pensiero del 31 del terzo mese

31 del terzo mese

Chi per punizione divina migliora la sua condota deve rallegrarsi per le punizioni che lo hanno colto, perché esse gli sono state di grande utilità, e deve ringraziare Dio per esse, come si ringrazia per qualsiasi altro beneficio.

Talmud

Quel che nell’animale è considerato un difetto, nell’uomo è un pregio: una qualsiasi mutilazione rende l’animale inadatto al sacrificio , uno spirito abbattuto e affranto è il sacrificio più grafito

Talmud

Cambiare le regole del gioco sulle armi nucleari

30.03.2017 International Peace Bureau

Quest’articolo è disponibile anche in: Inglese

Cambiare le regole del gioco sulle armi nucleari
(Foto di ICAN)

Da lunedì 27 marzo più di 120 paesi stanno partecipando ai negoziati per un trattato di messa al bando delle armi nucleari presso il quartier generale delle Nazioni Unite a New York. Gli stati dotati di armi nucleari, insieme ai loro alleati, non erano in sala, ma i sostenitori della messa al bando fanno affidamento sugli effetti di delegittimazione del trattato per portare il mondo verso la totale eliminazione delle armi atomiche.

Nei tre giorni di questa prima sessione, che durerà sino a venerdì, i delegati hanno espresso la volontà di legare il trattato e il suo preambolo alle considerazioni umanitarie che sono state la forza motrice dietro questi negoziati e hanno confermato la convinzione che c’è bisogno di colmare un vuoto legale: le armi nucleari sono le sole armi di distruzione di massa non ancora proibite dalla legge.

“Questo è un momento storico; i negoziati si stanno focalizzando su uno strumento legale che proibisca le armi nucleari e porti alla loro totale eliminazione” ha detto il Co-Presidente dell’International Peace Bureau  Reiner Braun. “E’ quello che la vasta maggioranza delle persone sta cercando di ottenere da anni e noi dobbiamo essere sicuri che il trattato apra la porta all’eliminazione”. La società civile, gli esperti e i sopravvissuti alle bombe atomiche hanno contribuito al dibattito, riflettendo sul ruolo svolto nell’avvio di  questi negoziati.

Come ha espresso bene oggi l’ambasciatore di Trinidad e Tobago, l’aria che si respira nella sala è molto seria e determinata: “Siamo sul precipizio della storia, dato che stiamo cercando di mandare in frantumi lo stallo cronico che si è trascinato per troppo tempo nel campo del disarmo e della non-proliferazione nucleare”.  Mentre i fantasmi degli stati dotati di armi nucleari e dei loro alleati aleggiano nella sala, i partecipanti sembrano convinti che un trattato sulla loro messa al bando cambierà le regole del gioco, offrirà un forte strumento all’opinione pubblica per fare pressione sui governi e aprire gli occhi sulle conseguenze pericolose di un’esplosione accidentale o intenzionale, possibile solo se le armi nucleari verranno conservate per sempre.

Inoltre gli esperti sono ormai convinti che la domanda riguardo alla prossima esplosione atomica non è “se”, ma “quando”, poiché nuovi studi e documenti resi pubblici mostrano la vulnerabilità di tutte le infrastrutture nucleari. “Una messa al bando efficace è assolutamente necessaria” ha sottolineato Rainer Braun. “Se vogliamo essere efficaci nel cambiare le politiche e le pratiche dei paesi con armi nucleari e di quelli che fanno affidamento su di loro, il trattato deve proibire tutte le attività che rendono possibile tutte le politiche e le pratiche attuali. Deve essere semplice, chiaro, efficace e orientato al raggiungimento dell’obiettivo”.

Questa settimana dovrebbe porre le basi affinché il presidente della Conferenza, Elayne Whyte Gómez del Costa Rica, possa presentare la bozza del trattato prima del prossimo e ultimo giro di negoziati, dal 15 giugno al 17 luglio. La società civile sta già lanciando per il 17 luglio una giornata di azione mondiale capeggiata dalle organizzazioni delle donne, per dimostrare il forte impegno per proibire le armi nucleari e liberare il mondo dalla loro minaccia.

Traduzione dall’inglese di Annalaura Erroi

Minori stranieri non accompagnati, le Associazioni: “Finalmente una legge per proteggerli”

29.03.2017 Amnesty International

Minori stranieri non accompagnati, le Associazioni: “Finalmente una legge per proteggerli”
(Foto di Oxfam Italia via Flickr.com)

Roma, 29 marzo 2017 – “Dopo oltre tre anni finalmente si è giunti all’approvazione definitiva di una legge tanto attesa, che mira a definire norme chiare per l’accoglienza e la protezione dei minori non accompagnati. Si tratta del primo provvedimento organico in Europa dedicato alla protezione dei minori non accompagnati, che noi associazioni ed organizzazioni abbiamo promosso e sostenuto, sin da quando è stato depositato, fornendo anche importanti contributi al testo, alla luce della nostra esperienza diretta con i minori non accompagnati. E’ un primo passo importante nella direzione della tutela di migliaia di bambini ed adolescenti che giungono da soli nel nostro territorio. L’auspicio è che questa legge possa essere di esempio anche per altri Paesi europei.

Ringraziamo i parlamentari delle diverse forze politiche che hanno sostenuto il provvedimento, ora sarà fondamentale che tutte le disposizioni previste trovino piena applicazione ed è nostro obiettivo continuare a lavorare insieme per assicurare che ciò avvenga”.

Tra le principali novità introdotte dal testo: il divieto assoluto di respingimento dei minori stranieri non accompagnati alla frontiera; il raccordo tra strutture di prima accoglienza e SPRAR, esteso ai minori non accompagnati, con strutture su tutto il territorio nazionale; l’adozione di una procedura di accertamento dell’età, anche per evitare accertamenti medici invasivi, quando inutili, e maggiori garanzie, tra cui la presenza di mediatori culturali, anche durante l’accertamento; l’istituzione di elenchi di tutori volontari su tutto il territorio nazionale e la promozione dell’affido familiare; maggiori tutele per il diritto all’istruzione e alla salute, nonché per i diritti  del minore durante i procedimenti amministrativi e giudiziari.

Le Associazioni e le Organizzazioni:
Actionaid
Ai.Bi. Amici dei Bambini
Amnesty International Sezione Italiana
Caritas italiana
Centro Astalli
Comunità di Sant’ Egidio
Consiglio Italiano per i Rifugiati
Cnca
Comitato italiano per l’UNICEF
Emergency
Medici Senza Frontiere
Oxfam Italia
Save the Children
Terre des Hommes Italia

pensiero del 30 del terzo mese

30 del terzo mese

Il sole ininterrottamente  riversa la sua luce su tutto il mondo, ma la sua luce non si esaurisce con questo; proprio allo stesso modo deve splendere la tua ragione, riversandosi in tutte le direzioni. Essa si riserva dappertutto, non esaurendosi, e quando incontra un ostacolo non deve manifestare né irritazione né ira, ma illuminare tranquillamente tutto ciò che desidera accoglierla , senza venir meno, senza estinguersi, investendo tutto quello che si volge alla luce e lasciandolo nella tenebra solo quanto rifugge dal suo volto.

Marco Aurelio

Pensiero del 29 del terzo mese

29 del terzo mese

Un dotto bramino andò una volta da un saggio re e disse:” Conosco bene i libri sacri e perciò vorrei insegnarti la verità”. Il re gli rispose: “ Penso che tu stesso non sia ancora abbastanza penetrato nel senso dei libri sacri. Cerca di acquisire la vera saggezza e allora ti sceglierò come mio maestro”.

Il bramino se ne andò.

“Non ho forse studiato tanti anni la scrittura sacra – disse fra di sé – e lui mi dice che ancora non la capisco . Che sciocchezza mi ha detto il re”.

Comunque, egli lesse ancora una volta attentamente i libri sacri. Ma quando andò ancora dal re, ricevette la stessa risposta.

Questo lo costrinse a riflettere  e, tornato a casa, si chiuse nella sua cella e si dedicò nuovamente alla studio della sacra scrittura. Quando cominciò a comprendere il senso interiore , gli divenne chiaro che le ricchezze , gli onori, la vita di corte e il desiderio di beni terreni non sono nulla.

Sapienza brahminica

Conferenza di New York: l’Italia ci ripensi

28.03.2017 – Roma Alfonso Navarra

Conferenza di New York: l’Italia ci ripensi

Oggi,  lunedì 27 marzo iniziano al Palazzo di Vetro dell’Onu di New York i negoziati per arrivare ad “uno strumento giuridico internazionale inteso a vietare ed eliminare le armi nucleari”. E’ la prima sessione di una Conferenza istituita con voto a maggioranza dall’Assemblea Generale dell’ONU del 23 dicembre 2016 (113 voti favorevoli, 35 contrari e 13 astensioni, prima delle successive tre defezioni, tra le quali l’Italia).

La seconda sessione si terrà sempre al Palazzo di Vetro dal 15 luglio al 27 luglio. L’iniziativa rappresenta la “storica” rivolta degli Stati non nucleari che fuoriescono dal percorso del Trattato di non proliferazione (pur dichiarando di rispettarne lo “spirito”).  

Hanno votato contro le principali potenze nucleari: USA e Russia. Ma anche Francia e Regno Unito. In generale hanno votato contro i Paesi NATO con la significativa astensione dell’Olanda. Altri importanti NO vengono da  Australia, Israele, Giappone e Corea del Sud. 

Il fronte dei Paesi nucleari è rotto dalle astensioni di Cina, India e Pakistan.  

Un caso a sé è l’Italia che, come si è accennato, il 23 dicembre ha votato SI dichiarando poi di essersi sbagliata, come confermato dal sottosegretario Mario Giro in risposta ad una interrogazione del M5S (seduta della commissione esteri del Senato del 2 febbraio 2017). 

I disarmisti esigenti, videoregistrati da Radio Radicale, con la presentazione dei portavoce Alfonso Navarra ed Antonia Sani,  hanno stamattina illustrato i motivi della sollecitazione al governo Gentiloni di una presenza positiva e propositiva dell’Italia alla Conferenza di New York, così come richiesto alla Camera dalle due mozioni con primi firmatari Donatella Duranti e Manlio Di Stefano; ed al Senato con primo firmatario Roberto Cotti.

Sono intervenute, sottolineando l’importanza del ruolo delle donne  e dei giovani all’interno della società civile per premere sui governi e per costruire una autentica e fattiva cultura di pace: Giovanna Pagani (Wilpf Italia) ed Heidi Meinzholt (Wilpf Europa), riportando le conclusioni del Summit europeo delle sezioni WILPF : “Unite per cambiare l’Europa”. Hanno preso la parola anche Manlio Giacanelli (IPPNW Italia) e Patrick Boylan (Peacelink).

Sono state lette le dichiarazioni del Senatore Roberto Cotti, del M5S e dell’on. Paolo Bolognesi del PD, sotto riportate.

 

Alle 15.00, sempre al CESV in via Liberiana, si è poi tenuto un incontro con comitati, sindacati di base  e movimenti pacifisti che ha deciso di rilanciare la mobilitazione contro il nucleare militare in Italia collegandola con l’obiettivo del bando internazionale degli ordigni nucleari, ed in rapporto a scadenze del movimento come quella del prossimo vertice del G7 a Taormina, per denunciare le manovre delle potenze che che determinano, concretamente, per tutti i popoli del pianeta guerre, oppressione, diseguaglianze sociali, devastazione ambientale, razzismo.

Il disarmo nucleare – è l’impegno dei convenuti – dovrà giocare un ruolo nello sviluppo della mobilitazione di donne e uomini che rifiutano un ordine mondiale stabilito da pochi (lélite dell’1%) che causa morte ed oppressione per i popoli e accresce povertà e miseria anziché debellarle.

La proposta unificante è quella di presidi con striscione unico davanti a TUTTI i siti del nucleare militare in Italia (non solo Ghedi ed Aviano, ma ad es. anche i porti dove transitano le centrali nucleari galleggianti della VI Flotta USA), recanti una scritta identica che metta insieme sia la lotta internazionale per la proibizione giuridica delle armi nucleari, passo indispensabile per la loro eliminazione effettiva, sia la lotta locale per rimuovere le atomiche dall’Italia e recedere dalla condivisione nucleare NATO.

 

 

*I Disarmisti Esigenti sono una coalizione sociale di organizzazioni, nonché di attiviste e attivisti e personalità nonviolente, stimolate dall’appello di Stéphane Hessel ed Albert Jacquard ad “esigere un disarmo nucleare totale”; un accordo operativo che si costituisce come strumento culturale e politico per radicare anche in Italia la Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari.

 

http://www.disarmistiesigenti.it

Pensiero del 28 del terzo mese

28 del terzo mese
 
Che noi amiamo i figli di Dio lo riconosciamo dal fatto che amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti . Giacchè in questo consiste l’amore per Dio, nell’osservare i comandamenti ; e i suoi comandamenti non sono gravosi
 
Prima lettera di Giovanni 5,2-3
 
Ama l’eterno tuo Dio in modo tale che attraverso di te anche gli altri Lo amino.
 
Talmud
 
Adempi i comandamenti divini con amore . Non è la stessa cosa adempiere i comandamenti per amore di Dio o per timore dinnanzi a Lui
 
Talmud
 

Greenpeace: Stati membri, cittadini e agricoltori rifiutano gli Ogm

 

27.03.2017 Greenpeace Italia

Greenpeace: Stati membri, cittadini e agricoltori rifiutano gli Ogm
(Foto di GuidaConsumatore)

Greenpeace: Stati membri, cittadini e agricoltori rifiutano gli Ogm, la Commissione UE si adegui

Anche oggi gli Stati membri dell’Ue non hanno fornito il supporto necessario alle proposte della Commissione europea per l’autorizzazione della coltivazione di due mais OGM – il BT11 della Syngenta e il 1507 della DuPont Pioneer – e il rinnovo dell’autorizzazione dell’unico OGM al momento ammesso per la coltivazione nell’Unione europea, il mais MON810 della Monsanto.

Anche se non è stata raggiunta la maggioranza qualificata, il voto odierno dimostra chiaramente che l’opposizione agli OGM supera ampiamente i voti a favore. Quella di oggi è stata la seconda votazione da parte dei governi nazionali sulle proposte della Commissione europea per l’approvazione dei tre mais OGM. Anche nel caso della prima votazione, avvenuta lo scorso gennaio, non era stata raggiunta una maggioranza qualificata, ma durante la votazione odierna l’Italia si è schierata apertamente fra gli oppositori, aumentando ulteriormente la percentuale dei voti contrari. Ora spetterà alla Commissione prendere la decisione finale.

«Il chiaro no espresso oggi dall’Italia alla coltivazione di OGM in Europa è un voto di responsabilità e di coerenza molto apprezzato, in linea con la maggioranza di cittadini e agricoltori italiani che chiede da tempo un’agricoltura libera da OGM e sempre più rivolta alla sostenibilità», afferma Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura Sostenibile di Greenpeace Italia. «Dopo la sua elezione il presidente della Commissione Juncker ha promesso un processo decisionale più democratico. Questo voto non lascia dubbi sul fatto che un’eventuale autorizzazione di questi mais OGM romperebbe quella promessa», conclude Ferrario.

La maggior parte dei governi, dei parlamentari europei e dei cittadini europei si oppongono agli OGM, e due terzi degli Stati membri hanno già vietato la loro coltivazione su tutto il territorio nazionale.

Se approvate, le autorizzazioni dei tre mais OGM sarebbero valide solo in 9 dei 28 Paesi dell’Unione europea e in Inghilterra, nelle Fiandre e nella regione di Bruxelles. Gli altri paesi dell’Ue hanno fatto uso del nuovo meccanismo di opt-out della UE per vietare la coltivazione di OGM nei loro territori nazionali.

Le tre varietà di mais OGM oggetto del voto odierno sono state modificate per essere in grado di produrre tossine derivate da un batterio del suolo, il Bacillus thuringiensis (Bt). Le tossine Bt hanno lo scopo di uccidere le larve di determinati parassiti, come la piralide del mais, ma gli impatti sono ben più vasti e in parte imprevedibili. Due di queste colture, il 1507 e il Bt11, sono state modificate geneticamente anche per resistere al glufosinate ammonio, un potente erbicida.

Votazione odierna

–        Mais MON810: 14 paesi Ue hanno votato contro (AT, BG, CY, DK, EL, FR, IE, IT, HU, LT, LU, LV, PL, SI) che rappresentano il 43,29 per cento della popolazione dell’Unione europea , otto paesi dell’UE hanno votato a favore (CZ, EE, ES, FI, NL, RO, SE, UK) che rappresentano il 34,45 per cento, e sei si sono astenuti (BE, DE, HR, MT, PT, SK) che rappresentano il 22,26 per cento;

–        Mais 1507 e Bt 11: 16 paesi Ue hanno votato contro (AT, BG, CY, DK, EL, FR, HU, IE, IT, LT, LU, LV, PL, PT, SI, SE) che rappresentano il 47,27 per cento della popolazione dell’UE, sei hanno votato a favore (EE, ES, FI, NL, RO, UK) che rappresentano il 30,45 per cento, e sei si sono astenuti (BE, CZ, DE, HR, MT, SK) che rappresentano il 22,28 per cento.

CONTATTI:

Felice Moramarco, ufficio stampa Greenpeace Italia, 348.7630682

Federica Ferrario, campagna Agricoltura sostenibile, 348.3988616

pensiero del 27 del terzo mese

27 del terzo mese

Il saggio Diogene diceva:” E’ veramente libero solo chi è sempre pronto a morire”.Egli scrisse al re di Persia : “Non puoi rendere schiavi degli uomini veramente liberi, come non puoi rendere schiavo un pesce . Anche se li metti in carcere , non ti serveranno come schiavi. E morranno in carcere , quale vantaggio trarrai dell’averli rinchiusi in carcere?”

Ecco il discorso di un uomo libero : un tal uomo sa in che cosa consiste la vera libertà.

Diogene

55 anni dopo, c’è sempre più bisogno di nonviolenza

26.03.2017 Movimento Nonviolento

55 anni dopo, c’è sempre più bisogno di nonviolenza
(Foto di Magalí Buj)

La nonviolenza va nel profondo più di quanto si creda. Essa si presenta, oggi in modo culminante, come antitesi ai maggiori mali: la guerra e il folle riarmo, l’assolutismo oppressivo dei governi, lo sfruttamento delle moltitudini povere, la chiusura individualistica egocentrica e disperata.
Perciò essa sta alla punta estrema del vecchio mondo più di ogni altro preteso, grossolano e superficiale estremismo: anche se altri sa distruggere la nonviolenza costruisce.
Aldo Capitini, relazione al 1° congresso del Movimento Nonviolento, 1966

Era il gennaio del 1962 quando, sui muri di Perugia, apparve il manifesto che annunciava la nascita del “Movimento Nonviolento per la Pace”. Nell’estate precedente, la “guerra fredda” tra i blocchi dell’Est e dell’Ovest aveva ricevuto una fortissima accelerazione con la costruzione del “muro di Berlino”; nel settembre Aldo Capitini, dalla Rocca di Assisi a conclusione della “Marcia per la pace e la fratellanza tra i popoli”, aveva lanciato la “Mozione del popolo della pace”, nella quale – tra l’altro – scriveva che “la pace è troppo importante perché possa essere lasciata nelle mani dei soli governanti”. In quell’autunno-inverno Aldo Capitini, Pietro Pinna, Daniele Lugli e alcuni altri amici diedero vita al Movimento Nonviolento, che prenderà nelle mani l’impegno per la pace nei successivi 55 anni. “Può darsi che la nostra posizione conservi il carattere di minoranza per lungo tempo e sia perciò semplice aggiunta” – scriveva Capitini nella relazione al 1° Congresso del Movimento Nonviolento, nel 1966 – “ma essa tanto più sarà persuasa di essere già “potere” – un nuovo tipo di potere – quanto più le sue iniziative saranno aperte e valide per tutti, da centri collocati al livello delle moltitudini”. L’1 e 2 aprile 2017 il Movimento Nonviolento celebra a Roma il suo 25° Congresso nazionale, si tratta ormai di una delle comunità politiche più longeve nella storia del nostro Paese.

Nel 1989 i popoli europei abbatterono quel muro che divideva in due l’Europa e il mondo. In molti immaginavamo – o forse speravamo – che con la fine della divisione tra Est e Ovest, la corsa agli armamenti potesse avere finalmente fine e si aprisse una fase nuova per l’umanità. Un periodo di prosperità fondato sui dividendi di pace, cioè sulla liberazione di risorse dalle spese militari a beneficio delle spese civili e sociali. Invece – come la fine della seconda guerra mondiale si chiuse con la manifestazione di potenza degli USA che sganciarono le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, volendo segnare la supremazia sull’Unione Sovietica – la fine dei blocchi contrapposti si aprì con l’invasione della coalizione a guida USA dell‘Iraq, nel 1991 – a seguito dell’occupazione di questo, dei pozzi petroliferi del Kwait – volendo segnare la supremazia del blocco occidentale sull’intero pianeta. Per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale, anche l’Italia – aprendo uno squarcio nella Costituzione, mai più ricucito – diede il suo contributo alla guerra. E’ con quella che sarà ricordata come la “prima guerra del Golfo” che comincia l’ossimoro retorico della “guerra umanitaria”, delle “missioni di pace” fatte con la guerra, della “esportazione della democrazia” attraverso le bombe al fosforo bianco e all’uranio impoverito, che produssero – in quel caso – alcune centinaia di morti fra le truppe occidentali, centinaia di migliaia tra militari e civili iracheni. Da allora è un crescendo di interventi armati in giro per il pianeta: Somalia (1992), Haiti (1994), Bosnia (1995), bombardamenti su Bagdad (1998), Kossovo (1999).

Un primo “contraccolpo” a questa frenetica attività bellica USA e NATO è l’attacco dell’11 settembre 2001 alle “torri gemelle” di New York. Oggi si scopre, peraltro, che gli attentatori furono “attivamente aiutati” da funzionari del governo saudita, alleato storico degli USA e dell’Europa. Non fu quella tragedia l’occasione per fermare la proiezione imperialistica occidentale – come invitava a fare, per esempio, Tiziano Terzani – ma il pretesto per avviare nuove imprese belliche, con la nuova retorica della “lotta al terrorismo”: Afghanistan (2001), Iraq (2003), Libia (2011), iniziate e mai più concluse. Milioni di morti dopo di megliaia di morti dopo, una nuova ondata di terrorismo internazionale, che ha il suo fulcro nel cosiddetto “Stato islamico”, e colpisce continuativamente anche in Europa come mai prima d’ora, è il secondo contraccolpo alla fallimentare strategia della violenza. Sangue non lava sangue, ma si aggiunge e ne prepara dell’altro. Invece la corsa agli armamenti, sia sul piano internazionale che nazionale, è ripresa a ritmo vorticoso: mai, dalla seconda guerra mondiale, gli Stati hanno speso tanto per le spese militari, mai la produzione e il commercio degli armamenti hanno prodotto tanti profitti privati, mai tanti profughi hanno attraversato il Mediterraneo e tanti muri e fili spinati sono stati innalzati nel cuore dell’Europa. Mai come ora, dal 1953 – avverte l’autorevole Bollettino degli scienziati atomici – le lancette dell’Orologio dell’apocalisse erano state così vicine alla mezzanotte nucleare.

Emerge, dunque, l’urgenza della costruzione di un vero movimento per la pace, nazionale e internazionale, che abbia il fine della fuoriuscita dal tempo e dalla logica della guerra. Che stia sempre dalla parte delle vittime civili, senza tentennamenti, (come invece è avvenuto difronte alla tragedia della Siria, schiacciata tra il terrore del regime e le roccaforti del terrorismo). Un movimento forte e autorevole, che abbia la guerra come nemico, che sia capace di contrastarla fin dalla preparazione degli strumenti che la rendono possibile, attraverso il disarmo e la costruzione delle alternative civili. In un Paese in cui, negli ultimi dieci anni di crisi economica e di stagnazione, si è tagliato tutto il tagliabile, la spesa pubblica militare italiana è invece aumentata del 21%, (di cui quelle per gli armamenti, a carico del MISE, addirittura dell’85%) al punto che per il 2017 è prevista una spesa di 23,4 miliardi di euro, ossia di 64 milioni al giorno. Mentre per un anno di Servizio civile universale il governo investe l’equivalente di quattro giorni di spesa militare e nel “Fondo per le politiche sociali” addirittura l’equivalente di tre giorni, è necessario un movimento per la pace in grado di imporre all’agenda della politica la liberazione delle risorse sacrificate sull’altare delle spese per la guerra, ripudiata dalla Costituzione, a beneficio delle spese civili e sociali e per la costruzione delle alternative alla guerra, come affermato dalla Costituzione. Un movimento che agisca il proprio potere dal basso, costruendo specificamente politiche attive di pace. Come propone, per esempio, la campagna “Un’altra difesa è possibile”.

Insomma, 55 anni dopo c’è sempre più bisogno di nonviolenza, sul piano culturale, politico e organizzativo. Per questo, ancora una volta, l’1 e 2 aprile, parteciperò a Roma al Congresso nazionale del Movimento Nonviolento.

Qui il programma completo

Pasquale Pugliese