Martire leader Hutterita

Marginal Mennonite Society On this date in 1538 (Oct. 31st), #Hutterite leader Onophrius Griesinger was burned at the stake in #Brixen, Italy.

via Martire leader Hutterita — Quaccheri cristiani ecumenici per fare il bene

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I quaccheri – Eversione e nonviolenza: raccolta di Giorgio Viola

I quaccheri – Eversione e nonviolenza:  raccolta di Giorgio Viola

Thomas Ellwood

Dalla Biografia (1714)

II parte

 

… Dicevo prima che da ragazzo avevo fatto buoni progressi in fatto di cultura, ma che poi, prima di divenire adulto, avevo dimenticato tutto. Non ne fui del tutto consapevole finché non divenni quacchero. Solo allora mi accorsi di quanto avevo perduto e me ne dolsi. Ne avevo già parlato tristemente con Isac Penington, mio amico particolare, ma ora lo feci con maggiore franchezza, e con ciò lo indusse a cercare il modo di aiutarmi.

Egli era intimo amico del dottor Paget, professionista di fama a Londra, e questi di John Milton, gentiluomo assai noto per la sua cultura negli ambienti intellettuali, grazie all’importanza delle opere che, su diversi argomenti, aveva scritto in varie occasioni.

Tempo addietro aveva ricoperto un incarico pubblico, ma si era poi ritirato a vita tranquilla a Londra e, avendo completamente perso la vista, teneva sempre presso di sé qualcuno che gli leggesse. In genere si trattava del figlio di qualche gentiluomo di sua di sua conoscenza che, con grande cortesia, ospitava per migliorane la cultura.

… Andai quindi a cercare alloggio il più vicino possibile a casa sua (egli abitava allora in Jewen Street) e da quel momento mi recai ogni pomeriggio da lui, tranne il primo giorno della settimana; gli sedevo vicino in sala da pranzo e gli leggevo i libri in latino che egli desiderava.

La prima volta che andai a casa sua per leggergli, osservando che seguivo la pronuncia inglese, mi disse che, se volevo trarre beneficio dalla conoscenza del latino non solo per leggere e comprendere gli autori, ma anche per conversare con gli stranieri sia all’estero che in patria, dovevo imparare la vera pronuncia. Poiché ero d’accordo, cominciò coll’insegnarmi quella delle vocali.

Ma, quasi che per me la cultura fosse un frutto proibito, aveva appena iniziato il mio lavoro, quando mi trovai di fronte a un altro fatto che per me ne distolse completamente.

Per l’improvviso scoppio di una sommossa, non ricordo per quale aspetto sospetto di complotto e quindi di pericolo per il governo, vennero sciolte in tutte le città le riunioni dei dissidenti, quelle per lo meno che riuscirono a scoprire e che forse non erano molte oltre a quelle dei quaccheri; le prigioni si riempirono di Amici.

Quella mattina, e precisamente il 26 ottobre del 1662, mi trovavo alla riunione  presso il Muso del Toro ad Aldersgate, quando improvvisamente irruppe con grande frastuono una pattuglia di soldati al comando di un certo maggiore Rosewell, un farmacista – se ben ricordo – che all’epoca aveva la cattiva fama di essere un papista.

Appena entrato nella stanza, con alla calcagna una o due file di armati, costui comandò ai suoi uomini di puntare su di noi i fucili, con l’intento, suppongo, di seminare il terrore fra la gente. Poi proclamò che tutti quelli che erano quaccheri, se volevano, potevano andarsene.

…I soldati erano giunti così presto che, al loro arrivo, la riunione non era ancora affollati; quando gli ospiti non quaccheri furono usciti, rimanemmo talmente in pochi , e così sparsi in quella vasta sala, che furono in grado di distinguerci benissimo e chiamarci uno per uno, a loro piacimento.

Il comandante della pattuglia ci ordinò per prima cosa di uscire dalla stanza , ma noi, per volontà di Dio ci eravamo riuniti colà per venerarlo, non ci muovemmo… e restammo al nostro posto. Allora egli mandò fra di noi dei suoi soldati con l’ordine di trascinarci fuori, cosa che fecero abbastanza rozzamente.

….Ci condusse… davanti all’ingresso della prigione; dopo aver bussato, il portello venne aperto e il capo guardia, insieme al portiere, si apprestò a riceverci.

…La prigione di Bridewell era affidata alle cure di due donne oneste, serie, discrete e materne, entrambe vedove, che chiamavano Anne Merrick (in seguito Vivers) e Anne Travers.

Appena compresero che erano stati mesi in prigione degli Amici, procurarono cibi caldi, carne e brodo – il tempo era assai rigido – e, dopo aver ordinato ai servi di portarci le vivande con pane, formaggio e birra, vennero esse stesse. Dopo che il cibo fu posto su un tavolo, ci dissero che esso era stato procurato per tutti coloro che non avevano nessuno che si occupasse di loro o che non erano in grado di procurarselo da se stessi. Fra di noi non mancava certo un siffatto di ospiti….

LE MODIFICHE DELLA COSTITUZIONE SON SPESSO L’ ALIBI USATO DAI GOVERNI PER GIUSTIFICARE LORO ERRORI E DEBOLEZZE — Coordinamento Democrazia Costituzionale

Articolo di Alfiero Grandi vicepresidente del comitato per il NO Perche’ si è arrivati al referendum costituzionale del 4 dicembre ? E’ una domanda che viene sottovalutata. Si vota perche’ la maggioranza dei parlamentari che ha approvato le modifiche della Costituzione e’ rimasta molto sotto la soglia dei due terzi che – se raggiunta – […]

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ONU: armi nucleari illegali dal 2017

31.10.2016 Tony Robinson

Quest’articolo è disponibile anche in: Inglese

ONU: armi nucleari illegali dal 2017

La scorsa settimana è accaduto un fatto storico alle Nazioni Unite.

Nonostante l’enorme pressione degli USA, 123 nazioni, tutte con pari dignità all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, hanno deliberato di avviare nel 2017 negoziati per vietare le armi nucleari. Perché questa notizia non si espande come un incendio? Perché non ci sono partiti in strada?

Uno dei motivi è che nessuno prende più sul serio la minaccia delle armi nucleari per l’umanità. E quando diciamo “nessuno” ci riferiamo ai media mainstream, che per questa notizia riservano spazio quasi zero nei loro giornali, stazioni radio, stazioni televisive e siti web. Perciò “nessuno” in questo caso sono i magnati dei media, che sono in combutta con le banche, coi politici e col complesso militare-industriale per mantenere il più a lungo possibile lo status quo, a prescindere dalle conseguenze per l’umanità. Infatti costoro sono solo in grado di pensare a quanti soldi possono fare nel presente e forse ancora per pochi anni in futuro.

Un altro motivo (in realtà un corollario del primo motivo), è che la maggior parte delle persone certo pensa che le armi nucleari siano già illegali. Se le armi chimiche e biologiche sono illegali, se le mine antiuomo e le bombe a grappolo sono illegali, le armi nucleari che sono diversi ordini di grandezza più distruttive saranno ben state messe fuorilegge tanti anni fa… Il mondo non ha eliminato le armi nucleari quando è caduto il muro di Berlino?

Ebbene, in realtà, no. Nonostante l’offerta di Gorbaciov a Reagan di eliminare le armi nucleari, non è mai successo, anche se è stato ridotto il numero di bombe attraverso vari trattati. Oggi gli Stati Uniti e la Russia hanno circa 14.000 bombe (a seconda delle stime), molto meno delle 80.000 stimate al culmine della guerra fredda, ma ancora un numero enorme se si capisce che 100 bombe sganciate sulle città porterebbero a un inverno nucleare che eliminerebbe il 25% della popolazione mondiale, chissà quante altre specie, e probabilmente indurrebbe i sopravvissuti a fare il passo preferibile: suicidarsi.

Ma nonostante il silenzio dei media e la mancanza di partiti in strada, la storia è stata fatta e nel modo più straordinario.

Fin dalla fine della Conferenza di revisione del NPT nel 2010 – la conferenza 5-annuale che esamina i progressi del Trattato di Non Proliferazione nucleare per vedere come il disarmo sta evolvendo e per raccomandare ulteriori passi – alcuni governi e la società civile hanno elevato il dibattito ben oltre i pretestuosi “problemi di sicurezza” dei P5 (i cinque membri Permanenti del Consiglio di Sicurezza -NDT) e messo a fuoco le “preoccupazioni umanitarie”: il fatto che una guerra nucleare cancellerebbe dalla faccia della terra gli esseri umani, e probabilmente tutte le forme di vita – tranne forse pochi insetti e batteri che hanno un breve ciclo di vita.

In altre parole, secondo questa nuova strategia, indipendentemente da problemi di sicurezza, se scoppia una guerra nucleare tutti noi perdiamo. Einstein pronunciò la famosa frase: “Io non so con quali armi la terza guerra mondiale sarà combattuta, ma la quarta sarà combattuta con bastoni e pietre”. Tuttavia, a quanto pare, con le nuove conoscenze disponibili grazie ai progressi della scienza del clima, Einstein potrebbe essere stato troppo ottimista: non ci sarà una quarta guerra mondiale – mai.

Il TNP è stato un grande patto: chi non possiede armi nucleari non potrà mai produrle, chi le possiede le smantellerà e tutti noi avremo il diritto di sviluppare l’energia nucleare (per scopi pacifici -NDT). E ‘stata una grande idea a quel tempo (1968) perché nessuno comprendeva pienamente i pericoli dell’energia nucleare, cosa che ha veramente colpito la coscienza umana solo con gli incidenti di Three Mile Island e i successivi disastri di Chernobyl e, più recentemente, Fukushima.

Il problema con quel grande patto è che non è stato soddisfatto 47 anni più tardi e i paesi senza armi nucleari sono stanchi di essere tenuti in ostaggio dagli stati dotati di armi nucleari con la minaccia dell’enorme violenza nucleare. E non importa se i P5 dicono di essere paesi “responsabili”; le loro dottrine di sicurezza consentono l’uso di queste armi: come rapinatori di banche impugnano la pistola, non importa se è carica o no, il fatto che lui o lei ce l’ha uno in mano costituisce rapina.

Ottenere l’approvazione di questa risoluzione è stato un processo duro. Nonostante la presunta uguaglianza degli Stati membri presso le Nazioni Unite, evidentemente ci sono alcuni stati che sono più uguali di altri. I P5 hanno un diritto di veto al Consiglio di Sicurezza e le differenze economiche sono tali che i paesi sviluppati sono in grado di manipolare i paesi in via di sviluppo.

Tuttavia, per la gioia di tutti quelli del movimento anti-nucleare della società civile e dei 57 governi (* vedi nota a pie’ di pagina) che hanno sponsorizzato la risoluzione, molto pochi paesi hanno ceduto alle pressioni mentre 123 paesi hanno votato per avviare i negoziati il prossimo anno.

Gli stati che possiedono armi nucleari e quelli che stanno sotto un cosiddetto “ombrello nucleare” con accordi di difesa non erano mai stati così divisi. Dei 9 paesi con armi nucleari, cinque (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Israele) hanno votato contro la risoluzione, tre (Cina, India e Pakistan) si sono astenuti e uno (Corea del Nord) ha votato a favore della risoluzione.

Tra gli stati sotto ombrello nucleare, i Paesi Bassi sono stati costretti ad astenersi a causa di una sempre più efficace campagna della società civile presso il Parlamento olandese Si sono anche astenuti Armenia, Bielorussia e Kirghizistan. (NDT: fra gli Stati europei non solo hanno votato a favore, ma avevano addirittura hanno sponsorizzato la risoluzione: Austria, Irlanda, Liechtenstein e San Marino).

Il Giappone ha votato contro il divieto: cosa che lascia gli osservatori permanentemente stupiti, dato che il Giappone è l’unico paese con una conoscenza di prima mano di ciò che significa avere una bomba sganciata sulle sue città.

Al termine della votazione, i paesi hanno usato i loro soliti discorsi per sostenere le loro posizioni. Alcuni paesi hanno detto che temono che il nuovo processo minerà il TNP, nonostante il fatto che i paesi che lo sostengono hanno dichiarato più e più volte che questa risoluzione non farà altro che rafforzare l’articolo VI del TNP. Altri dicono che il nuovo processo causa divisioni, che sono contenti di restare con lo status quo grazie al quale nulla si è mosso in colloqui sul disarmo in 47 anni. Il Trattato di messa al bando non è entrato in vigore, il trattato sul materiale fissile non è stato scritto, gli USA hanno esentato dal trattato i missili anti missili balistici (che possono ben essere armati con testate nucleari a scopo offensivo – NDT) e siamo ancora in attesa di negoziati per una zona priva di armi di distruzione di massa in Medio Oriente. Con tutto ciò, TUTTI gli stati con armi nucleari stanno attuando, o sono in procinto di attuare, piani di modernizzare dei loro arsenali, a un costo astronomico per l’economia globale e per i poveri del mondo.

Si sa che il nuovo trattato non metterà fuori uso uno una sola arma nucleare il giorno della sua ratifica, ma le renderà efficacemente illegali agli occhi dei tribunali internazionali e multinazionali; le banche non vogliono che il pubblico sappia che esse sono coinvolte in qualcosa di illegale e quindi il trattato farà scattare la pressione per disinvestire. Le campagne della società civile per abolire le armi nucleari saranno enormemente potenziate e nessun politico potrà più dire che il TNP dà al suo paese il diritto legale di mantenere le armi nucleari: alla fine questo è il motivo per cui gli USA (e i loro amici) erano così ansiosi di evitare che questa risoluzione fosse portata all’Assemblea Generale.

Ed è per questo che la sua approvazione è così storica. Quelli che per decenni hanno accusato altri Stati di essere “irresponsabili” e “paria” ora si trovano a subire queste medesime accuse, con buonissima ragione.

Pensiero del 31 ottobre

31 ottobre

Non raccogliete tesori sulla terra,dove il tarlo e la ruggine distruggono e dove i ladri si insinuano e rubano; raccolgiete tesori in cielo, dove il tarlo e la ruggine non distruggono e dove i ladri non si insinuano  e non rbano. Perché dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore

Matteo 6,19-21

Acquistati quella ricchezza che i ladri non possono rapire, cui i tiranni non possono attentare, quella ricchezza che rimarrà anche dopo la tua morte, che non aumenta e non si consuma

Proverbio indiano

Per la pagina donne del sito quaccheri

Colpa di Eva… e di Adamo. Bibbia e diritti umani

Recensione a: Sarah M. Grimké, Poco meno degli angeli. Lettere sull’eguaglianza dei sessi, a cura di Thomas Casadei, trad. dall’inglese di Ingrid Heindorf, Castelvecchi, Roma 2016, pp. 126, € 14,50.

Quel che per diciotto secoli era stato giustificato mediante le Sacre Scritture cominciò ad essere ribaltato sulla base della medesima fonte. Protagonista di tale rovesciamento esegetico fu negli Stati Uniti d’America Sarah Moore Grimké (1792-1873), assieme alla sorella Angelina. Nate e cresciute nelle piantagioni della Carolina del Sud da una ricca famiglia di proprietari di schiavi, entrambe manifestarono precocemente il loro anticonformismo e la loro voglia di emancipazione per il genere a cui appartenevano e per gli afroamericani. Ancora piccola, Sarah fu punita per aver insegnato a leggere e scrivere alla sua schiava personale. Abbandonata la Chiesa episcopale, diventò quacchera, dopodiché, a metà anni Trenta, aderì alla Female Anti-Slavery Society di Philadelphia. Contribuì al nascente movimento femminista americano, sorto dal settarismo radicale e dal dissenso interno rispetto all’ortodossia e alle posizioni più conservatrici sostenute dalle varie confessioni cristiane presenti sul territorio statunitense. Dalle iniziative culturali e dalle battaglie politiche e civili di Sarah e Angelina, così come di tante altre donne e uomini dell’America della prima metà dell’Ottocento, emerge in modo netto e chiaro tutto il potenziale di sovversione che è inerente alla fede cristiana.

Rispetto alla tradizionale predicazione dei pastori protestanti Sarah contro-argomentava nei seguenti termini: è Dio stesso ad aver creato uomo e donna a propria immagine, come insegna il libro della Genesi. Una creazione di esseri morali e responsabili, investititi direttamente dal Creatore di “sacri e inalienabili diritti”. Affermare l’inferiorità della donna e stabilirne una condizione di discriminazione e subordinazione al maschio significava pertanto offendere in primo luogo “la saggezza e la misericordia di Dio”. La Bibbia fu perciò riletta come la grande carta dei diritti umani, la fonte indiscutibile che legittima la parificazione tra uomini, donne e schiavi nel nome dell’eguaglianza universale.

Con la sorella, nel 1837 Sarah affrontò ventitré settimane di viaggi e incontri – più di ottantotto – tanto da parlare in ben settantasette tra città e villaggi ad oltre quarantamila persone, uomini e donne. Obbiettivo era replicare alla Lettera pastorale con cui il clero congregazionalista del Massachusetts aveva sostenuto, in ciò concorde con i quaccheri più ortodossi, che le donne non potevano parlare in pubblico. Si trattava di una lettera ufficiale pubblicata il 12 luglio 1837 sul “New England Spectator” con lo scopo di attaccare proprio le sorelle Grimké e la loro fervente attività abolizionista. Si sosteneva perciò, da parte del ministro congregazionalista di Boston Nehemiah Adams, che la subordinazione delle donne agli uomini era stata ordinata direttamente da Dio.

Quella di Sarah intendeva essere una replica basata su argomentazioni che traessero linfa dalla stessa teologia cristiana e da un’esegesi biblica libera dalle traduzioni false e tendenziose operate da teologi e ministri del culto mossi anzitutto dal proprio orientamento maschilista. Scriveva infatti nella prima delle sue lettere, raccolte l’anno dopo in un opuscolo dal titolo Letters on the Equality of the Sexes and the Condition of Woman (1838): “Sono incline a pensare che, quando noi saremo ammesse all’onore di studiare il greco e l’ebraico, produrremo varie letture della Bibbia alquanto differenti da quelle che abbiamo ora”. Quanto addotto dall’Associazione generale dei ministri congregazionalisti, continuava Sarah, era solo frutto di pregiudizi, alimentati da un’educazione tradizionale di cui la prima vittima era la donna, relegata ad un ruolo subordinato, di soggezione edulcorata da un’etichetta tanto ipocrita quanto vuota: “Quanto mostruosa, quanto anticristiana, è la dottrina che la donna deve essere dipendente dall’uomo! Dove, in tutte le Sacre Scritture, è insegnato questo? Ahimè! Essa ha troppo bene imparato la lezione che l’UOMO ha cercato di insegnarle. Essa ha creduto i suoi più cari DIRITTI e si è appagata dei privilegi che l’uomo ha deciso di concederle; essa si è divertita con l’apparenza del potere, mentre l’uomo ne ha assorbito tutta la realtà. egli ha adornato la creatura che Dio gli diede come compagna con fronzoli e gingilli, l’ha resa attenta a essere personalmente attraente, ha offerto incenso alla sua vanità e ha fatto di lei uno strumento della sua gratificazione egoista, un giocattolo per compiacere il suo occhio e per distrarsi nelle sue ore di ozio” (l’uso dello stampatello è nel testo).

L’argomento con cui tradizionalmente si è avallata questa sudditanza è ingannevole e subdolo, riassumibile nella formula “governate con l’obbedienza e dominate con la sottomissione”, come a dire che la vera detentrice di autorità e anche potere tra le mura domestiche è sempre stata la donna dal momento che l’etica cavalleresca costringerebbe gli uomini ad essere “gentili e concilianti”, come scriveva nel 1776 John Adams, secondo presidente degli Stati Uniti d’America, alla moglie Abigail Smith, convinta dell’esatto contrario. Qualche decennio dopo era proprio Sarah Grimké a denunciare questo “codice della moralità domestica che è stato insegnato alla donna”, incentrata sull’esaltazione della gentilezza e mitezza come virtù tipicamente femminili. Nel concreto queste erano sinonimi di arrendevolezza e sottomissione ai comandi dei padri e dei mariti.

Quando si afferma che l’uomo è più forte della donna si dice qualcosa di valido solo sul piano della “forza bruta”, della mera forza fisica, ma se si pretende di “affermare che la debolezza mentale o morale è propria della donna più che dell’uomo, allora nego totalmente questa pretesa”. Certamente non può essere fondata sulla parola di Dio, a meno di non velarne o alterarne il significato immediatamente comprensibile alla semplice lettura dei testi: “Mi pare totalmente sconveniente alla dignità di un corpo cristiano tentare di stabilire una distinzione così antiscritturale fra uomini e donne. Ah! Quante persone del mio sesso sentono nel dominio così ingiustamente esercitato su di loro, con la pretesa gentile della protezione che ciò a cui si sono appoggiate si è dimostrato di essere al meglio una canna rotta, e spesso una lancia” (il primo corsivo è mio).

Salvatore Fiume, Adamo ed Eva (1967)

In un’altra lettera, Sarah ricordava come storicamente il cristianesimo sia stato liberatore nei confronti dei vincoli che le donne subivano dalle “tradizioni giudaiche e dagli usi pagani”. Ricordava, in un’altra ancora, “l’eguale colpa dell’uomo e della donna nella Caduta”, nella cacciata dal Paradiso terrestre. In modo velatamente provocatorio, ella affermava di essere “una di quelle che sempre ammettono, nella più larga misura, l’accusa popolare che la donna ha portato il peccato nel mondo”, ma di accettarlo “come un motivo potente che spiega perché la donna sia tenuta a lavorare con doppia diligenza, per la rigenerazione di questo mondo che essa ha contribuito a rovinare”. E anche in questo caso elencava passi della Sacre Scritture che provavano “l’identità e l’eguaglianza di uomo e donna, e che non c’è differenza nella loro colpa agli occhi di quel Dio che esplorava il cuore e provava i reni dei figli degli uomini”. I reni sono la sede del giudizio nel linguaggio poetico biblico. D’altronde in I Timoteo 2,14 si legge: “Adamo non fu ingannato; ma la donna essendo stata ingannata, si trovò nella trasgressione”. Come a dire, commentava ironica Sarah, che il primo uomo fu consapevole delle conseguenze “del condividere la trasgressione”. E allora, tutta colpa di Eva?

Nell’opuscolo del 1838 Sarah rivendicava l’emancipazione femminile e l’abolizione della schiavitù tramite la lotta per il suffragio universale, combinando il tema dei diritti di libertà con una riforma della lettura e interpretazione delle Sacre Scritture. La battaglia condotta dalle sorelle Grimké era la stessa di Theodore Dwight Weld (1803-1893), predicatore, educatore e riformatore, e tra i principali leader del movimento abolizionista americano. Perentoria una sua sentenza: “non conosco i diritti dell’uomo, o i diritti della donna; i diritti umani sono tutto ciò che io conosco”. Eloquente il titolo di un suo scritto, coevo all’opera della Grimké: The Bible Against Slavery, or, An inquiry into the Genius of the Mosaic System, and the Teaching of the Old Testament on the Subject of Human Rights (1837). Merita, a tal proposito, citare un passo di Lutero, direttamente o indirettamente presente in tutto il cristianesimo riformato americano: “Io sono un uomo, questo è un titolo più alto che quello di essere principe. Motivo: Non è stato Dio a fare il principe, ma gli uomini, ma che io sia un uomo, è stato solo Dio a farlo”. Ecco quel potenziale eversivo di cui si parlava; eversivo, ad esempio, rispetto alla giustificazione monarchica o aristocratica di gerarchie politiche e sociali permanenti e immutabili. Ogni legittimazione in nome di Dio è semplice impostura.

La Bibbia come fonte di insegnamento in materia di “diritti umani”, niente di meno che questo. D’altro canto, si legge in Galati 3,28: “non c’è né uomo né donna; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù”. Ne faceva menzione Sarah Moore Grimké. Ecco il perché delle abbondanti e lunghe citazioni dalle sue lettere, di permanente validità come tutto ciò che ha fatto la storia di una civiltà dei diritti e dei doveri, della libertà e dell’eguaglianza. Lettere degne di larga diffusione anche nell’Italia e nell’Europa di oggi. Citazioni che sono qui intese a segnalare il ritorno di attualità di temi e argomenti che, volenti o nolenti, agiteranno nell’immediato futuro le acque già mosse del nostro presente.

Happy birthday, Elizabeth Rous Comstock #Quaker

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Mennonite Matriarchal Movement

Happy birthday, Elizabeth Rous Comstock (Oct. 30, 1815 – Aug. 3, 1891)! #Quaker minister. #Pacifist. #Abolitionist. Advocate for women’s rights. Worker on the Underground Railroad. Born in Maidenhead, England. Died in Union Springs, New York. Buried in Chestnut Hill Cemetery, Union Springs.
~The Mennonite Matriarchal Movement Heroes Series.

Pensiero del 30 ottobre

30 ottobre

Se c’è in te qualcosa che occorre respingere, affrettati a manifestarlo

Talmud

Nella pratica effettiva della vita quotidiana troverete che dovunque ci sia segretezza c’è anche trasgressione o pericolo. E’ inconcepibile che esistano cose che abbiano bisogno di mistero, e al contrario la dignità e la sicurezza della vita umana si trovano in diretta dipendenza dalla sua capacità di essere aperta.

John Ruskin

Una preghiera per gli impauriti del teremoto. Per trasparenza vi informo che ho aderito al Partito Pirata e sono in procinto di aderire alla Lega contro la caccia per dare una svolta all’impegno personale più legato alla democrazia diretta e all’impegno nonviolento.

Papa Francesco e la Riforma protestante

 

La Riforma: un evento rilevante per la storia cristiana, anche quella cattolica

(Luca Baratto/NEV) Il prossimo 31 ottobre, il giorno che ricorda l’affissione delle 95 tesi di Martin Lutero contro le indulgenze, si terrà a Lund, Svezia, una commemorazione congiunta alla quale parteciperanno papa Francesco, il vescovo Munib Younan e il pastore Martin Junge, rispettivamente presidente e segretario generale della Federazione luterana mondiale (FLM), e la vescova Antje Jackelén, primate della Chiesa di Svezia. L’incontro, di fatto, aprirà gli eventi ufficiali del Cinquecentenario della Riforma protestante (1517-2017). A questo proposito abbiamo rivolto alcune domande al teologo valdese Paolo Ricca.

Dal suo punto di vista di teologo evangelico, come valuta l’evento di Lund?
Lo valuto molto positivamente. Prima di tutto perché, a mia conoscenza, è la prima volta che un papa si associa pubblicamente a una celebrazione della Riforma, promossa dai luterani in casa luterana. In particolare, il fatto che papa Francesco si rechi a Lund accentua una volontà di decentramento del pontefice, che si sposta da Roma: lo aveva già mostrato inaugurando l’anno giubilare in Africa. Ora si reca in Svezia, in una città storica del protestantesimo, per associarsi a una celebrazione della Riforma. Certo, il termine corretto non sarebbe “celebrazione” ma “commemorazione”, un termine neutro che indica il fare memoria di qualcosa prescindendo da qualsiasi giudizio di valore sull’evento che si ricorda. È la parola proposta dal documento cattolico-luterano “Dal conflitto alla comunione”. Tuttavia, io mi immagino che i luterani svedesi “celebreranno” la Riforma. E a parte le questioni linguistiche, il fatto che il papa sia a Lund significa che egli considera la Riforma un evento rilevante per la storia cristiana in generale, anche per la storia del cattolicesimo. Rispetto a Lund non vedo altro che aspetti positivi. Poi, certamente, molto dipenderà da quello che i protagonisti diranno in quella sede. Si tratta di un fatto nuovo, inedito che richiede molto coraggio da chi lo ha reso possibile. Solo le persone libere – e, a mio parere, la principale caratteristica di papa Francesco è quella di essere un uomo libero – fanno accadere cose nuove, inedite.

Naturalmente non mancano critiche a questo evento sia da parte cattolica sia da parte evangelica. C’è chi dice, tra gli evangelici, che queste aperture ecumeniche decreterebbero la fine della Riforma, il fatto che la Riforma non abbia più nulla da dire. Cosa ne pensa?
È esattamente il contrario! È Roma che ha sempre sostenuto, fino al Concilio Vaticano II, che la Riforma non avesse niente da dire, non fosse altro che un’eresia un allontanamento dalla verità, un veleno spirituale. Questa è stata la posizione cattolica fino al Vaticano II, cioè praticamente fino a ieri! Ora non è più così. Il Concilio Vaticano II ha abolito la categoria dell’eresia, nei confronti delle chiese evangeliche. Certo non le definisce chiese, le chiama comunità ecclesiali, ma si discosta completamente dalla posizione ufficiale sostenuta per quattro secoli e mezzo. La presenza di papa Francesco a Lund è il riconoscimento che la Riforma è stata un evento positivo per il cristianesimo nel suo insieme. Non è il segno che la Riforma non ha niente da dire. Al contrario, essa comincia a dire qualche cosa anche là dove finora non aveva detto nulla, cioè in campo cattolico.

Considerando in modo più generale il Cinquecentenario, qual è il messaggio della Riforma che ancora oggi rimane attuale, di cui anche il mondo di oggi ha bisogno?
Il nostro mondo ha bisogno di Dio. La Riforma è stata una grande riscoperta di un aspetto fondamentale del messaggio evangelico – e quindi di un aspetto di Dio, perché noi conosciamo Dio soltanto attraverso il messaggio della Bibbia. Questo aspetto è la giustizia di Dio, la giustificazione del peccatore, la grazia incondizionata, immeritata. Questo evangelo – che non è tutto l’evangelo cristiano, ma ne è un punto fondamentale – ha messo in luce la Riforma che ha riscoperto la realtà di Dio riscoprendo la sua giustizia, che non è una giustizia che Dio pretende ma che Dio dona. Può darsi che questo tema non sia centrale nella sensibilità religiosa o laica del nostro tempo, ma quello che la Riforma ha fatto è stato questo: parlare di Dio secondo la Sacra Scrittura. Questo, almeno nel nostro mondo secolare in Occidente, mi pare sia una messaggio di un’attualità assoluta, quello che potremmo definire l’unum necessarium: riprendere coscienza della realtà di Dio.

Nel dialogo tra la chiesa cattolica romana e le chiese luterane la Dichiarazione congiunta sulla giustificazione per fede, sottoscritto ad Augusta (Germania) nel 1999, è una pietra miliare. In che modo ha inciso questo documento nelle relazioni tra le due famiglie confessionali?
La Dichiarazione congiunta è un documento di enorme importanza e valore, anche per l’introduzione del concetto di “consenso differenziato” per cui si è d’accordo sulle affermazioni centrali e ci si differenzia su questioni non centrali che non impediscono la comunione. Tuttavia, la mia opinione è che il documento non abbia inciso nella vita delle chiese. Questo principalmente per il fatto che la giustificazione per fede riveste un’importanza diversa per cattolici e luterani. Per i luterani è centrale nella vita di fede, per i cattolici no. Esagerando un po’, direi che a livello di sensibilità spirituale profonda la giustificazione per fede non appartiene al vissuto della fede del mondo cattolico. Questa asimmetria pesa sull’esito concreto del documento. In più, la comunione che lascia presagire la Dichiarazione congiunta è del tutto teorica perché non c’è accordo sulla questione del ministero. L’accordo sulla giustificazione da sola non basta. In fondo, un accordo si era già trovato nel 16. secolo con la dottrina della doppia giustificazione proposta ai dialoghi di Ratisbona del 1541. Anche in quel caso, l’accordo non bastò a cambiare le cose. Se non si trova un accordo globale, soprattutto sulla questione controversa del ministero, quello sulla giustificazione da solo non basta. (intervista di Luca Baratto, agenzia NEV)

Perché l’Italia ha votato contro il bando delle armi nucleari?

28.10.2016 – Italia Olivier Turquet
Perché l’Italia ha votato contro il bando delle armi nucleari?

Nella notte di ieri un’importante risoluzione della Prima Commissione dell’Assemblea Generale dell’ONU ha istituito a larghissima maggioranza una Conferenza Internazionale che discuta un Trattato di Proibizione delle armi nucleari. I dettagli di tale notizia sono documentati in vari articoli che la nostra Agenzia sta ripubblicando o traducendo dalle sue edizioni internazionali.

Curiosamente il tema non sembra entusiasmare la stampa italiana (nemmeno un’accenno sull’ANSA, nessuna notizia sui principali quotidiani, almeno nelle loro edizioni on-line); nessuna nuova dal Ministero degli Esteri nella cui sala stampa non è possibile trovare la notizia né la motivazione per la quale l’Italia è stata tra i paesi (38) che hanno votato contro la risoluzione (che per essere valida doveva raggiungere i 2/3 dei votanti). Sottolineamo che, nonostante alcune dichiarazioni dei rappresentanti delle principali nazioni “nucleari”, perfino la Cina, l’India e il Pakistan, membri del club nucleare, si sono astenuti (ricordiamo anche che l’astensione, nel meccanismo elettorale della commissione, non viene considerata un voto contrario e facilita dunque il raggiugimento del quorum).

Abbiamo chiesto un commento all’Ufficio Stampa del Ministro e lo pubblicheremo volentieri, appena arriverà.

Le domande che ameremmo fare al Ministro ed al Governo sono:

  • siamo diventati un paese filonucleare?
  • quale motivazione contraria si può dare alla creazione di un ambito di discussione di un trattato per la messa al bando delle armi nucleari?
  • dobbiamo dedurre che il Governo Italiano ritiene fattibile in qualche situazione l’uso delle armi nucleari?

Credo che siano domande preoccupanti, forse inquietanti. Personalmente, finito di pubblicare quresto articolo, ne manderò un link alla mail del nostro Presidente del Consiglio chiedendogli spiegazioni, come cittadino di questa Repubblica che ripudia la guerra come strumento di risoluzione dei conflitti internazionali. Già ma le atomiche le teniamo per gli alieni…