Archbishop of Greece urges EU to share responsibility for refugees — Quaccheri cristiani ecumenici per fare il bene

Originally posted on Ecumenics and Quakers: A Syrian refugee family, just entered into Europe. © Paul Jeffrey/WCC 31 March 2016 Greece’s people are exhausted from years of economic crisis and the Orthodox church head there is pleading with the European Union to reconsider its decision to limit the refugees it is accepting. Hieronymos, Archbishop of…

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Abbiamo già superato ampiamente le visite di febbraio: grazie — Quaccheri cristiani ecumenici per fare il bene

Parola di Dio Quando il libro della Genesi ci parla della creazione del mondo, racconta: “Dio disse: Sia luce! E luce fu” (Genesi 1,1-5). Non c’era allora alcun orecchio per udire questa Parola di Dio che crea la luce, certo, perché si tratta della prima cosa che Dio crea. La Parola di Dio è così […]

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Agoghe o condotta, guida — lessicocristianoblog

Agoghe Nel N.T. ricorre solo in 2 Tim 3,10. Dal contesto si ricava che agoghe, il cui significato letterale è condotta, guida, indica la condotta seguita dall’Apostolo e che anche il destinatario della lettera deve far propria, allo stesso modo nella didascalia. La migliore traduzione è quindi “condotta di vita”. Come la parola italiana “condotta” […]

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Agopazo o riscatto nel N.T.

Agopazo

Nel Meeting face to face su Zoom sabato 2 /4 ore 18.00 – Chiedi il numero a benny1varese@gmail.com

  1. Il riscatto sacrale degli schiavi

Nel riscatto sacrale degli schiavi, di cui abbiamo un’eccellente testimonianza nelle iscrizioni di Delfi, il dio compera lo schiavo del suo proprietario per metterlo in libertà. Si tratta di una finzione di compera intesa a garantire giuridicamente il riscatto. Il venditore però riceve effettivamente da qualcuno il prezzo competente, anche se soltanto per via indiretta. Il dio non agisce di sua iniziativa per amore verso lo schiavo, ma funge solo da intermediario nella concessione di una libertà che in genere lo schiavo si è conquistata da sé- Normalmente infatti il riscatto sacrale è soltanto una veste giuridica dell’autoemancipazione dello schiavo. Il documento relativo a tale riscatto in genere è redatto nei seguenti termini. Data. N.N. vendette ad Apollo Pizio uno schiavo di sesso maschile di nome X.Y. per un prezzo di tante mine affinché fosse messo in libertà (oppure: a condizione che fosse libero, ecc.). Seguono poi transazioni particolari e i nomi dei testimoni. Istruttiva è l’iscrizione delfica del 200-199 a. C. , in cui Apollo figura di compratore di una schiava, ma alla fine l’esplicita affermazione rivela chiaramente il carattere fittizio di tale compera; in realtà la schiava stessa si è riscattata, ossia ha versato la somma necessaria ai sacerdoti, che in cambio le hanno concesso la libertà. Il nome di Apollo serve soltanto a garantire la irreversibilità dell’emancipazione. L’importanza di questo riscatto sacrale non deve essere sopravvalutata, perché accanto ad esso vigeva anche il riscatto profano che, con ogni verosimiglianza, era di gran lunga il più comune. Perciò quando si legge che uno schiavo è stato comprato perché sia messo in libertà non sempre si tratta di un riscatto sacrale.

Il giudaismo, pur non praticando – a quanto sembra  – affrancamento sacrale degli schiavi del tempio, conosceva tuttavia l’idea religiosa del riscatto. A Num. 115 a 15,41: “ Quando (il re) lo riscattò (il figlio del suo amico), non lo riscattò come uomo libero, ma come schiavo, per potergli dire nel caso che quello volesse imporgli qualcosa a cui egli non volesse sottostare: tu sei il mio schiavo … ancora: quando il santo – sia lodato – riscattò il seme di Abramo , suo Amico , non lo riscatto come suo figlio, ma come suo schiavo, per potergli dire nel caso che quello volesse comandare qualcosa ed egli non volesse obbedire: siete miei schiavi.

  1. Agorazo

Da Agorà “mercato” comperare. Nel N.T. è termine frequente per indicare relazioni commerciali.

  1. La ripetizione quasi letterale di 1 Cor 6,20 in 7,23 e il fatto che in entrambi i casi l’espressione sia usata sic et simpliciter senza altra specificazione o temperamento, fa ravvisare in essa una specie di parola d’ordine di Paolo. Il concetto fondamentale in tutte e due i passi  è che i cristiani sono liberi (6,19), ma sono proprietà di Cristo (7,23). Non è detto però, a ragion veduta, chi li ha comprati, da chi sono stati venduti e a quale prezzo.  All’apostolo infatti interessa unicamente il fatto che i cristiani sono stati “comperati” e che quindi sono strettamente dipendenti da Dio e dal Cristo, mentre devono essere liberi nella loro coscienza di fronte agli uomini (7,23. Questa che abbiamo definito “la parola d’ordine” di Paolo presuppone – ma non racchiude – tutta la sua dottrina soteriologica . Poiché in entrambi i passi i cristiani sono presentati non come liberi, ma come schiavi, e non sono quindi “comperati”, il senso dell’espressione paolina si illumina sufficientemente con il comune mercato degli schiavi ed è quindi superfluo ricorrere alla pratica dell’emancipazione sacrale. Si possono invece confrontare utilmente le parole citate di S. Num 115 a 15,41.

Nell’inno di Apoc 5,9 il verbo indica la grande opera dell’Agnello. Perciò viene anche precisato in che modo, da chi, e per chi l’agnello ha acquistato gli uomini. Non bisogna però cercare nell’inno una specifica soteriologia cristiana.

  1. In Apoc 3,18 si legge che la comunità deve agorastai da Cristo dell’oro ecc. Il passo non allude tanto a una elargizione gratuita, come in Is 55,1 (“…comprate senza denaro”) quanto al ripudio di un possesso lllusorio in cambio di uno reale (3,17).

 

  1. Exagorazo

. Nel senso di riscattare non è attestato nei LXX, ma si trova nella lingua profana; per es. Diod S 362 Dindorf V 213. Fuori dal cristianesimo la parola non è usata nella terminologia cultuale. Manca in Giuseppe. Il Giudaismo vede nella sofferenza del giusto un mezzo di espiazione ma non arriva a concepire il dolore come strumento di riscatto.

Nel N.T. il verbo indica il sacrificio redentore del Cristo (Gal 3,13; 4,5). Il concetto basilare è analogo a quello di agorazein, solo che in questo caso l’acquisto non si risolve in un passaggio in proprietà di Dio, ma nell’affrancamento dalla Legge e dal peso della sua “maledizione”, concepiti come una “schiavitù”.(4,1.3.7). E’ evidente in ciò l’analogia con il riscatto sacrale degli schiavi, ma si tratta di una somiglianza permanente esteriore e superficiale, in quanto, nella concezione di Paolo, Cristo, a differenza dei fittizi acquisti del Dio di Delfo, ha effettivamente pagato il riscatto degli uomini e al prezzo più alto che si possa immaginare. Perciò la redenzione operata dal Cristo è meglio paragonabile alla comune emancipazione degli schiavi, perché tanto nell’una come nell’altra il fattore determinante è l’effettivo acquisto. Appunto perché regolarmente agata la libertà dalla “maledizione” della Legge donata dal Cristo agli uomini è una libertà non solo de facto, ma anche de jure, e in ciò consiste la garanzia della sua irreversibilità. I diritti della Legge sono stati soddisfatti ed essi possono essere ormai considerati decaduti in quanto la Legge non è la prima o l’ultima parola rivolta da Dio all’umanità, ma soltanto un valore contingente e finito (4,2; 3,17). Il rapporto fra Dio e l’uomo, da Dio voluto ancor prima della Legge e quindi da considerarsi l’unico veramente e assolutamente valido, è un altro: è la giustificazione attraverso la Fede, 3,6-14, ossia la figliolanza adottiva di Dio (3,24s; 4,1-5).

Ma il passaggio dell’uomo dalla subordinazione alla Legge alla figliolanza adottiva di Dio e alla giustificazione attraverso la fede non è avvenuto per una semplice dichiarazione di Dio, ma attraverso un proprio riscatto (3,13; 4,15). Infatti nella “maledizione della Legge” si concreta il santo volere di Dio riguardo ai peccatori e lo conferma il fatto che quest’ordine rimane valido e efficace, per quanti vanno in perdizione, per tutta l’eternità (Rom 2,5-10 passim). Il significato della metafora paolina del riscatto è proprio questo: nel trapasso della schiavitù della Legge alla figliolanza adottiva di Dio e alla giustificazione attraverso la fede si è manifestato concretamente e compiutamente quel santo volere di Dio che si esprime nella Legge e nella sua “maledizione”. Perciò nessuno può ottenere in Gesù la remissione dei peccati senza che in pari tempo gli sia manifestato anche il giudizio  che Dio pronuncia contro la sua condizione di peccatore; questo giudizio è presente in Cristo Crocefisso. Che si tratti di una metafora è dimostrato dal fatto che è evidentemente assurdo chiedersi chi abbia ricevuto il prezzo di tale riscatto.

Qualora si consideri l’eXegorasen da un punto di vista puramente obbiettivo (prescindendo affatto da noi, che grazie ad esso siamo diventati, con la penitenza e la fede, amici di Dio) il riscatto si presenta come un negozio giuridico fra Cristo e Dio, del quale noi uomini non siamo altro che l’oggetto. Sorgono allora tutti i problemi relativi al senso, alla necessità e alla possibilità di un simile negozio giuridico. Ma Paolo non dà nessuna risposta a queste difficoltà. Le sue affermazioni – e quindi il suo pensiero – prescinde da questa considerazione obbiettiva della redenzione che egli vede invece, a parte hominis, come qualcosa che è avvenuto in noi e per noi e non in Dio  e per Dio. Anche se la crocefissione è il supremo atto di umiliazione e di obbedienza a Dio da parte di Cristo (Phil. 2,8), la rivelazione della giustizia e dell’amore divino (Rom 3,25, 5,8), pur tuttavia per Paolo la croce di Cristo non è tanto uno scotto pagato a Dio quanto uno strumento della sua azione salvifica. Dio, insomma, nella croce di Gesù non è ricettivo ma attivo. Perciò, anche se eXegorasen non ha valore e significato esclusivamente nella coscienza religiosa dell’uomo o come fatto storico, ma anche e soprattutto davanti a Dio e per Dio, essendo servizio reso da Gesù a Dio e agli uomini, nondimeno a rigor di termini tale azione rimane una operazione divina compiutasi in noi. Essa non è un servizio reso a Dio e agli uomini nello stesso senso. Bisogna guardarsi dal fare di questo “riscatto” un mito, considerandolo un fatto puramente trascendente che sugli uomini ha soltanto una ripercussione, esso esprime invece un’azione salvifica  compiuta da Dio in noi. Con il mito Paolo ha in comune soltanto l’uso di un linguaggio concreto e realistico per indicare la comunione fra Dio e l’uomo. Ma la sua non è una fantasia religiosa, perché egli non parla di un Dio esclusivamente trascendente, bensì del “nostro” Dio, ossia del Dio che vive a agisce in noi.

Una interpretazione di eXegorasen che non riconosce nel verbo alcun contenuto oggettivo vizia gran parte della letteratura esegetica e teologica relativa al nostro passo . Va detto però che, su questa via, l’interpretazione del Lietzmann, secondo cui i riscattati sono tutti gli uomini, è pur sempre migliore di quella dello Hofmann, per il quale redenti sono i soli Giudei (vedi anche Sieffert, Zahn, Kafcan). La prima infatti contiene un motivo valido per i lettori di tutti i tempi, mentre la seconda svuota il passo attribuendogli un significato angusto e contingente.

  • . eXegorazo conforme al valore EX in molti composti , può avere anche il significato intensivo di “comprare tutto”, “esaurisce la possibilità di compera”. Così in Col 4,5 ; Eph 5,16 si indica il complesso di possibilità offerte dal tempo. Queste possibilità devono essere “senza residuo” sfruttate, ossia tesoreggiate per la vita eterna con il pagamento di un “prezzo”, vale a dire con la concentrazione e lo sforzo di volontà.

Il significato del passo in questione non è certo quello di “esaurire il tempo”: voi comprate, ossia cercate di guadagnare, tempo. Si tratta probabilmente di una espressione proverbiale. Ma comunque i traduttori greci abbiano inteso il testo aramaico il loro uso di eXegorazo è diverso da quello di Paolo.

 

 

Lazzaro, vieni fuori! Sempre è Pasqua per noi

Il Vangelo di Giovanni, all’inizio del capitolo 11, narra che un giorno Lazzaro si ammalò, e le sorelle fecero avvisare Gesù. Il Signore aspettò ancora due giorni prima di andare da Lazzaro. Quando arrivò, Lazzaro, però, era già morto e Marta gli disse: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!”. “Tuo fratello risorgerà” le disse Gesù e Marta rispose: “Lo so che risorgerà nell’ultimo giorno”. “Io sono la risurrezione e la vita. Chi crede in me, anche se muore, vivrà”, continuò Gesù. Poi Marta andò a chiamare Maria, sua sorella, che si alzò e andò da lui. Quando Gesù vide Maria che piangeva, e vide piangere anche quelli che erano venuti con lei, si commosse e pianse. Allora Gesù giunse alla tomba e disse: “Togliete la pietra!”. Spostarono la pietra e Gesù alzò lo sguardo e gridò con voce forte: “Lazzaro, vieni fuori!” e Lazzaro uscì dalla tomba.
La resurrezione, sia quella di Lazzaro sia quella di Gesù sia quella dei nostri cari, che abbiamo seppellito, è sempre un problema di non facile soluzione. Il dubbio più grande della nostra fede!
Gesù è vivo? Noi rivivremo?
La sfida che ogni narrazione biblica ci rivolge è quella di cogliere che cosa si celi, in verità, dietro e oltre ciò che sembrerebbe manifesto. Al di là dalla carica narrativa presente in questo racconto, l’evangelista intende parlarci di un Signore vivente e operante nella quotidianità dell’esistenza della Chiesa e del credente. Giovanni scrive di cose perenni, di situazioni e problemi sempre presenti nella natura umana e nel cammino spirituale di chi orienta la sua vita verso il trascendente, verso la spiritualità. Già, che fine ha fatto la nostra spiritualità?
Crediamo ancora che il Signore possa ridare la vita?
Noi colleghiamo normalmente la resurrezione alla morte e, soprattutto, la colleghiamo a due periodi molto lontani nel tempo: a un periodo del passato, la resurrezione di Gesù, e a uno futuro, la resurrezione nel giorno del giudizio universale alla fine dei tempi. Gesù, però, collega la resurrezione alla vita, non alla morte. Gesù afferma: «Io sono la resurrezione e la vita». Se poniamo più attenzione a questo collegamento, potremo forse cogliere e scoprire un significato della resurrezione che altrimenti ci sfuggirebbe.
Se la resurrezione va collegata alla vita, allora prima di rispondere alla domanda “che cos’è la resurrezione?”, dovremmo rispondere alla domanda “che cos’è la vita?”, “che cos’è la nostra vita?”. Qual è l’asse su cui si muove la nostra esistenza? il suo motore portante? Qual è il suo significato rispetto a tutto quello che ci circonda?
Dentro di noi vive più l’angoscia o l’ottimismo? Vive più la tristezza o la gioia? la paura o il coraggio? E fuori di noi vomitiamo il nostro lamento o portiamo creatività e innovazione? Scambiamo riservatezza per indifferenza o irradiamo allegria e fiducia? Siamo portatori di morte o di vita?
Nel nostro racconto, Marta – colei che si ha sempre da fare, quella che vede gli aspetti pratici delle situazioni, che si rimbocca le maniche e non va dietro alle ciance e ai paroloni – va incontro a Gesù correndo e cercando una risposta immediata al suo dolore. Anche Maria si sfoga col Signore, gettandosi in ginocchio come in un atteggiamento di preghiera. Come noi, quando attraversiamo dei brutti momenti (e li attraversiamo!)
Anche se siamo credenti, anche se sappiamo che Gesù è il nostro Signore, dobbiamo pur ammettere che a volte lo sentiamo lontano… lento… inutile, mentre la sofferenza viene a toccare duramente la nostra vita. Quello è il momento della fede, il momento in cui dobbiamo decidere se sono tutte favole quelle in cui crediamo o se ci crediamo davvero.
Nel dialogo serrato che intercorre tra Marta e Gesù, il Signore la invita ad avere fede, la invita a non mollare a non fermarsi a fissare la morte perché ovunque è presente il Signore lì c’è vita, lì cad affrontare te era.hiol vero messaggioorecchia ascoltare’è resurrezione! Quando Cristo entra nella nostra vita, noi entriamo nella sua e, quindi, nella resurrezione.
La parola pronunciata dal Signore è una parola creatrice, che mette in crisi e in discussione la nostra razionalità, il nostro modo “normale” di metterci davanti a Dio e alla vita di tutti i giorni, il nostro modo di affrontare una giornata andata a male, un rapporto che sta morendo, un lavoro che non ci soddisfa, una religione che non ci dice più nulla, ad affrontare una società che sta cambiando e un’accoglienza verso migliaia di profughi che getta nella paura il nostro futuro e aizza il nostro razzismo latente.
La parola di Cristo “Lazzaro, vieni fuori!” oggi è rivolta a ciascuno di noi. Ognuno aggiunga il suo nome e si senta chiamato, si senta chiamata: “… vieni fuori!”, “non avere paura, Io conduco alla vita”. Qualunque sia la tua situazione interiore, qualunque sia il peso che schiaccia il tuo cuore e la tua vita, qualunque sia la rete in cui la tua anima è aggrovigliata, abbi fiducia nel Cristo che ti chiama per nome e ti tira fuori.
Questa è la potenza della resurrezione nella nostra vita e nella vita dell’umanità intera impantanata nel male, ma in cammino verso una vita dignitosa per tutti.
Auguro a tutti voi una felice Pasqua di Resurrezione!

Indici di marzo del blog — A.N.P.I. Medio Olona

Banchetti raccolta firme referendum deforme costituzionali e Italicum — Coordinamento Democrazia Costituzionale Deportati Medio Olona La testimonianza del deportato Mario Guidi I deportati olgiatesi La stagione referendaria e l’esercizio del diritto alla partecipazione Festeggiamo oggi i 100 gradimenti di Resistenza olgiatese Foto di oggi di Villa Restelli nella Giornata FAI Partigiani Olgiatesi A cura di Galli Foto Solbiatesi A cura di Galli Dedica A […]

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38 articoli di Pace. Giustizia. Storia e nonviolenza

la Filosofia della Libertà’ di Rudolf Steiner nel lager di Bolzano con Francesco Visco Gilardi

Una lettera consegnata alla Storia di Abramo Lincoln

Chiudiamo qui l’attività preliminare del Blog con Ragaz, il socialismo religioso

Il martire sconosciuto della Resistenza danese con Kaj Munk

Anna di Anna Frank

Riprendiamo il discorso del Prof. Ampollini che si chiudeva con … Primo Levi

Novità da Messina: accolti motivi di incostituzionalità su Italicum

Articolo di stampa sul bunker nazista

Un esule antifascista in Svizzera con Ignazio Silone

Gino Strada con traduzione per il Premio Nobel Alternativo

La Rosa Bianca

Gino Strada’s Acceptance Speech for the 2015 Right Livelihood Award – including remarks & video

22nd February 1943 – Beheading of the White Rose

Le prime statistiche estero dal 1/2

Il villaggio francese della congiura del bene

Preavviso di convocazione Comitati del No

Chiediamo che l’ANPI intervenga contro il museo del fascismo

Lo abbiamo ricordato la sera del 13 alla Meditazione Nato a Milano il 22 dicembre 1927, trucidato a Bergamo l’8 febbraio 1945, studente. Ferruccio Dell’Orto

Da oggi on line Stragi nazifasciste, l’”Armadio della vergogna” adesso consultabile online

Piero Gobetti

Finalmente uno spazio misto al Muro del pianto

Meditazione giornaliera anche su Whatsapp e Facebook siamo a 78 persone collegate in Fb più 5 via e.mail al 30/3

Posta blog ANPI Medio Olona

Legnano e Mauthausen

Lager di Mauthausen

Promo femminile dalla Mailing List di Viterbo

ANPI Varese lancia un concorso

Convocazione Congresso sezionale

Foto della Giornata della Memoria 2016

La pubblicità occasionale è del sito WordPress

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Banchetti raccolta firme referendum deforme costituzionali e Italicum — Coordinamento Democrazia Costituzionale

Le persone che sottoscrivono l’appello degli intellettuali e delle personalità, definite scherzosamente di sana e robusta Costituzione, sono oltre 153.000. Queste firme appoggiano la raccolta delle firme lanciata dai rispettivi Comitati per promuovere il referendum per dire No alle modifiche della Costituzione previste dalla legge Renzi-Boschi – che avrà tra poche settimane il passaggio finale […]

via Banchetti raccolta firme referendum deforme costituzionali e Italicum — Coordinamento Democrazia Costituzionale

Indici gennaio www.anpimedioolona.it

Mese di gennaio 2016 (come quelli di Dicembre sono tutti editati da Maurizio Benazzi)

Appuntamento seminario che si svolgerà a Gattatico (RE) – Istituto “Alcide Cervi” (sala “Maria Cervi”), sabato 9 gennaio 2016, del 2/1/2015

Invito dell’Anpi Olgiate Olona per Giornata della Memoria 2016

Tutto on line quello che non sai 44.988 parole su la Santa Sede e il Terzo Reich: una tesi di laurea

I TRIANGOLI ROSA – UNA TESI DI LAUREA SU EBRAISMO E OMOSESSUALITA’ del 24/1

L’adesione A.N.P.I. nazionale  per il referendum popolare: “no” alla riforma del Senato ed alla legge elettorale del 25/1

Musica ebraica per la settimana della Memoria del 25/1

Il treno che bucò il fronte – Video tratto da You Tube del 27/1

Discorso sulla Costituzione, che rimane sacrDi P. Calamadrei del 27/1

Che cosa è l’ANPI? .- Video tratto da You Tube del 27/1

Il ringraziamento ANPI di Olgiate del 27/1

Mussolini visita nel aprile 23 l’OPAI a Olgiate del 27/1

Seguici su Twitter oltre che su Facebook nei lavori in corso del 29/1

A Busto Arsizio si parla di Bonhoeffer! del 30/1

Ιntervento prof. Ampollini – Giornata della Memoria 2016 a Olgiate Olona del 30/1

Evento congressuale ANPI del 30/1

Documenti e regolamento Congressuale, riviste ANPI del 31/1

Attivato il contavisite da oggi del 31/1

20 luglio 1944 – la congiura contro il nazionalsocialismo, del 31/1

9 aprile 1945 – Il 9 aprile 1945, veniva giustiziato il teologo simbolo della resistenza cristiana al nazismo. del 31/1

 

PIERO CALAMANDREI TESTI. PIERO CALAMANDREI: EPIGRAFI PER DONNE, UOMINI E CITTA’ DELLA RESISTENZA del 31/1

UNA MINIMA BIBLIOGRAFIA – Il contributo è del Centro Pace di Viterbo di Beppe Sini, fra i più attivi in rete nella nonviolenza, del 31/1