuncino ai beati.

Dhammapada

Raddoppia autorizzazione ad export armi italiane, ma il Governo ne è contento

27.04.2017 Rete Italiana per il Disarmo

Raddoppia autorizzazione ad export armi italiane, ma il Governo ne è contento
(Foto di SamueleGhilardi via Foter.com / CC BY-NC-ND)

Rete Disarmo: tendenza che alimenta i conflitti, servirebbe invece più controllo e maggiore responsabilità

Crescono vertiginosamente le autorizzazioni all’export militate italiano: 14,6 miliardi di euro (+85% rispetto al 2015, +452% rispetto al 2014). Il valore delle esportazioni effettive si attesta sui 2,85 miliardi, in linea con il passato, ma gli effetti delle autorizzazioni 2016 si vedranno nei prossimi anni. Pesa la mega-commessa (oltre 7 miliardi) di caccia Eurofighter per il Kuwait, ma tra i principali Paesi destinatari troviamo anche Arabia Saudita, Qatar, Turchia, Pakistan, Angola, Emirati Arabi Uniti. Oltre il 60% delle nostre armi finirà a Paesi fuori da UE e NATO.

Per Rete Disarmo si tratta di una politica insensata e che contribuirà a far crescere i conflitti, in contrasto con le nostre necessità di politica estera, come vorrebbe la legge 185/90

Sempre più autorizzazioni rilasciate per la vendita in tutto il mondo (ben 82 Paesi) di armamenti e sistemi d’arma italiani, con il rischio di andare a rifornire regimi autoritari che vanno ad infiammare le regioni di maggior tensione del pianeta. E’ quanto emerge chiaramente dai dati diffusi ieri dal Governo (con la trasmissione al Parlamento della Relazione ex legge 185/90) e che danno ragione alle posizioni della Rete Italiana per il Disarmo che da tempo esprime preoccupazione per il continuo deterioramento di trasparenza e controllo sulle vendite di armi. In pieno spregio della legislazione vigente i cui principi impediscono di esportare armamenti verso regioni in conflitto o con rischio di violazioni dei diritti umani.

“Al di là del preoccupante livello raggiunto dalle autorizzazioni all’export militare e della la problematicità di alcuni Paesi destinatari, l’elemento che maggiormente ci preoccupa riguarda la soddisfazione sia della Presidenza del Consiglio che del Ministero degli Esteri per l’aumento delle vendite di armamenti italiani – commenta Francesco Vignarca coordinatore di Rete Disarmo – In realtà il ruolo del Governo, e in particolare dell’UAMA (Unità per Autorizzazione dei Materiali d’Armamento), sarebbe quello di controllore al fine di rilasciare autorizzazioni in linea con le indicazioni della legge i principi della Legge 185/90, non di sponsor dell’industria militare”

Una Legge che si basa, fin dal titolo, su aspetti di controllo rispetto ad un export delicato come quello militare e su criteri molto chiari riguardanti la liceità o meno di alcune autorizzazioni. “Come possiamo però fidarci di un arbitro e di un controllore che continua in un certo senso a fare il tifo per la produzione armiera italiana e per la sua diffusione in tutto il mondo?” conclude Vignarca

Lo testimoniano diverse frasi del Rapporto diffuso ieri tra le quali è opportuno ricordare: “l’obiettivo è quello di coniugare una crescente efficienza sia del servizio pubblico che delle società, a tutto vantaggio della competitività degli operatori sui mercati internazionali, nonché dell’immagine dello stesso operatore e del sistema Paese” oppure “l’Italia è stata classificata terza per numero di Paesi di destinazione delle vendite, dopo USA e Francia, a dimostrazione di una capacità di penetrazione e flessibilità dell’offerta nazionale all’estero. L’Italia e’ stata altresì classificata fra i primi 10 per valore delle esportazioni”

Ciò ancora più grave pensando al ruolo di Autorità nazionale che UAMA ha assunto dal 2013 con la riforma delle procedure legate alla 185/90. “Appare notevole non solo il livello complessivo delle autorizzazioni all’export 2016 connesso in misura significativa all’accordo siglato con il Kuwait per 28 aerei Eurofighter – sottolinea Maurizio Simoncelli vicepresidente dell’Istituto di Ricerche Archivio Disarmo – ma anche il fatto che il totale di autorizzazioni all’export militare italiano conferma la sua robusta crescita. Se infatti nel quinquennio 2010-2014 si attestava mediamente intorno ai 3 miliardi di euro, ora abbiamo conferma di un salto a livelli superiori dato che già nel 2015 si era giunti ad 8 miliardi di euro di autorizzazioni alla vendita”.

Dati su export militare italiano 2016

Nel 2016 le esportazioni italiane di sistemi militari hanno superato i 14,6 miliardi di euro, con un aumento dell’85,7% rispetto ai 7,9 miliardi del 2015. La Relazione annuale evidenzia come detto soprattutto la commessa di 28 Eurofighter della Leonardo al Kuwait del valore di 7,3 miliardi di euro. Proprio il Kuwait (7,7 miliardi) è al primo posto tra gli 82 paesi destinatari di armamenti italiani seguito da Gran Bretagna (2,5 miliardi), Germania (1,1 miliardi), Francia (574 milioni), Spagna (444 milioni), Arabia Saudita (427,5 milioni), Usa (380 milioni), Qatar (341 milioni), Norvegia (226 milioni) e Turchia (133,4 milioni).

Nel 2016 il valore delle autorizzazioni all’esportazione e dei trasferimenti intra-comunitari ha riguardato solo per il 36,9% i paesi dell’Unione europea e della Nato (5,4 miliardi) che per la gran parte, cioè per il 63,1%, sono stati diretti a nazioni extra UE e Nato (9,2 miliardi). In particolare, tra le zone geopolitiche di esportazione, figurano al primo posto i paesi dell’Africa Settentrionale e del Medio Oriente che con oltre 8,6 miliardi euro ricoprono da soli più del 58,8% delle autorizzazioni, mentre al secondo compaiono i già citati paesi UE-Nato.

“Proprio questo dato – commenta Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e le Politiche di Sicurezza e Difesa (OPAL) di Brescia – conferma una tendenza allarmante delle politiche di esportazione di sistemi militari in atto negli ultimi anni: Africa Settentrionale e Medio Oriente sono, infatti, le aeree di maggior tensione del mondo e sono zone governate in gran parte da regimi autoritari e da monarchie assolute irrispettose dei più basilari diritti umani. Fornire armi e sistemi militari a questi regimi, oltre a contribuire ad alimentare le tensioni, rappresenta perciò un tacito consenso alle loro politiche repressive. I risultati di queste politiche sono le migliaia di migranti che con ogni mezzo cercano rifugio sulle nostre coste. E’ pertanto urgente che il Parlamento chieda al Governo Gentiloni ed in particolare al ministro Alfano se intendono continuare a sostenere militarmente questi regimi, come ha fatto il governo Renzi e l’allora ministro degli Esteri, Gentiloni”.

Nessun miglioramento per quanto riguarda la trasparenza

Anche quest’anno dalle migliaia di pagine della Relazione e dalle decine di tabelle non è possibile sapere nel dettaglio quali specifici sistemi militari sono stati esportati negli 82 pPesi destinatari. A parte, infatti, gli Eurofighter al Kuwait, la Relazione non riporta informazioni al riguardo e tutto questo rende praticamente impossibile al Parlamento di esercitare quel ruolo di controllo dell’attività dell’esecutivo che gli compete.

Non solo. E’ praticamente inutile e anzi fuorviante la relazione (allegato) fornito dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF). Il Ministero continua infatti a riportare nelle tabelle solo gli “Importi segnalati” senza indicare il valore della corrispettiva operazioni autorizzata facendo così mancare un’informazione fondamentale per un effettivo controllo da parte del Parlamento delle transazioni bancarie.

“Va ricordato inoltre che dalla relazione governativa viene indicato anche un valore ulteriore di oltre 176 milioni di euro per non meglio identificate intermediazioni in campo commerciale – aggiunge Maurizio Simoncelli – su cui un maggiore trasparenza ci parrebbe dovuta ed importante”.

In virtù di tute queste considerazioni la Rete Italiana per il Disarmo chiede a tutti i gruppi parlamentari di attivarsi al più presto nelle commissioni competenti per compiere un ampio ed attento esame della Relazione governativa e sulle operazioni autorizzate dal Governo in materia di esportazione di sistemi d’armamento (un dibattito che in maniera approfondita manca ormai da troppi anni) stimolando nel contempo una maggiore attenzione del Governo stesso verso le istanze della società civile italiana su questo tema.

pensiero del 27 del quarto mese

27 del quarto mese

Alcuni cercano il bene o la felicità nel potere , altri nella scienza , altri ancora nei piaceri. Le persone che sono effettivamente prossime al bene capiscono che non può essere in quello di cui solo alcuni e non tutti possono disporre . Essi comprendono che il vero  bene degli uomini è tale che possono possederlo tutti insieme , senza invidia e senza divisione; esso è tale che nessuno può perderlo, se egli stesso non lo vuole.

Blaise Pascal

Rapporto sulla libertà di stampa 2017

26.04.2017 Redazione Italia

Rapporto sulla libertà di stampa 2017
(Foto di rsf.org)

Pubblicato da Reporters Senza Frontiere il Rapporto mondiale sulla libertà di stampa, giunto alla sua 16° edizione. Nella classifica dei 180 paesi esaminati l’Italia è al 52° posto, guadagnando 25 posizioni dal 77° posto in classifica dello scorso anno. Norvegia, Svezia e Finlandia ai primi posti, ultima la Corea del nord. Tuttavia il rapporto rileva un crescente numero di paesi in cui la libertà di stampa è gravemente indebolita dall’erosione della democrazia, e non solo in paesi sotto regimi dittatoriali o autoritari: “Abbiamo raggiunto l’era della post-verità, della propaganda e della soppressione delle libertà – specialmente nelle democrazie”, afferma il rapporto.

I criteri utilizzati per la compilazione del rapporto sono il pluralismo e l’indipendenza dei media, l’autocensura, il quadro normativo di riferimento, la trasparenza e la qualità dell’infrastruttura a supporto della produzione di notizie e informazione. I dati vengono acquisiti grazie a un questionario tradotto in 20 lingue e inviato a giornalisti e specialisti del settore nei 180 paesi coinvolti dalla ricerca. Esiste anche un indicatore relativo all’intensità degli abusi e delle violenze esercitati contro operatori del settore nel periodo valutato. Un colore diverso è assegnato a ogni categoria: bianco (buono), giallo (abbastanza buono), arancio (problematico), rosso (non buono), nero (pessimo).

La situazione in Italia, secondo il rapporto, vede i giornalisti messi sotto pressione dai politici, oltre che da gruppi mafiosi e bande criminali locali, e sempre più portati all’autocensura, con una nuova legge che punisce con 6-9 anni di carcere chi diffama politici, giudici o pubblici funzionari. In Italia, inoltre, “il livello di violenza – includendo intimidazioni verbali e fisiche – è allarmante”.

Presidenziali francesi: vince il Gattopardo

 

26.04.2017 Riccardo Petrella

Presidenziali francesi: vince il Gattopardo
(Foto di wikipedia.org (modificata))

Non c’è molto di che gioire: Le Pen ottiene un milione di voti in più dell’ultima volta, e Macron sembra uscito dal cilindro del Potere.

 

Come  Europei dobbiamo essere contenti che i due candidati finali non siano Marine le Pen e François Fillon. Si tratta però di una contentezza limitata, perché la candidata del FN non solo si ritrova nuovamente al secondo turno ma anche ha ottenuto un milione di voti in più dell’ultima volta. Inoltre, il vincitore del primo turno, Emmanuel Macron, non rappresenta alcuna garanzia di essere un presidente capace di contribuire a liberare la Francia, e l’Unione Europea, dai gravi problemi in cui si trovano.

Un anno fa pochissimi conoscevano l’esistenza di Macron eppure in sei mesi, senza nessun partito politico a sostegno, egli ha ottenuto quasi il 24% dei suffragi, cosa ma accaduta nel passato. Un successo così straordinario è dovuto verosimilmente al fatto che una parte importante degli elettori francesi (soprattutto fra le classi agiate, la borghesia delle grandi città -Parigi in testa- , in breve: i gruppi sociali ed economici più forti) non vuole più sentir parlare di crisi o della necessità di cambiare, vuole che si sproni la gente ad avere fiducia nel sistema, a sperare, a credere in una Francia ‘in marcia’, competitiva, che recupera la sua forza economica attraverso la flessibilità del mercato del lavoro e una fiscalità favorevole all’innovazione per la produttività, e attraverso la sua potenza politica e militare.
Accompagnati in questo anche da segmenti delle frange sociali più deboli, vittime, che hanno paura per oggi e per il loro futuro, i gruppi più forti vogliono sbarazzarsi della politica, al cui discredito hanno largamente contribuito.

La candidatura di Macron e il suo personaggio (espressione giovane, promettente, di una Francia che ha fiducia in se stessa ma in un mondo sempre più conflittuale) costituiscono un’occasione unica in questa direzione.

Macron promette stabilità per coloro che stanno bene, non cambiamenti per la giustizia.
Macron parla di una Francia più efficace, più efficiente, più potente, non più uguale.
Macron promette un’Europa ancor più tecnocratica, non la trasformazione  dell’Unione Europea.
Il tutto nella linea del trasferimento del potere pubblico ad uno Stato governato dai gruppi privati, dalle grandi istituzioni e organizzazioni economico-finanziarie oligarchiche in seno alle quali, dice Macron, la Francia occuperà un ruolo chiave. 

La “pertinenza” della soluzione Macron è coerente con l’altro risultato maggiore del primo turno: la quasi sparizione del partito socialista e la frantumazione del partito della destra, le due formazioni che hanno dominato la scena politica francese negli ultimi cinquant’anni. Sullo stesso registro va considerata la totale sparizione dalla scena politica nazionale del “partito” ecologista.

I cambiamenti rivelati dal primo turno sono lungi dall’essere incoraggianti.

Unico elemento incoraggiante è il voto ottenuto da “France insoumise”” (Jean-Louis Melenchon). La questione è se le dinamiche socio-economiche e politiche legate all’elezione presidenziale giocheranno in senso  altrettanto favorevole nel contesto ben diverso delle dinamiche legate alle elezioni legislative politiche territoriali. 

Per il momento, appuntamento al 7 maggio sera.

Riccardo Petrella,  Aix-en-Provence, 25 aprile, in Italia Festa della Liberazione dal Fascismo.