L’importanza di essere quacchero oggi

Essere quacchero ossia non violento, tremolante di fronte alla Luce di Dio, non è un optional oggi più che mai.

Quando, nel 2007, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite istituì, nel giorno del compleanno di Gandhi, la Giornata internazionale della nonviolenza, le spese militari mondiali ammontavano a circa 1.400 miliardi di dollari e si contavano 29 guerre in corso.
Oggi, nel 2015, a fronte di 33 conflitti armati ufficiali, la spesa militare mondiale è di circa 1.800 miliardi di dollari: è come se ogni due anni si aggiungesse una nuova guerra a quelle già in corso – che intanto non si risolvono – che richiede nuove armi, e quindi nuovi costi, provoca ulteriori vittime, genera nuovo terrorismo, produce altri profughi in un esodo ormai incontenibile. Non è un caso se i ricercatori del Global Peace Index hanno calcolato il costo della violenza globale per il 2015 nel 13,4% della ricchezza mondiale prodotta. E sottratta alle risorse per la vita.

Annunci

Evviva

Non abbiamo pregato invano sabato scorso per la Difesa del Creato:
sono contento della notizia che 10 regioni si sono unite per decidere di consultare il popolo con un referendum su addirittura 6 quesiti che riguardano le norme del Governo Renzi, dette Sblocca Italia, e riguardanti l’odiosa trivellazione dei mari per scopi di lucro: sono certo che l’analoga iniziativa referendaria promossa da Civati e la su (im)possibile organizzazione sia destinata a fallire domani stesso. Ma dove non arrivano i partiti la nostra Costituzione prevede dei sistemi di equilibrio del potere esecutivo. La cosa importante è sentirsi parte di una Democrazia ove anche il popolo può dire la sua. Sebbene non abbiamo i referendum consuntivi ed esiste la barriera del quorum possiamo dirci stasera fieri di essere Cittadini. Possiamo dire la nostra sulla salvaguardia dei mari che circondano il nostro Paese. Parteciperemo come comitato referendario per l’abrogazione delle norme sulle trivelle. E non solo con le preghiere. Manteniamo l’Italia Bella.

Dire sempre la verità

Noi quaccheri abbiamo come regola di vita “Dire sempre la verità”, oltre al rifiuto delle ricchezze o una vita sgregolata: questo implica che dobbiamo sforzarci di dire comunque la verità, indipendentemente dal contesto in cui siamo. E’ la migliore condizione di essere autenticamente umani. Questo ci chiede notevoli sforzi per superare le barriere delle religioni (compresa quella cristiana), delle ideologie, … Siamo giudicati solitamente anticonformisti proprio per questo non piegarci ad un dogma politico, religioso o di altra natura alla luce della nostra testimonianza ispirata. La nonviolenza trova la sola forza nel dire sempre la verità, sia pur essa relativa ad un determinato tempo storico o luogo geografico. I TEOLOGICI mi hanno spiegato bene che la Verità è Dio.
Ho trovato anche una posizione su questo aspetto specifico della NONVIOLENZA:

La Forza della Verità

Di Daniele Lugli

“Forza della verità” è il modo usuale di tradurre il termine “satyagraha”.
E’ stato scelto da Gandhi, in Sud Africa, per indicare la forza dispiegata dagli indiani immigrati,
che lo seguirono in otto anni di campagne per il riconoscimento dei loro diritti. ” A mio parere –
scrive Gandhi – la bellezza e l’efficacia del satyagraha sono grandiose e la dottrina è così semplice da poter essere insegnata anche a un bambino”. La lettura di testi gandhiani può essere un buon consiglio.
A me è stata utile la bella antologia “Teoria e pratica della nonviolenza”, riedita da Einaudi, con l’ottima prefazione di Giuliano Pontara.

Il nome di Einaudi mi sollecita a riprendere due opportuni avvertimenti di Luigi Einaudi, affidati alle sue Prediche inutili. “Il solo fondamento della verità è la possibilità di negarla. Il giorno che la verità o quello che noi riteniamo tale fosse accettata da tutti senza contrasto, dovremmo cominciare a temere di essere caduti in errore” e ancora “Il male politico e sociale nasce quando gli uomini d’azione sono persuasi di avere scoperta una verità, di possederla e di avere il dovere di attuarla”. I danni, aggiungo, sono tanto maggiori quanto più potere hanno i detentori della verità e sono tanto più durevoli, sicuri e crescenti quanto più a loro si oppongono altri detentori di verità assoluta.

La verità che ci è dato conoscere non è fuori di noi, nè può essere imposta. E’ quella che scambiamo, confrontiamo, incrementiamo, perdiamo nella nostra esperienza di vita. A questa, consapevoli della nostra fallibilità, dobbiamo testimonianza e assunzione di responsabilità. “Gli disse Pilato: ‘Che cosa è la verità?’.
Uscì poi di nuovo…”. Non aspettò la risposta Pilato, ma non ne aveva bisogno. “Non trovo contro di lui alcun capo d’accusa” era la verità che Pilato possedeva. Rimettersi al giudizio del popolo è stato non dare spazio alla forza della propria verità. Non ha usato una forza, non invincibile, ma importante (come non infallibile, ma decisivo, era il giudizio della sua coscienza ).

Vi è una forza nell’adesione risoluta alle convinzioni, ai valori che siamo giunti a ritenere veri per noi.
E’ una forza che si accresce, se riusciamo ad essere sinceri con noi stessi e con gli altri, che ci sono necessari.
“Bisogna essere in due per dire la verità: uno per parlare, uno per ascoltare” secondo Thoreau.
Chi può parlare ascolta più profondamente, ci diceva Capitini. Il confronto, ed anche il conflitto più aspro, può avere miglior soluzione in termini di nuova verità, raggiunta e condivisa, se è fatto di parola e di ascolto, se almeno una parte fa appello alla capacità, che è anche dell’altro, di giungere ad una soluzione razionale e per tutti accettabile.

Si apre qui la strada del satyagraha, dell’azione nonviolenta, della quale oggi si sente spesso parlare.
E’ diretta a diminuire la violenza, grande e piccola, nei comportamenti, nella cultura, nelle strutture della società.
La forza, che si fa violenza in favore del privilegio, ha una verità, realtà, evidenza di fronte alla quale la forza della verità appare impotente. Qui sta il banco di prova decisivo. “La verità esige una dimostrazione costante” riteneva Gandhi ed esperimenti con la verità chiamava le sue grandi campagne. Non c’è alcuna garanzia di successo, ma è la sola modalità che non alimenti il circuito della violenza.

Il circuito della violenza – diretta, strutturale, culturale – si regge sulla collaborazione, più o meno convinta, talora entusiasta, di chi ne è, in diverso modo, vittima. E’ difficile che non ci sia altra scelta, sia pure difficile. Tant’è vero che c’è chi fa altre scelte, che sono addirittura eroiche, quanto più individuali, non comprese, non sostenute. La maggior parte si adatta e, poichè vive male nella consapevolezza della propria viltà, finisce per l’accettare, come inevitabile e vero, ciò che aveva stimato falso e da combattere.
Chi ha cervello e stomaco adeguati trova spazio e valorizzazione nella produzione del consenso.

Questa connessione tra forza e verità è limpidamente espressa da Giovanni Gentile: “Ogni forza è forza morale, perchè si rivolge sempre alla volontà; e qualunque sia l’argomento adoperato – dalla predica al manganello – la sua efficacia non può essere altra che quella che sollecita infine interiormente l’uomo e lo persuade a consentire”. Da Direttore della Scuola Normale di Pisa, sollecitò il giovane Aldo Capitini, che ne era segretario, a prendere la tessera del partito fascista per mantenere l’impiego. Capitini non consentì. Fu licenziato, schedato come antifascista. Seguitò ad attenersi alla verità della quale veniva mano a mano persuadendosi.

Nei paesi privilegiati si usano la televisione e i mass media piuttosto che il manganello (anche se non vi si rinuncia per non perderci la mano) per sollecitare interiormente, persuadere a consentire all’ingiustizia quotidiana ed alla prossima guerra. Leggo però (Sole 24 Ore del 15 settembre) di un film, Clown in Kabul, che documenta il lavoro del gruppo di medici diretti da Hunter “Patch” Adams, perchè bimbi, feriti, mutilati, bruciati, atterriti siano, oltre che curati, riportati al sorriso. “Una grossa ciliegia rossa in mezzo alla faccia, qualche sberleffo, e poi tanta capacità di sentire il dolore dell’altro…contrario umano di ciò che pratica ogni terrorista, ogni fanatico della morte al lavoro. Il quale infatti non sente e non vede l’altro e il suo dolore, ma solo vede e sente una propria cieca verità assoluta”.

C’è molto da lavorare per vedere e sentire, ed aiutare a vedere e sentire, la verità che sta in quel dolore e nell’intervento dei medici clown. Ciechi e sordi non sono solo i terroristi e i fanatici della morte, ma tanta brava gente, come noi e i nostri capi di stato democraticamente eletti. La verità di quel dolore e dell’intervento che risarcisce, condivisa e partecipata, costituisce la nostra forza. E’ nonviolenza in azione.

Cosa è oggi la Chiesa oggi?

Cosa è la Chiesa oggi ?

Nella Bibbia il libro degli Atti degli apostoli racconta gli inizi della chiesa cristiana a Pentecoste (Atti 2,1-6). Dopo la scomparsa di Cristo i suoi discepoli erano disorientati, ma un giorno tutto è cambiato. Ciascuno di questi uomini e donne riceve lo Spirito Santo. A quel punto si organizzano tra di loro per portare la testimonianza di Cristo un po’ dappertutto e per soccorrere coloro che ne hanno bisogno…
La chiesa cristiana è così la comunità dei credenti per mezzo di Gesù Cristo. A fondarla è il dono dello Spirito, cioè un’esperienza personale di relazione con Dio (che può essere sperimentata in modi diversi a seconda degli individui). La parola “chiesa” significa “coloro che sono chiamati da Dio”, chiamati a mettersi in cammino.
La Chiesa universale con la C maiuscola è questa comunità in senso lato che supera ampiamente tutte le istituzioni umane (le chiese con la c minuscola). La Chiesa è costituita da tutti gli uomini e le donne che si sentono chiamati da Dio in Cristo, che siano membri della chiesa riformata di un certo luogo o di un’altra chiesa, ma anche coloro che non sono membri di alcuna chiesa in particolare.
Nel protestantesimo chiamiamo “chiesa” anche l’edificio dove ci si riunisce per pregare Dio e ascoltare la sua Parola. A volte quell’edificio è chiamato però anche “tempio”, per distinguerlo dalla comunità dei credenti, detta appunto “chiesa”.
Beninteso, la chiesa non è più perfetta degli esseri umani che la compongono (spesso è persino peggiore, come in tutti i gruppi umani). Ogni chiesa ha bisogno di convertirsi, di progredire, di riformarsi senza posa. Ciò è possibile soltanto nella misura in cui i cristiani si impegnano nella propria parrocchia, esprimono la propria opinione, contribuiscono a far cambiare le cose.
La diversità degli individui nelle loro sensibilità e nei loro punti di vista è una occasione per sentire la ricchezza dell’evangelo. La diversità delle chiese non è dunque uno scandalo, ma può essere una occasione per progredire tutti grazie a un dibattito fraterno. È invece triste quando dei cristiani disprezzano l’espressione di fede di altri cristiani, il loro culto o i loro sacramenti.
La missione della Chiesa e dunque delle chiese è: rendere testimonianza all’evangelo nel mondo odierno mediante una fede vivente (parlando di Cristo e mediante atti di servizio); riunirsi per celebrare Dio, leggere la Bibbia e meditarla. Non avendo riti o sacramenti che consideriamo solo interpretazioni umane la mia missione cristiana quacchera è Chiesa in senso pieno. Digitale ma reale. Perchè lo Spirito Santo soffia dove vuole e non necessariamente in un tempio o meeting house ma dove sono riuniti due o tre persone nel nome di Gesù.
Questa è la nostra Chiesa inclusiva. C’è tempo nella vita per stringersi la mano e conoscersi. La cosa fondamentale è lo Spirito Santo. E solo i credenti possono testimoniare la sua presenza come Dio vivente e che parla ancora oggi alle donne e uomini di questo tempo storico.
Amen

Il messaggio di Papa Francesco ai quaccheri

“The Quakers who founded Philadelphia were inspired by a profound evangelical sense of the dignity of each individual and the ideal of a community united by brotherly love. This conviction led them to found a colony which would be a haven of religious freedom and tolerance. That sense of fraternal concern for the dignity of all, especially the weak and the vulnerable, became an essential part of the American spirit”. (Pope Francis, Philadelphia, USA, September 2015)

I quaccheri che fondarono Filadelfia furono inspirati da un senso evangelico e profondo della dignità di ciascuno individuale e agli ideali di una comunità unirono l’ amore fraterno. Questa condanna li portò a fondare una colonia che sarebbe un porto della libertà religiosa e la tolleranza. Quel senso di preoccupazione fraterna per la dignità di tutto, specialmente il debole ed il vulnerabile, divenne una parte essenziale dello spirito americano.” (Papa Francesco, Filadelfia, Stati Uniti, settembre 2015)

Al prossimo meeting del 31 ottobre

Il prossimo meeting mensile cade sabato 31 ottobre, festa della Riforma: i quaccheri sono nati dopo ma è indubbio che alcuni approfondimenti sulla lettura razionale delle Scritture, la pneumatologia (lo Studio dello Spirito Santo) e il sacerdozio universale dei credenti provengano dall’eredità del parroco del Duomo di Zurigo, Zwingli.

È anche una festa civile in Slovenia (perché la Riforma ha contribuito profondamente al suo sviluppo culturale, benché gli Sloveni siano in gran parte cattolici) e negli stati tedeschi di Brandeburgo, Meclemburgo-Pomerania Anteriore, Sassonia, Sassonia-Anhalt e Turingia.

Il 31 ottobre 1517, Martin Lutero affisse, come era d’uso a quei tempi, delle proposte, popolarmente conosciute come le 95 Tesi sul portale della chiesa di Ognissanti a Wittenberg, in Germania, con lo scopo di dibattere dal punto di vista teologico sulla dottrina e le pratiche delle indulgenze.

Vedremo di toccare un tema a noi caro che abbiamo sviluppato più di ogni altro protestante: il sacerdozio universale dei credenti che con la contemporanea abolizione di riti e sacramenti non solo a eliminato la distinzione fra clero e laici ma ha dato una sostanziale e non solo formale eguaglianza fra tutti i credenti in Gesù.

Benedizione finale e poesia

Nel congedarci con una benedizione e una poesia vi diamo appuntamento per l’ultimo sabato del mese per il meeting e sabato prossimo per il Sabato alla Ragaz: Salmo e politica internazionale.
Parleremo della Svizzera con una intervista ad un pionere della Medicina e del fine vita. La libertà di autodeterminazione della persona di fronte ad un male incurabile e sofferenze disumane.

Sulla home page del sito http://www.ecumenici.wordpress.com trovate per la colletta del mese i riferimenti per un versamento su conto postale/Banco posta. Grazie, non abbiamo otto per mille.

Benedizione
Che l’Iddio che crea, redime e inspira
Tutti: guidi i nostri pensieri e determini i nostri piani.

Che l’Iddio che ci chiama in una vita nuova nel Suo servizio
Tutti: ci insegni come imparare uno dall’altra e dai doni della sua bontà.

Che l’Iddio che è la fonte di ogni creatività
Tutti: ci doni una nuova visione ed ispirazione per il nostro compito.

Che l’Iddio, eterno amante, creatore e ispiratore
Tutti: ci faccia vedere la luce del suo volto, oggi e per sempre. Amen.

Poesia
Tu però …
Dio solo può dare la fede; Tu, però, puoi dare testimonianza.
Dio solo può dare la speranza; Tu, però, puoi infondere fiducia.
Dio solo può dare l’amore; Tu, però, puoi insegnare all’altro ad amare.
Dio solo può dare la pace; Tu, però, puoi seminare l’unione.
Dio solo può dare la forza; Tu, però, puoi dare sostegno ad uno scoraggiato.
Dio solo è la via; Tu, però, puoi indicarla agli altri.
Dio solo è la luce; Tu, però, puoi farla brillare agli occhi di tutti.
Dio solo è la vita; Tu, però, puoi fare rinascere negli altri la voglia di vivere.
Dio solo può fare ciò che appare impossibile; Tu, però, puoi fare il possibile.
Dio solo basta a se stesso; Egli, però, preferisce contare su di Te

La testimonianza

Ho pensato di dare spazio come testimonianza personale a un lettore della newsletter Ecumenici su Yahoo, che da anni mi segue e si occupa di ecologia e politiche ambientaliste.
Da anni è scomparso il nostro quacchero Davide Melodia, consigliere provinciale dei Verdi di Verbania. Esempio limpido di conversione cristiana: da ufficiale dell’esercito italiano a esponente del disarmo unilaterale e impegnato nella politica attiva. Vi rimando ad un link del mio sito creato nei mesi scorsi:
https://quaccheri.wordpress.com/2015/05/21/il-silenzio-visto-da-parte-di-davide-melodia/ e a quello di archivio:
http://www.quaker.org/melodia/ in lingua inglese. Era conosciuto anche all’estero.
Sia ricordato in Eterno per il suo Amore verso il Creato e la comunità quacchera.

La parola ora a Danilo Bruno:

CUSTODI DEL CREATO

Oggi bisogna ragionare sul concetto di custodia del creato e soprattutto su quale sia il livello di responsabilità personale e collettivo di coinvolgimento nella complessa vicenda del futuro del pianeta e soprattutto nell’accettazione che la terra è stata da noi ricevuta in dono dai nostri figli e dalle nostre figlie con il conseguente obbligo che ciò comporta.
La enciclica Laudato sii ha aperto riflessioni estremamente innovative sul futuro del pianeta e sul ruolo dell’umanità sia nei confronti dei cambiamenti climatici indotti che dell’accettazione di alcune leggi generali come quella del “limite della crescita”,su cui già negli anni settanta rifletteva con grande senso di anticipazione profetica Aurelio Peccei e il Club di Roma e soprattutto sul ruolo di uomini e donne impegnati nella conservazione del pianeta e nel garantire a tutte e a tutti eguali condizioni di crescita in modo da evitare le gravissime ingiustizie sociali,che oggi hanno portato alla nascita di fenomeni di emigrazioni di massa spesso indotti dai mutamenti climatici e dai connessi processi di desertificazione,di sfruttamento brutale delle risorse naturali dei territori,dalla guerra.
Qui vorrei porre una piccola postilla  ma come si fa a distinguere fra chi viene in Europa perche’ fugge da una grave situazione di guerra e chi fugge da condizioni di fame e tremenda miseria nonche’ malattie ormai vinte da decenni in Occidente?Come si può tentare di rispondere a processi migratori di portata sicuramente secolare senza rinchiudersi in se stessi  rischiando che prima o poi la “nostra piccola fortezza “ esploda per la pressione esterna delle e dei migranti?
Io credo che vi siano due livelli su cui operare:uno individuale ed uno collettivo per cercare di dare anche una risposta alle domande di cui sopra.
Mazzini nel 1864 scrisse una importante opera:”dei doveri dell’uomo” in cui individuò alla base dell’azione della collettività l’esigenza che ognuno assumesse le proprie responsabilità verso se stesso in primo luogo e poi verso le altre e gli altri,Dio,la Patria,…
Su questa base si può ricominciare un cammino facendo in primo luogo una riflessione personale:
quanto ho fatto per impedire l’avvento dei cambiamenti climatici?Posso evitare di sprecare cibo?Posso cercare di differenziare la spazzatura cercando nei limiti del possibile di riutilizzare gli imballaggi o di dividere il secco dall’umido?
Si può pensare di utilizzare i mezzi pubblici in luogo delle automobili private , ridurre i consumi inutili o selezionare quelli di maggiore importanza puntando su di essi.
Si tratta di alcuni comportamenti facilmente praticabili ma che indurrebbero un profondo mutamento nelle relazioni sociali e nella costruzione di quei luoghi,di cui parla Marc Augè,quali punti di incontro e di relazioni contrapposti ai centri commerciali,che annullano ogni pensiero ed ogni individualità in favore della continua mercificazione di ogni relazione umana.
A questo punto ad ogni persona sorge l’esigenza di guardarsi intorno, non solo per soccorrere chi ha bisogno sempre sulla base dell’assunto mazziniano per cui alle esigenze di ognuno risponde la collettività in una assunzione generale della responsabilità ed in una logica dove il diritto nasce dal dovere, perche’ viviamo in realtà complesse a contatto quotidiano con altre persone.
Evidentemente non possono bastare i miei comportamenti individuali quando alle nostre porte bussano migliaia di disperati,che fuggono dalla propria triste sorte spesso indotta proprio da quei governi che proprio noi abbiamo provveduto ad eleggere.
Qui occorre una assunzione collettiva di responsabilità e soprattutto superare i nostri egoismi personali e nazionali per puntare a costruire una Europa federata e solidale,che sappia dirimere i conflitti in atto ma che soprattutto metta in campo politiche ambientali innovative e rispettose dei diritti umani.
Bisogna dire chiaramente che il pianeta non regge piu’ l’attuale modello,che non è possibile continuare con un sistema energivoro e che sfrutta in modo dissennato le risorse naturali e umane.
Ogni uomo e ogni donna di buona volontà non nasce come una isola ma è legato alle altre e agli altri da un patto solidale e,se giustamente Mazzini vedeva il progresso inteso come acquisizione di maggiore giustizia sociale al fondo del traguardo di ogni nazione,pure noi dovremo fare i nostri sforzi per imporre un radicale cambiamento di sistema di produzione,che sia rispettoso dei cicli naturali e dei diritti umani dove le persone non siano costrette a fuggire da bestiali condizioni di sfruttamento ma piuttosto possano vivere in pace nella propria terra seguendo le proprie usanze e la propria cultura.
Per questi principi mi riconosco in tanti punti della Laudato sii,sono iscritto all’Associazione Mazziniana ma soprattutto sono dirigente nazionale della Federazione dei Verdi poiche’ credo che l’impegno politico inteso come “operare per il bene comune” sia un dato importante della nostra azione su questo pianeta.
Danilo Bruno-consigliere federale dei Verdi

Preghiere della Scuola Superiore di Tobermory

Aiutaci ad accendere una candela

O Dio,
noi guardiamo il telegiornale
e leggiamo i titoli dei quotidiani
sui crimini, sulla crudeltà e sugli abusi.
Non vogliamo che la persone si fanno del male –
ma che cosa possiamo fare?
Luce del mondo, dove c’è oscurità,
Aiutaci ad accendere una candela.

O Dio,
noi viviamo nel mondo.
Sappiamo che c’è fame e c’è la povertà,
e che così tante cose sono ingiuste.
Possiamo racimolare denaro,
possiamo unire le nostre voci,
possiamo cambiare il modo in cui viviamo.
Luce del mondo, dove c’è oscurità,
Aiutaci ad accendere una candela

O Dio,
ci stiamo guardando intorno
e vediamo che la gente è sola
e infelice. Alcuni sono infedeli.
Dicono che non hanno interesse per nessuno.
Noi abbiamo interesse –
ma che cosa possiamo fare?
Luce del mondo, dove c’è oscurità,
Aiutaci ad accendere una candela.

O Dio,
tu sei venuto al mondo,
in un bambino, Gesù Cristo, nato a Natele.
Il tuo amore è la buona novella
che gli angeli hanno raccontato alla gente comune.
Prendi noi, gente comune,
e aiutaci a mettere la nostra fede in azione.
Luce del mondo, dove c’è oscurità,
Aiutaci ad accendere una candela.

L’impegno sulla Luce

Alla luce l’ONU ha voluto dedicare il 2015: alla luce ed alle sue applicazioni tecnologiche. È stata la Società europea di fisica nel 2011 a lanciare l’idea di istituire un anno internazionale dedicato alla luce, un progetto che ha raccolto adesioni in oltre 85 Paesi.
La scelta della luce è dovuta al fatto che è uno dei temi più accessibili per promuovere la scienza in maniera multidisciplinare. La luce, infatti, è stata un fattore determinante per l’evoluzione del
genere umano e della nostra biosfera. La tecnologia basata sulla luce viene applicata in svariati settori, dalla medicina all’alimentazione, dall’arte e la cultura alla archeologia, dalle comunicazioni all’energia e- occorre ricordarlo- alla guerra.
Il tema della luce nella Bibbia ha una grande importanza e, come si vede, compare fin dalle prime pagine.
Nel principio Iddio creò i cieli e la terra. E la terra era informe e vuota, e le tenebre coprivano la faccia dell’abisso, e lo spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque. E Dio
disse: “Sia la luce!” E la luce fu. E Dio vide che la luce era buona; e Dio separò la luce dalle tenebre. E Dio chiamò la luce “giorno”, e le tenebre “notte”. Così fu sera, poi fu mattina: e fu il primo giorno. Genesi 1, 1-5
Secondo la Cabala (gli insegnamenti esoterici della mistica ebraica che risalgono al Medioevo o ancora prima), “nel principio”, prima della Creazione del mondo, esisteva solo la Luce Infinita che riempiva tutto l’Universo. La Luce infinita è la prima manifestazione di Dio. Un giorno con un atto d’amore e di volontà Dio iniziò il processo della Creazione “contraendo” la sua luce infinita per permettere che si producesse uno spazio dove potessero esistere degli esseri finiti e apparentemente indipendenti.
Tale spazio era vuoto e oscuro. Dopo aver creato questo spazio Dio fece scendere in esso una “Linea di Luce” concentrata che rappresenta il prototipo dell’Albero della Vita. In questo
modo la luce è entrata nel mondo. Siamo nel mito, nella galassia dei racconti di creazione in cui la luce assume un ruolo strategico
diventando un elemento associato alle qualità spirituali delle persone, nel bene e nel male.
La luce simboleggia la vita (in quanto la natura nel suo insieme è influenzata dalla luce), la felicità, la perfezione. La luce è un simbolo divino che riassume in sé due aspetti fondamentali di Dio: la sua trascendenza (la luce è esterna a noi e ci supera); e la sua presenza nella storia umana e nella creazione, proprio come la luce che ci avvolge, ci riscalda, ci pervade e ci rivela.
Nella Bibbia la luce è una delle realtà più cariche di simbolismo e che meglio si presta a descrivere e rappresentare Dio stesso. Nell’Esodo Dio è presente al suo popolo attraverso la luce: è colonna di fuoco, si manifesta nel fulmine e nel lampo, fa brillare il suo volto e dà salvezza. Nei libri profetici il popolo d’Israele è chiamato “luce”, perciò deve camminare nella luce e diffondere la luce presso gli altri popoli che sono tenebra, oscurità e destinati al tramonto.
Anche il Nuovo Testamento si colora di questa presenza, in particolare il quarto evangelista presenta Gesù come “la luce del mondo” (Giovanni 8:12). Per il credente la luce vera, la grande luce è dunque Cristo venuto nel mondo per portare la luce: “Chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita”.
La luce inizia e chiude la Bibbia.
“Non ci sarà più notte; non avranno bisogno di luce di lampada, né di luce di sole, perché il Signore Dio l’illuminerà e regneranno nei secoli dei secoli” (Ap 22:5).
All’inizio dell’età moderna, nel 1400, si diffonde una domanda di conoscenza del mondo e delle sue leggi, la ricerca della verità sulla natura. Le leggi naturali erano, infatti, considerate espressione dell’onnipresenza della divina opera creativa, costituendo una specie di ‘rivelazione’ naturale.
Newton affermava che si può conoscere Dio solo per la sapientissima struttura delle cose. Tra di esse la natura della luce. Da secoli essa è oggetto di diatriba: per Newton la luce era una particella, per Huygens invece un’onda. Nel 1856, James Clerk Maxwell mostrò che la luce è un’onda elettromagnetica, mentre nel ‘900 Einstein riteneva che la luce si comportasse come un’onda o come una particella a seconda del tipo di esperimento che si stesse conducendo. Questa teoria è stata valida finora.
Ma un nuovo studio condotto dagli scienziati dell’École Polytechnique Fédérale de Lausanne, coordinati dall’italiano Fabrizio Carbone (pubblicato nella primavera 2015 sulla rivista Nature Communications) dimostra per la prima volta che le due nature della luce, quella corpuscolare e quella ondulatoria, (cioè il suo essere una particella e un’onda) possono essere rilevate
contemporaneamente nello stesso sistema fisico. Vedremo in futuro quali sono le implicazioni scientifiche ma anche simboliche di questa scoperta.
Due prospettive, quella biblica e quella scientifica moderna, che esprimono due modalità di interrogazione della vita. Due prospettive stratificate che riflettono il tempo e il contesto in cui
sorgono, a cui accostarsi ricordando che il percorso della ricerca non è che uno dei tanti possibili, che esso trasforma contestualmente l’oggetto e il soggetto della ricerca. Tra leggi e storia.
Con l’auspicio e la speranza che la luce illumini la nostra coscienza individuale e collettiva, ci domandiamo come mettere la luce al servizio di una sempre migliore qualità della vita e della sua sostenibilità ambientale.