Ricevo da Enrico Peyretti

Non so se avete sentito (o forse anche visto in tv; io no), i titoli dei giornali di destra sull’uccisione di Anis Amri: titoli e immagini feroci, disumane, gaudenti per la morte dello stragista, senza dolore per ciò che ha fatto e che si è tirato addosso, senza ombra di pietà umana per tutti, anche per i colpevoli. Grida di guerra, giudizi gelidi da padroni della ragione-forza, elevata a diritto di condanna totale. Se non c’è dolore umano per l’omicida non c’è dolore vero neppure per le sue vittime, ma solo la conta dei colpi. Questa agghiacciante reazione qualifica i giornali italiani di destra. Ciò mi conferma l’opinione, espressa nel recente nostro dibattito, ripresa da Bobbio come da Mencio, che la “destra” (chiamala come vuoi, ben al di là della posizione dei banchi in Parlamento) è pre-civile, arretrata nell’evoluzione morale. La differenza è antropologica, tra forme diverse di umanità: chi soffre e chi non soffre per la povertà umana, la diseguaglianza, anche la colpa degli altri. Una tale destra non è il conservatorismo – che può essere giusta custodia di qualche livello raggiunto (come proprio la Costituzione), o anche di qualche interesse non di rapina – ma è la metafisica della potenza e del privilegio: “chi può faccia, chi non può taccia”. “O si domina o si è dominati” (mie sintesi di quella mentalità). La vita come guerra. Il privilegio come riconoscimento del vantaggio di forza (in qualunque modo acquisito), legittimato. Il diritto come forza e non come dignità inviolabile. Non che la “sinistra” sia un umanesimo ideale, ce ne manca! Essa è pure infetta dallo stesso male, ma tende ad uscirne, è almeno l’orientamento zoppicante a giustizia e dignità come fondamento del diritto. L’umanità è grande, immagine di colui che chiamiamo Dio, ed è pure miserabile. Miseria e grandezza. Ma un lato va scelto. La Scrittura parla, in termini troppo grandi, di figli delle tenebre e figli della luce. Nessuno nasce nel male. All’inferno non ci crediamo più, perché crediamo meglio in Dio. In paradiso andremo tutti, e ci troveremo anche Anis Amri, e faremo pace. Ma nella nostra storia ambigua, nessuno può essere catalogato definitivamente. Ognuno è colpevole di tutto (Dostoevskij in Karamazov), ma i due poli ci sono, esistono, agiscono. Si deve scegliere la direzione. Quei giornali di destra esprimono oggi una polarizzazione (che chiamiamo destra-sinistra nella politica quotidiana) che ha scelto il peggio, il subumano. Intervistata, la madre del poliziotto che ha ucciso il criminale per difesa personale, ha avuto una parola di pietà per il criminale. Una madre, unica voce umana nel frastuono feroce. Dio ci perdoni.

Enrico

Lettere del 1914 ricordano una tregua

25.12.2016 Francesco Cecchini

Lettere del 1914 ricordano una tregua

 

Una lettera, scritta 102 anni fa, da un ufficiale britannico alla madre, da una trincea del fronte occidentale racconta una tregua tra soldati tedeschi e inglesi, in occasione del natale.

Il nome dell’ufficiale è Alfred Dougan Chateer e scrive: “Penso che oggi ho assistito una degli spettacoli più straordinari che nessuno abbia mai visto. Verso le 10 del mattino, stavo affacciato al parapetto della trincea, quando ho visto un tedesco agitare le braccia e subito dopo  due di loro uscirei dalla loro trincea e  avvicinarsi alla nostra. Uno dei nostri uomini va verso loro e in un paio di minuti, il terreno tra le due linee di trincee è pieno di uomini e ufficiali di entrambe le parti che si stringono le mani e si augurano un Buon Natale. Ci siamo scambiati sigarette e autografi e ci siamo fatto delle foto. Sono stati sepolti anche soldati britannici e tedeschi, i cui corpi erano nella terra di nessuno. Non so quanto tempo durerà … In ogni caso, avremo un altra tregua al nuovo anno, i tedeschi vogliono vedere come le foto escono! Scrivo ciò in trincea, nel mio ‘rifugio’, con un fuoco di legna e un mucchio di paglia (…), nonostante il duro  freddo di Natale.”

La tregua non durò e Chater rimase gravemente ferito tre mesi più tardi, ma sopravvisse  e  morì in Inghilterra nel 1974.

Durante la cosiddetta tregua di Natale tra tedeschi e inglesi di 102 anni fa diverse lettere furono scritte dai soldati alle loro famiglie e raccontarono quell’avvenimento. La decisione dei soldati fu tanto criticata dai superiori, quanto ricordata come uno dei momenti più belli di quegli anni dai soldati stessi. Quella sera a quanto scrissero i quotidiani britannici in una zona del fronte nella terra di nessuno fu anche giocata una partita di calcio tra inglesi e tedeschi finita 3-2 per i tedeschi. Di questa partita si trova testimonianza anche in una lettera del generale Walter Congreve che racconta alla moglie della tregua e della partita di calcio anche se non l’aveva vista con i propri occhi, ma gli era stata raccontata da alcuni suoi commilitoni.

https://www.youtube.com/watch?v=iAWTEeST6rg

 

Vale la pena ricordare in occasione della tregua tra soldati e, non certo, tra generali, l’azione in corso per riabilitare, storicamente e giuridicamente i fucilati e decimati italiani durante il grande massacro 15-18.

 

Pensiero del 28 dicembre

28 dicembre

“La radice del male è l’ignoranza della verità”, disse il Buddha. Da questa radice cresce l’albero dell’errore con i suoi mille frutti di sofferenza. Contro l’ignoranza v’è solo un mezzo, la conoscenza. La vera conoscenza può essere raggiunta solo attraverso il perfezionamento personale. Di conseguenza anche il male nella società può diminuire se le persone elevano la propria visione del mondo e personalmente si fanno migliori comportandosi secondo questa.

Perciò sono vani tutti i tentativi di migliorare la vita del mondo sinché le persone non migliorano; il miglioramneto del singolo è il mezzo più vero per migliorare la vita nel mondo.

Franz Hartmann

Per quanto minima e insignificante sia un’azione , essa può essere compiuta in vista di un grande scopo ed esserne perciç nobilitata, e perciç non c’è grande scopo che piccole azioni non possano favorire, e favorire potentemente ; ciò vale in particolare per gli scopi più elevati, per il culto divino.

John Ruskin

Le altre particolarità dei Quaccheri

ALTRE “PARTICOLARITA” DEI QUACCHERI

Dalla credenza nella Luce Interiore e della esperienza fattane conseguono i metodi e le opinioni peculiari che hanno caratterizzato la Società degli Amici. Ciò vedremo più dettagliatamente nei successivi capitoli. Sia che ci riferiamo al Culto ed al Ministero, al disuso delle forme sacramentali, al rifiuto del giuramento giudiziario, alla convinzione che la guerra è di per sè stessa un delitto, abborriemnto di ogni oppressione e di ogni ingiustizia nei rapporti umani , sia che esaminiamo i metodi quaccheri nel Governo della Chiesa, appare costantemente che la ragione profonda delle pratiche che distinguono particolarmente gli Amici, coniste, in ultima analisi , nella loro certezza del diretto e personale rapporto di ogni anima umana con Dio, e del bisogno della sincerità assoluta e della verità qualora si voglia che la Luce Divina risplenda senza ombra.

Segue il capitolo terzo diLìessenza del Quaccherismo

I quaccheri visti dalle Assemblee di Dio

Quaccheri sono membri di un gruppo con radici cristiane, appartenente al Calvinismo Puritano, che si concentra sul sacerdozio dei credenti. Iniziò in Inghilterra nel 1650 col desiderio di ripristinare ciò che ritenevano fossero le pratiche della Chiesa primitiva.

Il titolo formale del movimento è “Society of Friends” (Società degli amici) o “The Religious Society of Friends” (Società Religiosa degli amici), nome che deriva da Giov. 15:15 in cui Gesù dice ai discepoli: «Io non vi chiamo più servi; perché il servo non sa quel che fa il suo signore; ma voi vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udite dal Padre mio».

I membri sono conosciuti come “amici” o comunemente come “quaccheri”, anche se in origine si definivano “figli della Luce”.

L’origine del termine “Quacchero” è incerta; una delle ipotesi è che derivi dal verbo inglese “to quake” (tremare) e, quindi, quaker, cioè “tremante”.

Tale nome sarebbe stato usato per la prima volta da un magistrato al quale George Fox aveva detto che anche per i giudici era venuto il tempo di “tremare di fronte al Signore”

Un’altra ipotesi sarebbe che il nome sia stato loro dato “a causa del tremito che li prendeva durante le loro manifestazioni religiose”. 

Secondo altri il nome potrebbe derivare anche dal fatto che “tremavano a motivo di un senso di timore reverenziale per la purezza e la maestà infinite di Dio”. 

I quaccheri si proponevano di trovare la verità religiosa e di far rivivere il cristianesimo primitivo.

Il loro fondatore, George Fox (1624-1691), apprendista calzolaio, era nato in una famiglia puritana e cresciuto in un rigido moralismo. Iniziò la sua predicazione nel 1649 in Inghilterra, in un’epoca ricca di nuovi fermenti religiosi. Considerando la sua religione troppo formale e istituzionalizzata e venuta meno ai principi di santità biblici, propose una dottrina radicale della “luce interiore” che attirò numerosi seguaci.

Fox li chiamava “Friends” (Amici).

I primi quaccheri predicavano – in virtù della “luce interiore” ugualmente concessa a ogni uomo – un ideale sociale egualitario, tradotto in gesti come il rifiuto di togliere il cappello di fronte alle autorità e del giuramento, la sobrietà negli abiti, il divieto del teatro e di altri divertimenti “pagani”.

Nelle loro prime riunioni escludevano qualunque forma di predicazione, rituale o sacramento: attendevano semplicemente, in silenzio, l’ispirazione di Dio, che poteva spingere qualcuno a prendere la parola (o in occasioni più rare a manifestazioni mistiche come i famosi “tremiti” o simili), ma poteva anche non manifestarsi affatto.

Come conseguenza del loro atteggiamento anti-autoritario i quaccheri furono severamente perseguitati, particolarmente nel periodo della restaurazione Stuart, e circa tredicimila furono imprigionati.

Il quaccherismo sopravvisse anche grazie all’elaborazione teologica di Robert Barclay (1648-1690) e alla conversione dell’aristocratico William Penn (1644-1718), figlio di un ammiraglio inglese e futuro fondatore della colonia chiamata, dal suo nome, Pennsylvania, che dal 1682 accolse numerosi quaccheri che avevano lasciato l’Inghilterra. Sembra che l’esodo sia stato di proporzioni tali da fare dei quaccheri nell’anno 1700 la prima denominazione religiosa del Nuovo Mondo.

In seguito, sia il loro numero che il potere politico che avevano acquisito, andò diminuendo a causa dell’ostinato rifiuto di favorire, anche indirettamente, qualunque iniziativa militare, pure se meramente difensiva.

Nell’Ottocento i quaccheri patirono dapprima uno scisma liberale (gli hicksiti), quindi – come reazione – uno scisma conservatore (i wilburiti). Diminuirono di numero negli Stati Uniti (cui daranno peraltro due presidenti, Herbert Hoover – 1874-1964 – e Richard Nixon, 1913-1994), ma – tra l’Ottocento e il Novecento – lanciarono con successo un’opera missionaria, e secondo alcune statistiche il gruppo locale (meeting) più numeroso sarebbe oggi quello dell’Africa Orientale.

Questo movimento si diffuse rapidamente per tutta l’America e s’impegnò molto in varie battaglie in campo sociale, come l’abolizione della schiavitù, l’estensione dell’istruzione popolare e le riforme nelle carceri e nei manicomi; essi anche nella prima e seconda guerra mondiale, si distinsero per la loro opera di assistenza, tanto da conquistare il premio Nobel per la pace, nel 1947.

 

Credenze di base dei Quaccheri

Il Quaccherismo deriva da un’interpretazione radicale del cristianesimo che concepisce Cristo come una realtà viva nell’esperienza personale, non solo nella tradizione biblica e nella Chiesa.

Essi, infatti, credono che ci sia qualcosa di Dio in tutti, che spesso viene chiamata “la luce di Dio”. Perciò ogni individuo ha un valore unico. Per questo motivo valutano tutte le persone allo stesso modo e si oppongono a tutto ciò che possa danneggiare o minacciare.

I Quakers cercano la verità religiosa nell’esperienza interiore e fanno grande affidamento sulla coscienza come fondamento della morale.

Tra le credenze fondamentali dei Quakers vi sono le seguenti:

  • Dio è amore.
  • La luce di Dio è in ogni singola persona. Ciascun individuo, cioè, ha una “luce interiore” (parte dello Spirito di Dio) al suo interno, per cui vi è un’unità tra tutti gli esseri umani. Di conseguenza tutti siamo uguali e ugualmente degni di rispetto. Accettano che in ciascun individuo vi siano la bontà e la verità e che non si debba fare alcun giudizio basato sulla razza o sul genere.
  • Una persona che permette che la propria vita sia guidata da quella luce raggiungerà un rapporto pieno con Dio. Infatti, tutti abbiamo la capacità di conoscere la verità nei nostri cuori e di discernere la volontà di Dio e, inoltre, attraverso la grazia di Dio, abbiamo anche la capacità di metterla in atto. La religione, quindi, è qualcosa che si integra con la quotidianità perché Dio può essere trovato nel bel mezzo della vita quotidiana e delle relazioni umane, così come nel corso di un incontro di culto.
  • Tutti, quindi, possono avere un’esperienza diretta e personale con Dio, facendosi guidare dalla “luce interiore” che ciascuno possiede, senza aver bisogno di coinvolgere un sacerdote o un ministro. Non credono, infatti, nella necessità né di un clero nè di cerimoniali che, anzi, ritengono un intralcio al rapporto tra l’uomo e Dio.
  • Di conseguenza, secondo loro, tutti i credenti possono ministrare l’uno all’altro. Essi sottolineano l’importanza che ciascuno conduca la propria vita in modo da essere un esempio per gli altri (quello che una persona fa è molto più chiaro di quello che dice).
  • I Quaccheri non considerano alcun libro come “Parola di Dio” attuale. La maggior parte d’essi considerano la Bibbia come un grande libro ispiratore ma non la considerano unica, e quindi leggono anche altri libri che possano dirigere la loro vita.
  • Il dubbio e la discussione sono strumenti preziosi per la crescita spirituale.
  • Essi non celebrano feste cristiane, come la Pasqua e il Natale.
  • Non credono nei sacramenti (sia come realtà che come simboli) o a liturgie formali o cerimonie e  rifiutano anche di sottostare a qualsiasi tipo di giuramento.
  • La redenzione e il Regno dei Cieli sono da vivere ora, in questo mondo. Ecco perché lavorano attivamente per rendere questo un mondo migliore e sono particolarmente interessati ai diritti umani. Credono nel pacifismo e nella non-violenza sulla base della loro fede nell’eguaglianza di tutti gli esseri umani. Essi lottano per:
    • I temi ambientali: Cercano di vivere semplicemente in modo da ridurre l’impatto sul mondo.
    • La Giustizia sociale.
    • La Pace.
    • La Libertà di coscienza.
    • La tolleranza fa parte del loro approccio alla vita, perciò i quaccheri sono disposti a imparare da tutte le altre fedi e chiese.

Un tema controverso tra loro è la dottrina della vita dopo la morte. Non tutti sono d’accordo su ciò che accade dopo la morte. Alcuni credono in una vita dopo la morte, alcuni no.

Anche se i non aderenti di solito considerano il movimento come una denominazione cristiana, non tutti i quaccheri si vedono come cristiani; alcuni si considerano membri di una religione universale che (per motivi storici) ha molti elementi cristiani.

Mentre al tempo d’oggi gli “Amici” interpretano la dottina base della “luce interiore” in una varietà di modi diversi, la convinzione fondamentale che sta alla base di tutta la fede e della pratica quacchera, è che Dio è conoscibile da ogni essere umano, e che lo Spirito di Dio ci condurrà in tutta la verità, se siamo fedeli nell’udire e nell’obbedire alla voce di Dio nel nostro cuore.

Le credenze non sono sporgenze sicure in una realtà incerta, ma piuttosto appigli dai quali raggiungere altezze ulteriori.
Eleven Quaker Scientists, 1989

 

La religione è vivere con Dio. Non c’è alcun altro tipo di religione. Vivere con un libro, vivere con o per mezzo di regole, pur essendo principi terribilmente alti, non sono di per sé religione, sebbene molti credano che lo siano e che questo sia tutto ciò che c’è da fare.
Bernard Canter, 1962

 

Verità interiore, fedeltà verso l’esterno

Gli Amici professano un’esperienza interiore dello Spirito di Cristo, che è a disposizione di ciascun individuo; ma il quaccherismo non è un percorso individualista. Proprio come lo Spirito Santo ci parla direttamente come individui, anche noi sperimentiamo Dio che ci parla come un gruppo quando ci riuniamo con l’intenzione di ricevere la volontà di Dio insieme.

Alcuni amici esprimono quest’esperienza parlando della “Testimonianza comunitaria”.

Tutti gli amici credono che per essere pienamente fedeli a Dio, il nostro individualismo sarà portato sotto controllo e ci raccoglieremo in una comunità che cerca di conoscere e vivere la volontà divina.

I Quakers credono che ogni aspetto della vita abbia il potenziale per essere sacramentale, vale a dire, la realtà del potere e l’amore di Dio si possa incarnare ed essere vissuti in ogni aspetto della vita.

Invece di enfatizzare giorni, orari, riti o cerimonie specifiche, gli Amici concentrano la loro attenzio-ne sulla possibilità della presenza e dell’azione di Dio in ogni momento.

 

Le testimonianze sociali

Al di là di queste convinzioni che gli “Amici” hanno in comune e che potrebbero essere indicate come le loro “testimonianze religiose”, essi condividono anche una serie di impegni che potremmo definire le loro “testimonianze sociali”.

Tra queste, quella per cui i quaccheri sono meglio conosciuti, è la testimonianza per la pace.

  • Gli Amici si oppongono alla guerra in tutte le forme e ciò è basato sulla convinzione che Cristo ha comandato di mettere da parte le nostre armi terrene e fondarci solo sul potere dell’amore di Dio, confidando nella giustizia di Dio.

Questa convinzione va oltre il semplice negare la partecipazione alla guerra: I Friends cercano di fare in modo che tutta la loro vita sia espressione di pace in un mondo che è devastato da conflitti e violenze.

 

  • Un’altra delle credenze fondamentali degli Amici è la testimonianza della semplicità.

È loro convinzione che Dio dovrebbe essere il centro e l’Ordinatore della vita, e che noi dobbiamo lasciare che tutte le nostre azioni, beni e rapporti siano al servizio della verità.

Essi, quindi, cercano di condurre una vita di semplicità materiale, confidando che Dio provveda alle esigenze di tutti, ma riconoscendo che il lusso materiale conduce alla privazione spirituale e alla distruzione dell’ambiente.

Gli Amici riconoscono che tutte le persone sono amate da Dio e hanno valore in base al loro rapporto con il Creatore.

Su questo fondamento gli amici hanno sviluppato una testimonianza di uguaglianza, che sottolinea la fratellanza fondamentale fra tutte le persone. Essi rifiutano titoli, onorificenze e altre costruzioni sociali che sono progettate per elevare gli individui sulla base di standard umani di prestigio.
Allo stesso modo credono che si debbano trattare con amore e rispetto coloro che la società respinge o ritiene inferiori.

Infine, siccome gli Amici vivono in un rapporto intimo con la verità, sono convinti che ogni aspetto della vita debba essere in accordo con quella realtà. La testimonianza d’integrità è riconoscere che lo Spirito ci chiama a condurre una vita di onestà in tutti i nostri rapporti. Noi siamo chiamati a condurre una vita di apertura e di autenticità, di parlare in modo chiaro e onesto, e mostrare coerenza tra fede religiosa e il modo in cui viviamo.

 

La pratica quacchera
Ci sono due pratiche comunitarie che distinguono gli Amici e che meritano particolare attenzione in ogni introduzione al movimento dei Quaccheri: Partecipazione al culto e Processo decisionale.

Il loro culto comunitario si compone di attesa silenziosa, con i partecipanti che contribuiscono come lo Spirito li muove.

Vediamo come gli stessi Friends descrivono questi due aspetti della loro vita religiosa:

  • La forma di culto dei “Friends” si basa sulla nostra certezza che, se ci apriamo allo Spirito Santo nei nostri cuori, Dio sarà presente in mezzo a noi e ci guiderà nel nostro culto collettivo.

Il cuore della nostra adorazione comune è l’attesa che Dio sia presente in mezzo a noi; spesso ciò è definito “culto aperto”, “culto silenzioso”, o “culto non programmato”.

Gli amici si siedono insieme per circa un’ora (anche se questo tempo potrebbe essere più o meno lungo, a seconda di come ci sentiamo guidati da Dio). Durante questo tempo, il nostro culto si basa su un’attesa silenziosa. Aspettiamo Dio, aprendoci al lavoro dello Spirito nei nostri cuori e pregando che Dio ci dia un messaggio come individui, ma anche come gruppo nel suo insieme.
Talvolta, nessuno parla durante tutto quel tempo, altre volte ci possono essere diversi messaggi che Dio ci dà nel parlare o cantare a squarciagola. Che ci sia o no un ministero vocale, vi è spesso la sensazione tangibile della presenza di Cristo con noi.

 

  • Il modo di prendere decisioni tra i “Friends” si basa su questa stessa aspettativa che lo Spirito di Dio sarà presente con noi e ci guiderà come gruppo.

Quando gli amici si riuniscono per prendere decisioni come gruppo, passiamo molto tempo in fiduciosa attesa – proprio come nelle riunioni di culto. A differenza delle riunioni di culto, però, veniamo all’incontro con domande specifiche per Dio, in cerca di una guida nei nostri affari come comunità.

Nel prendere le decisioni, gli Amici non votano. Noi, invece, cerchiamo il “senso dell’Incontro” – il discernimento della comunità riunita di ciò che è la volontà di Dio per quella comunità in quel momento.

Mentre ci sono alcuni svantaggi apparenti nel metodo del processo decisionale degli Amici, un grande vantaggio è che quando gli Amici prendono una decisione, c’è la consapevolezza che Dio ci abbia guidati ad essa.
Di conseguenza, le decisioni prese in questo modo tendono a raccogliere un impegno molto più grande da parte di tutti i soggetti coinvolti nel processo – anche per quelli che avrebbero preferito personalmente che fosse stata fatta una scelta diversa.

 

Le diversità tra i Quaccheri al giorno d’oggi.

Negli ultimi 150 anni nel Nord America gli “Amici” si sono discostati ampiamente nella fede e nella pratica.
Mentre gli amici nel loro insieme possono ancora affermare generalmente il credo e le pratiche di cui sopra, le divisioni del Quaccherismo nel Nord America nel secolo scorso sono diventate sempre più radicate.

Oggi si possono riscontrare in linea generale cinque punti di vista all’interno della Società Religiosa degli Amici:

1. Liberale Universalista
2. Liberale Cristocentrica
3. Conservatori
4. Evangelici
5. Fondamentalisti.

Queste prospettive non sono ben definite, con gruppi identificabili; piuttosto, sono i punti di vista su uno spettro di comportamenti che attraversa il quaccherismo nordamericano.

 

1. Liberale Universalista

Gli “Amici” di questa prospettiva, pur riconoscendo che il quaccherismo sia stato storicamente un ramo della Chiesa cristiana, non credono che esso sia o dovrebbe essere limitato ad una comprensione cristiana o occidentale.

Gli “Amici” che seguono questo punto di vista spesso vedono il quaccherismo come terreno d’incontro per i seguaci delle diverse religioni del mondo – e anche di nessuna di esse.
La pratica dell’attesa silenziosa del culto degli “Amici” spesso è vista come particolarmente favorevole per il dialogo interreligioso, così che persone di tutte le fedi possono beneficiare della contemplazione e della condivisione bilanciata.

I “Friends” Liberali Universalisti tendono a mettere poca o nessuna enfasi sulle dottrine religiose come base per l’adesione all’Incontro locale. Invece l’adesione alle pratiche degli “Amici” – comunque siano interpretate dal singolo – è la pietra angolare della partecipazione alla Società degli Amici.
Nel Nord America “Amici” da questo punto di vista si trovano principalmente nelle Riunioni Annuali Liberali.

 

2. Liberali Cristocentrici.

Il punto di vista liberale cristocentrico è che il quaccherismo non dovrebbe essere definito mediante un particolare insieme di credenze, ma che la vita e gli insegnamenti di Gesù siano fondamentali per il loro cammino di fede personale.

Alcuni amici liberali cristocentrici si auto-identificano come cristiani; altri no.
A livello individuale la prospettiva dei Friends liberali Cristocentrici è diversa da quella dei Friends Liberali Universalisti; tuttavia non necessariamente vi è conflitto tra queste due prospettive sul loro punto di vista dell’incontro comunitario.

Friends Liberali Cristocentrici sono in generale accordo con gli Universalisti nella loro visione del ruolo della fede e della pratica.
Mentre gli Amici Cristocentrici trovano che la vita e gli insegnamenti di Gesù siano profondamente significativi per loro come individui, spesso sono accomodanti nella coesistenza negli Incontri con quelli che non hanno una fede comune in Gesù.
Vedono la condivisione in una comunità d’amore, basandosi sulle pratiche degli amici, e sull’ascolto della verità ovunque essa si trovi, come una base sufficiente per l’adesione all’Incontro.

Amici da questo punto di vista si possono trovare in tutta la “Società Religiosa degli Amici” nel Nord America; soprattutto nelle Riunioni Annuali Liberali, ma anche in molte riunioni annuali ortodosse.

 

3. Conservatori

Friends in possesso di un punto di vista conservatore (che siano o non membri di una Riunione Annuale Conservatrice) sono in qualche modo simile ai Friends Liberali Cristocentrici.

Entrambi vedono pratiche del culto d’attesa e del processo decisionale degli Amici come centrale per la comprensione di ciò che significa essere un amico, ed entrambi hanno un impegno personale a Gesù come guida e maestro.

A differenza dei Friends Liberali Cristocentrici, tuttavia, gli Amici dal punto di vista conservatore sostengono che la fede in Gesù Cristo e la fedeltà alla tradizione cristiana siano essenziali per l’incontro comunitario nel suo complesso.

Mentre cercano di non essere legalisti sulle credenze, gli Amici Liberali Conservatori vedono la comune fede cristiana – non solo il culto comune e la pratica al processo decisionale – come la base per l’adesione al Meeting.

Amici con un punto di vista conservatore si possono trovare negli Incontri Annuali dei Conservatori, ma anche in una certa misura nei rami liberali e ortodossi.

 

4. Evangelici

Amici Evangelici sono quelli che sono stati influenzati, in qualche modo o nell’altro, dalla corrente protestante del cristianesimo che è predominante in Nord America.

Mentre sono d’accordo con gli Amici Conservatori che la fede cristiana è fondamentale per il Mee-ting nel suo insieme, gli Amici Evangelici sono più aperti a modificare la pratica degli Amici per meglio soddisfare ciò che sentono essere le esigenze della loro comunità locale.

Mentre la maggior parte degli Amici Evangelici praticano ancora il culto in attesa, quasi tutti ora includono elementi preparati nei loro servizi di culto.

Essendo impiegati il canto della congregazione e sermoni preparati, gli incontri con un punto di vista prevalentemente evangelico potrebbero, a prima vista, apparire simile ai servizi protestanti tradizionali.

Alcuni sono ancora più sperimentali, comprendendo delle bande di Lode e le presentazioni elettroniche.

La grande maggioranza degli amici evangelici utilizzano dei pastori per presiedere all’istruzione, ai servizi di culto e alla cura pastorale della congregazione. Ma, a differenza di molte altre chiese cristiane, i pastori sono considerati come servitori del Meeting.
Il meeting locale per le decisioni è il momento finale per prendere delle risoluzioni, con il pastore che serve come un onorato – membro della chiesa – ma uguale a tutti gli altri.
Ci sono Amici Evangelici in tutti i rami ortodossi e evangelici.

 

5. Fondamentalisti

Gli “Amici Fondamentalisti” condividono una cultura religiosa e la comprensione di sé che sono fortemente influenzate dal protestantesimo evangelico.

Amici della corrente fondamentalista tendono ad avere servizi di culto completamente programmati, secondo lo stile di celebrazione orientata della più ampia Chiesa protestante Evangelica.

Amici fondamentalisti hanno una visione alta della Scrittura, tenendo la Bibbia come autorità primaria nella vita della Chiesa.
Essi tendono ad assegnare al pastore più autorità della maggior parte delle chiese evangeliche degli Amici. In alcuni casi, il pastore, insieme a un piccolo gruppo di leader, servono come i principali responsabili delle decisioni per la chiesa.
Amici fondamentalisti possono essere trovati nel ramo evangelico , e in misura minore nel ramo ortodosso.

http://www.quakermaps.com/info

http://www.bbc.co.uk/religion/religions/christianity/subdivisions/quakers_1.shtml

http://www.cesnur.com/i-quaccheri/

Cristiani in forte crescita nel paese di Mao

La Cina potrebbe diventare, tra una ventina d’anni, il Paese con la più grande popolazione cristiana del mondo

26 dicembre 2016 in  cristianesimo , Asia , Bibbia

 

(Claire Bernole) La Cina è nota per la severità del regime nei confronti delle religioni. Tuttavia è proprio in questo contesto che ha avuto luogo un risveglio generale ed è stato il cristianesimo a beneficiarne maggiormente nell’ultimo quarto di secolo, in particolare i protestanti. Sebbene la crescita tenda ad assestarsi, permane una forte dinamica. Fenggang Yang, sociologo e professore all’università Purdue (Stati Uniti), anticipa uno scenario secondo il quale la Cina potrebbe diventare, nel 2035, il primo paese cristiano al mondo con 247 milioni di protestanti.

Associazione patriottica
Per il momento le statistiche sono scarse e poco affidabili. Per dare un’idea, la rete Aide aux Églises dans le monde (AEM, Aiuto alle Chiese nel mondo) parla di 130 milioni di cristiani, citando un dato fornito nel 2007 dal direttore dell’amministrazione nazionale cinese degli Affari religiosi.
Significa che il governo ha ammorbidito la sua politica nei confronti delle comunità religiose? Sarebbe un’esagerazione. Tanto più che la Cina è vasta e molto popolata ed esiste una gran varietà di situazioni. In particolare a causa dell’atteggiamento dei dirigenti locali e dei trascorsi storici. Tuttavia, a livello globale, si può affermare che lo Stato alleggerisce un po’ il giogo.
“Abbiamo superato la fase del maoismo trionfante in cui eravamo perseguitati”, afferma Régis Anouil. Il che fa dire al caporedattore dell’agenzia di stampa Églises d’Asie che “la libertà di culto è alquanto reale, ma viene esercitata in un contesto regolamentato”. Un’affermazione che chiarisce bene l’ambiguità delle testimonianze raccolte in una chiesa cristiana di Shanghai.
Liu Yi, ad esempio, dichiara di non sentirsi oppressa dal governo e di vivere liberamente la sua fede. Tuttavia questa donna di 45 anni spera che un giorno il governo autorizzerà i cristiani a costruire liberamente i loro edifici e anche a organizzare chiese domestiche.

Cristiani in Cina (video Segni dei Tempi RSI La1)

In pratica esiste una linea rossa, conosciuta da tutti, da non oltrepassare. “La società può organizzarsi come vuole, ma tutto deve avere un collegamento con il Partito. Lo stesso vale per le imprese, anche per quelle straniere”, spiega Régis Anouil. In linea di principio, a ogni religione riconosciuta dallo Stato (buddismo, taoismo, cattolicesimo, protestantesimo, islam) corrisponde un’associazione patriottica che serve da cinghia di trasmissione tra il Partito e le Chiese. Il problema vero inizia a porsi se l’una o l’altra Chiesa rivendica la propria indipendenza o cerca apertamente di fare proselitismo.
“I cristiani hanno la pretesa di agire sulla società attraverso il Vangelo. Ma il potere non tollera che ci sia una voce indipendente dal suo controllo. Le Chiese possono esistere, ma devono essere controllate e controllabili dal Partito”, sintetizza Régis Anouil.
Questo è causa di un certo numero di divisioni in seno alla comunità cattolica. “La struttura gerarchica della Chiesa fa sì che la questione del rapporto con il potere si ponga più rapidamente che con i protestanti”, aggiunge.

Esiste una linea rossa che non si deve superare

Croci distrutte
Manifestare una qualsivoglia volontà d’indipendenza rispetto al potere può costare molto caro. Le punizioni possibili sono numerose e orribili. I metodi di tortura hanno lo scopo di distruggere il corpo, ma anche la volontà e la mente della persona”, indica Tom Waper, responsabile di progetto presso l’AEM.
L’ONG Porte aperte, che sostiene i cristiani perseguitati nel mondo, riporta informazioni ugualmente poco confortanti: croci distrutte su edifici non ufficiali e diritti umani in costante regressione.
Se per alcuni il giogo si alleggerisce, pesa comunque ancora molto per altri. A ciò si aggiungono per alcuni la discriminazione ordinaria, sociale e professionale e una sorveglianza statale rafforzatasi negli ultimi anni, “anche nel corso di funzioni religiose in Chiese ufficiali e tra la popolazione cinese in generale”, sottolinea Tom Waper.

Chiese cristiane in Cina

 
 
 
 
Cristiani in forte crescita nel paese di MaoCristiani in forte crescita nel paese di Mao

Messaggi in codice
Altra immagine della sua ambivalenza, la Cina è il paese che stampa il maggior numero di Bibbie al mondo. Ne esporta molte, è vero, ma ne vende anche sul territorio. Tuttavia è impossibile acquistarne una in una libreria convenzionale. Come per trovare una Chiesa o un gruppo di studenti cristiani, bisogna avere contatti, far parte di una rete o captare i messaggi in codice, come: “Giuseppe dà appuntamento a Maria questa sera alla tal ora e in tal luogo”.
In un contesto del genere l’evangelizzazione e la formazione dei pastori costituiscono due sfide importanti che mettono in pericolo i cristiani che le raccolgono. Le Chiese ufficiali hanno i loro seminari, le altre “seguono piuttosto il modello del Nuovo Testamento, in cui uomini e donne ispirati assumono la leadership e si consacrano al servizio della comunità”, illustra Tom Waper.
Nonostante i rischi, la domanda di formazione è elevata, in particolare nelle attività tra i giovani.
“Parlare del Vangelo a un minore di diciotto anni è ufficialmente illegale. Ma questo non vuol dire che le Chiese ignorino la giovane generazione. “Persino le three-self-churches, le comunità della Chiesa protestante ufficiale (Movimento patriottico delle tre autonomie), dirette e controllate dal Partito comunista, svolgono attività clandestine rivolte ai giovani”, assicura Tom Waper. (da Réforme; trad. it. G. M. Schmitt)

Fra l’indefferenza mondiale, il Congo scosso da bagni di sangue

26.12.2016 Natale Salvo

Fra l’indefferenza mondiale, il Congo scosso da bagni di sangue
(Foto di Julien Harneis via Flickr.com)

«Lorsque ces massacres passent ds l’indifférence générale, c’est que nous avons atteint le paroxysme de l’horreur», “Quando questi massacri passano nell’indifferenza generale, noi abbiamo raggiunto il culmine dell’orrore“. Nessuno meglio di chi scrive sotto lo pseudonimo Joseph Lordure può definire quello che oggi, come da anni o da sempre verosimilmente, sta avvenendo in Congo.

Il Paese africano, ex colonia belga, è scosso da una “strisciante” guerra civile. I messaggi di massacri, rapimenti, violenze, arresti ingiustificati si susseguono su Twitter; si tratta tanto di rilanci di agenzie d’informazione, quanto di operatori umanitari e semplici cittadini. «22 civili massacrati sabato e domenica da assalitori armati a Nord-Kivu, nell’est del Paese», scrive RFI Afrique riferendosi alle giornate di Natale e della vigilia.

La ventisettenne giornalista di Goma (cittadina proprio a nord del lago Kivu) Esther Nsapu precisa che «le vittime sono in maggior parte donne e bambini, altre vittime erano in una chiesa per la messa di Natale». Gli assassinii sarebbero avvenuti, nel corso di uno scontro fra le forze regolari e delle milizie, «all’arma bianca». La stessa giornalista denuncia l’arresto, dopo una pacifica manifestazione contro il presidente Kabila, dell’attivista Rebecca Kavugho. Anche Jacques Djoli, professore di diritto e senatore, denuncia l’arresto arbitrario del suo assistente Chris. Il prof. Djoli, nonostante il momento drammatico che attraversa il suo Paese, non esita a twittare con una battuta: «Come Renzi, il primo ministro Matata deve presentare il suo bilancio e dimettersi»!

Le denunce di arresti arbitrari, tuttavia, non si contano più. Basta manifestare con dei fischi contro Kabila per finire in prigione. L’agenzia giornalistica “Reuters” parla di 275 arresti nella sola giornata del 21 dicembre scorso. E’ facile, poi, non avere più notizie degli arrestati o che gli stessi subiscano torture.
Contro il presidente Joseph Kabila che pretenderebbe un terzo mandato, ed a favore dei giovani congolesi che si oppongono a questa decisione, si schiera anche l’arcivescovo di Kinshasa Laurent Monsengwo: «sono finiti i tempi in cui si cerca di mantenere il potere con la forza delle armi, uccidendo il proprio popolo», avrebbe dichiarato durante l’omelia di Natale secondo l’Agenzia giornalistica “Politico”. «Questi giovani non reclamano che il proprio diritto a vivere un poco più dignitosamente», ha aggiunto l’arcivescovo Monsengwo.

Che la situazione politica sia, comunque, un “tutti contro tutti” lo fa intendere sempre su Twitter chi scrive sotto lo pseudonimo “ByeByeKabila”: «Natale, 13 “Hutu” uccisi da una milizia “Nande”; Una settimana fa, 17 “Nande” erano stati uccisi da una milizia “Hutu”». Se “ByeByeKabila” si domanda «dov’è lo Stato?», «a caccia degli oppositori», risponde qualcuno.

Certuni probabilmente provano a soffiare sul fuoco, come Kamanda Kela che denuncerebbe, sempre su Twitter, un macabro episodio: tre bambini e le loro madri arse in una maternità che lui imputerebbe ai seguaci dell’ex governatore del Katanga, Moise Katumbi uomo politico n. 2 in Congo.

L’emergenza umanitaria in Congo va – senza violenza, naturalmente – immediatamente risolta. Non è possibile altrimenti chiedere agli africani di restare in casa loro.

La Guida Spirituale

LA GUIDA SPIRITUALE

Nulla colpisce di più nella storia degli Amici che la loro convinzione che la Luce Interiore rivelava ad essi non solo la realtà di Dio, ma la dettagliata volontà divina nei loro riguardi. Come gli Apostoli credevano di essere guidati dallo Spirito del loro Signore risuscitato nei loro viaggi e nelle loro attività (Atti XIII, 2-4, 6-7) , così era dei primi Quaccheri. Dio era divenuto per essi di una tale realtà che attendevano ed ottenevano che la sua Luce mostrasse loro il cammino del dovere da seguire giorno per giorno. Non deve ritenersi che in questi fossero soli; tutti i veri cristiani credono indubbiamente – in grado maggiore o minore – nella direzione dello Spirito Santo. Ma pur vero che la credenza nella Luce Interiore importava una fede più intensa in tale direzione, sia individuale che collettiva, di quella che si incontra per solito presso i cristiani. Ciò contribuì non poco per formare il carattere quacchero; e, se più particolarmente si applica  – come vedremo in appresso – alle occupazioni del ministero ed altre forme di attività spirituale, il vero Amico sente tal fede ed è tratto a seguirla in tutti gli affari della vita. Non che si attendano normali manifestazioni “soprannaturali”, come visioni, o voci percettive o energiche  “ammonizioni” , benché esse a volte si siano verificate per alcuni. La guida si ha piuttosto con il lume apportato dalla ragione ed alla coscienza e col rischiarare il giudizio, in modo che i fatti , che dovrebbero influire su di una decisione, siano chiaramente percepiti e valutati debitamente . La Luce Interiore  – secondo l’espressione  di John Woolman – deve essere avvertita come lo “Spirito della pura Sapienza” lo Spirito guida la personalità umana elevandola fino all’altezza della visione profonda della verità e del giudizio sicuro. Come Braithwaite si esprime: “ La Personalità Divina , con la quale le nostre anime sono in comunione , rivela se stessa nelle vie comuni della vita e servendosi delle facoltà naturali dell’Uomo”.

(Bisogna aggiungere che il processo per cui un uomo dabbene si decide su ciò che debba fare , non è puramente di di ordine intellettuale. L’intelletto può, in certa misura, renderlo capace di giudicare se una particolare linea di condotta potrà o no fargli conseguire il fine che essa si propone; ma per decidere sulla questione, assai più vitale, se tal fine sia degno, l’uomo abbisogna di una certa qual Luce Interiore).