Lazzaro, vieni fuori! Sempre è Pasqua per noi

Il Vangelo di Giovanni, all’inizio del capitolo 11, narra che un giorno Lazzaro si ammalò, e le sorelle fecero avvisare Gesù. Il Signore aspettò ancora due giorni prima di andare da Lazzaro. Quando arrivò, Lazzaro, però, era già morto e Marta gli disse: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!”. “Tuo fratello risorgerà” le disse Gesù e Marta rispose: “Lo so che risorgerà nell’ultimo giorno”. “Io sono la risurrezione e la vita. Chi crede in me, anche se muore, vivrà”, continuò Gesù. Poi Marta andò a chiamare Maria, sua sorella, che si alzò e andò da lui. Quando Gesù vide Maria che piangeva, e vide piangere anche quelli che erano venuti con lei, si commosse e pianse. Allora Gesù giunse alla tomba e disse: “Togliete la pietra!”. Spostarono la pietra e Gesù alzò lo sguardo e gridò con voce forte: “Lazzaro, vieni fuori!” e Lazzaro uscì dalla tomba.
La resurrezione, sia quella di Lazzaro sia quella di Gesù sia quella dei nostri cari, che abbiamo seppellito, è sempre un problema di non facile soluzione. Il dubbio più grande della nostra fede!
Gesù è vivo? Noi rivivremo?
La sfida che ogni narrazione biblica ci rivolge è quella di cogliere che cosa si celi, in verità, dietro e oltre ciò che sembrerebbe manifesto. Al di là dalla carica narrativa presente in questo racconto, l’evangelista intende parlarci di un Signore vivente e operante nella quotidianità dell’esistenza della Chiesa e del credente. Giovanni scrive di cose perenni, di situazioni e problemi sempre presenti nella natura umana e nel cammino spirituale di chi orienta la sua vita verso il trascendente, verso la spiritualità. Già, che fine ha fatto la nostra spiritualità?
Crediamo ancora che il Signore possa ridare la vita?
Noi colleghiamo normalmente la resurrezione alla morte e, soprattutto, la colleghiamo a due periodi molto lontani nel tempo: a un periodo del passato, la resurrezione di Gesù, e a uno futuro, la resurrezione nel giorno del giudizio universale alla fine dei tempi. Gesù, però, collega la resurrezione alla vita, non alla morte. Gesù afferma: «Io sono la resurrezione e la vita». Se poniamo più attenzione a questo collegamento, potremo forse cogliere e scoprire un significato della resurrezione che altrimenti ci sfuggirebbe.
Se la resurrezione va collegata alla vita, allora prima di rispondere alla domanda “che cos’è la resurrezione?”, dovremmo rispondere alla domanda “che cos’è la vita?”, “che cos’è la nostra vita?”. Qual è l’asse su cui si muove la nostra esistenza? il suo motore portante? Qual è il suo significato rispetto a tutto quello che ci circonda?
Dentro di noi vive più l’angoscia o l’ottimismo? Vive più la tristezza o la gioia? la paura o il coraggio? E fuori di noi vomitiamo il nostro lamento o portiamo creatività e innovazione? Scambiamo riservatezza per indifferenza o irradiamo allegria e fiducia? Siamo portatori di morte o di vita?
Nel nostro racconto, Marta – colei che si ha sempre da fare, quella che vede gli aspetti pratici delle situazioni, che si rimbocca le maniche e non va dietro alle ciance e ai paroloni – va incontro a Gesù correndo e cercando una risposta immediata al suo dolore. Anche Maria si sfoga col Signore, gettandosi in ginocchio come in un atteggiamento di preghiera. Come noi, quando attraversiamo dei brutti momenti (e li attraversiamo!)
Anche se siamo credenti, anche se sappiamo che Gesù è il nostro Signore, dobbiamo pur ammettere che a volte lo sentiamo lontano… lento… inutile, mentre la sofferenza viene a toccare duramente la nostra vita. Quello è il momento della fede, il momento in cui dobbiamo decidere se sono tutte favole quelle in cui crediamo o se ci crediamo davvero.
Nel dialogo serrato che intercorre tra Marta e Gesù, il Signore la invita ad avere fede, la invita a non mollare a non fermarsi a fissare la morte perché ovunque è presente il Signore lì c’è vita, lì cad affrontare te era.hiol vero messaggioorecchia ascoltare’è resurrezione! Quando Cristo entra nella nostra vita, noi entriamo nella sua e, quindi, nella resurrezione.
La parola pronunciata dal Signore è una parola creatrice, che mette in crisi e in discussione la nostra razionalità, il nostro modo “normale” di metterci davanti a Dio e alla vita di tutti i giorni, il nostro modo di affrontare una giornata andata a male, un rapporto che sta morendo, un lavoro che non ci soddisfa, una religione che non ci dice più nulla, ad affrontare una società che sta cambiando e un’accoglienza verso migliaia di profughi che getta nella paura il nostro futuro e aizza il nostro razzismo latente.
La parola di Cristo “Lazzaro, vieni fuori!” oggi è rivolta a ciascuno di noi. Ognuno aggiunga il suo nome e si senta chiamato, si senta chiamata: “… vieni fuori!”, “non avere paura, Io conduco alla vita”. Qualunque sia la tua situazione interiore, qualunque sia il peso che schiaccia il tuo cuore e la tua vita, qualunque sia la rete in cui la tua anima è aggrovigliata, abbi fiducia nel Cristo che ti chiama per nome e ti tira fuori.
Questa è la potenza della resurrezione nella nostra vita e nella vita dell’umanità intera impantanata nel male, ma in cammino verso una vita dignitosa per tutti.
Auguro a tutti voi una felice Pasqua di Resurrezione!

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