Una pagina storica di Benazzi Maurizio, teologo interfede

Una nostra Pagina storica del 2008 , tradotta anche in inglese e ancora attuale più che mai. Scritta quando ero un protestante …Al primo Congresso Sufi in Italia

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I segni della speranza

Dedicato alle amiche e agli amici che mi hanno sostenuto nella libertà di coscienza

  1. Benazzi

La traduzione in inglese a fondo pagina è curata da Roberto Pavan

Milano: dal 13 al 23 ottobre 2008

La Confraternita dei sufi Jerrahi-Halveti in Italia

e l’Associazione culturale “Le Ultime carovane”

organizzano a Milano un Simposio internazionale

di Cultura e Spiritualità:

Le Grandi Religioni per la Pace

(Films, concerti, conferenze, mostra e tavole rotonde).

 

 

 

I segni della speranza: Parole, progetti e musica. Di Maurizio Benazzi, teologo indipendente

www.ecumenici.it

 

Non è semplice dare conto in 20 minuti dei segni della speranza nel dialogo cristiano – islamico e ebraico-islamico ma ci proviamo; Grazie prof. Mandel per l’invito e un caro saluto alla confraternita sufi e agli organizzatori tutti. Il rispetto e l’amore per la costruzione della pace ci stimolano a ricercare percorsi teologici, progetti concreti di impegno e iniziative di carattere anche musicale per verificare a che punto siamo esattamente nella ricerca di quella che viene ormai definita come comune Fede abramitica. La ricerca – nonostante in Italia non se ne parla nel modo più assoluto e troppo spesso i teologi stessi sono impreparati o non aggiornati sul lavoro ad esempio fatto nella non lontana Università di Monaco – rischiamo di dire cose parziali.  Molti di loro, consapevoli del clima di cautela nelle tradizioni religiose ma anche di ignoranza (madre soprattutto di pregiudizi ad ogni livello), si limitano a ripetere luoghi comuni.

Le tesi di grandi teologici, come ad es. Hans Kung, di fatto possono essere oggi considerate in gran parte superate. Penso alle risposte esposte dal cattolico Gerhard Gaede nel testo “Adorano con noi il Dio unico” pubblicato da Borla lo scorso gennaio. Un invito dunque per i cristiani cattolici ad equipaggiarsi per il cammino della ricerca. Non basta essere uomini di buona volontà.  In ogni caso non mi sostituirò agli interlocutori cattolici che seguiranno. Un saluto particolare a Don Bottoni e a tutti voi. Il Concilio Vaticano II ha del resto offerto tesi molto interessanti, nonostante nel 2006 Ratisbona abbia segnato una svolta non certo incoraggiante. Occorre cari cattolici lasciare segni di speranza alle future generazioni di ogni latitudine e longitudine geografica. I semi che si lasceranno lungo il percorso germoglieranno quando meno ce lo aspetteremo.

Un botanico statunitense Jack Harlan nel 1948 stava raccogliendo piante in Turchia. Trovò una varietà di grano che non sembrava valesse la pena di essere raccolta: “Era il grano più brutto che avessi mai visto. Rendeva poco e spesso marciva prima di essere raccolto”. Questo botanico morì nel 1982 ma i semi raccolti allora e depositati nella più importante banca dei semi dell’agricoltura mondiale nell’arcipelago delle Svalbard, nelle coste settentrionali della Norvegia, ha consentito recentemente di sconfiggere la ruggine del grano, una malattia che ha messo in ginocchio l’agricoltura statunitense del nord-ovest. Quel grano tanto brutto è servito alle generazioni di oggi per fronteggiare una crisi alimentare, attraverso la creazione di varietà di grano che avevano la stessa caratteristica di quei semi ignorati allora…

Fra islam e cristianesimo si trovano indubbiamente radici comuni profonde: essere creature di Dio e essere sottomessi a Dio, essere responsabili di fronte al tribunale divino, considerare l’essere umano come vicario e servo di Dio, la necessità della lotta per un mondo migliore, più giusto e battersi per i giovani, che possono essere conquistati solo quando l’egoismo degli esseri umani viene sopraffatto dall’amore e dallo spirito di sacrificio. Abbiamo scoperto, grazie anche ad una recente maggiore fiducia reciproca, una teologia pratica e un’ecologia (Dio come padrone della terra) grosso modo uguali nelle fondamenta e dall’altro lato tutti riconosciamo una comune necessità della conversione continua. Abbiamo constatato inoltre che islam e cristianesimo sono iniziate in un clima di persecuzione e che entrambi dobbiamo garantire che non si esaudisce la volontà di Dio se le persone devono fuggire a causa della Fede e che l’amore del prossimo, ci consente di riconoscere la dignità di tutti gli esseri umani e soprattutto il dovere dei più forti di assistere i più poveri.

Il metropolita ortodosso Georges Khodr, nel rinomato Istituto San Sergio di Parigi (il pensatore del “Christ qui dort dans les autres religions”),  non solo aveva affermato che il Corano è un legittimo testo di meditazione ma aveva auspicato per i cristiani un atteggiamento di pazienza e pace profonda, una comunione segreta con tutti gli esseri umani e una piena fiducia nella realizzazione escatologica del piano di Dio. Ricordava ai cristiani d’oriente ma è stato ospite anche al monastero di Bose che “Cristo non è un’istituzione, bensì valore, atto, trasformazione dei cuori nel senso della dolcezza, della semplicità dell’umiltà, del gihad (parola che significa sforzo, impegno attivo e non guerra come traducono abitualmente in occidente o i fondamentalisti islamici) per coloro che soffrono.

Il dialogo auspicato fin dopo la seconda guerra mondiale nel Consiglio Ecumenico delle Chiese (ove hanno piena rappresentanza protestanti, veterocattolici, ortodossi e anglicani), è di fatto iniziato dopo la c.d. guerra arabo israeliana detta dei sei giorni del 1967. Motivi politici hanno impedito precedentemente il suo sviluppo e ancora oggi si fatica per tanti ragioni a coinvolgere ad es. le donne nel processo di discussione ad alto livello. Di fatto esiste in Italia un “il confino informativo” di ebrei e islamici ad una giornata di cultura ebraica o ancora di dialogo con l’Islam. Come responsabile della newsletter Ecumenici (www.ecumenici.eu ) non ho esitato a scrivere che si tratta di un limite strutturale del dialogo stesso. Fermo restando che comunque ne diamo conto. Il pochissimo è sempre meglio del nulla e il dialogo rimane sempre “un canto d’amore piacevolmente cantato” (Ez. 32,22).

Ogni schema di sintesi è di per sé limitato ma oggettivamente l’analisi del teologo evangelico di Monaco Reinhard Leuze mi sembra interessante: in primis si riconosce il Corano come una scrittura rivelata analoga alla Bibbia, sebbene il concetto proprio di rivelazione sia differente per l’islam e il cristianesimo, e si comprende insomma l’islam come una via di salvezza ordinaria. Il profeta Muhammad si colloca – consapevolmente – nella tradizione di fede monoteista e il messaggio da lui annunziato dovrebbe essergli stato rilevato dallo stesso Dio di ebrei e cristiani; in altri termini avrebbe eseguito un incarico da parte di Dio. Vi è quindi un soggetto unitario dell’unica storia della salvezza. Il Corano figura come la più recente delle rivelazioni divine e come conclusione provvisoria della storia della rivelazione. Il perché di questa rivelazione ulteriore rispetto a Gesù Cristo potremmo individuarla oggi ad es. nelle diffuse forme di devozione popolare che appaiono come un sincretismo semipagano non più sensibile alla trascendenza e inconcepibilità di Dio. Ma soprattutto alla conversione di interi popoli pagani al monoteismo.

Faccio presente che i cristiani del resto non hanno mai adottato tutta la legge mosaica della Scrittura d’Israele e nonostante questo aspetto di non secondaria importanza continuiamo a considerare tutta la Bibbia come Sacra Scrittura e Parola di Dio in quanto interpretata come Antico Testamento. Per noi protestanti la Parola di Dio è testimonianza umana ispirata da Dio e che vive ancora grazie al soffio dello Spirito nel credente. Vi sono del resto nella Bibbia contraddizioni ed errori storici o scientifici ( pensate allo spessore delle mura di Gerico, allo spessore dell’Arca dell’Alleanza o al fatto di includere la lepre fra gli animali ruminanti), che non compromettono il carattere di Parola di Dio. E in questo senso che possiamo recepire il Corano e considerare ad esempio le sue singole affermazioni contrarie al cristianesimo non necessariamente come Parola di Dio contraddicente la fede cristiana. Chi considera la Bibbia come dettata parola per parola da Dio sono gli evangelici non protestanti ossia gli evangelicali e i pentecostali che non accettano né ora ne mai alcun colloquio, alcun dialogo con l’islam. L’islam in questo senso ha per me e per molti protestanti un posto privilegiato fra le religioni. E’ indubbio che solo una persona piena di Spirito Santo possa scorgere questo Spirito già operante nella molteplicità religiosa in cui gli uomini si indirizzano. Lo spirito è donato infatti a tutta l’umanità e il Logos va solo dove lo Pneuma è già presente (Luca 1,3). Uno zwingliano queste tesi le ha masticate fin dal XVI secolo, in varie forme e direzioni. Per questo posso chiamarvi fratelli aventi in comune una prospettiva di pienezza ecumenica ed escatologica. Dove a Dio spetta l’ultima parola in fatto di Rivelazione finale.

Rileggendo Eb 1,1-2 sostengo come fa il teologo cattolico Gaede che “Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri (aggiungiamo noi: E PARLERA’ ANCORA MOLTE VOLTE

(…)

Ιntervento prof. Ampollini

Giornata della memoria

(Olgiate Olona, 27 gennaio 2016)

 

Il senso di questa giornata

“Fugit irreparabile tempus”, così diceva il grande Virgilio: fugge irreparabilmente il tempo. Eppure l’uomo, ogni uomo, anche ciascuno di noi ha la possibilità di contraddire a questa legge inesorabile di natura attivando una propria funzione: la memoria.  Attraverso la memoria noi possiamo richiamare alla mente fatti accaduti anche molto tempo fa, anche prima della nostra nascita. Ma la memoria non è soltanto un atto intellettuale. Pensiamo al verbo della memoria: ricordare. La sua etimologia rimanda alla parola latina “cor, cordis”, che vuol dire cuore. Ecco allora che ricordare non è solo tenere a mente ma portare nel cuore, mantenere vivi quegli episodi e quelle esperienze. Questo è il senso della storia, nessuno di noi viene al mondo come se fosse catapultato nel nulla, ci inseriamo come in un grande fiume spinti dalla corrente costituita dalle esperienze di quanti vennero prima di noi, con altri facciamo un pezzo di strada insieme e altri dopo di noi la continueranno.  Sapere di essere inseriti in questo flusso dove tutto continuamente cambia ma le dinamiche dell’uomo restano le stesse ci consente di fare tesoro di quanto di buono hanno fatto i nostri padri ma anche di evitare i loro errori.  Questo è alla base dell’istituzione della giornata della memoria, una staffetta in cui le generazioni si passano il “testimone” per andare verso una meta comune che è fatta di valori, di giustizia, di equità, di rispetto dei diritti e di accoglienza.

 

Istituzione

Il 27 gennaio 1945, le truppe dell’Armata Rossa, che stavano avanzando verso ovest, giunsero ad Auschwitz scoprendo il campo di concentramento e l’orrore che vi si era consumato. In ricordo di quell’avvenimento l’assemblea generale delle Nazioni Unite, il 1° novembre 2005 deliberò di dedicare questo giorno, in tutto il mondo, alla liberazione dei campi di concentramento nazisti e alla fine dell’Olocausto. Ma l’Italia aveva preceduto questa decisione con una legge del 2000 (L. 211/00). In particolare gli artt. 1 e 2 così recitano:

  1. «La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.
  2. In occasione del “Giorno della Memoria” di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere. »

I campi

Il totale stimato delle vittime dei lager nazisti ammonta a circa 6 milioni di morti dal 1933 al 1945. Queste morti sono concentrate per la stragrande maggioranza dal 1939 al 1945. I principali furono: Auschwitz, Bukenwald, Dachau, Mauthausen, Treblinka, Theresienstadt (campo per bambini). In Italia ricordiamo Quelli di Fossoli, di Bolzano e la risiera di San Sabba a Trieste.

Non tutti i campi avevano la medesima funzione. Vi erano campi di smistamento, campi di prigionia, campi di lavoro e campi di sterminio. Nei campi di smistamento si concentravano le persone prelavate su un determinato territorio per poi inviarle alla destinazione definitiva.  I militari degli eserciti nemici della Germania, che erano stati catturati, finivano nei campi di prigionia e nei loro confronti si applicavano almeno in parte le regole previste dalla Convenzione di Ginevra.  Altri prigionieri e deportati venivano radunati in campi di lavoro, ridotti praticamente in schiavitù e con la loro attività costretti a sostenere l’industria bellica germanica. Nei campi di sterminio invece i prigionieri non appena arrivati venivano selezionati, indirizzati nelle camere a gas, uccisi e quindi cremati nei forni. Tra i gruppi imprigionati e sterminati nei campi di concentramento quello più numeroso è costituito senza dubbio dagli ebrei. Si stima che durante la seconda mondiale ne morirono circa 6 milioni. In questo conteggio però, oltre a quelli che trovarono la fine nei lager, dobbiamo ricordare quelli uccisi sul posto e quelli che furono rinchiusi nei ghetti molti dei quali morirono per stenti e privazioni.

Nei campi, gli internati, identificati con un numero che veniva tatuato sul braccio in modo indelebile, portavano un triangolo colorato che ne rendeva immediatamente riconoscibile la categoria di appartenenza. I triangoli erano di colore rosso per i prigionieri politici, verde per i criminali, viola per i testimoni di Geova, rosa per gli omosessuali, nero per gli asociali e marrone per gli zingari. Gli ebrei portavano due triangoli gialli sovrapposti a formare la stella di Davide.

 

La soluzione finale

Come si arrivò a questa tragedia, per molti unica nella storia dell’umanità. Sin dalla presa del potere in Germania nel gennaio 1933 il partito nazista cominciò a discriminare gli ebrei ritenuti responsabili della sconfitta nella prima guerra mondiale ma soprattutto di razza inferiore. Con gli anni la situazione peggiorò. Significativo fu quanto accadde la notte del 9 novembre 1938. Questa fu chiamata la notte dei cristalli, con riferimento alle vetrine dei negozi di proprietà ebraica che furono mandate in frantumi: 7500 furono le botteghe distrutte, 191 le sinagoghe incendiate mentre il numero delle vittime decedute per assassinio o in conseguenza di maltrattamenti, di atti terroristici o di disperazione ammontò a varie centinaia. Circa 30 000 ebrei furono deportati nei campi. Con l’espansione delle truppe germaniche verso est il numero degli ebrei residenti nei territori invasi dalla Germania divenne molto più consistente. Un documento del 12 dicembre 1941 contiene la prova che Hitler dichiarò che la sua decisione era quella di annientare tutti gli ebrei: un genocidio, ovvero lo sterminio di un intero popolo. A seguito di ciò, il 20 gennaio 1942 si tenne a Berlino la cosiddetta Conferenza di Wannsee, presieduta da Heydrich, con la partecipazione di altri gerarchi dello stato e delle SS, compreso Eichmann con funzioni di segretario. Fu decisa la cosiddetta “soluzione finale della questione ebraica” entrando nel merito dei dettagli burocratici necessari ad attuarla. Da quel momento non vi furono più soltanto eccidi sporadici e maltrattamenti ma si studiò come radunare ed eliminare tutti gli ebrei d’Europa. Dopo diversi tentativi si individuò nei lager allestiti con le camere a gas lo strumento per realizzare quel piano folle e criminale.

 

L’Italia

Anche il nostro paese fu complice di quanto accaduto e allo stesso tempo ne fu vittima. Il fascismo, al potere in Italia dal 1922 all’inizio non operò alcun provvedimento contro gli ebrei. Fu soltanto nell’autunno del 1938, che anche l’Italia, diventata alleata della Germania, cominciò a discriminare gli ebrei. Un Regio decreto legge del 5 settembre 1938 fissò i «Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista», un altro del 7 settembre prese «Provvedimenti nei confronti degli ebrei stranieri» mentre il 6 ottobre il Gran Consiglio del Fascismo emanò una «dichiarazione sulla razza» che fu poi adottata dallo Stato con un altro Regio decreto legge in data 17 novembre. Le persecuzioni vere e proprie cominciarono però soltanto nel settembre 1943, quando l’Italia centro settentrionale fu invasa dai tedeschi e Mussolini, che nel frattempo era stato liberato dai nazisti, messo a capo di uno stato fantoccio la cosiddetta “repubblica di Salò”. Subito cominciarono le persecuzioni degli ebrei italiani rimasti fino a quel momento relativamente al sicuro rispetto al resto d’Europa dominato dalle truppe dell’Asse. Non furono soltanto i nazisti a macchiarsi di questi crimini, spesso i fascisti rivaleggiarono in crudeltà nei loro confronti. Quando gli ebrei capirono il rischio che correvano cercarono di fuggire in Svizzera, alcuni vi riuscirono, altri no. Le prime stragi avvennero sulla sponda piemontese del lago Maggiore. Sedici ebrei ospiti dell’Albergo Meina furono identificati. Dopo essere stati trattenuti per alcuni giorni, in due notti successive (22 e 23 settembre), furono uccisi e gettati nel lago. Il caso più drammatico e numericamente consistente fu però la deportazione del ghetto di Roma. La comunità ebraica di Roma è una delle più antiche d’Europa, risale al tempo dei cesari. Qui la mattina del 16 ottobre 1943 la Gestapo effettuò una retata che portò alla reclusione di 1259 persone: 689 donne, 363 uomini e 207 bambini. Dopo il rilascio di un certo numero di componenti di famiglie di sangue misto o stranieri, 1023 deportati furono avviati ad Auschwitz, ne tornarono soltanto 16, 15 uomini e una donna. Complessivamente gli ebrei italiani che morirono a seguito delle persecuzioni nazi-fasciste vanno dagli ottomila ai diecimila, gli studi stanno ancora proseguendo per determinarne la cifra in modo più preciso.  Da notare che la comunità ebraica italiana contava circa 30.000 persone e che pertanto le vittime furono una su tre.

Ma gli italiani internati nei lager nazisti furono complessivamente circa 900.000, deportati in Germania o nei territori occupati durante la Seconda guerra mondiale. Di questi:

  • 000 furono prigionieri di guerra disarmati dai tedeschi nei giorni successivi all’8 settembre del ’43. Sono gli IMI, ossia gli internati militari italiani.
  • 000 furono i lavoratori coatti inviati in Germania prima del ’43. Inizialmente erano volontari attirati dagli stipendi più alti. Dopo l’armistizio finirono in prigionia.
  • 000 furono i lavoratori italiani che andarono in Germania dopo l’8 settembre del ‘43, per lo più rastrellati dai nazi-fascisti, finirono in Campi di lavoro.
  • 000 furono i deportati “politici”, i cosiddetti “Triangoli rossi”, ossia i resistenti, i partigiani, gli scioperanti, i sindacalisti, gli antifascisti. Dopo gli scioperi del marzo ’43 e del marzo ’44 ci furono molte deportazioni. Ne morirono il 40% circa.
  • Le donne italiane finite in un lager nazista furono circa 6.800.

 

Per finire la poesia con cui Primo Levi, scampato all’inferno di Auschwitz, volle aprire il suo romanzo “Se questo è un uomo” in qui racconta la sua esperienza e che invita a respingere l’indifferenza e a vigilare affinché non abbia a ripetersi quanto accaduto.

 

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi alzandovi;
ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

(Primo Levi)27gen1

Ricorre oggi l’anniversario della morte di Gandhi.

 

Mohandas K. Gandhi e’ stato della nonviolenza il piu’ grande e profondo pensatore e operatore, cercatore e scopritore; e il fondatore della nonviolenza come proposta d’intervento politico e sociale e principio d’organizzazione sociale e politica, come progetto di liberazione e di convivenza. Nato a Portbandar in India nel 1869, studi legali a Londra, avvocato, nel 1893 in Sud Africa, qui divenne il leader della lotta contro la discriminazione degli immigrati indiani ed elaboro’ le tecniche della nonviolenza. Nel 1915 torno’ in India e divenne uno dei leader del Partito del Congresso che si batteva per la liberazione dal colonialismo britannico. Guido’ grandi lotte politiche e sociali affinando sempre piu’ la teoria-prassi nonviolenta e sviluppando precise proposte di organizzazione economica e sociale in direzione solidale ed egualitaria. Fu assassinato il 30 gennaio del 1948. Sono tanti i meriti ed e’ tale la grandezza di quest’uomo che una volta di piu’ occorre ricordare che non va  mitizzato, e che quindi non vanno occultati limiti, contraddizioni, ed alcuni aspetti discutibili – che pure vi sono – della sua figura, della sua riflessione, della sua opera. Opere di Gandhi: essendo Gandhi un organizzatore, un giornalista, un politico, un avvocato, un uomo d’azione, oltre che una natura profondamente religiosa, i suoi scritti devono sempre essere contestualizzati per non fraintenderli; Gandhi considerava la sua riflessione in continuo sviluppo, e alla sua autobiografia diede significativamente il titolo Storia dei miei esperimenti con la verita’. In italiano l’antologia migliore e’ Teoria e pratica della nonviolenza, Einaudi; si vedano anche: La forza della verita’, vol. I, Sonda; Villaggio e autonomia, Lef; l’autobiografia tradotta col titolo La mia vita per la liberta’, Newton Compton; La resistenza nonviolenta, Newton Compton; Civilta’ occidentale e rinascita dell’India, Movimento Nonviolento (traduzione del fondamentale libro di Gandhi: Hind Swaraj; ora disponibile anche in nuova traduzione col titolo Vi spiego i mali della civilta’ moderna, Gandhi Edizioni); La cura della natura, Lef; Una guerra senza violenza, Lef (traduzione del primo, e fondamentale, libro di Gandhi: Satyagraha in South Africa). Altri volumi sono stati pubblicati da Comunita’: la nota e discutibile raccolta di frammenti Antiche come le montagne; da Sellerio: Tempio di verita’; da Newton Compton: e tra essi segnaliamo particolarmente Il mio credo, il mio pensiero, e La voce della verita’; Feltrinelli ha recentemente pubblicato l’antologia Per la pace, curata e introdotta da Thomas Merton. Altri volumi ancora sono stati pubblicati dagli stessi e da altri editori. I materiali della drammatica polemica tra Gandhi, Martin Buber e Judah L. Magnes sono stati pubblicati sotto il titolo complessivo Devono gli ebrei farsi massacrare?, in “Micromega” n. 2 del 1991 (e per un acuto commento si veda il saggio in proposito nel libro di Giuliano Pontara, Guerre, disobbedienza civile, nonviolenza, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1996). Opere su Gandhi: tra le biografie cfr. B. R. Nanda, Gandhi il mahatma, Mondadori; il recente accurato lavoro di Judith M. Brown, Gandhi, Il Mulino; il recente libro di Yogesh Chadha, Gandhi, Mondadori, e quello di Christine Jordis, Gandhi, Feltrinelli. Tra gli studi cfr. Johan Galtung, Gandhi oggi, Edizioni Gruppo Abele; Icilio Vecchiotti, Che cosa ha veramente detto Gandhi, Ubaldini; ed i volumi di Gianni Sofri: Gandhi e Tolstoj, Il Mulino (in collaborazione con Pier Cesare Bori); Gandhi in Italia, Il Mulino; Gandhi e l’India, Giunti. Cfr. inoltre: Dennis Dalton, Gandhi, il Mahatma. Il potere della nonviolenza, Ecig. Una importante testimonianza e’ quella di Vinoba, Gandhi, la via del maestro, Paoline. Per la bibliografia cfr. anche Gabriele Rossi (a cura di), Mahatma Gandhi; materiali esistenti nelle biblioteche di Bologna, Comune di Bologna. Altri libri particolarmente utili disponibili in italiano sono quelli di Lanza del Vasto, William L. Shirer, Ignatius Jesudasan, George Woodcock, Giorgio Borsa, Enrica Collotti Pischel, Louis Fischer. Un’agile introduzione e’ quella di Ernesto Balducci, Gandhi, Edizioni cultura della pace. Una interessante sintesi e’ quella di Giulio Girardi, Riscoprire Gandhi, Anterem, Roma 1999. Tra le piu’ recenti pubblicazioni segnaliamo le seguenti: Antonio Vigilante, Il pensiero nonviolento. Una introduzione, Edizioni del Rosone, Foggia 2004; Mark Juergensmeyer, Come Gandhi, Laterza, Roma-Bari 2004; Roberto Mancini, L’amore politico, Cittadella, Assisi 2005; Enrico Peyretti, Esperimenti con la verita’. Saggezza e politica di Gandhi, Pazzini, Villa Verucchio (Rimini) 2005; Fulvio Cesare Manara, Una forza che da’ vita. Ricominciare con Gandhi in un’eta’ di terrorismi, Unicopli, Milano 2006; Giuliano Pontara, L’antibarbarie. La concezione etico-politica di Gandhi e il XXI secolo, Ega, Torino 2006.

 

 

Culto

Preghiamo per noi, il gruppo degli Amici di Gesù in Italia, le sua attività digitali, le persone che ruotano attorno direttamente o indirettamente sui siti collegati. Siamo un piccolo seme piantato da mesi che sta crescendo grazie alle benedizioni che riceviamo.

Preghiamo questa settimana col Salmo 19

http://www.laparola.net/testo.php?riferimento=Salmo+19&versioni%5B%5D=Nuova+Riveduta

 

Accogli, Dio onnipotente, le preghiere del tuo popolo e, mentre la tua giustizia sfolgora dal cielo, ogni terra produca letizia (Sl 85,12) sicché – ti preghiamo – le nostre anime, che attendono ansiose l’avvento del figlio tuo, redentore del mondo, siano ricolme di feconda benedizione.

 

 

Sabato alla Ragaz: focus su Svezia da Intenazionale.it

 

I profughi mettono in crisi il modello scandinavo

http://www.internazionale.it/opinione/gian-paolo-accardo/2016/01/29/profughi-scandinavia

 

Anche su Facebook…

 

Gruppi su Facebook:

  1. https://www.facebook.com/groups/882759221779916/?fref=ts Amici di Gesù – meeting su web in Italia – Quakers
  2. https://www.facebook.com/groups/51706966226/?fref=ts Newsletter Ecumenici (segreto)

 

 

Pagine (non interessate dal blocco, tutte pubbliche e ricercabili col nome)

  1. Gruppo Ecumenici
  2. Quaccheri cristiani
  3. Stop alla fabbrica della morte degli F35
  4. Meeting House degli Amici
  5. Casa di preghiera Jakob Hutter: maranâ thâ’
  6. Albert Schweitzer non ufficiale
  7. Leonhard Ragaz e Clara Nadig
  8. Resistenza olgiatese